Tag Archivio per: Teatro

il sogno di un pierrot

Grande successo al Teatro Alfeo per la stagione ragazzi

Siracusa, 6 novembre 2022 – Grande successo, al Teatro Alfeo di Siracusa, per la prima, innovativa stagione di Teatro per ragazzi, ideata dal direttore artistico dell’associazione “La Compagnia dei Pupari Vaccaro-Mauceri”, Alfredo Mauceri, pioniere e veterano del teatro siracusano. Tre spettacoli andati in scena, tre tematiche e tre autori differenti hanno caratterizzato questa prima edizione che ha visto il tutto esaurito quasi ad ogni replica, quattro per ogni titolo in programma.

Ad aprire la rassegna è stata “I vestiti nuovi dell’Imperatore”, fiaba tratta dal capolavoro di Andersen, che ha ricordato a grandi e piccini quanto possa rivelarsi scomodo indossare l’unico abito in grado di metterci a nudo: la verità. Alla corte dell’imperatore, vanitoso e pieno di sé, giunge un imbroglione, che lo convince di poter realizzare per lui splendidi abiti con uno speciale tessuto invisibile agli sciocchi. Pur di non farsi additare come tale, l’imperatore fingerà di adorare i suoi nuovi abiti e lo stesso faranno i suoi cortigiani…

Poi è stata la volta di un testo scritto a quattro mani da Alfredo Mauceri e Arianna Vinci, ispirato dal soggetto originale omonimo del compianto puparo Alfredo Vaccaro, “Il sogno di un Pierrot”, una favola magica fatta di sogno e realtà. Il figlio di una coppia di acrobati da circo si perde in una foresta incantata dove sogni e incubi prendono vita. Un viaggio dall’oscurità verso la luce alla scoperta di quanto valga il valore di una famiglia. Lo spettacolo ha commosso grandi e piccini.

il sogno di un pierrot

Ha chiuso la rassegna la favola di “Ranocchino” tratta dalle opere del conterraneo Luigi Capuana. La storia parla di una famiglia costretta alla fame e del sacrificio di un bambino di nome Beppe e di come una strega ribalti totalmente la sua vita, trasformandolo in una creatura misteriosa, amata da tutto il popolo, fin quando una principessa non decide di tenerlo tutto per sé. Una storia apparentemente triste ma ricca di humor e… incantesimi.

Soddisfatto Alfredo Mauceri, che dichiara: «Sono davvero felice della risposta degli spettatori, sia grandi sia piccini, tanto che stiamo già lavorando alla prossima stagione. Un plauso a tutta la compagnia dell’Alfeo: Arianna VinciSalvo CantoSara Cilea e Massimo Tuccitto. Ognuno di loro ha dato vita, con anima, corpo e voce, ai tanti personaggi che hanno popolato le tre storie».

Non è mancata la commistione con il teatro di figura tramite la realizzazione di pupazzi e oggetti di scena; le scenografie realizzate da Karromatto hanno sottolineato ancor di più le atmosfere, mentre i costumi, ideati e realizzati da Alfredo Mauceri, hanno ulteriormente colpito l’immaginario dei bambini. A gestire l’allegria e la vitalità dei bambini scalpitanti al botteghino, Alessandra Mauceri, figlia di Alfredo, e la madre, Katia Di Giovanni, amministratrice del teatro.

E forte di questo successo, Alfredo Mauceri, assieme al suo gruppo, sta già definendo gli ultimi dettagli per il prossimo San Martino Puppet Fest, in programma l’11, il 12 e il 13 novembre e la nuova mega-produzione teatrale di “A Christmas Carol”, ispirata all’opera di Dickens e che, a dicembre, vedrà l’interazione di pupi e attori.

Zombie Island

Il VENERDì AL ROOTS: ‘IL FUTURO È OBSOLETO’ I CORTOMETRAGGI DI CANECAPOVOLTO

Da venerdì 28, alle ore 20,30 nello spazio artistico Roots, in via Borrello, 73 a Catania inizierà il primo appuntamento di un ciclo di eventi che vedranno come protagonista, l’Arte e la  Cultura.

Si inizia con Il Futuro è Obsoleto,  col quale il collettivo catanese Canecapovolto, insieme alla struttura didattica Scuola FuoriNorma, festeggia 30 anni di attività con circa tre incontri al Roots durante l’anno in cui proietteranno dei cortometraggi. Sabato, 29 ottobre, sarà la volta del teatro, sempre alle ore 20,30  il Teatro Argentum Potabile promuove lo spettacolo in lingua inglese ‘Mister Cable on Zombie Island’, prodotto dalla Cable’s Comedy Theatre.

Venerdì 28 gli spettatori vedranno 12 cortometraggi che hanno come punto focale: tecnologie e creatività, poesia e politica, autore e “spettatori”, tutto trattato in maniera leggera. Il gruppo canecapovolto festeggia 30 anni di attività, infatti, è stato fondato a Catania nel 1992 sul modello della confraternita filosofica, nel 2016 Canecapovolto fonda Scuola FuoriNorma per rendere più sistematico un progetto di nuova didattica su suono ed immagine in movimento, microeditoria e sui linguaggi del contemporaneo. 

