Articolo a cura di Alessia Giaquinta

Uno dei personaggi emblematici della nostra Sicilia è sicuramente Giufà, il ragazzo ingenuo e contorto, incredibilmente fortunato e in qualche modo filosofo, protagonista di numerose novelle che ci parlano di un mondo contadino e sempliciotto lontano dal nostro, eppure sempre contemporaneo.
In uno dei racconti tramandatici, si narra che Giufà, il giorno di Natale, fu mandato dalla madre a comprare la trippa dal macellaio, con la raccomandazione di ripulirla per bene.
Giufà allora, dopo averne acquistato un pezzo, decise di immergerla nelle acque del mare. Poco convinto del risultato, Giufà chiese aiuto a uno dei pescherecci che si trovava lì nei pressi. I marinai, allarmati dalle urla del ragazzo, si apprestarono a giungere a riva pensando che fosse successo qualcosa di grave: mai potevano immaginare che Giufà volesse chiedere loro se la trippa era stata pulita per bene.
A questo punto esistono delle varianti della storia.
Quella che ho scelto di raccontare vuole che il giovane Giufà, in preda alla confusione, decise di tornare a casa e chiedere consiglio alla madre che, nel frattempo, era uscita per recarsi alla Santa Messa di Natale.
Giufà, allora, la raggiunse in chiesa.
Proprio in quel momento, il sacerdote dal pulpito stava facendo un’omelia sui rischi dei peccati di gola. “Per la ventri (la trippa) – diceva il prete – si robba e s’ammazza. La gola è uno dei peggiori vizi”.
Giufà, a quelle parole, lanciò in aria la trippa e fuggì, onde evitare di cadere in tentazione.
Buon Natale, amici lettori di Bianca, e…badate bene a non fare come Giufà, sarebbe un vero peccato!

Bianca Pet a cura di Maria Concetta Manticello

Le vacanze estive sono ormai un nostalgico ricordo e tra una cosa e l’altra eccoci a festeggiare un nuovo Natale. Ormai ci siamo, scatta la ricerca dei regali più curiosi, ci si prepara a organizzare pranzi e cene, per trascorrere ore felici insieme alle nostre famiglie. Anche quest’anno molti italiani hanno pensato di regalare o adottare un cagnolino, una bellissima idea, che però comporta responsabilità e consapevolezza. Prendersi cura di un animale domestico vuol dire prestare costante attenzione alle sue necessità.
Un cane deve essere amato, curato e accudito dal suo ingresso in famiglia fino all’ultimo dei suoi giorni.
Nella mia famiglia, dieci anni fa, a farci compagnia è arrivata Gea, una dolcissima barboncina, che è la nostra gioia, non potremmo più fare a meno di lei, un membro a pieno titolo del nostro nucleo familiare. Grazie a lei, posso dire: che meraviglia avere un cane.
La relazione con un cane è speciale, unica e disinteressata, favorisce il buon umore e aiuta senza sforzo a fare attività fisica, camminare insieme con lui, contribuirà a consolidare il vostro legame. Inoltre il nostro amico può essere un rimedio contro la solitudine e lo stress, perché ci aiuta a intrattenere rapporti sociali. Ci regala benessere e relax a costo zero. Quanto è bello addormentarsi vicini sul divano facendoci avvolgere dalla sua serenità. Oppure quando si gira per essere rassicurato che sei lì con lui, quando ti segue ovunque vai, quando stai per uscire e vuol venire anche lui, quando viene da te per farsi confortare o quando si mette a pancia in su, perché ha voglia di essere accarezzato. E non parliamo dell’accoglienza gioiosa che ci riserva quando ritorniamo a casa, anche se è rimasto da solo per pochissimo tempo. I cani sono creature fantastiche, che ci rallegrano la vita con il loro amore e la loro tenerezza. Se tratterai il cane come si deve, sarai inondato da amore, amicizia e lealtà. Per tutto quello che ci regalano e per il poco che chiedono, per farli vivere in buona salute il più a lungo possibile, diamo solo cibo adatto a loro. Io seguendo i consigli della veterinaria, utilizzo da sempre prodotti Royal Canin.

Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Il 2018 è quasi concluso e noi stiamo per entrare ufficialmente nel vivo di uno dei periodi più attesi dell’anno, ossia quello delle “Feste Natalizie”, che ricordano le luci scintillanti, la musica, le liturgie, il buon cibo, gli amici e le grandi riunioni familiari. A volte però proprio ciò che dovrebbe rilassarci e farci stare bene, come i momenti di condivisione con le nostre famiglie d’origine, diventa fonte di stress per la coppia e per l’intera famiglia, al punto da sentirsene travolti. Spesso ci dobbiamo confrontare con famiglie allargate, fatte da figli di precedenti matrimoni, ex coniugi, parenti che vivono lontano, situazioni familiari in cui è difficile conciliare culture, credenze e stili di vita. Può succedere che quel periodo, che nell’immaginario comune viene dipinto come una ricorrenza amata e desiderata, diventi invece per alcuni una festività da “cancellare”. La miglior soluzione è certamente evitare le situazioni di disagio che ci creano malessere, ma quando ciò non è possibile, il nostro corpo manda svariati segnali del nostro disagio emotivo: disturbi gastrici, nausea, mal di stomaco, mal di testa. Non è il cibo elaborato e abbondante che non riusciamo a “digerire”, ma le situazioni, le persone e le relazioni con esse. Festeggiare e condividere il lungo periodo delle feste può essere molto impegnativo in questi casi, ma può di certo risultare più semplice e piacevole per tutti, se si seguono alcuni piccoli accorgimenti. Bisogna sempre affermare e delineare il confine tra la coppia o la famiglia da genitori o suoceri che per la troppa affettività, rischiano di entrare nella nostra intimità, invadendola o addirittura travolgendola. Ai vostri cari probabilmente occorrerà un po’ per accettare quei confini sani che voi avete stabilito, ma, con il tempo, ne vedranno tutti i benefici e se questo non avverrà, sarete voi comunque a goderne. Definite le vostre aspettative rispetto a come volete trascorrere le feste e con chi, poiché una sana comunicazione aiuta a evitare malintesi e rancori reciproci. Infine, bisogna imparare anche a dire “No”, poiché non possiamo accontentare tutti e poi sentirci sopraffatti; la qualità del tempo trascorso è più importante della quantità. Il Natale ha la sua magia ed è bello poterlo vivere rispettando se stessi e le proprie tradizioni, ossia come un’offerta autentica per sé e per i propri affetti. Evitare a tutti costi di far felici gli altri aiuta a rimuovere molte delle barriere emotive alla risoluzione dei conflitti. E adesso, carichi di aspettative e buoni propositi, prepariamoci a goderci in pieno le “Nostre Feste”.

dsa

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Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Inizia la scuola e per molti genitori inizia un vero e proprio “calvario”, poiché il proprio figlio sembra non capire la lettura, si distrae facilmente, sembra non riuscire a eseguire i calcoli, e così i compiti sembrano interminabili e seguiti da un innalzamento della tensione a casa che di certo non migliora la situazione. È probabile che siamo davanti ad un bambino con DSA. Non bisogna preoccuparsi, ma certamente intervenire il più precocemente per aiutarlo nel migliore dei modi. I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (D.S.A.) comprendono la dislessia, la discalculia, la disortografia e la disgrafia, difficoltà presenti nella lettura, nel calcolo e nella scrittura e interessano una percentuale abbastanza alta di bambini in età scolare (2,5-3 per cento). Hanno un’ origine neurobiologica e riguardano bambini normodotati cognitivamente, ecco perché sono chiamati “specifici”, in quanto interessano specificatamente l’area degli apprendimenti e non altre. La diagnosi di DSA è fatta intorno ai sette anni, quando il bambino ha acquisito abbastanza dimestichezza con lettura, scrittura e calcolo e riesce a comprendere il significato simbolico di numeri e lettere. Bisogna certamente rispettare le tappe di sviluppo di ciascun bambino, ma è fondamentale fare una diagnosi precoce per ottenere maggiori miglioramenti. Già alla scuola dell’infanzia è possibile individuare, attraverso test standardizzati somministrati da un esperto, “indicatori” di eventuali difficoltà di apprendimento successive. Alcuni dei sintomi che si possono presentare alla scuola primaria sono: lettura poco fluente e con errori, scarsa comprensione del testo e difficoltà a ricordare, grafia poco leggibile, inversione o sostituzione di lettere, difficoltà a imparare le tabelline. Il bambino, nonostante la sua intelligenza e l’impegno esagerato, non riesce a ottenere i risultati sperati e a risentirne è anche la sua autostima. La Legge n.170 dell’8 ottobre 2011, non prevede l’insegnante di sostegno per i DSA; la scuola, però è tenuta redigere un Piano Didattico Personalizzato che prevede l’attuazione di strumenti compensativi e/o dispensativi necessari per il bambino. Bisogna sottolineare che un bambino con DSA non è un bambino che non può apprendere ma che apprende in modo diverso. Con questi accorgimenti e il PDP potranno stare a passo con la classe. Una diagnosi tardiva, un mancato utilizzo degli strumenti o del sostegno didattico pomeridiano, là dove è necessario, rappresentano un grave rischio per la crescita, la personalità e la stima del minore. Oggi esistono molti “doposcuola specialistici”, dove i bambini vengono aiutati da “professionisti” a tirare fuori “il meglio di sé” e vivere così la scuola più serenamente.

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Articolo di Maria Concetta Manticello

Che il cane sia il migliore amico dell’uomo è un dato di fatto, sin dall’epoca del cinema muto a oggi i cani sono stati gli animali cui sono stati dedicati diversi film e serie Tv.
Il primo cane a guadagnarsi i gradi di “divo” del cinema è stato Rin Tin Tin, un Pastore Tedesco che, sin dal 1923, ha rappresentato il cane eroico che collaborava con l’esercito americano lungo la frontiera occidentale. Rin Tin Tin divenne protagonista di film, fiction e fumetti per ragazzi e la sua zampa è finita sulla Walk of Fame di Hollywood. Antagonista di Rin Tin Tin è stato nel 1943, il film “Torna a casa Lassie”. Il suo successo in Italia fu tale che per decenni la razza canina Collie fu chiamata proprio Lassie, come il cane protagonista. Chi di noi non ha pianto seguendo i mille imprevisti che doveva affrontare Lassie pur di poter tornare a casa dal proprio padroncino. Anche lei si è meritata la sua stella d’onore sulla famosa passeggiata hollywoodiana delle celebrità. Se Rin Tin Tin e Lassie, con le loro avventure eroiche e drammatiche, hanno accompagnato i bambini degli anni ‘50 e ‘60 anche ai ragazzini degli anni ‘90, di certo non sono mancati i loro cani di riferimento.
Grandissimo successo mondiale al cinema nel 1992 ha avuto Beethoven, gigantesco San Bernardo che dopo il successo della prima pellicola, è stato protagonista di ben altri diciassette film oltre ad una serie di cartoni animati. In Tv il cane più celebre degli ultimi anni è stato sicuramente il commissario Rex, protagonista dell’omonima serie. Nel 2009 il film Hackiko, ha avuto come protagonista un cane giapponese di razza Akita.Tratto da una storia vera, straordinariamente commovente, a dimostrazione di una fedeltà autentica e assoluta. Hackiko era legato al suo padrone a tal punto che è stato capace di aspettarlo per dieci anni alla stazione ferroviaria di Shibuya, dove scendeva al ritorno dal lavoro. Hackiko per molto tempo, anche dopo la morte dell’uomo, ha aspettato invano il suo amato padrone. Oggi alla stazione di Shibuya, proprio nel punto esatto dove era solito mettersi in attesa, è stata collocata una statua che lo raffigura e che onora questo incredibile atto di fedeltà e amore.
Nel 2012 esordisce in Tv Uggie, un Jack Russel Terrier, che per la sua interpretazione nel film ‘’The Artist’’ ha portato a casa il Palm Dog al Festival del Cinema di Cannes e il Golden Collar Award. Purtroppo la piccola star è venuta a mancare lo scorso anno, a causa di un male incurabile. Tuttavia anche la sua impronta è impressa nella Walk of Fame di Hollywood a ricordare le sue grandi capacità cinematografiche.
Infine come non parlare di Italo, un bellissimo cane randagio protagonista dell’omonimo film uscito nel 2014. Il film, basato su una storia vera, è ambientato nella bellissima Scicli dove, un giorno arriva il cane che, anche se all’inizio creerà un poco di scompiglio e paura, pian piano conquisterà tutti, fino a conquistare la cittadinanza onoraria, diventando simbolo di Scicli.

