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Giacomo d'alessandro

Giacomo d'alessandro

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di ARCHIVIO POLOSUD e Francesco Sapienza

I turisti che visitano la nostra Isola rimangono estasiati mangiando il dolce simbolo siciliano, cioè il cannolo. A decantarne la sua bontà per primo fu Cicerone durante la sua permanenza a Marsala ma la ricetta del cannolo si è perfezionata col susseguirsi delle dominazioni in Sicilia. Il Wall Street Journal l’ha definito lo “scienziato del cannolo” ma Giacomo D’Alessandro, cinquantaduenne pastry chef palermitano, ama definirsi «Un emigrante del ventesimo secolo, di scienziato ho molto poco. Sono stato il primo a importare, con un metodo usato dai vecchi pescatori, un prodotto “unico” come la ricotta di pecora agrigentina in America. Quando i giornalisti del WSJ hanno assaggiato i miei cannoli, durante una cena presso la Camera di Commercio Italiana a New York, abituati a un prodotto che dei nostri cannoli siciliani ha molto poco, sono rimasti molto colpiti. Il sapore della ricotta di pecora è unico, specialmente quello siciliano». Abbandonato il suo lavoro di guida turistica a Palermo per cercare fortuna all’estero, dopo una breve parentesi in Australia, sbarcò negli States. Giacomo D’Alessandro voleva portare i sapori della cucina siciliana all’estero e così iniziò la sua avventura. «Ho scelto New York poiché è la città più difficile e competitiva, dove fare business è complesso essendo piena di ristoranti e “foodies” di ogni tipo. Mi sono detto: “Se funziona a New York, posso andare ovunque nel mondo”. Ho iniziato con i cannoli e le cassate siciliane. Ogni giorno sveglia alle quattro del mattino nella “share kitchen” che avevo affittato, alle due del pomeriggio iniziava la distribuzione ai ristoranti. Da aprile a settembre le “Street Food”, fiere di strada che duravano dieci ore, giornate interminabili che finivano oltre le due del mattino con relativa dormita in cucina». Non è stato facile per Giacomo D’Alessandro vincere la sua scommessa «non esiste la “vera” pasticceria siciliana. Ci sono milioni di emigranti siciliani in America ma tutti di prima generazione (anni ‘30) che hanno tramandato l’idea del cannolo, ma nessuno ha mai assaggiato il vero cannolo siciliano perché all’epoca in nave era impossibile portare la ricotta. Le ricette erano dettate dalla nonna ma mancava l’ingrediente principale, la ricotta di pecora, sostituita da quella di mucca con vaniglia al seguito! Oggi il cannolo è il secondo dolce italiano, dopo il tiramisù, più conosciuto negli States». E dal cannolo alla cassata siciliana ha “sperimentato” anche il gelato. «Ho deciso di presentare la mia gelateria artigianale non solo siciliana, direi italiana, con le sue eccellenze: il pistacchio di Bronte, il cioccolato di Modica, le nocciole del Piemonte, ecc. Un prodotto artigianale, preparato e venduto nello stesso giorno, come da tradizione, nel mio locale POLOSUD Gelato Coffee e Pastries al 166 Mott Street di Little Italy a NYC. Spero di poterne aprire almeno altri tre nei prossimi due anni. Ho tanti sogni ma senza un team appassionato sarebbe stato impossibile realizzare quello che sto facendo, grazie a loro POLOSUD è una realtà affermatasi in pochi mesi a New York City». Anche lui ha dovuto lasciare la sua terra per inseguire il suo sogno con tanti sacrifici e rinunce «Qui si lavora diciotto ore al giorno, sette giorni su sette senza sosta. La Sicilia è nel mio cuore, i miei genitori vivono ancora a Palermo e quando posso, li raggiungo anche se per pochi giorni. I colori, i sapori e gli odori della nostra terra sono unici e non si possono riprodurre da nessuna parte! Mi manca moltissimo il nostro mare e il nostro sole. Un giorno spero di ritornare e riposarmi in Sicilia. Questo è il mio sicilian dream!». Di recente si è aggiudicato il Gelato Festival America «Vincere questa competizione è una grande soddisfazione. Il prossimo obiettivo è la finale nazionale a Miami a marzo 2019. Il segreto? Semplicità e selezione di un prodotto di qualità! Fare un sorbetto al cioccolato fondente sembra semplice ma bisogna saperne calibrare perfettamente gli ingredienti per farlo uscire cremoso e non una roccia! L’american dream continua e speriamo di poter portare la nostra tradizione culinaria siciliana in giro per tutti gli Stati Uniti».