La loro filosofia è quella di privilegiare la matrice scientifica della comunicazione e soprattutto la sua risposta nello spettatore, le tematiche affrontate da Canecapovolto fanno costante riferimento all’universo sociale, con una considerazione particolare per la società dello spettacolo e l’Uomo-Massa, che rinsalda un legame con alcune pratiche di matrice situazionista. Video sperimentali, documentari, collages su carta, installazioni, radiodrammi, soundscape compositions e composizioni sonore realizzate attraverso il circuit bending…È tra le zone d’ombra tra ascolto e visione che Canecapovolto ha sviluppato la sua identità ed il suo messaggio. Il loro lavoro si basa su una consapevolezza e certezza: “Non possiamo ignorare la funzione repressiva dell’ Arte in una Società che ha un disperato bisogno di astrazione e creatività  per sopravvivere”. 

Zombie Island

Sabato 29 ottobre, invece, per festeggiare Halloween anche a teatro ci sarà lo spettacolo in lingua inglese ‘Mister Cable on Zombie Island’ , produzione Cable’s Comedy Theatre, di e con di e con Steve Cable, e con Giulia Giurato e Maria Riela , scene e pupazzi di Tiziana Rapisarda.

Questa nuova produzione teatrale in Lingua Inglese sviluppa l’approccio già sperimentato con grande successo in ‘Mister Cable’s scary holiday’ ovvero un ‘horror comedy’ dall’alto tasso comico che serve didatticamente non solo come verifica della Lingua Inglese grazie alla recitazione dal vivo di un attore madrelingua professionista, ma mira a stimolare un pensiero critico nei spettatori attraverso intelligenti ed ironiche provocazioni. 

Antonella Caldarella e Steve Cable , fondatori Del Teatro ArgentumPotabile, cercano con i loro appuntamenti, anche fuori abbonamento, di avvicinare sempre più il cittadino al meraviglioso mondo del teatro, arte, danza, musica, dando la possibilità attraverso un’ampia scelta di guardare, apprezzare vari tipi di performances. ‘Secondo noi, le varie forme d’arte nutrono l’anima di ogni essere umano, facendo vivere la vita in pieno. Molti spettacoli, di nostra produzione o anche di compagnie che vengono da altre regioni d’Italia, vogliono portare ora un sorriso, ora una riflessione o messaggio. Vi aspettiamo a Teatro!’

alcantara spettacoli 2022

Grande successo per le prime delle “Troiane” e di “Un altro Prometeo” edizione 2022 di Alcantara in Scena

La guerra affrontata dal punto di vista dei vinti e della forza che serve per accettare il proprio destino, da un lato, e un eroe terreno, che sfida gli Dei, ma che non nasconde le proprie fragilità, i dubbi, le speranze.

Grande successo per le prime delle “Troiane” e di “Un altro Prometeo”, le opere del giovane e bravissimo regista palermitano, Salvatore Cannova andate in scena nella splendida cornice del Parco botanico e geologico dell’Alcantara. Giovedì e venerdì scorso, le premiere dei due spettacoli hanno dato il via ad Alcantara in scena, la visionaria manifestazione culturale voluta da Maurizio Vaccaro.

 

Nella trasposizione della tragedia di Euripide, “Troiane”, il regista affronta, con disarmante attualità, il tema della guerra. “Il profondo significato di questa tragedia è racchiuso nel desiderio di supremazia che da sempre prevale sulla ragionevole cooperazione – dice. Condizione che ancora oggi, purtroppo, non accenna a cambiare. Dal canto suo, l’essere umano sembra non poterne fare a meno e continua imperterrito in una tale barbarie che si sposta geograficamente in modo costante, senza mai estinguersi. Le Troiane, la barbarie, l’hanno vista coi loro occhi, l’hanno vissuta sulla loro pelle e continuano a viverla di fronte alle loro tende, in quella pianura.
I resti di Troia, segni tangibili di una fine, sanciscono l’inizio del dramma: quello di chi resta e piange i propri morti, quello di chi ha perso tutto e non può fare a meno di obbedire agli ordini del vincitore.
Sono donne che hanno visto morire figli, mariti, fratelli. Donne succubi della supremazia maschile a cui è stata negata ogni volontà, anche quella di tenere i propri capelli segno di libertà e di forza”.

alcantara spettacoli 2022

Attuale ed emotivo è anche l’altro Prometeo immaginato da Cannova. Un uomo e un eroe, un realista e un sognatore, fanno della figura ripensata dal regista un archetipo umano. Un’opera mélange tra il mito e le “vicissitudini di Sigismondo ne “La vita è sogno” di Calderón de la Barca. “Come anticipa già il titolo, questa è un’altra storia – afferma Cannova. Ma, prendendo in prestito la proprietà commutativa, cambiando i contesti e le vicende il risultato non cambia. Prometeo continua ad essere il simbolo della ribellione. Nonostante, però, si esalti la resistenza e la tenacia (inevitabile scomodando il titano “che riflette prima”) “quest’altro” Prometeo porta ad alcune domande ben precise. E all’alba di un’Era che torna ad avere paura del fungo atomico, ci si chiede: sconfitto il nemico, trovata la pace, deposti i morti e innalzati loro memoriali per non dimenticare, cosa è cambiato? Sarà mai possibile una convivenza stimolante e pacifica tra culture diverse? Potrà mai la diplomazia vincere sull’istinto di supremazia dell’essere umano? Nel delirio d’onnipotenza che dilaga come un cancro in metastasi, verrà mai accettata l’unicità? “.

 

Le opere, che già alla prima hanno ottenuto grandissimo successo di pubblico e critica, andranno in scena fino a settembre, con alcune messe in scena “speciali” previste per agosto.

