grani antichi

di Omar Gelsomino

La riscoperta della biodiversità a tutela della ricchezza culturale del territorio ha fatto si che tornasse il crescente interesse per i grani antichi, sia da parte dei consumatori che dei produttori, delle varietà del passato che sono rimaste autentiche cioè che non hanno subito modificazioni genetiche da parte dell’uomo per aumentarne la resa. Diverse sono le aziende che stanno puntando sui grani antichi, fra queste l’Azienda Agricola Damigella.

A spingere l’imprenditore Giovanni Leonardo Damigella è stato un ricordo legato alla sua infanzia, in particolare quando la madre, donna Angela, lo mandava a comprare al mulino la farina di grano Margherito. Così rimanendo fedele alle sue radici e riscoprendo la storia dei grani antichi di Sicilia l’Azienda Agricola Damigella ne ha fatto la sua mission, guardando sempre alla salute dell’uomo poichè l’importanza di un’alimentazione equilibrata e varia è tipica e ben radicata nella nostra tradizione gastronomica. Inoltre il consumo di farine integrali e dei loro prodotti oltre a garantire un apporto energetico rappresenta dei vantaggi per la dieta e mantengono lo zucchero e l’insulina nel sangue a livelli bassi, proteggendo così il cuore, difendono l’organismo e prevengono anche alcuni tipi di tumore.

L’Azienda Agricola Damigella intende valorizzare i grani antichi per le loro innumerevoli qualità, quali la naturale presenza di glutine e proteine e la spontanea resistenza ai parassiti. L’Azienda utilizza grani coltivati con metodi naturali interamente prodotti all’interno della propria azienda, senza diserbanti o sostanze chimiche, con avvicendamento colturale e personale qualificato controlla tutte le fasi del ciclo produttivo interamente biologico per garantire la qualità e la quantità naturale di glutine, proteine e vitamine. Macinare lentamente evita la cosiddetta cottura delle semole preservandone integre le qualità organolettiche e nutrizionali. Un sistema avanzato di controllo qualità ne garantisce l’igiene assoluta.

Le loro farine e semole integrali per pane, pizza e dolci sono sapientemente composte dalla miscela di alcuni grani antichi, varietà come Timilia, Senatore Cappelli, Margherito, Perciasacchi, Russello, Maiorca e Bufala Nera. Scelti appositamente per le loro proprietà organolettiche, sono caratterizzate da una struttura compatta e da un profumo intenso che conferisce un gusto. È necessario lavorare le semole lentamente per mantenerne intatte le proteine e le fibre. Inoltre l’Azienda Agricola Damigella non si limita a produrre solo farine e semole ma è specializzata anche nella pasta dove l’impasto è composto da semola e acqua e avviene lentamente all’interno di una vasca sottovuoto. È necessario mantenere l’impasto ad una temperatura controllata. Segue la trafilatura al bronzo che conferisce alla pasta la giusta rugosità e il giusto colore, odore e sapore, per giungere all’essiccazione in celle statiche con temperature comprese fra i 24 e i 36 gradi.

Le ricerche compiute dal Policlinico di Palermo GOLDEN GRAIN STUDI dimostrano i benefici che derivano dall’uso dei grani antichi: regolarizzano la motilità intestinale, riducono il gonfiore addominale e stabilizzano l’indice glicemico. Una ragione in più quindi per consumare non solo prodotti genuini per la nostra salute ma anche perchè provenienti dal nostro territorio.

occhiolà

di Benì Inzirillo  Foto Astuto

L’importanza archeologica del territorio di Grammichele è ben nota. Nelle contrade di Madonna del Piano, Poggio dell’Aquila, Terravecchia, laddove i segni del passato si integrano mirabilmente con la bellezza dei luoghi, si conserva una complessa stratigrafia culturale; dalle antiche popolazioni indigene della Sicilia orientale, che fornirono il sostrato sul quale si innestò la civiltà greca, si giunge, senza soluzione di continuità, alla città di Occhiolà, distrutta dal terribile sisma del 1693.