 

Naumachie

Naumachie

Articolo e Foto di Samuel Tasca

Accanto al Monte Etna, sospesa a metà tra il mare e la montagna, si trova l’incantevole Taormina, perla della Sicilia che continua a incantare migliaia di visitatori ogni anno con i suoi panorami, il suo Anfiteatro Greco e le sue stradine ricche di souvenirs. Non tutti sanno però, che nel cuore di Taormina si nasconde un’antica via costruita dai Romani quasi duemila anni fa: si tratta delle Naumachie, un antico muro di mattoni rossi nel quale s’intervallano diciotto nicchie alte più di cinque metri. È proprio all’interno di quest’antica via che incontriamo i fratelli Aversa, Francesco e Cristian titolari, assieme alla sorelle Loredana e Nadia, del ristorante Le Naumachie, gioiello della ristorazione che gode dell’incontaminato fascino di una location suggestiva e senza tempo. Ed è proprio insieme a loro, coccolati e deliziati dai piatti de Le Naumachie, che ci lasciamo trasportare nei racconti autentici della famiglia Aversa, ristoratori da ben tre generazioni.
«Siamo nati all’interno del mondo della ristorazione perché già nostro padre e i suoi fratelli possedevano dei ristoranti in provincia di Messina. Mio padre aveva l’idea di aprire un ristorante a Taormina, quindi nel lontano ‘68 aprì il primo ristorante, seguito poi dal noto “Mamma Rosa” dedicato appunto a sua madre, nostra nonna – afferma Francesco -. Accanto a lui, non è mai mancato il prezioso supporto alla gestione che diede nostra madre, Adele. Questo è l’ambiente nel quale siamo cresciuti, seguendo un concetto di ristorazione che è quello della classica “cucina della nonna”. Un ambiente dove la famiglia non ha mai fatto mancare il suo supporto, come mia moglie sempre vicina al mio lavoro».
Proprio così, perché a Le Naumachie la cucina è fatta di «sapori semplici ma ricercati. Si cerca di trattare i nostri prodotti locali, valorizzando le nostre aziende siciliane e raccontando i loro prodotti ai nostri clienti, diventando appunto tramite tra il consumatore e il produttore – spiega Cristian-. In questo modo trasmettiamo anche la nostra storicità, la nostra cultura e la nostra passione per questo lavoro. Tutto ciò, abbinato a una cantina d’eccellenza, uno staff cordiale e professionale e un ambiente pulito e tranquillo, giovanile e rampante con la voglia di fare sempre del bello e del buono».
Al termine della cena la sensazione è proprio quella di trovarsi in un luogo che profuma di casa, dove la storia è diventata la cornice ideale in cui poter riscoprire la nostra Isola più autentica, fatta di sapori genuini ai quali forse un po’ tutti noi siamo legati, quei sapori che ci ricordano le nostre nonne, regine di ogni cucina. Se in futuro vi capiterà di passare nuovamente per Taormina, decidete appositamente di perdervi, di addentrarvi nel vivo di questa città. Lì troverete Francesco e Cristian pronti ad accogliervi, con la loro genuinità e spontaneità, con la voglia di ricercare ogni giorno l’innovazione nella quotidianità, a regalarvi un’emozione che ricorderete per sempre col nome di… Le Naumachie.

 

Articolo di Titti Metrico   Foto di Andrea Bonetti e Nivia Castronuovo

Percorro il sentiero fiancheggiato da fichi d’India in un tardo pomeriggio di luglio.
In mezzo a vigneti, ulivi e querce da sughero sono immersa nei profumi della campagna e accompagnata dal frinire delle cicale. Siamo in Sicilia!
Alessandro Prezzavento, suo padre Luigi e la loro famiglia mi accolgono calorosamente a bordo piscina, in mezzo ad uno scenario mozzafiato che dalla collina degrada dolcemente sulla vallata delimitata dal fiume Ficuzza, dove è ancora possibile vedere i ruderi degli antichi mulini ad acqua. Siamo nella campagna calatina, in contrada Corvacchio, a 10 km da Caltagirone, che potrete raggiungere facilmente sia dalla S.P. n°34 Caltagirone – Santo Pietro, sia dalla S.P. n°63 Caltagirone – Mazzarrone.
Il nome di questa incantevole struttura è “Villa d’Andrea”, un vecchio palmento con dispensa e foresteria. La prima cosa che mi colpisce è proprio il nome.
Luigi, perché Villa d’Andrea?
«Il cavaliere Placido D’Andrea di Vittoria coltivava in questa contrada una vigna di circa cinquanta ettari in cui produceva vino Nero d’Avola. Con l’Unità d’Italia, nelle mappe catastali e nelle mappe dell’Istituto Geografico Militare il caseggiato fu individuato come Casa o Casale d’Andrea».