kore-inferi

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A cura di Alessia Giaquinta

E se fosse estate per sempre? Beh, magari a molti non dispiacerebbe ma, ahimè, non è possibile! Perché? Lo racconta un mito che prende avvio proprio dalla nostra terra, dal lago di Pergusa con esattezza.
Si narra, infatti, che qui passeggiasse, insieme alle Oceanine, la bella Kore, figlia della dea Demetra e di Zeus. Ade, dio degli inferi, stanco delle tenebre del suo regno, quel giorno decise di fare un giro sulla terra, apprezzando le bellezze che la luce del sole gli rendeva manifeste. Giunto presso il lago di Pergusa, trovò Kore intenta a passeggiare e ne rimase incantato. Fu un attimo: il dio rapì la giovane dea e la portò con sé negli inferi facendola diventare sua sposa. Demetra, madre di Kore, cercò la figlia disperatamente: giunse sino al vulcano Etna, dove accese delle fiaccole perché qualcuno rispondesse al suo grido d’aiuto. A coloro che le donavano ospitalità, lei ricambiava con il dono del grano poiché lei era la dea della terra coltivata e delle messi.
Giungendo a Trapani, alla ricerca della figlia, Demetra perse la falce. Da qui il motivo del promontorio falcato della città di Trapani. Dopo nove giorni e nove notti di vane ricerche, Demetra implorò l’aiuto di Zeus: lui doveva essere sicuramente a conoscenza del luogo in cui si trovasse la figlia. Zeus però non accontentò la richiesta di Demetra che, piena di rabbia, decise di provocare una grande siccità in tutta l’Isola. Così iniziarono a morire piante, animali, e pian piano anche gli uomini.
Zeus, a questo punto, per placare le conseguenze dell’ira di Demetra, chiese al fratello Ade di riconsegnare la figlia e questi obbedì. Prima di rimandarla sulla terra, però, Ade le fece mangiare qualche chicco di melograno, simbolo della fedeltà coniugale che l’avrebbe legata per sempre al regno dei morti.
Si giunse così a un accordo: Kore avrebbe trascorso una parte dell’anno sulla terra insieme alla madre Demetra e per il tempo restante sarebbe tornata negli inferi, fedele al marito. È per questo motivo che, in Sicilia, percepiamo come se ci fossero due stagioni: una “buona” che corrisponde alla venuta di Kore sulla terra e una tinta (cattiva) che inizia con la dipartita della dea verso il regno dei morti.
La madre, Demetra, infatti, dona abbondanza e fertilità alla terra solo in presenza della figlia: ecco dunque la primavera e l’estate e, in contrasto, l’autunno e l’inverno, stagioni non produttive perché Demetra piange la figlia, vittima di un amore che ruba – anche a noi – il calore della bella stagione.

