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Salemi: un borgo che conquista con il suo scrigno d’arte, storia e antiche tradizioni

di Patrizia Rubino, foto di Pro Loco Salemi 

Dal 2016 è uno dei borghi più belli d’Italia, ma Salemi piccolo centro in provincia di Trapani, con meno di 11.000 abitanti, continua a riscuotere consensi e attenzioni per le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche, per la sua storia e le sue tradizioni tanto che rappresenterà la Sicilia nel concorso “Borgo dei Borghi 2023”, promosso dalla trasmissione Kilimangiaro di Rai 3.

Situata al centro della valle del Belice, Salemi è una cittadina dalle origini antichissime, conserva le tipiche architetture medievali, con tracce importanti delle dominazioni arabe e fu gravemente danneggiata dal disastroso terremoto del 1968. «Nel tempo grazie a un’attenta ricostruzione e un accurato restauro – spiega Giuseppe Pecorella, presidente della Pro Loco di Salemi, da anni in prima linea nella promozione del territorio – il nostro centro storico con i suoi edifici, tutti realizzati con la caratteristica e pregiata pietra campanella, si presenta nel suo antico splendore ed è il nostro più suggestivo biglietto da visita».

Ed è proprio nel cuore del centro storico, nella splendida piazza Alicia, che svetta imponente il monumento simbolo di Salemi: il castello normanno-svevo fatto erigere da Federico II di Svevia nel XIII secolo, un’ eccezionale testimonianza dell’architettura medievale nel territorio.

Fu proprio in una delle sue torri che nel 1860 Garibaldi issò la bandiera tricolore, proclamando Salemi la prima capitale d’Italia; titolo che mantenne per un giorno. Oggi il castello è la suggestiva location di convegni, mostre e spettacoli. Proprio accanto al maniero si possono ammirare i resti di un altro edificio straordinario, il Duomo di San Nicola di Bari; dopo il terremoto sono rimasti l’abside, il campanile e le cappelle laterali.

Non molto distante dalla piazza c’è la chiesa barocca dei Gesuiti. Al suo interno sono conservate opere di grande pregio; il crocifisso dell’antica Matrice e un magnifico organo ligneo del 1700. L’ex Collegio dei Gesuiti, proprio accanto alla chiesa, è la sede del Polo Museale cittadino. «Si tratta di un complesso museale straordinario – sottolinea Pecorella – attraverso il quale è possibile ripercorrere la storia, l’arte e la cultura della nostra città e alla cui inaugurazione partecipò, nel 2010, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Salemi per l’anniversario dello Sbarco dei Mille». Nel grande museo c’è una sezione dedicata all’arte sacra, con opere salvate dalle chiese distrutte dal sisma, un’altra sezione è dedicata al Risorgimento, in onore del passaggio di Garibaldi nel 1860; oltre a documenti e testimonianze, contiene una collezione di sciabole, fucili, baionette del periodo. Vi è poi una sezione archeologica con i reperti degli scavi di San Miceli, Monte Polizo e di Mokarta, quest’ultimo sito è una delle più importanti testimonianze di epoca preistorica in Sicilia. C’è anche l’area espositiva denominata Museo della Mafia e Officina della Legalità, dove si racconta il fenomeno mafioso attraverso giornali, opere letterarie, cinematografiche e televisive.

Nell’Ecomuseo del Grano e del Pane, sezione inaugurata nel 2019, si celebrano tradizioni ed eccellenze artigianali legate al pane con foto, video e installazioni artistiche di pane. «Salemi ha un legame antichissimo con il pane – spiega Giuseppe Pecorella – che da tempo immemorabile si rinnova ogni 19 marzo con il rito delle “Cene” di San Giuseppe. La tradizione vuole che per ricambiare una grazia ricevuta, si organizzi una cena alla quale vengono invitati 3 bambini, i santi, che rappresentano la sacra famiglia e per i quali si preparano 101 pietanze che ovviamente saranno condivise. Ma il protagonista della festa – aggiunge – è il pane, infatti, per tutto il mese precedente si lavora alla realizzazione di forme artistiche di pane che andranno ad adornare gli altari delle varie “cene”, allestiti nelle case e lungo le stradine del paese. Un’occasione che tra fede e tradizione coinvolge da sempre tutta la nostra comunità».

Etna: un universo da scoprire in ogni stagione

di Patrizia Rubino, foto di Elia Finocchiaro

Rappresenta uno dei più formidabili ed emblematici fenomeni naturali del pianeta, esempio straordinario dei processi geologici continui, vulcano iconico e laboratorio al centro del Mediterraneo. Sono queste alcune delle motivazioni per le quali l’Unesco, nel 2013, ha proclamato l’Etna Patrimonio dell’Umanità. La “montagna”, come viene familiarmente definito dalle popolazioni che vivono alle sue pendici, è un vulcano delle meraviglie che svetta maestoso, nella sponda orientale della Sicilia visibile dalla terra e dal mare, con una storia che ha inizio oltre mezzo milione di anni fa e la cui attività è documentata da almeno 2700 anni.

