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azienda ca fra mazzarrone

Le Università a Mazzarrone presso l’azienda Ca.Fra

Si è svolto lunedì 30 maggio, a Mazzarrone, presso l’azienda Ca.Fra di Carmelo Franza (socio dell’OPAS e partner del progetto Innovitis) un tour a 360° dell’azienda e un interessante confronto tra studiosi in materia di  arboricoltura.

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Ospiti le Università di Palermo e Catania coi docenti e gli studenti del settore che hanno avuto la possibilità di vedere in azienda la produzione di diverse coltivazioni, la serra dedicata alla sperimentazione varietale dell’uva da tavola, 43 varietà di cui 7 commerciali e 36 ibride.

Obiettivo dell’incontro è quello della ricerca di varietà nuove, produttive, che abbiano una buona resa, che consentano la doppia raccolta e che si prestino alla coltivazione in fuori suolo.

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Presente anche la Syngenta (una multinazionale svizzera che produce semi e prodotti chimici per l’agricoltura) che ha mostrato le Trapview, un sistema innovativo focalizzato sul digital per il monitoraggio della Lobesia Botrana . Si tratta di un’app che consente di vedere da remoto le catture dell’insetto grazie ad un sistema di telecamere, di feromone attrattivo per la cattura massale e di un dispositivo che rileva temperatura e umidità relativa; il tutto alimentato da un pannello solare. Questo sistema dopo aver impostato i parametri, è in grado di inviare report settimanali e gli allert nel caso di superamento della soglia del numero di insetti, questo consente di posizionare in maniera mirata e corretta il trattamento.

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Tra gli argomenti dell’incontro, c’è stato quello del Karate Trap, trappole con attrattivo alimentare per la cattura di Ceratitis Capitata e Bactrocera oleae. Le trappole, nel caso specifico, sono state posizionate in un appezzamento sotto serra coltivato a pescheto.

Il Tour si è completato mostrando l’impianto di fichi.

 

La giornata, informativa e formativa per gli studenti,  di confronto per i professori e gli specialisti presenti, è stata motivo di soddisfazione ed interesse per tutti.

V-lab: il nuovo progetto della cooperativa vitivinicola Colomba Bianca

SICILIA: NASCE “V-LAB”, OSSERVATORIO SULLE TECNICHE AGRONOMICHE DELL’UVA, APERTO A ISTITUZIONI E CANTINE

Fare rete e condividere know-how sul settore vitivinicolo per innalzare la qualità della produzione ed esportare il brand “made in Sicily” in tutto il mondo.

Dieci anni di analisi e ricerca, che tracciano l’intera filiera vitivinicola siciliana, attraverso un percorso di studio del territorio: un archivio di dati che rappresenta una memoria storica e che mette in evidenza trend climatici e produttivi che caratterizzano le differenti annate nelle aree di riferimento. Colomba Biancatra le più grandi cooperative vitivinicole siciliane, che si estende sul territorio di Trapani con 6.800 ettari di vigneti e 2.480 soci con l’obiettivo di offrire uno strumento di supporto per applicare le più appropriate tecniche agronomiche finalizzate alla stabilità produttiva dei vigneti, giovedì 26 maggio inaugurerà il nuovo hub siciliano “V-lab”. 

Un centro digitale aperto agli Enti, alle realtà imprenditoriali della filiera e a tutti coloro che vorranno creare percorsi qualificati con l’obiettivo di innalzare il livello qualitativo dei vini dell’Isola. Il contesto sarà quello della presentazione della X edizione del libro “Le uve raccontano”, che si svolgerà a Marsala, il 26 maggio alle ore 18.00 (Juparanà, Piazza Francesco Pizzo 11). 

