Articolo e foto di Stefania Minati

In attesa della partenza sono al bar della struttura ai piedi del pallone aerostatico. Gustando un ottimo caffè ne approfitto per guardare gli addetti fare i preparativi per il primo volo della giornata: controllare gli ancoraggi, verificare il cavo di elevazione, misurare i venti per confermare la portata delle persone e, infine, procedere con un volo di verifica. Ecco che la mongolfiera, ancorata nel cuore del Balon, lo storico Mercato delle Pulci nel famoso quartiere di artigiani e antiquari della città, si prepara a svettare sui tetti di Torino ad un’altezza di 150 metri. La sua silenziosa ascesa, in quel tranquillo angolo di Borgo Dora, ha qualcosa di magnetico. Anche gli edifici storici che circondano il giardino Cardinale Michele Pellegrino e la vecchia stazione del Gruppo Torinese Trasporti (GTT), con la sua antica locomotiva in bella mostra, sembrano volerti catapultare direttamente alla fine del 1783 quando Roberto De Lemanon, Carlo Antonio Galeani-Napione di Cocconato e Giuseppe Amedeo Corte di Bonvicino, decollarono proprio tra le case di Borgo Dora con il loro balon, pallone nel dialetto piemontese, scrivendo un pezzo di storia dell’aviazione e di Torino. Mi distolgo dalle mie fantasticherie perché è finalmente l’ora di salire a bordo, non c’è nulla di più bello che essere accompagnati, in questa piccola avventura nel pallido sole che cerca di riscaldare la giornata, da una coppia di innamorati, una famiglia di turisti e un papà con i due figli, assolutamente eccitati all’idea di salire fin lassù! Ci si stacca con leggerezza da terra ed ecco che si cambia immediatamente prospettiva, scoprendo una vista a 360 gradi a dir poco spettacolare.
Le montagne dell’arco alpino sembrano essere a portata di mano, la distesa immensa della città con i suoi tetti e le sue bellissime piazze, la sua scacchiera di strade e la Mole Antonelliana con tutta la sua storia. Quasi mi dispiace rimettere, 20 minuti più tardi, i piedi a terra, ma sono felice di conoscere Andrea Lazzero di Soluzioni Artistiche, la società no-profit che oggi si occupa della gestione del “Turin Eye”. Con passione mi trasmette l’entusiasmo per la riqualificazione del territorio attraverso l’arte, la cultura e la storia di Torino. Le difficoltà incontrate per far partire il progetto nel 2012 sono state tante, mi racconta, data la particolarità progettuale di una mongolfiera ancorata in un centro città, che ha bisogno di spazi aerei liberi per le emergenze e la sicurezza. Eppure un lavoro ben organizzato e studiato fin nei minimi dettagli in stretto contatto con l’Aviazione Civile, il mantenimento dei più alti standard di sicurezza, hanno realizzato un sogno e portato oltre 100mila persone ad emozionarsi sull’aerostato frenato più grande del mondo, con i suoi 36 metri di altezza e 23 metri di diametro. Nulla da invidiare quindi agli aerostati fratelli posizionati a Berlino, Praga, Tel Aviv, Parigi e Hong Kong. Le possibilità di divertimento con gli organizzatori sono infinite, da un aperitivo tra amici alle feste di laurea, dagli addii al nubilato e celibato alle proposte romantiche di matrimonio e molto altro, il Turin Eye è ormai entrato nella vita dei torinesi e rappresenta cosa si può creare quando si ama la propria città!

 

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