Oltre a essere il vulcano più alto d’Europa è certamente tra i più attivi al mondo e data la quasi incessante attività, effusiva ed esplosiva, la sua altezza e morfologia mutano frequentemente; attualmente è alto 3357 ed ha un’ampiezza di circa 1190 kilometri quadrati. Nella sua area sommitale ci sono quattro crateri sempre attivi: cratere di sud-est, cratere di nord-est, Bocca Nuova e Voragine, che formano il cratere centrale. Lungo i fianchi si contano circa 300 crateri spenti, un altro record dell’Etna che è il vulcano con più bocche laterali al mondo. Da sempre è una delle mete della Sicilia favorite da turisti provenienti da tutto il mondo, che spinti per lo perlopiù dal desiderio di assistere alla sua spettacolare attività eruttiva, una volta giunti dinanzi alla sua magnificenza restano letteralmente estasiati per l’assoluta originalità dell’ambiente naturale circostante e per i suoi paesaggi mozzafiato, tanto da affermare che è un luogo da vedere almeno una volta nella vita.

«Il suo fascino – ribadisce Elia Finocchiaro, esperto e appassionato guida ambientale escursionistica di Etna Est, agenzia specializzata in escursioni sull’Etna – non si esaurisce nella seppur straordinaria ed emozionante visione delle fontane e colate di lava, ma è un universo tutto da scoprire con i suoi accecanti contrasti, neve e fuoco, sciara e terra fertile, roccia arida e boschi dalle mille sfumature. Qui c’è sempre vita, dopo la distruzione la natura torna a riprendere il suo spazio e ci presenta nuovi scorci e orizzonti straordinari. Anche per chi come me conosce questo vulcano sin da piccolissimo, l’Etna non finisce mai di sorprendere e stupire, con i suoi angoli inesplorati ed è sempre una grande emozione raccontarla».

La straordinarietà di questo vulcano sta anche nel fatto che pur essendo sempre attivo è facilmente raggiungibile, si concede a visite con la funivia, dalla quale si assiste a uno scenario di incomparabile bellezza sospeso sul mare o con escursioni in auto o a piedi, per le quali è sempre consigliabile affidarsi a guide esperte, in grado di indicare in sicurezza, spettacoli unici e sempre diversi; campi lavici dall’aspetto lunare, crateri spenti, grotte, la meravigliosa ed immensa Valle del Bove, con pareti che arrivano a toccare anche i 1000 metri e ovviamente i crateri attivi, che tutti ambiscono a vedere – ma spesso sono sottoposti a restrizioni – perché caratterizzano la montagna come un vulcano.

Nei mesi più freddi, da dicembre a febbraio il vulcano si trasforma in una meravigliosa montagna imbiancata dalla neve che si staglia sulla roccia nera e diventa meta degli appassionati di sport invernali grazie alla presenza delle stazioni sciistiche.

Ma è bene ricordare che l’Etna resta comunque un sorvegliato speciale, a cura dell’Osservatorio Etneo, la sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia, che lo monitora e sorveglia 24 ore su 24 a supporto della Protezione Civile. «Attraverso il nostro lavoro – afferma Elia Finocchiaro – riusciamo a far vivere emozioni uniche, con senso di responsabilità e avvalendoci della collaborazione di geologi e vulcanologi e di tutte le tecnologie disponibili per lavorare nella massima sicurezza. Quando ci si trova al cospetto del vulcano occorre rispetto e cautela. È sì un gigante buono, ma è vivo, palpitante e pur sempre imponderabile».

Pozzillo e Stazzo

I borghi marinari: Pozzillo e Stazzo

di Merelinda Staita, Foto di Giuseppe Barbagallo, Luciano Calabretta, Claudio Longo

La Sicilia possiede territori meravigliosi da esplorare in ogni stagione dell’anno. L’isola è ricca di spiagge stupende, in particolare lungo il litorale della costa orientale sicula si trova la Timpa, stupenda Riserva Naturale Orientata. Un’area naturale protetta, situata nel comune di Acireale, in provincia di Catania. Un promontorio di circa 80 metri di altezza al cui interno sono presenti borghi marinari tra cui Pozzillo e Stazzo. Due luoghi incantevoli e ricchi di paesaggi mozzafiato, dove emerge tutta la sicilianità che caratterizza la costa ionica. Acque limpide e cristalline, tante scogliere, il blu del mare che circonda ogni caletta e sullo sfondo la macchia mediterranea.

borghi marinari

Pozzillo

Il borgo è davvero affascinante e sembra disegnato con cura sulla tela da un pittore. Il toponimo proviene dal siciliano “pizziddu”, che vuol dire “piccola punta” o “piccolo capo sul mare”.

Il primo insediamento è avvenuto attorno ad una chiesa del 1500 che poi è stata demolita negli anni Settanta.

