Farm Cultural Park
Farm Cultural Park

Farm Cultural Park

Articolo di Irene Novello Foto di Fabio Di Benedetto

Ci troviamo a Favara, un comune di poco più di trentamila abitanti della provincia di Agrigento.

Il notaio Andrea Bartoli e la moglie, l’avvocato Florinda Saieva, hanno avuto una brillante intuizione: invece di fuggire all’estero per dare voce e soddisfazione alle loro ambizioni, decidono di diventare i protagonisti di un progetto che ha messo in atto una vera e propria rivoluzione culturale ed urbana. Nel 2010 danno vita alla Farm Cultural Park, un centro culturale dove l’arte e la cultura sono degli strumenti utilizzati per riscrivere l’identità e il futuro di Favara.

Andrea e Florinda hanno fatto centro! Infatti nella memoria di molti la comunità favarese non è più ricordata per la mafia o per l’abusivismo edilizio, ma per la cultura, l’arte e la rigenerazione urbana che con il loro progetto hanno invaso il centro cittadino. Il Farm Cultural Park si sviluppa nel centro storico di Favara nel cortile Bentivegna, costituito a sua volta da sette piccoli cortili che erano un tempo caratterizzati da case e piccoli palazzi, molti dei quali disabitati e trascurati. I sette cortili hanno ripreso vita e colore grazie a questo progetto che si propone come il primo “parco turistico culturale” presente in Sicilia e mira a diventare la seconda attrazione turistico-culturale del territorio agrigentino, dopo il Parco Archeologico della Valle dei Templi.

Il Parco è costituito da una serie di spazi espositivi dove il visitatore si ritrova di fronte ad una nuova concezione di rigenerazione urbana scandita dall’arte contemporanea raccontata e comunicata in tutte le sue forme espressive.

All’interno del percorso di visita si trova il Farm XL una struttura di cinquecento metri quadrati che si sviluppa su tre livelli; è uno spazio espositivo, con un piccolo bookshop, una cucina ideale per organizzare eventi privati ed un giardino con vista sulla città. Sou, la scuola di architettura per i bambini, dove si svolgono attività educative sull’ambiente, l’urbanistica e l’architettura. Raft è un altro spazio culturale, curato dagli architetti Claudia Cosentino, Dario Felice e Antonio Rizzo dello studio Analogique, dove vengono raccontati i progetti di Farm. Riad è stato concepito come un’oasi all’interno dei sette cortili, un piccolo giardino con piscina dove è possibile rilassarsi; con questo spazio si è voluto rendere omaggio all’architettura del Marocco e in particolare alla piazza Jamaa el Fna di Marrakech. Nzemmula oltre ad essere uno spazio espositivo, è anche una cucina, un salotto sociale, dove è possibile condividere, chiacchierare e socializzare. All’interno di Farm si trova anche un mercato dove è possibile degustare le tradizioni culinarie siciliane e quelle prettamente locali che si intrecciano alla contemporaneità e all’innovazione. Scenario Farm, è il nuovo progetto del parco, dove è protagonista la danza concepita come un mezzo con il quale vengono espressi tutti i linguaggi del corpo.

Arte contemporanea, public design e architettura sono i tre protagonisti del Farm che si sviluppa su millesettecentocinquanta metri quadrati di cultura e che ad oggi ha accolto ben cento creativi, novantamila visitatori da tutto il mondo solo nel 2016, l’organizzazione ed il successo di ben centosessantadue eventi culturali e che ha registrato due partecipazioni alla Biennale di Venezia. Nel 2011 il parco ha vinto il premio Cultura di Gestione per il concorso indetto da Federculture ed è stato collocato da Purple Travel, il blog britannico, al sesto posto nella classifica mondiale delle mete turistiche destinate all’arte contemporanea.

editoriale Bianca
editoriale Bianca

editoriale Bianca

di Emanuele Cocchiaro

È il caso di fermarsi, attendere un po’ e osservare lo scorrere vigoroso del nostro impegno divenuto traguardo. Non un messaggio autocelebrativo, ma la resa gioiosa dopo una giornata di lavoro, nel momento di raccolta dei nostri frutti al crepuscolo.

Un sospiro ancora per rivivere ad occhi chiusi i momenti straordinari, per risentire i tamburi incalzanti dell’opera dei Pupi, rivedere i volti delle tante eccellenze siciliane celebrate in un anno di lavoro, riassaporare il successo a firma Bianca magazine di Agorà di Sicilia e riflettere sui nuovi materiali con cui edificare il riconoscimento de “I Paladini della Cultura” nuovo prestigioso progetto sempre a nostra firma.

E solo un attimo e si riparte, più decisi che mai a far valere e far risplendere ciò che questa terra siciliana ha di valevole e di prezioso, siamo ancora più determinati a scovare il talento e a mettere in luce quello già riconosciuto, tutti con la stessa dignità, tutti sotto il raggio luminoso della nostra stella Bianca. La forza per pensare ai tanti progetti che ci attendono viene dai voi, da ogni singolo lettore che sfogliando la rivista ne ha percepito il valore, ne ha colto i tratti di magia e ne è rimasto affascinato. Bianca è vostra quanto nostra, è il regalo che si riserva agli ospiti d’onore; per questo non smetteremo di stupirvi, riservandovi altri speciali, altre eccellenze del territorio, mille e più talenti ed eventi prestigiosi.

