Articolo di Irene Novello    Foto di Associazione Hisn Al-Giran

A circa sei chilometri a ovest dal centro abitato di Calascibetta, in provincia di Enna, il villaggio rupestre si sviluppa lungo il Vallone Canalotto inserito nella più vasta Valle del fiume Morello, uno splendido angolo della Sicilia dove il fiume è stato catalizzatore di vita. Noto soprattutto tra i pastori della zona come “mannari da’ Casa ‘o Masciu”, il villaggio è scoperto solo alla fine degli anni ‘90, suscitando grande interesse tra gli storici e gli archeologi dell’epoca, diventando testimonianza di una delle dominazioni più importanti della Sicilia, quella bizantina che assoggettò l’Isola dal 535 all’827 d.C.
Si tratta di un abitato rupestre ricavato nel costone roccioso di arenaria che dall’età del Rame fino all’epoca romana è stato utilizzato come necropoli. È durante il periodo bizantino e alto-medievale che si ha la trasformazione radicale nell’utilizzo degli ambienti scavati nelle rocce che da tombe vengono riadattate e trasformate in ambienti per uso religioso e civile. Tra gli insediamenti rupestri in Italia meridionale e in Sicilia, il villaggio bizantino di Calascibetta è un sito unico per la presenza di molti ambienti religiosi rispetto a quelli per uso civile. Al suo interno, infatti, possiamo visitare quattro oratori di cui due di questi sono arricchiti dalla presenza di vani dove sono state realizzate piccole nicchie utili alla posa delle urne funerarie. In origine questi ultimi erano degli ipogei funerari, i cosiddetti columbaria di età romana. Accanto agli ambienti di natura religiosa sono presenti anche strutture legate all’attività produttiva, come i palmenti con le vasche per la pigiatura dell’uva, ricavate anch’essi da sepolture del periodo tardo-romano e i mulini.
La visita del villaggio è resa ulteriormente curiosa e affascinante dalla presenza di alcuni simboli incisi nelle pareti rupestri, si tratta soprattutto di croci trilobate, cristogrammi e stelle a cinque punte, elementi che rimandano alla vita religiosa e che testimoniano come queste strutture da aree cimiteriali pagane siano state riabilitate consacrandole a Dio con opportune cerimonie liturgiche.
È probabile che il sito sia stato interessato anche dalla dominazione araba, è, infatti, presente un sistema di captazione e canalizzazione delle acque, organizzato in tre gallerie sotterranee, individuato come un qanat di fattura islamica.
Nel 1925 il principale nucleo rupestre fu delimitato e chiuso da un muro, trasformandolo in una grande masseria, dove gli antichi ambienti furono riconvertiti in stalle e ricoveri per animali e pastori e in luoghi di caseificazione.
I vari nuclei di aggrottati sono messi in comunicazione tra loro grazie ad alcuni sentieri scavati nella roccia lungo i quali si può ammirare la macchia mediterranea di cui è ricco il Vallone Canalotto, custode di un ricco patrimonio naturalistico e culturale.
Oggi il sito è valorizzato grazie all’attività dei volontari dell’Associazione Hisn Al-Giran che attraverso escursioni ed eventi culturali promuovono il territorio xibetano.
Visitare il villaggio bizantino di Calascibetta è un’esperienza sensoriale unica, un climax di emozioni narrato attraverso i colori della Valle del Morello e la storia dell’Isola cristallizzata nella roccia.

 

Lascia un commento
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *