di Emanuele Cocchiaro

Eccoci giunti al secondo numero. Innanzitutto mi corre l’obbligo di ringraziare Voi lettori per l’entusiasmo e l’interesse con cui avete accolto Bianca Magazine, e per questo vi chiediamo di continuare ad essere sempre più numerosi.
Questo numero non potevamo non dedicarlo al Natale, festa in cui riscoprire i veri valori della famiglia e degli affetti più cari, senza dimenticare quelle che sono le nostre tradizioni, il passato, le radici, ovviamente da custodire e tramandare perché rappresentano il faro per guardare al futuro.

Dalla tradizione presepistica di Caltagirone e Mineo a quella di Monterosso Almo, con i loro presepi in terracotta e in altri materiali, i presepi viventi, i mercatini, gli addobbi natalizi, la degustazione di prodotti tipici per far rivivere ai turisti lo spirito del Natale. Tanti gli ospiti in questa uscita: abbiamo incontrato la bella attrice siciliana Barbara Tabita, impegnata nelle scene del film “Natale al sud” gia in uscita nelle sale, nella serie tv “Mariottide” e nel film “La fuitina sbagliata” de I Soldi Spicci; il pluristellato chef ragusano Ciccio Sultano con la sua ricetta per le festività natalizie; la 50a edizione della Fiera Emaia, un appuntamento ormai consolidato e finalizzato alla promozione delle eccellenze locali; l’artista creativa Giampaola Scollo che ci sorprenderà con i suoi abiti di carta riciclata; i “pupi di zucchero” – dolci tipici siciliani – raccontati da scrittori e attorno ai quali ruotano diverse leggende, una tradizione che sta quasi scomparendo e le buonissime “collorelle” di mandorle, miele e vino cotto, dolce tipico di Natale.
Insomma un numero da non perdere!
L’auspicio mio e di tutta la redazione è che possiate sperimentare in queste feste natalizie le vere cose che si desiderano nel profondo del cuore: amore, amicizia, affetto, serenità.
Un sereno Natale e buon inizio anno a tutti VOI.

a cura di Sofia Cocchiaro

Santa Claus Etna Village 3-23 DICEMBRE

Ispirato al mitico e originale villaggio di Santa Klaus a Rovaniemi in Finlandia, il Santa Claus Etna Village piace a grandi e piccini perché ricrea le ambientazioni ed i personaggi tipici del Natale, perché offre l’opportunità di svolgere tante attività e laboratori didattici, perché riesce ad essere show con il “Musical di Santa Claus”. Sarà possibile visitare: la stanza personale di Santa Claus, la banca di Babbo Natale, l’ufficio postale per imbucare la letterina, la cucina della signora Claus la scuola di guida artica per imparare a guidare la slitta, l’officina degli elfi¸ il circolo polare artico, la dogana, il grande archivio di Santa Claus, il trucca elfo, la stanza dei racconti, l’Area disco per Baby Dance di Natale sotto la neve e tantissimo altro.

Il palazzo di Babbo Natale 22-23-25-26-30 DICEMBRE  –  1-5-6 gennaio

Il Palazzo di Babbo Natale 2016 a Grammichele sarà un successo! Le atmosfere uniche incorniceranno musiche meravigliose, voci interpreteranno personaggi fantastici dando vita ad un sogno che rimarrà per sempre nel vostro cuore.

Chocobarocco 2016    8-11 DICEMBRE

ChocoModica, rassegna enogastronomica dedicata al cioccolato artigianale, che si svolge nella splendida cornice del centro storico di Modica dall’ 8 all’ 11 dicembre 2016. L’immancabile Chocolate Show permetterà ai visitatori di scegliere fra un’ampia gamma di referenze proposte dalle aziende artigiane locali e dalle firme più rappresentative del settore cioccolatiero italiano. Ed ancora mostre e visite guidate ai Musei della città, spettacoli e concerti.

