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Bianca Magazine N.24 Le antiche tradizioni di Bianca

Un tesoro tra mandorli e aranci

Pubblica

 

Articolo e Foto di Irene Valerio

Ogni anno, nei mesi di agosto e di settembre, i cittadini di Grammichele si recano in pellegrinaggio presso il Santuario della Madonna del Piano, una struttura innalzata in uno dei tanti anfratti nascosti della Sicilia, un luogo suggestivo dominato dall’Etna e circondato da ettari di mandorli e di aranci, dove si respira ancora il profumo dei secoli andati e attorno al quale, nelle caliginose notti senza luna in cui sembra impossibile che l’alba squarcerà di nuovo le tenebre, volteggiano come in un sabba vibranti frammenti di miti e di leggende.
L’antico eremo poi divenuto convento è un posto ricco di segreti e di fascino, ma c’è un elemento che più degli altri contribuisce a inspessire le nebbie del mistero che avvolgono quest’area, ovvero una croce in pietra collocata a circa cento metri dall’ingresso dell’edificio.
Ognuno la racconta a modo suo, ma tutti ammettono che nei pressi di tale croce sarebbe sotterrato un tesoro. Per entrarne in possesso è necessario percorrere scalzi il tragitto dal paese esagonale al crocifisso, tenendo sulla lingua una goccia d’olio che deve arrivare integra alla meta, cosicché possa essere depositata a suffragio dell’anima che lì ripose l’ambito gruzzolo. Per non fallire, inoltre, è essenziale muoversi di notte, presentarsi ai piedi della croce a mezzanotte e compiere tre giri intorno al blocco di pietra.
Gli scettici penseranno che la storia appena riportata sia solo fantasia; gli amanti dell’avventura forse riempiranno subito la borraccia e partiranno alla volta del santuario, ma alla fine nessuno scoprirà la verità, perché in Sicilia la realtà e la finzione non sono mai state nettamente distinguibili: tutto è una palpitante commistione di passato e di presente, prorompente come le onde del maestoso mare che attornia l’isola.
Forse ciò accade perché la Trinacria è regione di piccoli centri urbani e per tale motivo è scampata al destino delle zone industrializzate, dove il progresso ha dissanguato le tradizioni e le ha sostituite con la piattezza della globalizzazione, di un mondo che ovunque sta diventando sempre più uniforme per trasformarsi in un’ enorme fabbrica fumante. Forse ciò avviene perché in Sicilia il tempo scorre più lentamente. E se non ci credete, ascoltate la coda del vento e il fragore delle acque, provate a inseguire i mormorii delle “pietre un tempo case” e delle case un tempo ciottoli: vi riveleranno vicende d’altri tempi e vi condurranno in luoghi dove l’orologio sembra essersi fermato.

 

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