Si può ammirare lo splendore di Pozzillo anche passeggiando lungo il porticciolo, mentre il tempo sembra essersi fermato. Inoltre, il piccolo porto peschereccio di Pozzillo si trova distante dalle zone più frequentate dai turisti.

La rivista inglese The Guardian ha annoverato Pozzillo tra le mete più belle della costa acese.

pozzillo

Pozzillo è diventata celebre grazie alla sua sorgente di acqua minerale. La sua fortuna deriva dal possedere un territorio di origine vulcanica e dalla presenza di considerevoli falde acquifere che danno vita a sorgenti termali e minerali. La società Acquapozzillo è stata molto apprezzata dal re Ferdinando I di Bulgaria che ebbe modo di bere l’acqua durante la sua permanenza in Sicilia. Nel 2000 l’azienda passò al settore pubblico e l’acqua, a causa di diverse difficoltà, non venne più messa in commercio. Oggi, lo stabilimento è andato quasi perduto ed è difficile ricominciare a commercializzare l’acqua.

I registi hanno scelto Pozzillo come set cinematografico per i loro film. Basti pensare a “Un bellissimo novembre” di Mauro Bolognini oppure a “La prima notte del Dottor Danieli, industriale, col complesso del… giocattolo” di Giovanni Grimaldi.

La pesca è una risorsa importante e lo dimostrano le sagre del pesce spada e del polpo. Inoltre, il patrimonio gastronomico gode di una specialità da gustare assolutamente: le olive verdi schiacciate e conservate in salamoia, ottime come companatico.

 

 

Stazzo

Il borgo marinaro di Stazzo si presenta come un ristoro per il corpo e per l’anima di ogni visitatore. Il toponimo proviene dalla parola latina statio e si riferisce al luogo in cui stazionavano le navi. Bisogna anche evidenziare che nel dialetto siciliano il termine stazzuni si riferisce al forno in cui si cuociono i mattoni. In effetti, vi sono dei forni all’interno del borgo ed è probabile quindi che il nome derivi proprio da questi.

In passato si è pensato che la scogliera di Stazzo fosse identificabile con l’eruzione del 1329, ma in realtà si tratta di lave del’ XI secolo.

Infatti, tra il 1030 e il 1060 prese forma il cono eruttivo conosciuto come Monte Ilice. La lava arrivò dove oggi sorge Stazzo, modellando delle vere sculture rocciose e su queste si sporge il paese con il suo molo.

stazzo

È stata dimostrata la presenza di un’osteria e di alcune case, a partire dal XVI secolo, ed era denominata Cala dello Stazzo. La struttura attuale del paese risale al XIX secolo.

Il porto è stato denominato U scalu ed è possibile trovare un altro porticciolo detto Unna (per la sua forma a bacino).

Stazzo ha una spiaggia formata da sassi e si trova vicino al molo ed è frequentata da famiglie con bambini.

La costa è abbastanza diversificata grazie alla presenza di calette, baie e scogli a strapiombo su cui vengono costruite in estate alcune piattaforme per i bagnanti.

La parte più scoscesa è la cosiddetta Costa delle Cale che funge da collegamento con il borgo di Pozzillo.

 

Insomma, Pozzillo e Stazzo meritano di essere valorizzati per la loro bellezza naturale e incontaminata.

Presentazione Augustus – il videogame dedicato alla promozione dei beni culturali siciliani

Progetto Augustus, lunedì 27 giugno all’Università di Palermo la presentazione del videogame immersivo dedicato alla promozione dei beni culturali siciliani

Per prenotare la partecipazione al playshow occorre compilare, entro il prossimo 23 giugno, il format disponibile nel sito dedicato

 

Palermo – Un’intera giornata per conoscere e provare “Augustus”, il serious game ambientato in quattro importanti siti archeologici siciliani. Lunedì 27 giugno, alle 9 presso l’aula informatica della facoltà di Economia, avrà luogo la conferenza di presentazione del progetto, con una tavola rotonda alla quale prenderanno parte i personaggi più noti del settore videoludico regionale e nazionale come Daniele Ferdani, Fabio Viola, Andrea Dresseno, Maurizio Amoroso, Marco Vigelini, Davide Leone, con la moderazione di Ludovico Solima ed Elisa Bonacini. 

Nel pomeriggio, dalle ore 15, gli appassionati potranno cimentarsi nelle sessioni di playshow dedicate al videogioco. Sarà necessario risolvere quiz, enigmi e misteri, ed esplora i siti turistici siciliani per trovare reperti perduti e aiutare l’imperatore “Augustus” a ricostruire la sua Camera Mirabilia “In contemporanea con il playshow live, la twitcher Quelaag92 trasmetterà sul suo canale in streaming una sessione di gioco di AUGuSTUS a partire dalle ore 18.00″. AUGuSTUS Game è un progetto finanziato con i fondi POFESR Azione 1.1.5, realizzato in partnernariato da ETT Spa, Red Raion, Università degli Studi di Palermo – Dipartimento DSEAS, ISPC-CNR e Admeridiem.

