Articolo di Irene Novello    Foto di Samuel Tasca

«Habitat non è un ufficio, né un negozio, né una fabbrica. Ma è uno spazio dove prodotti, idee, progetti e tendenze prendono forma e si realizzano seguendo le esigenze del cliente».

Saro Sgarlata non è solo l’imprenditore della sua attività ma, ancor di più lui, ne è lo spirito creativo.

Difatti è lui stesso che, su richiesta dei clienti più esigenti, mette in opera la propria arte, disegnando articoli ricercati e unici, in linea con le tendenze e seguendo sempre lo stile minimal che lo caratterizza.

«Già da piccolo disegnavo case, mobili, oggetti, macchine. Durante una gita scolastica ho anche consegnato un mio progetto di automobile ad una famosa casa automobilistica. Il disegno è sempre stata la mia passione e la musica stimolo alla mia creatività».

Originario di Chiaramonte Gulfi, Saro ci racconta come sin da bambino ha avuto un’abilità particolare nel disegnare.

Ma la caratteristica principale della personalità di Saro è, a parere di chi scrive, il suo essere particolarmente estroverso e aperto alla comunicazione, al dialogo e alla socialità, tutte accezioni di sé che lo spingono, sin da giovane, ad avere interesse anche nei confronti del settore commerciale.

È cosi che, nel 2007, a Ragusa in Via Giovanni Falcone n. 99 nasce Habitat Ufficio, Arredamenti & Contract ove Saro, attraverso il servizio di Customer Service, segue i clienti nelle fasi di consulenza e progettazione di spazi per uffici, hotel, case e negozi nonché nella fase della fornitura degli elementi d’arredo ove oltre che, come già detto, alla sua stessa creatività si affida a numerosi brand nazionali e internazionali quali Newall, Estel, Newform, Plust e Slide per citarne alcuni.

Interessante dal punto di vista commerciale anche l’attività di noleggio arredamenti finalizzata all’allestimento di eventi pubblici e privati nonché la partecipazione alle più importanti fiere di settore, tra tutti il Salone del Mobile di Milano, che costituiscono un’esperienza di crescita, conoscenza e scambio di vedute fra esperti del settore.

A Saro vorrei porre solo poche domande perché la sua personalità è già chiara ed evidente agli occhi di chi lo conosce e di chi ne ha potuto apprezzare le abilità.

Qual è la differenza tra arredare una casa e arredare un ufficio?

«Sono due ambienti vissuti in maniera diversa. La casa viene arredata in base alle esigenze dettate dalla vita quotidiana mentre è evidente che per quanto concerne l’ufficio le esigenze sono diverse a seconda del tipo di attività che vi si svolge e per tale ragione ci si può permettere di creare spazi ancor più creativi e unici».

Saro cosa ti auguri per questo nuovo anno?

«Mi auguro un anno pieno di grandi progetti da realizzare.  Ne approfitto a questo punto per dirvi che il 2019 mi vedrà protagonista ogni settimana su Video Regione con una rubrica dedicata al Design».

All’anno appena trascorso hai invece qualcosa da dire?

«Si, saluto il 2018 soddisfatto delle esperienze che mi ha fatto vivere così come, a titolo esemplificativo, il progetto di consulenza che ho realizzato per la progettazione degli uffici “Crai – Gruppo Radenza”. Questo risultato, insieme ad altri non meno importanti che ho realizzato, mi conferma che il lavoro fatto con passione e tenacia dà sempre i suoi frutti e la gente adesso è più disposta a rinnovare il proprio “habitat” e a rinnovarsi».

E allora noi di Bianca Magazine non possiamo far altro che augurarti di continuare a realizzare i tuoi progetti.

Articolo di Sofia Cocchiaro   Foto di Samuel Tasca

ll confetto è una specialità prodotta fin dai tempi antichi ed usata come simbolo di fortuna e prosperità.

In epoca romana era considerato come una sorta di “bon bon” pregiato da mangiare durante le occasioni importanti mentre già nel periodo rinascimentale, durante i ricevimenti, gli ospiti venivano accolti con coppe ricolme di confetti.

Strettamente legata all’utilizzo del confetto è la “bomboniera” che, già nel XVIII secolo, rappresenta una preziosa scatoletta nata con lo scopo di contenere i confetti. Ma per saperne di più non possiamo che rivolgerci a Francesca Di Stefano che, nel 2007, ha inaugurato a Ragusa in via Sant’Anna Chicca Confetti realizzando così il sogno di dedicarsi alla sua passione per i confetti e per il confezionamento di bomboniere.

