Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Mettiamo su famiglia: il difficile compito di diventare genitori

Affrontare responsabilmente il desiderio di avere un figlio e poi dedicarsi alla sua formazione significa per i genitori creare un profondo rapporto emotivo con il partner e con il proprio figlio. La genitorialità è un passaggio psicologicamente delicato, poiché durante l’attesa si formano “rappresentazioni genitoriali”, fantasie e aspettative, che condizioneranno il tipo di accudimento dei bisogni fisici, affettivi, cognitivi e sociali prestati al bambino. La capacità delle coppie di gestire la transizione verso la condizione di genitori dipende dall’età e dalla maturità dei genitori, dalla relazione con i propri genitori, dal sostegno sociale di parenti, amici e servizi, e dal livello di soddisfazione coniugale prima dell’arrivo del figlio. Ciascuna famiglia si caratterizza per un particolare stile educativo, inteso come quell’insieme di atteggiamenti che il padre e la madre manifestano nei confronti dei figli, creando quel clima emotivo attraverso dei comportamenti specifici, volti ad ottenere determinati risultati educativi. Lo stile educativo si caratterizza per il controllo, le richieste che i genitori fanno ai figli per integrarli nella famiglia e nella società, sollecitando comportamenti maturi, e per il supporto, le azioni finalizzate a favorire l’affermazione di sé attraverso espressioni di sostegno e calore (vicinanza affettiva) e disponibilità a soddisfare bisogni e richieste del figlio. Ciascuna coppia genitoriale darà più importanza a una di queste dimensioni, generando così diversi stili educativi: lo stile autoritario, con alto controllo e basso supporto; lo stile autorevole, con alto controllo e alto supporto; lo stile indulgente-permissivo, con alto supporto e basso controllo; lo stile negligente-trascurante, con basso controllo e basso supporto. Generalmente in ogni famiglia si ritrova uno stile intermedio formato dalla mescolanza di tratti dei vari stili con uno stile predominante. Il compito di svolgere la propria genitorialità rappresenta un’ esperienza che cambia la vita personale e di coppia degli adulti e chiama in causa diverse componenti: un ambiente adeguato allo sviluppo psicologico del bambino per rispondere alle sue richieste e ai suoi bisogni; una relazione equilibrata e positiva con il figlio; un’ ottima qualità della relazione di coppia dei genitori; le caratteristiche del bambino (sesso, temperamento, ecc.); il modo in cui i genitori sono stati a loro volta educati dai propri genitori; la presenza di altri figli, la capacità di modificare i propri comportamenti e atteggiamenti in relazione al nuovo ruolo di genitore, e il sostegno sociale, economico, parentale e/o amicale (nonni, zii, amici, vicini, ecc.). I figli, quindi, rappresentano una grande realizzazione per la persona, ma anche un grande impegno e una responsabilità: per la donna potrebbe nascere la difficoltà di conciliare l’attività lavorativa con il ruolo di madre, ma anche per il padre potrebbero nascere sensi di colpa in relazione ad una scarsa partecipazione alla vita del figlio per i troppi impegni lavorativi. Il segreto per godersi la maternità e la paternità è non perdere di vista sè stessi, il proprio partner e la propria relazione, poiché un genitore soddisfatto avrà certamente un bambino felice.

Bianca Pet a cura di Maria Concetta Manticello

L’Italia è un paese che ama molto gli animali domestici, agli italiani piace condividere la vita con un pet. Nelle nostre case vivono quasi: 30 milioni di pesci; 13 milioni di uccellini; 1,8 milioni di piccoli mammiferi, conigli, furetti e roditori; 1,3 milioni di rettili, tartarughe, serpenti e iguane; 7 milioni di cani e ben 7,5 milioni di gatti. Naturalmente i gatti e i cani, riconosciuti da molti stati esseri senzienti, ricoprono a pieno titolo il ruolo di veri amici dell’uomo. Anche se il rapporto che si stabilisce tra il gatto e l’essere umano è diverso da quello che si può stabilire con un cane.

I felini domestici dimostrano l’affetto a modo loro, forse perché il loro comportamento non sempre viene capito, così sul piccolo felino continuano a girare dicerie e luoghi comuni che non hanno nessun fondamento scientifico, ad esempio: si affeziona alla casa e non al padrone; è opportunista; non si fa mai male perché casca sempre in piedi; non obbedisce, quindi, non è intelligente e qualche volta, specialmente se è nero, porta pure sventura. A chi non è mai capitato di sentire parlare in questo modo dei gatti!

In realtà il gatto è dolce ma riservato, intelligente ma non obbediente, autonomo ma bisognoso di cure e affetto, ama la casa ma anche stare fuori, domestico ma anche selvatico. È dal 1990 che in Italia si celebra la loro festa, il 17 Febbraio. Mentre la Giornata Internazionale del Gatto, indetta nel 2002 dall’International Fund for Animal Welfare, si celebra l’8 Agosto. In Italia la giornalista gattofila Claudia Anceletti propose un referendum tra i lettori di una rivista specializzata per stabilire un giorno da dedicare a questi felini. La proposta vincitrice ha evidenziato e messo il punto su molteplici significati:

1) Febbraio è il mese del segno zodiacale dell’acquario e i nati sotto questo segno sono spiriti liberi e anticonformisti, proprio come i gatti, che non amano sentirsi oppressi da molte regole.

2) Tra i detti popolari febbraio viene definito “il mese dei gatti e delle streghe”.

3) Il numero 17, nella nostra tradizione è sempre stato ritenuto un numero portatore di sventura, stessa sorte che, in tempi passati è stata riservata al povero gatto.

In realtà, se il gatto è amato e ben trattato sin da piccolo, si affeziona tantissimo al suo proprietario e affronta con lui anche viaggi e traslochi. Io ho beneficiato per molti anni della compagnia di una bellissima gattina persiana, di colore bianco, si chiamava Pallina e aveva degli splendidi occhi gialli. Pallina trascorreva con me interi pomeriggi acciambellata sullo scrittoio mentre studiavo, solo guardarla e accarezzarla mi trasmetteva tanta serenità e grazie alla sua piacevole conoscenza posso senz’altro dire che ho ricevuto tanto affetto, ma tanto tanto…  Ricordi bellissimi custoditi per sempre nel mio cuore.

Articolo a cura di Alessia Giaquinta

La nostra splendida Isola, secondo una leggenda, ha preso il suo nome da una principessa araba: Sicilia, appunto.

Si narra che la nascita della fanciulla, fosse legata a una tremenda profezia, ella, infatti, raggiunto il quindicesimo anno di età, avrebbe dovuto lasciare la propria terra (il Libano) e avventurarsi da sola nelle acque del Mediterraneo per sfuggire a un terribile mostro pronto a divorarla.

La principessa, dunque, si mise in viaggio su una barchetta, senza meta, ansiosa di approdare in qualche posto che avrebbe determinato la sua salvezza.

Passarono i giorni e i mesi, e Sicilia continuava a navigare nel Mar Mediterraneo, intanto i suoi rifornimenti di cibo iniziavano a scarseggiare…

Proprio quando lo scoraggiamento stava per avere la meglio, la fanciulla giunse in una terra disabitata, piena di frutti, magnifici fiori, con tante risorse e riscaldata dal sole. Un posto veramente splendido!

Sicilia, finalmente, ebbe di che sfamarsi ma, col passare del tempo, divenne sempre più triste. Non aveva nessuno con cui parlare, nessuno con cui condividere le bellezze di quell’Isola.

Un giorno giunse un giovane a farle compagnia. Egli spiegò alla fanciulla che erano i soli a essere in quella terra: una terribile pestilenza, infatti, ne aveva ucciso tutti gli abitanti. Sarebbe toccato a loro ripopolarla.

I due, così, si unirono diventando i capostipiti del popolo siciliano.

L’Isola prese il nome della principessa grazie alla quale si ripopolò quella meravigliosa terra di cui noi, oggi, siamo abitanti e figli, figli per l’appunto di Sicilia.

