Apre a Modica il b&b etico la Casa di Toti: un modello da esaltare e imitare

Articolo di Patrizia Rubino   Foto Toti di Silvia Munoz

Questa è la storia di un sogno che si realizza grazie alla forza e alla caparbietà di una madre, Muni Sigona, fondatrice dell’associazione “La casa Di Toti” – che abbiamo già avuto il piacere di ospitare tra le pagine della nostra rivista – da tempo impegnata per offrire al proprio figlio Toti, affetto da neurodiversità, così come ad altri ragazzi speciali, la speranza concreta di un futuro possibile ed in autonomia. Dopo quasi sei anni, infatti, dall’avvio del progetto, il B&B Etico “La Casa di Toti”, situato nelle campagne di Modica, in provincia di Ragusa, sarà aperto ai turisti con la completa gestione dei servizi alla clientela, affidata a Toti e ad altri ragazzi disabili assistiti da tutor.

Il B&B è un’antica dimora della famiglia Sigona, già casa-vacanze, immersa nel verde tra ulivi e carrubi, con una splendida piscina e due dependance destinate ai turisti ospiti, oggi impreziosito dalla nuovissima “Casa” che ospiterà i ragazzi disabili. «Attualmente – spiega Muni Sigona – La Casa di Toti rappresenta una realtà unica nel suo genere in Italia, nel senso che ci sono altri alberghi etici gestiti da persone con disabilità, ma non prevedono la permanenza di questo “personale speciale” oltre il loro turno di lavoro. I nostri ragazzi, invece, lavoreranno e vivranno qui dal lunedì al venerdì, è previsto il rientro a casa solo nel fine settimana. Il punto centrale del progetto – aggiunge – sta soprattutto nel far sperimentare loro, autonomia e senso d’indipendenza, rispetto alle loro famiglie anche in prospettiva di quel “Dopo di noi” che tanto assilla e preoccupa noi genitori di ragazzi con disabilità».

La nuova struttura, priva di barriere architettoniche, ha una grande hall che si apre su un salone ampio e luminoso riservato all’accoglienza degli ospiti, una bella cucina, il refettorio e le camere destinate ai ragazzi e ai tutor. Essa è stata realizzata grazie ad un’incredibile macchina della solidarietà, avviata dall’instancabile Muni e dal suo team, a partire dalla raccolta fondi per la sua costruzione, anche gli arredi, gli infissi, la copertura in vetro del tetto, i sanitari, la climatizzazione e persino il giardino circostante, sono il frutto della grande disponibilità di aziende locali, nazionali ed internazionali che hanno sposato con grande generosità ed entusiasmo questo progetto.

Attualmente i ragazzi che vivranno e lavoreranno nella “Casa di Toti”, sono quattro ma si potrà arrivare ad un massimo di sette. L’individuazione è avvenuta attraverso una selezione curata dall’equipe dello studio psicopedagogico Parentage di Catania che li ha successivamente preparati, lavorando molto sulla gestione delle loro autonomie personali e domestiche e poi, nello specifico, sulle competenze relative all’hotellerie e all’accoglienza degli ospiti. Sempre in vista della straordinaria avventura che li attendeva, i ragazzi hanno, inoltre, partecipato ad una serie di tirocini formativi, realizzati in collaborazione con aziende locali della ristorazione e ricettività.

«Ma La Casa di Toti, non sarà solo un albergo etico – tiene a precisare Muni Sigona – abbiamo in mente tante idee per coinvolgere ragazzi con disabilità e le loro famiglie, attraverso tutta una serie di attività tese a sviluppare potenzialità, competenze ed inclusione vera». Recentemente, infatti, l’associazione “La Casa di Toti”, ha vinto il bando “EduCare”, finanziato dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, con il progetto “Abilitiamo la Casa di Toti”. Cinquanta ragazzi tra disabili, loro sorelle, fratelli ed amici, della provincia di Ragusa, in età tra i 15 e i 25 anni, potranno partecipare ai laboratori, che si terranno nella Casa di Toti, riguardanti cucina creativa, grafica e pittura su tessuti, hotellerie e servizio ai tavoli, fotografia, musica e attività nell’orto. «Sarà bellissimo – conclude soddisfatta Muni Sigona – vedere questo brulicare di attività che sono certa appassioneranno questi straordinari ragazzi e renderanno felici anche le loro famiglie».

