Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Andrea Tuttoilmondo

Nella straordinaria cornice di Militello in Val di Catania, città ricca di chiese, musei, ex monasteri, palazzi e fontane tardo barocche dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’umanità insieme agli altri sette centri del Val di Noto, dal 10 al 12 maggio si è svolta la Fiera Mediterranea del Cavallo, trasformando così la Tenuta Ambelia nel centro del mondo equestre. L’iniziativa è stata organizzata dalla Regione Siciliana con il coinvolgimento degli assessorati per l’Agricoltura, il Turismo, le Attività produttive, i Beni culturali, dopo aver rimesso a nuovo l’antica Tenuta, grazie a un imponente restauro, dopo anni di incuria e abbandono. La struttura, appartenente in età feudale ai nobili locali, sin dall’Unità d’Italia è stata una Stazione di monta dello Stato attraverso il ministero della Guerra, è gestita dall’Istituto di incremento ippico, con l’obiettivo di tutelare le razze autoctone siciliane: il Cavallo orientale, il Cavallo sanfratellano, l’asino ragusano e l’asino di Pantelleria. Infatti, dopo Lazio e Lombardia, con il 9,4 per cento del totale nazionale, la Sicilia è la terza regione per capi di equidi allevati: dalla Banca nazionale delle razze autoctone, gestita dal Mipaf, risultano attualmente allevati 1.256 cavalli sanfratellani, 3.454 asini ragusani e 77 asini panteschi. Gli allevamenti di asini nell’Isola sono 1.113, quelli di cavalli 15.752 e 44 di muli. La Fiera Mediterranea del Cavallo intende rilanciare le razze degli equidi autoctone italiane e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e promuovere il territorio dell’Isola, soprattutto nei suoi itinerari “minori”, cioè quelli al di fuori delle Guide ufficiali. Diverse le iniziative di carattere sportivo, ludico e culturale che hanno scandito questa tre giorni: le competizioni agonistiche, il carosello di muli, l’esibizione acrobatica della campionessa mondiale di volteggio Anna Cavallaro, l’ippoterapia, convegni e seminari, stage nazionale attacchi e monta da lavoro Endas e la rievocazione storica in costumi d’epoca del “Gran ballo del principe”. Invece, balli di gruppo, fattoria didattica, angolo della biodiversità e giri su mini pony e carretti siciliani sono stati dedicati ai bambini. Sono stati esposti 48 reperti archeologici provenienti da svariati musei siciliani nella mostra “Il cavallo nella storia”, alcuni dei quali risalenti a 12 mila anni fa.

La Fiera del Cavallo è stata un’occasione straordinaria per consentire alle oltre 30.000 persone (famiglie con bambini, intere scolaresche, addetti ai lavori, appassionati e semplici curiosi) che hanno affollato la Tenuta Ambelia, attraverso il cavallo, di esplorare le nuove frontiere del turismo esperienziale, del tempo libero, in un contesto naturale straordinario con esibizioni sportive, visite guidate e degustazioni con le eccellenze enogastronomiche siciliane, animando le isole espositive allestite all’interno dei 45 ettari della seicentesca tenuta di Militello in Val di Catania. «Sono veramente contento e soddisfatto del risultato – evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci – non è tuttavia un punto di arrivo, ma solamente l’inizio di un percorso che punta a riqualificare un bene pubblico e a valorizzare un territorio, promuovendo gli sport equestri in un’Isola nella quale il rapporto tra uomo e cavallo ha radici lontanissime. Il successo di pubblico è il risultato di un gioco di squadra che ha visto un lavoro sinergico tra otto assessorati e numerosi dipartimenti regionali. Da domani saremo già a lavoro per la nuova edizione della Fiera, che si terrà dal 15 al 17 maggio 2020, facendo tesoro dei suggerimenti arrivati dai visitatori». Già da giugno prenderanno il via nuove manifestazioni e proseguiranno i lavori per rendere Ambelia un impianto per gare nazionali ma soprattutto farla diventare la “casa del cavallo” in Sicilia oltre che un ponte virtuale di comunicazione tra l’Oriente e l’Occidente per porre la nostra Isola al centro del Mediterraneo.

 

 

