La Città Metropolitana di Palermo candidata alla Rete Réseau Art Nouveau

 

Il Comitato Scientifico della Rete Réseau Art Nouveau, nella sua ultima seduta ha approvato la candidatura della Città Metropolitana di Palermo a membro a pieno titolo della RANN (Réseau Art Nouveau Network). Ecco la motivazione:

«La documentazione presentata attesta la presenza nella città Metropolitana di Palermo di un pregevole patrimonio liberty che trova ampiamente riscontro nella bibliografia scientifica presentata a sostegno della candidatura. Altrettanto importante ci sembra la presenza di un ampio materiale documentario e archivistico. Il progetto “Itinerario del Liberty” che ci è stato presentato come uno strumento fondamentale per la valorizzazione e la promozione di questo patrimonio, ci è sembrato un ottimo strumento di sensibilizzazione del grande pubblico e ne auspichiamo una buona conservazione. Constatiamo con soddisfazione che la candidatura della città può contare su un’importante sinergia tra il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo, l’amministrazione pubblica, Legambiente e gli uffici per la conservazione del patrimonio pubblico».

Il RANN raccoglie le principali città europee che sono caratterizzate da una forte presenza di espressioni dell’Art Nouveau che ha lo scopo di valorizzare questo patrimonio promuovendo attività ed eventi tra e nelle città che ne fanno parte.

A seguito del parere positivo per la candidatura la Città Metropolitana di Palermo è stata invitata a presenziare alla prossima assemblea regionale RANN che si terrà il 3 giugno 2022 a Nancy.

 

Il Sindaco, Leoluca Orlando, ha espresso il proprio “apprezzamento per questo prestigioso riconoscimento internazionale che riconosce Palermo e il Liberty in posizione di eccellenza internazionale a conferma di questa ulteriore ragione di attrattività della Città e della intera area metropolitana“. 

L’architetto Paola La Scala, referente dell’itinerario culturale sul Liberty a Palermo per Legambiente Sicilia, ha così commentato  “tale candidatura è la realizzazione di un’idea che, tassello dopo tassello, è diventato un progetto di conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio. Rappresenta una tappa fondamentale di un percorso, condiviso fra gli attori che vi hanno preso parte, che contribuirà a riscoprire e restituire alla comunità l’unicità di alcuni dei siti più rappresentativi dell’intera area metropolitana

Monterosso Almo: un presepe nascosto tra i monti

 

Di Eleonora Bufalino E Alessia Giaquinta  Foto Di Gaetano Scollo

 

Ci sono luoghi che, una volta visitati, si ricordano per sempre. Luoghi in cui ti senti a casa, in cui percepisci un’atmosfera serena; luoghi che riempiono gli occhi di bellezza, lo stomaco di buon cibo e il cuore di pace. Esiste un borgo, in Sicilia, in cui è possibile sperimentare tutto questo: si trova in provincia di Ragusa, a 691 metri s.l.m. ed ha una popolazione di circa 3 mila abitanti.

 

È Monterosso Almo, tra i “Borghi più belli d’Italia”.  Ad indicare la particolarità del luogo ci pensa il suo nome: in epoca normanna il borgo si chiamava Lupia (o anche Casal Lupino) probabilmente per la presenza di lupi nei boschi; successivamente, in età aragonese e secondo le fonti storiche, muta in Mons Jahalmus. Infine, dal conte Enrico Rosso di Messina, diventa Mons Rubens e dunque “Monterosso”. Dopo il terremoto del 1693, che lo distrugge quasi del tutto, il paese viene ricostruito in cima al monte del quale segue rispettoso le sue curve, acquisendo una forma sinuosa che osservata dall’alto è molto scenografica. In una serata invernale, con le luci che illuminano le stradine, sembra un presepe nascosto tra i monti.

 

Nel tempo, Monterosso Almo ha intrapreso la strada virtuosa della tutela e valorizzazione del suo territorio e delle sue ricchezze artistiche e culturali; pronto ad accogliere i turisti che ricercano sempre più il connubio tra la tranquillità dei borghi e l’unicità dei paesaggi.

Il centro storico, elegante e ben curato, si concentra attorno a tre piazze: piazza S. Antonio, piazza Rimembranza e piazza S. Giovanni, in quest’ultima – detta in dialetto u chianu, – ove sorge l’ omonima chiesa dedicata al patrono della città, S. Giovanni appunto, festeggiato la prima domenica di settembre. Nella stessa piazza si trova anche Palazzo Cocuzza, un edificio liberty in cui storia, leggende e arte si mescolano raccontando le vicende di una delle famiglie più potenti del territorio nel XIX secolo. Il palazzo, visitabile, attualmente ospita la sezione archeologica e ornitologica del Museo Comunale. Dalla piazza principale è tutto un dedalo di strade, viuzze e curtigghi in cui è bello perdersi e che sono a volte diventati set cinematografici di alcuni film, nonché location privilegiata del presepe vivente. Ogni anno, in concomitanza delle festività natalizie, questo è un appuntamento divenuto ormai imperdibile nel quartiere Matrice e che non smette di stupire né i suoi abitanti, né i moltissimi visitatori che si lasciano rapire dall’atmosfera magica del borgo illuminato, in cui si mescolano fede e tradizioni di tempi passati. Il paese si anima anche durante la sagra dei cavatieddi, dello scaccione, della ciliegia: momenti ricchi di convivialità in cui i gusti della cucina monterossana si sposano alla perfezione col folklore tipico delle sagre di paese. I cavati sono principalmente cucinati col sugo di maiale; per la festa del Patrono primeggia invece u iaddu chinu, gallo ruspante ripieno di riso e carne; da non dimenticare le tradizionali ‘mpanate (focacce ripiene di verdura, ricotta o salsa) e dei piatti a base di funghi.

