di Titti Metrico  foto di Mara Randello

Riccardo Randello è un giovane agronomo interessato, fra le altre cose, alla valorizzazione delle risorse di Licodia Eubea (nell’entroterra siciliano in provincia di Catania).

Uno dei prodotti tipici di tale territorio è il “ciciruoccolo” ovvero la cicerchia, un antico legume che rischia di scomparire, a causa del poco consumo causato dallo stile alimentare che sta cambiando. “Ritengo – dice Randello – che la coltivazione di questo antico legume, mediante le stesse tecniche e gli stessi arnesi utilizzati nel passato, offra la possibilità di rivivere i sapori e la cultura contadina di questo angolo dell’entroterra siciliano. Spesso la coltivazione veniva fatta ad anni alterni realizzando un maggese o “maisa”, al solo scopo di fertilizzare i terreni interrando le piante con la pratica del sovescio che aveva come obiettivo quello di consentire una buona resa di frumento nell’anno successivo – continua Randello -.

È una pianta leguminosa a ciclo vernino-primaverile-estivo, viene infatti seminata nel periodo compreso tra dicembre e gennaio e raccolta nel mese di giugno. I caratteri botanici della popolazione di cicerchia coltivata a Licodia Eubea sono in fase di caratterizzazione grazie ad uno studio promosso da alcuni produttori locali in collaborazione con il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agrarie e Alimentari (DISPA) dell’Università di Catania”. La raccolta avviene estirpando a mano le piante e lasciandole ad essiccare in covoni per consentirne successivamente la trebbiatura, che viene effettuata su una stuoia di tela dove vengono poste le “fascine” che vengono battute con un bastone “marruggiu” per permettere la separazione della granella dai baccelli. Successivamente con un forcone detto “tradenta” si opera una prima spagliatura o “spagghiata” per togliere la maggior quantità di paglia possibile. Se la giornata è ventilata si lancia la granella controvento per eliminare le impurità grossolane, mentre la successiva fase di accurata cernita viene realizzata con l’ausilio di un crivello o “crivu”.

I semi di cicerchia sono ricchi di proprietà nutritive, presentano un alto contenuto proteico, sono ricchi di carboidrati, contengono pochi grassi ed hanno un elevato contenuto di vitamine e di sali minerali, contengono anche un principio amaro, la latirina, sostanza responsabile in tempi passati di una malattia conosciuta sotto il nome di latirismo, diffusa presso i contadini che ne facevano un largo uso proprio per le sue grandi proprietà energetiche (si racconta che nei giorni particolarmente freddi veniva consumata già a colazione).

Come viene utilizzata la Cicerchia? A Licodia Eubea la cicerchia viene utilizzata essenzialmente come farina, ingrediente base della “Patacò”, un piatto forte della gastronomia locale con il suo gusto particolarissimo. L’utilizzo di questa polenta, all’interno della gastronomia calatina in particolare licodiana, è ormai limitata alla preparazione di alcuni piatti in occasione della sagra che si svolge generalmente a dicembre, ma per i cultori delle tradizioni, dei saperi e dei sapori Bianca Magazine consiglia alcune ricette della patacò, per stupire con piatti sia caldi che freddi tutti i vostri commensali.

 

RICETTA: Patacò con i broccoli e salsiccia

(ingredienti per quattro persone):

250 gr. di farina di cicerchia;

cime di broccoli;

tritato di salsiccia (se piace);

pepe rosso o nero macinato;

olio d’oliva extravergine;

aglio a pezzettini;

sale q.b..

 

Preparazione: soffriggere l’aglio, il peperoncino e la salsiccia tritata (se piace); quando il tutto è ben rosolato aggiungere due litri di acqua e portare ad ebollizione. Aggiungere le cime dei broccoli e completare la cottura di questi. A cottura ultimata aggiungere lentamente la farina di cicerchia avendo cura di non farne formare i grumi rimestando senza interruzione fino a quando diventa polenta. Far cucinare ancora qualche minuto dopo la bollitura, toglierla dal fuoco e servirla molto calda con abbondante olio d’oliva. Mangiarla possibilmente con crostini di pane casereccio. – Patacò fritta: la patacò cosi preparata può essere utilizzata il giorno dopo. Si taglia a fette, si infarina e si frigge in olio bollente. In questo modo può essere utilizzata anche come antipasto.

Lascia un commento
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *