Pierfilippo Spoto e il turismo esperienziale

di Samuel Tasca   Foto di Pierfilippo Spoto

Quando si viene in vacanza in Sicilia è facile pensare subito al mare, ai tanti panorami balneari o alle meravigliose città barocche. Ma la Sicilia ha anche un altro volto, fatto di persone che vivono nei paesi più interni, di bambini che giocano per strada e di robbi stinnuti ai balconi.

Lo sa bene Pierfilippo Spoto, che nella sua vita ha scelto di dedicarsi alla riscoperta dei suoi luoghi nativi: i Sicani. Si tratta della catena montuosa che si trova tra le provincie di Agrigento, Trapani e Palermo, completamente racchiusa nell’ entroterra, ma nella quale, da vent’anni, Pierfilippo accompagna visitatori da tutto il mondo che vanno alla ricerca di un’ esperienza autentica per ciò che oggi viene definito, infatti, turismo esperienziale.

Cosa significa per te turismo esperienziale?
«Quando ho iniziato vent’anni fa, veniva ancora chiamato “turismo relazionale”. Allora si trattò di una richiesta che arrivava direttamente dagli ospiti: oltre a incontrare gli abitanti di questi borghi, i visitatori volevano di più. Praticamente si passò da offrirgli il pane cunzato a prepararlo insieme alle persone del luogo».

Come è evoluto questo turismo al giorno d’oggi?
«Oggi l’idea è già cambiata: la richiesta, adesso, è quella di trascorrere delle giornate assieme ai locals, facendo attività tra le più disparate, dal raccogliere le olive, al preparare i cavatelli fatti in casa, o semplicemente restare seduti in loro compagnia su una panchina».

Cos’ è che attira dei borghi?
«I borghi diventano il perfetto palcoscenico per questo genere di esperienza, perché l’ospite normalmente arriva da contesti completamente diversi: si tratta di persone che provengono da ambienti nei quali il tempo è importantissimo e indispensabile. Qui si ritrova catapultato in un luogo in cui, invece, il tempo non esiste e dove la stessa signora che prepara il pane si accorge che la giornata è finita, non perché sia arrivato l’orario di chiusura, ma picchì nun veni nuddu chiù, o dove le persone capiscono che è arrivato mezzogiorno perché suonano le campane della chiesa.
Chi sceglie di venire nei borghi molto probabilmente è già andato al di là del normale turismo. L’americano che arriva in Sicilia, nella maggior parte dei casi, ha già visto Roma o Firenze o Venezia, e quando arriva qui lo fa anche per guardare oltre e cercare delle tappe spesso non convenzionali che però segnano l’esperienza di questi viaggiatori».

Cosa porta i turisti a voler scoprire il territorio dei Sicani?
Quando abbiamo iniziato a promuovere questo territorio abbiamo capito che non avrebbe avuto senso concentrare i nostri sforzi sulle scoperte archeologiche, saremmo stati secondi a tanti altri luoghi. Abbiamo scelto di puntare non tanto sul “dove”, quanto sul “con chi”, sviluppando un turismo d’incontri».

Cosa ti piace di più del tuo mestiere?
«È un lavoro che mi ha reso un uomo libero; che mi ha permesso di esprimermi e di poter dire tutto quello che avevo in mente. Ancora oggi mi permette di pensare che ci sono margini di scoperta enormi. Vivo queste giornate prima di tutto per me stesso, poi le condivido ovviamente con i miei ospiti perché la mia è più una condivisione che una guida».


Cosa si potrebbe fare per incentivare la promozione di questi luoghi?
«Sicuramente oggi bisognerebbe portare avanti una consapevolezza dei luoghi nei quali si vive e nei quali si è cresciuti. Forse bisognerebbe andar via per poi rientrarci con gli stessi occhi dei nostri visitatori. Io dopo tanti anni ho riscoperto una Sicilia che non conoscevo attraverso le fotografie dei miei ospiti».

Alcuni dei comuni che appartengono al territorio sicano sono Sant’Angelo Muxaro, San Biagio Platani, Contessa Entellina, Palazzo Adriano, Prizzi, Bivona, Santo Stefano Quisquina… e l’ormai noto Teatro di Andromeda, che sicuramente ha contribuito, con il suo essere “instagrammabile”, ad arricchire la notorietà di quest’area.

 

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Massimo
Massimo
1 anno fa

Ingresso della TOMBA DEL PRINCIPE – LA THOLOS PIÙ GRANDE DELLA SICILIA

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