Articolo e Foto di Stefania Minati

Dopo il gelo di gennaio che attanaglia i nostri monti e le feste natalizie, arriva una nuova ondata di “gambe sotto la tavola” all’insegna di specialità tipiche della cucina piemontese. Per ritrovare i piatti della tradizione e rispolverare la memoria, ho chiesto aiuto a Clara Berta, titolare dell’omonimo ristorante e panetteria di Pertusio, cittadina in provincia di Torino. Figlia d’arte, ha saputo rivisitare con grande maestria la tradizione culinaria piemontese, imparata dai genitori. Mi racconta che tra la fine di gennaio e per tutto il mese di febbraio, periodo dedicato al Carnevale, troviamo per lo più dei dolci tipici, quali le bugie e i canestrelli. Le prime non sono frottole, bensì composte di uova, farina e lievito, fatte friggere e spolverate di zucchero a velo. Oggi si possono trovare anche nella variante ripiena di marmellata o cioccolata. I canestrelli sono invece dei biscotti a cialda, sottili e molto friabili, cotti su piastra a pinza arroventata e sul fuoco vivo. Un dolce questo che veniva e viene fatto per lo più in casa con piastre spesso personalizzate con gli stemmi delle famiglie più antiche o la classica forma a grata.

Per i pranzi pasquali invece, il menù tradizionale prevedeva storicamente un pranzo con uova ripiene come antipasti, l’agnolotto del Plin, ricetta che viene preparata anche a Natale, l’agnello con patate o carciofi e i dolci. Ci sono moltissime varianti oggi e tantissimi piatti vengono mantenuti sulle tavole ormai per tutto il periodo invernale.

I tipici peperoni in “bagna cauda”, il gran fritto misto dolce e salato, e molta, moltissima carne. Il bollito misto della zona di Carrù nel cuneese, il coniglio grigio di Carmagnola, il “tapulone” tipico del Verbano, le lumache di Cherasco e la gallina di Saluzzo, per citare solo alcuni esempi.

La tipica pecora piemontese è la Sambucana, comparsa nell’alta Val di Stura intorno al XVIII secolo, preziosa sia per la lana che per la carne. L’agnello viene utilizzato in un’età compresa tra il quarantacinquesimo e sessantesimo giorno, raggiunto un peso minimo di diciotto chilogrammi. Oggi anche l’agnello viene rivisitato in vari modi, come ad esempio cotto a tondino con ripieno di patè e verdurine di contorno, restando comunque immancabile sulle tavole pasquali in Piemonte come in tutto il resto d’Italia.

Articolo e Foto di Samuel Tasca

Il Natale, si sa, è la festa delle luci, del panettone, dell’albero e di Babbo Natale; è la festa dei bambini, dei regali, di tutto ciò che c’è di magico, ma il Natale è soprattutto la festa della famiglia, del calore, del volersi bene e del ritrovarsi tutti uniti alla stessa tavola la notte della Vigilia. Ed è proprio partendo dai ricordi di questa magica notte del 24 dicembre che nonna Pina ci apre le porte della propria casa per raccontarci l’emozione di vivere un Natale con i propri cari e qual è il segreto per tenere unita una famiglia tanto numerosa. Ebbene sì, perché in casa Spata quando si festeggia, si è proprio in tanti: dai quattro figli, Biagio, Giovanni, Maria Concetta e Letizia, ai rispettivi consorti, e poi i nipoti, otto, fino ad arrivare alla piccola Alice, la prima a inaugurare una nuova generazione.

«Il segreto dell’unione – ci svela nonna Pina – è quello di essere stata sempre una mamma e poi una nonna imparziale, affrontando la vita non giorno dopo giorno, ma momento dopo momento. Sì, perché a casa mia i problemi erano di moda, e nel lontano 1970 un incidente ha reso invalido mio marito costringendolo sulla sedia per oltre un anno. Da allora mi sono rimboccata le maniche e siamo andati avanti, sempre insieme. Ci accontentavamo di quello che avevamo, a Natale si cenava con quel che si aveva, ma proprio perché non si conosceva abbondanza, a casa mia era sempre Natale, anche con qualcosa di semplice. E così siamo cresciuti – continua Nonna Pina –. Oggi che i miei figli hanno tutti realizzato la propria famiglia, io mi ritengo soddisfatta e felice perché vivo attorniata dall’affetto di tutti, accanto a loro che sono i miei gioielli, di quelli però che non si possono comprare, di quelli unici al mondo».