Un cenno di rilievo meritano gli ampi spazi boschivi che si prestano a passeggiate ed escursioni naturalistiche. Primo fra tutti, il parco del bosco di Canalazzo, che si estende nel territorio di Monterosso come un polmone verde. Lungo il tragitto si trovano alcuni mulini ad acqua, anticamente usati per la molitura del grano, a formare un vero e proprio percorso, chiamato Valle dei Mulini. Il fiumiciattolo Amerillo scorre lento e silenzioso scavando piccoli sentieri nel terreno e si può percepire il profumo di diverse piante officinali che invade l’aria: malva, alloro, salvia, rosmarino.

Spesso, durante l’inverno, la neve imbianca i paesaggi donando al piccolo borgo un fascino fiabesco. Se la vera bellezza è negli occhi di chi guarda, allora vale la pena visitare Monterosso e ammirare con stupore la sua bellezza, frutto della dedizione di chi, tra associazioni, amministrazioni e cittadini, si impegna a renderla degna del valore che merita.

Il meraviglioso borgo di Fondachelli Fantina

Di Merelinda Staita   Foto Di Roberto Conti, Santina Giardina, Gioconda Grasso, Maria Pina Lombardo

 

La nostra straordinaria Sicilia diventa davvero affascinante nel periodo invernale. Sì, perché la neve dipinge di bianco le colline e i piccoli borghi di montagna. Le catene montuose, dai Nebrodi alle Madonie, e i sentieri si trasformano in luoghi irresistibili. Questo è il dono dello spettacolo dell’inverno.

Tra i borghi più belli c’è il comune di Fondachelli Fantina che nei mesi invernali mostra tutto il suo candore. Questo piccolo borgo si trova in provincia di Messina, tra Novara e Francavilla di Sicilia, all’estremo limite dei monti Peloritani, dove scompaiono verso il mare. I monti circondano il Comune e danno forma ad un’enorme conca dentro cui si apre il letto del torrente Patrì. Infatti, da un lato c’è la catena dei Peloritani e dall’altro si ergono il gruppo calcareo di Rocca Salvatesta con i suoi 1340 metri e le Rocche di Durante con 1209 metri di altitudine, che appartengono alla catena dei Nebrodi.

Quindi, il borgo si trova proprio in mezzo alle due catene montuose. Il territorio del comune ha subito profondi mutamenti, causati dalle alluvioni, che hanno creato conseguenze spesso terribili e dolorose per la popolazione.

I panorami sono davvero mozzafiato ed emozionanti. Una valle che dona ai suoi abitanti, e a quanti decidono di visitarla, un patrimonio naturalistico immenso e incontaminato.

In autunno è la destinazione che scelgono tutti gli amanti dei funghi, delle castagne e delle nocciole, divenute prelibatezze della zona. In inverno, il visitatore può scegliere di fare delle lunghe passeggiate nei boschi oppure può dedicarsi alle escursioni sulla Rocca Salvatesta. Le cime innevate, e di sera le luci delle case, fanno sognare quanti hanno la fortuna di vedere questi posti magici ed incantevoli. In estate, oltre alle attività di esplorazione, è possibile dedicarsi allo sport e recarsi presso la piscina comunale. Inoltre, ci sono diverse iniziative coordinate dai giovani come le partite di tennis e calcetto. Il comune vanta la presenza di un bellissimo campo sportivo che possiede uno dei manti erbosi più belli della Sicilia. Insomma, le attività da intraprendere a Fondachelli Fantina dipendono dal periodo dell’anno.

Abbiamo incontriamo anche l’assessore alla Cultura Gioconda Grasso che ci ha rivelato alcune curiosità del suo amato comune.

Assessore, ci dica qual è la caratteristica principale di Fondachelli Fantina.
«Direi che ciò che caratterizza Fondachelli Fantina è l’accoglienza. Le persone accolgono tutti e tutti si trovano bene e vogliono tornare a trovarci. I giovani lavorano fuori, ma sono legati al loro paese d’origine e non perdono occasione per farvi ritorno. Questi luoghi sono amati anche da quelli che li hanno lasciati».

Attualmente quanti abitanti ci sono a Fondachelli Fantina?
«Circa 1.170».

Ci sono centri legati alla cultura?
«Sì, certo il Centro Internazionale “Le Miniere”. Oggi il Centro “Le Miniere” ha raggiunto uno sviluppo e una funzionalità ottimale, si è integrato in modo più netto nel territorio e nella struttura socio economica di Fondachelli Fantina e del suo entroterra, dando vita ad un importante centro culturale legato alle necessità ambientali del territorio a cui appartiene e delle sue risorse, all’accoglienza e alla fruizione».

Il Comune organizza delle iniziative natalizie?
«Sì, senza dubbio. Prima della pandemia si organizzavano, nel periodo di San Martino, diverse sagre in ogni quartiere. Nel periodo di Natale il Comune offre la possibilità di organizzare una tombolata nell’aula consiliare e fa in modo che si possa mangiare il panettone tutti insieme, proprio come una grande famiglia».

Cosa è possibile gustare nel periodo natalizio?
«Fondachelli Fantina offre un prodotto molto pregiato: la nocciola. Fra i prodotti tipici vi sono i biscotti alla nocciola, preparati per il periodo di Natale, e la squisita grappa di nocciole».

Ringraziamo l’assessore Grasso per la sua gentilezza e le siamo grati per averci fatto conoscere un vero e proprio museo della natura all’aria aperta.

L’incantevole Piano Battaglia: alla scoperta delle Madonie

Di Federica Gorgone

Quando si parla della Sicilia il più delle volte si fa riferimento alle bellezze costiere più rinomate e conosciute, dipingendola come una terra in cui si predilige un tipo di turismo prettamente estivo. Mare, sole e spiagge mozzafiato caratterizzano senza dubbio la nostra splendida terra.

Ma sapevate che esiste nel cuore della Sicilia una location incantevole in cui si può sciare? Ebbene sì, è possibile trovarla proprio in provincia di Palermo, nel cuore delle Madonie. Situata nelle vicinanze di Polizzi Generosa (PA), a circa 1600mt di altezza sul livello del mare ecco che ci s’imbatte nella splendida e suggestiva località di Piano Battaglia.

Dal nome attribuitogli potremmo immaginare una storica battaglia, magari avvenuta in tempi lontani tra alcuni dei popoli colonizzatori. Eppure si narra che il nome di questo sito montano, al contrario di quanto si possa pensare, non abbia davvero origine belliche. Da dove deriva allora il nome “Piano Battaglia”? Probabilmente ha origini greche e fa riferimento al “Cottabo”, un gioco che consisteva nel colpire un piatto o un vaso con il vino rimasto sul fondo della coppa, trasformato in seguito dai boscaioli madoniti in “Cattaba” per indicare una gara basata sul tempo in cui ci si sfidava sul taglio della legna alle pendici dei faggi di quello che è l’attuale Piano Battaglia. Negli anni il termine ha continuato ad evolversi fino a quando da “Piano della Vattagghia” si è giunti al nome odierno.

Frazione del Comune di Petralia Sottana situata tra due delle più importanti cime montuose siciliane, Pizzo Carbonara e Monte Mufara, Piano Battaglia è ad oggi una delle più rinomate località siciliane quando si parla di sport invernali. Basti pensare che nel periodo che va da dicembre a febbraio il sito si ricopre di soffice neve rendendo l’atmosfera davvero da favola e adatta ad attività in cui gli sci la fanno da protagonisti.

A tal proposito, è proprio in questo luogo dai tratti magici che fu costruita la prima stazione sciistica della Sicilia Occidentale durante gli anni ’60. Tra impianti di risalita che riportano su fino al Monte Mufara e piste di discesa il sito accoglie ogni anno numerosissimi appassionati di sci provenienti da ogni parte della Sicilia.

Amata da grandi e piccini, non stupisce, da quanto detto finora, dunque che questa sensazionale location sia una stazione turistica fortemente frequentata nei mesi invernali, ma non solo!

La sua cornice paesaggistica immersa nei boschi di faggio, infatti, la rende particolarmente adatta anche a percorsi di trekking e turismo per lo più naturalistico con la possibilità di effettuare magnifiche escursioni a piedi o in mountan-bike anche nei periodi più caldi. L’importante è attrezzarsi di scarpe comode e spirito di avventura per poi riempirsi gli occhi di una vista, quella dall’alto, davvero mozzafiato! Tra le meraviglie paesaggistiche del territorio sarà possibile trovare ad esempio lecci, abeti e una fauna composta da cinghiali, daini, uccellini, rettili e roditori. Un vero sogno ad occhi aperti che dal 1989 la Regione Siciliana ha deciso di proteggere istituendo l’Ente Parco Regionale per la tutela delle bellezze naturali e monumentali.

Per chi ama la montagna e stare in un’oasi di relax circondato dalla natura questa è, dunque, la meta adatta!

parco dei nebrodi

Il Parco dei Nebrodi: un patrimonio unico di biodiversità

parco dei nebrodi

di Patrizia Rubino   Foto di G. Fabio

Con i suoi quasi 86.000 ettari di superficie, il Parco dei Nebrodi rappresenta la più grande area naturale protetta della Sicilia, la quinta in Italia. La sua grande estensione offre panorami incomparabili e ricchi di suggestioni: dalle Isole Eolie sul versante tirrenico all’Etna sul versante ionico. La particolarità del suo ambiente naturale sta nella presenza di fitti boschi, con alberi maestosi e antichissimi, maestose valli, colline, pascoli d’alta quota, laghi e torrenti. Un’immagine in contrasto con quella della Sicilia più arida e secca e che presenta ancora oggi una ricca e variegata flora e la più grande biodiversità faunistica della nostra isola. In un tempo non troppo lontano questa area naturale era, infatti, considerata il regno dei cerbiatti, dei daini e dei caprioli ed è a questo che deve il suo nome il Parco, dal greco nebròs, cerbiatto appunto. Il territorio del parco è suddiviso in 4 zone, caratterizzate da divieti e limitazioni per consentire la conservazione e la valorizzazione delle sue preziose risorse naturali.

parco dei nebrodi

Alla straordinaria bellezza del suo ambiente naturale del Parco dei Nebrodi si aggiunge quella altrettanto suggestiva dei suoi 24 comuni, appartenenti a tre differenti province: 19 quelli di Messina, 3 di Catania e 2 di Enna. Sin dalla sua istituzione, avvenuta nel 1993, la gestione dell’ ente Parco è stata segnata da numerosi contraccolpi che hanno minato le enormi potenzialità di sviluppo economico del territorio. Domenico Barbuzza, presidente del Parco dal maggio del 2020, ha ereditato un periodo di commissariamento dell’ ente di oltre due anni.


Il suo approccio propositivo nella gestione dell’ente ha determinato un cambio di passo nella direzione della valorizzazione e del rilancio del Parco dei Nebrodi
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«Il nostro è un territorio ricchissimo di risorse straordinarie, ma la loro salvaguardia, valorizzazione e promozione non possono prescindere dal coinvolgimento attivo di tutti gli attori interessati. Per questo sin dal mio insediamento ho voluto ricostituire la rete dei nostri comuni e dei nostri sindaci. Mi sono rivolto anche ad operatori economici, associazioni ambientalistiche e a tutti coloro che possono dare un contributo utile alla nostra causa. Il lavoro di squadra paga sempre».

parco dei nebrodi
Quali sono i punti di forza sui quali incentrare una strategia di sviluppo economico in chiave turistica?

«A livello di risorse naturali possiamo puntare sul nostro prezioso patrimonio di biodiversità vegetali e animali. Abbiamo la più numerosa colonia di grifoni, presente in Italia, ben 170 esemplari. E proprio in questi giorni, sempre nell’ottica delle collaborazioni, ne abbiamo donati 4 al Parco delle Madonie per reintrodurre il rapace in quell’area. Tutto il nostro territorio a livello paesaggistico e naturalistico come a livello artistico e culturale è ricco di immense bellezze. Tra i progetti cui teniamo particolarmente c’è quello relativo al collegamento tra il parco dei Nebrodi e lo sbocco diretto sulle isole Eolie attraverso il porto di Capo d’Orlando o anche quello sul potenziamento delle aree attrezzate nello straordinario percorso escursionistico che si snoda lunga la Dorsale. Come non citare poi le nostre eccellenze gastronomiche: suino dei Nebrodi, provola Dop, nocciole, olio, il tartufo, per costruire dei veri propri tour del gusto. Non ci facciamo mancare neppure il turismo religioso con il “Cammino di San Giacomo”, un percorso di 173 km che tocca i comuni in cui il santo è patrono».


La Sicilia quest’anno è stata una delle mete preferite da turisti nazionali e stranieri, ma le restrizioni dovute alla pandemia hanno inevitabilmente messo un freno ad eventi e manifestazioni.

«La mancanza di eventi che caratterizzano la vita delle comunità dei nostri centri rappresenta una grossa perdita e non solo in termini economici. Guardo fiducioso ad un ritorno alla normalità e spero di ripartire con le scuole nel segno dell’educazione ambientale e della conoscenza del territorio da parte dei nostri giovani, affinché ne diventino i più strenui custodi».

