Articoli

Etna: un universo da scoprire in ogni stagione

di Patrizia Rubino, foto di Elia Finocchiaro

Rappresenta uno dei più formidabili ed emblematici fenomeni naturali del pianeta, esempio straordinario dei processi geologici continui, vulcano iconico e laboratorio al centro del Mediterraneo. Sono queste alcune delle motivazioni per le quali l’Unesco, nel 2013, ha proclamato l’Etna Patrimonio dell’Umanità. La “montagna”, come viene familiarmente definito dalle popolazioni che vivono alle sue pendici, è un vulcano delle meraviglie che svetta maestoso, nella sponda orientale della Sicilia visibile dalla terra e dal mare, con una storia che ha inizio oltre mezzo milione di anni fa e la cui attività è documentata da almeno 2700 anni.

Oltre a essere il vulcano più alto d’Europa è certamente tra i più attivi al mondo e data la quasi incessante attività, effusiva ed esplosiva, la sua altezza e morfologia mutano frequentemente; attualmente è alto 3357 ed ha un’ampiezza di circa 1190 kilometri quadrati. Nella sua area sommitale ci sono quattro crateri sempre attivi: cratere di sud-est, cratere di nord-est, Bocca Nuova e Voragine, che formano il cratere centrale. Lungo i fianchi si contano circa 300 crateri spenti, un altro record dell’Etna che è il vulcano con più bocche laterali al mondo. Da sempre è una delle mete della Sicilia favorite da turisti provenienti da tutto il mondo, che spinti per lo perlopiù dal desiderio di assistere alla sua spettacolare attività eruttiva, una volta giunti dinanzi alla sua magnificenza restano letteralmente estasiati per l’assoluta originalità dell’ambiente naturale circostante e per i suoi paesaggi mozzafiato, tanto da affermare che è un luogo da vedere almeno una volta nella vita.

«Il suo fascino – ribadisce Elia Finocchiaro, esperto e appassionato guida ambientale escursionistica di Etna Est, agenzia specializzata in escursioni sull’Etna – non si esaurisce nella seppur straordinaria ed emozionante visione delle fontane e colate di lava, ma è un universo tutto da scoprire con i suoi accecanti contrasti, neve e fuoco, sciara e terra fertile, roccia arida e boschi dalle mille sfumature. Qui c’è sempre vita, dopo la distruzione la natura torna a riprendere il suo spazio e ci presenta nuovi scorci e orizzonti straordinari. Anche per chi come me conosce questo vulcano sin da piccolissimo, l’Etna non finisce mai di sorprendere e stupire, con i suoi angoli inesplorati ed è sempre una grande emozione raccontarla».

La straordinarietà di questo vulcano sta anche nel fatto che pur essendo sempre attivo è facilmente raggiungibile, si concede a visite con la funivia, dalla quale si assiste a uno scenario di incomparabile bellezza sospeso sul mare o con escursioni in auto o a piedi, per le quali è sempre consigliabile affidarsi a guide esperte, in grado di indicare in sicurezza, spettacoli unici e sempre diversi; campi lavici dall’aspetto lunare, crateri spenti, grotte, la meravigliosa ed immensa Valle del Bove, con pareti che arrivano a toccare anche i 1000 metri e ovviamente i crateri attivi, che tutti ambiscono a vedere – ma spesso sono sottoposti a restrizioni – perché caratterizzano la montagna come un vulcano.

Nei mesi più freddi, da dicembre a febbraio il vulcano si trasforma in una meravigliosa montagna imbiancata dalla neve che si staglia sulla roccia nera e diventa meta degli appassionati di sport invernali grazie alla presenza delle stazioni sciistiche.

Ma è bene ricordare che l’Etna resta comunque un sorvegliato speciale, a cura dell’Osservatorio Etneo, la sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia, che lo monitora e sorveglia 24 ore su 24 a supporto della Protezione Civile. «Attraverso il nostro lavoro – afferma Elia Finocchiaro – riusciamo a far vivere emozioni uniche, con senso di responsabilità e avvalendoci della collaborazione di geologi e vulcanologi e di tutte le tecnologie disponibili per lavorare nella massima sicurezza. Quando ci si trova al cospetto del vulcano occorre rispetto e cautela. È sì un gigante buono, ma è vivo, palpitante e pur sempre imponderabile».

image

Isolano per scelta. L’artista Salvatore Russo e il suo legame con Stromboli

di Samuel Tasca   Foto di Leonardo Nardi Utano

La Sicilia, grazie alle sue vaste dimensioni, raramente offre ai suoi abitanti la percezione di sentirsi isolati dovuta al fatto di vivere su un’isola. Magari ce ne rendiamo conto quando siamo in fila per il traghetto, ma nella maggior parte dei casi, le nostre giornate scorrono inalterate dal nostro essere isolani. Ma cosa si prova davvero nel crescere e vivere su una delle tante isolette che circondano la nostra Sicilia?

Lo abbiamo chiesto a Salvatore Russo, classe 1964 e originario di Stromboli, che da sempre vive su quest’isola meravigliosa nell’arcipelago delle Eolie.
«Penso che nascere e crescere su un’isola come Stromboli con gli anni diventa qualcosa di bellissimo. Quando sei piccolo pensi che tutto si trovi in città, dalle discoteche ai bar, al divertimento. Poi, crescendo, ti rendi conto che i valori veri della vita sono quelli che viviamo qui sull’isola: quella semplicità che in città, purtroppo, non sempre si trova».

È parlando di quella semplicità che Salvatore, ricordando la sua infanzia, ci racconta delle giocate a carte con gli amici durante le sere invernali, dell’unione che si riscontra tra tutti gli abitanti (circa cinquecento) quasi a sentirsi parte di un’unica grande famiglia; e ancora quell’entusiasmo nel veder arrivare i turisti a maggio e poi la malinconia di vederli partire a settembre. «Tutti andavano via e tu rimanevi un pochino solo. Diciamo che si ritornava ad essere isola e quindi isolati, e allora veniva voglia di partire anche a te».

Eppure Salvatore ha sempre scelto di restare, anche quando gli venivano offerti dei posti di lavoro altrove, e alla fine, infatti, la sua Stromboli l’ha in qualche modo ricompensato creando con lui un legame speciale che lo ha portato a scoprire una passione e un talento per la scultura. Seguendo le orme del padre, a vent’anni Salvatore diventa titolare della sua ditta edile. In quegli anni, sull’isola, venne chiamato Lorenzo Reina, scultore di professione, per realizzare una scultura in pietra lavica. Salvatore e il padre furono ingaggiati per trasportare con i loro mezzi i massi che l’autore avrebbe dovuto scolpire. Per la prima volta, così, entrambi ebbero modo di assistere alle fasi di realizzazione di una scultura. Salvatore ne restò affascinato, ma dopo alcuni tentativi, decretò di non possedere quel talento richiesto dall’arte scultorea. «Fino a quando, – ci racconta – nel 2009 mi trovavo a Milazzo con la famiglia e ho sentito come un richiamo. Dissi a mia moglie che l’indomani sarei dovuto tornare a Stromboli perché dovevo lavorare una pietra. Venni a Stromboli il 4 gennaio e il giorno dopo sono ripartito con questa pietra scolpita nello zaino».

Da allora quel richiamo non si è più assopito e Salvatore ha rafforzato sempre più il suo legame col vulcano. «Non ho un progetto iniziale anche perché non so disegnare. Alla fine quando finisco mi fermo a guardare e cerco di capire quello che ho fatto. È qualcosa che mi parte da dentro. Il mio modo personale di tirare fuori qualcosa dalla roccia. Non sono mai stato un chiacchierone e questo è il mio modo di esprimermi. È un rapporto nel quale lui (il vulcano, ndr) mi offre le pietre e io le lavoro. È uno scambio. Cerco di dare un’anima a ciò che il vulcano sputa fuori».

Salvatore ha esposto le sue opere da Palermo alla Spagna, ad Edimburgo, a Londra, nelle maggiori città italiane, oltre ad aver ricevuto numerosi premi nell’arco di questi anni. Ciò che traspare di più dalle sue parole, però, è ancora la sua semplicità e la sua umiltà (“io scolpisco, se posso usare questa parola, …”, ci dice ancora durante l’intervista). Il suo essere isolano non lo ha mai abbandonato ed è ciò che gli ha concesso di vivere questo straordinario legame con il suo vulcano e con la sua isola.

trip sicily lipari aeolian island

Isole Eolie, le 7 sorelle del mare

di Samuel Tasca

Le chiamano “le sette sorelle”. Nelle giornate prive di foschia è possibile intravederne i profili stagliarsi all’orizzonte dalla costa di Milazzo. Stiamo parlando dell’arcipelago delle Eolie, delle sette isole che condividono posizione geografica, storia e tradizioni, ma che come delle vere e proprie sorelle, nonostante le somiglianze, si contraddistinguono per le loro peculiarità che le rendono uniche ognuna a suo modo.