 

Articolo di Redazione   Foto di Samuel Tasca

Sicilia: terra di eccellenze, luogo in cui convivono e si nutrono a vicenda tradizione e innovazione, Isola che pullula di energia, ammalia con il suo fascino, stupisce con la biodiversità dei suoi territori. È qui che siamo nati, siamo cresciuti e viviamo. È questa la bellezza che vogliamo tutelare, promuovere e celebrare. Con questa mission, insieme ai “Giovani Imprenditori di Confcommercio Catania”, la nostra realtà editoriale ha creato l’associazione e il premio “I Paladini della Cultura”. L’obiettivo è quello di andare alla scoperta delle eccellenze della nostra isola e premiare le personalità o le realtà che incarnano nel loro impegno quotidiano l’autenticità siciliana, la sapienza e la creatività della sua gente.
Vuoi diventare anche tu “Paladino della Cultura”?
Crediamo nell’importanza e nelle immense opportunità che la sinergia e la rete possono mettere in campo per sostenere e finanziare progetti e iniziative culturali. La nostra associazione promuoverà azioni di crowdfunding e sarà aperta a tutti coloro che vorranno sposare la questa causa. Inoltre, coinvolgeremo Onlus, enti pubblici e privati, e tutte le personalità che condividono, senza fini di lucro, la valorizzazione del patrimonio culturale siciliano. Per il 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale, abbiamo deciso di sostenere l’Opera dei Pupi di Catania che nel 2001 è stata dichiarata dall’Unesco “Capolavoro e Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità” e successivamente, dopo l’approvazione a Parigi nel 2003 della “Convezione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”, è stata confermata nella “Intangibile Heritage List” nel 2008. Lo facciamo offrendo il nostro contributo per l’apertura del “Teatro Stabile dell’Opera dei Pupi” a “Le Ciminiere”, finalmente assegnato alla Marionettistica dei Fratelli Napoli e la realizzazione, sempre a Catania, di uno spazio museale per la tutela dei Pupi e del patrimonio scenico che rischia di perdersi con il passare del tempo.
La Marionettistica dei Fratelli Napoli, fondata nel 1621 a Catania da Don Gaetano Napoli, oggi giunta alla quinta generazione, porta da sempre in Italia e nel mondo la cultura popolare siciliana. Con la nostra iniziativa vogliamo contribuire affinché una tradizione artistica apprezzata e richiesta in manifestazioni di tutto il mondo possa continuare a vivere nella propria terra.
Per saperne di più visita il nostro sito paladinidellacultura.it e sostienici donando il tuo contributo
(IBAN: IT 53Z0503683960CC0411274004).
Tutti i nostri sostenitori riceveranno in omaggio il libro “Piacìri” dello chef Roberto Toro.

 

of shadows

 

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A TUTTO VOLUME a cura di Paperboatsongs   Foto di Dodo Veneziano

Un siciliano in giro per il mondo, da Palermo in giro per quattro continenti, un ricercatore musicale di sentimenti a scavare per ricercare se stesso nella musica e nelle altre culture. Come è iniziato questo tuo lungo viaggio partendo dalle tue radici, dalla nostra terra?
«Il viaggio ha avuto inizio quando ero ragazzino, iniziai a suonare per emulare Johnny B. Goode in “Ritorno al futuro”, è molto poco poetico ma, in quel momento, ho deciso di essere quella persona lì. Nonostante la mia famiglia non è composta da musicisti chiesi la chitarra e per mesi cercai, vedendo innumerevoli volte il film in VHS, di imparare le posizioni delle dita sulla tastiera. Imparai Johnny B. Goode ancor prima del giro di Do. Crescendo iniziai ad ascoltare e scrivere musica che rifletteva la mia personalità».

Direi l’artista musicale contemporaneo più internazionale che abbiamo nella nostra Sicilia. Immaginiamo che il tuo feeling con la lingua inglese sia assolutamente naturale ma, cosa ti ha spinto a renderla la lingua dei tuoi sentimenti?
«Non ricordo cosa mi ha spinto a scrivere in inglese e l’ho sempre fatto da adolescente, è innata. Non riuscivo a fare il salto di astrazione in cui gli ascolti che incrociavo nel mio cammino si realizzavano poi in lingua italiana e l’inglese ha prevalso naturalmente e si è chiaramente perfezionato nel tempo, ho acquisito una familiarità sempre maggiore. È sempre strano rispondere a questa domanda in quanto è stato tutto davvero naturale».

