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Abbazia Santa Maria del Bosco

Tutti “INCASTRATI” da Ficarra e Picone. I luoghi della serie made in Sicily targata Netflix

di Giulia Monaco

foto di Abbazia Santa Maria del Bosco, Cre.Zi.Plus, Samuel Tasca

“Incastrati” è la prima serie scritta, diretta e interpretata da Ficarra e Picone, in onda in esclusiva su Netflix a partire dallo scorso gennaio, e ha riscosso un enorme successo, scalando la classifica dei titoli più visti.

La coppia di comici siciliani si è cimentata per la prima volta in una serie crime-comedy che spazia tra generi diversi, dalla commedia degli equivoci al family drama, dall’action al poliziesco: a dominare i sei episodi c’ è una leggerezza fatta di sane risate e battute brillanti senza scadere mai nel turpiloquio, né cedere alla tentazione di mettere in fila una mera concatenazione di sketch, come ci si potrebbe aspettare da due comici dal vastissimo repertorio come Salvo Ficarra e Valentino Picone.

locandina serie incastrati

La trama, che si dipana in sei episodi da 30 minuti ciascuno, narra le maldestre avventure di due cognati, Salvo e Valentino, vittime di una serie di sfortunati equivoci, di una naturale predisposizione alla cialtroneria e di uno scarsissimo tempismo, che li condurrà a rimanere “incastrati”, appunto, nelle grinfie di Cosa Nostra per via di un omicidio non commesso. Del resto, anche la stessa Cosa Nostra viene dissacrata, con i suoi boss un po’ goffi dai nomi macchiettistici (Primo Sale, Cosa Inutile), che non riescono a organizzare nemmeno una riunione di cosca vecchio stampo, visto che i membri del clan preferiscono incontrarsi su Zoom per andare incontro agli impegni di tutti.

Ma se una protagonista è la comicità brillante, l’altra è sicuramente la Sicilia, cui il duo comico ha reso omaggio ambientandovi tutte le scene.

set serie Incastrati

In primis, questo gioco di incastri malavitosi ci porta nel cuore di Palermo. Gli scorci del capoluogo siciliano non sono certo i classici highlights da itinerario turistico, quanto piuttosto delle vie di snodo attraversate da due tecnici che si spostano per la città con il loro furgone.

I più attenti avranno riconosciuto la via Sammartino, nei pressi del Giardino Inglese, e via Papa Sergio, vicino al porto.

Il rifugio di Padre Santissimo è ambientato invece ai Cantieri Culturali della Zisa, un interessante esempio di archeologia industriale, oggi importante polo culturale della città. La struttura fu costruita per ospitare le Officine Ducrot e comprende 23 capannoni al cui interno furono realizzati i mobili liberty tra i più belli d’Europa, disegnati da Ernesto Basile, come gli arredi di Montecitorio e delle grandi navi da crociera dei Florio.

La campagna siciliana coi suoi paesaggi ruvidi è un’altra grande protagonista della serie Incastrati. Si riconoscono in alcune riprese aeree l’altipiano montuoso di Piana degli Albanesi e il pittoresco borgo di San Cipirrello.

E poi c’è la chicca dei pasticcini di Castelmonte, tanto amati da Valentino perché gli ricordano l’infanzia, e che serviranno ai due cognati come pretesto per costruire un alibi.

Abbazia Santa Maria del Bosco
Abbazia Santa Maria del Bosco

Il convento in cui vengono prodotti questi salvifici dolcetti, in cui i due amici si trovano al cospetto di un monaco poco avvezzo al fisco, è in realtà l’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, a Contessa Entellina, nella Valle del Belice: un’antica abbazia benedettina del 1300 immersa nel verde della riserva naturale del monte Genuardo.

Infine, alcune riprese hanno interessato anche la cittadina di Sciacca, in provincia di Agrigento, in particolare la piazza Saverio Friscia, in centro città, e alcune panoramiche sul suo suggestivo porto colorato.

belvedere di Sciacca

Una combo di humor, talento e scenari suggestivi che per fortuna non si è ancora conclusa: Ficarra e Picone hanno, infatti, annunciato di essere già al lavoro sulla seconda stagione. E noi, dopo il finale aperto dell’ultima puntata, non vediamo l’ora di saperne di più!

anteprima corallo sciacca

Il corallo di Sciacca. Un tesoro eco-sostenibile.

di Samuel Tasca   Foto di Oro di Sciacca

La Sicilia, tra i suoi innumerevoli tesori, ne nasconde uno che risplende in fondo al Mar Mediterraneo. È il corallo di Sciacca, eccellenza di enorme valore che molti ancora sconoscono. Eppure, in giro per il mondo, il corallo di Sciacca viene elogiato per la sua eleganza, il suo aspetto peculiare e soprattutto la sua eco-sostenibilità poiché si tratta di un corallo fossile che si è già staccato, per via dei vari fattori ambientali, depositandosi sul fondale marino.

 

È dalle parole di Giuseppe Conti, cofondatore del Consorzio Corallo Sciacca e titolare della ditta Oro di Sciacca, che percepiamo quanto la tutela del corallo Mediterraneo sia un punto fondamentale della loro azione. «Oggi il consorzio sostiene vivamente il blocco della pesca del corallo in tutta l’area del Mediterraneo, invitando gli organi preposti ad intervenire autorizzando solamente il recupero-estrazione dei coralli decaduti e fossilizzati – ci spiega Conti -. È importantissimo proteggere i coralli che continuano a crescere in quest’area. Abbiamo un obbligo nei confronti della natura e delle generazioni future».

 

Leggendo queste parole è facile capire con quanta abnegazione viene portata avanti questa battaglia. Ma solamente scavando nella storia della città è realmente possibile comprendere il legame tra il corallo e i saccensi (abitanti di Sciacca). Nel 1831, infatti, in seguito a dei terremoti di origine vulcanica, a ventiquattro miglia dalla costa, emerse quella che venne poi denominata Isola Ferdinandea. Essa portò con sé uno dei banchi di corallo più preziosi al mondo. «In quel momento – conferma Conti – la pesca del corallo prese il via in maniera sconsiderata, dando l’avvio a una vera e propria razzia del nostro mare».

 

Non deve sorprendere, quindi, che oggi gli artigiani di Sciacca si facciano garanti del loro corallo tutelandone la vita e la crescita. Per tenere fede, infatti, a questo impegno morale ed ecologico, prima di poter essere trasformati in gioielli, tutti i coralli fossili recuperati dai fondali vanno incontro ad un processo di decalcificazione che permette di rimuovere gli altri componenti fossilizzati insieme al corallo. Una volta ripulito e lucidato, questo è pronto per essere lavorato. È qui che un processo creativo di straordinaria precisione e minuziosità prende il via. Aver avuto la possibilità di osservarlo dal vivo, grazie alle esperienze messe a disposizione dal Museo Diffuso dei 5 Sensi, che porta avanti un importante lavoro per la valorizzazione e promozione della città, ci ha permesso di apprezzarne ancora di più il suo valore. Ogni singolo elemento del gioiello viene inciso e scolpito con estrema accuratezza, trattandosi spesso, di componenti di dimensioni molto piccole.

Così, il corallo di Sciacca, peculiare anche per la presenza di alcune bruciature conseguenti all’esplosione vulcanica dell’Isola Ferdinandea, rappresenta a tutti gli effetti un orgoglio per l’intera città e i suoi abitanti. Il legame che li unisce, infatti, si consolida da tempi immemori e viene custodito soprattutto nei ricordi delle donne, per le quali i gioielli in corallo, specialmente le guliere, collane costituite solitamente da trentatré grani, rappresentano parte della dote nuziale che viene ancora tramandata di generazione in generazione. Queste, in alcuni casi, vengono donate alla Madonna del Soccorso, patrona della città, che in occasione delle celebrazioni in suo onore viene adornata con innumerevoli gioielli in corallo.

Anche alle antiche mammane, che si prestavano ad allattare i neonati quando le madri non erano in grado di produrre latte proprio, venivano donate collane in corallo poiché si pensava potesse stimolare la produzione delle ghiandole mammarie.

 

Non sorprendetevi quindi se, passeggiando per la città, vedrete l’arancio e il rosso vivo di questo corallo esposto nelle vetrine delle gioiellerie e dei vari negozi, poiché l’intera città partecipa ad un impegno comunitario che mira a promuovere e valorizzare il suo tesoro del mare.