Il Mar Tirreno ne bagna le coste con le sue acque, ascoltandone i racconti e accompagnando i numerosi turisti che ogni estate restano ammaliati dal fascino di queste sette principesse del mare.
Alicudi, Filicudi, Panarea, Stromboli, Vulcano, Salina e Lipari… inserite nella World Heritage List dell’Unesco per il loro patrimonio naturalistico, le Isole Eolie rappresentano, nella loro varietà, la meta ideale per ogni tipo di turista.

Alicudi e Filicudi sapranno incantare l’esploratore più intrepido che va alla ricerca della natura più incontaminata e che ama trovare la sua dimensione con l’essenza naturale di queste isole.

Simile è Panarea, la più piccola delle Eolie, che si contraddistingue, però, per la sua vanità dettata dal fascino della notorietà, sicuramente incrementata dall’omonima pellicola del ‘97. Ogni anno, infatti, troverete numerosi V.I.P. ancorati al largo delle sue coste, in questo parterre di imbarcazioni che sembrano essere lì per rendere omaggio alla bellezza dell’eoliana minore. Eppure, una volta abbandonato il movimentato porticciolo, si ritrova subito l’intimità dell’isola: non c’è traffico, rumore o clacson che possa raggiungervi. Perdetevi nei suoi vicoli e al massimo incontrerete uno dei golf kart-taxi che ogni giorno portano i turisti su e giù per l’isola.

Così come Panarea, una fama simile è toccata a Salina, set del celebre film “Il Postino” di Massimo Troisi. Il binomio Salina e cinema è indissolubile, rinvigorito ogni anno dalla presenza di numerosi personaggi che giungono sull’isola per via dell’ormai noto Salina Film Festival, di cui la bellissima Maria Grazia Cucinotta è da anni madrina.

E dalla notorietà del jet set giungiamo al fascino rude dei vulcani. Stromboli e Vulcano, infatti, condividono la presenza di crateri sulla loro superficie. La prima, “la Perla nera delle Eolie”, offre ai visitatori che giungono in cima un panorama mozzafiato, ma è a bordo di un’imbarcazione che si può godere del più incredibile degli spettacoli dello Stromboli: la sciara. Un’ eruzione giornaliera del vulcano, uno spruzzo di lava che si staglia sul cielo vivido del tramonto. Un fenomeno che lascia percepire come quel vulcano sia, in realtà, il vero protagonista che ogni sera sceglie di concedere ai visitatori il suo personale ed egocentrico show. Altrettanto peculiare, ma conosciuta per ragioni differenti, è la vicina Vulcano. Qui i diversi crateri hanno attirato le attenzioni dei vari turisti per via dello zolfo, elemento caratterizzante dell’ isola, che accoglie chiunque con il suo odore acre, offre altresì numerose proprietà benefiche per coloro che scelgono di concedersi un bagno termale nei suoi fanghi.

Ultima e più grande, la sorella maggiore, è Lipari. Qui l’isola offre scenari diversi che possono davvero incontrare le diverse preferenze dei suoi visitatori. Il grande porto accoglie i viaggiatori nel centro storico con i suoi colori e i suoi vicoli traboccanti di negozietti e ristoranti. Una volta accomodati concedetevi un po’ del loro pane cunzato carico e ricco di ogni genere di prelibatezza dell’ isola. Dal porto ogni giorno si parte alla scoperta delle sue spiagge, delle diverse calette e delle cave dismesse di pomice. Da Lipari si parte alla volta delle altre isole, magari a bordo di un’imbarcazione famigliare accompagnati dal pescatore e dal suo bambino. Sono loro la vera eccellenza dell’isola, nei loro racconti d’infanzia, nel loro rapporto col mare è possibile cogliere cosa voglia dire essere nati immersi in quel paradiso circondati dalla bellezza delle “sette sorelle” del mare.