Articolo di Salvatore Genovese   Foto di Oliver Kendle

E siamo a 12! Un bel traguardo per il Vittoria Jazz Festival e Cerasuolo Wine, una manifestazione, organizzata dall’associazione Sicily Jazz Music, cresciuta nel tempo e che costituisce oggi una delle più qualificate session di musica jazz, ed è concreta espressione, ad alto livello, di quel genere musicale di origine afro-americana, nato nei bordelli, dove addirittura si ballava, ma che si è evoluto fino a diventare musica colta, quasi di nicchia, destinata a chi ama sonorità particolari e forme ritmiche pulsanti; ma è soprattutto nell’improvvisazione che il jazz trova la sua migliore e più singolare caratteristica.
Ad esprimerla a livelli altissimi è Francesco Cafiso, nato a Vittoria, ma diventato oggi cittadino del mondo. Solo per dare un’idea, la sua ultima tournée ha suonato ad Abu Dhabi, Dubai, Berlino, Parigi, Lisbona.Ed è facile pensare che all’origine del Vittoria Jazz Festival ci sia lui, Francesco Cafiso, che ne è il direttore artistico.
Quest’anno la manifestazione si snoderà in tre weekend, dal 1° al 16 Giugno, con performance di notevole livello. Solo per citarne qualcuna: Domenica 2 giugno si esibirà il sassofonista portoghese Ricardo Toscano; poi Domenica 9, con l’Italian Songbook proposto dal trombettista Luca Aquino; a chiudere il festival, l’esordio della Vittoria Jazz Festival Orchestra, formata tutta da musicisti siciliani, con special guest Francesco Cafiso. Ma anche le altre proposte musicali che compongono questa edizione sono delle vere e proprie chicche.
Festival che, oltre alla tradizionale location di Piazza Enriquez, troverà accoglienza anche nel Chiostro del Convento delle Grazie, per un concerto di musica/teatro tratto da “L’inseguitore” di Julio Cortazar, e a Piazza San Giovanni, per una jam session, iniziativa che ritorna dopo alcuni anni di assenza.
Ad affiancare ed arricchire la manifestazione, le degustazioni di Cerasuolo di Vittoria Docg proposte da cantine vinicole locali.
Spettacolo nello spettacolo, il pubblico: una marea di gente che segue, che partecipa, che si emoziona; e che prende consapevolezza di un genere musicale del quale, altrimenti, avrebbe avuto scarse possibilità di avere contezza ed apprezzare.
Che il festival cominci!

Chiediamo al direttore artistico Cafiso in quale contesto si consolida e cresce questo Festival.
«Un contesto, ovviamente, diverso da quello che possono rappresentare città dove il jazz trova precisi punti di riferimento. Non faccio paragoni con città come Roma, Milano o New York, nelle quali esistono luoghi e ritrovi dove questa musica viene suonata, respirata, mangiata. Altre dimensioni, altre realtà. Dico solo che la città ha accolto molto bene il Festival e molti si sono avvicinati al jazz; mi riferisco, in particolare, a giovani musicisti che stanno orientando le loro scelte professionali verso il jazz».

Sono in programma altre iniziative, oltre a quella dell’organizzazione annuale di questa rassegna? Non sarebbe opportuno fosse affiancata da altre progettualità?
«L’idea di tale affiancamento esiste, ma non dimentichiamo che qualsiasi idea, anche la più valida, necessita di condizioni generali favorevoli dove possa attecchire. Stiamo valutando l’opportunità di dar vita ad un Circolo del Jazz, con incontri cadenzati, non necessariamente settimanali, con incontri e concerti di tanti bravi musicisti Jazz che, in particolare, operano nella nostra isola e che potrete, ad esempio, valutare e sicuramente apprezzare a chiusura del Festival, con il debutto della Vittoria Jazz Festival Orchestra. Ma tutto ciò non è facile: e la temporanea chiusura del Teatro Comunale non favorisce certo progetti di questo tipo».

Dal punto di vista organizzativo, questa impostazione sarà mantenuta anche in futuro?
«Non voglio dare risposte di circostanza; dico solo che quest’anno non è stato facilissimo organizzare il Festival e che abbiamo idee precise per il futuro, ma non mi sento di anticipare nulla. In ogni caso, sono scelte e decisioni appannaggio dell’Associazione Sicily Jazz Music, cui fa capo l’organizzazione della manifestazione».

E per il maestro Cafiso? Quali prospettive?
«In giro per il mondo…»

Ricordi quando, non ancora decenne, una troupe de “La Vita in diretta”, che io accompagnai in quanto aveva contattato l’Ufficio Stampa del Comune per un supporto logistico, venne a casa tua per un servizio speciale su questo giovane fenomeno? Il sassofono era alto quasi quanto te, ma rimasi di stucco quando ascoltai il brano che hai eseguito per la trasmissione Rai.
«Ricordo solo che non ero molto emozionato… sicuramente l’incoscienza della giovanissima età…».

O forse la consapevolezza, già allora, di avere doti veramente eccezionali…

 

