brevettiamo

a cura di Stefania Minati

Sentiamo spesso parlare di diritti d’autore, copyright e brevetti in particolare. A tutelare dallo sfruttamento economico delle idee di artisti, inventori e ideatori di vario genere é nata un’intera branca di diritto legale e moltissime società  che si occupano proprio di realizzare e depositare tali brevetti presso gli uffici di tutto il mondo. Contrariamente a quanto si pensa, tale esigenza non nacque però con la Rivoluzione Industriale. Per trovare una prima bozza di tutela del Genio ed il conseguente sfruttamento economico, dobbiamo risalire alla Magna Grecia, nella città di Sibari! Il primo brevetto italiano risale invece al 1421 rilasciato all’ architetto Filippo Brunelleschi per l’invenzione di un rimorchiatore con sollevatori, per il trasporto del marmo. Come si suol dire… di necessità virtù!

Fonti

www.treccani.it; www.uib.gov.it

brevettiamo

 

 

Se anche sei a conoscenza di qualche fatto insolito, inviaci una mail all’indirizzo redazione@biancamagazine.it e potrai vederla pubblicata sul prossimo numero!

 

carnevale ivrea

a cura di Stefania Minati

Ogni anno per la storica Battaglia delle Arance di Ivrea, città olivettiana e molto legata alle sue tradizioni, vengono impiegati circa 600 quintali di agrumi arancioni. Un carnevale ricco di simboli a rappresentare la lotta per la libertà del popolo eporediese dalla tirannia dei nobili, che assume la forma di festa liberatrice nel contesto sociopolitico del ‘700 unendo le sue origini di festa propiziatoria e di fertilità. La leggenda narra che la giovane Violetta, figlia del mugnaio e promessa sposa di Toniotto, non volendo condividere la sorte dello “ius primae noctis” a cui erano destinate le novelle spose eporediesi, tagliò la testa al marchese tiranno. Un invito a leggere Il Cerimoniale redatto per il Bicentenario del 2008 sul sito dello Storico Carnevale di Ivrea, per scoprire quanto avviene durante questa splendida rievocazione e… andateci, cappello rosso alla mano!

Fonti

www.storicocarnevaleivrea.it

 

 

carnevale ivrea

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EINSTEIN

a cura di Stefania Minati

Il cervello di Einstein venne conservato in un barattolo per più di 30 anni prima di essere suddiviso in 240 parti che furono consegnate a vari ricercatori. L`Università di Princeton fu quella che si accaparrò il pezzo più grande. Ebbene sì, il grande scienziato, prima di morire, espresse il desiderio di mettere il proprio corpo a disposizione della scienza, ma non lasciò nulla di scritto e venne cremato. Il patologo Thomas Harvey, che fece l’autopsia, asportò di sua iniziativa il cervello conservandolo a casa propria in un barattolo sottovuoto. Quando i parenti di Einstein lo vennero a sapere diedero il consenso alla sua dissezione per scopi scientifici. Non saprei dirvi che differenze ci siano tra il suo e il nostro encefalo, ma rincuorerà sapere che il grande genio era dislessico, aveva una pessima memoria e dovette ripetere due volte i test di ammissione universitari per potersi iscrivere. Quindi non disperiamo!

Fonti

www.focus.it; www.wikipedia.it

A proposito di Einstein, vorrei proporvi il suo indovinello con cui lanciò una sfida, sostenendo che solo il 2% della popolazione mondiale sarebbe stata all’epoca in grado di risolvere. La soluzione potete inviarla al nostro indirizzo mail e la pubblicheremo solo il prossimo numero…. mi raccomando, non copiate!!!

In una strada ci sono 5 case pitturate con 5 colori diversi.

In ogni casa vive una persona di una diversa nazionalità.

I 5 proprietari bevono bevande differenti, fumano una diversa marca di sigarette e possiedono ognuno un animale diverso.

Sapendo che:

  1. L’inglese vive in una casa rossa
  2. Lo svedese possiede un cane
  3. Il danese beve tè
  4. La casa verde è a sinistra di quella bianca
  5. Il proprietario della casa verde beve caffè
  6. La persona che fuma Pall Mall possiede un uccello
  7. Il proprietario della casa gialla fuma Dunhill
  8. L’uomo che vive nella casa in centro beve latte
  9. Il norvegese vive nella prima casa
  10. L’uomo che fuma Blends vive vicino a quello che ha un gatto
  11. L’uomo che possiede un cavallo vive vicino a quello che fuma Dunhill
  12. L’uomo che fuma Blu Master beve birra
  13. Il tedesco fuma Prince
  14. Il norvegese vive vicino a una casa blu
  15. L’uomo che fuma Blends ha un vicino che beve acqua

La domanda è:

chi possiede il pesce?

Potete lasciare la vostra risposta tra i commenti!

einstein

 

 

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Edizione 2017. Carnevale di Acireale 18 e 19 e dal 23 al 28 febbraio il più bel Carnevale di Sicilia, con carri allegorici, sfilate di gruppi mascherati e spettacoli. Un teatro delle meraviglie: maschere, coriandoli, luci, fiori, musica e soprattutto tanto calore umano.

 

MandorlaFest ad Agrigento, 24 / 26 febbraio e  3 / 5 marzo 2017Durante la tradizionale Sagra del Mandorlo in Fiore, due fine settimana dedicati ai profumi e i sapori dei prodotti agroalimentari agrigentini, evento celebrativo della mandorla con convegni di studio, momenti espositivi dei semilavorati e prodotti finiti a base di mandorla, degustazioni, laboratori del gusto con lavorazione della mandorla.

 

Durante la manifestazione mostra di prodotti di mandorla: alcuni espositori, siciliani e non, offriranno un panorama delle lavorazioni della mandorla, cooking show per rimanere affascinati dalle innumerevoli lavorazioni della mandorla

in pasticceria, convegni, laboratori del gusto, wine tasting, degustazioni.

 

 Dal 17 al 19 marzo 2017 Modica Flower Show, la mostra-mercato di piante rare e inconsuete sboccia in Sicilia per promuovere e dare visibilità a uno dei distretti florovivaistici più importanti a livello nazionale.

 

di Omar Gelsomino  Foto di Orazio Di Mauro

Ancora una volta Catania si conferma la capitale del gusto Expo Food & Wine, il salone del buon cibo e del buon vino made in Sicily, ha chiuso questa sua terza edizione con un boom di visitatori, oltre quindicimila presenze, per l’evento enogastronomico dell’anno che ha l’obiettivo di promuovere, valorizzare e tutelare il territorio e il prodotto siciliano.

Una manifestazione che ha visto gli stand presi d’assalto e un pubblico nutrito per i show cooking e le degustazioni, come quelle di vino Nord, Est, Sud-Est e Sud-Ovest: i tre volti del vino dell’Etna, organizzato da Cronache di Gusto. Grande mattatore della terza edizione del salone del buon cibo e del buon vino made in Sicily, è stato Andy Luotto, uomo di spettacolo e cuoco, sul palco per presentare i numerosi show cooking realizzati da grandi Chef, come Alessandro Circiello, Federico Beretta, stella Michelin, Pietro Parisi e Seby Sorbello con l’intero staff, e preparare succulente prelibatezze, dedicate ai profumi siculi.

“Questa manifestazione – ha detto Luotto –  è una spremuta di Sicilia, ed è bellissimo essere qui”. Molte le conferenze e i seminari, che hanno approfondito interessanti aspetti inerenti il settore primario, analizzato da molti punti di vista, dalle prospettive, nell’incontro “Il futuro è nell’agricoltura: etica e salute”, organizzato da Sief Italia e dal Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP, all’innovazione, con “La strada del ficodindia dei sapori e saperi di Sicilia, strumento inedito in Italia”, Organizzato da Progetto Sinergia, alla violazione delle regole, con “Contraffazione e agromafie: liberare il mercato agroalimentare” in cui era presente lo chef Pietro Parisi.

Nell’ultima giornata, trentadue i piatti realizzati dalla squadra dell’unione regionale cuochi siciliani, la visita di quasi cinquecento studenti, provenienti dalle scuole alberghiere della Sicilia orientale, e l’incontro tra i produttori e i numerosi buyer provenienti da Germania, Belgio, Bulgaria, Regno Unito, Lituania, Portogallo, Irlanda e Cina. “Un grazie a tutti quelli che, con fatica ma anche con tanta passione, contribuiscono alla riuscita dell’evento – commenta Alessandra Ambra, ideatrice e organizzatrice di Expo Food & Wine. Grazie alla Confederazione pasticceri italiani, agli espositori tutti, ai fornitori, ai partner e naturalmente a tutta la gente che ha partecipato, ha degustato, ha sostenuto con la propria presenza questa importante manifestazione.