A Castelvetrano, la rivoluzione colorata di Emanuela Indiano

di Samuel Tasca  Foto di Emanuela Indiano

Emanuela Indiano, originaria di Castelvetrano in provincia di Trapani, è la protagonista di una piccola “rivoluzione colorata” che mira a valorizzare alcune zone della sua città, ma soprattutto a scoraggiare l’abbandono dei rifiuti per le strade.

Emanuela, mamma del piccolo Giulio, trovandosi di fronte ad un angolo della strada nel quale erano stati abbandonati dei rifiuti, ha avuto l’idea di sostituirli con dei pellet colorati che possano fungere da fioriere.

«L’idea è nata dopo una brutta esclamazione di mio figlio, – ci racconta Emanuela -. Nello specifico si trattava precisamente di “Che schifo!” (riferito ai sacchetti dei rifiuti lasciati per la strada, ndr). Allora mi sono messa a pensare come, io per prima, potessi rendere la città più piacevole ai suoi occhi».

Dal desiderio di rendere il piccolo Giulio orgoglioso è nata l’avventura eco-artistica di Emanuela, che di professione è uno chef.  Un’iniziativa che ha subito assunto i contorni di un’azione solidale, così anche altri hanno iniziato a donare il materiale necessario alla realizzazione dei pellet, dai colori alle piantine.

«Ognuno, nel suo piccolo, dona qualcosa e ravviva un angolo cupo della città»,continua raccontandoci come, nei suoi laboratori creativi, siano stati coinvolti anche altri bambini e gli anziani di una casa di riposo del luogo. «Per un momento non si sono sentiti emarginati (riferendosi agli anziani, ndr), ma veri protagonisti di un progetto giovane e colorato. Inoltre, hanno collaborato anche delle ONLUS che si occupano di ragazzi disabili e delle associazioni d’intermediazione culturale».

“Una vera e propria catena solidale”, così la definisce Emanuela che, oltre a regalare un’opportunità di svago e di espressione artistica, cerca di mandare un messaggio chiaro: ognuno di noi può fare la sua parte per rendere più bella e vivibile la città in cui vive e contribuire a scoraggiare tutti quegli atti che invece mirano al risultato opposto.

È questa la storia di Emanuela e del piccolo Giulio, una storia che ormai, anche lei, ama definire “di tanti” e non più solo sua. Ma questa è anche la storia di molti centri urbani nei quali la bellezza viene, purtroppo, ancora troppo spesso, intaccata dalla scarsa considerazione del bene comune. Luoghi nei quali crescono bambini come Giulio che non desiderano altro che una città bella e piena di colori. È per questo che riteniamo importante dar voce alle tante storie di persone come Emanuela, che con i loro semplici gesti danno il via a piccole importanti rivoluzioni che possono e devono coinvolgere sempre più persone per mostrare a chiunque che la bellezza è un risultato che si ottiene lavorando insieme.

Il dono dell’ospitalità, dalla parte buona della Vita

Articolo di Salvatore Genovese

Oltre 1.500 chilometri in bicicletta per portare un dono, quello dell’Ospitalità, ai medici e agli operatori sanitari di Milano e di altri Comuni lombardi, in prima linea durante l’emergenza Covid-19.

«Un’esperienza – dichiara, non senza emozione, il suo ideatore Marco Distefano – che è rimasta, e rimarrà sempre, nei nostri cuori. Esperienza nata dai ‘sussulti drammatici’ provocati dai tanti servizi che le testate giornalistiche radiotelevisive, quotidiane e periodiche, durante il drammatico periodo del lockdown, riservavano a quanti mettevano a rischio la propria vita per salvare quella degli altri». Distefano, titolare di un B&B a Comiso, nutre una grande passione per la bicicletta ed ha manifestato questi suoi ‘sussulti’, e il conseguente desiderio di fare qualcosa per esprimere gratitudine agli operatori sanitari così fortemente impegnati nella lotta al Coronavirus, ai suoi amici cicloamatori che hanno subito condiviso questo suo ‘sentire’.