Tutto il programma, costi, info e biglietti sono disponibili ai seguenti link:

 

https://www.ctbox.it/C24/4543/Content.aspx/Eventi/Teatro/Troiane_-_Dal_14_Luglio_Al_04_Settembre#.YshBOxbOO_Y

 

https://www.ctbox.it/C24/4578/Content.aspx/Eventi/Teatro/Un_Altro_Prometeo_-_Dal_15_Luglio_Al_03_Settembre#.YshBaRbOO_Y

suddivisioni festival teatro

IL FESTIVAL SUDdiVISIONI A VIAGRANDE STUDIOS: IL TEATRO PER LE NUOVE GENERAZIONI

Dal 20 giugno al 13 luglio, negli spazi aperti di Viagrande Studios, in via Baracca, a Viagrande, si svolgerà il Festival SuddiVisioni, una kermesse di teatro per le nuove generazioni. 14 giorni di spettacoli e laboratori, che coinvolgerà tutte le famiglie dai figli più piccoli ai nonni. Tre compagnie teatrali del Sud, La Casa di Creta Teatro Argentum Potabile per la Sicilia, TeatroP per la Calabria e Molini d’Arte per la Puglia, hanno deciso di fare sinergia tra loro per dare vita a questo grande Festival.

Sarà una vera e propria festa per il teatro che si svolgerà contemporaneamente in tre regioni. Il nome della rassegna nasce dall’esigenza di stravolgere il suo significato iniziale “Suddivisioni” che caratterizza la nostra terra per leggerlo in una chiave diversa, cioè un Sud di Visioni, che alza la testa e lavora per ricostruire una poetica nuova.

Antonella Caldarella e Steve Cable, de La Casa di Creta Teatro Argentum Potabile (compagnia specializzata da 25 anni nel Teatro per le Nuove Generazioni), sono stati promotori di questa iniziativa, nata durante il periodo di pandemia, a cui hanno lavorato per più di un anno. “Con questa grande Festa del teatro, sottolinea la Caldarella, vogliamo dare un messaggio importante perché attraverso la collaborazione tra i teatri privati si può crescere e andare a colmare quei vuoti lasciati dalle istituzioni, che molte volte dimenticano come la cultura sia la panacea dell’anima. Questa iniziativa la dedichiamo, continua Steve Cable, a tutte le nuove generazioni che in questi due anni hanno particolarmente sofferto, chiusi in casa senza relazioni. È un’opportunità per stare insieme e nutrirsi di teatro, per confrontarsi e sperimentarsi”.

Un programma fitto, 11 spettacoli dedicati ai più piccoli, dai 3 anni ai 10 anni, e 4 rivolti a adolescenti e adulti, 12 laboratori che spazieranno dalla costruzione dei burattini al gioco teatro, dall’animazione teatrale al teatro in inglese. Antonella Caldarella sottolinea “d’aver pensato a degli abbonamenti a piccoli prezzi per rendere fruibile a tutte le famiglie il teatro. È questo un modo per riappropriarsi del proprio tempo con spensieratezza, lasciando agli spettatori dei messaggi positivi”.

suddivisioni festival teatro

Il 23 giugno andrà in scena, alle ore 20,30 la compagnia Ortoteatro di Pordenone con “Al di là del mare”, uno Spettacolo di burattini “a guanto”, “a mano vera”, marionette da tavolo e da palco, pupazzi ed attore, seguirà il 24, sempre della stessa compagnia “La strega dell’acqua e il Bambino di Ciccia”, un percorso di fiabe popolari narrate e cantate. Invece, il 25 giugno, alle ore 21,00  si esibirà in “Vuoti”, la compagnia Microteatro di Perugia, è un’allegoria della condizione contemporanea dei trentenni, il giorno dopo, alle ore 20,30 saranno in scena con “Il soldatino”. La compagnia aretina Nata Teatro porterà in scena il 28 giugno, “Il brutto anatroccolo”, invece, il 29 si esibirà con “L’elefante scureggione”. Il 4 e 5 luglio, Arterie Teatro di Molfetta porterà in scena  “Marcovaldo – funghi in città” e “Ubu Re”. E ancora, il 7 luglio ci sarà lo spettacolo “Esperanto” della compagnia Errare persona di Frosinone. Seguirà l’8 e il 9 luglio, le performances de i Cattivi maestri di Savona con “Il gigante egoista” e “Il sogno di Frida”. L’ 11 luglio, il team de il Teatro Bertolt Brecht di Formia si esibirà ne “Il mago di Oz”. Grande evento, il 12 luglio, alle ore 18,30, con un’anteprima nazionale, “Eccomi” scritto e diretto da Antonella Caldarella, prodotto da La Casa di Creta, uno spettacolo rivolto ai bambini da 1 a 4 anni e ai loro genitori. Sempre nella stessa data, alle ore 20,30, la compagnia Effimero meraviglioso di Cagliari allieterà i più piccoli con “Bianca come la neve”. Infine, giorno 13 luglio, la troupe sarda si esibirà con “Uffa”. 

È una sorta di filo di Arianna che unirà tutti gli operatori del settore teatrale dal Nord al Sud per riprendere quello che si era lasciato prima della pandemia. Adesso, è il momento della festa, del divertimento, lasciando un messaggio positivo sia agli adulti che godranno dello spettacolo che ai giovani spettatori di OGGI.

Per prenotazioni e informazioni: 353.4304936 – 338.2044274

 
Vittorio Barbera

Vittorio Barbera, un talento nascente della comicità siciliana. 