Per voi, da Bianca.

 

Sikele

Sikele

Articolo di Angelo Barone

In questa terra di accoglienza e convivialità, nell’area dell’Aeroporto Fontanarossa di Catania, da circa un’anno, per volontà di Salvo Pistone e dei suoi figli, nascono Sikele Ristorante e Sikele Boutique. Sikele è diventato  per l’aeroporto di Catania come la piazza principale di una grande città, un luogo ospitale e familiare dove il turista  può gustare varie Eccellenze Siciliane Agroalimentari ed Artigianali.

La selezione delle Aziende,  curata da Federica, si snoda tra Presidi Slow Food ed Eccellenze del territorio, come il Pistacchio di Bronte, la Cipolla di Giarratana, la Pasta con grani antichi Siciliani del Pastificio Minardo, l’Aglio di Nubia, i vini delle Cantine Patria a Solicchiata, l’Aceto di Vino Nero d’Avola o Inzolia e tanto altro ancora …

Sikele è una bella squadra ( Salvo, Giuseppe, Federica) ed il gioco di squadra continua con tutti i suoi collaboratori che lavorano con un’unica missione: far sentire a proprio agio gli ospiti in arrivo o in partenza.

Sikele è anche cura dei particolari, nell’aeroporto di Catania che, porta il nome del grande Musicista Vincenzo Bellini, non poteva mancare un pianoforte, sia per gli ospiti di passaggio, sia per eventi o manifestazioni, organizzate all’interno dello stesso come presentazioni di libri, degustazioni di vini o salumi o formaggi, teatro e molto altro ancora. Sikele è anche servizio catering per ogni tipo di evento.

Fra le idee di questo splendido team anche il nuovo progetto riguardante un concorso riservato ai turisti in transito.

Nasce dal comune intento di dare risalto alle espressioni più significative della Sicilia che prende forma la collaborazione tra Sikele e Bianca Magazine, due realtà che viaggiano insieme perseguendo lo stesso scopo. Allacciate le cinture, le Eccellenze di Sicilia spiccano il volo.

Opera dei pupi. F.lli Napoli
Opera dei pupi. F.lli Napoli

Opera dei pupi. F.lli Napoli

Articolo di Angelo Barone e Foto di Samuel Tasca

Da tempo desideravo scrivere e raccontare dell’Opera dei Pupi come facevano i “Cuntastorie” (da non confondere con i “Cantastorie” che trattano le storie attraverso il canto) sia per i fantastici ricordi dell’infanzia che per il contributo dato alla formazione e crescita culturale della generazione di mio padre.  Nel secolo scorso fra gli spettacoli teatrali e musicali popolari c’erano il teatro dell’Opera dei Pupi e i Cantastorie che si esibivano in tutte le piazze. Ti raccontavano storie ed epopee fantastiche… i Paladini di Carlo Magno, Orlando e Rinaldo in lotta contro i saraceni: Agramante, Ferrau, Agricane, Rodomonte, Marsilo e Mambrino. Cristiani contro pagani: si lottava per la fede, l’amore, l’onore e si disprezzava il tradimento di Gano di Magonza. I Cuntastorie contribuiscono a fare diventare le storie esempi di riscatto sociale e di giustizia e le esibizioni diventano occasioni di ritrovo sociale e veicolo di arricchimento culturale e di conoscenze. I personaggi entravano nella vita quotidiana delle persone e Pippininu nell’opera catanese fa sentire la voce del popolo, indossa la livrea settecentesca e parla il dialetto catanese. Quante volte sentivo mio padre dire “Gano di Magonza” per parlare di un traditore o “Rinaldo” per esprimere fierezza e coraggio. Ecco: questo legame con la memoria di mio padre mi ha spinto a cercare i nipoti di don Gaetano Napoli fondatore della Compagnia nel 1921. È stata bella esperienza conoscere i fratelli Napoli: Fiorenzo, Giuseppe, Salvatore e Gaetano; il cugino Alessandro; Agnese, moglie di Fiorenzo, e i loro figli Davide, Dario e Marco. Emozionante vedere all’opera tutta la compagnia con la terza generazione che recita e la quarta che apprende. Questa è una famiglia che ha vissuto e continua a vivere in simbiosi con i propri pupi: li creano, li vestono, gli danno voce, li accudiscono e li curano come figli: hanno vissuto nella stessa casa e dormito nello stesso letto.

Andarli a trovare in via Reitano, 55 a Catania è stata una esperienza unica: in quella casa ci sono pezzi importanti di cultura popolare e tracce indelebili di grandi personaggi della cultura e dello spettacolo nazionale: Domenico Modugno, Paolo Panelli, Bice Valori, Lina Wertmuller, Garinei e Giovannini, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Sui muri ci sono grandi riconoscimenti come il Praemium Erasmianum, ricevuto nel 1978 dai Reali di Olanda, attribuito a persone e istituzioni che per la loro attività hanno arricchito la cultura europea.

La marionettistica dei fratelli Napoli opera dal 1921: il capostipite è stato don Gaetano Napoli e successivamente la cura dell’impresa è passata ai suoi figli Pippo e Natale. A quest’ultimo si deve la conservazione della tradizione dei pupi a Catania. Insieme a lui sempre la bella moglie Italia Chiesa, elegante e diplomatica, gestiva con naturalezza i rapporti con i grandi dello spettacolo e nello stesso tempo realizzava i costumi alle marionette, aiutava i figli nei loro percorsi scolastici e soprattutto dava voce, passione e signorilità ai personaggi femminili del teatro. Oggi è un piacere ascoltare Fiorenzo che racconta con passione la storia dell’Opera dei Pupi sia ai visitatori in bottega che nelle tante scuole dove lo invitano. Noi, di Bianca Magazine, lo vogliamo sostenere in questa sua tenace battaglia per realizzare un Museo e aprire il Teatro dell’Opera dei Pupi nei locali delle Ciminiere in viale Africa.  Finalmente nei giorni scorsi, il sindaco Enzo Bianco, come uno degli ultimi atti di sindaco metropolitano, ha firmato la concessione del Teatro delle Ciminiere alla Marionettistica dei fratelli Napoli. L’Opera dei Pupi nel 2001 è stata inserita nel programma Unesco “Capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”; successivamente, dopo l’approvazione a Parigi nel 2003 della “Convezione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”, è stata confermata nella “Intangibile Heritage List” nel 2008. Aprire il Teatro e realizzare un Museo dell’Opera dei Pupi a Catania deve essere l’impegno di tutte le istituzioni.

il teatro romano di catania
il teatro romano di catania

Il teatro romano di catania

Articolo di Irene Novello e Foto  Andrea Raiti

Catania è un’antica colonia greca fondata nel 729-728 a.C. dai calcidesi provenienti dalla vicina Naxos, guidati dall’ecista Evarco. La città visse il suo migliore periodo di prosperità nel corso del V secolo a.C. Nel 21 a.C. divenne colonia augustea e si abbellì di grandi edifici pubblici che la trasformarono in uno dei centri più importanti dell’impero e che ne condizionarono anche in futuro il suo assetto urbano. Uno di questi edifici fu il Teatro, costruito sulle pendici meridionali della collina Monte Vergine, in età greca sede dell’acropoli della città, in età ellenistica e romana fu ambita per la costruzione di ricche ville e di diversi edifici pubblici. Il Teatro è inserito nel tessuto urbano del centro storico di Catania, l’edificio oggi visibile è di epoca romana, datato al I secolo d.C. La struttura di epoca romana ne ingloba una più antica di epoca greca (IV secolo a.C.) che ha subito diverse modifiche nel corso dei secoli. L’esistenza a Catania di un teatro greco è, infatti, ricordata dallo storico Tucidide, secondo il quale nel 415 a.C., durante la guerra del Peloponneso, Alcibiade, il condottiero ateniese, avrebbe parlato ai catanesi nel Teatro di Catania cercando di convincerli ad allearsi con loro contro Siracusa. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, sotto l’estremità occidentale del Teatro Romano, furono scoperti due tratti di un imponente muro datato al IV secolo a.C. Era la prima conferma della notizia riportata da Tucidide.

Il Teatro Romano fu costruito su quello greco durante il I secolo d.C., la cavea, dalla quale si scorgeva il mare, poteva contenere fino a settemila spettatori, era in parte adagiata sulla collina e in parte sostenuta da muri attraversati da corridoi con copertura a volte, gli ambulacri, posti a livelli diversi e collegati da scale. L’orchestra era pavimentata in marmo, l’edificio scenico era decorato da statue e rilievi marmorei posizionati dentro nicchie. La stessa decorazione marmorea rivestiva il palcoscenico costituito da un muro attraversato da esedre curvilinee. Oggi parte di questi elementi decorativi sono esposti presso l’Antiquarium.

Le invasioni barbariche e i terremoti che interessarono la città nel periodo successivo al IV secolo portarono alla decadenza del monumento, abbandonato nel corso del V secolo d.C. L’orchestra fu occupata da una macelleria, l’intero edificio fu privato della decorazione architettonica. Il quartiere fu invaso da piccole case che inglobarono lo stesso teatro, nei secoli successivi questo fenomeno fu talmente incisivo che si arrivò quasi a perdere la consapevolezza dell’esistenza del Teatro stesso. Le strutture del Teatro furono utilizzate come fondamenta di case molto importanti, come casa Liberti, oggi sede dell’Antiquarium. Fu il Principe di Biscari che nel XVIII secolo fece eseguire gli scavi per liberare le strutture antiche dalle costruzioni recenti. Ma i lavori più consistenti di espropriazione, di demolizione delle strutture moderne e di restauro di quelle antiche iniziarono negli anni Cinquanta.