Articolo di Gaetano Belverde    Foto di Rosario Roccaforte

La Pasqua è sicuramente tra gli eventi più importanti dell’anno per ogni credente, questo è il periodo in cui si celebra il mistero della morte e della resurrezione di Gesù Cristo. In Sicilia i riti della Settimana Santa si mostrano in una complessità di contenuti e di simbologie senza pari. I momenti della passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo vengono messi in scena in ogni paese con forme espressive teatrali e drammatiche che si sviluppano in maniera articolata e complessa. A San Biagio Platani l’intero paese viene trasformato in uno scenografico teatro con pittoresche quinte guarnite dai prodotti della terra e di pane in molteplici forme. Stiamo parlando degli Archi di Pasqua o Archi di Pane, un’antica tradizione legata al mondo agricolo e contadino, nata intorno al 1700. In quel tempo il borgo di San Biagio Platani, situato nell’entroterra agrigentino, faceva parte di un feudo della famiglia Joppolo, i cui membri in occasione della Pasqua esigevano tasse e gabelle ai contadini. Gli Archi, grandi e possenti come quelli di una basilica, venivano allestiti per la Pasqua e rappresentavano un’offerta a Cristo ricca di frutti, di essenze e di odori, omaggio del popolo contadino che serviva anche ad accogliere in paese i signori del feudo.
Per la realizzazione dell’apparato scenico si utilizza una pesante impalcatura di legno rivestita di canne di bambù, verghe di salice e fibre di agave, intrecciate a formare mosaici e forme geometriche sempre nuove. A completare il tutto le fastose decorazioni con mille forme di pane, con legumi posti a formare disegni, cereali, datteri, palme, alloro, rosmarino e pasta.
A realizzare gli Archi sono i membri delle due confraternite: “Madunnara” e “Signurara” che allestiscono rispettivamente i due lati di Corso Umberto I, rivaleggiando per la migliore e più fastosa realizzazione dell’anno.
Il lavoro di preparazione è lungo e certosino, i diversi pezzi vengono lavorati al chiuso e in gran segreto, si spendono parecchi mesi per il completamento degli Archi ma l’allestimento finale si completa sempre la mattina di Pasqua, giusto in tempo per celebrare sotto l’ombra degli Archi di Pane l’incontro tra Gesù Risorto e la Madonna.
Il tempo dell’evento è quello della primavera, la stagione della metamorfosi, così come metamorfica è la natura stessa del rito nel quale si celebra la vittoria del Cristo sulla morte, del bene sul male, con il mistero della risurrezione.
Gli Archi di Pane, con l’esposizione dei frutti della terra, erano un chiaro auspicio di prosperità e buon augurio, la volontà da parte dei contadini di affrancarsi dalla miseria e povertà in cui vivevano.
Ovviamente oggi sono venute meno le motivazioni ma è rimasto vivo il sentimento religioso che spinge questa gente alla sapiente manipolazione di materiali naturali e dei frutti generosi della terra per arrivare alla realizzazione di veri e propri capolavori.
Gli Archi di Pane di San Biagio Platani sono annoverati dal 2015 nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana. L’allestimento degli Archi sarà pronto per la mattina di Pasqua del 21 aprile 2019 e sarà visitabile fino al prossimo 2 giugno 2019 inoltre vi suggeriamo di visitare anche il Museo degli Archi dove è possibile visionare i pezzi più significativi delle precedenti installazioni.

Info: 0922 910605. Associazione Archi di Pasqua:
APS, via Cesare Battisti 29, 92020 San Biagio Platani
Tel: +39 329 4427745.

 

Articolo e Foto di Gaetano Belverde

Ad Enna, i riti della Settimana Santa sono senza dubbio un lascito della dominazione spagnola, nati però su un substrato religioso frutto di sedimentazioni di culture e riti ancora più antichi. Le confraternite che animano la Pasqua ennese furono fondate sulla base delle “confradias iberiche” e trassero origine dalle associazioni corporative delle arti e dei mestieri create in Sicilia da parte dei viceré spagnoli a partire dal XVI secolo, nate come un’ unione fraterna tra i devoti con l’obiettivo di assistenza reciproca.
Le confraternite erano anche degli organi di potere che partecipavano attivamente alla vita politica e sociale con compiti specifici e privilegi elargiti nei secoli da sovrani e papi.
Ogni confraternita era ed è guidata da un rettore, in genere il più anziano e saggio, e nel periodo risorgimentale molte di queste diventarono delle sette segrete che si schierarono politicamente.
Dopo l’Unità d’Italia alcune vennero soppresse, venne loro revocato ogni privilegio e solo successivamente, nel 1929, con la firma dei Patti Lateranensi gli venne riconosciuto uno stato giuridico, con l’ obbligo di munirsi di uno statuto sotto la stretta dipendenza della diocesi di appartenenza.
Esiste anche un Collegio dei Rettori nato ufficialmente nel 1714 con il compito di coordinare le varie confraternite nelle loro attività religiose e sociali. Il Collegio fu sciolto nel 1783 dal viceré Domenico Caracciolo per via del grande potere che aveva conquistato e venne ricostituito solo nel 1944.
La Pasqua ad Enna inizia con la Domenica delle Palme e prosegue senza sosta per l’intera settimana, ogni giorno si può assistere ai diversi riti delle congregazioni che si alternano in adorazione e processione.
Senza dubbio il Venerdì Santo è il giorno clou dei riti pasquali, quando la città mette in scena una fastosa processione con circa 2.500 confrati in costume.
Sedici confraternite sfilano per la città in ordine di anzianità con in testa quella del SS. Salvatore, nata nel 1261, e in coda la Confraternita di Sant’Anna, nata nel 2011.
Nel 1740 si contavano ben 34 tra confraternite, compagnie e collegi, ciascuna con le proprie peculiarità, alcune si occupavano del sostentamento dei poveri, altre dell’assistenza agli ammalati ed altre ancora dei condannati a morte e della loro sepoltura.
I confrati della Compagnia della Passione portano in processione 25 vassoi con i simboli del martirio di Cristo, detti anche “misteri”, come ad esempio la corona, gli arnesi utilizzati per la flagellazione, i chiodi, la croce, la borsa con i trenta denari, la lanterna, il gallo.
La domenica di Pasqua si concludono le celebrazioni della Settimana Santa in piazza Duomo ove avviene l’incontro di Gesù Risorto con la Madonna dopo la commovente processione della pace.
Veniva chiamata “da paci” perché rappresentava un momento di unità tra le varie anime della società e fino al XVI secolo era l’unica occasione in cui i contadini potevano entrare in città e avere contatto con i cittadini che per il resto dell’anno rimanevano protetti dietro un possente muro.
Nonostante la primavera sia alle porte, nelle sere delle processioni pasquali, il freddo è pungente e sovente la bruma incornicia la città. Nebbia e oscurità donano un’aura di misticismo e mistero alle processioni, per certi versi inquietanti, animate da figure incappucciate che sbucano all’improvviso dai vicoli e dalle traverse buie e ispirano in ciascuno di noi delle paure primordiali, si torna per certi versi bambini e ci si spaventa e stupisce di questi confrati ma allo stesso tempo non si può fare a meno di inseguirli con lo sguardo e un velo di curiosità.
La Settimana Santa di Enna è un evento imperdibile nel panorama regionale, ogni anno richiama più di 60.000 presenze, un terzo delle quali per la sola giornata del Venerdì Santo. Il calendario delle processioni e degli eventi è disponibile sul sito www.settimanasantaenna.it.

 

Articolo di Alessia Giaquinta    Foto di Salvo Gulino

Un viaggio nel tempo che abbraccia storia, cultura, tradizioni e fede: ecco cos’ è il Presepe Vivente di Giarratana, uno degli eventi più importanti e suggestivi del territorio.
Giunto ormai alla 28esima edizione, vanta un’escalation di premi e riconoscimenti fino a giungere alla menzione di Presepe Vivente d’Interesse Internazionale.
Questo traguardo, ottenuto durante la sua 26esima e 27esima edizione, è unico: nessun’altra rappresentazione ha mai conquistato tale onorificenza.
“Miglior Presepe Vivente di Sicilia” per il 2013-2014 e poi ancora per due anni di seguito, nell’edizione 2014-2015 e nella successiva 2015-2016, quello di Giarratana è stato il “Miglior Presepe Vivente d’Italia”.
Rintracciare in qualche dettaglio il segreto di tanta bellezza è veramente difficile. L’evento della nascita di Gesù Bambino è già motivo di stupore e meraviglia anche nelle umane rappresentazioni. Se a questo, però, si unisce la bellezza di un paesaggio incontaminato, più di trenta antichi mestieri che riprendono vita nel suggestivo quartiere del Cuozzu, si può già percepire l’incredibile fascino di questo evento che, ogni anno, coinvolge più di 100 figuranti e richiama migliaia di visitatori da ogni dove. C’è ‘u cirnituri che setaccia il grano, ‘u caliaru che tosta i ceci nella sabbia rovente, le ricamatrici che tessono come si faceva una volta e poi ancora ‘u scarparu, ‘u falegnami, ‘u varbieri, ‘u scalpellino, ‘a pastara…
Insomma i mestieri del passato, che costituiscono la nostra identità, tornano a rivivere nella magica cornice del Presepe Vivente di Giarratana. Ogni cosa è curata nei dettagli dall’Associazione “Gli Amici ro Cuozzu”, giovani volontari giarratanesi che lavorano con impegno e dedizione tutto l’anno per far sì che la tradizione del Presepe Vivente non svanisca ma soprattutto perché essa possa diventare l’occasione per riscoprire e mantenere vive le nostre radici.
Ambientato tra fine dell’800 e gli inizi del ‘900, le scene caratteristiche accompagnano il visitatore lungo un percorso che culmina al Campo Grotta dove si rivive l’incanto della Natività.
Spettacolare è anche il panorama che si staglia davanti agli occhi del visitatore: la Grotta, infatti, si trova in un sito sopraelevato, nei ruderi del vecchio Castello dei Settimo, dove si ha la percezione di essere avvolti dal manto stellato, allietati dai dolci flauti che intonano ninna nanne per Gesù Bambino.
Difficile da raccontare: il Presepe Vivente di Giarratana è un’esperienza da vivere e rivivere perché ogni anno si arricchisce di suggestioni sempre nuove.
Per accedere al Presepe bisogna munirsi di un biglietto che garantisce un ordine d’ingresso in base alla numerazione. La biglietteria è a disposizione dei visitatori a partire dal pomeriggio dei giorni di apertura. Il 26 e 30 Dicembre 2018, e poi ancora l’1, il 5 e il 6 Gennaio 2019 è possibile fruire delle emozioni autentiche che il Presepe Vivente di Giarratana sa dare.

 

 

 

Articolo di Angela Failla

Si è svolta, dal 26 al 29 ottobre all’Hotel Diodoro di Taormina, la settima edizione del Taormina Gourmet, l’evento che coinvolge cantine italiane ed estere insieme a prodotti alimentari di nicchia. Vini pregiati abbinati a eccellenti prelibatezze culinarie: il tutto nella splendida cornice della Perla dello Ionio dove cooking show, degustazioni, masterclass e verticali l’hanno fatta da padrone. Oltre tre sale con maxi degustazione, dove, grazie al banco d’assaggio si possono non solo conoscere le cantine e degustare i vini, ma anche assaggiare i prodotti artigianali. “Giochi senza frontiere” è il tema scelto per i cooking show di questa edizione, perché in cucina non esistono barriere, né confini culturali e geografici. Il cibo si trasforma, diventa contaminazione, fusione di culture, sapori e profumi tra le mani di chef capaci di dialogare con la tradizione e renderla contemporanea. Accanto ai vini le birre artigianali provenienti da varie parti d’Italia: Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Val D’Aosta, Veneto.
Percorsi sensoriali inediti che hanno messo a confronto territori, varietà e annate diverse per esplorare il mondo del vino e della birra artigianale.
Dalla sala dei vini a quella delle birre artigianali, passando per i prodotti agroalimentari.
Presenti il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il Consorzio del pomodoro di Pachino; il Consorzio dei limoni di Siracusa, i formaggi e le mozzarelle, le conserve, gli oleifici, dolci e dolciumi. E ancora carni e salumi, senza dimenticare le farine e sale e aromi. Uno spettacolo per gli occhi, ma soprattutto per il palato.
Presenti quest’anno le cantine di: Alto Adige (Alois Lageder; San Michele Appiano), Calabria (Spiriti Ebbri), Campania (Michele Perillo), Friuli (Le Vigne di Zamò; Lis Neris Agricola), Lombardia (Andrea Picchioni; Arpepe; Cascina Maddalena; Cavalleri); Marche (Umani Ronchi; Velenosi); Piemonte (Borgogno, Broglia; Ca’ del Baio; Cascina Ca’ Rossa; Elvio Cogno, Fontanafredda; Marchesi di Barolo; Mongioia; Socrè, Travaglini; Vigneti Massa), Puglia (Giovanni Aiello-Enologo per amore; Masseria Li Veli; Masseria Trullo di Pezza; Torrevento), Sardegna (Tenute Dettori), Sicilia (Alcantara; Aldo Viola; Alessandro di Camporeale; Alessandro Viola; Baglio Monsignore; Baglio del Cristo di Campobello, Baglio di Pianetto, Baglio Oro; Barone di Serramarocco; Barone di Villagrande; Barraco; Benanti; Bioviola; Cambria; Camporè; Caravaglio; Candido; Cantine Coppola 1971; Cantine di nessuno; Cantine Russo; Catalano Viticoltori; Cos Agricola; Cottanera; Curto; Cusumano; Destro; Edomè; Enza La Fauci; Feudi del Pisciotto; Feudo Arancio; Feudo Cavaliere, Feudo Disisa; Feudo Maccari; Feudo Montoni; Firriato; Fondo Antico; Funaro; Graci; Gulfi, Gurrieri; Judeka; Lisciandrello; Longarico; Madaudo; Magaddino; Masseria Setteporte; Milazzo; Occhipinti, Palari; Palmento Costanzo; Pietradolce; Poggio di Bortolone; Possente; Principe di Spatafora; Rallo; Rapitalà; Riofavara; Salvatore Tamburello; Sentieri Siciliani; Tenuta Le Terre Chiare, Tenuta Monte Gorna; Tenuta Valle delle Ferle; Tenute Bosco, Tenute di Giurfo; Tenute Gatto; Tenute Lombardo; Tenute Mannino di Plachi, Tenute Orestiadi; Terrazze dell’Etna; Terre di Gratia; Terre di Shemir; Tornatore; Valle dell’Acate; Vigna Nica; Xeravuli), Toscana (Antinori; Casanova di Neri; Castellare di Castellina; Castello Banfi; Collemassari; I Giusti & Zanza Vigneti; La Rasina; La Regola; Le Ragnaie; Moris Farms; Querciabella; Rocca di Frassinello; Sassotondo; Tenuta Bastonaca; Tenuta di Ghizzano; Tenuta di Valgiano; Tenute Piccini; Tenuta Sette Ponti; Terenzuola; Varramista), Trentino Alto Adige (Ferrari; Mezzacorona), Umbria (Famiglia Cotarella); Veneto (Gini: Mazzi; Serafini & Vidotto; Suavia).
Non solo Italia, ma anche: Francia, Germania e Slovenia.

 