Grazie ad Anna Martano e un grazie particolare per il grande contributo all’Unione regionale cuochi siciliani, che ha coinvolto tutte le associazioni, portando il territorio siciliano all’interno della fiera, su proposta del presidente regionale Domenico Privitera, che ha chiesto ai presidenti delle sezioni provinciali di diffondere ai propri soci la cultura di arricchire ogni piatto di almeno un prodotto locale. Tutelare, proteggere e promuovere – conclude Alessandra Ambra – sono e restano i binari sui quali viaggerà il treno di Expo Food & Wine”.

​ Una filosofia, quella di esaltare, proteggere, valorizzare ed esportare la Sicilia attraverso le sue eccellenze, alla base di Expo Food & Wine che, dopo il terzo anno, si propone di fare un ulteriore salto di qualità. Lo staff è già al lavoro per la prossima edizione per la quale è stata avviata una campagna di ricerca antropologica che mira al recupero e salvaguardia del patrimonio materiale e immateriale alla base di secoli di tradizione culinaria.

di Alessia Giaquinta   Foto di Diego Cicero

Tradizionalmente definito “cibo degli dèi”, il cioccolato è forse l’unico alimento che sa mettere d’accordo indistintamente adulti e bambini, golosi e meno golosi.  È davvero una sfida trovare chi, innanzi ad un pezzo di cioccolato, non senta il desiderio di gustarlo provando la piacevole sensazione di dolcezza e calore che sprigiona sin dal profumo.

Il Cioccolato modicano, famoso ormai in tutto il mondo per la sua particolare lavorazione a freddo, dal gusto denso e dalla consistenza granulosa, è stato festeggiato dall’8 all’11 Dicembre scorso a Modica, appunto, attraverso l’evento ChocoModica.

Il claim della manifestazione era “una storia da raccontare”, poiché è stato posto come obiettivo  l’importanza di raccontare il cioccolato attraverso le numerose storie che lo hanno visto protagonista, il cinema, la letteratura, la storia, perché in tutti i campi e in tutte le epoche il cioccolato ha sempre avuto un ruolo di rilievo!

La rassegna enogastronomica promossa dalla Città di Modica, dal Consorzio Tutela Cioccolato di Modica e dal Cioccolato di Modica, è stata patrocinata dalla Regione Sicilia, Camera di Commercio di Ragusa, Città di Norcia, Città di Marsala, CNA, Trenitalia, Fondazione FS Italiane, The Chocolate Way, dal Consorzio Turistico Modica, da Confesercenti, Confcommercio e Confartigianato, oltre a godere di numerosi sponsor non solo locali.

Il ricco programma ha previsto il Laboratorio Live del Cioccolato di Modica, il Concorso di Pittura e Scultura ChocoArt, Degustazioni, Mostra di dolci preparati con il cioccolato, tornei di Cacao e SIKULeat, Chocobimbi e numerose mostre.

Piazza Municipio, nel corso dei quattro giorni, ha ospitato gruppi e personaggi noti che hanno contribuito a riscaldare e allietare l’atmosfera: il simpatico cabarettista Paolo Migone, un tributo a Pino Daniele con Tony Esposito, un concerto a cura del Canzoniere Grecanico Salentino, i Tinturia e, non per ultimo, l’intrattenimento de La Discoteca Nazionale di RTL 102.5 con Dj Sautufau e Angelo Baiguini.

Non sono mancati momenti ricreativi e culturali per i più piccoli e ancora: proiezioni, cinema, teatro, pupi siciliani, gruppi folkloristici, approfondimenti storici, connubi enogastronomici Cioccolato-Vino e dunque Vini da Dessert&Cioccolato di Modica.

Quattro giorni intensi che hanno richiamato curiosi e golosi da ogni dove per assistere agli eventi organizzati ma, soprattutto, per deliziarsi con il buonissimo cioccolato modicano acquistabile e degustabile nei tanti stands e nei locali della città, nelle sue numerose varianti dal peperoncino alla vaniglia, ai frutti di bosco, alla cannella. Insomma, per tutti i gusti e palati.