«Vogliamo mettere a disposizione della Regione Siciliana, degli imprenditori del territorio e di tutti i cittadini, il nostro know-how, condividendo dati e informazioni che negli anni hanno fatto accrescere il valore del nostro lavoro – sottolinea il vicepresidente di Colomba Bianca Filippo Paladino – un progetto che ha visto coinvolti agronomi, esperti e un Gruppo Tecnico Viticolo, che ha elaborato un vero e proprio piano di difesa fitosanitaria e controllo agronomico delle uve. L’obiettivo – anche in considerazione del crescente numero di agricoltori che scelgono di produrre biologico – è creare una vera e propria rete che parli di viticoltura siciliana e che esporti nel mondo la qualità delle nostre uve e dei nostri vini». 

I dati raccolti consentono infatti di estrapolare una serie di informazioni utili a indirizzare i produttori: dagli areali più vocati per la produzione di vini rossi, bianchi e spumanti, alle curve di maturazione per programmare i periodi di vendemmia, passando per l’attuazione di una viticoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente. «Il nostro settore, soprattutto in questa fase di sviluppo, necessita di scelte condivise – continua il presidente della cooperativa Dino Taschetta, una realtà che ogni anno conferisce 500mila quintali di uva in 7.000 ettari di vigneti, di cui 2.000 in regime di agricoltura biologica – e di un grande lavoro di squadra, in un’ottica diversa dal passato, senza egoismi e campanilismi, con la voglia di valorizzare insieme, sinergicamente, il brand “made in Sicily” per potenziare l’immagine dei nostri vini e diventare Ambassador in uno scenario globale e internazionale. Con V-lab vogliamo lanciare un’attività di interazione e dialogo tra tutti gli attori della filiera. Fino ad oggi il nostro focus è stato centrato soprattutto sul territorio di Trapani, ma l’obiettivo futuro è quello di estendere lo stesso meticoloso lavoro su tutto il territorio regionale». I dati di pubblicazione de “Le uve raccontano” saranno a disposizione sul sito www.colombabianca.com, dove in occasione della nascita del progetto “V-lab” è stato attivato uno sportello digital a disposizione di tutti coloro che vorranno dialogare con i tecnici di Colomba Bianca. Un Osservatorio privilegiato che sarà anche a disposizione dell’Assessorato regionale al ramo per ogni utilizzo a livello progettuale e istituzionale.   

PROGRAMMA PRESENTAZIONE “LE UVE RACCONTANO, ANNATA 2021”
Giovedì 26 maggio 2022 | ore 18:00
Juparanà, Piazza Francesco Pizzo 11, Marsala

Interverranno:
Filippo Paladino, Vice Presidente di Colomba Bianca
Luigi Pasotti, Osservatorio delle Acque
Antonio Pulizzi, Enologo Colomba Bianca
Federico Mercurio, Resp. Qualità Colomba Bianca
Mattia Filippi, Uva Sapiens -Consulente Enologo di Colomba Bianca
Marisa Leo, Resp. Marketing & Comunicazione Colomba Bianca
Dino Taschetta, Presidente di Colomba Bianca

Parteciperanno:

  • Toni Scilla, Assessore all’Agricoltura e Sviluppo Rurale Regione Siciliana
  • Sebastiano Di Bella, Presidente IRVOS, Istituto Regionale del Vino e dell’Olio
  • Antonio Rallo, Presidente Consorzio Sicilia DOC
  • Andreana Patti, Assessore alle Politiche di Sviluppo Economico, Comune di Trapani

Modera l’evento: Fabrizio Carrera, Direttore di Cronache di Gusto

V-lab: il nuovo progetto della cooperativa vitivinicola Colomba Bianca

 

COLOMBA BIANCA | SCHEDA TECNICA

 

Fondata nel 1970, Colomba Bianca rappresenta la più grande cooperativa di viticoltori siciliani e il più importante produttore italiano di uve e vini biologici, con ben 1.800 ettari – localizzati principalmente in provincia di Trapani – condotti in regime di agricoltura biologica certificata e una capacità produttiva di oltre 14.000.000 litri di vino bio. Una realtà in movimento, aperta sul mondo, e con solidi radici, nella terra e nella comunità.