 

Testo e foto di Francesca Dighera

“Piccola, scogliosa, circondata da un mare capace di introdursi mansueto in ogni insenatura, di staccarsi violento contro ogni promontorio. Appartata, inaccessibile. Eccentrica. Approdo e punto di fuga. Una terapia contro l’accelerazione del tempo”.

Questa è Stromboli. Le parole di Lidia Ravera, tratte dal libro “A Stromboli”, mi ritornano in mente tutte le volte che sbarco su quest’isola magica. Ebbene sì perché quest’isola, la cui forma è un triangolo perfetto con un perenne pennacchio di nuvole e fumo sulla punta, ha il potere di ammaliare i suoi visitatori. Sarà la presenza di ‘’Iddu’’, come lo chiamano lì, il vulcano che dall’alto scruta tutti e che a intervalli regolari si fa sentire.

Saranno le case a cubo di un bianco accecante e le cascate di bouganville profumata, la sabbia nera della spiaggia di origine lavica, i suggestivi scorci a Scari o Piscità, la Sciara del Fuoco vista dal mare. Risalendo la strada che inizia dal porto si raggiunge la piazza davanti alla Chiesa di San Vincenzo, una terrazza sul mare blu e sull’orizzonte lontano interrotto solo da Strombolicchio, un altissimo scoglio frutto delle eruzioni di migliaia di anni fa. E poi la libreria sull’isola, un luogo ideale per una sosta con un giardino in cui proiettano i film di Rossellini, tra cui “Stromboli – Terra di Dio”, protagonista la giovane Ingrid Bergman in lotta con la natura aspra del luogo.

Non è un’isola facile, bisogna conquistarsela ogni giorno. A Stromboli la circolazione alle macchine è vietata, la strada principale che collega i borghi di San Vincenzo e San Bartolomeo è troppo stretta. La maggior parte della gente gira a piedi sull’isola, solo i locali vanno in scooter, con la vecchia e rumorosa Ape Car o con le più recenti macchine da golf elettriche.

Le passeggiate al chiaro di luna sono le più emozionanti, a Stromboli le strade sono senza luce e dopo il calar del sole tutti girano con le torce, incrociando i fasci di luce e creando aloni misteriosi intorno alle persone.
Ancora più magico è poter vivere l’isola in dolce compagnia. Accolti dalla gradevole ospitalità di Ivano, nella sua “Casa dei sogni”, abbiamo trascorso delle giornate intense che hanno trovato il loro culmine con la decisione di partecipare all’escursione ai crateri, accompagnati dalla storica guida vulcanologica Zazà.

Il sentiero ripido e la temperatura elevata richiedono ottime condizioni fisiche per raggiungere dopo quasi tre ore di marcia i 900 metri di quota. Supportandoci a vicenda ce l’abbiamo fatta e la fatica della salita è stata ripagata dal regalo più bello che la natura potesse offrirci: un magnifico tramonto e delle inaspettate eruzioni di lapilli rosso fuoco. Per più di un’ora siamo stati seduti con i piedi sullo strapiombo ad attendere e fotografare i sussulti di Iddu.

Con il buio, guidati solo dalle luci dei frontalini, verso le dieci e mezza di sera abbiamo fatto ritorno in paese, con gli scarponi pieni di cenere, ma il cuore stracolmo di emozioni. Ad attenderci in piazzetta la festa organizzata per “San Lorenzo”, la notte delle stelle cadenti, il 10 agosto. Noi però il nostro desiderio l’avevamo già esaudito lassù, condividendo quest’esperienza incredibile che ci ha lasciato senza fiato e che conserveremo per sempre nei nostri ricordi.

Se anche tu hai una storia da raccontare, inviaci una mail all’indirizzo redazione@biancamagazine.it e potrai vederla pubblicata su uno dei prossimi speciali!

 

a cura di Stefania Minati

Quando nell’agosto del 1914 la Germania dichiarò guerra alla Francia, seguendo il Piano Schlieffen occupò il Belgio, seppur neutrale, per poter aggirare le difese francesi e tentare la conquista di Parigi.

La controffensiva Francese spalleggiata dagli Inglesi, cercò di fermare l’avanzata portando i combattimenti sempre più a Nord, arrivando però ad una situazione di stallo, che portava a definire il nuovo confine tedesco in una linea di trincee che univa il Mare del Nord alla Svizzera.
Presso la città di Ypres durante la vigilia di Natale i soldati tedeschi, cominciarono ad accendere candele e ad intonare canti Natalizi, seguiti a loro volta dai soldati francesi ed inglesi. Un semplice gesto che portò i soldati ad incontrarsi sulla Terra di Nessuno, scambiandosi piccoli doni in cibo, tabacchi e alcolici.

La testimonianza di Bruce Bairnsfather, umorista e cartoonist britannico, dice: “vidi uno dei miei mitraglieri, che nella vita civile era una sorta di barbiere amatoriale, intento a tagliare i capelli innaturalmente lunghi di un docile “Boche”, che rimase pazientemente inginocchiato a terra mentre la macchinetta si insinuava dietro il suo collo”. Il giorno di Natale venne celebrato anche con quella che divenne forse la partita di calcio più famosa e significativa mai disputata, tra i soldati britannici e quelli tedeschi.

Respinti gli appelli di Papa Benedetto XV a far cessare il suono dei cannoni, l’autocensura della stampa europea, solo nei primi giorni del nuovo anno infatti le testate giornalistiche americane pubblicarono articoli e testimonianze giunte alle famiglie dai soldati del fronte, gli alti comandi che condannarono quanto accaduto, porta a comprendere come il Natale del 1914 resterà nella cronaca di guerra l’unico ad essere realmente vissuto al fronte.

Fonti: Cronache

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a cura di Stefania Minati

Non avrei mai creduto, pensando all’acutezza e alla razionalità di Sherlock Holmes, che Sir Conan Doyle potesse essere un appassionato di soprannaturale.
Eppure, oltre ad essere stato chiamato ad indagare sul caso delle Fate di Cottingley, si legge che fu convinto di poter parlare con gli spiriti ed in particolare con lo spirito del figlio, morto di polmonite in giovane età. Seguì il lavoro di alcuni Medium e scrisse diversi articoli tra cui “Fate fotografate, un evento epocale descritto da A. Conan Doyle”, apparso sullo Strand Magazine nel 1920. Tale passione caratterizzò la sua vita e in particolare l’amicizia che unì il nostro scrittore al grande Signore dell’illusione Houdini.

Quest’ultimo al contrario, si dichiarava altrettanto scettico di fronte a spiriti, folletti e fatine.
Non cambiò idea né dopo aver partecipato, su invito di Doyle, ad alcune sedute spiritiche con una delle più conosciute Medium Eva C. accreditata presso la Society for Phychical Research londinese, né di fronte alle fotografie scattate da due cugine, nel villaggio di Cottingley, che le ritraeva intente a giocare con le fate.

Dopo aver creato scompiglio nella comunità scientifica, anni dopo le due cugine Elsie Wright e Frances Griffiths, confessarono che quattro delle cinque fotografie erano state in realtà manipolate. A tenere in piedi il mito delle Fate di Cottingley, restano quindi una fotografia e l’insaziabile voglia di mistero degli appassionati che ancora oggi possono ammirare i bellissimi arredi urbani del villaggio ispirati proprio alle Fate.

 www.unostudioinholmes.itwww.wired.it, www.horrormagazine.it

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a cura di Stefania Minati

Ecco uno dei grandi dilemmi della nostra infanzia. Con i miei migliori auguri di Buon Natale e di uno strepitoso 2017, apro questo numero di Chi lo sapeva? con questa lettera di un giornalista del Sun, scritta nel 1897 in risposta alla piccola Virginia che contattò il direttore del giornale scrivendo:

“Caro direttore, ho 8 anni. Alcuni dei miei piccoli amici dicono che Babbo Natale non esiste. Papà mi ha detto: se lo scrive il Sun, è così. Per favore, mi dica la verità: Babbo Natale esiste?”
Virginia O’Hanlon

“Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza.
Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e dalla vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.
Non credere in Babbo Natale! È come non credere alle fate! Puoi anche chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere.
Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebè e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole.Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, dieci volte diecimila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini.”