 

https://youtu.be/eFu-l_QdINQ

Alla scoperta di Centuripe

di Patrizia Rubino, foto aerea di Pio Peri

 

È una piccola antichissima meraviglia incastonata nell’entroterra siciliano in provincia di Enna: Centuripe, cittadina tutta da scoprire, è situata su un territorio collinare attraversato da tre fiumi: Salso, Simeto e Dittaino. La suggestiva immagine della sua sagoma vista dall’alto raffigurante una stella marina o anche un uomo disteso ha fatto il giro del mondo, ma ben più rilevante è il fatto che custodisce uno dei patrimoni archeologici più importanti della Sicilia. Fu fondata dai Siculi intorno all’VIII secolo a.C., ma nel territorio ci sono segni d’insediamenti umani, risalenti al Neolitico e all’Età del bronzo. Sulle pareti di una grotta, detta Riparo Cassataro, a ridosso del Simeto, sono presenti, infatti, graffiti in ocra rossa raffiguranti uomini e animali, databili a più di 5000 anni fa.

Il periodo di maggior splendore di Centuripe fu raggiunto sotto il domino romano tra il III e il I secolo a.C., notevole la produzione di statuette in argilla e di vasi policromi, i celeberrimi “vasi centuripini”, opere preziose presenti nei maggiori musei del mondo come il Louvre, il British Museam, il Metropolitan Museum di New York. Mentre i resti archeologici più importanti risalgono all’Età imperiale, tra il I e il III secolo d.c.; i due edifici funerari Castello di Corradino e Dogana, gli edifici termali “Acqua Amara” e “Bagni”, gli Augustales, un complesso architettonico in cui veniva celebrato il culto di Augusto, per citarne alcuni.

«Centuripe è la terza città, dopo Catania e Taormina, con importanti resti dell’architettura romana in Sicilia, segno di un rapporto di grande vicinanza con Roma». A spiegarlo è il primo cittadino Salvatore La Spina, appassionato storico dell’arte, fortemente impegnato per il rilancio e la giusta valorizzazione di un territorio che ha attraversato la storia dei secoli. Si deve anche alla sua determinazione il rientro, dallo scorso anno, di un prezioso busto marmoreo di Augusto, ritrovato alla fine degli anni Trenta a Centuripe, e allocato al Museo Paolo Orsi di Siracusa, insieme ad altre due teste in marmo, Druso Minore e Germanico. «Ѐ molto importante – afferma La Spina – che queste opere siano ritornate nel luogo in cui sono state rinvenute, in quanto rappresentano una testimonianza importante della grandezza della nostra città nell’antichità, per la nostra comunità e per un’offerta culturale che possa sempre più incentivare lo sviluppo turistico».

Le opere dallo scorso agosto sono esposte al Museo Archeologico Regionale di Centuripe, che custodisce notevoli reperti dall’Età neolitica all’epoca tardo imperiale. Ma questo piccolo borgo, oltre che per la sua ricchezza storica e artistica, incanta anche per le sue straordinarie bellezze paesaggistiche, è definito, infatti, “balcone di Sicilia” per i suoi panorami mozzafiato dai quali si può ammirare tutta la Sicilia orientale; dai Nebrodi all’Etna maestosa, ai monti Erei sino a Siracusa. Particolarmente suggestiva l’area dei Calanchi del Cannizzola, nella valle del Simeto. Una distesa di valli e di dune argillose color ocra che suscita stupore per la particolare conformazione e per la vista spettacolare che offre da ogni angolazione. Un luogo unico e misterioso che nel 1966 fu scelto per alcune scene del film kolossal “La Bibbia” e che continua ad essere una location di grande appeal per film, spot e video musicali.

Di recente su una terrazza panoramica dei Calanchi è stata installata la “Big Bench” una gigantesca panchina rosa e blu, per ammirare lo splendido paesaggio da una prospettiva diversa. Un’iniziativa no-profit avviata dall’architetto americano Chris Bangle circa dieci anni fa in Piemonte. In Italia ci sono oltre duecento grandi panchine collocate in luoghi dai paesaggi incantevoli. «Questa meravigliosa panchina panoramica, oltre ad essere una grande attrazione – conclude il sindaco – sarà anche una sorta di sentinella sul territorio, contro atti d’inciviltà e d’incuria che nonostante la preziosità di questi luoghi siamo ancora costretti a contrastare».

 

La zipline di San Mauro Castelverde: 90 secondi di autentica emozione

di Giulia Monaco, foto di Giovanni Nicolosi

“Torno già a volare le distese azzurre e le verdi terre, le discese ardite e le risalite, su nel cielo aperto”. Mogol e Battisti parlavano di stati d’animo, ma se vi dicessi che in Sicilia esiste un posto in cui è possibile trasformare queste metafore in realtà?

Si trova a San Mauro Castelverde, tra le valli del Parco delle Madonie, un sito geopark Patrimonio Unesco. Qui due anni fa è nata la zipline più a sud d’Europa, tra le più moderne e all’avanguardia. Si tratta dell’unica zipline in Italia a quasi 1000 metri sul livello del mare. E ce lo raccontano gli scenari unici e i panorami mozzafiato di cui si può godere lanciandosi dal pianoro sito nei pressi del Convento dei Benedettini.


La discesa è lunga 1600 metri, con un dislivello di 260 metri tra il punto di partenza e quello di arrivo. È un tuffo selvaggio verso il mar Tirreno, tra i boschi delle Madonie e quelli dei Nebrodi: ci si libra tra querce, ulivi secolari e lecci; si svetta sulla vallata di Pollina, unico sito al mondo in cui si estrae la manna dal frassino; e durante il volo, scrutando il mare, si vedono le isole Eolie, e persino l’isola di Ustica quando il cielo è terso.

Con la modalità di lancio a “volo d’angelo” si vola in discesa libera sospesi a 170 metri d’altezza su una teleferica d’acciaio, a braccia spalancate, raggiungendo i 130 chilometri orari di velocità: un minuto e mezzo di pura adrenalina.
Oppure, per i più pavidi, c’ è la modalità “seggiolino”, che viaggia più lentamente (va a 90 chilometri orari e impiega due minuti). Grazie a un particolare sistema di sicurezza e una speciale imbracatura, inoltre, anche i diversamente abili possono provare l’ebbrezza del volo adrenalinico a picco sulle vallate.

 

«Si tratta di un’esperienza catartica, proprio come la intendeva Aristotele: trasformazione delle emozioni, cura, elevazione – racconta l’amministratore unico Giovanni Nicolosi – dopo la paura che si prova nella fase di lancio, quando la velocità è sostenuta e ci si misura per la prima volta con il senso di vuoto e di profondità, a un certo punto grazie a un particolare sistema di frenaggio il volo rallenta, e si ha la possibilità di rilassarsi, godersi il viaggio, ammirare il panorama. Ci si carica di coraggio. E una volta atterrati, si avrà voglia di rifarlo ancora».

Non è un caso che Giovanni citi Aristotele: a 18 anni ha deciso di allontanarsi dalla Sicilia e andare a studiare a Bologna. Lì si è laureato al Dams e in Discipline semiotiche, e può pregiarsi di aver avuto il maestro Umberto Eco tra i suoi insegnanti di comunicazione. Questo background gli ha donato sguardo visionario, senso estetico e capacità critica, doti che gli sono state indispensabili quando ha deciso di tornare nella sua terra e creare qualcosa di nuovo e unico.

«Non è stato facile, ho passato anni di tentativi vani e frustrazioni. Ci è voluta molta forza di volontà, ma anche studio e formazione».

Oggi Giovanni è presidente di “Madonie Outdoor”, che si occupa di turismo naturalistico ed ecosostenibile; organizza escursioni in gommone alle Gole di Tiberio – piccolo canyon naturale riconosciuto dall’ Unesco; è una guida ambientale escursionistica, una guida rafting e un istruttore di nordic walking.

E nel 2020 la grande svolta con la zipline più moderna d’Europa, il vero polo attrattivo del borgo, che da quando è stata inaugurata richiama migliaia di visitatori internazionali.

La zipline è fruibile da aprile a novembre, ma si prevedono anche aperture on demand nel resto dell’anno (condizioni metereologiche permettendo). Alla stazione di arrivo, inoltre, è possibile visitare un ecomuseo open air che narra le antiche pratiche contadine di San Mauro Castelverde: c’è una carbonaia, una fornace per mostrare dal vivo come si faceva il formaggio, un antico pagliaio.

Reduci da un tuffo nell’immenso, insomma, ci si concede anche un tuffo nel passato.

 

Pierfilippo Spoto e il turismo esperienziale

di Samuel Tasca   Foto di Pierfilippo Spoto

Quando si viene in vacanza in Sicilia è facile pensare subito al mare, ai tanti panorami balneari o alle meravigliose città barocche. Ma la Sicilia ha anche un altro volto, fatto di persone che vivono nei paesi più interni, di bambini che giocano per strada e di robbi stinnuti ai balconi.

Lo sa bene Pierfilippo Spoto, che nella sua vita ha scelto di dedicarsi alla riscoperta dei suoi luoghi nativi: i Sicani. Si tratta della catena montuosa che si trova tra le provincie di Agrigento, Trapani e Palermo, completamente racchiusa nell’ entroterra, ma nella quale, da vent’anni, Pierfilippo accompagna visitatori da tutto il mondo che vanno alla ricerca di un’ esperienza autentica per ciò che oggi viene definito, infatti, turismo esperienziale.

Cosa significa per te turismo esperienziale?
«Quando ho iniziato vent’anni fa, veniva ancora chiamato “turismo relazionale”. Allora si trattò di una richiesta che arrivava direttamente dagli ospiti: oltre a incontrare gli abitanti di questi borghi, i visitatori volevano di più. Praticamente si passò da offrirgli il pane cunzato a prepararlo insieme alle persone del luogo».

Come è evoluto questo turismo al giorno d’oggi?
«Oggi l’idea è già cambiata: la richiesta, adesso, è quella di trascorrere delle giornate assieme ai locals, facendo attività tra le più disparate, dal raccogliere le olive, al preparare i cavatelli fatti in casa, o semplicemente restare seduti in loro compagnia su una panchina».

Cos’ è che attira dei borghi?
«I borghi diventano il perfetto palcoscenico per questo genere di esperienza, perché l’ospite normalmente arriva da contesti completamente diversi: si tratta di persone che provengono da ambienti nei quali il tempo è importantissimo e indispensabile. Qui si ritrova catapultato in un luogo in cui, invece, il tempo non esiste e dove la stessa signora che prepara il pane si accorge che la giornata è finita, non perché sia arrivato l’orario di chiusura, ma picchì nun veni nuddu chiù, o dove le persone capiscono che è arrivato mezzogiorno perché suonano le campane della chiesa.
Chi sceglie di venire nei borghi molto probabilmente è già andato al di là del normale turismo. L’americano che arriva in Sicilia, nella maggior parte dei casi, ha già visto Roma o Firenze o Venezia, e quando arriva qui lo fa anche per guardare oltre e cercare delle tappe spesso non convenzionali che però segnano l’esperienza di questi viaggiatori».

Cosa porta i turisti a voler scoprire il territorio dei Sicani?
Quando abbiamo iniziato a promuovere questo territorio abbiamo capito che non avrebbe avuto senso concentrare i nostri sforzi sulle scoperte archeologiche, saremmo stati secondi a tanti altri luoghi. Abbiamo scelto di puntare non tanto sul “dove”, quanto sul “con chi”, sviluppando un turismo d’incontri».

Cosa ti piace di più del tuo mestiere?
«È un lavoro che mi ha reso un uomo libero; che mi ha permesso di esprimermi e di poter dire tutto quello che avevo in mente. Ancora oggi mi permette di pensare che ci sono margini di scoperta enormi. Vivo queste giornate prima di tutto per me stesso, poi le condivido ovviamente con i miei ospiti perché la mia è più una condivisione che una guida».

Cosa si potrebbe fare per incentivare la promozione di questi luoghi?
«Sicuramente oggi bisognerebbe portare avanti una consapevolezza dei luoghi nei quali si vive e nei quali si è cresciuti. Forse bisognerebbe andar via per poi rientrarci con gli stessi occhi dei nostri visitatori. Io dopo tanti anni ho riscoperto una Sicilia che non conoscevo attraverso le fotografie dei miei ospiti».

Alcuni dei comuni che appartengono al territorio sicano sono Sant’Angelo Muxaro, San Biagio Platani, Contessa Entellina, Palazzo Adriano, Prizzi, Bivona, Santo Stefano Quisquina… e l’ormai noto Teatro di Andromeda, che sicuramente ha contribuito, con il suo essere “instagrammabile”, ad arricchire la notorietà di quest’area.

 

Locandina Isnello Bit

Madonie in BIT. Comune di Isnello e Madonie Travel Service presenti alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano

 

Dal 10 al 12 aprile p.v. il Comune di Isnello, insieme a Madonie Travel Service e altre realtà del comprensorio madonita, sarà presente alla BIT – Borsa Internazionale del Turismo di Milano, presso il Padiglione 3 stand G 09 di Madonie Travel Service presso Fiera Milano City.

Madonie Travel Service MTS è una DMC – tour operator che opera nel territorio del Parco Regionale delle Madonie con sede a Petralia Sottana, puntando alla promozione integrata delle Madonie come motore per consentire all’intero territorio di collocarsi stabilmente nel panorama turistico internazionale.

L’idea è nata immaginando un luogo fisico in cui si potessero raccontare insieme i comuni, le realtà ricettive, il Parco, le numerose attività che il territorio offre ai viaggiatori.

Insieme esporranno i comuni di Isnello, Gangi, Petralia Soprana e Petralia Sottana. Partner dell’iniziativa sarà anche l’agenzia di organizzazione di eventi “Fam Eventi”.

Una iniziativa alla quale abbiamo voluto aderire, supportando l’impegno per il territorio di una realtà imprenditoriale giovane e dinamica che mira a fare rete con tutti i principali operatori turistici delle Madonie. – dichiara il Sindaco di Isnello, Marcello Catanzaro – Sono orgoglioso del fatto che il Comune di Isnello, per la prima volta, possa presentare la sua vasta offerta all’interno di un contesto internazionale così prestigioso. Isnello merita di farsi conoscere nel mondo per la sua Natura, la sua vocazione scientifica, il patrimonio storico-artistico presente, le tradizioni uniche, i sapori e l’artigianato di pregio che la caratterizzano e rappresentano. Occorre fare sistema perché Isnello e tutte le Madonie hanno la Sicilia intorno.

