Articolo di Salvatore Genovese    Foto di Gino Taranto

Intervistare Virgadavola non è facile, però è divertente, perché risponde recitando sue poesie dialettali che soddisfano a pieno i temi delle domande.
Una lirica dopo l’altra, siamo riusciti a sapere che:
– Quest’amore gli è stato trasmesso dai genitori che gli raccontavano, come fossero fiabe, le storie raffigurate nei carretti, che a quei tempi affollavano strade e trazzere.
– Ha iniziato la sua collezione, oggi museo privato, dopo aver partecipato, nel 1965, alla Sagra dell’Uva di Vittoria, in un’epoca in cui il carretto – che aveva matricola e targa, pagava il bollo annuale ed era sottoposto a periodica revisione – stava scomparendo, sostituito dall’Ape Piaggio (‘a lapa).
– È stato tale declino a facilitare la sua raccolta, visto che molti acconsentirono a cedergli i non più utili carretti per liberare spazio nelle carretterie che, riattate, divennero poi garage.

Di carretti siciliani Giovanni Virgadavola, contadino, poeta, pittore e cuntastorie, ne possiede ben 35, stipati in bell’ordine in un capannone dell’ex Campo di concentramento, struttura che a Vittoria durante la Prima guerra mondiale ha custodito migliaia di prigionieri ungheresi e che, riattata, è divenuta prima Fiera Emaia, poi Vittoria Fiere.
Carretti cromaticamente splendidi, con le fiancate (masciddara), lo sportello posteriore (purtieddu) e la base (funnu cascia) raffiguranti – grazie alla sapiente opera pittorica di maestri artigiani di Vittoria, Ragusa, Comiso, Scicli, Grammichele, Rosolini e Aci S. Antonio – memorabili storie rusticane d’amore e gelosia o rutilanti episodi del ciclo carolingio che ebbero protagonisti il prode Orlando, l’indomito Rinaldo e la bella Angelica. Sui carretti di Virgadavola, scelti dalla SIP per la copertina degli elenchi telefonici 1985-86 di Enna, Ragusa e Siracusa, molti spazi decorativi raffigurano temi religiosi quali: Cristo, Mosè, San Giorgio; significativi momenti storici come il Sacro Romano Impero, Cleopatra, Napoleone, i nobili del ‘700 e l’Italia risorgimentale; canti della Divina Commedia o pietose vicende come quella di Genoveffa di Brabante; vi sono riprodotti anche opere liriche e volti di attrici famose; del grammichelese Luigi Mussuto quello di Gina Lollobrigida.
Carretti pregevoli non solo per le decorazioni pittoriche, ma anche per gli eleganti fregi metallici, opera di valenti fabbri: le casse di fuso (suttane), poste sopra l’asse delle ruote, e le chiavi (ciavi), che collegano le due poderose stanghe collegate all’imbrigliatura, sono veri capolavori lignei e in ferro battuto.
Della collezione fanno parte una carrozza e due calessini (domatrici) – allora esclusivo appannaggio di nobili e borghesi – e due carrettini (carrittula) coloristicamente poveri, ma impregnati ancora della fatica degli artigiani che li utilizzavano per le loro attività. Collezione arricchita da migliaia di attrezzi contadini che si mescolano ad antichi utensili domestici, umili testimonianze di vita contadina.
In bella mostra anche molti cartelloni realizzati da Virgadavola per cuntare le sue storie – riguardanti soprattutto Vittoria Colonna, fondatrice della città, e il rinomato vino Cerasuolo – sia agli studenti, sia, d’estate, nel Castello di Donnafugata, ai turisti che lo seguono con interesse, anche se molti non conoscono il dialetto; ma lui riesce a farsi capire lo stesso! Questa corposa collezione è stata oggetto della tesi di laurea “Una serra museo” di Daniela Barbante, redatta anni fa, quando i carretti erano allocati in una serra dell’azienda agricola di Virgadavola. La mostra, a ingresso gratuito, non ha orari e giorni d’apertura prestabiliti; per visitarla basta chiamare Virgadavola e prenotarsi; non è impresa ardua: il numero del suo cellullare si recupera facilmente in rete, nelle locali agenzie viaggio, presso la Direzione della Vittoria Fiere o tramite i tanti amici di questo pluripremiato, atipico cuntastorie, di cui si sono occupati media nazionali e locali.
“Quale futuro per questa collezione/museo?”
“Stammu ‘o viriri, comu rissi Giufà!”

 

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