 

Francesca raccontaci quando nasce la tua passione per il mondo dei confetti e delle bomboniere?

«La mia passione nasce quando mi viene proposta, da un amico, l’occasione di collaborare alla sua attività di organizzazione eventi e matrimoni. In quel contesto mi rendo conto che l’attività mi appassiona davvero tanto ma al contempo realizzo che l’attività sulla quale mi spendo di più a livello creativo e passionale è quella relativa al confezionamento delle bomboniere e alla scelta dei confetti più adatti all’occasione. Pertanto decido di recarmi a Napoli dove ogni anno si svolge la più importante fiera relativa al settore e così, a partire da quest’esperienza, prende vita Chicca Confetti«».

 

Cos’è Chicca Confetti?

«Chicca sono io e all’interno della mia attività si trova tutto quello che mi rappresenta, dal punto di vista dei miei gusti e della mia personalità. All’interno del negozio non c’è una singola cosa che non sia stata accuratamente scelta da me seguendo quelle che sono le mie idee di bellezza, eleganza e bontà. Inoltre tutti i nostri confetti sono prodotti senza glutine e ciò attesta dunque la nostra attenzione su quello che è anche l’aspetto salute».

 

Tradizionalmente il confetto veniva utilizzato quale auspicio relativo alla celebrazione di qualsiasi evento. Ritieni che sia sempre e solo questo il valore dato al confetto in sé e per sé?

«No anzi la mia esperienza mi porta a dire che è cambiato notevolmente l’interesse che il confetto suscita. Infatti, se pure è vero, che il confetto non può assolutamente mancare fra gli elementi augurali di qualsiasi evento da celebrare è vero anche che esso, nella sua moltitudine di varianti, è ormai divenuto un vero e proprio pasticcino da degustare aldilà dell’evento specifico. Molti dei miei clienti, infatti, acquistano i confetti di Chicca per sgranocchiarli la sera davanti alla tv o durante le loro passeggiate di shopping in Via Roma».

 

Quale confetto consiglieresti ai lettori di Bianca Magazine che si accingono ad organizzare un evento?

«Vi è da dire che i miei consigli sono sempre personalizzati sulla base non solo dell’evento che si va ad organizzare ma anche della personalità del cliente. Generalmente, in linea con i gusti e le tendenze del momento, il confetto per me più adatto al battesimo di un bimbo è quello al cocco mentre per una femminuccia consiglio il confetto alla crema chantilly con fragoline, per i festeggiamenti di laurea consiglierei il classico confetto di cioccolato al latte mentre per un matrimonio il mio consiglio, chiaramente, è quello di allestire una confettata sia durante le visite a casa degli ospiti sia durante i festeggiamenti del matrimonio in modo che ciascuno possa deliziarsi seguendo i propri gusti».

 

Come consigli di vivere, invece, il periodo che precede l’evento stesso e che dunque è relativo alla sua organizzazione?

«Molto spesso le coppie di sposi che incontro, in fase di organizzazione, sono talmente stressati da non desiderare altro che arrivi quel giorno o ancor peggio che passi quel giorno. Il mio consiglio sincero è dunque quello di vivere ogni singola fase del momento organizzativo come un vero e proprio piacere così che anche quel momento possa essere ricordato positivamente».

 

Articolo di Redazione    Foto di Samuel Tasca

Iniziata quindici anni fa, l’attività imprenditoriale di Giuseppe Di Quattro e Stefania Scribano, titolari dell’azienda I Cherubini, leader nel settore dell’abbigliamento per bambini nel territorio ibleo e da circa un anno e mezzo presente anche a Siracusa.
Questa splendida coppia affiatata ci racconta com’è nata la realtà de I Cherubini e quali sono le peculiarità che contraddistinguono il loro brand: «La nostra storia inizia all’interno di un piccolo locale commerciale in Via Plebiscito a Ragusa. Negli anni siamo riusciti ad ampliare il primo punto vendita trasferendolo in un locale più ampio in Via Archimede. In seguito abbiamo aperto un altro negozio presso il Centro Commerciale Ibleo per dare la possibilità all’utenza dell’hinterland ragusano di poter vestire i nostri capi. Con grande coraggio, nel Marzo 2017, abbiamo investito su Siracusa aprendo un negozio di circa 250 mq in pieno centro e pian piano stiamo raggiungendo gli altri ambiziosi obiettivi che c’eravamo prefissati».