 

Savoca, alla scoperta del borgo medievale

di Omar Gelsomino

Tra le tante mete turistiche siciliane, incastonato su un colle roccioso, c’è il borgo medievale di Savoca. Il suo nome deriverebbe dalla pianta di Sambuco (in dialetto Sauca, dal latino medievale Sabucu), ma vi sono anche altre ipotesi. Le sue origini risalgono all’età romana, quando fu fondato il nucleo principale del paese, e in seguito conobbe le dominazioni bizantina, araba e normanna. Alcune fonti attribuiscono la sua fondazione al 1134 ad opera di Ruggero II, altre antecedenti all’anno Mille con il Pentefur, altre ancora ascrivono la nascita del Pentefur a cinque ladroni evasi dal carcere dell’odierna Taormina.

savoca

Dal XII al XVIII secolo la città ha vissuto momenti di crescita sociale, culturale ed economica per registrare nei primi decenni del secolo scorso un lento declino. Solo la lungimirante valorizzazione delle sue bellezze storiche e delle sue tradizioni culturali hanno consentito un nuovo corso, tanto da essere stato inserito fra i Borghi più belli d’Italia ed assumere un posto di rilievo nel turismo della Sicilia.

Passeggiando per le sue viuzze ci si lascia coinvolgere dalla sua antica atmosfera: accanto alle recenti ristrutturazioni si notano le case in pietra locale, i tetti con i coppi siciliani e le strade in basalto. Da qualsiasi lato si guardi, Savoca offre scenari suggestivi sempre nuovi. Già nel 1927 il poeta messinese Carlo Parisi scriveva “Con sette facce Savoca sul monte sorride leggera…” e “Paese dalle sette facce” fu definito anche da Leonardo Sciascia.

A dominare il borgo di Savoca c’è il castello Pentefur, costruito tra il VI e il XVII secolo, e le rovine della sinagoga, utilizzata nel Medioevo dai giudei, già presente nel 1408. A segnare l’entrata nel centro storico una delle antiche porte che conduce al Municipio e ai resti di Palazzo Archimandritale. Meritevoli di essere visitati la Chiesa di San Michele, la cui fondazione è antecedente al 1250, e sulla cui facciata vi sono due portali in stile gotico-siculo ed archi in pietra arenaria, mentre al suo interno è costituita da un’unica navata con rifiniture barocche e custodisce pregevoli opere d’arte ed importanti affreschi. Su uno sperone roccioso, proteso verso il vuoto, si erge la Chiesa di San Nicolò con le sue merlature che la rendono simile ad un castello: costruita nel XIII secolo è stata una delle location del film “Il Padrino”. Meritevole di essere visitata anche la Chiesa Madre dedicata a Santa Maria in Cielo Assunta del XII secolo a tre navate, il cui impianto è di epoca normanna. Poco più avanti una finestra con bifora cinquecentesca contraddistingue la casetta tardo-medievale.

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Nel Convento dei Cappuccini, edificato nel 1574, la cripta (con annessa chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi) conserva i resti mummificati di abati, personaggi autorevoli e membri delle famiglie patrizie con abiti dell’800. Inserito tra i beni immateriali dell’Unesco, al centro del paese si trova il Museo storico ed etno-antropologico. Edificata intorno all’anno mille dai monaci basiliani la Chiesa del Calvario nel 1736 fu trasformata in chiesa dai gesuiti. Il patrimonio architettonico di Savoca è arricchito da splendidi palazzi nobiliari: Palazzo Salvadore e Palazzo Scarcella entrambi del XVII secolo, ma quello più famoso è Palazzo Trimarchi, fondato tra il XVI e il XVII secolo, in stile neoclassico, in cui vi è il Bar Vitelli nel XVIII secolo, reso noto dal regista Francis Ford Coppola in cui girò la scena che vede seduto ad un tavolino Michael Corleone.

savoca

Savoca è rinomata anche per i suoi prodotti tipici: la cuzzola; a carni i’ crastu ‘nfurnata, u piscistoccu a’ ghiotta; torta al limone e i cannulicchi in cialda croccante e a granita ca’ zzuccarata (servita con un croccante biscotto locale condito con semi di sesamo). Piatti imperdibili che profumano di tradizione e genuinità, bellezze storiche, culturali e paesaggistiche rendono unico il borgo medievale di Savoca che con i suoi panorami mozzafiato lasciano il visitatore incantato.

 

santo stefano di camastra

Un viaggio alla scoperta di Santo Stefano di Camastra

di Merelinda Staita   Foto di Marilena Alibrando

Santo Stefano di Camastra è uno dei comuni del Parco dei Nebrodi. Un borgo stupendo che si trova a metà strada fra Palermo e Messina. La sua posizione geografica è davvero meravigliosa, perché gli permette di volgere lo sguardo sul mar Tirreno e sulle cime dei Monti Nebrodi. Gli studiosi hanno individuato le sue origini nella comunità agro-pastorale di Noma (IV secolo a.C.).

Su Noma abbiamo poche notizie, ma alcune informazioni ci sono state tramandate da Tucidide (IV sec. a.C.), da Polibio (II sec. a.C.), da Cicerone (I sec. a.C.) nelle “Verrine” e da Silio Italico (I sec. d.C.) nell’ opera “Punica”. Altre notizie sono state riscontrate in opere dei primi del Novecento, grazie a tre storici locali: Edmondo Cataldi, Salvatore Ruggieri e Salvatore Pagliaro Bordone, che situano Noma nelle contrade di Romei o di Vocante.