Il borgo medievale, di cui sono ancora visibili, le imponenti rovine del castello e di gran parte del tessuto urbano, occupava la parte nord occidentale di quel vasto complesso di colline che prende il nome di Terravecchia.
Nel XVI secolo il Fazello forniva le prime notizie sui resti di più antiche vestigia che si trovavano nelle campagne di Terravecchia; ad esse Cluverius, poco più tardi, collegherà il toponimo di Echetla, identificazione rimasta la più diffusamente accettata sino ad oggi.

La prima sistematica indagine del territorio però si deve a Paolo Orsi, il grande archeologo roveretano che, a partire dal 1891, e sino al secondo decennio del secolo successivo, si occuperà in varie riprese di Grammichele, riconoscendo nelle sue plaghe, un centro indigeno ellenizzato dai coloni greci.
In questi ultimi decenni sono state individuate altre aree di necropoli (splendido il cratere figurato di produzione laconica conservato al Museo Regionale di Siracusa) e si è cominciato a mettere in luce l’abitato che si sviluppa sulle colline e lungo le pendici di esse con la scoperta di alcune abitazioni del VI secolo a.C. e altre di epoca ellenistica. É stato rinvenuto tra l’altro un grande edificio scavato in roccia, databile alla fase tarda dell’età del bronzo, di funzione probabilmente sacra.

Da cittadini grammichelesi, orgogliosi della storia tipica e delle origini lontane di cotanta importanza, riteniamo che l’area archeologica di Occhiolà possa essere una rara attrazione turistica che, inserita in un percorso culturale e gastronomico, alimenterebbe il tessuto economico della nostra cittadina e lo spirito di accoglienza che da secoli ci ha notoriamente contraddistinti.

presepe vivente occhiola

di Angelo Barone

Ancora una volta dal 16 dicembre 2016 al 6 gennaio 2017 ritorna il Presepe Vivente, organizzato dall’ Associazione “1693”, facendo rivivere il borgo di Occhiolà.

Nello splendido scenario del Parco archeologico torna la vita bruscamente interrotta dal terribile terremoto dell’11 gennaio del 1693. È il miracolo della natività. La luce illumina il borgo e i suoi nuovi abitanti come nella scena della natività, dipinta dal pittore olandese Gerard Van Honthorst discepolo del Caravaggio e noto anche come Gherardo delle notti, dove il Messia appena nato irradia di luce l’ambiente dei personaggi intorno. Da questo dipinto, esposto nel museo degli Uffizi a Firenze quando venne danneggiato dall’attentato mafioso del 1993, e dal Giubileo della Misericordia prende spunto questa nuova edizione del Presepe vivente con la speranza che questa luce possa illuminare le anime di tutti.

Il borgo si anima e la vita riprende forma con i suoi colori e le sue attività e nell’anno del Giubileo della Misericordia gli “occhialesi” tenderanno la mano a tutti i visitatori in segno di fratellanza e amicizia, vi accoglieranno nelle loro case, vi mostreranno gli antichi mestieri e vi faranno gustare i profumi e i sapori della cucina locale: piduneda con gli spinaci , pasta con antichi grani siciliani condita con il finocchietto e la salsiccia di grammichele, cudduredi di meli e cassateddi ca ricotta, formaggi, conserve e confetture fatte con prodotti naturali e ricette secolari.

Un viaggio emozionale nel tempo con tante tradizioni da rispettare, valori da condividere, profumi e sapori da esaltare per non disperdere la nostra identità. La visita in questo luogo di struggente bellezza e al tempo stesso di quiete, con il Presepe Vivente legato alle tradizioni contadine del borgo medievale, aiuta a riflettere su una cultura antica, quella contadina, che oggi può tornare utile per una civiltà moderna in questi tempi di resilienza.

Fra i rilevanti materiali archeologici del Parco, straordinario è stato il ritrovamento di alcune statue di terracotta pertinenti ad un presepio, che con molte probabilità nel Natale del 1692 attorno ad esso famiglie di occhialesi si riunivano per celebrare la natività con canti e preghiere per alleviare le sofferenze di allora. Questo Presepio, che è stato esposto in diverse città siciliane oggi si può visitare presso il museo di Grammichele nei locali del Palazzo Comunale, rappresenta oggi una continuità ideale con il Presepe vivente di Occhiolà. Questa iniziativa si è dimostrata utile per far conoscere ad un pubblico più vasto il Parco archeologico e la sua storia e per coinvolgere la comunità grammichelese che ancora con entusiasmo si impegna a far rivivere intense emozioni ai visitatori.

Oggi i visitatori nel Parco archeologico troveranno anche uno strumento innovativo, collegandosi a OcchiolApp, un’applicazione mobile che con dodici filmati ripercorre, in un racconto rievocativo, i luoghi e i fatti di Occhiolà al tempo del terremoto del 1693 realizzata e curata dal Rotary Club Grammichele-Sud Simeto e dall’associazione Terravecchia Onlus. Uno degli obiettivi dell’associazione Terravecchia è quello di costituire una Fondazione intesa come strumento di partecipazione attiva di quanti vogliono diffondere e promuovere il patrimonio archeologico e culturale del territorio locale.

Tanti sono i buoni motivi per trascorrere una giornata del vostro Natale a Grammichele, visitare il Presepe Vivente e il Parco archeologico, ammirare la famosa piazza esagonale, il Museo con il presepe in terracotta del 1600 ma soprattutto in questo tempo di tragedie umanitarie nel mare mediterraneo auspichiamo che la solidarietà e l’accoglienza siano buone prassi praticate da tutti perché “È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano” (Madre Teresa di Calcutta).

Info e Contatti

Dal 12 al 18 Dicembre 2016
dalle 9.00 alle 12.30
(gruppi organizzati e scolastici su prenotazione)

26 Dicembre 2016 – 5 e 6 Gennaio 2017
dalle 18.00 alle 22.00
ingresso visitatori

Info e Prenotazioni: act1693@tiscali.it
Tel. e fax 0933944256
Cell. 3389070154 – 3457605751
Fb: Presepe Vivente ad Occhiolà – Grammichele – CT

cantine pepi

di Nicola Dal Falco

Fare vino e farlo molto bene a Mazzarrone, terra tradizionalmente destinata alla coltivazione d’uva da tavola, è una sfida che solo delle donne potevano concepire e realizzare. Rosa Pepi e sua figlia Erika, ci sono riuscite, potendo contare su delle maestranze che sono al novantotto per cento femminili.

Il successo delle Cantine Pepi nasce, però, da lontano. Da quattro generazioni, la storia della famiglia s’intreccia con il vino, toccando tutti gli aspetti, prima con la vendita all’ingrosso, poi con l’imbottigliamento e ora con la produzione in regime biologico di etichette, dove la qualità e l’identità del territorio sono le facce di un’identica medaglia.
Sono quaranta gli ettari a disposizione di cui trenta piantati per più della metà a Nero d’Avola, seguiti da una buona percentuale di Frappato, a cui si aggiungono il Syrah e in misura minore il Grillo e l’Insòlia.

Il terreno è di medio impasto con una struttura calcarea a cui si aggiungono l’argilla e la sabbia. Condizioni ideali per la circolazione dell’aria attorno alle radici, per trattenere l’umidità e perché la terra abbia una giusta consistenza. Gli impianti sono a spalliera, tranne per una vecchia vigna, coltivata a tendone dove si fa il Passito di Frappato.

Per scelta, le vigne non vengono irrigate artificialmente e la raccolta avviene rigorosamente a mano, selezionando grappolo per grappolo in modo da orientare la vinificazione secondo le caratteristiche dell’annata.
I vini delle Cantine Pepi sono, quindi, un frutto appassionato e ragionato dove non c’è soluzione di continuità tra la cura del campo e l’impegno in cantina.

Oggi, Rosa ed Erika producono quindici etichette, molto curate anche nell’aspetto grafico.
Il mercato di questi vini, rossi, bianchi e passito, abbraccia per l’80 per cento della produzione la Sicilia e l’Italia del centro e del nord. Il restante 20 per cento delle bottiglie raggiunge gli Stati Uniti, la Germania e l’Estremo Oriente. Non c’è un nome più appropriato per un Passito di Frappato, I.g.p. Terre Siciliane, che riesce quasi ad avere una consistenza e una delicatezza mielate, prodotto da un’azienda dove la quasi totalità delle maestranze, a partire dalla titolare, Rosa Pepi e da sua figlia Erika, sono donne.

