Articolo di Alessia Giaquinta    Foto di Alessio Lupo

Ebbene sì, in Sicilia esistono dei biscotti specialissimi con un ingrediente d’eccezione: la carne di manzo tritata.
Non si può non contestualizzare l’origine di questo dolce, tipico nel territorio modicano, legandolo alle leggende che ne determinano la nascita e la diffusione, in particolare, nel periodo pasquale.
Pare, infatti, che questi biscotti siano nati all’interno di un convento di suore.
Durante la Quaresima – periodo di digiuno e astinenza dalle carni – le religiose pensarono di trovare un modo per nascondere la carne pur di cibarsene e fornirla ai preti che avevano bisogno di rinvigorirsi prima delle predicazioni pasquali. Come si suol dire “occhio non vede, cuore non duole”, e così nacquero i ’mpanatigghi, golosa trasgressione della regola quaresimale.
Il nome ’mpanatigghi pare derivi dallo spagnolo empanadas ossia focaccia ripiena.
Questi biscotti, in effetti, si presentano come panzerotti a forma di mezzaluna farciti con un impasto insolito ottenuto dal miscuglio di uova, mandorle, cioccolato fondente, cannella, chiodi di garofano, zucchero e l’immancabile carne di vitello tritata finemente.
Esiste, inoltre, un’altra versione della leggenda che lega questi biscotti a un atto caritatevole compiuto dalle monache spagnole, durante il XVI secolo, a seguito di un editto che vietava il consumo di carne ai poveri.
Le religiose, infatti, in questo modo nascondevano la carne per sfamare gli indigenti. Pare, addirittura, che lanciassero i ’mpanatigghi dalle finestre del convento. Insomma, per i poveri del tempo si trattava di una grazia “calata dall’alto”, in tutti i sensi. Questa ricetta fu, poi, portata in Sicilia durante la dominazione spagnola, e nello specifico fu diffusa all’interno della Contea di Modica.
Ancora oggi, nelle pasticcerie del ragusano e in particolare a Modica, per l’appunto, si possono trovare i ’mpanatigghi: biscotti misteriosi che racchiudono non solo un ingrediente inusuale per i dolci, ma soprattutto hanno il gusto di affascinanti storie legate al nostro passato.
Leonardo Sciascia li definì “biscotti da viaggio” in quanto sono facili da trasportare (hanno consistenza compatta) e si conservano in ottimo stato fino a venti giorni, senza necessità di accorgimenti speciali.
Chi non li conosce potrebbe stupirsi anche innanzi all’evidenza, infatti, né a vista, né dall’odore o tanto meno dal gusto si avverte la presenza della carne in questo biscotto che si può considerare simbolo di ribellione e carità allo stesso tempo, ventre che accoglie dolce e salato, bontà culinaria che sintetizza in sé storia e leggenda…
Se la Sicilia fosse un dolce, beh, forse sarebbe una ’mpanatigghia: un miscuglio di cose, a volte totalmente diverse, amalgamate in modo tale da non percepire la differenza tra un ingrediente e un altro bensì un unico sapore delizioso che solo i veri intenditori sanno apprezzare in pieno, senza pregiudizio alcuno.

 

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