Il Teatro ha affascinato da sempre gli studiosi del mondo antico, oggi è stato oggetto di studio dell’Istituto per i beni Archeologici e Monumentali del Cnr che ha fatto rivivere virtualmente l’edificio così come si presentava nel II-III secolo d.C., la sua fase architettonica più monumentale. Il docu-video è fruibile presso il Catania Living Lab di Cultura e Tecnologia.

Questa estate il Teatro Romano è stato il palcoscenico della nuova edizione di “Notti d’Estate”, una rassegna di eventi musicali e teatrali, inaugurata con il concerto di Carmen Consoli. La rassegna è stata promossa dagli assessorati regionali al Turismo e dei Beni culturali e supportata dal Comune di Catania. L’iniziativa ha valorizzato un luogo che ha dettato la storia più antica della città e che oggi torna a rivivere protagonista della cultura catanese.

mavie fesco
mavie fesco

mavie fesco

Articolo di Angelo Barone e Foto  Archivio Giovani Imprenditori Confcommercio

 

Il gruppo Giovani Imprenditori di Confcommercio sta vivacizzando con diverse iniziative il settore turistico della nostra provincia. Per saperne di più incontriamo una di loro: Mavie Fesco, albergatrice di terza generazione sull’Etna, a Nicolosi dove ha sede l’azienda di famiglia, l’Hotel Biancaneve.

In tanti dicono che la Sicilia dovrebbe vivere di turismo per le tante bellezze paesaggistiche presenti. “Sono d’accordo! – esordisce così Mavie Fesco, vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Catania e vicepresidente del Comitato Nazionale dei Giovani Albergatori di Federalberghi, e continua – ma il turismo è un insieme di fattori che va oltre le nostre strutture ricettive. Il turismo è accoglienza con attrazioni visitabili continuamente e in rete fra loro, è trasporto operativo 365 giorni l’anno che possa raggiungere ogni territorio, è preparazione e competenza professionale, è mappatura di ogni servizio presente in diverse lingue, è sistema integrato e di qualità con esperienze nuove da offrire ai visitatori, è l’insieme di spazi utili funzionanti e all’avanguardia per eventi di ogni tipo: sportivi, musicali, congressuali, teatrali. Per competere con le altre destinazioni servono sforzi importanti e gioco di squadra tra pubblico e privati”.

Giovane, determinata e con le idee chiare, Mavie Fesco si fa subito notare per le sue doti professionali quando nel 2015 il Comitato Nazionale dei Giovani di Federalberghi la premia quale Miglior Giovane Albergatore d’Italia. Ci complimentiamo con lei e le facciamo notare che nel 2016 – fonte Banca d’Italia – diverse province italiane, Imperia (4.547.000) e Verona (2.815.000) sono visitate da turisti stranieri in numero superiore a tutta la Sicilia (2.517.000). “Non è una novità che la Sicilia abbia un gap infrastrutturale da colmare – afferma – che condiziona negativamente il comparto turistico. Ma alcuni segnali di maggiore crescita ci fanno ben sperare, come l’incremento di passeggeri (+ 17%) registrato dall’aeroporto di Catania”.

Nel 2016, insieme al gruppo Giovani Imprenditori di Confcommercio porta avanti il progetto “Destinazione Etna” per creare sinergia tra tutti gli operatori ed enti per promuovere un brand naturale e unico al mondo. Lei gioca in casa: “È stata una giornata di confronto utile che ha avviato una riflessione condivisa tra autorità, imprenditori e Università. Questa concertazione deve continuare, essere programmata e va consolidata nel tempo”.

Anche nel 2017 continua l’impegno per creare dialogo e sinergie nel settore turistico con il progetto “Guidiamo il turismo”: un giro in tutte le località turistiche della provincia di Catania per favorire investimenti e intercettare flussi di visitatori.”Passo dopo passo continuiamo a far dialogare tutti in modo proficuo per lavorare in sinergia”.

Con Mavie Fesco diamo uno sguardo al futuro, sta seguendo il “Progetto Scuola” di Federalberghi per supportare e sviluppare percorsi formativi a giovani che intendono investire il proprio futuro nel turismo. Cosa prevede questo progetto e che consigli possiamo dare a questi giovani?

“Con il progetto scuola stiamo attivando, con diversi istituti scolastici, protocolli di intesa su alternanza scuola-lavoro, c’è un dialogo continuo con gli istituti alberghieri della provincia, si è partecipato a fiere di orientamento al lavoro e a contest universitari con borse di studio con il Dipartimento di Economia dell’Università di Catania. Mi sembra la strada giusta e continueremo in questa direzione. Ai giovani che desiderano fare dell’ospitalità il proprio mestiere consiglio di studiare e fare esperienze per approfondire le proprie conoscenze, di essere disponibili a fare qualche sacrificio in più degli altri, il turismo genera lavoro quando la maggioranza delle persone va in vacanza. La nostra professione, essendo una finestra aperta sul mondo, può dare grandi soddisfazioni se c’è sempre voglia di apprendere e non sentirsi mai arrivati”.

