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Damiano La Terra finalista

Damiano La Terra, DJ finalista al Tour Music Fest di San Marino su oltre 20.000 candidati

di Samuel Tasca

Damiano La Terra, classe ‘92, promettente DJ della provincia di Catania, vivrà il sogno di partecipare alla finale del Tour Music Fest – The European Music Contest nella Repubblica di San Marino dal 22 al 27 Novembre, dopo aver superato le selezioni tra oltre 20.000 tra artisti e band partecipanti provenienti da tutta Europa.

«Essere un finalista su 20.000 candidati è un grande traguardo per la mia esperienza musicale – mi racconta Damiano -. Una rivincita personale che mi ha fatto tornare la voglia di continuare a produrre musica».

damiano la terra finalista Tour music fest san marino

Una storia d’amore nata negli anni dell’infanzia, quella di Damiano per la musica, nella quale suo padre ha giocato un ruolo fondamentale. «La mia passione è nata ascoltando mio padre suonare la tastiera. Mi sono innamorato di un brano in particolare dei PFM, “Impressioni di settembre”, dove era presente un suono creato da un synth analogico. Da lì in poi la mia mente è sempre stata proiettata su questo genere di musica elettronica».

Damiano, infatti, ha fatto le sue prime esperienze come DJ presso la discoteca Saratoga di Grammichele (CT) e ai Mercati Generali di Catania. Inoltre, per un periodo, ha fondato un gruppo culturale musicale dal nome BLOW con l’aiuto di altri due colleghi. L’esperienza insieme al gruppo, dedicata allo stile Underground e fondata sull’impiego di attrezzature come giradischi e lettori cd, lo ha portato a farsi apprezzare da molti personaggi della scena musicale.

damiano la terra in console

Il prossimo palcoscenico sarà proprio quello delle finali del Tour Music Fest, durante le quali andranno in scena le performance degli artisti finalisti di questa nuova edizione provenienti da tutte le regioni d’Italia. Inoltre, Damiano La Terra potrebbe esibirsi il 26 Novembre al Purple Vision Club di San Marino, in occasione della DJ Night del Tour Music Fest, nella quale i vari DJ e i DJ Producer vincitori del festival si alterneranno in console. Ma le emozioni non terminano qui. Infatti, il DJ Producer vincitore verrà premiato dai presidenti di giuria Mogol e Kara Dioguardi, dai rappresentanti Berklee – College Of Music e dai massimi esponenti della discografia italiana.

damiano la terra

«Per me è sicuramente un sogno che si avvera, ma anche una soddisfazione da donare ai miei genitori che mi hanno sostenuto nella mia carriera», confessa La Terra, che se dovesse vincere il TMF potrebbe volare a Ibiza per sette giorni a suonare in uno dei locali più ambiti dell’isola e partecipare ad un corso di formazione full immersion per DJ e DJ Producer, oltre alla possibilità di ricevere un contratto di sponsorizzazione del valore di 10.000 euro da investire nella propria musica.

Non ci resta quindi augurare a Damiano un grosso “in bocca al lupo” per questa imminente esperienza, che possa essere l’avvio di una stupenda carriera musicale.

Maria Grammatico. La famosa pasticciera di Sicilia

di Merelinda Staita, foto di Nino Lombardo

Maria Grammatico è ormai una celebrità e i suoi dolci conquistano il palato di ogni persona che ha la fortuna di assaporare le sue prelibatezze. La pasticceria Grammatico si trova a Erice ed è il luogo in cui si fermano i turisti che provengono da ogni parte del mondo. Recentemente, Vanity Fair, magazine di costume, cultura e moda, ha dedicato un ampio articolo alla creatività della signora Maria.

Io l’ho raggiunta telefonicamente per scoprire il segreto del suo successo e delle sue eccellenti leccornie.

Maria, lei è ormai una celebrità ci racconti la sua storia.

«Ho vissuto tante esperienze tra cui la guerra e la perdita a 11 anni di mio padre. Fui mandata al Convento San Carlo e proprio lì mi resi conto cosa vuol dire lavorare con responsabilità e tenacia».

Come è nata la sua arte?

«Rimasi al Convento San Carlo per 15 anni e imparai l’arte pasticcera conventuale e dopo ho deciso di aprire un piccolo negozio per mettere in pratica le mie conoscenze e le mie competenze. In questo piccolo negozio iniziai a creare ed inventare. Col passare del tempo la mia pasticceria è stata apprezzata e amata».

Quali sono i prodotti che prepara con amore e passione?

«I prodotti sono davvero tanti come ad esempio: i biscotti di fico, la lingua di suocera, i mustazzoli, le confetture, le diverse tipologie di dolci alla mandorla e poi le Genovesi. Piccoli dolcetti di pasta frolla, ripieni di crema pasticciera, ricoperti con zucchero a velo».

Impartisce anche lezioni a quanti vogliono imparare l’arte culinaria siciliana?

«Sì, impartisco anche lezioni. La mia scuola di cucina dà la possibilità, a quanti vogliono imparare, di immergersi nei sapori della gastronomia sicula. Nel corso di pasticceria è possibile preparare tutti i dolci della pasticceria siciliana: dai dolci di mandorla, ai cannoli e alle cassate. Il corso di gastronomia prevede la preparazione di sformati, sughi (in particolare il pesto alla trapanese), impastare la pasta (in particolare le busiate, pasta tipica trapanese) e tutto ciò che fa parte della nostra tradizione culinaria. Inoltre, c’è la possibilità di seguire contemporaneamente il corso di gastronomia e pasticceria, ricco di dolci e prelibatezze uniche».