Giovanni Gambuzza della GG Entertainment, che ha curato l’organizzazione dell’evento, manifesta il proprio entusiasmo e soddisfazione per l’ottima riuscita della golosa kermesse.

«Sono felice di aver organizzato ancora una volta nel migliore dei modi una delle manifestazioni più importanti della Sicilia – dichiara Giovanni Gambuzza-. Sono stati giorni intensi che hanno visto la presenza di migliaia di turisti che hanno affollato strutture ricettive, ristoranti, monumenti, musei e chiese sin dalle prime ore del mattino. Una manifestazione riuscitissima che dedico alla città di Modica, al Sindaco Ignazio Abbate e tutta l’amministrazione, a tutti i miei collaboratori, agli sponsor privati e a tutte quelle persone che si sono impegnate per l’ottima riuscita deĺl’evento».

Mentre è stato espresso parere favorevole sull’istanza di riconoscimento dell’IGP Cioccolato di Modica da parte del Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, si attende adesso il riconoscimento finale dal Ministero delle Politiche Agricole.

L’appuntamento è per l’anno prossimo.

Nell’attesa, non ci resta che consolarci, con qualche barretta di cioccolato…modicano!

di Emanuele Cocchiaro   Foto di Stefania Minati

Passare il Capodanno a casa di Stefania, la nostra collega di redazione, con molti altri amici cari mi ha  permesso di scoprire la bellezza e il mistero che avvolge Torino, nei suoi tesori architettonici e nella sua storia. Non solo scoperte culinarie come la tradizionale Bagna Caôda, fatta per altro con i migliori ingredienti della nostra terra siciliana, ma ho potuto apprezzare la compagnia di nuovi amici che in pochi attimi mi hanno lasciato umanamente qualcosa di importante.

Tra questi, un ragazzo giovane che con coraggio si é messo in gioco e credo abbia molto da dire a tutti noi. Per questo ho deciso di dedicargli questo speciale.  Statunitense di nascita, cresce dividendosi tra Francia, Svizzera e Italia, terra quest’ultima, dei suoi genitori e delle sue origini. A 23 anni pubblica in Francia la sua prima opera letteraria “Les Aventures d’un cœur”.  Giovane appassionato, capace di rendere percettibile a chi lo ascolta i sentimenti di cui si nutre.

Chi è Chris Palermo?

«Solo un ragazzo di 23 anni che  ha vissuto a Parigi e Nizza per circa 13 anni, a Zurigo e infine a Losanna, dove  studia Economia e Commercio. Negli States ci é nato ma é stato “esportato” in fasce.  In Italia cerca di venire ogni volta che può, nelle festività e nelle vacanze… Non farmi parlare di me in terza persona, mi fa effetto e mi viene da ridere!».

Torniamo al Tu. Hai vissuto in diverse Nazioni, quanta influenza ha avuto su di te e sul tuo modo di scrivere?

«Molto, mi ha permesso di fare tantissime esperienze e sono queste che mi permettono di scrivere.  Scrivo ciò che vivo. Ad esempio quando è nata “La Rosa della Vita” ero in un Bar, c’era una coppia che litigava e sul loro tavolino c’era una rosa di decorazione… mi ha ispirato».

Cosa ti ha colpito maggiormente?

«Il fatto che ovunque le persone sembrano mancare di tenerezza, sia uomini che donne. Un cuore non ha sesso, cultura, abitudini o razza, un Cuore dovrebbe avere una lingua universale. Per questo sento l’esigenza di scriverne un pò, per ricordarlo a tutti».

Ti esprimi attraverso la poesia. Ma è un modo di parlare di ciò che ti circonda o anche  di te stesso?

«Di entrambi, sicuramente tutto ciò che mi circonda viene filtrato dalla mia percezione della vita, diventando forse inscindibile».

Scrivere per te diventa un punto di partenza per vivere o un modo per vivere la realtà?

«Direi tutte e due! Secondo me la poesia è far cantare le parole, non vedo un modo più bello per rendere omaggio ad una lingua, che sia francese, inglese o italiano, dunque, è  sicuramente un punto di riferimento per me ma allo stesso tempo una partenza per avere il coraggio di appassionarsi, innamorarsi, anche di soffrire a volte. Non potrei scrivere d’altro al momento. Ad esempio un romanzo, non sono ancora abbastanza osservatore».

