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finestra teatro di andromeda

Editoriale n°36

Cari lettori,

sono lieto di presentarvi questo nuovo numero di Bianca Magazine ancora più brioso, colorato ed entusiasmante: in festa, insomma.

Proprio così: le tante ricorrenze che in questo periodo caratterizzano le città e borghi di Sicilia e che finalmente – dopo il fermo dovuto alla pandemia – tornano ad essere festeggiate, hanno ispirato le nostre pagine.

 

Che siano religiose, laiche o di altro genere, le feste di Sicilia sono sempre motivo di entusiasmo, condivisione e grande partecipazione. Sono l’essenza della nostra terra, sono linfa che scorre nel sangue di ogni siciliano festoso e festante, sempre.

 

Che Sicilia sarebbe senza le sue feste?! Non osiamo pensarlo, anche se l’immagine degli anni appena trascorsi ci viene immediatamente quale esempio lampante. Se da una parte, però, il periodo della pandemia ha ridotto i riti, dall’altra ha accresciuto la voglia di tornare a fare festa, forse con più vigore e trasporto di prima. E allora festeggiamo, godiamo delle nostre tradizioni e inebriamoci di ogni sorta di bontà che ci regala la nostra terra. Quando si festeggia, infatti, cosa non può mai mancare? Il cibo, ovviamente. E non mi riferisco solo a pranzi e cene luculliane: in Sicilia abbiamo anche semplici pietanze capaci di mandare in estasi i sensi. Una vera festa di gusto. Tra le nostre pagine, allora, troverete anche piatti e dolci tipici della tradizione siciliana: vi leccherete i baffi anche solo leggendo!

 

Non mancheranno, certamente, approfondimenti sulle bellezze artistiche e paesaggistiche, terrestri e subacquee della nostra Sicilia, ma ci saranno anche personaggi che rendono onore all’isola attraverso la loro professione, la letteratura, il cinema o altre forme d’arte.

 

Sarà un viaggio – ancora una volta, come sempre – attraverso i luoghi, i cibi, le tradizioni, i personaggi, i miti e i talenti di questa terra che pullula di meraviglie da scoprire e riscoprire.

Siete pronti, allora, a fare questo gioioso viaggio in lungo e in largo per la nostra Sicilia in festa?

Allacciate l’attenzione: si parte a tutto gas!

 

L’editore

Emanuele Cocchiaro

Presentazione Augustus – il videogame dedicato alla promozione dei beni culturali siciliani

Progetto Augustus, lunedì 27 giugno all’Università di Palermo la presentazione del videogame immersivo dedicato alla promozione dei beni culturali siciliani

Per prenotare la partecipazione al playshow occorre compilare, entro il prossimo 23 giugno, il format disponibile nel sito dedicato

 

Palermo – Un’intera giornata per conoscere e provare “Augustus”, il serious game ambientato in quattro importanti siti archeologici siciliani. Lunedì 27 giugno, alle 9 presso l’aula informatica della facoltà di Economia, avrà luogo la conferenza di presentazione del progetto, con una tavola rotonda alla quale prenderanno parte i personaggi più noti del settore videoludico regionale e nazionale come Daniele Ferdani, Fabio Viola, Andrea Dresseno, Maurizio Amoroso, Marco Vigelini, Davide Leone, con la moderazione di Ludovico Solima ed Elisa Bonacini. 

Nel pomeriggio, dalle ore 15, gli appassionati potranno cimentarsi nelle sessioni di playshow dedicate al videogioco. Sarà necessario risolvere quiz, enigmi e misteri, ed esplora i siti turistici siciliani per trovare reperti perduti e aiutare l’imperatore “Augustus” a ricostruire la sua Camera Mirabilia “In contemporanea con il playshow live, la twitcher Quelaag92 trasmetterà sul suo canale in streaming una sessione di gioco di AUGuSTUS a partire dalle ore 18.00″. AUGuSTUS Game è un progetto finanziato con i fondi POFESR Azione 1.1.5, realizzato in partnernariato da ETT Spa, Red Raion, Università degli Studi di Palermo – Dipartimento DSEAS, ISPC-CNR e Admeridiem.

 

https://youtu.be/eFu-l_QdINQ

Nuovo-cinema-paradiso

La storia del cinema in Sicilia

di Merelinda Staita

Abbiamo intervistato la professoressa Sarah Zappulla Muscarà, ordinaria di Letteratura Italiana, che si occupa di narrativa, teatro e cinema fra Otto e Novecento e di edizioni di testi e carteggi inediti, per conoscere le fasi e i segreti della storia del cinema in Sicilia.

Professoressa Sarah Zappulla Muscarà

Quando inizia la storia del cinema in Sicilia e qual è stata la sua evoluzione nel tempo?
«Il cinematografo giunge a Catania nel 1897, allorché un funzionario dei fratelli Lumière gira due documentari sulla Villa Bellini. Il periodo aureo della cinematografia catanese, durato poco meno di tre anni, si registra a ridosso della Prima Guerra Mondiale quando nella città etnea, più tardi proprio per questo fervore definita la “Hollywood sul Simeto”, sorgono numerose case di produzione che si collocano tra le più attive del settore: Etna Film, Katana Film, Sicula Film. Saranno le catastrofiche proporzioni del primo conflitto mondiale a mettere in forte crisi anche il settore cinematografico».