 

XI festival internazionale dell'uva da tavola Igp di Mazzarrone

XI festival internazionale dell'uva da tavola Igp di Mazzarrone

 XI festival internazionale dell'uva da tavola Igp di Mazzarrone

Articolo di Alessia Giaquinta e Foto di Biagio Tinghino

‘‘La vite pianse – perché era stata amputata – e dalle lacrime, come piccole perle, cominciarono a formarsi i primi chicchi d’uva’’.

È così che la leggenda vuole spiegare la nascita di questo frutto dolce e succoso, considerato dai popoli antichi ‘nettare degli dèi’, simbolo di gioia e immortalità.

E Mazzarrone, pensandola in questi termini, potrebbe risultare una terra prescelta: il territorio, infatti, è vocato alla produzione di uva da tavola tanto che, per il piccolo centro, la vite è…vita!

Quest’anno, dal 7 al 10 Settembre, si è tenuta l’XI edizione del Festival Internazionale dell’uva da tavola che, negli ultimi anni, ha ricevuto anche il marchio IGP.

Un Festival magistralmente organizzato dalla ProLoco di Mazzarrone in stretta collaborazione con l’Amministrazione Comunale con l’obiettivo di valorizzare, promuovere e celebrare l’uva autoctona.

L’assessore al Turismo della Regione Sicilia, Anthony Barbagallo si è speso perché il Festival dell’uva fosse inserito all’interno del circuito I territori del vino e del gusto in modo stabile e permanente perché “ha una valenza in chiave enogastronomica e dal punto di vista della commercializzazione ma soprattutto in chiave di promozione turistica, perché i luoghi connotati dalla presenza dell’uva da tavola hanno una forte attrattiva turistica e possono contribuire a rafforzare, strutturare e migliorare l’offerta turistica della Regione Siciliana”, ci dichiara.

Numerosissimi eventi, infatti, hanno scandito le giornate del Festival coinvolgendo giovani e meno giovani, mazzarronesi e migliaia di turisti provenienti da ogni dove per partecipare alle coinvolgenti iniziative programmate.

I festeggiamenti hanno avuto inizio giovedì 7 Settembre, in piazza della Concordia, con il Festival Cinematografico “Ciak…si cresce” a cura dell’Associazione mazzarronese VIVALAVIDA e con la partecipazione straordinaria dell’attore Giuseppe Brancato, del gruppo pop “Diamonds” e le ballerine della scuola di danza Mila Plavsic.

Nelle serate a seguire: il Gala Finale Regionale “Area Sanremo”, il Concerto di Marco Masini e la tanto attesa XI Edizione del premio “Grappolo d’oro” durante la quale sono stati premiati: l’attrice Guia Jelo, l’Ing. Salvo Cocina, l’Ing. Biagio Consoli, la Polisportiva femminile Canottieri Catania e l’ex arbitro Rosario Lo Bello. Inoltre è stato conferito il premio sostenibilità alla ditta Novello.

La serata è stata arricchita da vari artisti: il cantante Nik Luciani, il cabarettista Manlio Dovì, “Incanto” Tributo Il Volo, l’orchestra Sicily Musical Academies, il duo di danza acrobatica e il Tributo al re del pop Jackson Friends.

Non sono mancati momenti di formazione e conferenze in merito all’uva IGP di Mazzarrone “tra risorse e prospettive”, alla Regolarizzazione dei fabb. rurali e strumentali connessi alle aziende agricole e pretrattamento atti geometrici a cura del collegio dei Geometri della Prov. di Catania, e non per ultimo, il laboratorio del Gusto di Slow Food Sicilia con l’obiettivo di approfondire e conoscere meglio l’uva di Mazzarrone.

Interessanti e coinvolgenti momenti ricreativi hanno riempito le mattine e i pomeriggi del Festival: dall’escursione guidata con Quad “Moto Turismo Ragusa”, all’esibizione degli atleti della Dojo Kun Karate del maestro Tidona Alessandro, alla Gimcana dei trattori, all’esibizione Fitness della Palestra Olimpia Fitness, alle prove di tiro statico Cecchino e statico fucile a cura dell’ASD Hybleasofthair Ragusa, e poi ancora CronoKart, Bungee Jumping a cura di Sky Dive Sicilia e le attrazioni medievali a cura del gruppo “Milites Trinacriae”.

A dare onore artistico all’uva di Mazzarrone sono stati alcuni artisti locali che, come tradizione vuole, durante la “Notte dell’Uva Regina da Tavola” preparano bellissime sculture rivestite interamente di acini. Quest’anno il tema della Tavolata è stato “ra-Cina”, termine dialettale che significa uva ma che, allo stesso tempo, contiene un riferimento allo stato più popolato del mondo: la Cina. Le opere d’arte infatti rappresentavano alcuni simboli e caratteristiche cinesi così che potremmo dire Cina con raCina.

A fare da contorno ai numerosi eventi, la caratteristica Fiera Espositiva e le numerose bancarelle presenti lungo le vie della cittadina.

Radio Prosound e Radio Sole, inoltre, hanno seguito e trasmesso sui rispettivi canali radiofonici gli eventi in programma mentre Tele Eubea si è occupata delle riprese televisive.