A loro, vignaiole siciliane, va riconosciuto un legame speciale tra cielo e terra.
Un legame, comune ai vini della Cantine Pepi, esaltato però da un’etichetta, giunta al terzo anno di vita, con numeri ancora limitati a sottolineare la cura messa nel campo e in cantina, condivisa con l’enologo Alessandro Biancolin.
Rafforzato, ulteriormente, dal fatto che quest’azienda ha creduto nella possibilità di ampliare la vocazione vitivinicola del comune di Mazzarrone, da sempre identificato con l’uva da tavola. Il vino nasce nel podere Giurfo da uve Frappato, grazie alla presenza di vigne antiche che seguono ancora la coltivazione a tendone.
Una situazione che consente di tagliare in loco il tralcio, lasciando disidratare i grappoli per venti, venticinque giorni, sulla pianta, senza ricorrere all’uso di graticci.

Il podere Giurfo si estende per circa un ettaro. L’anno scorso, l’attenta selezione dei grappoli ha limitato la produzione a cinquecento litri che diventeranno seicento, quest’anno. La prima impressione in bocca, legata all’immagine del miele, dipende dal naturale residuo zuccherino, perfettamente bilanciato da una giusta freschezza e acidità. Le bottiglie da 500 ml di questo pregiato Passito di Frappato vengono numerate.

Cantine Pepi
Viale del Lavoro 7, Mazzarrone (Catania) 95040

Tel. +39 0933 28001
GPS 37.0987832 | 14.5587178

Maurizio Chi?

di Placido Salomone  Foto di Niko Giovanni Coniglio

Vedrà la luce il 21 ottobre il nuovo lavoro discografico del cantautore catanese. L’album “2” è un disco sull’Amore ma non è composto da canzoni d’amore.

La vita di ognuno di noi è segnata dal paradosso dell’amore, dell’incontro di due infiniti con due limiti, per parafrasare Rainer Maria Rilke. Due fragili e limitate capacità d’amare e un numero che condiziona le nostre esistenze. É il tema, fra domande e confessioni sull’amore, che Maurizio Chi affronta in questo suo nuovo lavoro che esce il 21 ottobre, anticipato dal video “Nudo”, sotto la direzione del noto film-maker cosentino Giacomo Triglia.
Catanese d’origine, padovano d’adozione, Maurizio Chi è più che un cantautore. Dedito fin da piccolo alla danza, figlio d’arte (entrambi i genitori erano insegnanti di danza), approderà alla musica e alla scrittura di canzoni nel corso del periodo scolastico. Si forma in quella fucina di musicisti che sono i piccoli club del catanese che hanno visto passare tanti artisti locali, anche del calibro di Carmen Consoli. Dopo il suo trasferimento in Veneto, crea una nuova etichetta discografica, la PaperBoatSong, una vera e propria factory per la promozione di nuovi talenti. Lo abbiamo voluto incontrare per parlare del suo nuovo lavoro.

Forse tutti ti pongono la stessa domanda, ma Maurizio Chi?
Maurizio è un cantautore, amante delle parole, della musica, un ballerino, una persona che ama esprimersi di certo.
In realtà il mio nome completo è Maurizio Chisári ma tutti spostano l’accento per cui abbiamo tagliato una parte del cognome cosi da permettere a tutti di ricordarsi meglio di me, ovvio questo comporta la domanda che mi hai appena posto ad ogni intervista ma ne sono consapevole.

Come mai hai scelto come titolo dell’album “2”? Cosa significa per te questo piccolo numero?
Ho scelto “2” come titolo di una canzone e di conseguenza dell’album in quanto sintetizza e al tempo stesso lascia spazio alla riflessione su un numero che condiziona la nostra esistenza.
Per tutta la vita andiamo alla ricerca dell’altra metà per creare il nostro “2” appunto, poi una volta trovato ci poniamo delle domande. Alcune di esse le troverete tra i versi delle canzoni che ho scritto, sono domande lecite il quale spesso però hanno risposte amare o difficili da accettare. Sono domande positive perché fanno crescere le nostre relazioni.
È un disco sull’amore, non sono canzoni d’amore anche laddove cosi pare.