Nuovo-cinema-paradiso

Tantissimi i film che sono stati girati in Sicilia. Pellicole eccezionali che hanno influenzato la cultura di massa e acceso i riflettori sulle bellezze naturali di questa terra. Ci aiuti a scoprire i film e i luoghi che hanno suscitato grande interesse da parte dell’opinione pubblica.
«Scrive Gesualdo Bufalino: “Vi sono luoghi naturaliter cinematografici. I quali cioè invitano, quando non obbligano, la macchina da presa a cercarli, inseguirli, possederli… Un luogo simile è la Sicilia”. Molti sono, infatti, i film girati in Sicilia e/o ispirati a temi legati alla Sicilia e, soprattutto, alla sua grande letteratura (Capuana, Verga, Pirandello, Brancati, Patti e in tempi a noi più vicini Tomasi di Lampedusa, Sciascia). Ma se spesso il cinema ha colto della Sicilia gli stereotipi più vieti e ripetuti, non sono rare le volte in cui, come nota ancora Bufalino, “il talento, la coscienza, il solidale amore” per questa terra hanno prodotto film che sono rimasti indelebili nella memoria collettiva e nella storia della settima arte. Si pensi ai film di registi come Luchino Visconti (La terra trema, 1948; Il Gattopardo, 1963), Pietro Germi (In nome della legge, 1949; Il cammino della speranza, 1950; Divorzio all’italiana, 1962; Sedotta e abbandonata, 1964), Roberto Rossellini (Stromboli, Terra di Dio, 1949), Michelangelo Antonioni (L’avventura, 1960), Francesco Rosi (Salvatore Giuliano, 1962; Cadaveri eccellenti, 1976), Paolo e Vittorio Taviani (Un uomo da bruciare, 1962; Kaos, 1984), Damiano Damiani (Il giorno della civetta, 1968), Giuseppe Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso, 1988). Né può essere trascurata la grande lezione di Verga, tutta la storia del cinema italiano è intrecciata, sia pure con alterna fortuna, al suo nome e alla sua opera. Numerosi i film tratti da Cavalleria rusticana, Storia di una capinera, La Lupa, L’amante di Gramigna, Caccia al lupo. Capolavoro del cinema muto è inoltre Sperduti nel buio di Nino Martoglio, del 1914, trafugato durante gli eventi bellici e mai più ritrovato. Verga e Martoglio, infatti, hanno segnato la generazione di cineasti formatasi alla scuola di Umberto Barbaro (altro siciliano), direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia, destinata a dar vita alla stagione d’oro del cinema italiano, il neorealismo».

Il gattopardo ballo

Malèna

Oggi la Sicilia è un grande set a cielo aperto: tra cinema e serie tv tutti vogliono girare in Sicilia. Negli ultimi mesi quali troupe e grandi attori hanno scelto borghi e città d’arte per ambientare le loro produzioni?
«La Sicilia continua, con grande vivacità, ad essere presente nella vita del cinema italiano. Lo testimonia la schiera di cineasti, anche giovani, attivi sui set siciliani. Mi piace, infine, ricordare due film, di cui uno attualmente in lavorazione, legati alla Sicilia e all’opera di un autore universalmente noto, Luigi Pirandello. Il recente Leonora addio di Paolo Taviani, premiato dalla critica a Berlino, che racconta la singolare vicenda delle ceneri pirandelliane e del loro avventuroso viaggio da Roma a Girgenti dove, secondo le volontà testamentarie dello scrittore, vennero murate in una rozza pietra modellata dallo scultore Mazzacurati e collocata sotto il grande pino che sorgeva al Caos nei pressi della casa natale. Pirandelliano anche l’altro film dal titolo La stranezza. Una commedia da fare, ambientato negli anni Venti, alla vigilia dei Sei personaggi in cerca d’autore, che il regista palermitano Roberto Andò sta girando tra Palermo, Agrigento, Erice, del cui cast fanno parte Toni Servillo, Donatella Finocchiaro, il duo Ficarra e Picone, anch’essi registi e attori di successo (con Leo Gullotta nel loro recente Incastrati). Molto ha fatto il cinema per valorizzare i luoghi della Sicilia legati soprattutto alle opere dei suoi scrittori. Si pensi alla Aci Trezza di Terra trema o alla Catania dei film tratti da Brancati (Il Bell’Antonio, Don Giovanni in Sicilia) o ancora alla lussureggiante campagna etnea dei film tratti da Patti, alla Sicilia de Il Gattopardo o a quella interna di Sciascia. Ma certamente a valorizzare il paesaggio siciliano è stata soprattutto la serie televisiva del Commissario Montalbano dai romanzi di Andrea Camilleri. Certo allo straordinario successo internazionale della serie hanno contribuito la singolare lingua inventata dallo scrittore, l’empatia degli interpreti, la gradevolezza delle storie, la gustosa cucina di Enzo e di Adelina, ma soprattutto la bellezza del paesaggio, col suo incontaminato barocco e splendido mare. Sulla scia del Commissario Montalbano si muove Màkari, la serie recentemente tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri che mostra un’altra parte della Sicilia, finora poco nota al grande pubblico, quella occidentale. Certo il cinema e le serie Tv, se adeguatamente utilizzati, potranno contribuire a promuovere il turismo e valorizzare una terra che, se pur piena di contraddizioni e talora avvilita da forte degrado, è ricca di un patrimonio unico di tradizioni, costumi, storia, cultura, bellezza paesaggistica».

Aveva ragione il grande Leonardo Sciascia: “Il cinema si interessa della Sicilia perché la Sicilia è cinema”.

“POST, Rethink The Future”, la mostra d’arte in Grecia in co-organizzazione con la Comunità Ellenica Siciliana Trinacria

The Blender Gallery in co-organizzazione con la Comunità Ellenica Siciliana Trinacria di Palermo, presenta la mostra collettiva “POST, Rethink The Future”. La mostra curata da Francesco Piazza è realizzata con il prezioso supporto dell’Ambasciata d’Italia ad Atene, di Tempo Forte e dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene e di Vassilis Karampatsas.

 

Artisti partecipanti: Valentina Biasetti, Demetrio Di Grado, Alexandros Maganiotis, Konstantinos Patsios.