Di Samuel Tasca

 

«Sono Vittorio Barbera, comico e showman palermitano. Un saluto a tutti i lettori di Bianca Magazine!».

Si presenta così Vittorio Barbera, classe 1997, giovanissimo talento palermitano con una spiccata vocazione per la comicità. 

Vittorio, quando ti sei accorto di voler fare il comico nella vita?
«Fin da quando ero un bambino, all’età di cinque anni, per la precisione. Già da piccolo facevo degli spettacolini in famiglia dove interpretavo il cosiddetto cuntu, raccontando la storia di Santa Rosalia in dialetto. Ho sempre amato esibirmi. Ricordo che una volta, guardando il Festival di Sanremo con i miei genitori, dissi loro: “Un giorno io lo presenterò”».

Spazi dal teatro, alla radio, alle emittenti locali e ogni giorno cresce la tua popolarità sui social… qual è tra questi il palcoscenico che preferisci e perché?

«Il mio lavoro è fatto di varie sfaccettature e amo tutto quello che faccio: dal web alla radio e alla tv per l’appunto, ma il primo amore in assoluto, come dico sempre, è il teatro. Quello che mi dà il palcoscenico, il contatto col pubblico, l’adrenalina e l’ansia prima di entrare in scena, gli applausi e le risate della gente, è qualcosa che non riesco a descrivere. A mio parere, il palco per un artista è la culla ancestrale. Le emozioni, le vibrazioni che percepisci una volta in scena te le porterai dietro tutta la vita. Per questo penso che la cultura del teatro e degli spettacoli dal vivo vada valorizzata sempre e tramandata alle nuove generazioni, che spesso dimenticano quanto, senza il teatro e quello che rappresenta, tantissime cose non esisterebbero».

Quanto è importante far ridere le persone?

«Tantissimo. La risata è terapeutica. Ho sempre amato fare ridere la gente, potergli regalare un momento di evasione tramite l’ausilio della risata che considero la cosa più spontanea che esista. Quando ridi dimentichi i problemi e tutto quello che bisogna affrontare ogni giorno. E anche quando ridi amaramente, in quel momento la risata ti sta salvando da qualcosa che probabilmente ti fa male. Ridere, anche in un contesto storico come quello che stiamo vivendo oggi, penso sia davvero il regalo più grande che ognuno di noi possa concedersi. Io ho avuto la fortuna di riuscire a trasformare la mia passione in un lavoro, e di questo ne sono grato. E sapere che il mio lavoro, grazie ad una risata, può far star meglio qualcuno, mi rende incredibilmente felice».

 

Nel 2021 ti sei schierato a difesa delle donne, esponendoti sul tema del catcalling. Ci sono altre tematiche sociali che per te sono importanti e che ti piacerebbe affrontare seppur con ironia?

«Penso che la comicità, la satira siano un ottimo veicolo per fare denuncia e le tematiche che ho affrontato, affronto e voglio affrontare sono veramente tantissime. Se anche la risata può dar voce a un fenomeno che sta virando nel modo sbagliato, considero giusto parlarne. La risata è sinonimo di riflessione, di coscienza e di consapevolezza».

Un tuo sogno nel cassetto.

«Bella domanda! I miei sogni sono veramente tanti, tantissimi. Uno tra questi, appunto, è arrivare un giorno a presentare il Festival di Sanremo! Per sicurezza ho già chiesto ad Amadeus cosa ne pensa!».

 

Cosa si prospetta nel tuo futuro?

«Non posso fare spoiler e anticipare nulla, ma sto lavorando veramente a tantissime cose. Spero ovviamente che nel mio futuro ci siano tante belle esperienze e soddisfazioni. L’importante è impegnarsi e lavorare sodo. Va bene, dai, qualcosa ve la anticipo: Amadeus non mi ha ancora risposto!».

Vittorio Barbera

Con questa battuta salutiamo Vittorio Barbera augurandogli che la sua strada sia lastricata di successi e di duro lavoro e, perché no, che possa portarlo, un giorno, su quel tanto desiderato palco del Teatro Ariston.

Se siete curiosi di vederlo in scena, vi suggeriamo il suo prossimo spettacolo: Sabato 7 maggio 2022, alle ore 22:00, presso Panormos Officina Artistica, sita in Via Generale Arimondi 5 A a Palermo, si terrà uno spettacolo Live Musicabaret.

 

Il disprezzo

Il cinema torna in Ortigia, al via la quinta edizione di “Giudecca Cine & Drama”

Siracusa, 10 marzo 2022 – Il cinema torna in Ortigia. In vista dell’apertura della nuova stagione teatrale, l’Alfeo di Siracusa si è infatti dotato di tutta l’attrezzatura necessaria per essere trasformato in cine-teatro. E così l’ultimo desiderio del compianto puparo Alfredo Vaccaro, scomparso nel 1995, viene esaudito dal nipote omonimo, Alfredo Mauceri, direttore del teatro Alfeo che, nella “nuova versione” alzerà il suo sipario sabato 12 marzo. L’occasione sarà l’appuntamento inaugurale della quinta stagione di “Giudecca Cine & Drama” che, dopo una pausa dovuta all’emergenza sanitaria, torna al teatro Alfeo di Siracusa con ben nove appuntamenti di cui tre dedicati al cinema.