 

Da qui è nata l’idea del “Dono dell’ospitalità”, cioè di attraversare l’Italia in bicicletta per offrire ad altrettanti sanitari lombardi quarantacinque voucher che consentissero loro per una settimana, a titolo del tutto gratuito, viaggio, alloggio, vitto e visite enogastronomiche e culturali a Comiso e dintorni.
Il periodo previsto per i soggiorni/vacanza a Comiso è quello del mese di marzo 2021.
L’iniziativa di Marco Distefano, affiancato da Salvo Purromuto, medico, Vincenzo Virduzzo, kinesiologo, Vincenzo Schembari, meccanico ed esperto ciclista, il cui figlio Nunzio si è posto come animatore del gruppo, è stata immediatamente sostenuta e incoraggiata dal comune di Comiso, dall’Asp 7 di Ragusa, dalla Regione Siciliana, dalla Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana, dall’Assessorato regionale alla Salute e dalla Regione Lombardia. In particolare, il sindaco Maria Rita Schembari ha assicurato la piena partecipazione del Comune, che avvierà, nei primi mesi del 2021, un bando per dare a tutte le strutture turistiche cittadine la possibilità di accogliere gli ospiti lombardi.

Partiti dall’Ospedale Covid di Modica sabato 20 giugno, pedalando ogni giorno dalle 8 alle 10 ore, con il supporto di un furgone/appoggio fornito da Giannì Motors, i cinque ciclisti, quasi sempre affiancati in modo estemporaneo da altri ciclisti che, localmente, li accompagnavano per lunghi tratti nelle varie tappe della loro lunga maratona a pedali, sono giunti venerdì 26 giugno al Niguarda Covid di Milano.

Nel capoluogo lombardo i ‘donatori’ sono stati accolti, in rappresentanza del presidente Attilio Fontana, da Lara Magoni, assessore regionale al Turismo, presenti, tra gli altri, gli assessori al Turismo di Milano, Roberta Guarnieri, e di Comiso, Dante Di Trapani, e la dottoressa Paola Santalucia dell’Asp di Ragusa. I quarantacinque voucher sono stati destinati a medici e personale sanitario di Bergamo, Milano, Brescia e Mantova, città che ha riservato ai cinque ciclisti un’accoglienza particolare.

«È stato per noi – racconta Salvo Purromuto – un momento di particolare emozione suscitata da un’accoglienza che non posso non definire molto calorosa; davanti alla hall (palco concerti) dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, dopo i saluti del sindaco Mattia Palazzi e di Giuseppe De Donno, primario di Pneumologia e pioniere della Plasma-terapia, è stato eseguito dal pianista Filippo Lui un concerto in nostro onore, mentre i pazienti ci salutavano dalle finestre del nosocomio. Ma quello che più ci ha colpiti è stato il fatto che, pur essendo partiti per fare noi un ‘dono’, quest’ultimo è stato fatto a noi, attraverso i tanti momenti di affetto e di amicizia che ci sono stati riservati».

«Nel 2021 – chiosa Marco Distefano – abbiamo intenzione di rinnovare questo nostro impegno civile; stiamo, infatti, immaginando un nuovo lungo viaggio sui pedali, perché quello che abbiamo fatto ha aperto la nostra mente e, contestualmente, il nostro cuore. E sarà un viaggio che ci vedrà ancora una volta dalla parte buona della Vita».

Malìa Vibes – La magia di Palermo che ha incantato Marta e Giulia

Una, romana. L’altra, milanese d’adozione. Dalla scorsa estate la città di Palermo (e non solo) le conosce come le Malìa Vibes: Marta e Giulia, trasferite in Sicilia dopo essere rimasta incantate da Palermo. Oggi raccontano la città attraverso i loro occhi (come scrivono sul loro profilo Instagram), ma cerchiamo di conoscerle meglio.

Nome?

M: «Marta Bison».

G: «Giulia Proietti Timperi».

 

Marta, provieni dalla città più metropolitana d’Italia e Giulia, invece, dalla Città Eterna… perché Palermo?

M: «Avevo bisogno di un cambiamento. Ero a Milano già da cinque anni, che per me sono tanti da trascorrere nella stessa città. Avevo assorbito tutti gli stimoli che aveva da darmi […] e Palermo è arrivata mentre ero in questo mood. Sono una persona molto istintiva, seguo le cose come vengono, e fin dai primi giorni mi sono innamorata dell’atmosfera e della dimensione umana che ha Palermo, quindi ho deciso di fare questa prova e oggi ne sono molto felice».

G: «Palermo perché, nonostante la nostra azienda non abbia sedi fisiche, molti dei nostri colleghi vivono qui, così, uno di loro, durante il lockdown, mi propose di passare l’estate a Palermo, sia per lavorare insieme agli altri colleghi e sia per coniugare un po’ le vacanze estive. Io lo proposi a Marta e siamo arrivate insieme in questa città che per me è stato amore a prima vista. Tempo tre giorni e iniziavo a sentire di non voler più tornare».