Negli ultimi anni la cooperativa ha intrapreso un progetto di crescita, definendo una gamma di vini modellata su criteri che riflettono una visione di insieme del mercato, ma che ha nei vini biologici, negli spumanti e su alcune produzioni di nicchia i suoi punti distintivi. Oggi Colomba Bianca è presente in maniera diffusa sul canale Horeca della Sicilia e in grande espansione nel resto d’Italia. Rilevante anche l’export: Colomba Bianca oggi esporta stabilmente in 26 nazioni e in diversi continenti. 

 

Poste in prossimità dei vigneti, le cantine di Colomba Bianca sono dedicate alle singole specializzazioni produttive e dotate di tecnologie moderne e all’avanguardia. I vigneti sono ubicati in zone che godono di una vasta diversità pedoclimatica, dalla zona costiera fino a oltre 600 metri sul livello del mare, in un mosaico di terroir che esalta l’espressione varietale di ciascun vitigno impiantato. 

Principali zone di produzione: Marsala, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Partanna, Santa Ninfa, Salemi, Vita, Calatafimi-Segesta, Alcamo, Trapani, Paceco, Fulgatore, Dattilo, Gibellina, Poggioreale, Salaparuta.

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Lo Zibibbo – L’oro di Pantelleria

di Omar Gelsomino e Titti Metrico   Foto di Milena Ippolito

Dalla terra, dal sole e dal lavoro umano ecco nascere un’altra eccellenza siciliana. Nella Perla Nera del Mediterraneo, così come chiamiamo Pantelleria, si coltiva lo Zibibbo. Conosciuto anche come Moscato d’Alessandria, lo Zibibbo vanta una storia millenaria e il legame unico e indissolubile con l’isola.
Importato probabilmente dall’Egitto, il suo nome sarebbe da ricondurre secondo alcuni autori a Capo Zebib in Africa da cui risale la dominazione araba, oppure da Zaibib cioè uva essiccata. In ogni caso, la certezza assoluta, è che Zibibbo è il vitigno e il vino Doc. Sarebbero stati i Fenici a trapiantarlo e i Saraceni a tramandarne la coltivazione. Si narra che durante la dominazione araba lo Zibibbo sopravvisse facilmente alle restrizioni religiose perché conservarono il diritto di coltivare questa varietà principalmente per appassirne i frutti, indispensabili alle gustose preparazioni culinarie, ma non disdegnavano di fare e bere del buon vino.

Nonostante fosse vietato dai principi religiosi, era ben tollerato, come dimostrano un’illustrazione conservata al Museo Salinas di Palermo, raffigurante il Fondaco dello Zibibbo e numerosi poemi medievali siculo-arabi. Il paesaggio pantesco, su cui si stagliano i ‘dammusi’, è infatti caratterizzato dalla coltivazione della vite, una viticoltura eroica per certi versi, in cui l’uomo ha saputo integrare e fondere le asperità della natura con la qualità eccellente di un prodotto. L’unico tipo di coltivazione possibile è proprio l’alberello basso, la cui piantina cresce in una conca, cioè in una buca nel suolo di terra lavica, per proteggerla dallo scirocco sferzante dal mare che modella la terra e dalla salsedine e trattenere l’umidità, tanto che l’uomo per praticare la coltivazione dell’uva ha addolcito i pendii realizzando dei terrazzamenti attraverso dei muretti a secco con pietre vulcaniche. Il caldo africano, l’assenza di piogge e il vento continuo fanno sì che l’uva presenti una forte concentrazione zuccherina.


Il metodo di coltivazione millenario, la produzione e la qualità dell’uva sono stati fondamentali per l’inserimento nel 2014 da parte dell’Unesco della Vite ad alberello di Pantelleria tra i Beni immateriali dell’Umanità. Da questo vitigno si producono il Passito di Pantelleria, che ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata nel 1971 e di cui esiste persino un disciplinare; il Moscato e lo spumante.