Il direttore artistico della rassegna, Antonio Casciaro, ha scelto di dedicare questa apertura del cinema in Ortigia alla Nouvelle vague e a tre esponenti del cinema d’autore francese: Jean-Luc Godard, François Truffaut e Agnès Varda. Si parte dopodomani alle 21 con “Il disprezzo” di Godard, film del 1963 tratto dall’omonimo romanzo del 1954 di Alberto Moravia. Si tratta di un’opera che offre a Godard, per la prima volta, la possibilità di parlare direttamente del mondo del cinema, delle relazioni ambigue intrattenute fra un produttore, un cineasta, uno sceneggiatore e una diva. Altri due capolavori in lingua originale saranno proiettati e si alterneranno agli appuntamenti di teatro. Si tratta di “Jule & Jim” di Truffaut in programma il 26 marzo e “Cleo dalle 5 alle 7” di Varda, previsto il 9 aprile.

Davide Sbrogiò

 

Oltre agli appuntamenti cinematografici, largo a 6 appuntamenti teatrali. Il 13 marzo sarà la volta di una prima teatrale con Davide Sbrogiò in “Bukowski soirèe”. Storie, versi e aneddoti del poeta più maledetto del 900, accompagnato dal contrabbassista Antonio Aiello. Il 20 marzo calcherà le assi del teatro Anna Passanisi per la regia di Giannella Loredana D’Izzia con lo spettacolo “Lupulù” tratto dalla fiaba di Giuseppe Pitrè, “Caterina la sapienti”, figura femminile atipica, eroina intelligente ed indipendente, nella riscrittura di Lina Maria Ugolini che ne fa nascere una fiaba nuova, originale e poetica. Seguirà, il 3 aprile, una produzione VAN – Verso Altre Narrazioni con Gabriele ManfrediAndrea Di Falco e Gabriele Rametta diretti da Alessio Iwasa in “Amori on the road”. Il 10 aprile sarà la volta di una produzione teatrale prodotta dal teatro Alfeo con “Otello” di William Shakespeare per la regia di Massimo Tuccitto con Alfredo MauceriArianna VinciCorrado DragoMassimo TuccittoSalvo Canto e Sara Cilea. Il 24 aprile in programma “3 man e 1 stand up” con Corrado Drago, nel duplice ruolo di regista e attore, Giuseppe MandalariMassimo Tuccitto e Salvo Canto in un irriverente spettacolo su alcuni aspetti del mondo d’oggi. Chiuderà la rassegna, l’8 maggio, un’altra produzione del teatro Alfeo, “La locandiera” di Molièr con la regia di Salvo Canto con Alfredo MauceriArianna VinciMassimo TuccittoSalvo Canto e Sara Cilea.

Alfredo Mauceri

 

Dichiara Alfredo Mauceri: “Sono felice di aver portato a compimento il progetto ventennale che mi ero prefissato per onorare tutti i desideri di mio nonno, Alfredo Vaccaro. Dalla continuazione della sua tradizione, quella dei pupi, alla realizzazione del suo grande sogno, la messinscena di Cavalleria rusticana e adesso la realizzazione del cine-teatro. Tutto ciò che lui desiderava prima di morire è stato esaudito. Da ora in poi posso pensare a sviluppare i miei personali desideri, continuando a incantare grandi e piccini con la magia del cinema e del teatro”.

Viva la vida

Pamela Villoresi: “Sono fortunata perché la mia vita mi assomiglia”.

di  Omar Gelsomino, foto di Marco Ghidelli e Archivio Teatro Biondo

 

«Sono una teatrante, una persona di spettacolo che come tanti può avere dei ruoli diversi. Sono cose che arrivano con l’esperienza, come direbbe Mario Luzi sono “cose che succedono a chi insiste a sopravvivere”, avendo cinquant’anni di teatro». Inizia così l’intervista con Pamela Villoresi, attrice e regista, direttrice dal 2019 del Teatro Biondo Stabile di Palermo. Con una voce calda e allegra racconta il suo percorso professionale, la direzione del teatro e i suoi progetti futuri.

«La passione per il teatro è nata da sempre, da bambina quando mia mamma cucinava usavo come microfono un colino, e dicevo: “Ecco a voi Valeria Mattoni” e cominciavo a recitare. Ho sempre voluto fare teatro, mi iscrissi al Teatro Metastasio di Prato e a 15 anni debuttai come protagonista ne “Il Re nudo” insieme a Roberto Benigni. Finalmente i miei genitori capirono che la mia era una missione più che una passione o tutte e due le cose insieme e dal ‘72 iniziarono le mie tournée». Dopo aver interpretato tanti ruoli con i più grandi registi ed attori tra spettacoli teatrali e film, Pamela Villoresi ha diretto diversi festival, è stata consulente di consigli di amministrazione al Teatro Stabile di Prato, al Teatro Argentina di Roma e all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, è stata nominata direttrice del Teatro Biondo Stabile di Palermo.

«Ho accettato con entusiasmo questa nomina, non ultimo il fatto che fosse in Sicilia ed in particolare a Palermo, perché avevo voglia di qualcosa che mi desse più stabilità. Sento sempre la necessità di passare a vedere le prove sul palcoscenico prima di richiudermi in ufficio che continuo a chiamare il mio camerino. Sin dall’inizio ho portato avanti un impegno ben preciso: da una parte radicarci sempre più nel nostro territorio, favorendo la cultura e la letteratura con i nostri artisti; dall’altro aprire alle sperimentazioni e all’arte nazionale ed internazionale».