Fonti: Huffington Post, Newseum.org

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di Alessia Giaquinta   Foto di Totò Messina e Angelo Micieli

Carta, forbice e … fantasia. Ecco gli ingredienti che servono per realizzare degli abiti davvero originali. Eh già, avete letto bene: abiti, abiti di carta! A crearli è Giampaola Scollo, artista monterossana, che ha fatto del suo hobby l’occasione per promuovere e incentivare il riciclo creativo oltre a dimostrare che non c’è limite alla fantasia. Giampaola è una donna umile e col sorriso sempre stampato sulle labbra. Ha tre figli e presto sarà nonna, per la prima volta. È sempre indaffarata tra casa, lavoro di collaboratrice scolastica e chiesa, dove si rende disponibile per ogni tipo di mansione necessaria. Ma Giampaola, la sera, dopo aver completato le faccende domestiche, si immerge nel suo mondo creativo fatto di colori, carte, colla, nastrini e ogni cosa che non merita di stare nel cesto della spazzatura.

La incontriamo per un’intervista e lei, emozionata, si presta con piacere a raccontarci un po’ di lei e del suo creativo mondo.
Da cosa nasce l’idea di creare abiti di carta?
«L’idea nasce un po’ per gioco. Nel 2000, io insieme alla mia amica e collaboratrice Maria Giovanna Garofalo, pensammo di creare un laboratorio per il GREST (Gruppo Estivo) a Monterosso. Si trattava di realizzare abiti con la carta crespa dal momento che era il materiale più economico da usare per ottenere anche abiti elaborati, utili in alcune recite. E così iniziammo a maneggiare la carta, che non è come la stoffa: non serve ago né filo, solo colla a caldo e pinzatrice. La carta, oltretutto, è molto più fragile e va lavorata con estrema cura e attenzione».

Quanto tempo si impiega a realizzare un abito di carta?
«Il tempo che ci vuole (ride), tutto dipende se ci sono scadenze o intoppi. Ad esempio, quest’anno abbiamo realizzato 16 abiti in tre mesi. Ma non abbiamo utilizzato solo la carta crespa. Gli abiti sono fatti con carta di quotidiani, riviste, carta pacchi, découpage e le decorazioni con la plastica delle bottiglie, con i nastri dei sacchettini delle bomboniere, con i tappi delle bevande. Insomma, nulla va perduto».
E così, oltre a realizzare splendidi abiti, lanci anche un importante messaggio.
«Esatto. Prima di buttare qualcosa, mettiamo in moto la nostra creatività e il risultato sarà: meno rifiuti e più idee originali. Quasi tutto può essere riutilizzato in maniera creativa».

Hai realizzato delle sfilate?
«Diciamo che sono stata invitata in vari contesti, dal GREST, a una serata dedicata ai talenti monterossani fino ad una menzione durante il premio “Aquila d’Oro” che si tiene al mio paese. In quest’ultima occasione numerosi turisti presenti a Monterosso hanno avuto modo di vedere sfilare i miei abiti. A questo proposito ringrazio le ragazze che hanno sfilato oltre a Maria Giovanna Garofalo, Sebiana Burgio, Giovanna Pusello, Rosalba Fatuzzo e il suo figlioletto che, quando può, è sempre disponibile ad aiutarmi».

Oltre a realizzare gli abiti di carta, crei molte altre cose partendo dal concetto di riciclo creativo. Dacci qualche idea.
«Beh, potrei parlare all’infinito. Tante cose ho creato e tante ne creerò, se Dio vuole. Faccio gioielli con la plastica delle bottiglie, cestini intrecciati con la carta, vasi per fiori a partire dai vasetti di yogurt, sfere natalizie con ricami di maglioni dismessi e ora sto lavorando per creare un tavolo con i rotoli della pellicola. Qualche tempo fa, invece, ho realizzato un piedistallo con i rotoli da lettino che si trovano dalle estetiste».