So che nella sua pasticceria è possibile effettuare degustazioni per gruppi di persone. Come vengono organizzate?

«Sì, è vero. Offriamo tre particolari degustazioni ed possibile effettuare le prenotazioni online».

Lanci un messaggio ai giovani che desiderano diventare pasticcieri.     

«Impegnatevi e lavorate con costanza. Gli ingredienti per raggiungere un obiettivo sono: tanta pazienza, tanti sacrifici e tanto amore. Il mio sogno è sempre stato quello di tramandare la mia tradizione e insegnare ciò che ho imparato dalla mia esperienza. Spero che i ragazzi non perdano mai il desiderio di lottare per raggiungere i loro traguardi».

 

A raccontare la storia di Maria Grammatico ci ha pensato la giornalista statunitense Mary Taylor Simeti, rimasta affascinata dalla vita di Maria. Raccoglie la sua testimonianza e le sue ricette in un libro “Mandorle amare”. Una storia siciliana tra ricordi e ricette, edito da William Morrow and Company Inc. a negli USA e da Flaccovio Editore in Italia.

Insomma, la Sicilia dimostra di essere una terra ricca di personalità eccellenti e questa volta è Erice a fare da cornice al meraviglioso e dolcissimo mondo di Maria Grammatico.

Maria Macellaro La Franca

Maria Luisa Macellaro La Franca: «La passione per la musica è nel mio DNA»

di Omar Gelsomino , foto di Jraw Studio 

«La passione per la musica è nata quando avevo sei anni, invece della Barbie “Fior di pesco”, mi regalarono un pianoforte elettrico. Inizialmente lo detestai e lo misi in un angolo della mia stanza. Poiché sono sempre stata curiosa, iniziai ad usarlo e capii che pigiando sui tasti uscivano melodie che potevo combinare a seconda di come muovevo le dita, così cominciai a suonare ad orecchio. Un giorno mio padre mi portò a Villabate per fare una specie di test attitudinale e capii che dovevo iniziare a studiare il pianoforte. Ero un “enfant prodige”, così come mia sorella. Più tardi scoprii che un assistente di Chopin, il maestro Fontana, era un mio antenato».

Inizia così a raccontarsi Maria Luisa Macellaro La Franca, palermitana d’origine che dopo il Conservatorio si è perfezionata in Olanda, Germania e Svizzera, per stabilirsi a Bordeaux. Ad oggi è una pianista, compositrice e direttrice d’orchestra di fama internazionale. Questa sua passione per la musica l’ha portata a suonare in giro per il mondo e ad essere acclamata dalla critica internazionale.

«Nella mia vita sono stata una persona molto fragile, ho vissuto anche grossi drammi, ma sono rinata dalle mie ceneri diventando una persona molto forte e sicura. Prima di essere un’artista sono una persona sensibile, attenta all’altro, cerco di fare le cose con il massimo impegno. Ho bisogno di essere stimolata, quando una cosa mi appassiona mi butto a capofitto, sino a quando non riesco a raggiungere i miei limiti».

Nonostante la giovane età si è esibita nei più importanti teatri del mondo con un repertorio che spazia dalla musica antica a quella moderna, un vero e proprio talento riconosciuto con premi nazionali e internazionali. «Non mi sento ancora affermata nella mia carriera, penso che ci sia sempre una possibilità di migliorarla. Ho costruito la mia carriera da sola. Ho dovuto abbandonare la Sicilia perché fare la direttrice d’orchestra negli anni ‘90 non era possibile, magari oggi è diverso. Non c’è meritocrazia».

Nonostante per lavoro giri il mondo mantiene salde le radici con la sua terra. «La mancanza della Sicilia è incommensurabile, sento la mancanza della mia famiglia e degli affetti, la pandemia l’ha fatta pesare ancora di più, e poi mi manca il cibo siciliano».

Oltre alla musica c’è l’impegno sociale, a favore degli artisti, dei soggetti deboli e delle donne. «Durante il confinamento, come tanti artisti, mi sono vista annullare i miei concerti e le mie tournée, attraverso i social ho dato appuntamento nella Piazza dell’Opera di Bordeaux per manifestare pacificamente, così sono stata chiamata come consulente al Ministero della Cultura a partecipare ad un gruppo parlamentare per contribuire ad aiutare gli artisti. Un’esperienza esaltante. Attraverso queste manifestazioni sono diventata la protagonista del fumetto francese “Topo”, con cui si spiega ai giovani l’attualità, attraverso i disegni di Akeussel, un fumettista di Le Figaro e Le Monde, che mi ha definita “anticonformista”. Sono riuscita a imporre i programmi delle nuove compositrici e di altre epoche nei teatri, fra cui all’Opera di Bordeaux, faccio conferenze per sensibilizzare le persone e suono alcune loro opere».

La musica è solo una delle passioni di Maria Luisa Macellaro La Franca, coltiva, infatti, anche tanti altri interessi dal giornalismo alla scrittura, alla cucina. «Conduco una trasmissione alla radio, scrivo per il teatro ed ho appena pubblicato un libro sui diritti degli artisti insieme con un importante studio legale francese. Dopo aver condiviso sui social alcuni piatti di cucina sono stata selezionata per partecipare al reality Objectif Top Chef su M6, affiancata da un giovane chef con cui ho preparato piatti siciliani utilizzando agrumi, pistacchi, melanzane, basilico, ecc. Un’altra esperienza eccitante in cui ho mostrato la mia sicilianità ed ho raccontato anche della mia anoressia e di come l’ho superata, sperando di poter essere d’aiuto ai giovani. La mia partecipazione sarà trasmessa ad ottobre. E poi continuerò con i miei impegni professionali».

 

Festival città di Mascalucia: Sabato 6 Agosto la finale del concorso canoro giunto alla tredicesima edizione

di Patrizia Rubino

Dopo mesi di selezioni, realizzate in diverse località della Sicilia e a Malta, a cui hanno preso parte oltre 120 aspiranti cantanti, sabato 6 agosto si terrà la finale della manifestazione canora “Festival Città di Mascalucia”. L’evento giunto alla tredicesima edizione è patrocinato dal Comune di Mascalucia e si terrà al Parco Trinità Manenti alle ore 21,00.

Sul palcoscenico si esibiranno i 30 cantanti che si sono aggiudicati la finale, suddivisi in tre categorie: junior, senior e inediti.

Locandina festival canoro mascalucia

Diverse e accattivanti le proposte musicali dei partecipanti che canteranno dal vivo accompagnati da un’orchestra di 25 elementi, diretta dal maestro Daniel Zappa. La manifestazione organizzata dal prof. Carmelo Russo e Nunzio Russo dell’Associazione Cenacolo 2000 Produzione Spettacoli con la collaborazione tecnica di Lino Mancuso, rappresenta da oltre un decennio un appuntamento importante in Sicilia per coloro che aspirano ad iniziare una carriera nel mondo della musica.

Dalle scorse edizioni, infatti, sono emersi diversi giovani talenti che stanno proseguendo con successo il loro percorso formativo e lavorativo. «La nostra mission – spiega Maurizio Casella ideatore e direttore artistico della manifestazione, grande cultore di musica – è quella di trovare talenti, appassionati di musica, con la speranza che poi con lavoro, impegno e determinazione possano trovare la forza di emergere. Noi – aggiunge – offriamo una vetrina e un’esperienza di confronto. Le sfide se si vorrà proseguire saranno tante, ma se ci si crede si possono anche vincere».

A decretare i vincitori per ciascuna categoria sarà come da tradizione una giuria di professionisti di primissimo piano, nelle passate edizioni sono stati presenti tra gli altri il maestro Beppe Vessicchio, la cantante Mariella Nava, la vocal coach Valentina Ducros, solo per citarne alcuni.

giuria festival canoro mascalucia

Nel parterre dei giudici di quest’anno ci sarà il cantautore e musicista Luca Madonia, Rori Di Benedetto, autore e produttore musicale, e Marco Vito, cantante, direttore d’orchestra e musical performer. Sarà presente anche una giuria composta da giornalisti e addetti ai lavori del settore radio televisivo che assegnerà il premio della critica e quello per la migliore presenza scenica.

Ospite della serata che sarà condotta da Ruggero Sardo, la giovane e talentuosa Christina Magrin, già protagonista dello Junior Eurovision Song Contest.

bella morea

I Bellamorèa e l’attaccamento alle loro radici

di Omar Gelsomino   Foto di Elio Pedi

I fratelli Emanuele e Francesco Bunetto formano il duo di musica pop world Bellamorèa. Francesco, giornalista, ed Emanuele, musicista compositore, compongono dei brani raccontando storie in musica, affrontando tematiche legate al sociale, all’attualità e alla legalità. Non sono mancate le partecipazioni a tramissioni televisive e radiofoniche nazionali e internazionali. L’omaggio alle vittime innocenti della mafia con il brano Nun c’è chi diri nel 2021 gli è valso una lettera di elogio da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’impegno morale, civile e professionale. Hanno lavorato insieme con artisti di fama nazionale ed internazionale come Phil Palmer, Nino Frassica, Leo Gullotta, Tony Sperandeo, Giovanni Cacioppo, Paride Benassai, Lucia Sardo, Domenico Centamore, Carlo Muratori, Lello Analfino, Roberto Lipari, Roberto Benigno, Faisal Taher, Daria Biancardi, Francesco Castiglione, Alì Babà, Dinastia, ecc.

Così Emanuele e Francesco Bunetto iniziano a raccontarsi mentre lavorano al loro nuovo brano. «Abbiamo scelto questo nome, Bellamorèa, per omaggiare il nostro paese di origine, San Michele di Ganzaria (CT), colonizzato anche da greco-albanesi. Bellamorèa è la traduzione italiana di “Bukura More”, un canto nostalgico Arbëresh che racconta il dolore e il ricordo della patria persa per sempre; Morea è il luogo da cui venivano la maggior parte degli Arbëresh che oggi si trovano in Italia Meridionale».

Una passione in comune per la musica nata presto. «La musica, oltre che una passione, ha sempre rappresentato per noi una missione di vita: la compagna perfetta e ideale che ritrovi al tuo fianco in ogni momento! In conservatorio abbiamo studiato pianoforte, chitarra classica e canto lirico. Fin da piccoli abbiamo suonato e cantato in vari festival nazionali, toccando vari generi musicali (dal Rock anni 70 dei Pink Floyd al Blues di Eric Clapton, dal Country dei Dire Straits al Pop dei Lunapop). Crediamo che la versatilità musicale e la peculiare sonorità abbiano influito sulla formazione acquisita negli anni e le infinite possibilità creative generate dal dialogo tra la chitarra acustica e le voci».

Dalla fusione di diversi generali musicali sono approdati alla World Music. «Man mano andava sempre di più affermandosi in noi una nuova identità musicale, dettata dalla necessità di studiare e approfondire lo studio della cultura e della tradizione popolare della nostra terra e del Mediterraneo: la World Music. Questa necessità deriva dell’attaccamento alle proprie radici e, attraverso studi e ricerche etnomusicologiche, abbiamo deciso che il mondo della popular music è quello che ci rappresenta di più! Contaminazioni World e attualità si fondono, dando origine a canzoni dai suoni della tradizione di musica popolare del Mediterraneo, con influenze Pop, con testi in italiano, ma anche in vari dialetti del Sud Italia e Arbëresh (greco albanese). Il repertorio attinge alla cultura tradizionale ed etnica del Sud Italia e dell’Europa, canzoni e racconti tradizionali ed originali».

bella morea

I loro brani regalano forti emozioni e come spiegano i Bellamorèa nascono: «Dall’esuberanza per l’amore verso la nostra terra, ci proiettiamo e cerchiamo di arrivare a toccare i punti più alti del proprio personale nelle forme emozionali rivelate dall’esistenza e riversati in versi cantati su suoni pop-mediterranei, già bagaglio atavico di chi nasce in un’isola come la Sicilia. Il progetto Med World, nato nel 2019, mira alla sua valorizzazione e alla salvaguardia a con lo scopo di rappresentarla in tutto il mondo attraverso concerti mirati agli italiani residenti all’estero. Abbiamo realizzato concerti in Italia e in America, Giappone, Belgio, Germania, Inghilterra, Malta e, pandemia da Covid permettendo, ripartiremo da Australia, Argentina, Russia e Emirati Arabi».

Nel 2022 è prevista l’uscita del disco “Canta Storie”, con la collaborazione di altri artisti internazionale, che i Bellamorèa porteranno in giro per i teatri di tutto il mondo.

filippo randazzo

Filippo Randazzo: “Nessun obiettivo è irraggiungibile”

di Samuel Tasca   Foto di Giancarlo Colombo

Sei volte campione italiano assoluto del salto in lungo, finalista ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020, Filippo Randazzo, classe ‘96, è sicuramente uno dei giovani talenti sportivi a cui la Sicilia ha dato i natali. Con un curriculum del genere restiamo ancora più colpiti quando, all’altro capo del telefono, durante la nostra intervista, scopriamo una persona umile e gentile, un ragazzo che ancora si emoziona parlando del suo sogno appena vissuto: partecipare alla sua prima Olimpiade.

Filippo cos’ è per te lo sport?

«Lo sport è tutta la mia vita. È il mio lavoro, ma rappresenta tutto, costituisce praticamente tutta la mia giornata. È una parte fondamentale della mia realtà che mi ha dato tanto e continua a darmi tanto. Senza lo sport non saprei proprio cosa fare insomma».

 

Com’ è iniziato il tuo percorso sportivo?

«Ho cominciato circa dieci anni fa praticamente per caso. In un piccolo comune come San Cono (CT), l’atletica non è uno sport molto praticato e non ci sono nemmeno le strutture adatte per allenarsi. In terza media, durante le gare studentesche, mi distinguevo parecchio rispetto ai miei coetanei, per cui il mio professore di educazione fisica consigliò ai miei genitori di farmi intraprendere questo percorso. Iniziammo ad informarci e siamo finiti a Valguarnera Caropepe (EN), dove mi alleno tutt’oggi insieme all’allenatore Carmelo Giarrizzo. Aver avuto la possibilità di poter fare atletica leggera è una cosa che mi ha da subito entusiasmato. L’ho sempre visto come uno sport nel quale potevo divertirmi e al contempo fare di me stesso il mio più grande orgoglio».

 

Com’ è stato vivere un’Olimpiade?

«In realtà ancora non ho realmente metabolizzato. Quando gareggi a questo livello non hai realmente il tempo di riposare la mente e capire cosa ti sta succedendo. Non hai il tempo di riflettere perché sei sempre concentrato a dare il 110%. Conclusi gli impegni che mi terranno impegnato ancora con altre gare, sicuramente prenderò un paio di settimane di riposo e allora potrò veramente realizzare e godermi il fatto di aver partecipato ad un’ olimpiade e di essere arrivato in finale».

filippo-randazzo

Qual è uno dei ricordi più belli che ti porti dietro da questa esperienza?

«Sicuramente il giorno della finale quando sono entrato in pedana: mi sono sentito veramente un atleta di livello internazionale ed è stato bellissimo. Per la prima volta in tutta la mia vita ho realizzato di essere parte dell’élite mondiale del salto in lungo».

 

Sappiamo che la tua città, San Cono, ti ha riservato un caloroso benvenuto…

«È stata una sorpresa e un segno di affetto che mi ha fatto un enorme piacere. Non mi aspettavo un’accoglienza così calorosa da parte della mia città. Tornavo dopo un viaggio interminabile ed ero veramente stanchissimo però, nel momento in cui sono arrivato in piazza e ho visto tutta quella gente che era venuta lì per me, è stata davvero un’emozione. Dai miei ricordi ho visto tutte quelle persone fuori solo per le feste patronali! Questa è sicuramente una delle cose più belle di quest’esperienza. Il loro supporto è qualcosa che mi rende veramente fiero e orgoglioso, un privilegio che non so quanti altri possono avere».

 

Cosa vuoi dire ai ragazzi che coltivano un sogno legato allo sport?

«Io sono l’esempio vivente che non importa dove nasci o cresci, se hai delle qualità e metti il giusto impegno puoi arrivare ovunque, anche a una finale o a una medaglia olimpica. Ovviamente bisogna fare dei sacrifici: io da dieci anni continuo a viaggiare tutti i giorni da San Cono a Valguarnera per allenarmi, ma questo spero possa servire da stimolo motivazionale per tutti. Mi auguro che qualcuno possa trarre esempio dalla mia storia e da quella degli altri atleti e capire che nessun obiettivo è irraggiungibile».