La pandemia ha colpito tutti i settori, soprattutto il mondo della cultura.  «Il Teatro Biondo non si è fermato nemmeno durante il lockdown. Abbiamo scritturato 164 persone di cui 97 siciliani, vedere come i nostri giovani artisti siano impegnati in spettacoli internazionali mi appaga più del fatto di andare in scena. Il teatro non lo vedo male, più imperano le nuove tecnologie più lo spettacolo dal vivo è sempre più intramontabile. Nonostante la gente abbia ancora il timore del Covid abbiamo appena portato in scena “La concessione del telefono di Camillleri” con ottimi risultati. Il teatro rimane un luogo sicuro».

Pamela Villoresi è una delle protagoniste dello spettacolo ancora in scena in tutta Italia su uno spaccato inedito di Frida Khalo, con “Viva la Vida”, tratto dall’omonimo romanzo di Pino Cacucci per la regia di Gigi Di Luca, con la cantante Lavinia Mancusi e la body painter Veronica Bottigliero. «Inizialmente ero un po’ titubante per via di un’inflazione tra mostre, libri e film, invece abbiamo sottolineato la parte finale della vita di Frida Khalo, la relazione con Chavela Vargas, la sua sofferenza, le operazioni e la sua immobilità a seguito dell’incidente. È un inno all’amore, alla libertà e alla vita».

Viva la vida

 

In questi anni si è creato un legame solido con l’isola. «Ho un rapporto molto forte con la Sicilia, Palermo vive un momento di grande risorgimento, si respira una bella aria di rinascita. Sono appassionata di mare e facendo canottaggio con il gruppo master del Club Canottieri Roggero di Lauria ho vinto diversi ori».

Concludendo l’intervista molto gioviale, Pamela Villoresi ci svela i suoi progetti futuri: «Abbiamo tanti progetti ambiziosi e l’interesse da parte dei teatri italiani sul Biondo ci ha scaldato il cuore ed io voglio continuare a dirigere questo teatro. Conservo sempre il mio ruolo nella serie TV Don Matteo e poi vorrei vincere qualche altro oro nel canottaggio. Sono fortunata perché la mia vita mi assomiglia».

Il Teatro Biondo e Pamela Villoresi sono stati insigniti del premio “Segal Center Awards for Civic Engagement in the Arts” per l’impegno civile e sociale nella propria attività artistica.

IMG

Teatro Massimo Bellini di Catania: oltre 130 anni di bellezza

Articolo e foto di Samuel Tasca

 

31 maggio 1890. Un’atmosfera densa di trepidazione e stupore accompagnava quei primi spettatori che si apprestavano a varcare le soglie del “Bellini”. Proprio così, quel giorno, il Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania spalancava per la prima volta le sue porte al pubblico e lo faceva portando in scena il capolavoro del compositore catanese del quale porta il nome: la Norma.

 

Oltre 130 anni sono passati da quel primo debutto, eppure, ancora oggi, varcare le soglie di questo tempio della musica, progettato dall’architetto Carlo Sada, rappresenta ancora un’ esperienza dalla bellezza disarmante: la musica investe lo spettatore con tutta la sua potenza evocativa riuscendo a toccare le più profonde corde dell’anima.

 

«Per la sua gloriosa tradizione e per lo straordinario valore monumentale, il teatro è per la città sommo bene culturale con un cuore pulsante di musica e di arte: un primato etico, estetico e culturale universalmente riconosciuto al nostro ente lirico». Lo descrive così Giovanni Cultrera di Montesano, Sovrintendente del Teatro Massimo “V. Bellini”, che ci aiuta a cogliere la vera essenza di questo luogo, e il suo significato per la città di Catania e non solo.

 

«Il Teatro si porge come il biglietto da visita della città. Grandi artisti hanno trovato qui il trampolino di lancio della propria carriera: basti citare il grande Luciano Pavarotti o direttori d’orchestra del calibro di Riccardo Muti e Lorin Maazel, stelle planetarie tornate poi più volte a risplendere ciclicamente sul palcoscenico catanese. Catania è giustamente orgogliosa della sua sala incantevole, a giudizio unanime ritenuta tra le più belle al mondo e a tutt’oggi acusticamente ineguagliata e tanto meno superata, come ha ricordato di recente proprio il Maestro Muti, ospite quest’estate delle celebrazioni belliniane, organizzate dal teatro sotto l’egida della Regione Siciliana».

 

Un luogo, dunque, che assume un immenso valore non solo artistico, ma anche sociale. «Siamo sempre in prima linea, proprio per il ruolo che ricopriamo come massimo propulsore pubblico dell’attività artistica e culturale – ricorda il Sovrintendente -. Un impegno di cui sentiamo forte la responsabilità, garantendo costantemente una produzione di alto livello, che non si è fermata neanche durante il lockdown, grazie anche alle risorse dello streaming e della televisione. Vorrei ricordare in particolare la Norma in diretta su Rai5 che ha visto il Teatro Bellini autentico protagonista»

 

Un impegno importante quello del Teatro ‘Bellini’ che, come afferma Cultrera, «punta a lavorare in sinergia, uniti alle altre importanti realtà artistiche del territorio, associazioni musicali, di prosa o letteratura».

 

Uno sforzo che, di fatto, trova pieno riconoscimento nelle parole del Sindaco di Catania, Salvo Pogliese: «Un inno alla gioia nel segno di Vincenzo Bellini ha aperto il 2022, con il tradizionale concerto di Capodanno. Sull’onda musicale di questo entusiasmo, un vero e concreto inno alla gioia può accompagnare il percorso di affermazione e riaffermazione del nostro teatro, scrigno di incommensurabile bellezza e funzionalità, e delle nostre superbe professionalità e maestranze, nel panorama nazionale e internazionale dopo le tante difficoltà legate al lungo e pesante periodo di pandemia.