Quindi hai già pensato a dei nuovi progetti?

«Al momento sono emozionale e molto legato alla poesia, ma sto pensando anche al teatro. Nel contempo studio Economia cercando di far funzionare di pari passo cervello e cuore, anche se è difficile…».

Hai un maestro di riferimento?

«Sicuramente Jacques Brel, un cantautore francese, un poeta. Le sue canzoni erano scritti in alessandrini e le puoi davvero leggere come poesie».

Se potessi scegliere un pittore che illustri le tue poesie, chi sceglieresti?

«Picasso, sicuramente. Quando gli chiesero se fosse stato lui a dipingere il Guernica, lui rispose, “No, siete stati Voi”».

Chi ti ha spinto a pubblicare “Le Avventure di un Cuore”?

«Gli amici, volevo provare a confrontarmi con questo mondo e ho cominciato a far leggere loro ciò che scrivevo, mi hanno incoraggiato a contattare la Edilivre, una casa editrice parigina. Non volevo crederci quando mi hanno risposto di scegliere quali poesie avrei voluto pubblicare!».

Dentro alle tue poesie troviamo il tuo animo messo a nudo, non hai paura di mettere alla mercè di tutti le tue fragilità, i tuoi sentimenti?

«Ho fatto i conti con l’esibizionismo, lo è in fondo per quanto possa essere quasi negativa l’accezione che diamo al termine, è necessario farci i conti. E’ un prezzo da pagare se per te è importante trasmettere un messaggio. Ad essere sincero, all’inizio non ne ero sicuro, mi sembrava troppo personale».

In due parole, qual è il messaggio che vorresti far arrivare chiaro e forte a tutti i tuoi lettori?

«Aprite i vostri cuori».

 

RÉVÉRENCE À LA POÉSIE

Mon génie fatigant, mes litanies mourantes,

Des foules tant ahuries qui ne savent pas bien;

Alors reconnaître les vers qui sont les miens.

Mon encrier se vide, et ma plume est pleurante.

 

Oh combien je me meurs, oh combien je les pleure,

Je suis trop incompris. Je rende alors les armes?

Ils me verront alors, boiront-ils mes larmes?

Je les vois assoiffés, leur esprit et leur cœur.

 

Oublieront-ils un jour leur pauvre matériel?

Retourneront-ils un jour vers le naturel?

Je tire ma révérence à la poésie.

 

Ma triste espérance est de vous avoir faibli.

Je laisse aux amputés mes franches litanies.

Le romantisme est mort, et je pars avec lui.

 

 

 

OSSEQUIO ALLA POESIA

 

La ragione sconfitta, i pensieri scompagnati

come folla disorientata che si smarrisce,

che riconosce appena i versi, che sono i miei.

Si vede, sì, ho scritto io, con penna lamentosa

 

Oh quanto morire! Oh quanto piangere!

Sono troppo incompreso! Dovrei arrendermi alle parole?

Qualcuno, un giorno, si accorgerà di me e berrà le mie lacrime?

È la folla assetata, della vita e dell’amore.

 

Qualcuno, un giorno, potrà fare a meno delle cose materiali?

Sarà capace di tornare, un giorno, ai sentimenti naturali?

Attesto e confermo il mio atto di ossequio alla Poesia

 

La breve esperienza di vivere, si muta in fragilità

A coloro che accuso lascio queste sincere parole, in forma di versi

Il Romanticismo é venuto a mancare e io, come lui, dovrei spegnermi.

di Omar Gelsomino  Foto di Aldo Nobile

Rimane ancora un affascinante e suggestivo esempio di archeologia industriale ottocentesco.

E proprio fra le sue colline e i fichi d’India che si consumò il duello d’onore tra Turiddu e compare Alfio. Pietra bianca, muri a secco neri e grigi, vialetti che si inerpicano attorno alla collina, piante di sommacco, profumo di zagara.

Questi i luoghi in cui Giovanni Verga ambientò le sue novelle. La Cunziria, prende il nome dalla fiorente attività che lì si svolse sino ai primi anni del ‘900, dove appunto avveniva la conciatura delle pelli. Ed è lì che lo scrittore Giovanni Verga ambientò la sua Cavalleria Rusticana.