Locandina Isnello Bit

Il Progetto Madonie in Bit prevede anche un convegno promozionale del territorio dal titolo: “Le Madonie: viaggio in una Sicilia inedita” , che si svolgerà ad apertura della BIT, il giorno 10 aprile alle ore 10, presso il padiglione 4 sala CORAL 4.

Attraverso immagini e contribuiti video, verrà raccontata una Sicilia poco conosciuta in grado di sorprendere ogni visitatore con il suo patrimonio millenario di storia, cultura arte e artigianato. Un viaggio virtuale all’interno dei borghi, del Parco delle Madonie UNESCO Global Geopark e delle tradizioni centenarie legate alla cultura e alle tradizioni popolari delle comunità che vivono in questo territorio.

Interverranno: Francesco Ippolito Destination Manager, Dott. Angelo Merlino Presidente del Parco delle Madonie, Giovanna Gebbia esperta di turismo relazionale, Avv. Marcello Catanzaro Sindaco di Isnello, Dott. Francesco Migliazzo Sindaco di Gangi, Prof. Leonardo Iuri Neglia Sindaco di Petralia Sottana. Il convegno sarà moderato da Maria Pia Scancarello, una delle titolari della  Fam Eventi.

 

Le attività delle giornate in Fiera verranno documentate sui canali social di MTS e See Isnello. Durante la Fiera verranno portate avanti iniziative di promozione turistica verso i buyer presenti e tutti i visitatori che faranno sosta allo stand dedicato alle Madonie.

scena film di sicilia film commission

Con Sicilia Film Commission il cinema come formidabile vetrina del territorio.

 

Di Patrizia Rubino  Foto Sicilia Film Commission

La Sicilia è sempre stata fonte d’ispirazione per il cinema, ma oggi ancora di più i suoi luoghi, dallo straordinario richiamo artistico e paesaggistico, attirano l’interesse delle produzioni cinematografiche e televisive nazionali ed internazionali. Il che comporta una ricaduta positiva sia in termini di promozione del territorio, sia per l’accrescersi di un fenomeno che potrebbe rappresentare uno dei motori trainanti dell’ economia siciliana. Parliamo del “cine turismo”, vale a dire quel particolare tipo di turismo che spinge a visitare i luoghi che hanno ospitato set di film o serie tv di grande successo. Paradigmatico il caso della serie tv  “Il Commissario Montalbano” che ha fatto registrare un notevolissimo afflusso di turisti non solo nei luoghi set della fiction ma in tutta l’isola. In questo connubio virtuoso tra cinema e Sicilia svolge un ruolo di primo piano “Sicilia Film Commission”, ufficio istituito nel 2007 nell’ambito dell’assessorato regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo, attualmente guidato da Manlio Messina, la cui mission è proprio quella d’incentivare la scelta sulla Sicilia come luogo d’elezione per film, serie tv, cortometraggi, documentari, web series.

nicola tarantino

 

«Per attrarre le produzioni cinematografiche e televisive sul nostro territorio – spiega Nicola Tarantino, direttore di Sicilia Film Commission – ogni anno è previsto un bando pubblico che prevede un contributo economico per la  realizzazione di film, serie tv o documentari. Il finanziamento – precisa – sarà concesso sulla base di criteri ben definiti; come per esempio la percentuale del girato in Sicilia, l’impiego di professionalità artistiche e tecniche locali o che abbiano origini siciliane, l’attenzione per il contesto storico e artistico siciliano. Oltre a ciò, forniamo consulenza ed un importante supporto organizzativo alle produzioni per facilitare il loro lavoro sul territorio».

Per il 2021 sono state 45 le produzioni che hanno ottenuto un finanziamento; 13 tra film e serie tv,  28 documentari e 4 cortometraggi, per un ammontare complessivo di 3 milioni e 400 mila euro. «La qualità delle opere che accedono ai nostri contributi e che abbiamo seguito durante la lavorazione – sottolinea Tarantino – è veramente molto elevata. Siamo particolarmente orgogliosi che il film “Leonora addio” di Paolo Taviani, finanziato nel 2019 e girato interamente in Sicilia, abbia ricevuto il prestigioso premio della stampa internazionale all’ultimo Festival del Cinema di Berlino. Abbiamo grandi aspettative – aggiunge Tarantino – anche per il film “Fortress”, cofinanziato nel 2021. Un adattamento cinematografico del romanzo di Buzzati “Il deserto dei Tartari” con la straordinaria Geraldine Chaplin. Inizialmente il film doveva essere girato in Armenia, poi invece abbiamo convinto la produzione con le Madonie, l’Etna, Centuripe, la diga di Blufi e i loro straordinari paesaggi».

sicilia film commission

Sicilia Film Commission sostiene anche il Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia, che ospita il corso di documentario storico, artistico e docufiction, attraverso bandi riservati alla produzione di cortometraggi sperimentali e web-series. «Per importanza è la seconda scuola italiana di documentario – afferma Tarantino – frequentata da studenti provenienti da ogni parte del mondo».

