Articolo di Alessia Giaquinta   Foto di Alessio Micieli

Qualcuno ricorderà sicuramente quanta poesia c’era nel vedere le mani della nonna che impastava l’antenato dell’uovo di Pasqua, il cosiddetto aceddu cu l’ova.
Considerato Prodotto Agro-alimentare Tradizionale siciliano, si tratta di un dolce preparato durante la Settimana Santa per poi essere regalato alle persone care, ai nipotini – in genere – e anticamente alle fidanzate.
Questa tradizione attinge dalla simbologia pagana le immagini della fertilità (condizione tipica della stagione primaverile, in riferimento alla Terra) rispettivamente rappresentate dall’uccello, che allude alla sessualità maschile, e dall’uovo che richiama la sessualità femminile.
Indubbiamente, in chiave religiosa esse sono legate alla rinascita cristiana.
Aceddu (uccello) in realtà è la colomba, segno di riconciliazione dell’uomo con Dio. Si pensi, a questo proposito, alla narrazione biblica del diluvio universale: Noè, abbassatesi le acque e conclusa la tempesta, manda una colomba sulla terra. Quando questa torna, portando un ramoscello d’ulivo nel becco, Noè capisce che l’ira di Dio si è placata.
Simbolo di pace, dunque. Pace realizzata completamente con il sacrificio della morte di Gesù, vera colomba.
Non è la morte, però, che si festeggia a Pasqua ma la vita, la rinascita, la Resurrezione di Cristo.
Allo stesso modo del sepolcro che accolse Gesù fino al momento della sua salita al Cielo, l’uovo racchiude al suo interno una vita che emergerà solo quando questo si sarà schiuso.
L’arte culinaria contadina, di un tempo, non poteva non prestare attenzione a tali simboli, creando così aceddu cu l’ova.
È da sottolineare che, in alcune zone della Sicilia, questo dolce veniva regalato solo ai maschietti mentre alle femminucce lo si donava con una forma diversa: un cestino o una borsetta con all’interno l’uovo. È chiaro come riemerge la simbologia legata alla sessualità.
Belli da vedere, buoni da mangiare e carichi di significati. Realizzati con pasta di pane, o con pasta di biscotto – dalle famiglie più abbienti – e adornati con zuccherini, cioccolato o codette, aceddu cu l’ova non mancava mai a tavola il giorno di Pasqua.
Oggi sostituite dall’uovo di cioccolato, questo dolce tradizionale resta appannaggio delle poche donne anziane che ne conservano la ricetta, i metodi di preparazione e che cercano, con difficoltà, di tramandare alle nuove generazioni.
Chissà come sarebbe lo sguardo di un bambino, oggi, che al posto dell’uovo di Pasqua riceverebbe in dono aceddu cu l’ova. Forse deluso, forse stupito o magari incuriosito. Chissà!
Certo è, però, che se qualcuno gli dicesse di lavare le manine, impastare la pasta, bollire l’uovo e poi decorarlo, il risultato sarebbe garantito: si sarebbe divertito – molto più di giocare con dei videogiochi – e avrebbe conosciuto una tradizione che ci appartiene e, come tale, non può, non deve essere dimenticata! È una sfida. Chi l’accetta?

 

 

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