Da nonna di tanti nipoti, come fa a trovare il regalo perfetto per tutti?

«Il regalo perfetto per tutti è un bacio ciascuno. Non posso fare grandi regali a ognuno di loro, perché se ne faccio uno, voglio che sia uguale per tutti, e allora anche un bacio diventa un dono. I miei nipoti non hanno mai preteso, sono sempre cresciuti vivendo il Natale insieme attorno all’albero, senza preoccuparsi di nient’altro».

Perché secondo lei il Natale va trascorso in famiglia? Cos’è che rende questa festività tanto speciale?

«Il Natale è sicuramente un momento importante per tutti noi Cristiani, ma non solo. È la festa delle piccole cose, di quelle azioni semplici ma cariche di significato e ricche di senso. Il Natale è una cosa meravigliosa proprio perché si passa in famiglia. Fino ad oggi la notte di Natale siamo sempre stati tutti attorno alla mia tavola e la serata è trascorsa serena e allegra».

Da poco più di un anno è diventata bisnonna, un’altra generazione è iniziata, che effetto le fa?

«Iniziare una nuova generazione è qualcosa di grande, e se devo rivelarti un segreto – ci dice nonna Pina con aria complice – mi sento un po’ insicura su come crescere questa nipotina, quasi in difficoltà. Con i nipoti sento di aver avuto più sicurezza, adesso ho la consapevolezza di avere due generazioni di mezzo tra me e questa nuova piccola arrivata e anche l’età fa la sua parte, ma di una cosa sono certa: l’affetto che provo per lei è identico a quello degli altri nipoti».

Qual è il suo augurio per questo Natale?

«L’augurio di un Natale che possa portare a tutti serenità, salute e anche un po’ di benessere, perché anche quello ci sta. Auguro a tutti di poter trascorrere un Natale “tutto in famiglia” perché la serenità della famiglia è la ricchezza più grande».

E noi di Bianca Magazine condividiamo le parole di Nonna Pina, perché lei in fondo, è un po’ come tutte le nonne, la sua famiglia rappresenta tutte quelle famiglie che vivono il Natale con amore e condivisione.  Ed è proprio a queste famiglie e a tutti voi, cari lettori, che facciamo i nostri più sinceri auguri di un sereno e felice Natale!

Paladini della Cultura

Pitturiamo

Articolo di Angelo barone e Foto archivio  Bianca Magazine.

L’associazione Giovani Imprenditori di Confcommercio Catania e la rivista Bianca Magazine condividono la mission di valorizzare la cultura e le bellezze della Sicilia, la sapienza e la creatività della sua gente. Al fine di dare un riconoscimento alle Eccellenze Siciliane, che si impegnano a promuovere la nostra cultura e la nostra economia, nel recupero delle tradizioni, nelle creazioni innovative, istituiscono il premio “I Paladini della Cultura” e promuoveranno azioni di crowdfunding per finanziare progetti e iniziative culturali.

Con questo riconoscimento ogni anno saranno premiate quelle personalità siciliane della cultura, dello spettacolo e delle professioni che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinte nel valorizzare la Sicilia, la bellezza del nostro paesaggio con tutte le sue biodiversità, le nostre tradizioni e avviato processi innovativi.

Sarà cura delle organizzazioni promotrici coinvolgere altre associazioni, enti pubblici e privati per costituire una Fondazione e redigere un apposito regolamento.

Per la realizzazione del logo identificativo della Fondazione, tramite la nostra rivista, sarà bandito un concorso pubblico.

Per il 2017 le organizzazioni promotrici, dopo un’ampia consultazione con personalità prestigiose della cultura, delle professioni e del giornalismo, hanno deciso di premiare ad honorem per la carriera i fratelli Napoli, per aver mantenuto viva la tradizione dell’Opera dei Pupi e il lodevole impegno per la realizzazione del museo dedicato a questa tradizione dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Per la valorizzazione delle tradizioni: Giovanni Leonardo Damigella, per l’impegno profuso a valorizzare i grani antichi producendo farine e paste con miscele di sette varietà di grani. La sua pasta, nel corso della 29ͣ  edizione del Sana di Bologna, è stata riconosciuta come il miglior prodotto in commercio da una giuria di buyers internazionali ed esperti del settore. Per l’avvio di processi innovativi: Adriana Santonocito ed Enrica Arena, per aver creato Orange Fiber e avviato con successo la realizzazione di tessuti con gli scarti di lavorazione della spremitura di agrumi. Per l’immagine positiva della Sicilia nel mondo lo chef Roberto Toro: che dopo avere deliziato il palato dei leader mondiali al G7 di Taormina sarà Ambasciatore della Cucina Italiana nel mondo. Per stimolare i giovani ad investire sulla nostra terra e sostenerli in questo lodevole impegno sono state premiate le sorelle Lorena e Giuliana Santoro per aver realizzato il progetto My Sicily – Fast Gourmet, puntando tutto sulla Sicilia: dalla location alla bontà della nostra cucina.