Pare che ad ispirarti sia stata la convivenza, parli di una “casa tutta bianca” , di una spiaggia da raggiungere dove confrontarsi, di tradimento…

Indubbiamente.
Mi piace scrivere di quello che ho la fortuna di vivere e poi capire se anche gli altri che ascoltano si rivedono in quello che io ho vissuto.
È come un esperimento dove scopri che gli altri ti somigliano e tu non sei mai solo. Sono magie che solo la musica può fare.

Nell’album vi è un pezzo in siciliano intitolato “A’ comu jè gghiè”. Quanto è importante per te la tua terra e quindi anche scrivere in dialetto?
Anche se in Veneto vivo benissimo e sto imparando tantissime cose e prendo il meglio da un popolo che somiglia terribilmente al mio per tenacia, talento e orgoglio, provo sempre un senso di colpa per essermene andato dalla Sicilia.
Riscattarmi attraverso la musica, attraverso il dialetto è impagabile.
Poi non so perché ma è come se fossi un altro cantautore quando scrivo e canto in siciliano, un altro Maurizio.

Seguirà un tour all’uscita dell’album immagino quanto sia entusiasmante, come vorrai strutturarlo?
Ho sognato per anni di poter andare da solo in giro con la mia chitarra a far conoscere le mie canzoni proprio come le ho composte in casa mia.
Per questa ragione in alcune date andrò da solo con tutti i miei personaggi e le mie storie, altre volte con il trio/quartetto d’archi tutto rosa “Les fleurs” che mi aiuteranno a reinterpretare il mio punto di vista sull’amore.

Maurizio Chi?

uva da tavola

di Ernesto Girlando   Foto di Samuel Tasca

Si chiude una delle manifestazioni più attese dell’anno, un successo che dura da dieci anni.

La X edizione del “Festival internazionale dell’uva da tavola” di Mazzarrone saluta, com’è consuetudine, la fine dell’estate. É un saluto carico di gratitudine perché quel prodotto della nostra terra è il cuore dell’economia locale e distribuisce da secoli ricchezza e benessere a un vasto territorio.
“Si chiude con un bilancio più che positivo questa edizione del Festival dell’uva da tavola”. Sono le parole dell’Assessore alle Attività Agricole del Comune etneo, Nunzio Spataro. “É la manifestazione più attesa e importante che si svolge nel nostro comune e non era poi così scontato ottenere i successi che abbiamo ottenuto. La tenacia, la voglia di fare e, perché no, un pizzico di spregiudicatezza, hanno consentito alla nostra manifestazione di ottenere grandi risultati. Tanti i ringraziamenti. In primis all’Amministrazione comunale, alla Giunta del Sindaco Giannone, all’Associazione “Terra d’Ambra” della presidente, arch. Stefania Gurrieri”.

“Una manifestazione di tale portata – continua l’assessore – non sarebbe stata possibile senza la partecipazione delle aziende, cittadine e del circondario, senza gli sponsor, in primis “Abiomed” e senza – mi si consenta di dirlo – la generosità dei miei colleghi assessori, dei consiglieri comunali e del Sindaco che, oltre al sostegno in ambito organizzativo, non hanno esitato a partecipare financo economicamente, mettendoci del loro, per la buona riuscita delle iniziative”.