Hai mai pensato di fare del tuo talento un’attività?
«No, mai. Riconosco di aver ricevuto un grande dono da Dio e non posso che metterlo a disposizione degli altri».
L’atmosfera natalizia cosa ti ha ispirato?
«Tempo fa ho realizzato presepi con la juta, con la pasta, conla lana, con la plastica delle bottiglie e, ovviamente, con la carta! Ho fatto pure un albero di natale con la plastica riciclata e uno di lana. Alcuni lavori li ho fatti con i ragazzi della scuola».

Non ti fermi mai. Qual è il tuo prossimo progetto?
«Mi frullano in mente altre idee. Per il momento però, preparo il corredino per la nipotina che arriverà (sorride)».

di Alessia Giaquinta   Foto di Biagio Tinghino

Dal 5 al 13 Novembre, a Vittoria, si è svolta la 50° edizione della Fiera Emaia, un appuntamento imperdibile e, nel tempo, reso sempre più interessante.

La Fiera nasce negli anni ’60 da un gruppo di imprenditori e artigiani vittoriesi che pensano di creare una vetrina delle eccellenze offerte dal territorio. La Fiera viene battezzata con l’acrostico EMAIA che letteralmente significa Esposizione Macchine Agricole, Industria, Artigianato.

Negli anni a seguire, l’evento acquista maggiore rilevanza e negli anni ’80 sarà l’Amministrazione Comunale, insieme a Vittoria Mercati, a prendere in carico la gestione di quello che ormai era diventato, ed è rimasto, uno dei simboli della città di Vittoria.

In questa occasione è possibile trovare le novità provenienti dal settore meccanico, automobilistico, agroalimentare, dell’abbigliamento e dell’arredamento ma anche tutto ciò che interessa lo sport, il tempo libero e la tecnologia, per la prima volta quest’anno entrata a far parte dei settori fieristici.

Ad affiancare il settore commerciale è l’aspetto culturale che, nell’edizione appena trascorsa, è stato particolarmente valorizzato. Il ricchissimo programma, infatti, ha previsto numerosi incontri presso la sala congressi per affrontare tematiche sulle “Nuove logiche di mercato” o ancora sulla “Celiachia e dintorni”, “Qualità e Marchio”, “Bio è meglio”, “Convegno sulla disabilità” e “Randagismo, un fenomeno da gestire” .

Non sono mancati, quest’anno, appuntamenti con personaggi di rilievo nel panorama culturale nazionale: per l’occasione, infatti, è stato invitato Giampiero Mughini, celebre giornalista ed opinionista, che ha presentato il suo nuovo lavoro “La stanza dei libri. Come vivere felici senza Facebook Instangram e followers” e Antonio Caprarica, altro noto giornalista, che ha presentato il libro “Intramontabile Elisabetta” affrontando il tramonto di Londra, dalla “capitale globale” al muro di Calais.

Non è mancata neanche la possibilità di partecipare ad un Corso di Primo Soccorso, ad un Masterclass di yoga e pilates o ancora ad un Corso di aggiornamento sul Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia.
E, poi, Cerasuolo night party (altro evento dedicato alla promozione di un’eccellenza vittoriese come il vino rinomato in tutto il mondo), cine-incontri e il concerto di Eugenio Bennato con la sua musica mediterranea, in piazza del Popolo.

Insomma, è impossibile racchiudere ciò che è la Fiera Emaia in poche righe. Quest’anno, tra le altre cose, numerose novità l’hanno caratterizzata: in primis la divisione degli stand per settori nelle varie aree espositive in maniera tale da garantire un ordine alla stessa, poi la partecipazione di Verona Mercato e di Ital Mercati attraverso i loro esponenti. Questo ha comportato, per la Fiera Emaia, l’inizio di un rapporto tra i mercati del Nord e Sud Italia, oltre ad un confronto degli avvenuto negli incontri tenutisi nella sala congressi.