Il premio realizzato da Ceramiche De Simone è stato consegnato il 30 settembre nella famosa piazza esagonale di Grammichele in occasione di Agorà di Sicilia.

 

 

Articolo di Omar Gelsomino,  Foto di Martina Melina

Durante i festeggiamenti dei Santi Patroni di Grammichele, abbiamo incontrato l’assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Anthony Barbagallo, per parlare con lui della programmazione e della promozione turistica siciliana attuate dal suo assessorato.

«La proclamazione di Palermo Capitale della Cultura 2018 rappresenta un’occasione di conoscibilità per la Sicilia nel mondo. Dobbiamo sfruttare ogni possibilità di promozione, accrescendo la fruibilità e la sinergia fra i vari siti Unesco per incrementare l’offerta turistica».

Quanto è importante il turismo per la Sicilia?

«È l’unico settore in Sicilia che cresce al ritmo di due cifre l’anno. La Sicilia è candidata a diventare la quarta destinazione turistica italiana, per cui dobbiamo riorganizzare l’offerta turistica siciliana mettendo insieme i grandi eventi sportivi a percorsi culturali ed enogastronomici».

Come si sta strutturando la nuova offerta turistica?

«Le DMO (Destination Management Organizzation, nda), cioè le Destinazioni Turistiche Organizzate hanno raggruppato i Distretti turistici in sette strutture tematiche: Sicilia Cultura, Sicilia Natura, Sicilia Mare, Sicilia Enogastronomia, Sicilia M.I.C.E. (Meetings, Incentives, Conferences and Exhibitions), Sicilia Benessere e Isole Minori. Quest’ultima è cresciuta del 40 per cento, oltre all’enogastronomico sempre più in aumento. Le Destinazioni Turistiche Organizzate prevedono l’organizzazione di un pacchetto turistico da presentare all’estero attraverso la sinergia pubblico-privata. Al turista presentiamo un’unica destinazione e sarà lui poi a scegliere un tema che può sovrapporre a un altro».

Quali sono le misure a sostegno del turismo enogastronomico?

«Abbiamo strutturato tre prodotti: “Territorio del Vino e del Gusto – Alla ricerca del Genius Loci”, con trentacinque manifestazioni di eccellenze enogastronomiche; il “Treno del Vino”, sta riscuotendo ottimi successi con un tasso di riempimento del 91 per cento e il 70 per cento di presenze turistiche straniere; abbiamo stretto anche un accordo con le “Strade del Vino”, segmento che stiamo valorizzando sempre più».

Il 2017 è l’anno dei Borghi, come intende valorizzare quelli siciliani?

«Abbiamo venti borghi inseriti nel circuito dei “Borghi più belli d’Italia”, abbiamo il prodotto “Borghi Autentici” e Borghi con la Bandiera Arancione. Tutti i borghi siciliani fanno parte del progetto “Borghi – Viaggio Italiano” in sinergia con il MiBaCT che ci vede protagonisti alle Terme di Diocleziano in un’importante vetrina internazionale».

Ci anticipi il nuovo cartellone di “Anfiteatro Sicilia e Teatri di Pietra”.

«Stiamo attrezzando una lunga stagione che vede protagoniste le eccellenze della musica, della lirica e della prosa. Fra questi lo spettacolo incantevole di Monica Guerritore “Dall’inferno al paradiso” e poi la presenza di Carmen Consoli». Il circuito comprende: il Teatro Massimo e Biondo di Palermo, il Bellini e lo Stabile di Catania, Taormina Arte, l’Orchestra Sinfonica Siciliana, il Teatro Vittorio Emanuele di Messina e Inda di Siracusa. I teatri antichi coinvolti sono: Taormina, Tindari, Morgantina e Segesta».