 

Insomma… Palermo vi ha un po’ stregate.

M: «Decisamente sì. Il nostro nome viene anche da lì. Malia Vibes: ‘malìa’ è sia l’unione dei nostri nomi (MArta + giuLIA) e anche la malìa, intesa come quella magia buona, quell’incantesimo che secondo noi ci ha fatto Palermo».

Hanno iniziato quasi per gioco, Marta e Giulia, a raccontare quella vacanza estiva sui loro profili social. “Aggiornamento da Teatro Massimo”, così iniziavano le loro stories su Instagram che narravano l’evolvere della loro avventura siciliana.  «Sin dall’inizio abbiamo riscontrato un sacco di interesse, sia per i luoghi che facevamo vedere, soprattutto da persone che non conoscevano la Sicilia e nemmeno Palermo, e sia per il tipo di relazione che abbiamo avuto subito io e Giulia» – ci racconta Marta. «Venivano fuori delle gag molto apprezzate in maniera assolutamente naturale. Quando abbiamo deciso di trasferirci, in quei venti minuti nei quali ci siamo guardate e abbiamo detto: “Facciamolo!”, abbiamo subito pensato: “Questa storia la dobbiamo raccontare, non possiamo tenercela per noi”. E così abbiamo aperto il profilo».

«A poco a poco ci siamo rese conto – aggiunge Giulia – che congiungendo le nostre capacità lavorative e creative (entrambe si occupano di digital marketing, nda), riuscivamo a creare qualcosa che portava valore a chi ci seguiva. Così il profilo ha preso quasi da subito la finalità di promozione del territorio e l’enorme seguito che in pochissimo tempo abbiamo avuto ci ha mostrato che, in fondo, questa era la strada giusta».

Così Marta e Giulia hanno affittato un appartamento per dodici mesi, che potrebbero rinnovare per tre anni o addirittura in maniera definitiva (“Guarda…poco ce manca”, ci confida Giulia nel suo accento romano). La città e i suoi abitanti le hanno conquistate, dentro e fuori dai social. «É stato uno degli elementi che ci ha fatto capire che volevamo restare perché, anche in poco tempo, avevamo conosciuto un sacco di persone» continua Marta. «Ci siamo trovate da subito in una serie di gruppi di persone. L’apice l’abbiamo raggiunto con noi che imbuchiamo una nostra amica palermitana alla laurea di una persona del luogo!».

Una storia che sembra avere dell’incredibile e un grande insegnamento per tutti noi: «Può essere molto facile dare per scontato il luogo in cui si vive, succedeva anche a me quando stavo a Roma», ci dice Giulia. «Ma amate di più quello che avete. La Sicilia è speciale sotto tanti punti di vista […]», le fa eco Marta, rispondendo alla nostra domanda su cosa volessero dire ai siciliani.

Oggi le Malìa Vibes continuano a promuovere la città dal loro profilo, entrando anche in collaborazione con l’Associazione Le Vie dei Tesori che da anni promuove la cultura e la bellezza del territorio siciliano. Eccole, infatti, nelle ultime settimane, protagoniste di alcune dirette streaming nelle quali hanno permesso agli utenti di seguirle alla scoperta di alcuni dei luoghi più incantevoli di Palermo.

Non sappiamo con certezza se Marta e Giulia resteranno per sempre in Sicilia, o se prima o poi la malìa di Palermo che le ha incantate finirà, ma una cosa è certa: finché potremo, continueremo a seguirle e a riscoprire l’affascinante “regina dell’Isola” attraverso i loro occhi!

La Solunto Foundation ha il proprio Comitato Tecnico Scientifico

Con lo scopo di fornire un supporto di consulenza all’interno della fondazione in merito alle iniziative e progetti internazionali che saranno realizzati è stato istituito il comitato tecnico scientifico della Solunto Foundation. A farne parte sono delle personalità di spicco, professionisti ed esperti che insieme al Presidente della Solunto Foundation Giuseppe Di Franco, daranno un maggiore impulso ai progetti previsti nel 2021.