Uno dei punti di attrazione è stata la Casa delle Farfalle, un ambiente che riproduce l’habitat naturale degli splendidi insetti e che offre la possibilità ai visitatori di vedere alcuni tra gli esemplari più belli e rari di farfalle. L’importante evento, che si verifica sempre in prossimità della festività di San Martino, tanto da essere conosciuta da molti come “a fera di San Martinu” (la fiera di San Martino) è ormai diventato un appuntamento imperdibile e che non può non esserci.

Il sindaco di Vittoria, Giovanni Moscato gioisce per l’ottima riuscita della Campionaria, organizzata in pochissimo tempo -visto il cambio di amministrazione- e nonostante ciò, curata nei dettagli.

Più di duecentomila euro di utile – argomenta il sindaco Moscato – stand totalmente occupati; ritorno in fiera di realtà commerciali che per svariati motivi non la frequentavano da anni; capacità di mixare la tradizione fieristica ad una serie di eventi collaterali dall’alto spessore culturale e non solo

Insomma, la Fiera Emaia, compiuti i suoi primi 50 anni, si mostra ancora più bella, ricca di cultura, eccellenze e tante novità e pronta a confrontarsi con le sorelle Campionarie del Nord!

Auguri Emaia!

a cura di Placido Salomone

 Polistrumentista, cantautrice, produttrice, Cassandra Raffaele è un’artista pop-art sui generis, che fa della musica uno strumento per esprimere il suo personale mood artistico, fatto di testi forti e suoni cangianti. “IN LOOP – New solo tour” è il nuovo live della cantora siciliana, che propone “in solo” alcuni brani tratti dai suoi due album “La valigia con le scarpe” e, il più recente,“Chagall” in una chiave più intima, ma allo stesso tempo rivisitata.

 

Cassandra siamo felici di poter intervistare un’artista di talento ed energica come te. La prima domanda che voglio porti riguarda proprio il tuo nuovo “In loop – new solo tour” . Dopo le esperienze vissute con la tua band per la presentazione di “La valigia con le scarpe” e “Chagall” ci racconteresti gli aspetti positivi di un live acustico in solitaria in giro per l’Italia?
«Io adoro il palco, in tutte le sue forme. Mi piace nutrirmi dell’energia che si scatena dal live con la band. Ma la dimensione acustica è sicuramente quella che ti permette di stabilire un contatto più intimo e colloquiale con il pubblico. È ideale per chi vuole raccontare, e condividere parole, vissuti. E poi basta veramente poco, per realizzarlo. È un’ottima pratica di essenzialità».

“Valentina” da cui il tuo ultimo video tratto da “Chagall” è una canzone, credo, sopratutto dedicata alle donne che amano le donne e alle difficoltà del cosiddetto “coming out”, da dove arriva questa ispirazione?
«Valentina parte da un sentimento profondo, che non ha barriere, né schieramenti, se non nell’animo di
chi lo vive: l’abbandono nell’amore. C’è chi lo subisce e c’è chi n’è l’artefice. In questo caso, si realizza tra due donne e Valentina è la mala femmina. Il suo agire poi influenza e sconvolge la vita di una donna che scopre la sua omosessualità».

Nel tuo ultimo album hai collaborato con due importanti personalità maschili come Elio (di Elio e le storie tese) e Brunori, in comune questi due giganti musicali hanno l’ironia come caratteristica del loro personaggio oltre che una grande cultura musicale. Quanto è importante l’ironia nell’affrontare il tuo percorso musicale?
«L’ironia è un ingrediente sempre presente nella mia vita e di conseguenza nella mia musica. Anche nei contesti lirici più difficili che scrivo e racconto, cerco sempre di dosare un po’ di leggerezza. L’ironia è per me come un ancora di salvezza, una piccola luce con il compito di crearti comunque un’alternativa via d’uscita dal momento buio».

Ci racconti quanto della tua terra e cosa porti nei tuoi testi, nei tuoi concept musicali?
«La Sicilia è nel mio essere pioniera, nel mio istinto di sopravvivenza, che mi porta a vivere intensamente quello che faccio. Fa quindi parte di quello che sono, di quello che scrivo. Ma ho dovuto abbandonarla per arricchirmi e contaminarmi. È nel viaggio e nel confronto che mi completo e trovo poi l’ispirazione per scrivere».