Come siete subentrati voi in questa struttura e qual è la vostra filosofia aziendale?
«Nel 1952 mio padre prese in gabella la tenuta. Successivamente, nel 1959 dovette estirpare il vigneto a causa della mancanza di manodopera dovuta alla forte emigrazione. L’azienda cambiò volto trasformandosi in fattoria con ovini e bovini. Quando io subentrai, volli ristrutturare l’intero fabbricato e impiantai circa 22.000 ceppi di Nero d’Avola e Frappato. Inoltre rivalutai l’uliveto e il querceto da sughero creando dei corridoi ecologici collegati al limitrofo bosco di Santo Pietro. Nel 2007 fu avviata l’attuale attività di turismo rurale con la creazione di otto camere per il pernottamento, due sale per il soggiorno e la ristorazione, con ampie zone a prato a contorno della piscina, idealmente collegata al fiume Ficuzza che scorre in fondo alla piana. Nel 2013 la gestione passò a mio figlio Alessandro che chiamò la società Villa D’Andrea».

Alessandro, quali sono le peculiarità di questa splendida struttura?
«Villa D’Andrea offre la cucina tipica della migliore tradizione siciliana, in particolare quella dell’entroterra posta fra i monti Erei e i monti Iblei. Gli ingredienti utilizzati sono locali, alcuni prodotti nella “Valle degli Orti” proprio sotto il caseggiato della Villa, altri provenienti dalle masserie vicine che utilizzano sistemi di allevamento e coltivazione biologici. In proprio coltiviamo, inoltre, ulivi e vigne di specie autoctone. Dalla vicina Scoglitti, provengono i prodotti del mare per un ricco menù di pesce. La location, un vecchio palmento ottocentesco ristrutturato, è ideale per accogliere e festeggiare matrimoni e qualsiasi altro tipo di evento. Nelle due sale in stile rustico, dai bellissimi tetti lignei, attrezzate con tutti i servizi multimediali, è possibile organizzare meeting, conferenze, congressi, cene di gala. Nelle ampie camere si può godere di un soggiorno rilassante fra tradizioni, odori e sapori tipici di questo incantevole scorcio di Sicilia a pochi passi dalla splendida Caltagirone, Patrimonio dell’UNESCO e Città d’arte per la ceramica».

Al termine di questa piacevole chiacchierata siamo giunti a sera, nel momento in cui la scena si trasforma in un quadro che unisce allo splendido paesaggio, con una magica luna piena, la suggestiva illuminazione di lanterne e candele.
Non resisto alla tentazione di sdraiarmi sul prato a bordo piscina e godermi un calice di un buon Nero d’Avola prodotto in azienda.

di Sofia Cocchiaro

Villa Orchidea, da sempre, è la cornice ideale, con le sue luci, le sue sale, il suo personale altamente qualificato, la raffinatezza della sua cucina, per celebrare il giorno più bello della vita: il matrimonio.

È difficile resistere alla magia unica che solo Villa Orchidea riesce a regalare, offrendo agli sposi e ai loro ospiti, un mix di atmosfere e delizie per il palato, per rendere davvero unico il giorno del matrimonio, non scadendo mai nella banalità o nel grigiore, ma sempre attenti ad offrire l’eccellenza ad ogni pietanza e in ogni momento dei festeggiamenti in sala.

Il personale è a completa disposizione per fornire un’assistenza personalizzata, valutare la migliore soluzione logistica e curare ogni minimo dettaglio, dalle attrezzature al catering, accontentando così ogni vostra richiesta.

La Cucina

Gli chef di Villa Orchidea e i loro validissimi collaboratori, sono pronti ad esaudire qualsiasi desiderio, con menu flessibili alle esigenze e ai gusti più diversi: piatti di pesce o di carne, piatti della tradizione isolana rivisitate, ma senza mai abbandonare la filosofia della leggerezza e il carattere della “mediterraneità”. La cucina si basa su prodotti tipicamente di stagione, quali ortaggi e pesce fresco locale, accuratamente selezionato dai nostri fornitori di fiducia.

Catering

Villa Orchidea effettua anche il servizio di Catering, curando con serietà e professionalità ogni minimo particolare del vostro MATRIMONIO per renderlo un “Evento Unico ed Indimenticabile”.

Le Sale

La nostra struttura dispone di tre sale: l’Orchidea Garden, completamente immersa nel verde, è l’ideale per trattenimenti estivi a bordo piscina permettendo di ospitare sino a 500 posti; la Sala Centrale, imponente ed elegante allo stesso tempo, è l’ideale per grandi ricevimenti con i suoi 1000 posti ed infine la Sala Azzurra, con il suo ambiente raffinato, suggestivi giochi di luce, e grande attenzione ai particolari per un ricevimento intimo ed elegante, attrezzata per oltre 300 posti.

Villa Orchidea rimane a disposizione per soddisfare ogni vostra esigenza attraverso il nostro staff, professionale e competente, che saprà consigliarvi le migliori soluzioni per rendere ancora più magico il giorno più bello della vostra vita.

 

Villa Orchidea,

Contrada Boscorotondo, 97019 Vittoria (Ragusa)

Tel. 0932 879108

www.villaorchidea.it

di Alessia Giaquinta   Foto di Samuel Tasca

«Ho sempre desiderato avere un ristorante tutto mio, da gestire insieme alla mia famiglia, coinvolgendo mia moglie Melania, che mi affianca in questa avventura – dichiara il titolare Biagio Caggia -. Il Carpaccio rappresenta larealizzazione di un mio sogno. Questo progetto è nato quando ho conosciuto Nunzio Pace,un famoso pizzaiolo comisano, e da lì ha cominciato a prendere concretezza: dopo aver rilevato la gestione del locale ho avviato la ristrutturazione secondo i racconti di Tito, così col mio designer, partendo dai suoi racconti, abbiamo cercato di tirare fuori la storia del palmento, utilizzando delle serigrafie fotografiche».

A raccontarci la storia dell’antico palmento è Tito Campo «un mio antenato, Salvatore Campo, acquistò a Comiso dei terreni in Contrada Deserto, dove nel 1806 vi costruì: un palmento a ddù spaddi (due spalle) che permetteva di pigiare contemporaneamente l’uva di due diversi clienti, un forno, dei contenitori in cemento della capacità di 25 mila litri, una stalla per i cavalli e gli asini che portavano sul dosso i canciddi (ceste) contenenti l’uva che veniva messa in un vecchio tornio in pietra».

Tito Campo racconta che, a volte, si usava il metodo ventiquattro ore cioè, il mosto pigiato veniva messo insieme alle bucce per un giorno intero, per finire sotto pressa ottenendo una qualità superiore.

«All’imbrunire il mosto, posto dentro leotre e caricate sui carri, si portava verso Comiso. La vendemmia durava da metà settembre a metà ottobre e di notte sentivo i carretti passare dalla strada e il calpestio degli animali, mentre in inverno iniziava la potatura delle viti – continua Tito Campo -In occasione della festa di San Martino si doveva fare a tramùta, per cui si svuotavano le botti, si toglievano i residui dal fondo e si vendevano. Si faceva anche a sulfata cioè con una ciotola si prendeva dello zolfo per far asciugare la botte».

Oggi laddove c’erano vigneti, botti di vino e stalle, c’è un ristorante che nell’arredamento ha mantenuto la semplicità e l’essenzialità dei materiali, richiamando l’antico palmento. Lo stesso avviene per la mise en place. Col restyling eseguito si è dato vita ad una veranda esterna, sfruttabile anche in inverno, permettendo di avere più posti a sedere. Lo spirito del Carpaccio è di far sentire i clienti a casa loro preparando delle pietanze con prodotti freschi, acquistati quotidianamente dal fruttivendolo, macellaio, pescivendolo di fiducia. Tutta la merce è fresca, genuina e locale.

«Il mio obiettivo – spiega Biagio Caggia – è quello di offrire un locale bello, accogliente, caldo, spazioso ma soprattutto familiare, rispettando la storia del Carpaccio, dove i clienti potranno trovare ottime pizze cotte esclusivamente nel forno a legna in pietra».

Anche in occasione delle festività natalizie al Carpaccio sarà possibile godere di un’atmosfera familiare in cui i clienti possano trovarsi a loro agio, in compagnia degli affetti più cari.

Il Carpaccio
Via Biscari, 24
Comiso
Tel. 0932-1865459
fb: Il Carpaccio Ristorante e Pizzeria