Cosa vi ha spinto a investire nel mondo della moda per bambini?
«Inizialmente mossi dall’amore che abbiamo sempre avuto per i più piccoli, volevamo aprire un asilo, ma poi, grazie ad un’idea di Giuseppe, abbiamo deciso di aprire un negozio di abbigliamento e, osservando quello che siamo oggi, direi che abbiamo fatto la scelta giusta!».

Qual è la cosa che vi piace di più del vostro lavoro?
«Il rapporto con i nostri clienti (per lo più bambini). Soprattutto guardarli negli occhi e vederli soddisfatti dopo aver acquistato il capo d’abbigliamento che da sempre avevano sognato di indossare».

Quanto sono esigenti i bambini?
«In questi anni abbiamo assistito a una vera e propria evoluzione: i bambini sono più esigenti delle mamme, soprattutto le femminucce, infatti, entrano in negozio già con le idee chiare e sanno bene quello che vogliono. Possiamo tranquillamente affermare che i nostri clienti non sono più le mamme, ma i più piccoli».

Quali ragazzi veste I Cherubini?
«Un po’ tutti, i nostri capi di abbigliamento vestono una grande fascia d’età, che va dai sei mesi sino alla maggiore età. Inoltre, presso i nostri punti venditi anche le mamme possono trovare meravigliose collezioni adatte a loro. Questo perché i capi per le ragazze si avvicinano molto alla moda donna».

Che cosa deve aspettarsi un genitore che viene a trovarvi per vestire i propri figli?
«Sicuramente troverà un’ampia scelta di capi d’abbigliamento che vanno dal vestitino per cerimonia all’outfit di tutti i giorni, ma quello che ci contraddistingue sono i nostri prezzi accessibili a tutti. Insomma, ci piace affermare che da noi è possibile trovare il famoso “bello che costa poco”».

 

Articolo di Irene Novello   Foto di Cristina s.r.l.

In tutta la Sicilia sud-orientale, e non solo, il nome Cristina è sinonimo di professionalità ed efficienza nel campo dell’Automotive. Questa è una storia caratterizzata da un’impeccabile competenza, frutto di un processo di crescita costante dettato da un’inarrestabile passione che sin dai primi anni ‘50 lega il nome Cristina al mondo dei veicoli. Tutto nacque, infatti, più di sessant’anni fa dalla determinazione di Mario Cristina che, insieme ai suoi fratelli, avviò l’attività di carrozzeria e soccorso stradale in una piccola officina di Caltagirone, importante centro del Calatino Sud Simeto. L’azienda ottiene, sin da subito, importanti successi assumendo una dimensione commerciale sempre più ampia, tant’è che nel 1961 diventa la prima officina autorizzata dall’Automobile Club d’Italia della provincia di Catania. Oggi la ditta è guidata da Mirko Cristina, terzogenito di Mario, che con la sua intraprendenza porta avanti con dedizione il progetto paterno, affiancato dallo zio Enzo. L’azienda, che vanta la collaborazione con le migliori società di assistenza stradale, è inoltre un Centro Revisioni Veicoli con un’area adibita di 800 mq cui si aggiungono 1200 mq per l’attività di riparazione dei veicoli, oltre alla reception, la sala d’attesa e gli uffici della direzione. Il cliente è assistito e supportato da personale qualificato e da macchinari di ultima generazione che fanno dell’autocarrozzeria un’azienda multifunzionale. Come ci racconta Mirko, la mission dell’azienda è di assistere il cliente nell’affrontare qualsiasi tipo di esigenza legata al proprio veicolo e non solo, offrendo un’ampia gamma di servizi: soccorso stradale, noleggio autogrù, trasporti eccezionali con mezzi speciali, carrozzeria, officina meccanica, elettrauto, gommista, centro revisioni, autonoleggio, custodia giudiziaria e amministrativa. Inoltre, tra i servizi di carrozzeria, il cliente può usufruire dello “Stop and go”: il veicolo viene recuperato nel luogo dell’incidente, riparato e consegnato a casa.
Da Cristina non troviamo una semplice autocarrozzeria, ma più di 2000 mq di professionalità, esperienza ultradecennale e assistenza a 360 gradi, serviti da una passione umana che ha reso quest’azienda leader in un servizio di pubblica utilità.