Ecco i nomi di cui è composto il comitato: Lorenzo Nigro (Archeologo di fama internazionale e professore di Archeologia Fenicio-Punica alla Sapienza di Roma); Guido Corso (Professore Emerito presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Palermo); Robert Allegrini (Vice Presidente della NIAF, National Italian America Foundation e Presidente della Hilton America Communication); Josephine  Buscaglia Maietta (Presidente AIAE, Association of Italian American Educators con sede a New York,  giornalista); Licia Raimondi, (Giornalista e Direttrice del Magazine “Be Shopping”); Maria Luisa Macellaro La Franca, (Pianista,  Compositrice e Direttrice dell’orchestra Unisson di Bordeaux); Salvatore Caputo, (Direttore del Coro dell’Operà di Bordeaux); Pier Luigi Matta, (Professore, Avvocato e Vice Presidente della Libera Università della Politica); Rosa Rubino, (Giornalista e Direttore della storica rivista “IL Vomere di Marsala”); Antonio Cascio, (Professore e Primario infettivologo e Direttore della UOC del Policlinico); Giuseppe Cataldo, (Direttore d’Orchestra, Compositore e insegnate presso il conservatorio di Palermo); Angela Mattarella, (Presidente dell’Inner Wheel Palermo Normanna); Laura Affer (Astrofisica); Giovanna Cirino (Giornalista e responsabile coordinamento editoriale di “I Love Sicilia”); Caterina Di Chiara, (Presidente Zonta Club Triscele Palermo); Francesco Mannuccia, (Architetto del restauro); Antonio Cardaci (Presidente Alzheimer Palermo) e Vittorio Lo Jacono (Scrittore e storico).

Fulvia Toscano nella giuria che designerà la Capitale Italiana del Libro 2021

Articolo di Omar Gelsomino

A far parte della giuria nazionale che dovrà designare la città Capitale italiana del libro per il 2021 ci sarà anche la siciliana Fulvia Toscano. Era stata proposta dalla Regione Siciliana e la sua nomina a componente della prestigiosa Giuria è stata approvata all’unanimità dai rappresentanti della Commissione Beni e Attività Culturali della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome rappresentando così la Conferenza delle Regioni in seno alla giuria. La professoressa Fulvia Toscano, da sempre impegnata in un’ampia attività di promozione del libro, ha curato negli anni molteplici iniziative culturali dedicate alla lettura, dirige il festival Naxoslegge che quest’anno è giunto alla sua decima edizione e ha fondato la rassegna di cultura classica Extramoenia.

La Giuria, composta da cinque esperti di chiara fama, dovrà designare la Città che nel 2021 saprà distinguersi per le attività di promozione sulla lettura. Dei membri della giuria tre sono designati dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, di cui uno con funzione di Presidente, uno è designato dalla Conferenza Stato-Regioni-Autonomie locali e uno dalla Conferenza delle Regioni. “Si tratta di un grande risultato – sottolinea l’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – perché le regioni italiane, con questa nomina, hanno riconosciuto l’impegno della Regione Siciliana nella promozione della lettura e dei libri e il valore di una donna, attenta osservatrice dei fenomeni culturali e organizzatrice di prestigiose iniziative volte alla diffusione della cultura del libro”.

Maria Gabriella Capizzi: «Dopo la crisi un nuovo progetto in dirittura d’arrivo»

Articolo di Omar Gelsomino

«L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla». A dichiararlo è Maria Gabriella Capizzi, responsabile del Museo Leonardo da Vinci e Archimede di Siracusa. Nonostante il momento difficile attraversato dalla struttura, e così da tutti i musei per via delle misure di contenimento al Covid-19, pensa al futuro lavorando a un nuovo progetto che è quasi in dirittura d’arrivo. «Si tratta di un’iniziativa – spiega Maria Gabriella Capizzi – che sto realizzando con un ente molto prestigioso, e che spero, anzi ne sono certa, sarà la mia impresa più bella, interamente dedicata ai bambini e alle famiglie ma non solo. Uno di quei sogni mai realizzati. E la cosa strana è che se non ci fosse stato il lockdown starebbe ancora lì, in fondo ai pensieri più reconditi. E invece, con ogni probabilità già la prossima primavera, sarà realtà».