“Ogni anno le forze dei mazzarronesi si concentrano per la buona riuscita del Festival, in quest’ occasione tutta la città partecipa attivamente: dai giovani, alle imprese, ai coltivatori” dichiara compiaciuto il sindaco neo eletto dott. Giovanni Spata “quest’anno – continua – abbiamo cercato di promuovere maggiormente l’uva di Mazzarrone attraverso il programma Parola di Pollice Verde, condotto da Luca Sardella su Rete 4” e, come aggiunge l’Assessore Anna Cutraro “Dopo l’ottima riuscita di questa edizione, adesso lavoriamo per organizzare la prossima”.

Promuovere in ogni modo e con qualsiasi mezzo l’uva di Mazzarrone, già conosciuta e apprezzata anche fuori la nazione, rappresenta infatti una priorità per il primo cittadino e la sua Giunta che, sin da subito, si è adoperata a collaborare con la ProLoco per la buona riuscita del Festival.

Oltre alla possibilità di acquistare e degustare l’uva, è stato possibile assistere alla preparazione della caratteristica mostarda e delle cassatelle, prodotti tipici del territorio.

“Non è cosa semplice organizzare un Festival che, come quello dell’uva, racchiude numerosi eventi e si avvale di importanti collaborazioni. Il successo di questa XI edizione è frutto dell’unione di tante forze. Non c’è successo senza unione. Grazie a tutti coloro che hanno collaborato”.

È con queste parole che il presidente della ProLoco di Mazzarrone, Salvatore Guastella, ci fornisce la chiave di lettura di un Festival che si presenta sempre più ricco e completo esito di numerose forze che si uniscono per rendere omaggio a quel frutto della gioia, simbolo dell’abbondanza e prodotto di una terra fertile e meravigliosa: l’uva di Mazzarrone.

L'importanza dei grani antichi

L'importanza dei grani antichi

Articolo di Titti Metrico

Da migliaia di anni il grano è presente in Sicilia, ed un tempo il pastificio nasceva laddove c’era un panificio, e quindi un mulino. Voglio citare una famiglia locale dedita alla produzione della pasta, e che, a Caltagirone e nell’area del Calatino, non ha avuto inizio solo un secolo fa, ma è molto più antica di quanto si possa immaginare: il famoso pastificio Belvedere, conosciuto anche come “Gialletta”, ahimè oggi solo una bellissima storia da raccontare, e che troverete nei prossimi numeri di Bianca Magazine. Oppure basta considerare il legame fra Caltagirone e Genova antico di ben 900 anni, ben sapendo che furono i genovesi ad importare intorno alla metà dell’800 in Sicilia il torchio verticale che, insieme all’impastatrice ed alla gramolatrice, costituisce il nucleo essenziale dei macchinari per la pastificazione, da noi chiamato “ingegno” perchè alleggeriva la fatica degli operai. Raccontiamo la storia dei grani non solo per salvarli, ma per farli esistere ancora e diventare fonte di nutrimento, rafforzando il patrimonio alimentare nutritivo, culturale, storico, tradizionale del grano, che ancora oggi rimane elemento primario della nostra alimentazione. Quando entriamo in un panificio, ci illudiamo di avere acquistato un pane prodotto interamente con grani antichi, in realtà del pregiato grano duro, oggi tanto di moda, ne mangiamo solo la metà! Purtroppo è cosi, quando si parla di grani antichi ci vuole la conoscenza, e noi ne sappiamo ben poco e ne mangiamo sempre meno. Non esiste al momento un sistema di certificazione capace di garantire il consumatore sull’originalità del prodotto. La Stazione Sperimentale di Granicoltura di Santo Pietro ha tra i principali obiettivi l’incremento dell’agricoltura soprattutto cerealicola. “Custodiamo le diverse tipologie in uso imprenditoriale, nonostante non siano molto produttive, garantiscono l’identità di una varietà – precisa il dott. Gianfranco Venora, direttore della Stazione Sperimentale -. Ad esempio il Russello, usato per il pane a pasta dura tipico del ragusano, o il “pane nero” di Castel Vetrano fatto col 20% di Timilìa, possono certificare l’identità varietaria, con l’utilizzo di metodiche che possono identificare la varietà dal suo aspetto morfologico. Conservare il germoplasma, vuol dire conservare il patrimonio genetico che si trasmette alle generazioni future attraverso le cellule germinali, nella Stazione Sperimentale esistono circa 300 accessioni di materiali tra cereali e leguminose antiche”. La “globalizzazione del gusto” ci confonde, sino a farci perdere il sapore originale. L’uso di nitrati ha fatto sì, che il grano non cresca e sia coperto da erbe infestanti, quindi, si ricorre ai diserbanti. Il risultato? Lascio a voi le conclusioni! Al contrario le spighe dei grani antichi essendo alte soffocano le erbe infestanti. Riscoprire il valore del grano antico è importante, così come la macinazione integrale, perché è benefica per la salute: la crusca, aiuta la regolarità dell’intestino, è ricca di sostanze minerali; il germe grano, nella macinazione, quando si fa la semola, viene eliminato. L’olio di germe di grano è ricco di vitamine e proteine nobili, ma deve essere biologico. Parlando con un contadino, dal volto segnato dal tempo, mi ripete: “Nun ni vali a pena” (non ne vale la pena) non prendiamo neanche le spese, con l’agricoltura rischiamo e il governo non ci aiuta”, ma lui non si arrende, e grazie ai sacrifici di questi contadini, che la tradizione e la sana alimentazione si tramandano. Il grano duro siciliano è conosciuto in tutto il mondo, ha ottime proprietà nutrizionali e non contiene micro tossine. La Sicilia, ne coltiva oltre 300.000 mila ettari, insieme alla Puglia è tra le regioni maggiormente interessate a questa coltivazione e alimenta la filiera della pasta e del pane. L’interesse tra la popolazione sta crescendo e si sta tornando a mangiare pane di grano duro fatto col crescente (lievito madre), che conferisce al pane odori e sapori molto particolari.