Bianca Magazine  web

Destinazione ETNA: sinergie per rilanciare il vulcano

Articolo di Marilisa Tornabene,  Foto di Rosario Calcagno

«Tutto ciò che la natura ha di grande, tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile, si può paragonare all’Etna, e l’Etna non si può paragonare a nulla»

Dominique Vivand Denon, “Voyage en Sicilie”, 1788

 

Nei secoli scrittori, viaggiatori, sportivi hanno sempre trovato la strada per venire a godere della naturale attrattiva che l’Etna offre. Oggi per questo immenso patrimonio paesaggistico occorre tracciare una nuova via fatta di sinergie, per condividere conoscenze e mettere in rete competenze e risorse, pubblico e privato come indicato, in “Destinazione Etna”, dai Giovani Imprenditori Confcommercio Catania. L’Organizzazione ha deciso, infatti, di favorire il dialogo, superare l’indifferenza e stimolare interesse per permettere a un’intera area pedemontana di fare sistema per rilanciare l’Etna come brand e polo turistico, per superare un turismo “mordi e fuggi” che ruba cartoline al territorio, ma poco lascia nel cuore e nelle tasche dei suoi abitanti.

«Qualcosa non ha funzionato e non funziona ancora – denunciano gli operatori del settore – se le macchie di ginestra e astragalo si confondono tra le strade che portano ad alta quota, se i sentieri non sono ancora tutti ben segnalati, se le guide arrancano a portare i turisti dalla città fin lassù, se esistono tanti portali informativi, ma nessuno veramente esaustivo, se viene posto un muro tra gli abitanti e gli apparati di controllo del Vulcano, se gli interessi dei privati sovrastano quelli della collettività».

Solo una “Destinazione Etna” comune e partecipata può creare sviluppo. Questo è l’obiettivo della giornata-evento, giunta alla II edizione, promossa a Linguaglossa dai Giovani Imprenditori Confcommercio Catania che hanno fortemente voluto un confronto pubblico tra cariche istituzionali, operatori di settore e imprenditori, alla presenza di una commissione tecnica, allo scopo di individuare una via comune percorribile e redigere un documento d’indirizzo strategico da presentare al Presidente della Regione Siciliana. Un primo risultato positivo durante la giornata si è concretizzato: la firma di un protocollo d’intesa tra i sindaci del versante Nord per la creazione di un nuovo sistema di collegamento e mobilità integrato nel comprensorio Etna Nord-Alcantara, estendendolo alle Amministrazioni di Fiumefreddo di Sicilia, Piedimonte Etneo, Maletto, Bronte e Randazzo. «Riattivare l’indotto e stimolare competitività economica, sociale e ambientale per dare seguito alla naturale vocazione turistica del nostro territorio – ha commentato Pietro Ambra, presidente Giovani Confcommercio Catania – attraverso lo strumento del project financing per favorire gli investimenti in infrastrutture e rendere fruibile il Vulcano».

L’Etna, femmina nell’animo e nel nome, “Idda”, “Lei”, “A Muntagna”, meraviglia decantata da poeti e filosofi, sempre pronta a generare nuova vita e cultura, rappresenta simbolicamente e fisicamente la forza spirituale, economica e sociale del popolo etneo che l’ha riconosciuta come “mamma”. E mamma Etna veglia diramando calore e offrendo rifugio ai suoi figli distratti da un orizzonte che viaggia per mondi e fortune lontane ma riconducibili sempre a “Idda”, Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco, croce e delizia di un territorio e di un popolo che in “Lei” ha costruito la sua identità, che ha imparato a fare del fuoco e della roccia nera non un demone, ma un amico da domare e materia da plasmare. «Se l’Etna è l’immagine simbolo della Sicilia nel mondo, tutti abbiamo il dovere di contribuire a un progetto di rilancio socio-economico del territorio offrendo un quadro, unico al mondo, che aspetta solamente di essere ammirato e una destinazione dove tutti possano arrivare», conclude Pietro Ambra.

Un primo passo verso una crescita condivisa del territorio e delle sue peculiarità è stato avviato.

LO SAPEVI CHE…

Negli anni ’70 l’Etna fu cornice del boom degli sport invernali e fece innamorare sportivi e curiosi provenienti da tutte le parti del mondo? Questo inverno ritorna la magia con i Campionati Europei di sci-alpinismo in programma dal 22 al 25 febbraio.