Ricche di proprietà organolettiche le uve Zibibbo sono tardive, poiché vendemmiate a fine settembre, e sono anche da appassimento. Una volta imbottigliato si presenta con il suo colore giallo dorato dai riflessi ambrati, il cui profumo è fruttato ed aromatico che ricorda i fiori secchi e la frutta matura, con sentori di arancia candita, del dattero, del miele, dell’uva passa. Cremoso al palato, imperlato dalla dolcezza della confettura e del miele e impreziosito da una nota agrumata. Conservato ad una temperatura di circa 10°- 15° C è ideale per accompagnare crostacei, ricci e piatti di pesce in genere, così come i formaggi piccanti o erborinati, ma l’abbinamento migliore è sia con la piccola pasticceria che la grande pasticceria, con i dolci della tradizione siciliana (cassata, cannoli, paste di mandorla), con dessert secchi o con gelati al pistacchio. Un’altra eccellenza siciliana, dal colore dorato e cremoso al palato, apprezzata in tutto il mondo.

marsala

Il fascino discreto del Marsala

Articolo di Titti Metrico    Foto di Samuel Tasca

 

Il vino Marsala è certamente uno dei patrimoni dell’enologia italiana e chi gli si avvicina per la prima volta non può non subirne il fascino; ciononostante oggi non gode della fama che meriterebbe.
La zona della costa occidentale della Sicilia che va da Trapani a Marsala e si affaccia sulle isole Egadi, si sa, è sempre stata particolarmente vocata alla produzione del vino, come testimonia l’apprezzamento che tutti i popoli del Mediterraneo le hanno riservato nel corso dei secoli.

I primi a scoprire le uve di questo territorio, infatti, furono i Fenici nel corso dei loro viaggi commerciali, ma, ironia della sorte, a scoprire le potenzialità del Marsala fu, molto più tardi (a fine ‘700), un commerciante inglese. Trovandosi a Marsala per affari, John Woodhouse fu costretto a sostarvi per qualche giorno con il suo equipaggio a causa delle avverse condizioni del mare. Quando per caso assaggiò il vino in una locanda del posto, ne rimase folgorato per l’accattivante complessità del gusto e dell’aroma che il Marsala riusciva a sprigionare. Capendo subito le potenzialità del prodotto s’ingegnò su come poterlo trasportare in nave senza fargli perdere nel lungo viaggio gli aspetti aromatici che tanto lo avevano colpito. La soluzione fu di addizionare alcool al vino con l’aggiunta di acquavite. Ne acquistò alcune botti da portare con sé in madrepatria, dove il vino ebbe un successo clamoroso perché ricordava i vini spagnoli e portoghesi che allora andavano di moda in Inghilterra, ma che avevano un costo decisamente superiore.

Fu così che Woodhouse decise di iniziarne la produzione e la commercializzazione sostituendo, per l’affinamento, al metodo fino ad allora utilizzato il “Perpetuum” (che consisteva nell’aggiungere al vino rimasto dalle annate precedenti quello di nuova produzione), il metodo “Soleras” che veniva invece utilizzato in Spagna e Portogallo per la produzione dello Sherry e del Madeira. Il metodo “Soleras” consisteva nel disporre il vino su diverse file di botti sovrapposte, riempiendo solo quelle poste nella fila più in alto e travasando, dopo un anno, parte del liquido nelle botti del livello inferiore, mentre quelle superiori venivano di nuovo riempite con il nuovo prodotto. In questo modo il vino che si trovava nella fila più in basso si arricchiva dei sapori e degli aromi delle uve delle differenti annate.

Ma a sancire la diffusione a livello mondiale del Marsala fu l’imprenditore di origine calabrese Vincenzo Florio, che rilevò le cantine Woodhouse divenendo il primo produttore del territorio e, grazie alla flotta mercantile posseduta dalla famiglia, cominciò a far conoscere il Marsala come vino da dessert in tutta Europa e successivamente anche negli Stati Uniti.