Un bilancio positivo anche alla luce di eventi mondiali importanti …

«Il Giro d’Italia, con le tappe siciliane seguite in 193 paesi da 800 milioni di telespettatori in tutto il mondo e il G7 di Taormina (appena conclusi quando andremo in stampa, nda) rappresentano due eventi importanti per l’immagine della Sicilia, una terra straordinaria che vanta dieci siti Unesco. Il governo nazionale ha stanziato un importante finanziamento di 15 milioni di euro da destinare all’audiovisivo, un altro settore su cui continueremo a investire per portare la Sicilia in tutto il mondo».

 

Articolo di Alessia Giaquinta,  Foto di Samuel Tasca

È lì, con lo sguardo triste, anzi no: tristissimo. La coda tra le zampe e il fiuto sempre in allerta: quella piccola creatura pelosa sta aspettando che il suo padrone torni a prenderla, ad abbracciarla, a giocare con lei.

Ha camminato per giorni, sotto il sole cocente d’estate, alla ricerca di colui che fino a qualche giorno prima l’aveva nutrita, accudita, amata.

Non cammina ma vaga alla ricerca di una carezza, uno sguardo, un posto che possa accoglierla. Ha fame, non solo di cibo ma d’affetto.

Un tempo lo chiamavano con dolci vezzeggiativi, ora è semplicemente un cane abbandonato e infelice. Anzi no: malinconico.

Non è semplice raccontare lo sguardo di un animale che vive l’abbandono così come non dovrebbe essere altrettanto semplice abbandonare lo sguardo di quell’animale con il quale si è vissuto.

Purtroppo, però, non è così. Sono ancora troppi i casi di animali abbandonati, soprattutto nel periodo estivo quando si preferisce la mondanità di una vacanza priva di vincoli e scocciature (se così si può definire il prendersi cura del proprio animale) all’amore fedele e incondizionato di un amico a quattro zampe.

Spesso sono i cani di media e grossa taglia a creare problemi per chi programma una vacanza: ci sono ancora strutture, quali alberghi, ristoranti, resort e negozi che espongono il cartellino con un divieto perentorio Qui non posso entrare, impedendo non solo l’accesso all’animale ma anche creando il dubbio e l’incertezza nel proprietario che si chiede «Dove lascerò il mio fido?».

Ecco la risposta: anzitutto sarebbe opportuno che i locali e le strutture ricettive lasciassero libero ingresso ai nostri amici a quattro zampe, pur disciplinandone l’atteggiamento, e soprattutto ci si potrebbe affidare a delle Associazioni di Volontariato o a delle Strutture Private che si occupano di accogliere e custodire i nostri animali quando non è possibile. Un’altra soluzione, utile a chi viaggia in treno, è stata adottata da Trenitalia, l’estate dello scorso anno, che oltre a permettere l’accesso gratuito ai cani di piccola taglia all’interno di un trasportino, ha standardizzato al costo di 5 euro il viaggio di cani di grossa taglia, facilitando così non solo il trasporto degli stessi ma prevenendo, soprattutto, il rischio dell’abbandono.

Abbandonare è una scelta crudele: il vero reato sta nel tradire quegli occhi dolci e penetranti di un essere vivente che riesce ad amare in modo incondizionato e senza pretesa, o meglio, l’unica pretesa è quella di ricambiare il suo amore, sempre, e non solo quando viene comodo!

Articolo e Foto di Stefania Minati

Una vita dedicata alla ricerca e all’insegnamento lo portano alla consapevolezza della conversione del cambiamento climatico in atto spingendolo ad intraprendere un nuovo percorso dedito alla divulgazione, facendo diventare la scienza teorica una scienza pratica che coinvolga sia i cittadini che la politica. In prima linea per diffondere dati e mettere in guardia dai danni provocati dall’inquinamento, in stretto rapporto con i cambiamenti climatici di cui oggi facciamo spesa in termini economici, ma sopratutto in vite umane.

 Com’é nata la sua passione per la meteorologia?

«Nasce attraverso l’agricoltura, intorno ai 14 anni. Si può dire che coltivo l’orto sin da quando ero poco più che neonato e da allora ho sviluppato l’interesse della meteorologia e  dell’agro-meteorologia, essendo essa di grandissimo supporto per una buona agricoltura.  Cruciale per i miei studi é stato anche il fatto di vivere a due passi da uno splendido laboratorio a cielo aperto, che sono le Alpi».

Gli effetti dell’intervento dell’uomo sulla Terra sono visibili, tra cementificazione e inquinamento, come mai siamo ancora così insensibili ai danni da noi provocati?