 

Cosa ti aspetta adesso?

«Comincerò a programmare i prossimi tre anni che mi porteranno alle Olimpiadi di Parigi, sicuramente per migliorare il mio ottavo posto e magari arrivare anche a qualcosa di inimmaginabile. Nel frattempo, però, testa bassa e pedalare. Sognare sì, ma lavorare tanto pure».

 

anteprima locicero

Andrea Lo Cicero, la delicatezza dell’ex pilone tra cucina, zafferano e filosofia

Articolo di Patrizia Rubino

Una carriera straordinaria nel rugby, con ben 103 presenze in nazionale, Andrea Lo Cicero, catanese, 45 anni, detto “Il Barone” per le sue origini nobiliari, nel 2013 lascia l’attività sportiva e decide d’intraprendere un nuovo percorso, riuscendo a fare della sua passione per la cucina e per la terra, non soltanto la sua nuova dimensione professionale ma anche una vera e propria filosofia di vita. E in questo racconto vedremo che la parola “filosofia” avrà il suo perché. Carisma e simpatia gli consentono di diventare un personaggio televisivo con il reality Giardini da Incubo, Celebrity Masterchef e La Prova del Cuoco, condotto da Elisa Isoardi. Il suo rapporto con il piccolo schermo continua a rappresentare un aspetto importante della sua attività professionale, attualmente è presente su Sky con L’isola del Barone e l’Erba del Barone, ma è la sua tenuta agricola, situata nella provincia di Viterbo, in cui vive con la moglie e il loro bimbo di due anni, il luogo dal quale trae energie ed ispirazioni.

Hai viaggiato per tutto il mondo e vissuto in grandi città, come nasce la scelta di vivere nella campagna laziale?
«Da una parte si tratta di una scelta logistica, sono molto vicino a Roma e raggiungo facilmente Milano, i luoghi in cui registro i programmi televisivi, ma è principalmente il mio fortissimo amore per la terra e la riconoscenza verso i suoi straordinari prodotti, che mi ha spinto a scegliere la campagna, qui la vita è sana e rigenerante. Nella mia azienda “I Scecchi” produco principalmente zafferano, mi occupo dell’orto ed allevo per l’appunto asini. Sono animali straordinari dai quali si può imparare tantissimo. Insieme a mia sorella, che è psicoterapeuta, diamo la possibilità a bambini con disabilità lieve di instaurare un rapporto con queste meravigliose creature. Si tratta di una relazione graduale che porta il bambino a prendersi cura dell’asino e quest’ultimo a fidarsi delle sue attenzioni. I benefici sono assolutamente vicendevoli».

L’impegno nel sociale è sempre stato presente nella tua vita.
«Da giovane a Catania sono stato volontario della Croce Rossa. Erano gli anni Novanta e si registravano frequentemente omicidi ed episodi di gravissima violenza, per mano dei clan mafiosi. Spesso erano coinvolti giovani che magari conoscevo di vista, ma che purtroppo avevano fatto scelte di vita devianti. Ho sempre pensato che lo sport, specie per i ragazzi, possa svolgere un’importante azione educativa tesa al rispetto delle regole. Come ambasciatore Unicef, ruolo che ricopro da circa dieci anni, cerco di promuovere il più possibile questo importante messaggio».

A proposito di Catania, com’è il tuo rapporto con la città e che mi dici della “Candelora d’oro”, massima onorificenza catanese, promessa e non assegnata?
«Il rapporto è viscerale, nel senso che ciò che sono, le mie passioni, il mio amore per la cucina e per la terra, sono il frutto della mia “catanesità”. Per quanto riguarda il premio, premetto la mia grande devozione a Sant’Agata e questo riconoscimento avrebbe significato per me oltre che un grande onore, un apprezzamento per quello che come catanese ho rappresentato con la mia carriera. Pur essendo stato ampiamente promesso, alla fine il premio non è arrivato».

Torniamo alla cucina. Sostieni di non essere uno chef professionista, ma a guardare i tuoi programmi tv non sembrerebbe.
«Ho sempre amato cucinare per passione; il cibo, la convivialità per me sono il sale della vita. La curiosità e la voglia d’imparare mi hanno spinto poi a perfezionare le mie abilità culinarie. Con le lezioni di Igles Corelli, chef pentastellato, scopro sempre più che la cucina è creatività, tecnica ma anche evoluzione».

Concludiamo la nostra chiacchierata parlando di filosofia.
«Nel 2019 ho voluto riprendere gli studi – da ragazzo avevo tentato con Medicina – iscrivendomi a Lettere e Filosofia. All’inizio non è stato semplice, però pian piano sono entrato nel meccanismo e la mia mente ed i miei pensieri ne stanno giovando tantissimo».

 

anteprima massimo tringali

Massimo Tringali, Executive Chef all’Armani di Parigi

Articolo di Alessia Giaquinta

È figlio della Sicilia Massimo Tringali, l’executive chef – quattro volte insignito della prestigiosa Stella Michelin – del ristorante “Armani” di Parigi.