Oggi il Marsala è prodotto in diverse tipologie: il Marsala fine con un invecchiamento minimo di un anno; il Marsala superiore che invecchia minimo due anni; il Marsala superiore riserva che viene affinato per almeno quarant’otto mesi in legno, per arrivare al Marsala vergine o “Soleras”, il cuore del Marsala, con sentori floreali e di spezie oltre a cannella e liquirizia. Si può arrivare fino a 10 anni di affinamento in botte con il Marsala stravecchio o riserva.

Il Marsala viene prodotto con uve bianche Grillo, Inzolia, Cataratto o Damaschino, nel qual caso è denominato oro o ambra. In alternativa vengono impiegate uve a bacca rossa come Nero d’Avola, Nerello Mascalese o Pignatello per ottenere il Marsala rubino.
A secondo delle tipologie, si può bere come aperitivo, come vino da dessert o anche abbinato con frutti di mare perché il Marsala non è un vino banale, ma un vino che va capito perché allarga i confini del palato.

 

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Grandi festeggiamenti per il Festival internazionale dell’uva da tavola i.g.p.di Mazzarrone

Articolo di Samuel Tasca   Foto di Biagio Tinghino

È una tradizione ormai consolidata, quella che ogni anno porta migliaia di visitatori nella città “dove la vite è vita”, a Mazzarrone, in provincia di Catania, per i festeggiamenti del Festival dell’Uva da Tavola IGP. Anche quest’anno una tre giorni dedicata alla musica, allo spettacolo, alla cultura e soprattutto all’unica vera regina della città: l’uva da tavola, eccellenza siciliana apprezzata in tutti i mercati del mondo.

Ad aprire i festeggiamenti, venerdì 6 Settembre, è stato il Festival Cinematografico “Ciak Si Cresce”, appuntamento che ogni anno vede come protagonisti giovani studenti produttori di cortometraggi a sfondo sociale.

Un messaggio importante contro il bullismo e il cyberbullismo quello contenuto all’interno dei film proiettati durante la serata. A giudicarli, una giuria di eccezione proveniente dal panorama cinematografico e televisivo nazionale e internazionale: la coreografa e regista Anna Cuocolo, il regista Rai Lucio Cocchia e l’attrice Cinzia Clemente. La sera di sabato 7 Settembre è stata dedicata alle eccellenze siciliane con l’assegnazione dell’ormai consolidato premio “Grappolo d’Oro”. Tra questi: il giornalista che da anni conduce una battaglia contro la mafia, Paolo Borrometi; il ciclista Damiano Caruso del team Bahrain-Merida e il Sottocapo della Guardia Costiera Giuseppe La Rosa.

Quest’anno, inoltre, valorizzata l’eccellenza femminile nativa di Mazzarrone con l’assegnazione del premio all’astronoma Angela Adamo, per le sue scoperte di rilevanza internazionale, e alla giovanissima Asia Scribano, per i suoi riconoscimenti sportivi nel karate.

Particolare attenzione è stata riservata anche ai valori sociali perseguiti, tra cui anche l’eco-sostenibilità con il riconoscimento assegnato a SIA Group S.r.l. Sul palco, a dirigere l’orchestra il grande Maestro Vince Tempera, icona storica della musica italiana.

A chiudere la serata in bellezza il concerto di Lello Analfino e i Tinturia che, con il loro sound dal ritmo popolare, hanno fatto ballare tutti fino a notte fonda. I festeggiamenti sono terminati domenica 8 Settembre con il grande concerto di Luca Carboni che ha richiamato decine di migliaia di visitatori da tutta la regione, e non solo. Ad accompagnare le tre serate, anche quest’anno, un programma molto ricco e variegato: dai “Tamburi Imperiali di Comiso” al gruppo storico di sbandieratori “Leoni Reali Città di Camporotondo Etneo”; dalla gara dei go kart alla folle corsa “Waky Race” dei veicoli senza motore. A visitare, poi, la fiera espositiva, nel pomeriggio di domenica, anche il Presidente della Regione On. Nello Musumeci.