 

Κonstantinos Patsios, The Kiss, 38cm x 30cm, Collage e inchiostro su carta

Κonstantinos Patsios, The Kiss, 38cm x 30cm, Collage e inchiostro su carta

 

Il termine Post definisce abitualmente una collocazione temporale ma è anche un modo di dire ormai entrato nel linguaggio comune. É la “pubblicazione” della nostra esistenza un istante dopo averla vissuta. Perché ogni volta che descriviamo la realtà essa è già passata e, in definitiva, “Post” ci dice ciò che è finito, ma non che cosa ci aspetta e prefigura la possibilità dell’esistenza di un “nuovo” altro che, non siamo in grado di immaginare.

La nostra società già a partire dalla metà degli anni ‘80 si è trovata a confrontarsi con il concetto di post-qualcosa (post-industriale, post-coloniale, post-strutturalista, post-ideologico, post-umano etc.) ma, a ben vedere, in questa ossessione per il “dopo” si possono intravedere sia i segni di una debolezza linguistica -nella difficoltà a definire ideologie e movimenti culturali di nuova formazione- sia il tentativo di dominare la società: perché quel prefisso, apparentemente innocuo, consente di sollevarsi al di sopra del proprio tempo e di osservarne dall’alto il paesaggio di rovine.

Valentina Biasetti, Poiesis 6, 39cm x 39cm, Matita e collage su carta su legno

Valentina Biasetti, Poiesis 6, 39cm x 39cm, Matita e collage su carta su legno

 

Questo consente all’uomo di illudersi di poter reinventare il proprio futuro, anche manipolando la verità, costruendo una narrazione immaginaria, non veritiera del mondo che verrà, aperta al sogno e all’utopia e vincolata a certi aspetti della nostra esistenza che ormai si sono modificati per sempre. L’arte, in quanto “manipolatrice della verità”, come affermava Platone, può sicuramente contribuire alla costruzione di questa narrazione. Tutto quello che viene dopo, ovvero la rappresentazione della realtà, è essa stessa mimesi. Post è quindi, tristemente, la perdita dell’innocenza!

 

Demetrio Di Grado, 21cm x 29.7cm , Collage analogico

Demetrio Di Grado, 21cm x 29.7cm , Collage analogico

 

É la consapevolezza che il domani non sarà, probabilmente, come lo immaginiamo o come lo desideriamo. Le opere dei quattro artisti invitati esprimono una riflessione critica sulla contemporaneità: chi siamo e chi saremo. Il collage per la sua estrema duttilità compositiva unitamente alla ricerca iconografica e all’utilizzo della metafora come strumento comunicativo e di riflessione, ha consentito agli artisti di esprimere a vari livelli la loro visione del mondo; da quella più intima e familiare intrisa di sogno (Biasetti), ad una costruita attraverso architetture che fanno del paradosso il loro punto di forza (Di Grado), a quella che descrive i passaggi esistenziali, della definizione della propria identità (Maganiotis), ad una in cui viene descritta una società resa ancora più fragile da processi irreversibili di globalizzazione e dai grandi temi socio politici (Patsios).

 

Alexandros Maganiotis, dalla serie postcards, 10cm x 15cm , Collage e acrilico su carta

Alexandros Maganiotis, dalla serie postcards, 10cm x 15cm , Collage e acrilico su carta

 

Questi quattro approcci confluiscono in un’Opera Comune che rappresenta un ideale punto di congiunzione ed è composta da 4 carte che insieme danno vita ad un’unica narrazione connessa ai lavori in mostra. Ad ogni artista è stata assegnata una lettera della parola POST. Biasetti P, Di Grado O, Maganiotis S, Patsios T. Ciascun artista ha utilizzato la lettera come spunto per una riflessione sul tema della memoria, della vita presente e di quella futura. Spetterà alla sensibilità di ognuno di noi inserire l’Opera Comune dentro lo spazio mentale che più ci è congegnale: all’inizio della mostra come strumento di conoscenza o durante il percorso come momento di riflessione oppure alla fine, per riassumere il vocabolario di ciascun artista codificandone il pensiero.

 

Francesco Piazza, curatore

 

Emailinfo@theblendergallery.com

Websitewww.theblendergallery.com

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Tradizione, storia e bellezza: a Palermo il primo Museo della Sicilianità

Articolo e foto di Federica Gorgone

Far conoscere la storia e la cultura siciliana esaltandone arte e bellezza è ciò che Giacomo Callari, sostenuto da Gisella Mandalà, ha fatto con il suo Museo della Sicilianità. Una realtà unica la cui realizzazione è frutto di un “sogno” dall’animo siciliano in cui ricercatezza e creatività si fondono per dare vita ad un progetto che nasce oltre 10 anni fa e che è ancora in continuo sviluppo.

 

Un tripudio di emozioni ed amore per la propria terra intriso di Sicilia è ciò che si respira non appena si varcano le porte del museo situato nell’ elegante Villa Adriana a Palermo.

Un percorso immersivo, quello proposto, che sfidando ogni immaginazione passa dalle sale settecentesche della spettacolare dimora storica e conduce il visitatore tra dipinti e sculture in creta dura realizzate come la tradizione insegna. Tra queste ultime è possibile trovare alcuni dei più importanti personaggi che hanno fatto la storia della Sicilia. Ed è così che da una sala all’altra del museo ci si può imbattere in Ruggero II o nella famiglia Florio e in tanti altri ancora. Ma a sorprendere è il modo in cui essi vengono rappresentati. La tradizione siciliana è, infatti, raccontata in un modo nuovo rispetto a quello a cui siamo solitamente abituati. Come? È l’ironia il filo conduttore che lega con eleganza ogni stanza tematica del museo alla successiva. Non appena si entra nella dimora ci si sente travolti e coinvolti da un incredibile mix di tradizione ed innovazione che, attraverso un sorriso, porta in un “viaggio” nuovo alla scoperta della Sicilia che emoziona davvero. Lo stesso che si può intraprendere ammirando le opere pittoriche presenti nelle diverse sale che prendono forma dalle idee creative a cui Callari ha voluto dar vita rendendo reale il suo progetto che tutti noi oggi possiamo conoscere.