 

Articolo di Irene Novello    Foto di Samuel Tasca

Sin dalla notte dei tempi il mobile è stato testimone fedele e, al tempo stesso, funzionale alle vicende umane, adattandosi ai mutamenti del tempo e all’evoluzione del gusto. L’Italia è da sempre maestra dello stile, dettando le regole dell’arredamento.

Aran Cucine, Tonin Casa, Mobilgam, Passione Italiana, Orme, Nicoletti, Delta Salotti, Connubia Calligaris, Bontempi Casa, Ballancin, Ferrimobili: sono questi e molti altri i marchi italiani che firmano l’arredamento nazionale e internazionale promosso e valorizzato all’interno del Salone del Mobile di Milano, frequentato dagli acquirenti di tutto il mondo. «Il mobile è italiano, il design è italiano, sono pochi i mobilifici esteri, il mobile nasce in Italia», afferma Emanuele Puglisi che ci ha accompagnato all’interno della sua azienda, raccontandoci dei mobilifici con cui collabora e dei cambiamenti che hanno caratterizzato la storia dell’arredamento. Emanuele è, infatti, il titolare di Puglisi Mobili, una delle aziende che è riuscita a creare la storia del mobile a Ragusa e in tutto il territorio ibleo. L’azienda nasce nel 1955 grazie all’intuito e allo spirito imprenditoriale dei nonni di Emanuele che aprirono il primo punto vendita nel centro storico di Ragusa. L’esperienza e la professionalità pluriennale, sempre apprezzata dai clienti, hanno portato la famiglia Puglisi ad avviare, nel 2016, un secondo showroom in via Ugo La Malfa, reinterpretando l’immagine dell’azienda e creando una partnership con il brand Aran. Un salto verso il mercato contemporaneo, offrendo arredi esclusivi per la zona giorno e notte ma anche per l’ufficio e l’outdoor. Tradizione, innovazione, professionalità ed esperienza sono gli aspetti che caratterizzano l’azienda Puglisi Mobili. Sempre pronta a soddisfare le esigenze e i gusti del cliente, con una vasta gamma di marchi per arredare la propria casa come si è sempre sognato. E tutto rigorosamente italiano.
Quali sono le caratteristiche principali di Puglisi Mobili?
«Un ambiente e uno staff giovane che si prende cura del cliente e della sua idea di casa formano il giusto connubio tra estetica e funzionalità dell’arredo che deve essere moderno (per chi lo preferisce) e, allo stesso tempo, vivibile. Inoltre il cliente è accompagnato e seguito nella creazione della sua casa ideale partendo dal progetto che viene trasformato in realtà grazie al lavoro dell’architetto Valeria Parrino».

Emanuele, qual è l’ambiente di casa preferito dai giovani?
«È l’open space, dove cucina e living sono uniti come spazi di arredo, mentre fino a poco tempo fa erano due ambienti separati e ben distinti. In questo ambiente si possono offrire al cliente diverse soluzioni che valorizzano lo spazio, anche se piccolo».

Che cosa consiglia a chi vuole arredare una nuova casa?
«I nostri consigli si adattano al tipo di cliente che ci sceglie come azienda per arredare la propria casa. Cerchiamo di capire innanzitutto le esigenze e i gusti dell’acquirente: una famiglia con figli richiederà delle necessità diverse rispetto alla coppia di neo-sposini che magari sarà più interessata all’essenzialità dell’arredo. Il nostro obiettivo è quello di aiutare il cliente a trovare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze. Nella progettazione degli ambienti ci confrontiamo sempre con le richieste del pubblico, avendo cura di realizzare il concetto di “casa” che ci ha espresso».