Eppure la Cunziria, questo borgo ormai abbandonato, era abitata da un centinaio di persone che vivevano in circa 40 piccole abitazioni-botteghe, costruite su più livelli, in contrada Masera, e la piccola Chiesa di Sant’Eligio.

Lo stato dei luoghi permise che la Cunziria sorgesse proprio lì: vi erano grandi spazi esposti al sole, la presenza di tantissime piante di sommacco (da cui si estraevano i tannini usati nella tintoria e nella concia delle pelli), il torrente Masera, che con un sistema di canalette e vasche di raccolta giungeva sino alle abitazioni dei conciatori. E come tante cose anche la Cunziria ha subito le conseguenze negative della rivoluzione industriale, i mutamenti economici e anche le guerre tanto da trasformarlo in un borgo abbandonato.

Pur non essendo di passaggio tra le più  importanti vie di comunicazione la Cunziria rimane sempre conosciuta dagli appassionati di letteratura, poichè Verga vi ambientò la scena principale della Cavalleria Rusticana, in un ambiente agreste dove l’attività principale era la concia delle pelli e poi lo stesso luogo richiama anche i cultori della cinematografia: fu usato come location per la trasposizione cinematografica di due capolavori di Verga: Cavalleria Rusticana con le musiche di Pietro Mascagni e diretto da Franco Zeffirelli nel 1982 ed interpretato da Yelena Obraztsova, Placido Domingo, Renato Bruson, Axelle Gall e Fedora Barbieri e La Lupa, scritto e diretto da Gabriele Lavia nel 1996, i cui protagonisti erano Monica Guerritore, Raoul Bova, Alessia Fugardi, Giancarlo Giannini, MIchele Placido, Lorenzo Lavia, Sebastiano Jacobello, Maurizio NIcolosi, Margherita Patti, Adelaide Alessi, Cinzia Marcoccio, Antonio Bellomo, Roberto Fuzio, Francesco Guzzo, Carlo Valli e Filippo Arriva.

Un luogo che testimonia ciò che era una delle principali attività economiche del territorio e che è stato reso ancora più celebre dalle novelle di Verga prima e poi dai due film tratti dalle stesse, e che va visitato. Sul finire degli anni ’90 il borgo fu acquistato in buona parte dalla Provincia ed in seguito, l’intero complesso, fu concesso al Comune di Vizzini in comodato d’uso gratuito affinché lo valorizzasse.

Nonostante gli sforzi compiuti dall’Amministrazione comunale in tal senso con varie iniziative lodevoli, tra cui anche quelle del giovane regista vizzinese, Lorenzo Muscoso, considerato che l’ente non potrebbe mai essere in grado di porvi rimedio è necessario una maggiore valorizzazione storico-letteraria del Patrimonio Verghiano per consentirne una più adeguata fruizione turistica, culturale e commerciale con l’intervento della Regione facendo rivivere la Cunziria durante tutto l’anno restituendola ai suoi antichi fasti.

di Titti Metrico  foto di Mara Randello

Riccardo Randello è un giovane agronomo interessato, fra le altre cose, alla valorizzazione delle risorse di Licodia Eubea (nell’entroterra siciliano in provincia di Catania).

Uno dei prodotti tipici di tale territorio è il “ciciruoccolo” ovvero la cicerchia, un antico legume che rischia di scomparire, a causa del poco consumo causato dallo stile alimentare che sta cambiando. “Ritengo – dice Randello – che la coltivazione di questo antico legume, mediante le stesse tecniche e gli stessi arnesi utilizzati nel passato, offra la possibilità di rivivere i sapori e la cultura contadina di questo angolo dell’entroterra siciliano. Spesso la coltivazione veniva fatta ad anni alterni realizzando un maggese o “maisa”, al solo scopo di fertilizzare i terreni interrando le piante con la pratica del sovescio che aveva come obiettivo quello di consentire una buona resa di frumento nell’anno successivo – continua Randello -.