Durante la visita è, infatti, possibile ammirare opere come ad esempio “Ballarò” in cui un chiaro richiamo alla rinomata “Vucciria” di Guttuso ci riporta all’interno del mercato palermitano che diventa simbolo di “festa”. Una danza in cui i pesci e la frutta prendono vita quasi per magia divenendo strumenti musicali e raccontando lo spirito tipico siciliano sempre pronto alla convivialità.

 

Quello intrapreso all’interno del museo è un viaggio alla scoperta di un’amata terra che difficilmente si dimentica e che non trascura neppure temi importanti legati all’inclusione, alla legalità e alla lotta, alle discriminazioni dal forte valore educativo anche per i più piccoli.

 

La realizzazione di questo sogno lungo una vita è però coincisa con il periodo dello scorso lockdown che ha rallentato ma non fermato i progetti del Museo. «Durante quel periodo ho fatto realizzare nuove sculture come ad esempio quella di Verga o di Camilleri. Talmente cerchiamo di approfondire la sicilianità che il Museo continua ad essere in continuo divenire» spiega Callari.

 

Durante la nostra chiacchierata ci chiediamo come questa “sicilianità” che si respira ovunque all’interno delle sale venga ricercata ed è prontamente Mandalà a risponderci: «Io sono convinta di una cosa. Gli oggetti sono destinati. E ci è capitato, nella nostra vita, che ci siano arrivate delle cose che noi cercavamo e non sapevamo da che parte sarebbero arrivate. È l’amore che ci porta sempre a curiosare, ricercare anche nei mercatini e ovunque sia possibile. Per noi è un piacere guardarci attorno ma non basta. Bisogna anche saper cogliere». Come tiene a puntualizzare Callari sì alla ricercatezza ma «non c’è una ricerca spasmodica. È la passione che ci guida».

 

Ma quali sono i progetti futuri per il museo?

«Noi vorremmo fare le cene al Museo. Portare qui i turisti e fargli assaporare la Sicilia» risponde Callari. «Cerchiamo di portare avanti la Sicilianità nelle forme più belle in cui si esprime. Anche la cucina è una forma d’arte. Esaltiamo la sicilianità a 360 gradi e cerchiamo di far conoscere anche ai turisti la bellezza della nostra essenza di essere siciliani». conclude Mandalà.

abito della stilista maria giovanna costa

MGC. Un brand che celebra la Sicilia con stile al di là degli stereotipi

di Patrizia Rubino

Foto di Mario Aldo Castania, Mimmo Morizzi e Rosario Vicino

Intrigante e misteriosa con il suo inseparabile cappello con il quale spesso cela parte del suo volto, ma che sfoggia come un vero e proprio vessillo di libertà e consapevolezza, Maria Giovanna Costa, artista dalle mille sfaccettature è stilista, pittrice, interior designer ed imprenditrice ma ama definirsi semplicemente una creativa. Catanese, 42 anni, la passione ed il talento per la moda li eredita dalle nonne sarte che sono state fonte d’ispirazione e maestre – ma oltre agli studi nell’ambito della moda e del design, vanta una laurea in Ingegneria e Architettura.

Il brand MGC spazia dalla haute couture, al prêt-à-porter e streetwear ai preziosi abiti scultura, accessori e anche una linea di home design.

Stilista ed ingegnere, ci parli di questo connubio tra estro e creatività, numeri e rigore scientifico.
«So che può sembrare strano ma in realtà è proprio grazie alla conoscenza della tecnica che riesco ad accrescere la mia creatività e a concretizzare le mie idee e i miei progetti. Nella concezione di un abito non mi limito al disegno del bozzetto, ma mi occupo anche della progettazione e realizzazione di grafiche e tessuti. L’ideazione di uno stile è un processo molto complesso che implica studio, conoscenza e sperimentazione. La creatività da sola non è sufficiente».

Il suo è decisamente un approccio concreto ed imprenditoriale verso un settore sicuramente non semplice come quello della moda, coerente con la sua volontà di voler celebrare la Sicilia al di là dei soliti stereotipi.

«Ho viaggiato tantissimo, visto luoghi e conosciuto persone chi mi hanno arricchito ed offerto spunti creativi di grande interesse. Ma la Sicilia rappresenta la mia essenza, il mio punto base. Ciò che realizzo è frutto di ciò che mi circonda quotidianamente e a cui tendo a dare un respiro alto, fuori dai soliti schemi. Non amo, infatti, vedere la rappresentazione della mia isola con i soliti cliché, anche da parte dei cosiddetti brand della moda che contano. Ciò è assolutamente riduttivo e non rende giustizia alle meraviglie della Sicilia, che è un trionfo di bellezze artistiche e paesaggistiche, ma anche di risorse umane eccellenti».

 

Un’ idea questa che sembra perfettamente riassunta e realizzata nella sua collezione di abiti ispirata alla figura di Donna Franca Florio, icona di stile ed eleganza nella Sicilia della prima metà del Novecento, ammirata dal jet set internazionale.

«Ho studiato parecchio la figura di Franca Florio, una donna di grande intelligenza, abile imprenditrice di se stessa che con la sua classe e lungimiranza, rappresentò un modello di stile che considero di grandissima attualità e può essere d’esempio per la donna contemporanea. Nella collezione ho ripreso alcuni particolari dei suoi abiti, ispirandomi alla bellezza, ai colori e agli elementi culturali della Sicilia. Il tutto riassunto in chiave funzionale e assolutamente moderna».

 

Con le sue creazioni testimonia spesso vicinanza ai temi sociali.

