Articolo di Alessia Giaquinta

Tra i figli più illustri, motivo di orgoglio della nostra Sicilia, vi è sicuramente Toni Campo, un fotografo autore d’importanti scatti per le riviste Vogue, Ladies e per Una Grande Storia Italiana (ed. Taschen, 2007), libro sui quarantacinque anni di carriera del famoso stilista Valentino Garavani.
Dopo anni di studio e lavoro nella capitale italiana della moda, Milano, Toni Campo nato a Comiso, classe ‘68, torna a omaggiare la Sicilia, dedicandole i sui prossimi importanti progetti e non solo!

Come nasce la tua passione per la fotografia?
«Ho sempre sentito dentro di me il bisogno di esprimermi. Ho provato varie forme d’arte: dalla scultura alla pittura ma facevo fatica a realizzare quello che mi proponevo di fare. Poi, mi regalarono una macchina fotografica… ».

Una macchina fotografica, così, rivoluzionò la tua vita?
«Assolutamente sì. Avevo sedici anni. Mia zia Lucia, cieca, mi chiedeva spesso di accompagnarla nei suoi viaggi. Lei, priva della vista, amava godere delle bellezze della vita attraverso il buon cibo, il vino, i viaggi… Mi chiese di accompagnarla a Roma e mi donò una macchina fotografica, la mia prima macchina fotografica».

Scattasti dunque la tua prima foto a Roma?
«Sì, c’era l’udienza del Papa. Nel momento in cui passò Giovanni Paolo II, pensai se fosse il caso di baciargli l’anello o utilizzare la mia macchina fotografica per immortalare quell’evento. Optai per la seconda. Così il mio primo scatto fu proprio il volto del Papa intento a benedirci».

Quasi una benedizione alla tua lunga e prestigiosa carriera…
«Sicuramente! Da quel momento in poi mi appassionai sempre più. Mi piaceva comporre situazioni, applicavo la tecnica dello Still Life che consiste nell’utilizzare oggetti inanimati per esprimere concetti giocando sulle forme, utilizzando le luci. Un giorno, su una rivista lessi dell’Istituto Europeo di Design a Milano e decisi, una volta concluso il militare, di iniziare lì i miei studi».

A Milano hai conosciuto il mondo dell’Alta Moda. Cosa ti ha dato?
«Ho fatto tantissime esperienze. La moda mi ha dato da vivere ma mi ha insegnato anche tanto. A questo proposito voglio ricordare la carissima Franca Sozzani, direttrice della rivista Vogue, per cui ho lavorato tanti anni. Lei m’insegnò una cosa importantissima: far diventare belle le cose brutte. Poi è diventato uno stile di vita, oltre che nel lavoro…»

Puoi farci un esempio?
«Il 26 dicembre ho inaugurato a Chiaramonte Gulfi la mostra “My heads my souls, negative positive” esponendo trenta opere, ciascuna delle quali ha per soggetto volti di uomini e donne di diversa età, provenienza e abilità, elaborate in positivo e in negativo, fotograficamente parlando. Questo mi ha permesso di dare una dignità artistica a ogni volto andando oltre i segni del tempo, il deturpamento della malattia, oltre ogni limite che coglie l’occhio ma che la luce e la fotografia può annullare. Devo ringraziare la cooperativa PietrAngolare con i suoi speciali ragazzi diversamente abili, alcuni soggetti delle mie opere, che mi hanno donato tanto. A loro andrà il ricavato della vendita delle opere».

Dove trai ispirazione?
«La mia terra è sempre stata la mia musa ispiratrice. Quando sono andato via non riuscivo ad apprezzarla. Poi, ho iniziato a guardarla con occhi diversi. La Sicilia è una terra piena di bellezze dai paesaggi al cibo, alla gente genuina e cordiale, ma è anche una terra che grida voglia di riscatto. Amo i contrasti della mia terra».

I tuoi prossimi progetti?
«Una mostra, nel periodo pasquale, a Comiso sulla Passione di Gesù in versione moderna. Sto lavorando anche a una mia interpretazione del vecchio e nuovo testamento, da realizzare a Palermo. Intanto lavoro per Esquire Italia, una rivista di moda».

Hai un sogno?
«Voglio rendere giustizia alla mia terra. Intanto sono contento di esservi tornato. Vivo qui da quattro anni; l’aeroporto di Comiso facilita gli spostamenti… Mi piacerebbe vivere qui la mia vecchiaia, in semplicità, circondato dalle persone che amo e dalle bellezze della mia Sicilia. In fondo cosa è la felicità, se non questa!».

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