Una testimonianza che vuol essere un invito ai giovani e a quanti stanno vivendo questo momento con difficoltà a credere nei propri sogni affinché possano realizzarsi. «Se avete un’idea, una startup, mai come ora troverete terreno fertile laddove prima avete incontrato resistenza. E allora – aggiunge Maria Gabriella Capizzi – fate di questo momento il più forte strumento di distruzione dei grandi ostacoli, una volta impossibili da abbattere. E siate veloci come fulmini, perché dovrete passarci in mezzo. È questo il giorno, ora è il momento. Siate audaci e usate l’immaginazione, tutti noi possiamo essere innovatori. Non si può uscire oggi da un’apocalisse del genere ritornando alla vita di prima e mettendosi alle spalle quella che abbiamo vissuto nelle settimane scorse. Del resto quando tutto ciò è cominciato, mai avremmo pensato che la nostra vita, anzi il mondo intero, avrebbe subito un simile stravolgimento. Di fronte a tutto questo, quindi, con quale animo avremmo potuto continuare a progettare o a pianificare il nostro futuro? Ispirandoci ai grandi del passato. Thomas Edison avrebbe risposto: Questo è il momento».

La responsabile del Museo Leonardo da Vinci e Archimede di Siracusa approfittando di tanti studi e leggendo dei saggi economici in questo periodo ha trovato lo spunto per non arrendersi e rilanciare un nuovo progetto culturale. «Mentre facevo ricerche sul web per provare a comprendere quale potesse essere la luce in fondo al tunnel  mi sono lasciata ispirare dalle mie letture. Ho cominciato a studiare tutte le grandi crisi economiche – racconta Maria Gabriella Capizzi -. Dall’anno del panico, il 1892, alla crisi del 1911. Fu invece un luminare amato da tutti noi, Walt Disney, che proprio all’inizio della più devastante crisi del secolo, quella del 1929, inventò Topolino, durante uno dei suoi viaggi, di ritorno da New York, dove aveva dichiarato fallimento per la precedente compagnia. Nel pieno della crisi del petrolio nacquero Microsoft e Apple nel 1976. Ma una delle migliori citazioni fu quella che trovai in uno dei miei appunti che custodisco gelosamente tra le mie cose, Winston Churchill. Personaggio contraddittorio e complesso che amo tanto. Uno dei maggiori statisti e leader politici inglesi che scrisse: ‘Non lasciare che una buona crisi vada sprecata. E il Museo Leonardo da Vinci e Archimede di Siracusa non lo farà’». 

Elisabetta Zito, alla guida del carcere di Piazza Lanza con fermezza e sensibilità

Articolo di Patrizia Rubino

Circa il 70 per cento degli oltre 190 istituti penitenziari presenti in Italia è guidato da una donna; ciò si deve a una particolare preparazione, determinazione e capacità di gestire situazioni difficili in un ambiente di lavoro tanto complesso. Rientra perfettamente in questo quadro Elisabetta Zito, direttore del carcere di Piazza Lanza di Catania, 55 anni sposata, mamma di una ragazza di 20 anni e di un ragazzo di 16. Una carriera quasi trentennale nell’ambito dell’amministrazione penitenziaria, sostenuta da un curriculum di primissimo livello che evidenzia una formazione professionale continua sempre al passo con i tempi.

Facendo i conti ha iniziato a lavorare prestissimo.
«Ho vinto il concorso in magistratura nel 1993 e a soli 27 anni, nel ’94, ho ricoperto l’incarico di vice direttore, prima nel carcere di massima sicurezza di Termini Imerese, successivamente all’Ucciardone di Palermo. Erano anni particolarmente difficili, ma sono stati fondamentali per la mia formazione.
A metà del 1998 sono arrivata al carcere di Piazza Lanza e per diverso tempo ho svolto la funzione di vicario, sino a quando, alla fine del 2011, ho assunto l’incarico di direttore. Attualmente qui sono presenti 272 detenuti, di cui 40 donne e 35 stranieri, che perlopiù hanno commesso reati contro il patrimonio e spaccio di sostanze stupefacenti. Dal momento del loro ingresso noi ci concentriamo sulla persona, non sul reato commesso: la dimensione umana deve restare centrale».

E arriviamo dritti al tema della funzione rieducativa della pena.
«L’obiettivo della detenzione è innanzitutto quello di cambiare il comportamento del detenuto trasmettendogli un nuovo quadro di valori, che comincia dal rispetto delle regole. Ma ho sempre pensato che fosse necessario lavorare per rendere trasparente il muro di cinta che separa il carcere dal mondo che c’è fuori, nel senso che i detenuti non possono essere considerati avulsi dalla società e la loro rieducazione non può essere solo un affare dell’amministrazione penitenziaria: le altre istituzioni e la comunità devono avere un ruolo attivo affinché possa attuarsi il dettato dell’articolo 27 della Costituzione, ossia la funzione riabilitativa della pena. Oltre alla scuola dell’obbligo, abbiamo attivato anche tre classi del liceo artistico, implementato i corsi di formazione professionale, creando delle competenze che poi consentono ai detenuti di lavorare anche qui in carcere. Prezioso è, inoltre, l’apporto qualificato e costante del volontariato. Nel nostro istituto contiamo la presenza più alta, a livello regionale, di volontari e la loro partecipazione è fortemente apprezzata dai detenuti perché, oltre a rappresentare un contatto con l’esterno, è fonte di arricchimento e di conoscenza, per le innumerevoli attività proposte che fanno emergere intelligenze e talenti straordinari».

L’ emergenza sanitaria e il lockdown cosa significano per chi è costretto in carcere?
«Per chi già fa i conti con una reale restrizione della propria libertà, l’improvvisa interruzione dei pochi contatti con il mondo esterno provoca un grandissimo senso di disagio. Per ragioni di sicurezza sanitaria abbiamo dovuto sospendere gli incontri con i familiari, la scuola, che è continuata a distanza e con evidenti limiti, e tutte le attività con i volontari che costituiscono, come dicevo, un corollario fondamentale alla rieducazione e socializzazione dei detenuti».

Che Natale sarà quest’anno?
«Tutte le festività in carcere sono vissute con grande tristezza. Si ferma la routine quotidiana, non ci sono attività e la quasi totale assenza di rumori diventa per i detenuti un peso quasi insopportabile. Solitamente nei giorni precedenti o successivi a quelli delle feste cerchiamo di offrire attività di svago e condivisione, per colmare questo vuoto. Quest’anno tutto ciò non sarà possibile per le limitazioni cui dovremo sicuramente sottostare e il Natale, che è la festa in cui si sente di più la mancanza dei propri cari, temo sarà ancora più malinconico».

Poggio District: un’esplosione di colori per riqualificare il quartiere

Articolo di Samuel Tasca   Foto di Gaetano Campoccia

La Sicilia, come qualunque altra regione, oltre ai grandi centri urbani, possiede un numero considerevole di piccoli comuni con poche migliaia di abitanti. Si tratta di realtà che spesso fanno fatica ad emergere, ma che rappresentano un habitat ideale per dar vita a degli esperimenti sociali. È proprio in questi comuni che spesso giovani e meno giovani, agevolati dalla conoscenza reciproca gli uni degli altri (il classico modo di dire “o’ paisi ni canuscimu tutti”), riescono a collaborare insieme per dar vita a qualcosa di unico che possa contribuire a far conoscere il nome della loro cittadina.

È quello che è successo a San Michele di Ganzaria, un comune che conta poco più di tremila abitanti, situato in provincia di Catania tra le città di Caltagirone e Piazza Armerina. Qui l’Associazione Arci Janzaria, proprio durante questo 2020 nel quale sembra difficile veder nascere qualcosa di bello, è riuscita a riqualificare il quartiere Poggio realizzando, assieme a numerosi artisti, un vero e proprio museo a cielo aperto.

«Da più di 10 anni siamo impegnati nel territorio di San Michele di Ganzaria nell’organizzazione di eventi che spingono a favorire l’aggregazione sociale e la proliferazione culturale, attraverso concerti, rappresentazioni teatrali, proiezioni cinematografiche, attività ludico-creative per grandi e piccoli e molto altro – raccontano i membri dell’associazione -.  Dopo diversi anni passati a far maturare l’idea di un evento che lasciasse fisicamente il segno sul territorio e che potesse diventare in futuro anche un polo di interesse turistico-economico, il 2 Giugno 2017 nacque #VerniceFrescaDay: una giornata all’insegna dei colori, dove creatività e riqualificazione si uniscono […]».

 

È proprio da quella prima esperienza che l’Associazione Arci Janzaria, in collaborazione con l’Associazione ManSourcing, decide, quest’anno, di espandere il raggio d’azione dell’iniziativa riqualificando un intero quartiere (il quartiere Poggio, appunto). Da qui il nome dell’iniziativa “Poggio District: Vernice Fresca Day.” Ogni angolo del quartiere è stato, infatti, decorato da murales di ogni tipo. Una vera e propria esplosione di colori che, non solo riqualifica quest’area della città, ma offre ai suoi visitatori un pretesto per visitare la città e magari scattare qualche selfie immersi nella cosiddetta street art.