«La moda può essere uno strumento formidabile di comunicazione e sensibilizzazione. Ogni volta che posso cerco di dare il mio contributo ad iniziative e manifestazioni che sostengono la lotta contro la violenza di genere o il razzismo. Ma sono molto vicina anche alle tematiche ambientali; nella moda c’è molto spreco, si produce eccessivamente. Occorre pianificare, utilizzare tessuti naturali e a km zero. Sfruttare le risorse locali per ottimizzare tutto il processo produttivo».

 

Il suo lavoro è molto apprezzato a Milano e non solo. Ha mai pensato di lasciare la Sicilia?

«Non ho mai pensato di andar via dalla mia terra. Anzi è proprio qui che spero di poter consolidare il mio brand realizzando un progetto a cui tengo moltissimo e che vede il coinvolgimento di giovani talenti, spesso sfiduciati e pronti ad abbandonare i loro sogni, di donne e persone che vivono situazioni di svantaggio e difficoltà. La Sicilia offre menti e risorse, occorre superare personalismi ed avere il coraggio di creare opportunità. Io ci credo fermamente».

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FS ITALIANE, TRENITALIA: SCOPRIRE LA SICILIA IN TRENO

Comunicato stampa

 

·      una Guida per visitare la Sicilia in treno

·      dal 19 luglio  due nuovi treni Pop in circolazione sui binari della Sicilia

·      presentati i nuovi servizi Taormina link ed Etna link

 

La Sicilia e le sue bellezze al centro della stagione estiva di Trenitalia (Gruppo FS Italiane).

Presentata “La Sicilia in Treno”, una delle Guide della nuova collana “I Regionali da Vivere” realizzata da Giunti Editore e Trenitalia, dedicata alla scoperta dell’Italia a bordo dei treni Regionali.

Un ventaglio di mete turistiche siciliane, fra mare, aree verdi e montane, borghi e centri storici, che vedono nel treno il fil rouge per visitarle comodamente anche grazie all’incremento dei servizi dell’orario estivo di Trenitalia.

Ad illustrare i contenuti – stamane nei locali della stazione di Taormina-Giardini – Luigi Corradi, Amministratore Delegato Trenitalia, Clara Celauro, Consigliere di Amministrazione Trenitalia, Marco Falcone, Assessore alle Infrastrutture e Mobilità Regione Siciliana, Marco Bolasco, Direttore di Divisione Non Fiction Giunti Editore.

Presenti, Sabrina De Filippis, Direttore Business Regionale Trenitalia, Vincenzo Pullara, Direttore Direzione Regionale Sicilia Trenitalia, Fulvio Bellomo, Dirigente Generale Dipartimento delle Infrastrutture, della Mobilità e dei Trasporti Regione Siciliana, Carlo Margara, Responsabile iniziative speciali Giunti Editore e i sindaci di Taormina e Giardini Naxos, Mario Bolognari e Giorgio Stracuzzi.

 

Al primo binario, pronti per entrare in servizio, 2 nuovi treni Pop, che portano a 19 il numero dei nuovi treni regionali che viaggiano in Sicilia. Per rafforzare la mobilità regionale sui binari, così come previsto dal Contratto di Servizio sottoscritto da Regione Siciliana e Trenitalia, nei prossimi anni saranno in totale 43 i nuovi treni in circolazione.

 

L’ESTATE DI TRENITALIA

 

Le novità

Per facilitare la visita di alcune delle mete turistiche più apprezzate dell’isola, Trenitalia, di concerto con la Regione Siciliana, committente del servizio, ha messo a disposizione dei viaggiatori nuovi servizi. Tra le novità il Taormina link che collega la stazione di Giardini a Taormina, grazie ai bus di ASM Taormina.

L’Etna link collega, con servizi di Ferrovia Circumetnea, la stazione di Giarre-Riposto e Piano Provenzana, alle pendici dell’Etna.

Con il Taormina Line è stato potenziato il numero di collegamenti con Taormina grazie a 6 corse aggiuntive, circolanti nei giorni festivi, fra le stazioni di Catania Centrale e Letojanni con fermate ad Acireale, Giarre-Riposto e Taormina-Giardini.

 

Tra le conferme il Cefalù Line che collega nei giorni festivi l’aeroporto internazionale “Falcone e Borsellino” di Punta Raisi e la città di Palermo a Cefalù e il Barocco Line che durante i giorni festivi e fino al 10 ottobre, collega Siracusa a Donnafugata per ammirare la bellezza di Fontane Bianche, Avola, Noto, Pozzallo, Scicli, Modica, Ragusa Ibla e Ragusa.

Bunetto Francesco ed Emanuele BellamoreaBELLAMOREA

“Ma Pi Favuri” è la storia di chi, con orgoglio, porta in alto il nome dell’Italia nel mondo.

Comunicato stampa

Con il brano “Ma pi favuri!” (Ma per favore!) il duo denuncia un sistema distorto, fatto di raccomandazioni. Fuga di cervelli e onore al merito. L’intento è di valorizzare tutti quei “Cervelli in fuga” costretti a emigrare dall’Italia per trovare fortuna altrove.  Si parla di Ricercatori, medici, biomedici. Il duo ha preso ispirazione dalle storie di italiani (come Tiziana Aranzulla, siciliana, l’unica italiana selezionata dal Convegno internazionale “Complex Cardiovascular Catheter Therapeutic” tra quelle considerate le 10 migliori del mondo in Cardiologia Interventistica; ancora, la storia di Sabrina Berretta, siciliana di Catania, in Italia non ha superato il concorso per un posto da bidella dopo essersi laureata con lode in medicina, ad Harvard è diventata direttrice dell’Harvard Brain tissue resource center. Insomma sono tantissime le storie di questi Italiani che realizzano il loro sogno non nella loro terra di origine ma all’estero).  Eppure, questo non basta. Avere successo, realizzarsi altrove. La terra chiama, per questo, i Bellamorèa cercano di lanciare un messaggio di speranza e di forza a tutti i giovani laureati, di credere nelle potenzialità e possibilità della loro terra di origine e cambiare il sistema. 