È una pianta leguminosa a ciclo vernino-primaverile-estivo, viene infatti seminata nel periodo compreso tra dicembre e gennaio e raccolta nel mese di giugno. I caratteri botanici della popolazione di cicerchia coltivata a Licodia Eubea sono in fase di caratterizzazione grazie ad uno studio promosso da alcuni produttori locali in collaborazione con il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agrarie e Alimentari (DISPA) dell’Università di Catania”. La raccolta avviene estirpando a mano le piante e lasciandole ad essiccare in covoni per consentirne successivamente la trebbiatura, che viene effettuata su una stuoia di tela dove vengono poste le “fascine” che vengono battute con un bastone “marruggiu” per permettere la separazione della granella dai baccelli. Successivamente con un forcone detto “tradenta” si opera una prima spagliatura o “spagghiata” per togliere la maggior quantità di paglia possibile. Se la giornata è ventilata si lancia la granella controvento per eliminare le impurità grossolane, mentre la successiva fase di accurata cernita viene realizzata con l’ausilio di un crivello o “crivu”.

I semi di cicerchia sono ricchi di proprietà nutritive, presentano un alto contenuto proteico, sono ricchi di carboidrati, contengono pochi grassi ed hanno un elevato contenuto di vitamine e di sali minerali, contengono anche un principio amaro, la latirina, sostanza responsabile in tempi passati di una malattia conosciuta sotto il nome di latirismo, diffusa presso i contadini che ne facevano un largo uso proprio per le sue grandi proprietà energetiche (si racconta che nei giorni particolarmente freddi veniva consumata già a colazione).

Come viene utilizzata la Cicerchia? A Licodia Eubea la cicerchia viene utilizzata essenzialmente come farina, ingrediente base della “Patacò”, un piatto forte della gastronomia locale con il suo gusto particolarissimo. L’utilizzo di questa polenta, all’interno della gastronomia calatina in particolare licodiana, è ormai limitata alla preparazione di alcuni piatti in occasione della sagra che si svolge generalmente a dicembre, ma per i cultori delle tradizioni, dei saperi e dei sapori Bianca Magazine consiglia alcune ricette della patacò, per stupire con piatti sia caldi che freddi tutti i vostri commensali.

 

RICETTA: Patacò con i broccoli e salsiccia

(ingredienti per quattro persone):

250 gr. di farina di cicerchia;

cime di broccoli;

tritato di salsiccia (se piace);

pepe rosso o nero macinato;

olio d’oliva extravergine;

aglio a pezzettini;

sale q.b..

 

Preparazione: soffriggere l’aglio, il peperoncino e la salsiccia tritata (se piace); quando il tutto è ben rosolato aggiungere due litri di acqua e portare ad ebollizione. Aggiungere le cime dei broccoli e completare la cottura di questi. A cottura ultimata aggiungere lentamente la farina di cicerchia avendo cura di non farne formare i grumi rimestando senza interruzione fino a quando diventa polenta. Far cucinare ancora qualche minuto dopo la bollitura, toglierla dal fuoco e servirla molto calda con abbondante olio d’oliva. Mangiarla possibilmente con crostini di pane casereccio. – Patacò fritta: la patacò cosi preparata può essere utilizzata il giorno dopo. Si taglia a fette, si infarina e si frigge in olio bollente. In questo modo può essere utilizzata anche come antipasto.

Articolo e foto di Samuel Tasca

La legge 180 del 1978 abolì in maniera definitiva i manicomi in Italia, nella prospettiva della nascita di comunità terapeutiche per la cura e la riabilitazione di persone socialmente e mentalmente ‘svantaggiate’. A più di 30 anni di distanza, uno dei fini principali della legge Basaglia, ovvero il reinserimento lavorativo e sociale dei soggetti svantaggiati, diventa finalmente realtà.

È proprio nel territorio del calatino che si dà spazio alle seconde opportunità. Come ci racconta Andrea Nicosia, presidente della Cooperativa “Terra Nostra” «il progetto nasce già nel 2004 quando ad alcuni ospiti venne proposto di diventare soci della cooperativa. Nacque così “Terra Nostra”, con l’obiettivo di inaugurare un percorso di integrazione sociale e professionale attraverso la pratica dell’agricoltura. La cooperativa costituì la possibilità concreta per questi ragazzi di scommettere su sé stessi, rendersi utili e col tempo divenire autonomi. Eppure, l’inserimento lavorativo non bastava: i ragazzi dovevano avere la possibilità di alloggiare in un posto che non fosse la comunità. La soluzione fu allora quella di creare dei gruppi appartamento dove oggi vivono dalle tre alle quattro persone per ogni abitazione quasi interamente autogestite».