Se vi capiterà, quindi, di passare per San Michele di Ganzaria, cercate Poggio District e concedetevi una passeggiata circondati dai colori e dalla fantasia dei vari artisti. Quella che troverete al quartiere Poggio è sicuramente una bellezza autentica fatta, non solo dall’estro dei vari artisti coinvolti, ma soprattutto dalla passione dei suoi abitanti e in un momento come questo ognuno di noi può trarre beneficio da un po’ di bellezza.

Dallas in Prizzi. Arte, accoglienza e rispetto spazzano via lo stereotipo della mafia.

Articolo di Samuel Tasca   Foto di Pietro Cannatella

Siete mai stai a Prizzi, in provincia di Palermo? Magari no, del resto è un piccolo centro di quasi 5000 abitanti. Eppure, recandovi a Dallas, in Texas, scoprirete che la città di Prizzi e i suoi abitanti sono molto apprezzati, tutto a causa di un incontro casuale.

La storia che sto per raccontarvi ha qualcosa di incredibile, una lezione che parla d’amicizia, di scambio culturale e di abbattimento degli stereotipi. Una storia dalla quale ognuno di noi potrebbe trarre qualcosa.

È la Pasqua del 2015 e a Prizzi sono in corso le celebrazioni per il folkloristico “Ballo dei Diavoli”. Pietro Cannatella, l’artista dal quale tutto ebbe inizio, nota in mezzo alla folla un uomo molto alto, che dall’aspetto sembra un turista: si tratta di Dave Atkinson, uno psichiatra americano.

Non sappiamo bene cosa spinse Pietro ad invitare un perfetto sconosciuto a passare la Pasquetta insieme ad amici e famigliari, eppure, nella vita, a volte le cose prendono vie inaspettate, innescando qualcosa più grande di noi che non avremmo mai immaginato.

Fu così che, ispirato dalla generosità e ospitalità dei suoi nuovi amici, Dave si innamorò perdutamente della Sicilia e di quel borgo affascinante.

A quel viaggio ne seguirono altri e ogni volta Dave portava con sé qualche nuovo amico e nuovo amatore della città di Prizzi. Ma ad ogni viaggio una cosa in particolare sorprendeva gli americani più delle altre: Prizzi e la sua gente non somigliavano ai racconti stereotipati della Sicilia mafiosa che avevano sempre immaginato.

Forse illuminato da questo pensiero, nel 2017, Dave, con la collaborazione di Pietro e dei prizzesi, e accompagnato da alcuni artisti americani, dà vita al progetto “Dallas in Prizzi”: un gemellaggio culturale all’interno del quale i diversi artisti statunitensi hanno avuto modo di trascorrere la Pasqua nella cittadina sicula, omaggiando i suoi abitanti con la loro arte.

Tre i murales nati dal progetto “Dallas in Prizzi”, omaggi a personaggi celebri della lotta alla mafia quali i giudici Falcone, Borsellino e non solo. È sorprendente come uno stereotipo tanto brutto come quello per il quale Sicilia significa inequivocabilmente mafia sia stato spazzato via dalla bellezza dei colori, del folklore, dei sorrisi genuini e dall’accoglienza delle persone comuni. Una storia eccezionale ripresa e trasformata in un docufilm che porta lo stesso nome del progetto dal regista Luca Vullo, giunto anche lui in città per l’evento e armato di troupe cinematografica. Inoltre, a breve, questa storia verrà trascritta in un libro per dar continuità alla diffusione del progetto.

Una profonda lezione sull’accoglienza e sul rispetto della legalità, un insegnamento che evidentemente si è sedimentato nella città di Prizzi crescendo sempre più nel cuore dei suoi giovani abitanti. Infatti, lo scorso anno, la Consulta Comunale dei Giovani di Prizzi, coadiuvata dall’Amministrazione Comunale, ha commissionato la “Scalinata della Legalità”, altra opera di riqualificazione urbana che rende omaggio alle tante vittime della mafia. E come degno ambasciatore di questo messaggio, l’artista Pietro Cannatella è stato chiamato a realizzare l’opera.

 

 

Una storia, quella di Dallas in Prizzi e della Scalinata della Legalità, dalla quale tutti potremmo imparare qualcosa. Una storia non fatta di morale, ma di persone: di Pietro, Dave, Luca e tanti altri. Una storia che riporta al valore del contatto umano, della generosità e dell’accoglienza del prossimo in quanto simile. Un racconto che parla di un ponte immaginario che unisce la Sicilia al Texas, un ponte costruito sul rispetto e sulla solidarietà reciproca; un ponte che nessuno, neanche i prepotenti, potrà mai abbattere.