 

“Sono tanti i ricercatori italiani riconosciuti nel mondo – hanno detto i Bellamorèa – il merito è certamente degli italiani che fanno ricerca, spesso all’estero. Con il nostro videoclip musicale “Ma pi favuri” vogliamo raccontare la storia di chi, con orgoglio, porta in alto il nome dell’Italia nel mondo. Nel momento in cui l’Italia si distingue deve esistere una minima speranza per cambiare le cose per davvero – concludono”.

 

I temi sociali sono una chiave importante per i giovani – ha detto Leo Gullotta – li stanno individuando a poco a poco e li denunciano. I giovani e la musica. La musica può denunciare – conclude – mancanze di diritti sociali e poi, da parte mia, chi ha avuto nella vita deve saper dare”

FACEBOOK www.facebook.com/fratelliBunetto

MORE MUSIC www.youtube.com/c/Bellamorea/videos

SUBSCRIBE HEREwww.youtube.com/c/Bellamorea/featured

 

MINI BIOGRAFIA – I fratelli Emanuele e Francesco Bunetto, in arte “Bellamorèa”, sono un duo di cantanti di musica popolare del Mediterraneo e creano con voci e strumenti della tradizione del sud l’incanto e la bellezza dei suoni naturali. Il progetto musicale dei fratelli Bunetto chiamato “Med World Tour” ha lo scopo di rappresentare la cultura musicale del mediterraneo, in tutto il mondo. Si sono già esibiti in America, Giappone, Germania, Inghilterra, Belgio, Malta e Italia. Attualmente sono in fase di registrazione di diversi inediti e cover di musica popolare del Mediterraneo riadattate da loro con la realizzazione dei videoclip musicali. Hanno infatti collaborato con Phil Palmer, Leo Gullotta, Nino Frassica, Tony Sperandeo, Lucia Sardo, Paride Benassai, Roberto Lipari, Giovanni Cacioppo, Carlo Muratori, Mario Incudine, Ernesto Maria Ponte, Francesco Castiglione, Faisal Taher, Chris Clun, Max Busa.

 

CFF Claudia Sciacca

Presentato il Caltagirone Film Festival

Comunicato stampa

La produzione vinicola d’eccellenza e i prodotti di qualità a chilometro zero.

Il Caltagirone Film Festival è anche questo: degustazioni da fare emozionare il palato.

Il Cerasuolo di Vittoria docg, il Nero d’Avola doc di Vittoria e ancora il Frappato doc di Vittoria, il Rosato doc di Sicilia, la grappa di Cerasuolo di Vittoria. Vini d’autore e film d’arte.

Tutto pronto, quindi, per il Caltagirone Film Festival che abbina il passato del cinema siciliano con i sapori e
le emozioni del territorio: due storie di eccellenze, la prima da riscoprire, la seconda da proiettare nel
futuro. La manifestazione è stata presentata a Catania, nel prestigioso Palazzo Mannino, dagli organizzatori
e da alcuni dei qualificati protagonisti, presenti in video, come l’autore di celebri colonne sonore, il maestro
Paolo Vivaldi, che con il suo concerto ad agosto, chiuderà l’evento culturale, e il regista Nello Correale,
autore del documentario “I ragazzi della Panaria”, che racconta l’epoca pionieristica della cinematografia
del dopo guerra con quattro giovani aristocratici che fanno parte della storia mondiale del grande
schermo.

Il Caltagirone Film Festival  è prodotto e ospitato dalla tenuta Valle delle Ferle, rappresentata da Claudia
Sciacca, che ha sottolineato: “Il nostro progetto nasce dal profondo desiderio di promuovere e raccontare
la nostra terra. La Sicilia vanta, infatti, delle eccellenze straordinarie nell’ambito del cinema ed in quello
vitivinicolo; basti pensare che Caltagirone si trova lungo la più antica strada del vino d’Europa mai
storicamente documentata.  Quello che faremo durante le cinque serate che compongono il Festival non è
tanto parlare di queste eccellenze quanto farle “vivere”: ripercorreremo la storia del cinema in Sicilia
insieme ai suoi protagonisti e conosceremo i vitigni storici siciliani degustandoli. Assaporeremo il Cerasuolo
di Vittoria, l’unica docg che abbiamo in Sicilia, assaggeremo i prodotti della nostra terra e lo faremo in una
cornice direi “magica”, la Valle delle Ferle, in un paesaggio dominato da vigneti ed alberi d’ulivo. Insomma
ciò che faremo durante questo Festival è mostrare tutta la bellezza della nostra Sicilia, per cui cos’altro dire
se “non mancate”!”.

“E’ un’iniziativa culturale di grande valore per la promozione della cultura, delle attività economiche e del
patrimonio turistico del Calatino, ma non solo – ha aggiunto il sindaco di Caltagirone, Gino Ioppolo -.
L’iniziativa privata, coraggiosa e lungimirante, deve essere sostenuta dal pubblico e come Ente locale, ma
soprattutto come siciliani orgogliosi della propria terra e impegnati nella valorizzazione delle tante
potenzialità. Con il Caltagirone Film Festival si esalta la Sicilia migliore, quella della cultura e dell’economia, che vuole andare avanti, emergere, affermarsi e lasciarsi alle spalle questo lungo periodo di pandemia”.
Sergio d’Arrigo, storico del cinema e direttore artistico del CFF, ha illustrato, nel particolare, le quattro
serate.