«Il problema é sicuramente culturale non solo politico. L’interesse per i problemi ambientali, ben noti da oltre 40 anni, va su e giù come uno yo-yo. Basterebbe guardare l’involuzione delle rappresentanze dei partiti verdi al governo, che sono andate a disgregarsi via via che gli interessi economici guardavano a proteggere il mercato del fossile o a limitare i vincoli ambientali che potessero disturbare alcune attività. Un esempio palese é la presentazione della legge sul Consumo di Suolo, ferma in Parlamento da 5 anni. Nel nostro quotidiano manca l’interesse e la volontà di non dare spazio a gesti incivili come gettare i rifiuti in ogni dove. Non serve una particolare competenza per far attenzione ai rifiuti e non vale la scusa del “Tanto lo fanno tutti”».

In televisione vediamo aziende energetiche far pubblicità sulle tecnologie applicate nel rispetto dell’ambiente. A che livello di tecnologia siamo in realtà?

«La transizione da un sistema energetico di tipo fossile a quello basato su energie rinnovabili é sicuramente difficile. Ci vogliono investimenti, coscienza e tecnologia. Quello che vediamo é un processo che sta avvenendo. Il problema in Italia é la coerenza. Noi abbiamo competenza, capacità e un’industria che lavora in questo settore. Non siamo assolutamente indietro rispetto ad altri pochi Paesi del Nord Europa o della California. Ma se si fa una scelta di questo tipo, si comincia e si va fino in fondo. Invece nello stesso Paese coesistono modelli di virtù di raccolta differenziata come la provincia di Treviso e la Terra dei Fuochi. La stessa cosa accade con le energie rinnovabili, abbiamo alcuni Comuni e gruppi di imprenditori che incentivano e utilizzano impianti fotovoltaici ma il Governo stesso che rema contro, con eccessiva burocrazia o leggi poco chiare e di varia interpretazione. Manca una coralità di gesti ed intenti. Perché non prendere un modello funzionante e applicarlo su tutto il territorio?

Oltre alla gestione dei rifiuti, come singoli, cosa possiamo fare?

«Molto, limitare i viaggi aerei e sfruttare di più il tele-lavoro, utilizzare vetture elettriche, riqualificare le abitazioni secondo le norme di risparmio energetico. Un governo deve certo accompagnare le nostre scelte, ma la volontà deve partire dai singoli. Importante è colmare la lacuna lasciata in eredità dai vecchi programmi scolastici, informandoci, e chiedendo una maggior attenzione per il tema dell’educazione ambientale nelle scuole».

 Ai giovani e ai futuri meteorologi, vuole dare un consiglio o un messaggio?

«Lo lascio non solo ai meteorologi ma a tutti gli studenti. La sfida ambientale oggi é così vasta che interessa moltissime discipline: le scienze naturali, la climatologia, l’oceanografia e la meteorologia, per la comprensione e studio della problematica ambientale e tutte quelle che possono servire come mezzo e soluzione:l’avvocatura per il diritto ambientale, la filosofia, la storia, la psicologia e la sociologia comprendere le dinamiche sociali e l’ingegneria per le tecnologie. Ogni studente può e deve dare il suo contributo. Studiate e difendete il vostro pianeta perché é casa vostra!».

Come riesce a fare tutto?

“Con una grande fatica e lavorando sempre”.

di Emanuele Cocchiaro   Foto di Stefania Minati

Passare il Capodanno a casa di Stefania, la nostra collega di redazione, con molti altri amici cari mi ha  permesso di scoprire la bellezza e il mistero che avvolge Torino, nei suoi tesori architettonici e nella sua storia. Non solo scoperte culinarie come la tradizionale Bagna Caôda, fatta per altro con i migliori ingredienti della nostra terra siciliana, ma ho potuto apprezzare la compagnia di nuovi amici che in pochi attimi mi hanno lasciato umanamente qualcosa di importante.

Tra questi, un ragazzo giovane che con coraggio si é messo in gioco e credo abbia molto da dire a tutti noi. Per questo ho deciso di dedicargli questo speciale.  Statunitense di nascita, cresce dividendosi tra Francia, Svizzera e Italia, terra quest’ultima, dei suoi genitori e delle sue origini. A 23 anni pubblica in Francia la sua prima opera letteraria “Les Aventures d’un cœur”.  Giovane appassionato, capace di rendere percettibile a chi lo ascolta i sentimenti di cui si nutre.

Chi è Chris Palermo?