Un successo a detta di tutti, confermato dalla soddisfazione degli amministratori e della Pro Loco di Mazzarrone, organizzatrice dell’evento. Un appuntamento, quindi, da non perdere, che ogni anno raggiunge livelli sempre più alti!

Tenuta Monte Gorna

I Vini dell’Etna ai primi posti della Top100 Wines

di Angelo Barone   Foto di Fermenti Digitali

Da diversi anni si stanno affermando sempre di più a livello nazionale e internazionale i vini dell’Etna.

Nella Top 100 Wines of 2016 del portale USA International Wine Report al 2° posto c’è Frank Cornelissen con il suo Etna rosso Magma 2014 prodotto esclusivamente da Nerello Mascalese, a seguire al 18° posto Tenuta delle Terre Nere Etna con il suo rosso Prephylloxera 2014 (98% nerello mascale e 2% nerello cappuccio) che già nel 2014 con l’annata 2012 aveva raggiunto il top conquistando il 1°primo posto del prestigioso report.

L’Etna Rosso Prephyilloxera 2014 “La Vigna di Don Peppino” della Tenuta delle Terre Nere è stato premiato anche come vino che ha meritato i prestigiosi Tre Bicchieri 2017 del Gambero Rosso.

Artefice di questo successo è il vitigno autoctono Nerello Mascalese (niureddu), selezionato oltre duecento di anni fa a Mascali, alle falde dell’Etna.

Alberelli di questo vitigno, che hanno resistito alla fillossera del 1880-1881, per tanto tempo sono rimasti sulle terrazze dell’Etna coltivati da locali contadini, in alcuni casi abbandonati e dimenticati ai margini delle strade che da Mascali si inerpicano sulla Montagna. Pazienti e centenari hanno aspettato che qualcuno si prendesse cura di loro, e quando questo avviene, wow, l’amore viene ricambiato con eleganza e meravigliosi aromi di ciliegie, fragole e spezie nei vini dove l’ardore e la profondità del vulcano si sente anche nell’odore di terra bruciata.

Su “La Sicilia del Vino”, Maimone editore 2003, il bravo enologo, ricercatore e divulgatore Salvo Foti scrive “il nerello mascalese è un vitigno che opportunamente coltivato e vinificato dà origine a grandi vini rossi di invecchiamento in cui predominano sensazioni olfattive di fiori, di tabacco e spezie, insieme ad una gradevole tannicità. Queste caratteristiche sono fortemente influenzate dall’andamento climatico dell’annata e per questo motivo la qualità dei vini ottenuti dal nerello mascalese è molto legata alla zona di produzione e all’annata”.

Questa è la chiave del successo di oggi. Mentre i più noti e diffusi vitigni internazionali di successo quali lo Chardonnay, il Cabernet Sauvignon, il Merlot si sono affermati con successo sul mercato internazionale per la capacità di adattamento a qualsiasi ambiente dove è possibile coltivare la vite contribuendo ad esaltare, ma allo stesso tempo uniformare il gusto dei vini anche se di provenienza diversa, i vitigni autoctoni come il Nerello Mascalese esaltano la provenienza e questo rende unico il vino prodotto che trasmette tutte le essenze del territorio.

In questa occasione il successo di questi vini è il frutto di questo incontro tra gli alberelli centenari di Nerello Mascalese e produttori appassionati come Frank Corneliisen, Marco e Sebastiano de Grazia.

Per Frank Cornellisen, anche per il vino vale il detto “gallina vecchia fa buon brodo”, e lui per fare un buon vino sceglie i vecchi alberelli di Nerello Mascalese che fanno scorrere il suo Magma 2014 dalle viscere del vulcano fino al bicchiere.

Anche Marco e Sebastiano de Grazia con la loro azienda, La Tenuta delle Terre Nere, per il loro “Etna Rosso Prephylloxera” puntano sugli alberelli di vitigno Nerello Mascalese in vigne ultra centenarie, sopravissute alla fillossera. Questo vino porta anche il nome “Le vigne di don Peppino” in onore del contadino che per settanta anni ha coltivato quei vitigni.