Chi ha avuto modo, come me, di conoscere il libro ed il disco “Un mondo raro” che racconta la vita di Chavela Vargas scritto da te e Antonio Dimartino è rimasto affascinato da questa ricerca musicale e letteraria. Cosa c’era nella vita di Chavela Vargas che ti somiglia?
«È difficile dire che qualcosa possa rassomigliarmi a tale personaggio, a tale grandezza, è irrispettoso. Di certo la sua vocazione alla libertà assoluta, che poi ha pagato anche con la solitudine. La Costa Rica degli anni ’20 era intrisa di condizionamenti sociali che lei ha sfidato donandoci delle lezioni di vita, lezioni di libertà. Lei ha smontato un sistema di valori musicali improntati su un genere prevalentemente maschilista come quello della “ranchera messicana” con la propria interpretazione, lo ha reso esistenzialista al punto da poter paragonare le sue interpretazioni a quelle di Edith Piaf o Billie Holiday. Questo tipo di libertà nello smontare i generi musicali per trovare la bellezza mi affascina, una lezione che cerco di avere davanti ai miei occhi ogni giorno quando compio le mie scelte. Solo se sei libero scovi delle corrispondenze che ti sorprendono e creano nuove sinergie».

“Of Shadows” il tuo ultimo album, intenso e delicatissimo e tante date all’estero importantissime. Di quali “ombre” parli? Quali sono le ombre di Fabrizio Cammarata?
«Sono ombre dell’anima, di quando decidi di fare una ricerca nelle parti più buie e più scomode dell’interiorità. Proprio per questo nel titolo “delle ombre” ho voluto dare un carattere accademico tipico delle opere antiche, quasi latina se vogliamo. È un percorso, una ricerca e per quanto possa sembrare universale ciò che scrivo è molto personale, il mio viaggio, il mio racconto di una storia sentimentale. L’obiettivo era la ricerca interiore in sé e per me è stato un successo riuscire a compiere questa indagine, una sorta di auto-terapia efficace, spontanea e senza vergogna. Il disco quindi è un successo personale».

 

Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Una sana relazione di coppia si basa sulla paritarietà per sostenere l’individuazione di ciascuno senza rigidità di ruoli. Oggi il “sistema coppia”, risulta più fragile poiché non si riesce ad alternarsi senza sentirsi prevaricati dal partner. La libertà individuale e l’auto-realizzazione sono obiettivi da raggiungere a tutti i costi. Inoltre ciascun partner ha nei confronti della relazione aspettative più elevate che in passato. Anche inconsapevolmente, speriamo che il partner e il legame con lui appaghino i nostri bisogni più profondi, oltre a darci empatia, comprensione, condivisione, sostegno, cura, protezione. Ecco perché spesso si va incontro a delle delusioni che minacciano la coppia, esponendola al rischio di tradimento. Le motivazioni di un tradimento sono diverse. Si tradisce per il bisogno di distrarsi dalla monotonia della quotidianità, per vendetta, perché si è sperimentato in passato come vittima il tradimento, per esprimere la propria libertà sessuale. Altre volte non si è soddisfatti della propria relazione di coppia e della sessualità non appagante con il proprio partner, e attraverso l’adulterio ci si augura di vivere quelle emozioni fondamentali per tutti come il sentirsi corteggiati, desiderati, unici per la persona amata. Infine, c’è chi non ama più il proprio partner, per cui sperimenta dei vuoti all’interno della propria relazione che sente il bisogno di colmare con nuovi flirt. Dobbiamo stare molto attenti, poiché il tradimento è sempre dietro l’angolo. Dai dati dell’AMI (Ass. Avv. Matrimonialisti Italiani) nel 2018 emerge che solo tre coppie su dieci sarebbero fedeli. Anche le coppie più solide sarebbero così a rischio. L’adulterio oggi non si consuma solo nel luogo di lavoro, in palestra o in vacanza, ma la vera minaccia ormai è Internet, poiché risulta accessibile, affidabile e anonimo. Social network, chat, siti d’incontri, sono i nuovi contesti dove conoscere nuove persone con cui condividere passioni, desideri o parlare di sesso, mettendoci di fronte al rischio di una nuova forma di tradimento: il micro-cheating, ossia la micro-infedeltà, comportamenti apparentemente innocui, assimilabili all’adulterio, come controllare frequentemente il profilo di una persona o i suoi post sui social; scambiare messaggi con altre persone all’insaputa del proprio partner; non dichiarare il proprio stato sentimentale durante una conversazione in chat; scambiarsi foto piccanti. L’adulterio mette a dura prova la coppia e può segnare la fine di una relazione. Alcune volte però rappresenta una grande opportunità, per rilanciarsi, per rimettersi in discussione e nutrire il rapporto di nuova linfa vitale. In questi casi genera una crisi dolorosa ma necessaria per il processo di crescita e maturazione della coppia. Buona estate a tutti e state sempre vigili.

sos caldo

sos caldo

Articolo di Maria Concetta Manticello    Foto di Samuel Tasca

Cani e gatti soffrono in modo particolare il caldo estivo, che può determinare seri disturbi fisici. In estate è facile che i nostri animali domestici, chiusi negli appartamenti, soffrano di depressione, stress, ansia, inappetenza e non di meno senso di abbandono e solitudine. Con il caldo aumenta anche il rischio di aggressione e proliferazione d’insetti e parassiti. Per impedire questo è conveniente usare in maniera sistematica un buon antiparassitario, informatevi sempre dal vostro veterinario. Uno dei pericoli maggiori ai quali può andare incontro il nostro cane è il cosiddetto “colpo di calore”, che è determinato da un’eccessiva esposizione dell’animale alle alte temperature. Il colpo di calore si manifesta con respirazione molto accelerata, vomito, elevata temperatura corporea, difficoltà a camminare, fino a raggiungere, nei casi più estremi, le crisi convulsive e il collasso. In queste circostanze la prima cosa da fare è bagnare o avvolgere il cane con un telo fresco e bagnato, e portarlo, il prima possibile, in un centro veterinario attrezzato per essere sottoposto a una terapia mirata. Per evitare questo tipo di problemi e trascorrere un’estate serena con i nostri amici a quattro zampe è utile adottare alcune precauzioni e seguire semplici consigli per proteggerli. Ecco di seguito le più importanti estrapolate dal sito invacanzaconloro.it, messo a punto dalla Lega Nazionale Difesa del Cane:
• Non lasciatelo in auto, durante i mesi più caldi, anche se tenete i finestrini parzialmente aperti e l’auto posteggiata all’ombra, perché la temperatura interna può salire di molto e avere esiti drammatici.
• Limitate l’esercizio fisico nelle ore più calde;
• Per quanto riguarda le passeggiate, preferite le ore più fresche o al mattino presto o la sera;
• Fondamentale è curare bene la loro alimentazione, parlatene con il vostro veterinario. Non obbligatelo a mangiare, durante i periodi di caldo è abbastanza normale che molti cani diventino inappetenti;
• Assicuratevi che il cane abbia sempre a disposizione acqua fresca e pulita;
• Usate una crema solare a schermo totale, soprattutto per gli animali a pelo chiaro.
E per augurare una felice estate ai nostri beniamini regaliamo loro una pillola di benessere, che cosa ci può essere di più buono di un bel gelatino? Anche loro come noi hanno bisogno di appagamento e refrigerio anche attraverso il gusto. All’estero il gelato per cani spopola. In Italia le pasticcerie dedicate a loro cominciano a nascere, personalmente ho visitato a Brema la pasticceria-gelateria di Leonardo Caprarese, che con le sue specialità ha deliziato la mia cagnolina, se vi trovate in zona e siete in compagnia del vostro cane, fate una sosta, lo renderete felice.