 

selection

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Articolo di Irene Novello   Foto di Samuel Tasca

Ci troviamo a Ragusa, uno dei gioielli dell’arte barocca nel territorio del Val di Noto, definita anche “isola nell’isola”. Percorriamo la via Archimede alla scoperta di uno dei negozi storici della città: Selection. Ad accoglierci troviamo la signora Agata che subito si distingue per la sua cordialità e disponibilità. Ci racconta la storia e la mission della sua attività commerciale, attiva ormai da più di quarant’anni nella vendita di oggettistica, complementi d’arredo, regalistica e liste nozze. A disposizione della clientela, una vasta selezione di prestigiosi marchi nazionali e internazionali tra cui poter scegliere: prodotti di elevata qualità e dal design esclusivo. Tra questi, ci mostra i prodotti Alessi, dal design originale ed eccellente; i piccoli, ma pregiati, capolavori in vetro soffiato di Venini, alcuni dei quali sono entrati a far parte delle collezioni artistiche di diversi musei nel mondo. Non solo, c’è anche l’alta qualità degli articoli da tavola e da cucina del brand Sambonet; la bellezza e la preziosità dei cristalli Saint Louis; le porcellane Rosenthal dalla forma dinamica; l’artigianato artistico della porcellana firmata LLadro e la preziosità dei prodotti della Royal Copenhagen. All’interno dello showroom si possono acquistare anche accessori per la casa e prodotti hi-tech per la cucina, sempre caratterizzati dal design originale e dall’alta qualità dei materiali che li rendono articoli esclusivi. Chi si rivolge a Selection, inoltre, troverà un team pronto a soddisfare ogni esigenza della clientela: dalla cura dei dettagli alla guida nella scelta dell’articolo, grazie ad uno staff adeguatamente formato e cordiale.
Ascoltando la signora Agata, comprendiamo come le dinamiche del mercato abbiano subito negli ultimi anni dei grossi cambiamenti legati ai diversi gusti e alle nuove esigenze della clientela. Nonostante ciò, Selection, sempre molto attenta alle evoluzioni, pur mantenendo i brand che l’hanno sempre contraddistinta, ha saputo integrare tra le collezioni anche articoli che corrispondono maggiormente alle esigenze dei più giovani. A fianco all’innovazione però, una forte e minuziosa attenzione viene riservata alla valorizzazione delle tradizioni come l’allestimento, a casa della sposa, del tavolo con i regali della lista nozze (una tradizione diffusa in provincia) e la preparazione della confettata.
Una soluzione che può rivelarsi utile anche a chi ha ospiti che vivono lontano dal capoluogo ibleo, è la realizzazione della lista nozze online che Selection mette a disposizione dei propri sposi.
«La nostra sfida, oggi, è riuscire a soddisfare e a sorprendere chi ci sceglie, per accompagnarli e sostenerli nei momenti più importanti della loro vita».

 

Naumachie

Naumachie

Articolo e Foto di Samuel Tasca

Accanto al Monte Etna, sospesa a metà tra il mare e la montagna, si trova l’incantevole Taormina, perla della Sicilia che continua a incantare migliaia di visitatori ogni anno con i suoi panorami, il suo Anfiteatro Greco e le sue stradine ricche di souvenirs. Non tutti sanno però, che nel cuore di Taormina si nasconde un’antica via costruita dai Romani quasi duemila anni fa: si tratta delle Naumachie, un antico muro di mattoni rossi nel quale s’intervallano diciotto nicchie alte più di cinque metri. È proprio all’interno di quest’antica via che incontriamo i fratelli Aversa, Francesco e Cristian titolari, assieme alla sorelle Loredana e Nadia, del ristorante Le Naumachie, gioiello della ristorazione che gode dell’incontaminato fascino di una location suggestiva e senza tempo. Ed è proprio insieme a loro, coccolati e deliziati dai piatti de Le Naumachie, che ci lasciamo trasportare nei racconti autentici della famiglia Aversa, ristoratori da ben tre generazioni.
«Siamo nati all’interno del mondo della ristorazione perché già nostro padre e i suoi fratelli possedevano dei ristoranti in provincia di Messina. Mio padre aveva l’idea di aprire un ristorante a Taormina, quindi nel lontano ‘68 aprì il primo ristorante, seguito poi dal noto “Mamma Rosa” dedicato appunto a sua madre, nostra nonna – afferma Francesco -. Accanto a lui, non è mai mancato il prezioso supporto alla gestione che diede nostra madre, Adele. Questo è l’ambiente nel quale siamo cresciuti, seguendo un concetto di ristorazione che è quello della classica “cucina della nonna”. Un ambiente dove la famiglia non ha mai fatto mancare il suo supporto, come mia moglie sempre vicina al mio lavoro».
Proprio così, perché a Le Naumachie la cucina è fatta di «sapori semplici ma ricercati. Si cerca di trattare i nostri prodotti locali, valorizzando le nostre aziende siciliane e raccontando i loro prodotti ai nostri clienti, diventando appunto tramite tra il consumatore e il produttore – spiega Cristian-. In questo modo trasmettiamo anche la nostra storicità, la nostra cultura e la nostra passione per questo lavoro. Tutto ciò, abbinato a una cantina d’eccellenza, uno staff cordiale e professionale e un ambiente pulito e tranquillo, giovanile e rampante con la voglia di fare sempre del bello e del buono».
Al termine della cena la sensazione è proprio quella di trovarsi in un luogo che profuma di casa, dove la storia è diventata la cornice ideale in cui poter riscoprire la nostra Isola più autentica, fatta di sapori genuini ai quali forse un po’ tutti noi siamo legati, quei sapori che ci ricordano le nostre nonne, regine di ogni cucina. Se in futuro vi capiterà di passare nuovamente per Taormina, decidete appositamente di perdervi, di addentrarvi nel vivo di questa città. Lì troverete Francesco e Cristian pronti ad accogliervi, con la loro genuinità e spontaneità, con la voglia di ricercare ogni giorno l’innovazione nella quotidianità, a regalarvi un’emozione che ricorderete per sempre col nome di… Le Naumachie.