Tante le iniziative, appunto. Dal pregevole murales a cura di alcuni writers che, per il terzo anno consecutivo hanno trasformato dei muri bianchi in un colorato omaggio all’uva mazzarronese. E poi, le sculture artistiche d’uva, opera di artisti e giovani locali che grazie alla generosità degli operatori del settore, alla collaborazione del consorzio dell’uva da tavola I.g.p. di Mazzarrone, hanno montato le suggestive installazioni, grandemente ammirate dai visitatori. Una menzione particolare merita il Premio “Grappolo d’Oro”, anch’esso giunto alla decima edizione, che ha visto premiate personalità isolane che si sono distinte, con la loro attività, nel mondo, come il neurochirurgo dott. Ottavio Tomasi, originario di Mazzarrone, operante in varie parti d’Europa e negli Stati Uniti e il giovane palermitano, Roberto Lipari, vincitore della trasmissione di La7 “Eccezionale veramente”. Una sottolineatura particolare merita il premio alla memoria, assegnato quest’anno a Salvatore Di Stefano, uno dei pionieri dell’imprenditoria agricola locale. A fare da cornice, gli spettacoli comici e musicali con la partecipazione di artisti del calibro di Raf, di Sara Grimaldi, di Sasà Salvaggio, dell’Orchestra 900.
“Forse, l’edizione che si è appena conclusa sarà la mia ultima da assessore – conclude Nunzio Spataro – che traccia un bilancio di questi ultimi tre anni. Anni trascorsi non senza difficoltà, con una grande manifestazione da tenere in piedi in assenza di sovvenzioni pubbliche. Occorreva cuore, grinta, spirito d’iniziativa, fantasia. Tutto ciò che abbiamo messo”.

giannì motors

di Ernesto Girlando  Foto di Samuel Tasca

Al settimo posto si piazza Guido Vaccaro: Gianni Motors è l’unica concessionaria in Europa a ottenere due piazzamenti nei primi dieci posti, a conferma degli eccellenti livelli raggiunti in anni di impegno, dedizione e professionalità.

Il 14 e 15 settembre scorso, nello scenario parigino del Training Center Nissan, si è tenuta la finale del NISTEC (Nissan Service Technical Excellence Contest) che ha visto in gara 58 finalisti rappresentanti le concessionarie di tutta Italia.
NISTEC 2016 ha premiato Antonio Lucisano, Responsabile Post-Vendita e Quality Manager della concessionaria Giannì Motors, quale Miglior Tecnico per l’Italia. Al successo dell’azienda iblea, l’unica in Europa a classificare due tecnici nei primi dieci posti, ha contribuito il settimo posto di Guido Vaccaro.

Un risultato straordinario, ottenuto da Giannì Motors nel contesto di una manifestazione continentale di eccelso livello che era stata preceduta dalle selezioni in ambito nazionale, tenutesi da 15 al 28 giugno, nel corso di un contest riservato ai tecnici, con la partecipazione di oltre 150 Master Technician certificati.
Il gran finale con la cerimonia di premiazione ha avuto luogo nella splendida cornice di Versailles, alla presenza del Vice Presidente post-vendita, Vincent Wijnen, che ha speso parole di elogio per tutti i vincitori, per i livelli eccelsi, tecnici e professionali, raggiunti nel corso degli anni ed espressi nello svolgimento delle loro quotidiane attività.

Giannì Motors ringrazia Antonio Lucisano per lo straordinario risultato ottenuto, meritato premio alla professionalità, alla competenza, all’impegno e all’attenzione che, insieme a tutto il team post-vendita della concessionaria, dedica al cliente Nissan. Un grazie, altresì, va a Guido Vaccaro per il suo ottimo piazzamento. Naturalmente, si tratta di risultati non casuali, frutto di duro lavoro e di capacità non indifferenti che testimoniano della grande crescita di cui è stata protagonista l’azienda nel corso degli anni.

pippo purpora

di Omar Gelsomino  Foto di Samuel Tasca

Con questa rubrica intervistando delle personalità politiche, della cultura, dello spettacolo, ecc vogliamo far conoscere la persona, la sua storia, i suoi valori, i suoi sentimenti, i suoi interessi, quali ragioni le hanno spinte a determinate scelte. Insomma scoprire realmente chi sono al di fuori del ruolo che svolgono quotidianamente in Enti ed Istituzioni sia pubbliche che private.

Chi è Pippo Purpora?
«La domanda mi mette in difficoltà poiché è difficile parlare di se stessi. In ogni caso, facendo uno sforzo, posso dire che mi sento una persona comune che nel tempo ha maturato delle competenze derivanti dalle esperienze di vita e dalla professione che ho svolto stando a contatto con la gente. Sono, altresì, titolare della azienda agricola creata da mio nonno Peppino Purpora, gestita da mio padre, che da circa dieci anni conduco insieme alla mia famiglia».