In origine il toponimo del paese era “Santo Stefano di Mistretta”, così come registrato in alcuni documenti normanno-svevi. Distrutto nel 1682 da una frana il paese fu ricostruito nel 1693 in una zona più vicina al mare.

Nel 1812 prese il nome di “Santo Stefano di Camastra”, in onore del duca Giuseppe Lanza di Camastra che ha fondato la città. Spostarsi vicino alla costa significò davvero molto per gli stefanesi che fino a quel momento erano stati contadini e pastori. Infatti, diventarono pescatori e soprattutto ceramisti per l’abbondante presenza di argilla.

Oggi conta circa 5 mila abitanti e passeggiare nelle sue stradine è davvero incantevole, perché si avverte la sensazione di camminare su un enorme quadro, dove luci, ombre ed emozioni si fondono insieme. Uno scenario policromo ricco di odori mediterranei e le sue sfumature luminose sono arricchite da opere d’arte in ceramica smaltata. Un insieme di mosaici e sculture che valorizzano le piccole viuzze tutte da scoprire.

Santo Stefano di Camastra possiede tantissime meraviglie architettoniche e artistiche: chiese, palazzi e monumenti interessanti. Alle porte della cittadina c’è il Muro della Storia, ideato da Totò Bonanno (1997), che rievoca l’epoca normanno-sveva. Degno di menzione è il Duomo del 1685 che al suo interno ospita sculture e dipinti del XVII e XVIII secolo. È presente anche un interessante museo all’interno di Palazzo Trabia. Renzo Piano ha scritto che: “Un museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa” e quello di Santo Stefano di Camastra è davvero affascinante e coinvolgente.

La natura circostante abbraccia le casette e le colline, che si disperdono verso il mare, presentano filari d’uva, uliveti, agrumeti, i campi di grano e nel periodo primaverile una distesa di fiori.

La costa presenta zone sabbiose, altre con piccoli ciottoli e altre ancora con gli scogli suggestivi. Uno scenario caraibico per quanti amano il mare e in particolar modo la Sicilia.

Un mare favoloso, con acque azzurre e cristalline, in cui le barche dei pescatori ondeggiano, lentamente e con dolcezza, ormeggiate al porto. La luce del sole si unisce con i contorni delle spiagge, evidenziandone la sabbia o i sassolini. Un susseguirsi di calette idilliache, panorami mozzafiato e tramonti indimenticabili, rendono il territorio paradisiaco e meta di tanti visitatori.

Tanti gli eventi e le sagre in cui si può sentire il profumo della tradizione. Ci sono anche molte manifestazioni culturali e popolari che rappresentano l’ideale per scoprire i costumi e i piatti locali. Un luogo bellissimo in estate, ma anche in primavera e in autunno soprattutto per visitare anche la zona più interna. Infinite camminate si possono intraprendere nelle diverse zone dell’entroterra. Si potrebbe dedicare un giorno alla visita degli altri comuni circostanti come ad esempio Mistretta e ammirarne i paesaggi straordinari.

Orazio ha scritto che: “Ille terrarum mihi praeter omnis angulus ridet…” (“Quell’angolo di terra più degli altri mi sorride…”) e Santo Stefano di Camastra offre ai suoi abitanti, e ai turisti, quella bellezza che fa gioire il cuore.

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forza d'agro

Forza d’Agrò, perdersi nella bellezza di un borgo sospeso nel tempo

di Samuel Tasca

Abbandonando il litorale ionico, dopo aver attraversato le note località marittime di Giardini Naxos e Letojanni, se iniziate a salire verso l’entroterra giungerete in un piccolo borgo del Messinese che tanti anni fa incantò persino il regista americano Francis Ford Coppola.

No, non stiamo parlando di Savoca, bensì del comune di Forza d’Agrò, piccolo centro abitato della provincia di Messina che offre ai suoi visitatori una meta affascinante da molti punti di vista.

La posizione rialzata rappresenta sicuramente uno dei suoi principali elementi d’attrazione: dalla città, infatti, è possibile godere di una vista privilegiata sulla costa orientale della Sicilia, riuscendo a scorgere persino Siracusa nelle giornate più limpide. Non a caso alcuni dei ristoranti più rinomati si trovano per l’appunto all’ingresso della città, il punto migliore per poter godere di questa vista e assaporare dell’ottimo pesce pescato giù sulla costa.

forza d'agro

Addentrandosi ancora più al suo interno, Forza d’Agrò cattura i suoi visitatori attirandoli con i suoi vicoli stretti, le scalinate e i suoi monumenti in pietra che rappresentano un patrimonio architettonico risalente per la maggior parte all’XI secolo. Non è un caso, infatti, che il regista del film “Il Padrino”, scelse proprio la Chiesa della Santissima Annunziata per girare la celebre scena del matrimonio tra Michael Corleone e Apollonia Vitelli. E sembrerebbe che la caratteristica facciata della chiesa abbia ispirato anche i disegnatori della Disney Pixar: all’interno del film d’animazione “Cars 2”, infatti, le simpatiche macchine animate giungono in una piazza nella quale spicca una chiesa dall’aspetto praticamente identico a quella della città (guarda il video).

