Articolo di Alessandra Alderisi   Foto di Samuel Tasca

Il gusto, l’olfatto, la vista. Il Cioccolato di Modica è capace di stuzzicare ognuno di questi sensi restituendoci morso dopo morso tutte quelle sfumature di sapori e odori che affondano le radici nelle leggende delle popolazioni mesoamericane per diventare, nel Vecchio Continente, una tradizione consolidata e custodita nei secoli dai cioccolatieri europei.
La storia del cioccolato è antica, longeva e ha inizio in un’America Latina ancora non colonizzata dai conquistadores. Si narra che 4000 anni fa il “cibo degli Dei” fosse addirittura usato come moneta di scambio tra le popolazioni dei Maya e degli Aztechi. Il primo a importare il cacao in Europa fu Hernàn Cortés. Era il 1502, data che segna la comparsa di questo alimento nei mercati occidentali. Accolto con qualche riserva, divenne presto rimedio medico casalingo, poi reso vero e proprio farmaco dagli speziali. Tra il XVII e il XVIII secolo si riteneva, infatti, che il cioccolato fosse adatto a curare ogni malattia. Con l’avvento dell’epoca moderna, questo prodotto perse la sua valenza scientifica ma non l’aura di mistero e la bontà che lo avevano accompagnato fin dalla notte dei tempi.
A Modica, il processo produttivo del cioccolato è rimasto immutato dalla dominazione spagnola ai giorni nostri. Nessun “concaggio” e nessun “temperaggio”, come accadde nel resto d’Europa, nei laboratori della Contea il dolce segue, ancora oggi, il metodo della “lavorazione a freddo” che impedisce ai cristalli di zucchero di sciogliersi e conferisce al prodotto finale quella granulosità e quella consistenza uniche e affascinanti. Lo scorso maggio è arrivato finalmente anche per il Cioccolato di Modica il tanto atteso riconoscimento a cui ogni prodotto simbolo dell’eccellenza territoriale dovrebbe aspirare: l’IGP, sancito dalla pubblicazione della notizia sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Un traguardo importante per il Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica che vede riconosciuta, per tutti i produttori, l’opportunità di potersi fregiare di un marchio comunitario e la possibilità di identificare la tipicità del processo di lavorazione di questo alimento. «È nostro dovere – ci dice il presidente del Consorzio Salvatore Peluso – divulgare, far conoscere e tutelare la storia e la tradizione del nostro prodotto attraverso un disciplinare che ne preservi la qualità nel tempo. La promozione non supportata dalla qualità, infatti, rimane solo un’azione di marketing fine a se stessa».
E se il Cioccolato di Modica oggi è pronto a conquistare anche il Giappone è grazie a una qualità che non è mai scesa a compromessi mantenendo sempre uno standard elevato.
«Il settore dell’export – continua il Presidente – rappresenta un’opportunità per lo sviluppo del Mezzogiorno e per tutti i nostri giovani che vorranno specializzarsi in materia di “cioccolato modicano”, diventando ambasciatori di questo prodotto nel mondo. Una risorsa e un valore per il nostro territorio, uno scenario futuro, una realtà in divenire, in cui crediamo fermamente».
E a proposito di scenari futuri, le attività del Consorzio sono impegnate anche nel far riconoscere il valore nutriceutico di questo alimento. «La lavorazione a basse temperature permette al nostro cioccolato di mantenere inalterate non solo le caratteristiche organolettiche ma anche quelle nutrizionali. «Il cacao, – conclude il presidente Peluso – ricco di polifenoli e flavonodi, ha delle proprietà curative eccezionali per patologie come l’ipertensione arteriosa, per esempio. Uno degli obiettivi del Consorzio, nel breve termine, è quello di vedere riconosciuto il valore nutriceutico di questo prodotto, un fattore che sicuramente conferirà ancora più appeal, sui mercati internazionali, al nostro cioccolato».