Film, documentari ma anche la fotografia può essere un formidabile strumento di promozione della Sicilia. “Sicily, women and cinema” è la mostra fotografica, curata dal fotografo di moda Moja,  dedicata ai personaggi femminili di alcuni film cult girati in Sicilia.

«In 12 scatti d’autore – spiega Tarantino – la rivisitazione in chiave moderna delle protagoniste di capolavori come “Il Gattopardo” di Visconti, “L’avventura” di Antonioni, o “Malena” di Tornatore e un’ulteriore occasione per mostrare i luoghi straordinari dell’isola, che hanno fatto da scenario a queste pellicole senza tempo”. La mostra sarà inaugurata alla prossima edizione del Festival di Cannes, in seguito sarà in tournée in Europa e farà tappa anche a Palermo».

 

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Piatti e cibi siciliani da Oscar


di Alessia Giaquinta

Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico”,

Andrea Camilleri ne “Gli Arancini di Montalbano”.

La raccolta di racconti, trasposta poi in buona parte sul piccolo schermo nelle serie tv “Il Commissario Montalbano” e “Il Giovane Montalbano”, prende il titolo dal piatto forte di Adelina, la cammarera del Commissario, che in procinto del Capodanno lo delizia con uno dei suoi piatti forti: gli arancini, appunto.

commissario montalbano
L’ espressione di estatica goduria assunta dal protagonista sin dal primo morso dato all’arancino è ben nota a coloro che conoscono il gustosissimo sapore di questo cibo tradizionale a cui è veramente difficile resistere. Ed è proprio così che i profumi e i sapori della cucina siciliana hanno raggiunto il vasto pubblico televisivo e cinematografico: attraverso le pellicole, le dettagliate inquadrature, le espressioni estasiate dei personaggi che ne hanno fomentato la curiosità e l’ interesse.

Come non ricordare, a tal proposito, il maestoso timballo di maccheroni, protagonista della tavola nel celebre film di Luchino Visconti “Il Gattopardo”, o ancora le ricche tavolate imbandite con cura dove non mancano mai il vino, i maccheroni al sugo e altre prelibatezze, del film “Il Padrino” di Francis Ford Coppola.

È qui che si coglie l’ essenza della Sicilia: i piatti ricchi, abbondanti e assai conditi, proposti per ogni occasione (dai pasti quotidiani alle cerimonie, alle veglie funebri) raccontano la prosperità di una terra che ha inglobato nei cibi la vasta e variegata storia di dominazioni e scambi culturali che è al centro della sua storia e che è il cuore della sua identità.

Anche nel film “Quei bravi ragazzi” di Martin Scorsese, i protagonisti siciliani fanno della tavola un vero e proprio rito da onorare nel migliore dei modi, e così spaghetti, pane fresco, salumi, conserve, formaggi e persino aragoste arricchiscono i pranzi dei personaggi, finanche in carcere.

Una scena cult del film “Il Padrino” insegna che, qualsiasi cosa accada, non bisogna mai dimenticare i cannoli. È sempre in questo capolavoro cinematografico degli anni ‘70, che il personaggio Peter Clemenza consiglia a Rocco (che ha appena ucciso Pauline): “Lascia la pistola, prendi i cannoli”.

cannolo

E tornando al Commissario più amato d’Italia, nell’episodio “Il Campo del vasaio” assistiamo alla scena, a tratti buffa, dell’irrefrenabile golosità di Montalbano innanzi ad un vassoio di cannoli: mentre attende l’arrivo del dottor Pasquanò, infatti, scorge sulla scrivania un tabbarè (vassoio, ndr) con i tipici dolci alla ricotta e non resiste alla tentazione di mangiarne uno. Così come la pasta ‘ncasciata, uno dei piatti preferiti del Commissario, un particolare tipo di pasta al forno che però viene cotta direttamente nella pentola, tipica del territorio messinese.

È anche in questo modo che la tradizione di una terra si manifesta, si rinvigorisce e si perpetua, oltre a legarsi ancor più al territorio di cui è essa stessa espressione. Sono tantissimi i turisti che raggiungono la Sicilia per assaggiare gli arancini di Montalbano, i cannoli tradizionali, la pasta ‘ncasciata o semplicemente per essere protagonisti dell’abbondanza delle tavolate siciliane.

La televisione, il cinema e la comunicazione audiovisiva possono considerarsi una spinta motivazionale per i viaggiatori. È mediante queste che un territorio può uscire dall’isolamento turistico e farsi apprezzare non solo per le sue bellezze paesaggistiche e peculiarità architettoniche ma anche per i suoi cibi e i suoi prodotti tipici.

Serve allora potenziare sempre più, e sempre meglio, questo legame che – se incorrotto da stereotipi e banali cliché – può considerarsi una delle migliori strategie di marketing per la promozione della nostra terra.