Articolo di Omar Gelsomino,  Foto di Alessandro Pensini

Bellissima, solare e dalla risata contagiosa. Parliamo di Roberta Caronia, palermitana, giovane attrice di talento.

Dopo l’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” è iniziata la sua esperienza teatrale recitando con i più importanti attori teatrali come Giorgio Albertazzi e Dario Fo, ma non sono mancati importanti successi al cinema e in tv. Tanti in questi anni i riconoscimenti più recenti per questa sua straordinaria bravura: Premio Assostampa Teatro nel 2009 per l’interpretazione di Antigone in “Edipo a Colono” di Daniele Salvo, nel 2011 vince la Menzione speciale al Terre di Siena Film Festival per il film di Samuele Rossi “La Strada Verso Casa” e si è aggiudicata il Premio Virginia Reiter 2017, un riconoscimento alla più apprezzata giovane attrice italiana dell’ultima stagione teatrale. Senza dimenticare il successo della fiction “I fantasmi di Portopalo” con Beppe Fiorello e gli spettacoli teatrali “Il Berretto a sonagli” per la regia di Valter Malosti. Andiamo a scoprire quali sono gli impegni professionali di quest’anno.

 

Chi è Roberta Caronia?

«Sono una donna, un’attrice e una mamma. Tre cose che spesso faticano a stare tutte insieme ma facciamo del nostro meglio… Sono una persona emotiva e questo a volte mi limita ma altre volte mi consente di accedere a degli angoli di interiorità con facilità. Credo che nel mio lavoro sia un dono».

 

Com’è nata la passione per il teatro?

«È nata ai tempi del liceo, a Palermo, nella mia città natale. Andavo spesso al Teatro Biondo, rimasi folgorata e così decisi di iscrivermi al laboratorio di teatro della mia scuola».

Come definiresti il teatro?

«Lo immagino come un campo magnetico, dove scorrono energia e sensibilità, una realtà dove tutto è possibile, dove si possono vedere e “sentire” cose che non esistono ma che sono vere e autentiche allo stesso tempo».

 

Quanto è stata importante la gavetta?

«Fondamentale e dura. Mi ha spinto a “volere fortemente” questa professione. Se avessi dovuto interpretare certi ruoli subito dopo l’Accademia, forse sarei stata un’attrice meno consapevole».

 

Fra teatro e tv cosa preferisci? Perché?

«Non c’è una scelta. Sono due approcci diversi… Due modi diametralmente opposti di dosare le energie. Il teatro è un godimento totale, immediato, un fluire potente e si nutre degli occhi del pubblico, del “qui e ora”. La telecamera mi spinge a cercare una maggiore precisione nel sentimento. Due diverse strade di sperimentazione della credibilità».

 

Qual è il tuo rapporto con Palermo e la Sicilia?

«Non vivo in Sicilia da quando avevo diciotto anni. Eppure è il cordone ombelicale mai reciso. Il liquido amniotico che ti culla. A Palermo poi c’è la mia famiglia, i miei genitori e mia sorella ai quali sono molto legata».

È difficile fare l’attrice?

«Molto difficile. Diventi tu stessa il tuo strumento di lavoro. Il tempio della tua arte sei tu. Ogni vittoria sarà una gratificazione enorme ma ogni “no” che riceverai sarà un rifiuto personalissimo. Devi essere in grado di amare questa fragile unità per fare l’attrice».

 

Cos’è per te la sicilianità?

«Spontaneità, coraggio, energia e intelligenza sottilissima. Così io vedo i miei conterranei».

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«A febbraio andrà in onda una nuova serie targata Rai, tutta ambientata in Sicilia: “Il Cacciatore” per la regia di Lodovichi e Marengo. Ripercorre le vicende che seguirono dopo le stragi eccellenti del ‘92. Verrà trasmessa su Raidue. Sarò tra i protagonisti e interpreto un ruolo molto complesso per me: la moglie di Leoluca Bagarella, Vincenzina. È un personaggio dalla biografia enigmatica e da palermitana, l’ho sentito come un compito forte».

 

In questo nuovo anno in cosa sarai impegnata?

«In primis il grande amore: teatro. Da febbraio sarò nuovamente in scena nel monologo “Ifigenia in Cardiff” di Gary Owen, con cui ho vinto il Premio Reiter. È uno spettacolo che segna un piccolo traguardo per me… sola in scena per più di un’ora… e sono felice di poterlo portare finalmente anche a Roma, la città in cui vivo».

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