Una rinascita possibile, alla quale le istituzioni stanno lavorando consapevoli di trovare ineguagliabile e fattivo slancio nell’eccezionale levatura del Sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano, nella competenza del commissario straordinario Daniela Lo Cascio e nella preparazione e destrezza di tutti gli artisti, a cominciare dai maestri Fabrizio Maria Carminati  e Luigi Petrozziello. Nuove “melodie” stanno per essere composte e sono sicuro risuoneranno presto ben al di là dei confini del Teatro Massimo ‘Bellini’ e di Catania».

 

Il 2022 sarà, infatti, come ci assicura in chiusura Giovanni Cultrera di Montesano, «un anno ricco di variegate iniziative, che s’intersecheranno e integreranno in un’ottica di apertura alla città».

teatro garibaldi a palermo

Teatro Massimo di Palermo. Emblema dell’arte che rinnova i popoli.

di Giulia Monaco,   foto di: Samuel Tasca, Letizia Tantillo, Roberta Fustaino

 

Il 16 maggio 1897 il sipario del Teatro Massimo di Palermo si spalancava per la prima volta sulla sua vasta platea con l’opera Falstaff di Giuseppe Verdi. Si inaugurava così il più grande teatro lirico d’ Italia e uno tra i più grandi d’Europa, terzo per ordine di grandezza dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna.

 

Il Teatro Massimo, intitolato a Vittorio Emanuele, venne pensato per promuovere la città dopo l’Unità d’Italia proclamata nel 1861. Progettato da Giovan Battista Filippo Basile, noto architetto palermitano, la sua prima pietra fu posata il 12 gennaio 1875, anniversario della rivoluzione siciliana del 1848, in piazza Giuseppe Verdi, come a rappresentare una cerniera simbolica tra la città vecchia e la città nuova.

 

Concepito come un vero e proprio tempio della musica lirica, fu costruito seguendo le caratteristiche di un edificio religioso greco-romano. Il complesso architettonico è articolato con l’armonia e l’ eleganza tipiche dello stile neoclassico. Una scalinata monumentale introduce a un pronao con sei grandi colonne corinzie. A conferire maggiore solennità all’ingresso, ai lati della scalinata si stagliano due imponenti leoni bronzei, allegorie della Tragedia e della Lirica.

 

Lo sguardo dei passanti, affascinato dalla maestosità e imponenza del teatro, viene attratto dalla scritta “L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire” collocata sul fregio della facciata principale. L’autore di questa epigrafe è avvolto da un alone di mistero: per oltre un secolo, nei vari ambienti culturali cittadini, non sono mancate attribuzioni a volte fantasiose: da Pirandello a Verga, da Verdi al patriota palermitano Perez. Chiunque sia il vero autore, ha certamente consegnato all’eternità un messaggio d’impatto notevole, sottolineando il ruolo determinante dell’arte e della cultura nella crescita sociale e civile dei popoli.

 

Ma i misteri che aleggiano attorno al Massimo non finiscono qui. In un teatro di tale valenza simbolica poteva forse mancare un fantasma dell’opera? Certo che no. Tanto più se per la sua costruzione si decise di abbattere, tra le altre cose, un numero ragguardevole di chiese e monasteri. Leggenda vuole che, tra le varie demolizioni, sia stata involontariamente profanata la tomba della madre superiora del convento di San Giuliano. La quale, per vendicarsi del disturbo del suo riposo eterno, stagliò una maledizione sul teatro: è per questo, pare, che la sua costruzione durò ben 23 anni, ed è per questo che per altri 23 anni (dal 1974 al 1997) rimase chiuso per lavori di restauro. Sembra sia stata avvistata più volte l’ombra di una monaca che si aggira irrequieta tra le quinte e nei sotterranei del teatro, e si dice inoltre che chi non crede alla leggenda è destinato a inciampare nel traditore “gradino della suora”, posto in prossimità dell’ingresso.

 

Il maleficio della monachella evidentemente non bastò a impedire che il Teatro Massimo diventasse famoso in tutto il mondo. Tra i motivi di celebrità c’è la sua acustica di eccellenza, riconosciuta a livello mondiale e accreditata persino dalla scienza. Per ottenerla l’architetto Basile, dopo aver visitato e studiato i più grandi teatri che erano già sorti in Europa nell’Ottocento, adottò per il Massimo geniali soluzioni costruttive, giocando con leggere asimmetrie, perfezionando il rapporto fra l’altezza e l’ampiezza della sala e del palcoscenico e rivoluzionando la collocazione dell’orchestra.

 

Il Teatro Massimo è senza dubbio uno dei simboli di eleganza e magnificenza del capoluogo siciliano, e continua a essere un importantissimo polo culturale internazionale. Oggi vanta una florida stagione artistica fatta di opere, balletti, concerti musicali d’eccezione e rassegne di musica contemporanea. Artisti di tutto il mondo trovano qui il loro tempio consacrato alla divina arte della musica.

 

baccanti  min scaled

Baccanti di Euripide al Teatro Biondo di Palermo. Nell’adattamento di Laura Sicignano, Dioniso è un’entità androgina ed eversiva

Dall’1 al 6 febbraio il Teatro Biondo di Palermo ospita in Sala Grande Baccanti di Euripide nella messa in scena di Laura Sicignano, che firma anche la traduzione e l’adattamento insieme ad Alessandra Vannucci.