Tappa fondamentale della visita a Forza d’Agrò è inoltre il peculiare Arco Durazzesco: posto al culmine di una scenografica scalinata semicircolare in pietra, l’arco, ricavato all’interno di un muro merlato che rimanda la memoria al periodo medievale, dà accesso ai suoi visitatori all’interno della piazzetta antecedente la Chiesa della Santissima Trinità, altro monumento d’interesse storico della città.

 

La visita per la città continua passando da un vicoletto a un altro senza mai preoccuparsi di controllare la mappa perché il modo migliore per apprezzare questo borgo dall’aspetto sospeso nel tempo è proprio quello di lasciarsi catturare al suo interno e di perdersi tra le sue stradine, scoprendo scorci che in nessun altro modo potreste vedere. Così, se siete fortunati, vi capiterà, com’è successo a noi, di imbattervi anche in uno dei circa novecento abitanti del paese. Lasciate che siano loro a raccontarvi l’essenza di quel borgo con la loro spontaneità e la voglia di condividerne la bellezza con chi, come noi, non avrebbe mai immaginato che arroccato su quel monte potesse sorgere uno scrigno di pietra colmo di così tanta meraviglia.

 

 

tortorici

Tortorici: il borgo dal fascino antico che guarda al futuro

di Patrizia Rubino   Foto di Donatella Lupica

Un paesaggio da cartolina: sullo sfondo una grande vallata circondata da monti, colline punteggiate da innumerevoli case dal sapore antico, ecco come appare Tortorici, probabilmente uno dei borghi più suggestivi del Parco dei Nebrodi, le cui origini sembrerebbero risalire all’epoca bizantina. Una superficie vastissima all’interno della quale s’incontra una natura ancora incontaminata che offre una variegata vegetazione: faggeti, noccioleti e castagneti ma anche laghi, torrenti e persino una riserva naturale quella del Vallone Calagna, per la presenza della “Petagna Sanuculaefolia”, una pianta le cui origini risalgono a milioni di anni fa.

Ma oltre alle straordinarie bellezze naturali la cittadina, che conta oltre settanta antiche contrade, offre un centro storico dal taglio prettamente medievale di grande fascino e tutto da scoprire; vicoli e stradine, scalini, archi e sottopassaggi ed ancora chiese e monumenti retaggio di un passato ricco e glorioso.

«Un tempo – racconta Lidia Calà, presidente della Pro Loco, fortemente impegnata nel rilancio del paese – Tortorici rappresentava un punto di riferimento per tutto il comprensorio dei Nebrodi, per le sue intense attività commerciali derivate dalla ricca produzione agricola, che vedeva la nocciola protagonista assoluta, così come un fiorente artigianato nel settore della lavorazione del ferro, del rame e del legno. Famosa in tutta la Sicilia per la produzione di campane e di statue in bronzo. Ancora oggi è possibile visitare l’antica fonderia di Campane Trusso, oggi museo. Le crisi economiche succedutesi negli anni – continua Calà – hanno purtroppo determinato lo spopolamento del paese e l’abbandono delle terre e degli antichi mestieri. Il nostro intento è quello di recuperare il nostro passato attraverso la valorizzazione e promozione del patrimonio culturale ed artistico, la tutela delle tradizioni e la salvaguardia delle nostre preziose risorse ambientali. Nell’ottica di uno sviluppo turistico che potrebbe rappresentare opportunità di lavoro per le nuove generazioni».

Il percorso turistico monumentale è ricco di attrattive a cominciare dalle numerose chiese dal notevole interesse architettonico che custodiscono dipinti ed opere di grande pregio. Nel cuore della città, all’interno dell’antico palazzo municipale, si trova la Pinacoteca comunale “Giuseppe Tomasi”, intitolata al raffinato pittore locale del XVII secolo che, oltre a contenere le sue opere e quelle di altri artisti, conserva oggetti preziosi e memorie del passato.

Sempre all’interno di questo edificio ottocentesco è presente il secondo museo fotografico più importante d’Italia, il Museo Etno-Fotografico “Franchina – Letizia”. Qui sono conservate circa 40.000 lastre, 2.000 pellicole, 5.000 foto di cui parecchie ritoccate e dipinte a mano, inerenti al periodo 1890/1980. Un patrimonio immenso di testimonianze di vita di un intero territorio grazie alla passione per la fotografia di monsignor Calogero Franchina, nato e vissuto a Tortorici, che documentano l’universo dei mestieri, le famiglie, le adunate fasciste, gli eventi sacri e profani di Tortorici, i costumi e la società del centro nebroideo. La sua opera fu continuata dalla nipote Marietta Letizia, che però impresse un taglio meno artistico ma più professionale, in quanto era la fotografa del paese. «C’è un legame speciale tra la fotografia e il nostro paese – asserisce Lidia Calà – ed è per questo che abbiamo voluto organizzare un contest fotografico dal titolo “Tortorici, arte, cultura e natura”. Una sorta di viaggio alla scoperta degli scorci più belli o meno conosciuti del paese, i monumenti, la festa patronale, la tradizione dolciaria con la pasta reale di nocciole, di cui recentemente abbiamo chiesto il riconoscimento di Presidio Slow Food. Un’iniziativa che ha riscosso parecchia partecipazione tra i giovani del nostro paese. Una significativa dimostrazione di senso di appartenenza al territorio che ci fa ben sperare per il futuro della nostra comunità».