Articolo di Angelo Barone    Foto di Mirko Sperlonga e Samuel Tasca

In occasione della registrazione della puntata di Gustibus, trasmissione di La 7, dedicata alla valorizzazione dell’uva da tavola IGP di Mazzarrone e del suo territorio ricco di tanti altri prodotti agroalimentari di qualità, incontriamo Anthony Peth, noto presentatore televisivo e radiofonico. È stato piacevole dialogare con lui e apprezzare lo stile e la passione che mette nel ruolo di Ambasciatore del Gusto in giro per il Bel Paese per farci scoprire luoghi e sapori che rappresentano la bellezza dei nostri territori e la vera qualità delle eccellenze enogastronomiche simbolo del Made in Italy tanto amato in tutto il mondo. Impegno e professionalità premiati per il 2018 con il prestigioso Premio “David di Michelangelo per la Tv” alla trasmissione Gustibus con le seguenti motivazioni: “Nell’anno del gusto la trasmissione Gustibus si è distinta per l’impegno nell’esaltazione delle eccellenze italiane, valorizzando i prodotti della nostra Penisola e le tradizioni culinarie”.
Per Anthony questo è il terzo David per la Tv che riceve nella sua carriera iniziata prestissimo a Roma dove, all’età di diciotto anni, si trasferisce dalla Sardegna per studiare, laurearsi e specializzarsi in Lettere con indirizzo nello Spettacolo e successivamente in Beni Culturali. Maurizio Costanzo, intuendo le sue capacità, lo sceglie per il programma “Voglia” (Mediaset) e da allora si cimenta con successo in diversi ruoli dal teatro al musical, dalla televisione alla radio, dalla conduzione alla regia. Anthony, oltre a lavorare per la tv, è regista di due importanti manifestazioni cinematografiche benefiche: “Sorridendo Film Festival” in collaborazione con Rai Cinema e il “Galà dell’Arte per la Ricerca” in collaborazione col Ministero della Salute. Ha collaborato con il Tg3 e Tg2 per la promozione del Made in Italy con servizi d’intrattenimento e cultura all’interno delle testate giornalistiche Rai.
Siamo ospiti dell’OPAS (Organizzazione dei Produttori Agricoli Siciliani), mentre gustiamo i frutti dell’associazione, i buoni prodotti di Barocco Food e i dolci preparati dalle brave signore di Mazzarrone, Anthony ci tiene a ricordare che tre anni fa l’ha tenuta a battesimo ed è felice che quest’organizzazione, presieduta da Nunzio Busacca, sia cresciuta nello spirito associativo e nella quantità di prodotto commercializzato, nella qualità e nella varietà della produzione e che vuole continuare a crescere e migliorare con la collaborazione delle Università siciliane nella ricerca scientifica per mettere a dimora i frutti del futuro. Queste sono le storie che a lui piace raccontare, storie di imprenditori agricoli che con le loro produzioni di qualità fanno apprezzare l’Italia nel mondo e ci anticipa le novità per il 2019 di Gustibus, ogni domenica in onda alle ore 11,00 su La 7: «Posso dirvi in esclusiva che ci sarà il primo premio in Tv legato al gusto. Dodici fra le storie più belle di questi otto anni di Gustibus, divise per ogni comparto, saranno premiate e si rivivranno insieme al pubblico a casa le immagini degli anni passati e di quello che sono diventate oggi le realtà agroalimentari, concludendo col premio ufficiale televisivo di Ambasciatore del Gusto».
Chiudiamo questo incontro con una sua dichiarazione d’amore verso la Sicilia: «Conoscere le eccellenze di Mazzarrone e delle zone limotrofe è stata una vera scoperta, un sogno ad occhi aperti attraverso una natura ricca di tradizioni e cultura come quella che sa offrire questa regione attraverso scenari naturali incontaminati e la ricca qualità che offrono i suoi prodotti. Ritornare e dedicare uno speciale all’uva da tavola per la puntata sulla Sicilia è stato un grande piacere, l’ospitalità indiscussa e unica che in questa regione ritrovo mi fa sentire a casa».

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Articolo di Samuel Tasca   Foto di Biagio Tinghino

 

A Mazzarrone, il Festival dell’Uva da Tavola IGP si conferma un successo. Una dodicesima edizione strepitosa che ha richiamato migliaia di visitatori da tutta la Sicilia.
Il nome non vi suonerà nuovo, lo avrete visto più volte ai lati delle cassette di uva o sui cartellini dei banchi frutta dei supermercati. Stiamo parlando di Mazzarrone, il piccolo comune della provincia di Catania, situato proprio al confine col territorio ragusano, che negli anni si è fatto apprezzare e conoscere per la produzione dell’uva da tavola, fiore all’occhiello del territorio, insignita del prestigioso marchio I.G.P. (Identificazione Geografica Protetta).
Una realtà laboriosa e orgogliosa dei propri frutti, che ogni anno a settembre richiama migliaia di visitatori per il prestigioso Festival Internazionale dell’Uva da Tavola IGP di Mazzarrone (6-9 settembre 2018), un appuntamento fisso che ogni anno coniuga insieme promozione del territorio, spettacolo, intrattenimento e cultura.
Il Festival è iniziato giovedì 6 settembre dedicando la sua serata di anteprima al mondo della moda e degli abiti da sposa, con la sfilata “Fashion Day in Tour” Arte e Moda.
Il venerdì, ad aprire ufficialmente i festeggiamenti, il consueto taglio del nastro con l’inaugurazione della fiera espositiva e, novità di quest’anno, il “Villaggio del Gusto” che, oltre agli stand, ha ospitato anche chef del calibro di Joseph Micieli e Marco Failla con i loro show cooking.
La serata è stata poi dedicata al mondo del cinema e del sociale col Festival Cinematografico “Ciak Si Cresce” a cura dell’Associazione Vivalavida e della Dott.ssa Sandra Meli. Un’iniziativa che permette ai giovani di cimentarsi nella produzione di cortometraggi incentrati su tematiche sociali importanti per l’adolescenza quali il bullismo, il cyberbullismo, la sessualità e le dipendenze. A partecipare alla manifestazione ospiti importanti come: il regista Alessandro Varisco, gli attori Cinzia Clemente e Giuseppe Brancato, i ragazzi dell’Ass. MABASTA e il MoIGe, oltre all’allegria del comico siciliano Roberto Lipari. Sabato, la serata è stata dedicata al Premio Grappolo d’Oro che da anni, ormai, valorizza i personaggi siciliani che si sono distinti nel loro settore per capacità personali e professionali. Tra i premiati, il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e il chitarrista Placido Salomone. Inoltre, sono state riconosciute anche personalità importanti per il territorio: l’imprenditore Emanuele Bellassai e il Dott. Salvatore Cariola, oltre a tutta la squadra del Mazzarrone Calcio, che da un anno fa rivivere nuovamente i sogni degli sportivi di Mazzarrone. A completare la serata, l’orchestra Good Time, il duo comico de I Soldi Spicci, il violinista Maurizio Scaparro e la voce straordinaria di Deborah Iurato. Infine, a chiudere questi quattro giorni di Festival, le voci storiche di Roby Facchinetti e Riccardo Fogli che per due ore hanno incantato le centinaia di persone presenti con i loro più grandi successi.
In realtà il Festival di Mazzarrone quest’anno è stato molto di più. A far da contorno agli eventi principali, altrettanti hanno accompagnato le migliaia di visitatori che hanno potuto apprezzare la Street Art di Davide Ingallina che per il secondo anno ha decorato la piazza principale con i suoi murales, regalarsi emozioni e adrenalina con un lancio in bungee jumping o di un’escursione in quad e jeep. Tra le novità, anche la Waky Race, la corsa con le auto senza motore realizzate e decorate dai partecipanti. E ancora esibizioni itineranti, tornei sportivi, conferenze e degustazioni di prodotti tipici. Insomma, un programma davvero ricco e intenso che ha lasciato tutti soddisfatti a partire dall’Amministrazione Comunale, dalla Pro Loco e da quanti hanno collaborato per mesi all’organizzazione e alla buona riuscita di questo Festival.
«Archiviamo questa edizione con un grande successo, frutto della collaborazione di tutti – dichiara Salvatore Guastella, Presidente della Pro Loco di Mazzarrone -. Stiamo già lavorando ad un programma ricco di eventi e vi aspettiamo numerosi il prossimo anno».