La presenza della vite alle falde del vulcano e la produzione di vini nell’Etna è una storia antica e indissolubile con la mitologia di questa montagna, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, sin dall’Odissea di Omero quando Dionisio, dio del vino, viene in aiuto di Ulisse con il vino per inebriare e ammansire il ciclope Polifemo in modo da poterlo accecare nel sonno. Grazie ai tanti produttori, enologi, ricercatori e divulgatori quotidianamente impegnati a valorizzare la qualità dei nostri vini riteniamo che questa storia possa continuare ancora con grande successo.

 

uva da tavola

Festival dell’uva da tavola a Mazzarrone

di Ernesto Girlando   Foto di Samuel Tasca

Si chiude una delle manifestazioni più attese dell’anno, un successo che dura da dieci anni.

La X edizione del “Festival internazionale dell’uva da tavola” di Mazzarrone saluta, com’è consuetudine, la fine dell’estate. É un saluto carico di gratitudine perché quel prodotto della nostra terra è il cuore dell’economia locale e distribuisce da secoli ricchezza e benessere a un vasto territorio.
“Si chiude con un bilancio più che positivo questa edizione del Festival dell’uva da tavola”. Sono le parole dell’Assessore alle Attività Agricole del Comune etneo, Nunzio Spataro. “É la manifestazione più attesa e importante che si svolge nel nostro comune e non era poi così scontato ottenere i successi che abbiamo ottenuto. La tenacia, la voglia di fare e, perché no, un pizzico di spregiudicatezza, hanno consentito alla nostra manifestazione di ottenere grandi risultati. Tanti i ringraziamenti. In primis all’Amministrazione comunale, alla Giunta del Sindaco Giannone, all’Associazione “Terra d’Ambra” della presidente, arch. Stefania Gurrieri”.

“Una manifestazione di tale portata – continua l’assessore – non sarebbe stata possibile senza la partecipazione delle aziende, cittadine e del circondario, senza gli sponsor, in primis “Abiomed” e senza – mi si consenta di dirlo – la generosità dei miei colleghi assessori, dei consiglieri comunali e del Sindaco che, oltre al sostegno in ambito organizzativo, non hanno esitato a partecipare financo economicamente, mettendoci del loro, per la buona riuscita delle iniziative”.

Tante le iniziative, appunto. Dal pregevole murales a cura di alcuni writers che, per il terzo anno consecutivo hanno trasformato dei muri bianchi in un colorato omaggio all’uva mazzarronese. E poi, le sculture artistiche d’uva, opera di artisti e giovani locali che grazie alla generosità degli operatori del settore, alla collaborazione del consorzio dell’uva da tavola I.g.p. di Mazzarrone, hanno montato le suggestive installazioni, grandemente ammirate dai visitatori. Una menzione particolare merita il Premio “Grappolo d’Oro”, anch’esso giunto alla decima edizione, che ha visto premiate personalità isolane che si sono distinte, con la loro attività, nel mondo, come il neurochirurgo dott. Ottavio Tomasi, originario di Mazzarrone, operante in varie parti d’Europa e negli Stati Uniti e il giovane palermitano, Roberto Lipari, vincitore della trasmissione di La7 “Eccezionale veramente”. Una sottolineatura particolare merita il premio alla memoria, assegnato quest’anno a Salvatore Di Stefano, uno dei pionieri dell’imprenditoria agricola locale. A fare da cornice, gli spettacoli comici e musicali con la partecipazione di artisti del calibro di Raf, di Sara Grimaldi, di Sasà Salvaggio, dell’Orchestra 900.
“Forse, l’edizione che si è appena conclusa sarà la mia ultima da assessore – conclude Nunzio Spataro – che traccia un bilancio di questi ultimi tre anni. Anni trascorsi non senza difficoltà, con una grande manifestazione da tenere in piedi in assenza di sovvenzioni pubbliche. Occorreva cuore, grinta, spirito d’iniziativa, fantasia. Tutto ciò che abbiamo messo”.