«Solo un ragazzo di 23 anni che  ha vissuto a Parigi e Nizza per circa 13 anni, a Zurigo e infine a Losanna, dove  studia Economia e Commercio. Negli States ci é nato ma é stato “esportato” in fasce.  In Italia cerca di venire ogni volta che può, nelle festività e nelle vacanze… Non farmi parlare di me in terza persona, mi fa effetto e mi viene da ridere!».

Torniamo al Tu. Hai vissuto in diverse Nazioni, quanta influenza ha avuto su di te e sul tuo modo di scrivere?

«Molto, mi ha permesso di fare tantissime esperienze e sono queste che mi permettono di scrivere.  Scrivo ciò che vivo. Ad esempio quando è nata “La Rosa della Vita” ero in un Bar, c’era una coppia che litigava e sul loro tavolino c’era una rosa di decorazione… mi ha ispirato».

Cosa ti ha colpito maggiormente?

«Il fatto che ovunque le persone sembrano mancare di tenerezza, sia uomini che donne. Un cuore non ha sesso, cultura, abitudini o razza, un Cuore dovrebbe avere una lingua universale. Per questo sento l’esigenza di scriverne un pò, per ricordarlo a tutti».

Ti esprimi attraverso la poesia. Ma è un modo di parlare di ciò che ti circonda o anche  di te stesso?

«Di entrambi, sicuramente tutto ciò che mi circonda viene filtrato dalla mia percezione della vita, diventando forse inscindibile».

Scrivere per te diventa un punto di partenza per vivere o un modo per vivere la realtà?

«Direi tutte e due! Secondo me la poesia è far cantare le parole, non vedo un modo più bello per rendere omaggio ad una lingua, che sia francese, inglese o italiano, dunque, è  sicuramente un punto di riferimento per me ma allo stesso tempo una partenza per avere il coraggio di appassionarsi, innamorarsi, anche di soffrire a volte. Non potrei scrivere d’altro al momento. Ad esempio un romanzo, non sono ancora abbastanza osservatore».

Quindi hai già pensato a dei nuovi progetti?

«Al momento sono emozionale e molto legato alla poesia, ma sto pensando anche al teatro. Nel contempo studio Economia cercando di far funzionare di pari passo cervello e cuore, anche se è difficile…».

Hai un maestro di riferimento?

«Sicuramente Jacques Brel, un cantautore francese, un poeta. Le sue canzoni erano scritti in alessandrini e le puoi davvero leggere come poesie».

Se potessi scegliere un pittore che illustri le tue poesie, chi sceglieresti?

«Picasso, sicuramente. Quando gli chiesero se fosse stato lui a dipingere il Guernica, lui rispose, “No, siete stati Voi”».

Chi ti ha spinto a pubblicare “Le Avventure di un Cuore”?

«Gli amici, volevo provare a confrontarmi con questo mondo e ho cominciato a far leggere loro ciò che scrivevo, mi hanno incoraggiato a contattare la Edilivre, una casa editrice parigina. Non volevo crederci quando mi hanno risposto di scegliere quali poesie avrei voluto pubblicare!».

Dentro alle tue poesie troviamo il tuo animo messo a nudo, non hai paura di mettere alla mercè di tutti le tue fragilità, i tuoi sentimenti?

«Ho fatto i conti con l’esibizionismo, lo è in fondo per quanto possa essere quasi negativa l’accezione che diamo al termine, è necessario farci i conti. E’ un prezzo da pagare se per te è importante trasmettere un messaggio. Ad essere sincero, all’inizio non ne ero sicuro, mi sembrava troppo personale».

In due parole, qual è il messaggio che vorresti far arrivare chiaro e forte a tutti i tuoi lettori?

«Aprite i vostri cuori».

 

RÉVÉRENCE À LA POÉSIE

Mon génie fatigant, mes litanies mourantes,

Des foules tant ahuries qui ne savent pas bien;

Alors reconnaître les vers qui sont les miens.

Mon encrier se vide, et ma plume est pleurante.

 

Oh combien je me meurs, oh combien je les pleure,

Je suis trop incompris. Je rende alors les armes?

Ils me verront alors, boiront-ils mes larmes?

Je les vois assoiffés, leur esprit et leur cœur.

 

Oublieront-ils un jour leur pauvre matériel?

Retourneront-ils un jour vers le naturel?

Je tire ma révérence à la poésie.

 

Ma triste espérance est de vous avoir faibli.

Je laisse aux amputés mes franches litanies.