Prodotto dal Teatro Stabile di Catania, lo spettacolo rientra nel progetto artistico di ricerca dedicato al femminile come elemento di eversione nella tragedia classica, avviato dalla regista nel 2019 con Antigone.

 

«Baccanti è un mondo rovesciato – spiega Laura Sicignano – nel quale il razionale, virile, Penteo, il re dalle certezze assolute, viene sedotto dall’ambiguo straniero che lo trascina in un gioco al massacro. Sarà la madre Agave a smembrarlo gioiosamente, mentre i vecchi Cadmo e Tiresia sono follemente sapienti e amorali e le donne, che non rispettano le regole, si inebriano nella danza e su fondono con la natura». 

 

La tragedia di Euripide, in questo nuovo adattamento, è ambientata all’interno di un museo infestato da presenze malefiche, probabile riproposizione spaziale della mente di Penteo, uno spazio geometrico e razionale nel quale muffe e infiltrazioni simboleggiano inquietudini profonde e desideri repressi. 

In questo luogo oscuro, avvolto da un tappeto sonoro digitale, si manifestano apparizioni e altri fenomeni sovrannaturali che danno vita ad un circo demoniaco, dominato da metamorfosi e travestimenti.

 

A vestire i panni di Dioniso è Manuela Ventura, mentre le Baccanti sono Egle Doria, Lydia Giordano e Silvia Napoletano. Al loro fianco, Alessandra Fazzino nei panni di Agave, Antonio Alveario (Tiresia), Franco Mirabella (Cadmo) e Silvio Laviano (Messaggero). 

Le musiche sono eseguite dal vivo dal compositore Edmondo Romano, scena e costumi sono di Guido Fiorato, i video sono curati da Luca Serra, le luci da Gaetano La Mela e i movimenti di scena dalla coreografa Ilenia Romano; assistente alla regia è Nicola Alberto Orofino.

Note di regia

Baccanti parla di un rito arcaico. Questa tragedia ci appare oggi misteriosa e rivoluzionaria in quanto l’autore sembra rinunciare definitivamente all’idea che vi sia una forza ordinatrice alla base del Cosmo. Bacco nel nostro spettacolo è un’entità androgina ed eversiva: è il regista che tiene segretamente le fila di tutti gli eventi. Gioca a dadi le vite degli uomini e si diverte. La divinità dai molti nomi e dalle molte storie che più di tutte tra i greci rappresenta il Caos è al tempo stesso il legame con la Zoé, la forza vitale che tutto attraversa. Dio e disordine finiscono per identificarsi, così come Penteo e Dioniso si contrappongono e si rispecchiano come due opposti che si attirano e si respingono. Baccanti è un mondo rovesciato dove il razionale, virile, Penteo, il re dalle certezze assolute, viene sedotto dall’ambiguo straniero, che lo irretisce in un gioco al massacro, dove sarà proprio la madre Agave a smembrarlo gioiosamente, mentre i vecchi Cadmo e Tiresia sono follemente sapienti e amorali, le donne non rispettano le regole e si inebriano danzando e fondendosi con la natura.

Baccanti sembra citare a priori e contenere in sé gran parte del teatro futuro. Questa tragedia è attraversata da un rito arcaico di smembramento e rigenerazione, misterioso e profondamente radicato nella nostra cultura.  Siamo nella stanza di un museo infestato da presenze malefiche, che forse è la traduzione spaziale della mente di Penteo, uno spazio geometrico e razionale, ma minacciato da muffe e infiltrazioni, inquietudini e desideri violentemente repressi.  Qui si manifestano apparizioni e scomparse di sogni e di inconfessabili desideri. Siamo in un circo demoniaco, dove regnano metamorfosi e travestimento. Su musica elettronica, le donne corrono con i lupi: streghe e femmine folli di Dioniso, le Baccanti sono un piccolo esercito impeccabile di principesse inservienti pronte a danzare e a sbranare, sfuggono allo stereotipo dello sguardo maschile e sono libere. Baccanti è la celebrazione del mistero prepotente fino all’assurdo di Dioniso, della Zoé che non ha morale, la cui sacerdotessa è la potenza dell’imprevedibile forza eversiva femminile. Baccanti è una distruzione e una rinascita. In quest’opera Euripide sembra esprimere l’intuizione che nella cultura occidentale stia avvenendo una fine e un nuovo inizio.

Laura Sicignano

 

 

Baccanti

di Euripide

regia Laura Sicignano
traduzione e adattamento Laura Sicignano e Alessandra Vannucci

 

personaggi e interpreti

(in ordine di apparizione)
Dioniso Manuela Ventura
Baccanti Egle Doria, Lydia Giordano, Silvia Napoletano
Agave Alessandra Fazzino
Tiresia Antonio Alveario
Cadmo Franco Mirabella
Penteo Aldo Ottobrino
Messaggero Silvio Laviano

 

musiche eseguite dal vivo Edmondo Romano

scene e costumi Guido Fiorato

movimenti di scena Ilenia Romano

luci Gaetano La Mela

video e suono Luca Serra

regista assistente Nicola Alberto Orofino

produzione Teatro Stabile di Catania

calendario delle rappresentazioni:

 

mar. 1 feb. ore 21.00

mer. 2 feb. ore 17.30 

gio. 3 feb. ore 17.30 

ven. 4 feb. ore 21.00

sab. 5 feb. ore 19.00

dom. 6 feb. ore 17.30