È partito da Augusta nel 2001 per approdare a Parigi, passando anche per la Corsica. Le numerose esperienze davanti ai fornelli lo forgiano e danno identità ai suoi piatti dove tradizione e modernità si incontrano in un’ esplosione di sapori capaci di attivare i ricordi, di raccontare i luoghi, di innescare emozioni. Nel 2015 conosce quello che lui definisce “uno degli incontri più importanti della mia vita, un vero ambasciatore della gastronomia italiana in Francia, capace di farmi innamorare ancor di più del mio mestiere indicandomi la via da seguire”: Massimo Mori. Così intraprende l’avventura “Armani”, in uno dei ristoranti italiani più lussuosi della città francese.
Ad accompagnarlo, sin dall’inizio di questa esperienza sono altri due siciliani: Claudio Oliva, il mio Sous Chef di Solarino e Antonino Di Stefano il mio Chef Pasticcere di Avola.

Per il quarto anno consecutivo “Stella Michelin”…
«Confermare per il quarto anno consecutivo la nostra stella Michelin, in un anno delicato come quello che stiamo vivendo, assume un significato ancora più importante per noi. Il nostro in fondo è un lavoro di artigianato, un mestiere antico dove ci si sporca le mani. Ogni traguardo ha sempre un sapore speciale. Sono la stessa persona che ero nel febbraio del 2018, quando appresi la notizia che la Michelin avrebbe premiato il nostro lavoro con la prestigiosa Etoile. Siamo stati l’unica brigata italiana di Francia a ricevere la stella nel 2018, ne siamo orgogliosi. Credo che questo sia l’insegnamento che posso dare ai miei ragazzi: rimanere se stessi senza scalfire la passione che ci permette di affrontare un lavoro duro come quello della ristorazione».

Quali sono gli ingredienti base della tua cucina?
«Prediligiamo una cucina sana. Il nostro spirito gastronomico rispetta le materie prime che utilizziamo e soprattutto le eccellenze italiane che il nostro meraviglioso Paese ci offre. Riceviamo prodotti da tutta l’Italia. L’ olio extra vergine d’oliva è sicuramente uno degli ingredienti più importanti della nostra cucina. L’anima di ogni ricetta che proponiamo».

Parliamo della Francia. Come ti trovi?
«Lavoro in Francia da più di dieci anni. Ho avuto esperienze in Corsica, isola che amo particolarmente. Fare cucina a Parigi è molto stimolante. Questa città è un po’ l’ ombelico gastronomico mondiale. Far conoscere la nostra storia attraverso la cucina è una grande responsabilità. Rimaniamo fedeli alle nostre radici».

Da Augusta a Parigi. Quanto ti manca la tua terra?
«La Sicilia ha un magnetismo particolare nei miei confronti. A volte ho come l’impressione che non mi manchi davvero, ma ogni qualvolta scendo dalle scalette dell’aereo e poggio i piedi per terra ho come l’impressione che una parte di me si risvegli da uno strano letargo».

Come fai “vivere” la Sicilia attraverso i tuoi piatti?
«Proponiamo piatti di tutte le regioni d’Italia, ma com’ è normale che sia alcuni ingredienti appartengono al mio DNA più di altri. L’ origano, i capperi di Salina, il gambero rosso di Mazara, l’olio extra vergine di oliva Settembrino, il fior di sale di Trapani e così tutte le altre eccellenze che la nostra splendida isola ci regala».

Che rapporto hanno i francesi con la cucina italiana?
«I francesi amano la cucina italiana. Cerco di raccontare ai nostri clienti gli ingredienti che utilizziamo facendo nomi e cognomi delle persone che con fatica e dedizione portano avanti il Made in Italy. Un filo conduttore che passa dalle mani degli agricoltori, dei produttori di olio, di vino e di tutte le specialità italiane fino ad arrivare sui nostri fornelli. Il nostro lavoro è quello di accompagnare con rispetto queste materie prime fino ai nostri clienti».

 

Giuseppina Torre cerimonia Cavaliere dellOrdine al Merito della Repubbl

La pianista e compositrice siciliana Giuseppina Torre insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica

di Omar Gelsomino

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con proprio decreto in data 27 dicembre 2020, su segnalazione della Prefettura di Ragusa, ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “al merito della Repubblica Italiana” alla pianista e compositrice siciliana GIUSEPPINA TORRE, già nostra ospite in passato sulle pagine di Bianca Magazine. Nel corso di una cerimonia svoltasi al Palazzo del Governo di Ragusa è stata assegnata dal Prefetto Filippina Cocuzza l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito Della Repubblica Italiana” anche ad altri cittadini distintisi per il loro impegno professionale e sociale profuso nei confronti della comunità iblea e che si sono resi benemeriti nei confronti della Repubblica.

Tra i premiati vi è Giuseppina Torre che si è contraddistinta negli anni con la sua musica e le sue composizioni che hanno conquistato anche il pubblico americano. Una carriera che ha le sue origini da Vittoria, provincia di Ragusa, dove Giuseppina Torre è nata, cresciuta e ha intrapreso gli studi musicali. «Questo è per me l’onore più grande della mia vita, il riconoscimento più prestigioso che si possa ricevere dalla propria Patria – afferma Giuseppina Torre – Dedico questa onorificenza ai miei genitori che, con enormi sacrifici, mi hanno sempre sostenuto a perseguire quello in cui credo e a dedicarmi alla mia più grande passione, il pianoforte. Ringrazio il Prefetto di Ragusa la Dott.ssa Filippina Cocuzza, per la stima dimostratami».