Come mai decise di iscriversi in Giurisprudenza e poi svolgere l’attività di avvocato?
«L’iscrizione a Giurisprudenza è stata quasi una cosa normale. Sono cresciuto tra le carte di mio padre poiché spesso stavo in studio. Non ho voluto mai fare cosa diversa dall’avvocato; l’ho sempre considerato un privilegio anche se ai giorni nostri è una professione estremamente decaduta né più né meno come la società che viviamo».
Qual è stato il motivo che ha determinato la sua scelta ad aderire al Movimento 5 Stelle?
«La scelta del Movimento 5 stelle è stata quasi naturale; ci sono entrato nel 2012 ed in quelle elezioni sono stato candidato alle comunali».

La sua famiglia come ha accolto la scelta di candidarsi a sindaco?
«La scelta di candidarmi è stata prima valutata dalla famiglia alla quale devo sempre rapportarmi».

Lei è stato appena eletto sindaco del Comune di Grammichele. Da quanti anni fa politica e come mai la scelta di candidarsi a sindaco?
«L’elezione è stata una parentesi nella quale ho deciso, insieme ai ragazzi del Movimento 5 Stelle, di provare a dare una alternativa alle solite logiche di sistema. La disponibilità a candidarmi o a non candidarmi per il vero è stato frutto di una decisione collettiva che mi ha visto sempre molto prudente, anche per i numerosi impegni di natura familiare, professionale ed agricola».

Come fa un avvocato di successo come lei a svolgere un’attività parimenti impegnativa qual è quella di un sindaco? Come concilia le due cose?
«Fare il padre, l’avvocato e l’imprenditore non è una cosa semplice: aggiungere anche l’onore e l’onere di fare il primo cittadino ha di fatto messo da parte gli altri ben importanti compiti».

Come è cambiato il suo rapporto con la città e i suoi concittadini da quando è sindaco?
«Il rapporto con la città è sempre stato ottimo. Avere un rapporto privilegiato con i cittadini è una cosa nuova e per molti aspetti anche piacevole…. Le istanze sono moltissime e i bisogni pure. A volte è frustrante non poter dare risposte concrete ai loro bisogni».

Nel complicato mondo della politica è possibile riuscire a coltivare vere amicizie?
«Le amicizie sono quelle che ti hanno accompagnato per tutta la tua vita; quelle della politica sono altro».

Cosa pensa del futuro? Cosa si augura?
«Mi auguro solo di fare bene per la mia città».

pippo purpora

Frecce Tricolore

di Omar Gelsomino  Foto Aeronautica Italiana

L’Air show è sempre un appuntamento imperdibile. Nemmeno il vento e la pioggia hanno fermato per un solo istante né il pubblico né le Frecce Tricolori. Così come da programma lo scorso 25 settembre la pattuglia acrobatica italiana dopo essere decollata dall’aeroporto di Comiso ha raggiunto il litorale di Donnalucata per iniziare l’esibizione ormai famosa in tutto il mondo. Migliaia le persone riversatesi sulla fascia costiera e i promontori ad assistere a questo grande spettacolo. Dopo l’appuntamento a Marina di Ragusa sette anni dopo le Frecce Tricolori sono tornate a dipingere il cielo grigio ragusano coi colori della nostra bandiera. Il pubblico ha potuto assistere alle dimostrazioni di un elicottero HH 139A del 82°Centro C.S.A.R. e degli Eurofighter F2000 del 37° Stormo di Trapani, nonchè del “familiare” velivolo Breguet 1150 Atlantic del 41° Stormo Antisom di Sigonella che dal 1972 vola su quel litorale a salvaguardia delle nostre coste e mari. Lungo le vie di Donnalucata sono stati adibiti diversi stand tra i quali l’area espositiva istituzionale dell’AM e quello illustrativo dell’Aeroporto e del 41° Stormo Antisom di Sigonella che per l’occasione ha mostrato, incuriosendo gli appassionati, un intero “cockpit” (cabina di pilotaggio) dell’Atlantic.