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Articolo di Samuel Tasca    Foto di Valentino Cilmi

Accompagnati da ospiti di riguardo come Pif (il cui vero nome è Pierfrancesco Diliberto) ed Elit Iscan, la piazza di Marzamemi si trasforma in una sala sotto le stelle, puntando a eliminare le barriere politiche e interiori attraverso la magia del cinema.

Marzamemi. Arrivati nella bellissima Piazza Regina Margherita abbiamo l’impressione di essere finiti all’interno del set di “Nuovo Cinema Paradiso”, in quella scena indimenticabile nella quale Alfredo e Totò facevano sognare i loro compaesani trasformando la piazza in un cinema sotto le stelle. Ed è proprio quello che succede ormai ogni anno a Marzamemi, in occasione del Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, che quest’anno arriva alla maggiore età con la sua diciottesima edizione, svoltasi dal 12 al 15 Settembre. Ed è proprio in questa piazza dal fascino antico, definita appunto “la sala a cielo aperto più grande e più a sud d’Europa”, e in altri punti della città, che sono stati proiettati i film partecipanti al concorso, provenienti da tutto il mondo.
Il tema scelto per questa diciottesima edizione è stato la Linea d’Ombra, spiegata così da Nello Correale, ideatore e direttore del Festival: «Aldilà della politica, dell’economia o delle ideologie politiche alla fine è la coscienza che decide. […] Le storie raccontate sullo schermo di Marzamemi lo dimostrano: la “frontiera” più difficile da superare per tutti noi è quella “interiore”».
Ad aggiudicarsi il premio come miglior film è stato “La Mélodie” di Rachid Hami (Francia 2017). “Una commedia leggera ma con un messaggio serio che […] riesce a proporre importanti temi sociali di attualità, l’attraversamento delle frontiere e il superamento dei pregiudizi, attraverso il linguaggio universale della musica”.
“Idris” di Kassim Yassin Saleh (Italia 2017) si aggiudica il premio come miglior cortometraggio; il Premio Speciale della Giuria è andato invece a “Salveger” di Angelica Germanà Bozza (Italia 2018), e per la prima volta, la Presidenza della Camera dei Deputati ha concesso un premio che è andato al film “Due piccoli italiani” di Paolo Sassanelli (Italia/Islanda 2018).
Anche in questa edizione non sono mancati nomi importanti provenienti dall’ambito nazionale e internazionale: la giuria dei lungometraggi composta dai registi Daniele Ciprì, Mohammed Soudani, Roland Sejiko e dall’attrice Lucia Sardo; la giuria che ha esaminato i corti, composta invece dalla produttrice Linda Di Dio, dall’attrice Elit Iscan, anche madrina della manifestazione, e da Giuseppe Gambina dell’Anec. Tra gli ospiti inoltre, la regista ungherese Lili Nargy, l’attrice Donatella Finocchiaro e l’attore e regista Pif. «In un periodo in cui si pensa di fare comunità stando seduti in casa davanti a un computer, i Festival come questi hanno qualcosa di miracoloso. Stare seduti in una piazza a ridere, scherzare, commuoversi insieme è davvero strepitoso». Queste le parole di Pif davanti al pubblico di Piazza Regina Margherita e poi ancora ai microfoni dei giornalisti, rivolto ai ragazzi che vorrebbero fare cinema: «È fondamentale in questo lavoro capire se si ha qualcosa da dire, se si ha un punto di vista diverso rispetto agli altri. […] I miei primi cortometraggi erano bruttissimi perché mi rendo conto che non avevo un mio punto di vista del mondo. Quindi prima di gettarsi in quest’avventura è fondamentale farsi questa domanda». Parlando della sua Sicilia invece conclude dicendo: «Io sono cautamente ottimista, guardo i fatti. Se faccio un paragone tra quando io avevo dieci anni e un bambino di oggi, siamo due mondi completamente diversi. A quel tempo Palermo era completamente in mano alla mafia. Oggi, se vuoi aprire un negozio puoi farlo senza pagare il pizzo. Io, e non solo io, ho girato un film senza pagare il pizzo. Sono momenti di libertà di cui dovremmo fermarci e godere. Questo è profumo di libertà… quindi sono ottimista. Il vero problema è che la mafia verrà sconfitta quando i siciliani decideranno di sconfiggerla. È arrivato, secondo me, il momento di girare il dito e di puntarlo verso di noi stavolta».