Un consiglio da dare ai musicisti lettori di Bianca Magazine che vogliono approcciarsi al mondo della musica.
«Vivete la musica con dedizione. La passione non basta più».

di Redazione

Le splendide opere realizzate dai maestri ceramici calatini, rinomate in tutto il mondo, in occasione delle prossime festività natalizie saranno esposte all’interno della Mostra dei Presepi ospitata nella Chiesa di San Giacomo a Como.
Da oltre 23 anni il Natale a Como è sinonimo di “Città dei Balocchi”: una grande festa per la città e per il territorio, organizzata da Consorzio Como Turistica che vede l’associazione Amici di Como impegnata come major sponsor, pensata e dedicata a tanti bambini e famiglie che possono trascorrere momenti educativi e ludici grazie a un’ampia proposta di iniziative gratuite capaci di accontentare i gusti e le attese di un ampio ventaglio di partecipanti.

“Città dei Balocchi”, giunta alla sua XXIII edizione e che lo scorso anno ha registrato la presenza di quasi un milione di visitatori, dal 26 novembre all’8 gennaio offre eventi clou come il Como Magic Light Festival attraverso dei proiettori che valorizzeranno alcuni edifici cittadini, ricreando immagini natalizie che vestiranno letteralmente la città di un abito fiabesco e indimenticabile; il Concerto in Duomo; l’arrivo di Babbo Natale e della Befana e la grande festa di Capodanno sul lago, il Mercatino di Natale con le casette in legno che diventa un luogo d’incontro sospeso tra colori e sapori; la pista di ghiaccio per la gioia di grandi e piccini e tanti altri eventi che rendono ancora più suggestiva l’atmosfera natalizia.

L’associazione culturale Terra Erea invitata, dal Consorzio Como Turistica, a partecipare alla Mostra dei Presepi ha accettato questa proposta per promuovere ancora una volta la città di Caltagirone e il suo artigianato, in questo caso dei preziosi presepi in ceramica realizzati da: Antonio Navanzino con un presepe contemporaneo in maiolica a terzo fuoco ed un presepe fischiante in maiolica tradizionale; Luigi Navanzino con un Presepe in cornice maiolicato realizzato con la tecnica del basso rilievo; Enzo Forgia con un presepe popolare e figurine dipinte a tempera; Santina Grimaldi con un piccolo presepe in una coppetta, realizzato in terracotta dipinta a tempera; Ceramiche Conci con “La culla del maestro” presepe monoblocco in maiolica ed un presepe in miniatura madreperlato.

“Entusiasti abbiamo accettato questo invito a partecipare ad una manifestazione così importante e consolidata qual è la Città dei Balocchi – dichiarano dall’associazione culturale Terra Erea -. Un ulteriore momento importante per la promozione della nostra città e dei nostri maestri ceramisti che ancora una volta testimoniano la nostra tradizione presepistica dove migliaia di visitatori potranno apprezzare la grande maestria dei ceramisti calatini.

“Siamo davvero felici di poter ospitare ancora quest’anno all’interno dell’ormai storica Mostra di Presepi preziosi esempi dell’artigianato di Caltagirone, grazie alla collaborazione nata con l’associazione culturale Terra Erea – afferma il coordinatore di Como Turistica, Daniele Brunati -. La passata edizione sono stati moltissimi gli apprezzamenti ricevuti dalle opere esposte e siamo certi che quest’anno il successo sarà confermato”.

La mostra rimarrà aperta al pubblico tutti i giorni sino al prossimo 6 Gennaio

ore 10.00 – 12.00 | 15.00 – 18.00,
Info: ass.terraerea@gmail.com
Facebook: “Terra Erea”.
Organizzata da Consorzio Como Turistica
www.cittadeibalocchi.it
Città dei Balocchi
E mail: comoturistica@tin.it