Articolo a cura di Alessia Giaquinta

Uno dei personaggi emblematici della nostra Sicilia è sicuramente Giufà, il ragazzo ingenuo e contorto, incredibilmente fortunato e in qualche modo filosofo, protagonista di numerose novelle che ci parlano di un mondo contadino e sempliciotto lontano dal nostro, eppure sempre contemporaneo.
In uno dei racconti tramandatici, si narra che Giufà, il giorno di Natale, fu mandato dalla madre a comprare la trippa dal macellaio, con la raccomandazione di ripulirla per bene.
Giufà allora, dopo averne acquistato un pezzo, decise di immergerla nelle acque del mare. Poco convinto del risultato, Giufà chiese aiuto a uno dei pescherecci che si trovava lì nei pressi. I marinai, allarmati dalle urla del ragazzo, si apprestarono a giungere a riva pensando che fosse successo qualcosa di grave: mai potevano immaginare che Giufà volesse chiedere loro se la trippa era stata pulita per bene.
A questo punto esistono delle varianti della storia.
Quella che ho scelto di raccontare vuole che il giovane Giufà, in preda alla confusione, decise di tornare a casa e chiedere consiglio alla madre che, nel frattempo, era uscita per recarsi alla Santa Messa di Natale.
Giufà, allora, la raggiunse in chiesa.
Proprio in quel momento, il sacerdote dal pulpito stava facendo un’omelia sui rischi dei peccati di gola. “Per la ventri (la trippa) – diceva il prete – si robba e s’ammazza. La gola è uno dei peggiori vizi”.
Giufà, a quelle parole, lanciò in aria la trippa e fuggì, onde evitare di cadere in tentazione.
Buon Natale, amici lettori di Bianca, e…badate bene a non fare come Giufà, sarebbe un vero peccato!

Bianca Pet a cura di Maria Concetta Manticello

Le vacanze estive sono ormai un nostalgico ricordo e tra una cosa e l’altra eccoci a festeggiare un nuovo Natale. Ormai ci siamo, scatta la ricerca dei regali più curiosi, ci si prepara a organizzare pranzi e cene, per trascorrere ore felici insieme alle nostre famiglie. Anche quest’anno molti italiani hanno pensato di regalare o adottare un cagnolino, una bellissima idea, che però comporta responsabilità e consapevolezza. Prendersi cura di un animale domestico vuol dire prestare costante attenzione alle sue necessità.
Un cane deve essere amato, curato e accudito dal suo ingresso in famiglia fino all’ultimo dei suoi giorni.
Nella mia famiglia, dieci anni fa, a farci compagnia è arrivata Gea, una dolcissima barboncina, che è la nostra gioia, non potremmo più fare a meno di lei, un membro a pieno titolo del nostro nucleo familiare. Grazie a lei, posso dire: che meraviglia avere un cane.
La relazione con un cane è speciale, unica e disinteressata, favorisce il buon umore e aiuta senza sforzo a fare attività fisica, camminare insieme con lui, contribuirà a consolidare il vostro legame. Inoltre il nostro amico può essere un rimedio contro la solitudine e lo stress, perché ci aiuta a intrattenere rapporti sociali. Ci regala benessere e relax a costo zero. Quanto è bello addormentarsi vicini sul divano facendoci avvolgere dalla sua serenità. Oppure quando si gira per essere rassicurato che sei lì con lui, quando ti segue ovunque vai, quando stai per uscire e vuol venire anche lui, quando viene da te per farsi confortare o quando si mette a pancia in su, perché ha voglia di essere accarezzato. E non parliamo dell’accoglienza gioiosa che ci riserva quando ritorniamo a casa, anche se è rimasto da solo per pochissimo tempo. I cani sono creature fantastiche, che ci rallegrano la vita con il loro amore e la loro tenerezza. Se tratterai il cane come si deve, sarai inondato da amore, amicizia e lealtà. Per tutto quello che ci regalano e per il poco che chiedono, per farli vivere in buona salute il più a lungo possibile, diamo solo cibo adatto a loro. Io seguendo i consigli della veterinaria, utilizzo da sempre prodotti Royal Canin.

Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Il 2018 è quasi concluso e noi stiamo per entrare ufficialmente nel vivo di uno dei periodi più attesi dell’anno, ossia quello delle “Feste Natalizie”, che ricordano le luci scintillanti, la musica, le liturgie, il buon cibo, gli amici e le grandi riunioni familiari. A volte però proprio ciò che dovrebbe rilassarci e farci stare bene, come i momenti di condivisione con le nostre famiglie d’origine, diventa fonte di stress per la coppia e per l’intera famiglia, al punto da sentirsene travolti. Spesso ci dobbiamo confrontare con famiglie allargate, fatte da figli di precedenti matrimoni, ex coniugi, parenti che vivono lontano, situazioni familiari in cui è difficile conciliare culture, credenze e stili di vita. Può succedere che quel periodo, che nell’immaginario comune viene dipinto come una ricorrenza amata e desiderata, diventi invece per alcuni una festività da “cancellare”. La miglior soluzione è certamente evitare le situazioni di disagio che ci creano malessere, ma quando ciò non è possibile, il nostro corpo manda svariati segnali del nostro disagio emotivo: disturbi gastrici, nausea, mal di stomaco, mal di testa. Non è il cibo elaborato e abbondante che non riusciamo a “digerire”, ma le situazioni, le persone e le relazioni con esse. Festeggiare e condividere il lungo periodo delle feste può essere molto impegnativo in questi casi, ma può di certo risultare più semplice e piacevole per tutti, se si seguono alcuni piccoli accorgimenti. Bisogna sempre affermare e delineare il confine tra la coppia o la famiglia da genitori o suoceri che per la troppa affettività, rischiano di entrare nella nostra intimità, invadendola o addirittura travolgendola. Ai vostri cari probabilmente occorrerà un po’ per accettare quei confini sani che voi avete stabilito, ma, con il tempo, ne vedranno tutti i benefici e se questo non avverrà, sarete voi comunque a goderne. Definite le vostre aspettative rispetto a come volete trascorrere le feste e con chi, poiché una sana comunicazione aiuta a evitare malintesi e rancori reciproci. Infine, bisogna imparare anche a dire “No”, poiché non possiamo accontentare tutti e poi sentirci sopraffatti; la qualità del tempo trascorso è più importante della quantità. Il Natale ha la sua magia ed è bello poterlo vivere rispettando se stessi e le proprie tradizioni, ossia come un’offerta autentica per sé e per i propri affetti. Evitare a tutti costi di far felici gli altri aiuta a rimuovere molte delle barriere emotive alla risoluzione dei conflitti. E adesso, carichi di aspettative e buoni propositi, prepariamoci a goderci in pieno le “Nostre Feste”.

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Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Inizia la scuola e per molti genitori inizia un vero e proprio “calvario”, poiché il proprio figlio sembra non capire la lettura, si distrae facilmente, sembra non riuscire a eseguire i calcoli, e così i compiti sembrano interminabili e seguiti da un innalzamento della tensione a casa che di certo non migliora la situazione. È probabile che siamo davanti ad un bambino con DSA. Non bisogna preoccuparsi, ma certamente intervenire il più precocemente per aiutarlo nel migliore dei modi. I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (D.S.A.) comprendono la dislessia, la discalculia, la disortografia e la disgrafia, difficoltà presenti nella lettura, nel calcolo e nella scrittura e interessano una percentuale abbastanza alta di bambini in età scolare (2,5-3 per cento). Hanno un’ origine neurobiologica e riguardano bambini normodotati cognitivamente, ecco perché sono chiamati “specifici”, in quanto interessano specificatamente l’area degli apprendimenti e non altre. La diagnosi di DSA è fatta intorno ai sette anni, quando il bambino ha acquisito abbastanza dimestichezza con lettura, scrittura e calcolo e riesce a comprendere il significato simbolico di numeri e lettere. Bisogna certamente rispettare le tappe di sviluppo di ciascun bambino, ma è fondamentale fare una diagnosi precoce per ottenere maggiori miglioramenti. Già alla scuola dell’infanzia è possibile individuare, attraverso test standardizzati somministrati da un esperto, “indicatori” di eventuali difficoltà di apprendimento successive. Alcuni dei sintomi che si possono presentare alla scuola primaria sono: lettura poco fluente e con errori, scarsa comprensione del testo e difficoltà a ricordare, grafia poco leggibile, inversione o sostituzione di lettere, difficoltà a imparare le tabelline. Il bambino, nonostante la sua intelligenza e l’impegno esagerato, non riesce a ottenere i risultati sperati e a risentirne è anche la sua autostima. La Legge n.170 dell’8 ottobre 2011, non prevede l’insegnante di sostegno per i DSA; la scuola, però è tenuta redigere un Piano Didattico Personalizzato che prevede l’attuazione di strumenti compensativi e/o dispensativi necessari per il bambino. Bisogna sottolineare che un bambino con DSA non è un bambino che non può apprendere ma che apprende in modo diverso. Con questi accorgimenti e il PDP potranno stare a passo con la classe. Una diagnosi tardiva, un mancato utilizzo degli strumenti o del sostegno didattico pomeridiano, là dove è necessario, rappresentano un grave rischio per la crescita, la personalità e la stima del minore. Oggi esistono molti “doposcuola specialistici”, dove i bambini vengono aiutati da “professionisti” a tirare fuori “il meglio di sé” e vivere così la scuola più serenamente.