I territori del vino e del gusto

I territori del vino e del gusto

 "Territori del vino e del gusto.

Articolo di Omar Gelsomino e Foto di Ass. Ferrovie Siciliane, Messina e Mario Roccuzzo

Dalla collaborazione tra il Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo e l’Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana è nato il progetto di eccellenza “Territori del vino e del gusto. In viaggio alla scoperta del genius loci”, mirante a rafforzare l’offerta turistica siciliana nel settore enogastronomico con la creazione di un circuito ed un brand, in cui raggruppare le sagre e le feste più rappresentative della Sicilia.

“Caltagirone ritorna al centro dell’interesse regionale e nazionale con particolare riferimento ad argomenti a noi più cari e più consoni: l’agroalimentare, la tradizione, la cultura e il turismo – commenta il sindaco Gino Ioppolo -. Un momento di grande opportunità che la vede passare da città vocata al turismo a città turistica”.

A spiegare meglio l’obiettivo del progetto “Territorio del Vino e del Gusto”, è l’assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Anthony Barbagallo “Il progetto enogastronomico che vede la Sicilia capofila fra le regioni italiane fa tappa a Caltagirone per l’iniziativa di chiusura dove sono presenti tour operator, operatori del settore, esperti del turismo per fare il punto della situazione attorno all’enogastronomia, il prodotto di punta del turismo siciliano, cresciuto notevolmente negli ultimi anni e con grandissime potenzialità attrattive per il futuro. Caltagirone con la sua storia, la sua tradizione, la sua vocazione legata ad alcune eccellenze del vino rappresenta un punto di riferimento che la Regione vuole valorizzare sempre più. Nell’anno internazionale del turismo sostenibile la Regione Siciliana è stata quella che ha più investito in questo segmento – ha concluso Barbagallo -, il mio auspicio è che il treno storico sia il segnale di un rilancio della sostenibilità attorno a Caltagirone, pensando magari in prospettiva della prossima primavera ad abbinare al treno storico la passeggiata a cavallo o la passeggiata in bicicletta, studiando nuovi percorsi cicloturistici”.

Una manifestazione che ha visto la sinergia pubblico-privato: dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali alla Fondazione Ferrovie dello Stato, dall’assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo al Comune di Caltagirone, dal Centro Studi Turistici a Biba Group, dalla Pro Loco Caltagirone Unesco World Heritage alle associazioni Pro Santo Pietro e L’Orlando Furioso (che hanno curato l’organizzazione della giornata finale), dall’Ufficio Turistico Regionale al Museo Regionale della Ceramica e ai Musei Civici, da Slow Food Sicilia a Sicilia Enogastronomia,  dalla Stazione Sperimentale di Granicoltura all’Accademia Italiana della Cucina – Delegazione di Caltagirone.

La città della ceramica ha ospitato dal 15 al 17 settembre convegni e giornate di formazione dedicate agli operatori turistici siciliani, a cui hanno partecipato prestigiosi rappresentanti del mondo accademico, imprenditoriale, giornalistico, enogastronomico, esperti di comunicazione turistica, organizzatori di eventi oltre alle degustazioni di prodotti enogastronomici. La giornata – clou è stata quella di domenica 17 settembre dedicata al gusto e alle tradizioni: agli oltre 250 passeggeri lungo il percorso che da Messina li ha portati a Caltagirone, è stato raccontato il territorio attraverso la gastronomia, col Treno storico a bordo delle carrozze “Centoporte” della fondazione Ferrovie dello Stato sono stati accolti dal benvenuto musicale dei Bella Morea, giunti al centro storico hanno potuto ammirarne la sua straordinaria bellezza, visitare le Chiese, i musei civici e regionale, assistere alla performance live al tornio di Alessandro Iudici e alla rappresentazione dell’Opera dei Pupi della Primaria Compagnia Siciliana di Caltagirone che ha incantato gli spettatori, partecipare ai Laboratori del Gusto di Slow Food, degustare i prodotti enogastronomici presso l’ex pescheria dove è stato organizzata “La terrazza del gusto” oltre ad assaggiare le prelibatezze culinarie preparate da Chef Fanny, il tutto accompagnato dall’intrattenimento musicale, curato dall’associazione L’Orlando Furioso, della Conturband. Infine lo scorso 22 settembre è stato organizzato un workshop fra operatori dell’offerta turistica siciliana e buyers europei specializzati nel segmento enogastronomico. Durante la manifestazione l’arch. Fabrizio Alparone e l’assessore regionale Barbagallo hanno consegnato un omaggio in ceramica a Gianfranco Daino, la cui cantina è stato premiata da Slow Wine 2018 con il Suber 2015.

“Sono state giornate di festa non soltanto per i visitatori, ma anche per i calatini – ha sottolineato Fabio Roccuzzo, rappresentate dell’assessorato regionale al Turismo – dedicate all’enogastronomia e alla valorizzazione di un territorio dalle grandi potenzialità”.

Una giornata che ha lasciato un bellissimo ricordo tra i visitatori e i cittadini che hanno apprezzato oltre alle bellezze di Caltagirone anche i prodotti enogastronomici del territorio: dal vino all’olio d’oliva, dalle farine di grani antichi al pane e alla pasta, dal miele all’uva da tavola, dai formaggi alla ricotta, dalla mostarda alla cubbaita alla giuggiulena.

la castagna

la castagna

Articolo di Titti Metrico

L’arrivo dell’autunno porta con sé anche nuovi colori, quasi che la natura dia il meglio di sé prima che si concluda l’anno. Anche i rami degli alberi si trasformano, dal verde intenso dell’estate al rosso e al marrone della nuova stagione. Così cambiano pure i paesaggi e gli alberi si caricano di frutti, fra cui anche di castagne. Tante sono le leggende che riguardano questo frutto ma noi piace ricordare questa che narra che un giorno gli abitanti di un paese di montagna essendo molto poveri e non avendo di che mangiare si rivolsero a Dio affinché potesse dar loro qualcosa per sfamarsi. Il buon Dio sentite le loro preghiere diede loro una pianta da cui poter raccogliere frutti nutrienti, il castagno; ma il diavolo per impedire che la gente potesse raccogliere i frutti, li avvolse in un guscio spinoso. Presi dallo sconforto gli abitanti si riunirono di nuovo in preghiera e Dio sceso in mezzo a loro fece il segno della croce: i gusci spinosi come per miracolo si aprirono, e da quel giorno, quand’è periodo, i frutti di questa pianta si aprono a croce.

I rigogliosi boschi dell’Etna, già da ottobre, sono pieni di castagne e marroni: le prime, che nascono dall’albero selvatico, sono più piccole, si presentano con la buccia di colore bruno scura, più schiacciate da un lato e tondeggianti dall’altro. Le marroni, frutto della pianta coltivata e modificata con gli innesti, invece sono più grandi, hanno la buccia più chiara ed hanno una forma quasi rettangolare. Ovviamente l’Etna con i suoi versanti e terreni ricchi di minerali conferiscono un gusto e un sapore unico. I castagneti si trovano un po’ in tutti i versanti del vulcano: da Nicolosi a Pedara a Trecastagni, da Ragalna a Biancavilla ad Adrano, da Maletto a Zafferana a Linguaglossa. Allora cosa c’è di meglio se non fare una bella passeggiata sui versanti dell’Etna e trascorrere così una giornata all’aria aperta, immersi nella natura più vera, fra i castagneti che offrono ottimi frutti spontanei e nutrienti.

In questo numero noi di Bianca Magazine vogliamo soffermarci proprio su un frutto tipico dell’autunno, la castagna dell’Etna: dal sapore molto gradevole e dall’alto contenuto calorico quindi poco indicato a chi segue una dieta. La castagna dell’Etna è ricca di vitamina B, fosforo, che contribuisce all’equilibrio nervoso, zolfo, antisettico, disinfettante, particolarmente importante per la robustezza delle ossa; sodio, utile alla digestione ed essenziale all’assimilazione dei cibi, potassio, che funge da antisettico e rinforza i muscoli e le ghiandole, ricordiamo che è un farinaceo, giova a coloro che soffrono di itterizia, è un tonico del sistema venoso, oltre ad essere un ottimo energetico per la ricchezza di glucidi, pertanto sconsigliato ai diabetici. Viene utilizzata nei casi di anemia, magrezza, e in gravidanza in virtù dell’apporto di acido folico. Possiede anche una grande percentuale di sali minerali, magnesio vero e proprio equilibratore dell’umore, cloro, importante per la salute dei denti e dei tendini, ed infine il ferro per la buona circolazione del sangue. Il periodo consigliato per raccogliere le castagne è compreso fra ottobre e novembre, periodo in cui si concentrano, noi di Bianca Magazine vi consigliamo di visitare l’Ottobrata Zafferanese dove potrete gustare tutti i prodotti e le eccellenze dell’Etna, oppure una visita imperdibile al maestoso ed imponente castagno millenario nel Comune di Sant’Alfio detto anche “dei Cento cavalli”, perché si narra che un giorno la regina Giovanna I d’Aragona sorpresa da un forte temporale, durante una battuta di caccia, trovò riparo insieme a cento dame e cavalieri e i loro cavalli.