 

Articolo di Angelo Barone,  Foto di Samuel Tasca e Giovanni Lombardo

Nel Sud-Est della Sicilia insiste una delle più grandi produzioni europee di ortofrutta di qualità e tra queste l’Arancia Rossa di Sicilia IGP rappresenta la proiezione internazionale della nostra Isola. Un mare verde di agrumeti si estende dalle pendici dell’Etna a tutta la Piana di Catania fino e oltre al Biviere di Lentini. Seguendo le “vie della zagara” siamo arrivati a Scordia per visitare una delle aziende leader del settore agrumicolo, Oranfrizer.
Ci accoglie Nello Alba, amministratore unico dell’azienda che esporta in tutto il mondo i nostri frutti e la cultura della nostra gente, che con passione ci conferma «L’arancia rossa continua ad affermarsi come uno dei prodotti più rappresentativi del made in Italy e nei mercati nazionali e globali. Continueremo a puntare l’attenzione su questo tesoro agroalimentare che la natura ha donato alla nostra terra, come lo facciamo da oltre cinquant’anni. L’arancia rossa è il frutto e il simbolo più sano della nostra Sicilia, è ciò che di meglio possiamo offrire»
E il mercato apprezza e premia questa proposta, durante l’ultima edizione di Fruit Logistica, a Berlino, Oranfrizer ha ricevuto l’Award da Mark&Spencer, storica insegna della grande distribuzione, per aver proposto un frutto diverso, speciale, unico: si tratta dell’arancia rossa e nello specifico, per il mercato inglese, delle nuove varietà Tarocco Ippolito, Lempso e Nocellare alle quali si unisce il Mandared, un mandarino dalla polpa rossa; tutti frutti dell’innovazione varietale di Oranfrizer.
«Siamo presenti in diversi paesi del mondo con gli agrumi, i succhi e quanto di buono si produce nella nostra terra. Tutto quello che è Sicilia, cerchiamo di valorizzarlo. Abbiamo cominciato questa stagione con l’export di limoni, destinazione Hong Kong. In Giappone il segmento di vendita delle spremute è in crescita, siamo presenti in diversi paesi d’Europa, in Indonesia e negli USA. Siamo attenti ai nuovi mercati e li esploriamo organizzando incontri con buyer internazionali, effettuando dei test di consumo all’estero e partecipando ai grandi eventi del settore come il Gulfood di Dubai».
A conferma del grande livello di qualità e riconoscibilità raggiunto dal core business dell’Oranfrizer, Nello Alba con una punta di orgoglio segnala che il “Tarocco Ippolito” è il primo frutto che si fregia del marchio “Il Viaggiator Goloso”, brand premium quality della catena Unes. Oranfrizer, per la cura della natura e della cultura che da sempre ha per la propria terra d’origine, ha sostenuto il libro Piacìri, l’omaggio su carta a Roberto Toro, executive chef del Belmond Grand Hotel Timeo di Taormina, che introduce i lettori, con stile internazionale, nei territori della Sicilia Patrimonio dell’UNESCO e contribuisce a far conoscere le ricette che ne esaltano colori, profumi e sapori. Oranfrizer coltiva ogni giorno responsabilità sociale nel “Giardino delle Arance”, che è un progetto editoriale educativo che ha già raggiunto 3.800 classi di scuola elementare in tutta Italia, circa cento mila bambini in tre anni. Le attività proposte illustrano la filiera dell’arancia rossa e usano il linguaggio dei bambini per spiegare ai consumatori di domani l’importanza del ruolo dell’agricoltore nella nostra società, solo grazie al suo impegno è possibile nutrirsi in modo sano.
Il “Giardino delle Arance” di Oranfrizer sta crescendo ed è stato accolto molto bene in Toscana nei grandi store della Coop che è una delle catene della grande distribuzione italiana più sensibili ai temi sociali. In un vero mini agrumeto dedicato all’edutainment per due settimane, i bambini hanno interagito con la natura in un giardino di arance Tarocco, hanno giocato tra gli alberi veri e hanno potuto godere eccezionalmente di un prezioso spettacolo dell’Opera dei Pupi dei Fratelli Napoli.
«Arance e Pupi di Sicilia, insieme rappresentano un patrimonio di natura e cultura incommensurabili – afferma Nello Alba – siamo orgogliosi dei nostri agrumi di Sicilia, sono un vulcano di storia, cultura, sapore e salute, sono frutti della Dieta Mediterranea che è Patrimonio Immateriale riconosciuto dall’UNESCO. Con il nostro Giardino delle Arance e con l’Opera dei Pupi, anch’essa patrimonio UNESCO possiamo far portare a casa a tutti i bambini e agli adulti un’esperienza ricca, gustosa e indimenticabile come la nostra arancia rossa».