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Articolo di Maria Concetta Manticello

Che il cane sia il migliore amico dell’uomo è un dato di fatto, sin dall’epoca del cinema muto a oggi i cani sono stati gli animali cui sono stati dedicati diversi film e serie Tv.
Il primo cane a guadagnarsi i gradi di “divo” del cinema è stato Rin Tin Tin, un Pastore Tedesco che, sin dal 1923, ha rappresentato il cane eroico che collaborava con l’esercito americano lungo la frontiera occidentale. Rin Tin Tin divenne protagonista di film, fiction e fumetti per ragazzi e la sua zampa è finita sulla Walk of Fame di Hollywood. Antagonista di Rin Tin Tin è stato nel 1943, il film “Torna a casa Lassie”. Il suo successo in Italia fu tale che per decenni la razza canina Collie fu chiamata proprio Lassie, come il cane protagonista. Chi di noi non ha pianto seguendo i mille imprevisti che doveva affrontare Lassie pur di poter tornare a casa dal proprio padroncino. Anche lei si è meritata la sua stella d’onore sulla famosa passeggiata hollywoodiana delle celebrità. Se Rin Tin Tin e Lassie, con le loro avventure eroiche e drammatiche, hanno accompagnato i bambini degli anni ‘50 e ‘60 anche ai ragazzini degli anni ‘90, di certo non sono mancati i loro cani di riferimento.
Grandissimo successo mondiale al cinema nel 1992 ha avuto Beethoven, gigantesco San Bernardo che dopo il successo della prima pellicola, è stato protagonista di ben altri diciassette film oltre ad una serie di cartoni animati. In Tv il cane più celebre degli ultimi anni è stato sicuramente il commissario Rex, protagonista dell’omonima serie. Nel 2009 il film Hackiko, ha avuto come protagonista un cane giapponese di razza Akita.Tratto da una storia vera, straordinariamente commovente, a dimostrazione di una fedeltà autentica e assoluta. Hackiko era legato al suo padrone a tal punto che è stato capace di aspettarlo per dieci anni alla stazione ferroviaria di Shibuya, dove scendeva al ritorno dal lavoro. Hackiko per molto tempo, anche dopo la morte dell’uomo, ha aspettato invano il suo amato padrone. Oggi alla stazione di Shibuya, proprio nel punto esatto dove era solito mettersi in attesa, è stata collocata una statua che lo raffigura e che onora questo incredibile atto di fedeltà e amore.
Nel 2012 esordisce in Tv Uggie, un Jack Russel Terrier, che per la sua interpretazione nel film ‘’The Artist’’ ha portato a casa il Palm Dog al Festival del Cinema di Cannes e il Golden Collar Award. Purtroppo la piccola star è venuta a mancare lo scorso anno, a causa di un male incurabile. Tuttavia anche la sua impronta è impressa nella Walk of Fame di Hollywood a ricordare le sue grandi capacità cinematografiche.
Infine come non parlare di Italo, un bellissimo cane randagio protagonista dell’omonimo film uscito nel 2014. Il film, basato su una storia vera, è ambientato nella bellissima Scicli dove, un giorno arriva il cane che, anche se all’inizio creerà un poco di scompiglio e paura, pian piano conquisterà tutti, fino a conquistare la cittadinanza onoraria, diventando simbolo di Scicli.