Uno spazio è stato dedicato anche ai giovani studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale e Aeronautico “Fabio Besta” di Ragusa, guidati dal Dirigente Scolastico dott.ssa Antonella Rosa, e i piccoli “Lupetti” dell’associazione gruppo scout Ragusa7, guidati dal capo gruppo Leonardo Salamone, i quali hanno incontrato i Piloti delle Frecce Tricolori.

Uno spettacolo molto suggestivo quello delle «Frecce Tricolori» che sulle note dell’inno d’Italia sul cielo di Donnalucata componevano una serie di figure straordinarie strappando tantissimi applausi a scena aperta e regalando ai presenti emozioni intense grazie a quei colori che sembravano quasi dipinti in quel cielo plumbeo.

modica

di Omar Gelsomino Foto di Marco Giurdanella

“Un paese in figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come Cavalleggeri del Re. (…). Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera”. La definì così Gesualdo Bufalino nel suo diario-romanzo “Argo il cieco ovvero I sogni della memoria”. E da quelle parole si desume tutta la sua maestosità.

Come tutti i centri del Val di Noto anche la configurazione urbana di Modica è dovuta ai vari fenomeni di antropizzazione susseguitisi nel tempo: infatti, molte abitazioni ubicate nella parte storica della città non sono altro che i prolungamenti delle grotte abitate sin dall’età preistorica. Quella che un tempo era una Contea, tanto da rappresentare uno degli stati feudali più importanti del Mezzogiorno d’Italia, è divisa in una parte bassa, adagiata sui letti di due fiumi ormai prosciugati, fino a degradare sulla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia e la parte alta appoggiata sui pendii di un costone. Al visitatore che vi giunge dall’alto Modica si presenta adagiata sui fianchi di colline lungo delle terrazze sino a giungere a valle, scorgendo così i tetti delle abitazioni a mo’ di tasselli e poi chiese e monumenti resi ancora più belli dalla luce che ne esalta la magnificenza.

Dove il barocco la fa da padrone, dopo la ricostruzione post terremoto del 1693. E per questo dal 2002 è annoverata tra le città Patrimonio dell’Umanità. Su tutti spicca il settecentesco Duomo di San Giorgio, opera voluta dall’architetto siracusano Rosario Gagliardi, con i suoi portali, colonne, stucchi e pregevoli dipinti. In seguito la Chiesa di San Giovanni Evangelista e poi a Modica bassa il Duomo di San Pietro e la Chiesa di Santa Maria di Betlemme. Il Castello dei Conti con la torretta dell’orologio settecentesco, il Teatro Garibaldi e il Museo civico “Franco Libero Belgiorno” e il Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari. Continuando a passeggiare lungo le vie non si può non rimanere incantanti dagli splendidi balconi decorati di Palazzo Tedeschi, Palazzo Tommasi Rosso e Palazzo Manenti e tanti altri in stile tardo barocco. Prima di lasciare la città si può rendere omaggio ad un illustre modicano, già Premio Nobel per la letteratura nel 1959, Salvatore Quasimodo, visitando il Palazzo della Cultura che ospita la “Casa della Poesia” e l’omonimo archivio oltre alla casa natia.

Modica oltre ad essere conosciuta in tutto il mondo per il suo immenso patrimonio artistico si distingue anche per le sue peculiarità enogastronomiche, con tantissimi prodotti tipici dagli ottimi vini al pane, dalle focacce ai pastieri, dalle carrubbe ai formaggi, dall’olio alla fava cottola, dal gelato al cioccolato. Proprio quest’ultimo prodotto, realizzato con il metodo originale, l’ha resa famosa in tutto il mondo e il Choco Modica ormai per i turisti è diventato un appuntamento imperdibile, soprattutto per i golosi del “Cibo degli dei”. Nei mesi scorsi attraverso l’iniziativa “i binari della cultura”, promossa dall’assessorato regionale al Turismo in collaborazione con la Fondazione Ferrovie dello Stato e Trenitalia, Modica è stata una tappa del “Treno del Barocco, un’ulteriore occasione per visitare la città, e far conoscere, ove ve ne fosse bisogno, questa splendida realtà barocca che unisce un’affermata bellezza artistica ai suoi prodotti tipici di qualità.

modica