Le romantisme est mort, et je pars avec lui.

 

 

 

OSSEQUIO ALLA POESIA

 

La ragione sconfitta, i pensieri scompagnati

come folla disorientata che si smarrisce,

che riconosce appena i versi, che sono i miei.

Si vede, sì, ho scritto io, con penna lamentosa

 

Oh quanto morire! Oh quanto piangere!

Sono troppo incompreso! Dovrei arrendermi alle parole?

Qualcuno, un giorno, si accorgerà di me e berrà le mie lacrime?

È la folla assetata, della vita e dell’amore.

 

Qualcuno, un giorno, potrà fare a meno delle cose materiali?

Sarà capace di tornare, un giorno, ai sentimenti naturali?

Attesto e confermo il mio atto di ossequio alla Poesia

 

La breve esperienza di vivere, si muta in fragilità

A coloro che accuso lascio queste sincere parole, in forma di versi

Il Romanticismo é venuto a mancare e io, come lui, dovrei spegnermi.

Testo e foto di Francesca Dighera

“Piccola, scogliosa, circondata da un mare capace di introdursi mansueto in ogni insenatura, di staccarsi violento contro ogni promontorio. Appartata, inaccessibile. Eccentrica. Approdo e punto di fuga. Una terapia contro l’accelerazione del tempo”.

Questa è Stromboli. Le parole di Lidia Ravera, tratte dal libro “A Stromboli”, mi ritornano in mente tutte le volte che sbarco su quest’isola magica. Ebbene sì perché quest’isola, la cui forma è un triangolo perfetto con un perenne pennacchio di nuvole e fumo sulla punta, ha il potere di ammaliare i suoi visitatori. Sarà la presenza di ‘’Iddu’’, come lo chiamano lì, il vulcano che dall’alto scruta tutti e che a intervalli regolari si fa sentire.

Saranno le case a cubo di un bianco accecante e le cascate di bouganville profumata, la sabbia nera della spiaggia di origine lavica, i suggestivi scorci a Scari o Piscità, la Sciara del Fuoco vista dal mare. Risalendo la strada che inizia dal porto si raggiunge la piazza davanti alla Chiesa di San Vincenzo, una terrazza sul mare blu e sull’orizzonte lontano interrotto solo da Strombolicchio, un altissimo scoglio frutto delle eruzioni di migliaia di anni fa. E poi la libreria sull’isola, un luogo ideale per una sosta con un giardino in cui proiettano i film di Rossellini, tra cui “Stromboli – Terra di Dio”, protagonista la giovane Ingrid Bergman in lotta con la natura aspra del luogo.

Non è un’isola facile, bisogna conquistarsela ogni giorno. A Stromboli la circolazione alle macchine è vietata, la strada principale che collega i borghi di San Vincenzo e San Bartolomeo è troppo stretta. La maggior parte della gente gira a piedi sull’isola, solo i locali vanno in scooter, con la vecchia e rumorosa Ape Car o con le più recenti macchine da golf elettriche.

Le passeggiate al chiaro di luna sono le più emozionanti, a Stromboli le strade sono senza luce e dopo il calar del sole tutti girano con le torce, incrociando i fasci di luce e creando aloni misteriosi intorno alle persone.
Ancora più magico è poter vivere l’isola in dolce compagnia. Accolti dalla gradevole ospitalità di Ivano, nella sua “Casa dei sogni”, abbiamo trascorso delle giornate intense che hanno trovato il loro culmine con la decisione di partecipare all’escursione ai crateri, accompagnati dalla storica guida vulcanologica Zazà.

Il sentiero ripido e la temperatura elevata richiedono ottime condizioni fisiche per raggiungere dopo quasi tre ore di marcia i 900 metri di quota. Supportandoci a vicenda ce l’abbiamo fatta e la fatica della salita è stata ripagata dal regalo più bello che la natura potesse offrirci: un magnifico tramonto e delle inaspettate eruzioni di lapilli rosso fuoco. Per più di un’ora siamo stati seduti con i piedi sullo strapiombo ad attendere e fotografare i sussulti di Iddu.

Con il buio, guidati solo dalle luci dei frontalini, verso le dieci e mezza di sera abbiamo fatto ritorno in paese, con gli scarponi pieni di cenere, ma il cuore stracolmo di emozioni. Ad attenderci in piazzetta la festa organizzata per “San Lorenzo”, la notte delle stelle cadenti, il 10 agosto. Noi però il nostro desiderio l’avevamo già esaudito lassù, condividendo quest’esperienza incredibile che ci ha lasciato senza fiato e che conserveremo per sempre nei nostri ricordi.