kore-inferi

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A cura di Alessia Giaquinta

E se fosse estate per sempre? Beh, magari a molti non dispiacerebbe ma, ahimè, non è possibile! Perché? Lo racconta un mito che prende avvio proprio dalla nostra terra, dal lago di Pergusa con esattezza.
Si narra, infatti, che qui passeggiasse, insieme alle Oceanine, la bella Kore, figlia della dea Demetra e di Zeus. Ade, dio degli inferi, stanco delle tenebre del suo regno, quel giorno decise di fare un giro sulla terra, apprezzando le bellezze che la luce del sole gli rendeva manifeste. Giunto presso il lago di Pergusa, trovò Kore intenta a passeggiare e ne rimase incantato. Fu un attimo: il dio rapì la giovane dea e la portò con sé negli inferi facendola diventare sua sposa. Demetra, madre di Kore, cercò la figlia disperatamente: giunse sino al vulcano Etna, dove accese delle fiaccole perché qualcuno rispondesse al suo grido d’aiuto. A coloro che le donavano ospitalità, lei ricambiava con il dono del grano poiché lei era la dea della terra coltivata e delle messi.
Giungendo a Trapani, alla ricerca della figlia, Demetra perse la falce. Da qui il motivo del promontorio falcato della città di Trapani. Dopo nove giorni e nove notti di vane ricerche, Demetra implorò l’aiuto di Zeus: lui doveva essere sicuramente a conoscenza del luogo in cui si trovasse la figlia. Zeus però non accontentò la richiesta di Demetra che, piena di rabbia, decise di provocare una grande siccità in tutta l’Isola. Così iniziarono a morire piante, animali, e pian piano anche gli uomini.
Zeus, a questo punto, per placare le conseguenze dell’ira di Demetra, chiese al fratello Ade di riconsegnare la figlia e questi obbedì. Prima di rimandarla sulla terra, però, Ade le fece mangiare qualche chicco di melograno, simbolo della fedeltà coniugale che l’avrebbe legata per sempre al regno dei morti.
Si giunse così a un accordo: Kore avrebbe trascorso una parte dell’anno sulla terra insieme alla madre Demetra e per il tempo restante sarebbe tornata negli inferi, fedele al marito. È per questo motivo che, in Sicilia, percepiamo come se ci fossero due stagioni: una “buona” che corrisponde alla venuta di Kore sulla terra e una tinta (cattiva) che inizia con la dipartita della dea verso il regno dei morti.
La madre, Demetra, infatti, dona abbondanza e fertilità alla terra solo in presenza della figlia: ecco dunque la primavera e l’estate e, in contrasto, l’autunno e l’inverno, stagioni non produttive perché Demetra piange la figlia, vittima di un amore che ruba – anche a noi – il calore della bella stagione.

 

Articolo di Redazione   Foto di Samuel Tasca

Sicilia: terra di eccellenze, luogo in cui convivono e si nutrono a vicenda tradizione e innovazione, Isola che pullula di energia, ammalia con il suo fascino, stupisce con la biodiversità dei suoi territori. È qui che siamo nati, siamo cresciuti e viviamo. È questa la bellezza che vogliamo tutelare, promuovere e celebrare. Con questa mission, insieme ai “Giovani Imprenditori di Confcommercio Catania”, la nostra realtà editoriale ha creato l’associazione e il premio “I Paladini della Cultura”. L’obiettivo è quello di andare alla scoperta delle eccellenze della nostra isola e premiare le personalità o le realtà che incarnano nel loro impegno quotidiano l’autenticità siciliana, la sapienza e la creatività della sua gente.
Vuoi diventare anche tu “Paladino della Cultura”?
Crediamo nell’importanza e nelle immense opportunità che la sinergia e la rete possono mettere in campo per sostenere e finanziare progetti e iniziative culturali. La nostra associazione promuoverà azioni di crowdfunding e sarà aperta a tutti coloro che vorranno sposare la questa causa. Inoltre, coinvolgeremo Onlus, enti pubblici e privati, e tutte le personalità che condividono, senza fini di lucro, la valorizzazione del patrimonio culturale siciliano. Per il 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale, abbiamo deciso di sostenere l’Opera dei Pupi di Catania che nel 2001 è stata dichiarata dall’Unesco “Capolavoro e Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità” e successivamente, dopo l’approvazione a Parigi nel 2003 della “Convezione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”, è stata confermata nella “Intangibile Heritage List” nel 2008. Lo facciamo offrendo il nostro contributo per l’apertura del “Teatro Stabile dell’Opera dei Pupi” a “Le Ciminiere”, finalmente assegnato alla Marionettistica dei Fratelli Napoli e la realizzazione, sempre a Catania, di uno spazio museale per la tutela dei Pupi e del patrimonio scenico che rischia di perdersi con il passare del tempo.
La Marionettistica dei Fratelli Napoli, fondata nel 1621 a Catania da Don Gaetano Napoli, oggi giunta alla quinta generazione, porta da sempre in Italia e nel mondo la cultura popolare siciliana. Con la nostra iniziativa vogliamo contribuire affinché una tradizione artistica apprezzata e richiesta in manifestazioni di tutto il mondo possa continuare a vivere nella propria terra.
Per saperne di più visita il nostro sito paladinidellacultura.it e sostienici donando il tuo contributo
(IBAN: IT 53Z0503683960CC0411274004).
Tutti i nostri sostenitori riceveranno in omaggio il libro “Piacìri” dello chef Roberto Toro.