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Articolo di Alessia Giaquinta    Foto di Samuel Tasca

Se dovessi esprimere in poesia quello che rappresenta il Premio Ragusani nel Mondo potrei direi: “ovunque un ragusano sia, mai scorderà la terra natia”.
Ecco il punto di partenza del Premio Ragusani nel Mondo, giunto ormai alla 24esima edizione, che è diventato sicuramente uno degli eventi di punta del sud-est siciliano che mira a riconoscere l’eccellenza della ragusaneità nel mondo. Questa edizione del Premio, magistralmente presentata dai giornalisti e conduttori Caterina Gurrieri e Salvo Falcone, ha visto numerosi premiati: a partire dai due fratelli pozzallesi Claude e Angelo Gulino, uno manager di Sistemi informatici e l’altro leader in Ingegneria e Tecnologia Globale, entrambi affermati negli Stati Uniti; al sindacalista modicano Enzo Savarino, al vertice di un’importante sigla sindacale tedesca.
E poi ancora: il giarratanese Bruno Cultrera, titolare a Melbourne di una fiorente azienda di commercio e distribuzione di prodotti alimentari; il mecenate della cultura iblea negli States, l’avvocato Giuseppe Rollo e poi, ancora, l’imprenditore Giancarlo Licitra che è il secondo produttore al mondo di farine di carrube.
A ricevere il premio c’è anche il giovane designer modicano Carmelo Giannone, poco più che trentenne, che ha lavorato al design esterno del primo suv del marchio Alfa Romeo, Stelvio.
In campo fotografico hanno ricevuto il premio, il pedalinese Toni Campo, fotografo di Vogue e il comisano Toni Gentile, fotogiornalista noto per aver immortalato i giudici Falcone e Borsellino. Figli di questa terra, insomma, che attraverso un riconoscimento pubblico possono sentire il calore di una Ragusa premurosa, accogliente, materna!
Ad allietare la serata, tenutasi in piazza Libertà sabato 4 Agosto, ci ha pensato l’abile imitatore e cabarettista Andrea Barone, unitamente a la Peppe Arezzo Orchestra e agli attori della Compagnia G.o.D.o.T. Applauditissimi Lorenzo Licitra e Nico Arezzo, entrambi eccellenze canore ragusane.
Una serata ricca di talenti esplicati nelle diverse forme artistiche e d’eccellenza professionale. L’abbigliamento della presentatrice e delle vallette è stato curato dal giovane Fabrizio Minardo, stilista ragusano che vanta qualificate esperienze nel campo della moda, tra queste la collaborazione nello staff di Dolce&Gabbana. A sfilare, anche un abito disegnato dalla stilista Marisa Fossato, indossato da Annalisa Basso, che sarà donato al Museo Americano dell’Emigrazione.
Un riconoscimento è stato assegnato anche a Turi Occhipinti e Gaetano Scollo, videomakers e realizzatori di cortometraggi e a Emanuele Cavarra, scrittore di romanzi e art director (tra l’altro ideatore del logo della 24esima edizione del Premio Ragusani nel Mondo) per essere stati selezionati al 68esimo Festival Internazionale dei Cortometraggi di Montecatini.
Madrina della serata, ospite d’onore, è stata Orietta Berti che ha chiuso l’importante evento con alcuni dei suoi intramontabili pezzi.
Il Premio è stato inoltre seguito in diretta streaming da più di 15mila webspettatori da tutto il mondo. Anche i social protagonisti di questa edizione: la bellissima modella e presentatrice Eleonora Incardona grazie alle sue dirette dietro le quinte ha creato “un modo per offrire, a chi ci ha seguito, delle chicche interessanti sui premiati”.
Cresce già l’attesa e i preparativi per il traguardo d’argento del Premio Ragusani nel Mondo che vedrà anche la presenza della prestigiosa Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, per la prima volta in Sicilia nella storia.
Il direttore dell’Associazione Ragusani nel Mondo, Sebastiano D’Angelo, aggiunge: “Sarà un’edizione che non mancherà di rinnovare nuove e vecchie emozioni, richiamando sul palco di Ragusani nel Mondo tutti i premiati delle precedenti edizioni. Un impegno organizzativo non comune che si spera di portare al termine grazie al coinvolgimento degli Enti locali e al mecenatismo di alcune primarie aziende del territorio”.
Nell’attesa del prossimo grande evento, l’Associazione Ragusani nel Mondo, insieme al Presidente Franco Antoci e al direttore Sebastiano D’Angelo ringraziano tutti coloro che hanno collaborato all’ottima riuscita del Premio.