 

Foto e Articolo di Samuel Tasca

Al giorno d’oggi, dove tutto è istantaneo, dove un ricordo dura al massimo ventiquattro ore per poi sparire, dove anche il lavoro è visto sempre più come qualcosa a tempo determinato, credere in un progetto e far sì che questo possa durare ben cinquant’anni, attraversando addirittura tre generazioni, sembra davvero qualcosa d’irrealizzabile. Invece, è proprio quello che è successo quest’anno a Comiso, il 25 e 26 maggio scorso, quando Punto Mat, azienda diretta dalla famiglia La Rosa che propone soluzioni innovative per l’edilizia, ha celebrato, nella sua sede in Via degli Aragonesi 18, i suoi cinquant’anni di storia dando vita al primo Punto Mat Expo 50°.
Tanti gli obiettivi portati a termine, primo tra tutti il confronto e lo scambio intergenerazionale. La presenza delle quinte classi del Liceo Artistico di Comiso ha sicuramente contribuito a creare un clima dove i giovanissimi hanno avuto modo di confrontarsi con chi, invece, naviga all’interno del sistema lavoro da ormai molto tempo. Un vero e proprio campo pratico dove testare le numerose competenze acquisite in questi anni di liceo. Fondamentale per tutti è stata la presenza degli espositori, rappresentanti di dieci aziende leader del settore, che con la loro esperienza e professionalità hanno arricchito il confronto, oltre ad offrire ai numerosi visitatori incredibili opportunità e promozioni.
La formazione è stata un altro elemento fondamentale. All’interno dell’Expo sono stati, infatti, tenuti due workshop formativi, uno dedicato ad architetti e ingegneri e l’altro alle imprese. La preparazione dei formatori ha fatto sì che i partecipanti avessero una possibilità concreta di arricchimento formativo sui diversi sistemi che ruotano attorno alle rispettive professioni.
Altro fondamentale tassello dell’Expo 50° è sicuramente stato la tradizione e la memoria. Proprio così, perché l’iniziativa, nata appunto per commemorare la fondazione dell’azienda, si poneva come primo obiettivo quello di celebrare questo meraviglioso viaggio che dura ormai da cinquant’anni. Non poteva, infatti, mancare il riconoscimento concesso a Don Sariddo, patriarca della famiglia e fondatore di questa bella realtà. A contorno di tutto ciò, anche alcuni clienti storici dell’impresa edile hanno preso parte all’evento rimarcando il concetto secondo il quale, quando si lavora con passione, impegno e rispetto reciproco si riesce a trasformare anche le relazioni lavorative, in rapporti di amicizia consolidati che durano nel tempo.
Al termine dell’Expo, tanta la soddisfazione e l’emozione che ha coinvolto tutti i partecipanti e, più di tutti, i titolari e la straordinaria squadra della Punto Mat. Un esempio d’eccellenza, d’impegno e di continuità quello a cui abbiamo assistito nei due giorni dell’Expo. Una realtà dove, a partire dal nonno, passando per il titolare Salvatore La Rosa, fino ai figli Rosario e Guglielmo, si cerca di tramandare non un’arte o un mestiere, ma qualcosa di più importante e duraturo che è la passione per il proprio lavoro. Una passione che in cinquant’anni non si è mai affievolita e che continua ad animare, giorno dopo giorno, tutti coloro che credono in questa realtà che è la Punto Mat a Comiso.