«Vivere in appartamento significa essere più libero ed indipendente e anche creare un rapporto più unito con gli altri inquilini» – racconta Maurizio S., oggi banconista del bar del carcere, altra realtà volta al reinserimento socio lavorativo di queste persone.

In questo percorso di crescita la vera sfida arrivò nel 2012, quando ai soci della cooperativa “Terra Nostra” venne proposto di prendere in gestione un agriturismo, realizzando così ciò che oggi viene definito Fattoria Sociale, ovvero un esperimento che prevede la cura della terra e degli animali come continuazione dell’itinerario terapeutico.

La sfida venne raccolta anche da altre realtà del settore, come la cooperativa “Futura” che vinse la gara d’appalto per la gestione del bar del carcere di Caltagirone e avviò un’impresa di pulizie presso un gruppo residenziale a Catania. «Sicuramente un’esperienza importante, dai ritmi non sempre leggeri, ma oggi possiamo considerarla un successo di cui andar fieri» – continua Francesco Tasca, presidente della cooperativa “Futura” riferendosi all’esperienza avviata presso il bar del carcere.

Un successo, questo, condiviso anche dal dott. Raffaele Barone, medico psichiatra e direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Caltagirone e Palagonia, che attraverso l’ASP di Catania e altre realtà porta avanti una serie di progetti in questo campo. «L’obiettivo finale del trattamento di recupero è che le persone trovino il loro posto nelle comunità locali, diventando così non solo soggetti attivi, ma anche una risorsa per la comunità». Tra le varie iniziative, ritroviamo le borse lavoro, l’apertura del nuovo centro dedicato all’inclusione sociale e lavorativa di Piazza Marconi a Caltagirone, il budget di salute che permette il finanziamento di progetti personalizzati per i singoli individui che possono essere reinseriti nel tessuto sociale, e infine la formazione dei facilitatori sociali: ex ospiti delle comunità che grazie alla loro esperienza diventano un supporto psicologico per i nuovi utenti.

In questo clima di innovazione culturale e sociale, la vera soddisfazione arriva dalle parole di coloro che sono i veri protagonisti di questo cambiamento. Sebbene a volte non posseggano esperienze pregresse in quello specifico settore lavorativo, oggi svolgono delle mansioni conformi alle proprie capacità personali. «Aiutavo mia madre a infornare il pane e a impastare i panetti» ci racconta Nando, aiuto cuoco e pizzaiolo nella Fattoria Sociale di Piano San Paolo, che dopo un percorso riabilitativo di oltre 10 anni, oggi lavora e vive in appartamento assieme ai suoi amici e colleghi. Anche Roberto infatti, impiegato presso il bar del carcere, ha potuto mettere in campo le capacità maturate quindici anni prima in un altro contesto simile. Oggi si occupa di servire al bancone, ma da quello che ci racconta la parte che più gli piace è il contatto giornaliero con i clienti e il poter chiacchierare con altre persone.
Anche per Carmelo, che da tre anni si occupa invece del punto snack del bar del carcere, l’aspetto più gratificante del suo lavoro è proprio il contatto con le persone che si fermano a prendere un caffè. «Oggi ho trovato finalmente un equilibrio, il mio ruolo al lavoro mi gratifica molto».
Nel contatto con le persone, cortesia e disponibilità sono le qualità che hanno permesso ad Ignazio di diventare capo sala nel ristorante della Fattoria Sociale di Piano San Paolo. «All’inizio pensavo che gestire un ristorante fosse una sfida impossibile, ma affiancando il cameriere che lavorava da noi nei primi tempi gli ho praticamente rubato il lavoro!  – scherza Ignazio -. Gestire la sala per me è sinonimo di ordine, creatività ed eleganza».  A condividere un’esperienza simile è anche Maurizio D.S., impegnato presso il bar del carcere, il quale ci racconta: «All’inizio avevo un po’ di confusione, ma oggi mi sento contento e gratificato».

Il lavoro di squadra, l’impegno e il raggiungimento di obiettivi giornalieri ha permesso a queste persone di sperimentarsi e di superare le proprie difficoltà psicologiche. Nando, Ignazio, Roberto, Carmelo, Maurizio e tanti altri oggi vivono appieno la seconda opportunità che la vita sta offrendo loro, contribuendo con la loro esperienza ad abbattere ogni giorno il muro di isolamento e diffidenza che ruota attorno alla percezione del disagio mentale.