Se anche tu hai una storia da raccontare, inviaci una mail all’indirizzo redazione@biancamagazine.it e potrai vederla pubblicata su uno dei prossimi speciali!

 

punta braccetto

Foto e Articolo di Stefania Minati

Giunto il momento delle agognate ferie, alla vigilia di ferragosto io e il mio futuro marito siamo atterrati all’aeroporto Fontanarossa di Catania dove ad aspettarci c’era una famiglia di nostri amici ragusani. Finalmente siamo in Sicilia. Il desiderio del mare ci porta a Punta Braccetto ed è subito un colpo di fulmine!
Dalla piazza dei Tramonti la vista è mozzafiato, il colore del mare prende via via sfumature di azzurro sempre più intense, di notte il chiarore della luna si specchia tra le onde che si infrangono sugli scogli, cullandoti in un vero e proprio stato di trance. Ecco che ad un tratto avverti chiara la sensazione di essere in pace col mondo.

Giunta la sera, dopo una giornata di mare, ci dirigiamo verso un ristorante dove poter saziare il nostro appetito e degustare le specialità della zona. Mi tornano in mette le parole di Andrea Camilleri e dell’estasi che prova il suo commissario Montalbano quando è seduto al tavolo del ristorante di Enzo: mi rendo conto che quei racconti descritti così accuratamente, ti fanno venire l’acquolina in bocca. Ma il passaggio tra le sensazioni del romanzo e quelle reali è immediato! Il sapore dei ciliegini, delle melanzane e del caciocavallo stagionato danno una grazia infinita ai maltagliati fatti in casa, macari cunzati con le polpettine di Lucia…
La bontà della ricotta fresca, quella che puoi mangiare con il miele, con olio e pepe, senza niente oppure con il pane caldo di grano duro. E poi i famosi cannoli, le cassate siciliane, le granite… una meraviglia continua e senza limite.

Con pochi giorni di ferie a disposizione ci siamo divisi fra i bagni al mare e delle escursioni nei dintorni, abbiamo potuto ammirare la splendida architettura barocca di Ragusa Ibla, la maestria delle lavorazioni in ferro battuto dei cancelli del Duomo di San Giorgio e dei parapetti dei balconi che si affacciano sulle strette vie che si snodano lungo il centro storico. Una passeggiata lungo le vie di Modica e Scicli ci ha permesso di poter apprezzare meravigliosi capolavori artistici che rendono uniche le città del Val di Noto, dei veri e propri musei a cielo aperto. Magnifiche anche le antiche masserie ristrutturate che svettano sui poggi della campagna, con i loro muretti a secco a testimonianza di quel tempo che per certi versi sembra essersi fermato, rappresentano tutto ciò su cui si è posato il mio sguardo. Questi meravigliosi paesaggi sono nutrimento, seppur temporaneo, per i miei occhi.
Dopo una sola settimana, a causa del rientro forzato per riprendere il lavoro, torniamo a casa con le lacrime agli occhi, perché’, come sempre succede, il tempo a nostra disposizione, già di per sé breve, è volato via in un attimo. Di questa nostra vacanza abbiamo portato con noi un nuovo modo di amare la vostra terra, siete a ragion veduta dei maestri nel trasmettere l’orgoglio per ciò che vi circonda. In questa settimana abbiamo trovato un abbraccio caloroso, degli sguardi aperti e sinceri, persone la cui ospitalità non ha eguali al mondo.

Il sorriso dei nuovi amici incontrati mi scalderà il cuore nei lunghi mesi di freddo, il mare della Sicilia ahimè, mi farà scalpitare per tutto l’inverno nell’attesa di riprendere il prima possibile un volo per ritornare e poter visitare altre città incantevoli.

Posso ribadire che la Sicilia è davvero meravigliosa e non riuscendo a trovare altri termini mi limito a queste poche righe, perché’ tenere lo sguardo fisso oltre lo schermo del telefonino non ha prezzo e con queste fotografie, spero di riportarvi alla mente alcuni dei colori che sono rimasti impressi indelebilmente nella mia memoria e vi esorto a tutelare questo vostro immenso patrimonio.

Se anche tu hai una storia da raccontare, inviaci una mail all’indirizzo redazione@biancamagazine.it e potrai vederla pubblicata su uno dei prossimi speciali!