Capo d’Orlando Marina, servizi e sostenibilità per il Porto Turistico Bandiera Blu

di Patrizia Rubino   Foto di Gianfranco Guccione Airworks

Incastonato tra le isole Eolie e il Parco dei Nebrodi, il Porto turistico di Capo d’Orlando, situato in provincia di Messina, risulta essere tra gli approdi siciliani più all’avanguardia per modernità, efficienza e sostenibilità. Nei mesi scorsi, infatti, è stato l’unico porto turistico in Sicilia ad aver ottenuto la Bandiera Blu, il prestigioso riconoscimento che dal 1987 la Fondazione Internazionale per l’Educazione Ambientale (FEE) assegna ogni anno alle località costiere che soddisfano i criteri di qualità riguardanti tra l’altro, le politiche di salvaguardia e cura del territorio, la qualità delle acque e i servizi offerti. Un importante traguardo raggiunto a quattro anni dalla sua inaugurazione, avvenuta nel luglio del 2017, dopo due anni di lavori affidati alla Società Porto Turistico Capo d’Orlando SpA che in project financing ha realizzato questa importante infrastruttura e che si occupa anche dell’intera gestione dell’approdo. In realtà il nuovo porto turistico, oggi “Capo d’Orlando Marina” è un sogno che si realizza per il Comune e per l’intero comprensorio, essendo trascorsi diversi decenni, da quando l’opera fu iniziata e mai completata. Determinante il coinvolgimento del soggetto privato, che dopo il lungo periodo di abbandono ha avviato un’imponente opera di riqualificazione volta a garantire servizi e prestazioni di alto standard, con una grande attenzione verso le questioni ambientali.

Un’infrastruttura imponente di oltre 180 mila metri quadri, tra spazi interni e banchine. Funzionale e molto ben organizzata con diversi servizi destinati ai diportisti e ai visitatori a terra: assistenza all’ormeggio, oltre 500 posti barca per imbarcazioni da 7,5 a 45 metri di lunghezza, un’importante base charter di partenza per le isole Eolie, un cantiere navale per l’assistenza tecnica, la stazione carburante e un ampio parcheggio di oltre 800 posti auto. Elevati livelli di sicurezza garantiti con la vigilanza 24 h su 24, impianto antincendio e le webcam.


Lungo la banchina si snoda la galleria commerciale con bar, ristoranti, un supermercato, lo Yacht Club, diversi negozi e a breve anche un hotel con 12 suite e la spa. All’interno dell’area portuale, inoltre, si possono ammirare grazie alla realizzazione di un percorso pedonale, le antiche Cave del Mercadante risalenti all’epoca romana. Un suggestivo sito archeologico, dalle cui rocce emergenti dal mare si ipotizza che anticamente si ricavassero le macine dei mulini. «Puntiamo ad una continuità di offerta tra le diverse ricettività – spiega Elisa Monastra, responsabile comunicazione della Società di gestione del porto – chi si trova ad entrare nel Marina, sia via mare sia via terra, troverà servizi efficienti e di qualità, ma anche proposte d’intrattenimento, incontri culturali ed eventi di vario genere, che renderanno piacevole la permanenza nel porto alla stregua di una vera e propria zona turistica».


Un’apertura verso l’esterno che si sostanzia anche con il coinvolgimento della comunità nelle diverse iniziative di educazione alla sostenibilità ambientale che resta centrale nella politica di gestione della struttura portuale. «Il rispetto del mare e la salvaguardia del territorio rappresentano i nostri punti di forza – asserisce Monastra – il porto è dotato di sistemi ultramoderni per l’aspirazione delle acque nere e impianti per il trattamento della acque di lavaggio delle carene delle imbarcazioni. Partecipiamo, inoltre, dal 2019 al progetto Seabin con l’installazione di un dispositivo automatico, una sorta di grosso cestino inserito in acqua che raccoglie giornalmente sino a 1,5 kg di detriti e di microplastiche. Ma siamo anche impegnati in azioni di sensibilizzazione sulle tematiche ambientali rivolte ai cittadini e alle scuole del territorio, attraverso eventi ed iniziative, come la pulizia della spiaggia, il corretto smaltimento dei rifiuti e i laboratori per il riciclo. La sostenibilità ambientale rappresenta anche un valore aggiunto alla nostra proposta turistica».