 

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Articolo di Titti Metrico   Foto di Andrea Bonetti e Nivia Castronuovo

Percorro il sentiero fiancheggiato da fichi d’India in un tardo pomeriggio di luglio.
In mezzo a vigneti, ulivi e querce da sughero sono immersa nei profumi della campagna e accompagnata dal frinire delle cicale. Siamo in Sicilia!
Alessandro Prezzavento, suo padre Luigi e la loro famiglia mi accolgono calorosamente a bordo piscina, in mezzo ad uno scenario mozzafiato che dalla collina degrada dolcemente sulla vallata delimitata dal fiume Ficuzza, dove è ancora possibile vedere i ruderi degli antichi mulini ad acqua. Siamo nella campagna calatina, in contrada Corvacchio, a 10 km da Caltagirone, che potrete raggiungere facilmente sia dalla S.P. n°34 Caltagirone – Santo Pietro, sia dalla S.P. n°63 Caltagirone – Mazzarrone.
Il nome di questa incantevole struttura è “Villa d’Andrea”, un vecchio palmento con dispensa e foresteria. La prima cosa che mi colpisce è proprio il nome.
Luigi, perché Villa d’Andrea?
«Il cavaliere Placido D’Andrea di Vittoria coltivava in questa contrada una vigna di circa cinquanta ettari in cui produceva vino Nero d’Avola. Con l’Unità d’Italia, nelle mappe catastali e nelle mappe dell’Istituto Geografico Militare il caseggiato fu individuato come Casa o Casale d’Andrea».

Come siete subentrati voi in questa struttura e qual è la vostra filosofia aziendale?
«Nel 1952 mio padre prese in gabella la tenuta. Successivamente, nel 1959 dovette estirpare il vigneto a causa della mancanza di manodopera dovuta alla forte emigrazione. L’azienda cambiò volto trasformandosi in fattoria con ovini e bovini. Quando io subentrai, volli ristrutturare l’intero fabbricato e impiantai circa 22.000 ceppi di Nero d’Avola e Frappato. Inoltre rivalutai l’uliveto e il querceto da sughero creando dei corridoi ecologici collegati al limitrofo bosco di Santo Pietro. Nel 2007 fu avviata l’attuale attività di turismo rurale con la creazione di otto camere per il pernottamento, due sale per il soggiorno e la ristorazione, con ampie zone a prato a contorno della piscina, idealmente collegata al fiume Ficuzza che scorre in fondo alla piana. Nel 2013 la gestione passò a mio figlio Alessandro che chiamò la società Villa D’Andrea».

Alessandro, quali sono le peculiarità di questa splendida struttura?
«Villa D’Andrea offre la cucina tipica della migliore tradizione siciliana, in particolare quella dell’entroterra posta fra i monti Erei e i monti Iblei. Gli ingredienti utilizzati sono locali, alcuni prodotti nella “Valle degli Orti” proprio sotto il caseggiato della Villa, altri provenienti dalle masserie vicine che utilizzano sistemi di allevamento e coltivazione biologici. In proprio coltiviamo, inoltre, ulivi e vigne di specie autoctone. Dalla vicina Scoglitti, provengono i prodotti del mare per un ricco menù di pesce. La location, un vecchio palmento ottocentesco ristrutturato, è ideale per accogliere e festeggiare matrimoni e qualsiasi altro tipo di evento. Nelle due sale in stile rustico, dai bellissimi tetti lignei, attrezzate con tutti i servizi multimediali, è possibile organizzare meeting, conferenze, congressi, cene di gala. Nelle ampie camere si può godere di un soggiorno rilassante fra tradizioni, odori e sapori tipici di questo incantevole scorcio di Sicilia a pochi passi dalla splendida Caltagirone, Patrimonio dell’UNESCO e Città d’arte per la ceramica».