 

Si inizia il 2 luglio con Origini del cinema anni ’10, con la storia dell’ Etna Film, una delle più
importanti case cinematografiche dell’Europa e quindi del mondo, nata dal collasso dell’impero siciliano dello
zolfo il più importante dell’epoca per volume d’affari. L’Etna film produrrà, avvalendosi delle migliori
maestranze sul mercato, importanti film del cinema muto tra i quali il colossal “La sfinge dello Jonio” che
assieme a “Cabiria” rappresentano uno sforzo finanziario impressionante per il cinema d’allora. L’Etna Film
disponeva di locali e di una filiera completa di produzione come nessun’altra e nel museo del Cinema di
Torino si conservano due invenzioni che semplificarono negli anni a venire il lavoro dei produttori, due
regoli per la perforazione delle pellicole brevettati da Francesco Margiunti – ha ricordato d’Arrigo -. Quando
dopo la fine della seconda guerra mondiale la casa chiuderà i battenti il governo fascista comprerà i locali
che serviranno da esempio per la realizzazione di Cinecittà”.

Nella seconda serata “Il cinema degli anni ’40-50”.  La Panaria Film raccontato attraverso il documentario di
Nello Correale ed il film “Vulcano”. Il documentario “I ragazzi della Panaria” è stato scelto dal Ministero degli Affari Esteri per rappresentare l’Italia nel mondo nel 2021 assieme ad altri 14 film realizzati dai migliori
produttori, registi, sceneggiatori,  vincitori di numerosi premi Oscar. La Panaria del Principe Francesco
Alliata di Villafranca ebbe il merito di inventare la cinematografia subacquea e di confrontarsi con i più
grandi nomi del cinema italiano e non solo. “Vulcano” con Anna Magnani duellò  con “Stromboli” di Rossellini e la Bergman in quella che fu definita “la guerra dei Vulcani”.

Saranno presenti il regista Nello Correale e la principessa Vittoria Alliata di Villafranca, intellettuale di fama mondiale e figlia del principe Francesco ed erede della Panaria.

Terza serata: Cinema anni ’70, “I Baroni” di Giampaolo Lomi. Questo film girato tra Palazzo Biscari, a Catania, e la tenuta dei Marchesi Sangiuliano e il castello dei Principi Ruspoli a Vignanello, rappresenta un unicum nelle produzioni cinematografiche siciliane, paragonabile solo al Gattopardo di Visconti sebbene di contenuto letterario completamente diverso.

È un film girato nella temperie culturale dell’aristocrazia siciliana con vene di humor e sarcasmo. Saranno presenti il celebre regista Giampaolo Lomi ed il produttore il marchese Andrea di Sangiuliano capofamiglia della secolare
famiglia dei Paternò Castello.

Quarta serata. Il cinema contemporaneo.  “I Figli del Set“; di Carlotta Bolognini
per la regia di Alfredo Lo Piero, presente alla conferenza stampa. Una importante produzione di Carlotta
Bolognini, figlia di Manolo e nipote di Mauro Bolognini, il primo produsse a Catania “L’arte di arrangiarsi”
con Alberto Sordi, il secondo diresse “Il bell’Antonio” con Marcello Mastroianni. La regia è del catanese
Alfredo Lo Piero, fondatore della Scuola di cinema di Catania, con importanti riconoscimenti e
collaborazioni con registi del calibro della Wertmüller, Dario Argento ed altri ancora.

Il Caltagirone Film Festival si concluderà, ad agosto, con il concerto “Il suono dell’immagine” di Paolo
Vivaldi, Importante compositore di musiche per il cinema e per Rai e Mediaset, è considerato uno dei più
importanti musicisti italiani. Ha composto tra le altre le colonne sonore per film e serie tv: “Adriano
Olivetti” con Luca Zingaretti, “Mennea la freccia del sud”; con Michele Riondino, “Luisa Spagnoli”,
“Boris Giuliano”, “Rino Gaetano”, “La Baronessa di Carini” e moltissimi altri.

Il direttore della Direzione Cultura del Comune di Catania, Paolo Di Caro, ha portato il saluto dell’assessore
Barbara Mirabella e dell’Amministrazione Comunale etnea: “Siamo lieti di dare un cenno di sostegno al
Festival, che coniuga due espressioni di cultura del territorio che si incontrano: il cinema e il vino, con un
programma di eventi che si svolgeranno nello scenario di Valle delle Ferle, sede dell’omonima Azienda
vitivinicola.  Un esempio virtuoso di contaminazioni culturale che speriamo presto di poter sostenere anche
con iniziative congiunte, utilizzando la Film Commission di Catania e gli straordinari palcoscenici naturali del
nostro patrimonio museale”.

Il 2 luglio il primo appuntamento, nella Tenuta Valle delle Ferle, con inizio alle 18,30. Prima con la
degustazione del Cerasuolo di Vittoria e di prodotti a chilometro zero, poi con la parte cinematografica
dedicata all’Etna, con due proiezioni: “Hollywood sul Simeto” e “Un amore selvaggio”.
La diretta della conferenza stampa è visibile su facebook sulla pagina @valledelleferle e @Città di
Caltagirone.

I riferimenti social:
valledelleferle per Instagram
sito web www.valledelleferle.it
Hashtag dell’evento #caltagironefilmfestival
Link per acquisto biglietti a costo agevolato in prevendita www.valledelleferle/cff

CARRETTO

L’arte del carretto siciliano fra i nove nuovi riconoscimenti di eredità immateriali della Sicilia

Comunicato Stampa

È ricominciata l’attività di valutazione delle richieste di riconoscimento e iscrizione del patrimonio
immateriale della Sicilia ai fini dell’inserimento all’interno del REIS – Registro delle Eredità
Immateriali della Sicilia.

La ripresa dei lavori è stata determinata dalla nomina della nuova
Commissione di Valutazione, istituita dall’Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana.
Le Eredità Immateriali – definite dall’UNESCO Intangible Cultural Heritage – sono “l’insieme delle
pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e tecniche nella forma di strumenti, oggetti,
artefatti e luoghi ad essi associati, che le comunità, riconoscono come parte del loro patrimonio
culturale”.

Riguardano le “tradizioni orali ed espressioni, compreso il linguaggio come veicolo del
patrimonio culturale immateriale, le arti dello spettacolo, le pratiche sociali e rituali, gli eventi
festivi, le conoscenze e pratiche concernenti la natura e l’universo, i saperi legati all’artigianato
tradizionale”.