Giuseppina Torre ha vinto numerosi premi negli Stati Uniti: Los Angeles Music Awards (“International Artist of the Year” e “International Solo Performer of the Year”), Akademia Awards di Los Angeles (“Ambiental/Instrumental”) e 5th I.M.E.A. Awards 2018. La pianista e compositrice siciliana ha tenuto concerti in Italia e all’estero, suonando per Papa Francesco in occasione del Concerto dell’Epifania andato in onda su Rai 1 (2014) e in Vaticano presso la Casina di Pio IV – Pontificia Accademia delle Scienze alla presenza del Cardinale Lorenzo Baldisseri (2017). Opening act del concerto de Il Volo all’Arena di Verona (24 settembre 2019) e protagonista delle ultime edizioni di Piano City Milano (2019), Piano City Palermo (2019), e Piano City Napoli (2020). Ha all’attivo due album: “Il Silenzio Delle Stelle” (Sony Music Italia, 2015) e “Life Book” (Universal Music Italia, 2019) ed è autrice delle musiche del docu-film “Papa Francesco – La mia Idea di Arte” (Walkman Records, 2018).

Giuseppina Torre inoltre è da sempre impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne e da anni sostiene importanti iniziative nazionali di sensibilizzazione e partecipa a concerti di beneficenza. Il suo ultimo album “LIFE BOOK”, pubblicato da Decca Records e distribuito da Universal Music Italia, è disponibile in tutti i negozi, in digital download e sulle piattaforme streaming (https://udsc.lnk.to/CNP8Ab8S). Prodotto da Giuseppina Torre e Davide Ferrario, mixato e masterizzato da Pino “Pinaxa” Pischetola e registrato presso Griffa & Figli e Frigo Studio, l’album “Life Book” racchiude 10 composizioni inedite, con musiche composte ed eseguite da Giuseppina Torre, che raccontano le suggestioni, i pensieri e il vissuto dell’artista negli ultimi anni, come un vero e proprio “racconto di vita” in musica: “Rosa tra le rose”, “La promessa”, “Gocce di veleno”, “Dove sei”, “The golden cage”, “Siempre y para siempre”, “Mentre tu dormi”, “My miracle of love”, “Un mare di mani”, “Never look back”. Di quest’ultimo brano ecco il video, girato da Umberto Romagnoli con la direzione artistica di Stefano Salvati nella meravigliosa cornice delle valli di Comacchio (Ferrara).

valentina mattia

Valentina Mattia: «Scrivere mi aiuta a superare le difficoltà della vita»

di Omar Gelsomino

Complici senza destino” segna il ritorno in libreria di Valentina Mattia. L’autrice siciliana, nata a Caltagirone, da anni vive a Cuneo con la sua famiglia, scrive romanzi e poesie. Esordisce nel 2014 col suo primo romanzo Intimo ritratto (edizioni Araba Fenice Libri) partecipando al Salone Internazionale del Libro di Torino ha vinto il premio “Il Ponte” dell’associazione culturale “La Sicilia e i suoi amici in Lombardia”. Nel 2017 si è classificata terza nella sezione Prosa dell’Antologia di narrativa e poesia edita da Primalpe Cuneo e l’anno successivo con la stessa casa editrice ha pubblicato il suo secondo romanzo, Alice Schanzer l’alambicco dei ricordi, ispirato alla poetessa e critica letteraria Alice Schanzer in Galimberti. Ha frequentato una scuola di teatro e di dizione, il corso completo di Nati per Leggere a cura di Sillabaria – Semi di Libro e un laboratorio di scrittura. Fa parte del comitato di lettura degli adulti per il Premio Primo Romanzo città di Cuneo. Valentina Mattia con la sua penna molto delicata in “Complici senza destino” (Golem Edizioni, 2020) ci accompagna alla scoperta di una storia d’amore complicata, fatta di sentimenti, di bisogni profondi, di imprevisti, di sospetti e di dolori. Un romanzo pieno di suspense, che il lettore divora alla ricerca di risposte anche se non sempre le risposte arrivano e sono chiare nell’indurci una qualsiasi scelta. Ha scelto Bianca Magazine per raccontare il suo rapporto con la scrittura, cosa rappresenta per lei e come nascono i suoi romanzi. Andiamo a conoscerla meglio.

Quando e perché hai iniziato a scrivere?
«Ho iniziato a scrivere nel 2008, dopo la nascita del mio terzo figlio. Non ricordo come ho fatto a trovarne il tempo, con altri due bambini da accudire. Stavo scrivendo una storia che poi ho ultimato per poter partecipare a un concorso letterario (il primo, per me) per racconti inediti. In tutta sincerità non so che cosa mi abbia spinta a scrivere. Sarà stata la lontananza dalla mia famiglia d’origine, dalla mia terra, dalle mie abitudini, da ciò che ero prima di trasferirmi al Nord. Forse avevo bisogno di uno spazio tutto mio, di assentarmi ogni tanto dalla quotidianità per vivere esperienze diverse, anche se solo apparenti. So che mi ha fatto bene e questo mi basta. Scrivere è stata ed è senza dubbio la mia valvola di sfogo».

Come nascono le tue storie?
«Nascono innanzitutto da un’idea. Senza idee la scrittura è debole, e può causare anche momenti di blocco. Nascono osservando i gesti, le situazioni, le persone, gli stati d’animo, i sentimenti. Mi definisco un’ottima osservatrice, amo i dettagli. Nei miei romanzi mi diverto a descrivere i gesti che fanno parte della quotidianità e che rendono la narrazione molto simile alla realtà. Una volta messa a fuoco la storia, mi soffermo sui personaggi, ne definisco il carattere e le sembianze. Fatto questo, do libero sfogo alle parole e marchio le pagine con il mio stile. Scrivere un romanzo è complicato, tanti sono gli elementi da tenere in considerazione: tempo, concentrazione, studio, ispirazione. Allo stesso tempo, però, è affascinante, adrenalinico, appagante».

Quanto c’è di autobiografico?
«Dipende. A volte c’è tanto di me, altre volte poco. Diciamo che vivo in ogni storia che scrivo, e questo mi piace moltissimo. Ogni volta, il mio, è un viaggio diverso nel tempo. La stessa cosa mi succede con la lettura. In genere, comunque, cerco di distaccarmi dalla storia, di seguirne solo la regia, anche se non sempre ci riesco. Qualcosa di me ‒ qualità o difetto ‒ diventa parte integrante di qualche personaggio. È come rivedersi allo specchio, non sempre ci si piace. A palesarsi è senza dubbio il mio attaccamento verso l’amata Sicilia. In ogni libro che ho scritto, infatti, è venuto sempre fuori qualche elemento che la descrive. Ho l’impressione che quando ci si allontana da un luogo, poi questo lo si apprezza di più. Non è così? A me è capitato».

Quale valore ha per te la scrittura?
«Ha un valore altissimo. È diventata parte integrante delle mie giornate. Scrivere mi aiuta a superare le difficoltà della vita, incrementa le mie conoscenze, mi migliora come persona, accorcia le distanze. Non so se per gli altri scrittori è lo stesso, per me rappresenta un diversivo dalla realtà, un’opportunità da cogliere sempre al volo, una scommessa con me stessa, l’immunità alla solitudine e alla noia».

Quale messaggio vuoi lanciare?
«Quando si pianifica un’Opera letteraria bisogna avere ben chiaro il suo costrutto. A volte sono necessari numerosi tentativi, alcuni anche a vuoto, per delineare il progetto finale. La perseveranza alla lunga gratifica. Ritornando al mio caso… Questi anni, dal 2008 a oggi, sono stati d’oro, per me. Riconosco di essere migliorata molto, rispetto a quando ho iniziato, e ne sono contenta. Le diverse esperienze vissute ‒ partecipazione ai concorsi letterari, presentazione dei libri in librerie, biblioteche, associazioni culturali, interviste radiofoniche ‒ hanno messo da parte un po’ della mia timidezza, incoraggiandomi a proseguire il percorso intrapreso».

Qual è l’ultimo libro che hai pubblicato? Di cosa tratta?
«Si intitola “Complici senza destino” ed è stato pubblicato dalla casa editrice Golem di Torino. Dallo scorso cinque novembre in libreria, tratta diversi temi: amore, lontananza, malattia, separazione, differenze culturali e religiose. I personaggi principali sono Amhir e Nunziatina. Alla base di tutto c’è un amore fortissimo che sboccia quasi subito, urgente e famelico, tra i due ragazzi, un amore che sfida chiunque lo contrasti, che si oppone alle distanze e alle differenze di cultura e di religione che, invece sembrano avere un peso importante per le rispettive famiglie. Nella parte successiva sorgono i primi malumori, alcune freddezze di coppia, incomprensioni, distacchi. Arriva anche una malattia. I due ragazzi vengono risucchiati in un vortice che schiaccia tutto il bello di prima e che stravolge le loro esistenze. Uno dei due è in svantaggio e soffre più dell’altro. L’amore tra Amhir e Nunziatina si fa sempre più complicato, loro non sono più gli stessi di prima e si fanno la guerra, come due perfetti estranei. Ciononostante, ci sarà qualcuno della famiglia che non guarderà con distacco l’evolversi degli eventi, che vorrà riallacciare i rapporti con il genitore che se ne è andato via di casa troppo presto, che tenterà di accorciare le distanze tra di loro, che rimetterà ordine in famiglia».

Nei tuoi romanzi parli di amore, forte, tormentato, dilaniato, imprevedibile. Cos’è per te l’amore?
«L’amore racchiude tutta una serie di situazioni che possono portare la coppia a vivere momenti idilliaci oppure a diventare estranei l’uno per l’altra. L’amore è bello perché è imprevedibile, non si sa mai dove può portare. Se è forte vince su tutto, ma se è tormentato, dilaniato è meglio lasciarlo perdere. Nei miei romanzi l’amore spesso porta a compiere atti efferati, prende spunto dalla realtà. In ogni caso, offre una speranza. Nei cuori sanguinanti di qualcuno può nascere anche qualcosa di positivo».

Quali consigli daresti a un ragazzo per diventare scrittore?
«Gli direi prima di tutto di leggere molto. Con questa pandemia sono aumentate le persone che vogliono diventare scrittori. Un diritto sacrosanto, certo. Tuttavia, non bisogna improvvisarsi scrittori. Scrivere non è facilissimo. Come ho detto in precedenza, deve essere un’azione quotidiana, un esercizio da compiere con sacrificio e pazienza. È un po’ come andare in palestra. Ci si allena quasi tutti i giorni, ma i risultati si vedono soltanto alla fine. Lo stesso è per la scrittura. Oltre al talento occorrono esercizio e studio. Fatto questo, possono delinearsi le premesse per poter diventare uno scrittore».

A cosa stai lavorando?
«Ho ultimato un romanzo che proporrò all’editore. Nel frattempo, mi sto dando da fare valutando romanzi altrui e facendo l’editing su alcuni testi ancora inediti. Anche questa è una bella scommessa per me, è una passione sbocciata da poco, che mi sta permettendo di confrontarmi con gli altri autori e di affinare le tecniche della scrittura. È un lavoro impegnativo, non lo metto in dubbio, che richiede molta attenzione e precisione e che sacrifica buona parte del tempo libero. Chi lo sa, magari questa potrebbe diventare una professione a tutti gli effetti!».