Al termine di questa piacevole chiacchierata siamo giunti a sera, nel momento in cui la scena si trasforma in un quadro che unisce allo splendido paesaggio, con una magica luna piena, la suggestiva illuminazione di lanterne e candele.
Non resisto alla tentazione di sdraiarmi sul prato a bordo piscina e godermi un calice di un buon Nero d’Avola prodotto in azienda.

Articolo e foto di Samuel Tasca

Giovane, intraprendente, preparata e con molta esperienza sulle spalle; stiamo parlando della psicoterapeuta familiare Sandra Meli che a partire dal prossimo numero troverete su questa rivista con una rubrica interamente dedicata a tutti noi e a quei piccoli problemi che quotidianamente affrontiamo. «In realtà, il termine esatto sarebbe ‘psicoterapeuta sistemico relazionale’, – ci dice scherzando – ma per tutti è molto più chiaro psicoterapeuta familiare. In pratica mi occupo di relazioni e sistemi relazionali tra le persone, che si tratti di una coppia, di una famiglia o di un singolo individuo».
Già dalle prime battute capiamo subito che la Dott.ssa Meli sa il fatto suo. Dopo essersi formata all’Università La Sapienza di Roma, ha continuato la Scuola di Specializzazione presso il Centro Studi di Terapia familiare e relazionale di Roma, dopo il quale ha iniziato subito a lavorare e a rimboccarsi le maniche. Sì, perché le prime esperienze lavorative, già a 23 anni, non sono certo state una passeggiata: «Ho lavorato tanto nelle strutture per minori, prima in una casa famiglia, la Comunità Felix, che ospitava adolescenti provenienti dal circuito civile e penale. È stato un lavoro che mi ha fatto crescere tantissimo. Ho conosciuto storie che mi hanno segnato non solo professionalmente, ma anche in maniera personale; si tratta di ragazzi che spesso non hanno avuto scelta. Questo mi ha dato la grinta per continuare, lavorando anche nelle scuole e occupandomi soprattutto di tematiche di prevenzione per le dipendenze e per la sessualità. Lavorare con i minori è un lavoro che svolgo ormai con passione ormai da quasi 13 anni, essendo preparata anche sui disturbi dell’apprendimento e i bisogni educativi speciali. I bambini sono coloro che ti permettono di vedere di più i risultati del cambiamento: se non credi nel cambiamento non puoi fare questo lavoro».
Ma di cosa si occupa in realtà uno psicoterapeuta sistemico relazionale? «Saper leggere le relazioni tra gli individui intervenendo quando queste diventano disfunzionali – ci spiega con naturalezza -. Ciò che rende più difficile la relazione è la dissonanza che si crea tra la comunicazione verbale e non verbale». Problemi e difficoltà che il terapeuta può contribuire a risolvere tenendo conto, non solo del disagio del singolo individuo, ma intervenendo sull’intero sistema, familiare o lavorativo che sia. «Il problema di un membro porta comunque delle conseguenze come effetto domino anche sugli altri, poiché il sintomo è espressione di una difficoltà dell’intero sistema che però viene espressa dal singolo individuo come portavoce».
A questo punto ci addentriamo un po’ di più nella vita quotidiana della Dott.ssa Meli, quando per tutti diventa semplicemente Sandra. Una separazione, quella tra vita privata e lavoro, sulla quale – ci confida – «Ogni giorno, mi alleno per migliorare. Per il lavoro che faccio con il tempo ho dovuto necessariamente porre dei confini tra la vita privata e quella professionale. A casa, infatti, non puoi essere la psicoterapeuta, non puoi valutare tutto in maniera tecnica cercando risposte ad ogni domanda, poiché non sempre si riesce ad avere il distacco emotivo necessario».
Al termine della nostra intervista, abbiamo più chiara l’importanza del ruolo di un professionista come la Dott.ssa Meli in un contesto familiare e le chiediamo quindi cosa dovremmo aspettarci dalla sua prossima rubrica. «Sicuramente un contributo reale alle problematiche quotidiane, situazioni nelle quali io per prima potrei trovarmi. Delle piccole pillole che possano servirci a relazionarci in contesti comuni con cui spesso non sappiamo confrontarci. Ma non mancherà certo un pizzico di spensieratezza e di ironia, poiché la cosa più importante è capire che la psicologia non serve soltanto a risolvere i disturbi mentali, ma principalmente può essere una risorsa nell’affrontare la vita di tutti i giorni».