“Sono molto felice per questi primi riconoscimenti della Commissione che hanno lo scopo di
raccogliere e custodire – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto
Samonà – parte del nostro patrimonio che, trasmesso di generazione in generazione, assicura il
senso di continuità storica e rappresenta un elemento essenziale dell’identità culturale della nostra
Regione. Il patrimonio immateriale è caratterizzato da una grande vulnerabilità che oggi, nel
rapporto con i mezzi di comunicazione di massa, vive un rapporto complesso: da un lato il rischio
della conformazione espressiva e della globalizzazione culturale, dall’altro vede nei nuovi media
uno strumento di divulgazione che consente la possibilità di esaltare la conoscenza di realtà
altrimenti destinate all’oblio. La ripresa delle attività di recupero dell’ enorme patrimonio di saperi
che la Sicilia custodisce, trova nell’attività della Commissione – precisa l’assessore Samonà – uno
strumento competente e funzionale per l’identificazione e la registrazione delle Eredità Immateriali
meritevoli di azioni di salvaguardia, promozione e valorizzazione”.

Il Registro si compone di sei libri così distinti:

1)Celebrazioni, Feste e Pratiche Rituali,

2) Mestieri, Saperi e Tecniche,

3) Dialetti, Parlate e Gerghi,

4) Pratiche Espressive e Repertori Orali,

5) Tesori Umani Viventi,

6) Spazi simbolici.

Nella seduta del 12 maggio scorso sono state approvate 9 istanze di iscrizione, che hanno
riconosciuto come patrimonio immateriale le seguenti attività:

Nel “Libro Mestieri, Saperi, Tecniche”
L‘Arte del Carretto Siciliano. La richiesta è stata formulata dal Museo Regionale di Palazzo
d’Aumale, presso cui è custodita la collezione pubblica più importante di carretti siciliani.
L’iscrizione al REIS è il giusto riconoscimento di questa icona dell’Identità siciliana, oggetto-
simbolo e sintesi di saperi.
Antonio Rigoli, Scalpellino di Ucria. La richiesta è stata accolta per la particolare competenza nel
settore dell’intaglio della pietra. La tradizione di Ucria, comune nella provincia di Messina, è
mantenuta viva grazie all’instancabile lavoro di questo mastro scalpellino che è autore di manufatti
in arenaria, la pietra locale estratta dalle cave presenti nel contesto territoriale.


Nel “Libro dei Tesori Umani Viventi”
Letterio Alessandro, detto Lillo Alessandro. Poeta e scrittore di Messina viene riconosciuto come
tesoro umano vivente per l’attività di recupero e trascrizione del patrimonio etnomusicologico
siciliano, con particolare riferimento alla provincia di Messina. Poeta annoverato tra i “canterini peloritani” ha sottratto all’oblio musiche e parole che nei secoli hanno scandito la vita profana e
religiosa di un popolo.

Nel “Libro degli Spazi Simbolici”
“Borgo Pantano”. Origini e tradizioni: ArcheoAgriCultura e ArcheoSofia. Il riconoscimento
scaturisce dalla specificità di questo antico insediamento ebraico, un piccolo borgo rurale nel
territorio del comune di Rometta (ME), che è espressione di una particolare tipologia abitativa. Il
Borgo è testimonianza degli insediamenti ebraici rimasti dopo l’editto di espulsione del 1492.
Ancora oggi viene praticata la lavorazione alchemica delle specie botaniche medicinali secondo i
principi della “spagirica”.

Nel “Libro dei Mestieri, Saperi, Tecniche”
I “Cuddrireddra” di Delia. Si tratta di un’antica tradizione della pasticceria di origine islamica. La
“cuddura”, originale nella fattura e negli ingredienti, è un dolce tipico che è stato gelosamente
tramandato di generazione in generazione, con una ricetta segreta che ha reso il prodotto di
esclusiva fattura deliana.
La ricamatrice “Maria Anna Bonaffini” di Caltanissetta. Si tratta di un’espressione di eccellenza
nell’ambito di un’attività a salvaguardia di un antico sapere: l’arte del tombolo, del macramè
attraverso cui possiamo dire che passa “il filo della storia”.

Nel “Libro delle Celebrazioni, Feste e Pratiche Rituali”
Festa di San Calogero/”Sagra dei pupi del pane” di Campofranco (CL). È una delle feste
patronali più rappresentative in Sicilia; questa celebrazione è nata come forma di ringraziamento
verso il santo patrono per l’abbondanza del raccolto annuo. Ha radici greco-bizantine e si lega alle
antichissime feste equinoziali di origine pagana.
Festa Patronale del “Santissimo Salvatore” di Militello Val di Catania. Si tratta di una festa
altamente rappresentativa di origine bizantina, tramandata nei secoli, che si svolge il 18 agosto a
Militello Val di Catania. L’effige del Salvatore scolpita dallo scultore Girolamo Bagnasco e
arricchita da un prezioso fercolo, costituisce un’icona simbolo identitario per la comunità locale.
Tappeti di arte effimera, di fiori, sale, sabbie e altri elementi naturali – Noto. Il riconoscimento
scaturisce dalla componente esclusiva di questa arte capace di accrescere il valore e la bellezza
dello scenario barocco netino.

“In qualità di direttrice del Centro per l’Inventario la Catalogazione e la Documentazione della
Regione – dice Laura Cappugi – ringrazio l’Assessore Samonà per avere dato nuovo impulso
all’implementazione del Catalogo delle espressioni della cultura immateriale, istituito nel 2005 e di
cui il Centro ha curato negli anni il coordinamento e le azioni di promozione e pubblicazione sul
web. Un modo per assicurare la piena valorizzazione delle eccellenze del nostro patrimonio
culturale”.