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I piaceri della tavola a “La Ruota” di Vizzini

di Alessia Giaquinta

   foto di Samuel Tasca

 

Se Verga fosse nato in quest’epoca probabilmente avrebbe dedicato a “La Ruota” uno dei suoi scritti più accattivanti. Questa affermazione non deriva solo dal fatto che il ristorante-pizzeria si trova a Vizzini – città natìa del celebre scrittore – ma perché gli squisiti piatti proposti, uniti all’accoglienza del personale, sono motivo di grande ispirazione e coinvolgimento, anche emotivo. Ti senti nel posto, giusto, insomma.

L’intellettuale vizzinese avrebbe saputo certamente esprimere in maniera eccellente, con la sua alta scrittura, la sinfonia di colori e sapori che fanno de “La Ruota” un locale di eccellenza.

Perché? Di seguito vi diamo solo alcuni dei motivi che ci permettono di annoverare questo locale tra i posti dove fare un’esperienza di gusto piacevole a 360°.

Siate pronti a mangiare con gli occhi. Ogni piatto, infatti, si presenta curato nei dettagli e i guizzi creativi dello chef certamente meritano di essere immortalati con uno scatto.

Gusterete la tradizione, con innovazione. Che ne dite di un buon piatto di spaghetti al macco di fave, guanciale e caciocavallo? Oppure di spaghetti con crema di ricotta, sanapo e acciuga? Per non parlare dei secondi: che siano a base di carne o pesce, sapranno conquistarvi e stupirvi al tempo stesso.

Apprezzerete la qualità. Dalle materie prime di eccellenza locali, ai prodotti “oltre confine”, ai tagli di carne estera. Ciò che conta, per i titolari de “La Ruota” è garantire ai clienti la qualità in tutti i loro piatti e nel servizio, puntuale e mai approssimato. Inoltre dispone di un’ assortita carta dei vini che abbraccia il panorama vinicolo siciliano con qualche etichetta estera.

Pizza rigorosamente cotta nel forno a legna. Cosa fa di una pizza un’ ottima esperienza di gusto? Sicuramente l’impasto, gli ingredienti e la cottura nel forno a legna! Il menù pizza de “La Ruota” offre una scelta varia e mantiene la promessa: impasto leggero, prodotti di qualità, cottura perfetta per un’esperienza di gusto ai massimi livelli di piacere!

C’è spazio per tutti. Una grande sala all’interno e un ampio spazio esterno fanno de “La Ruota” il locale perfetto dove organizzare feste, rimpatriate e ricorrenze di ogni genere.

È facilmente raggiungibile. Situato nei pressi di Vizzini Scalo, in contrada Corvo, il ristorante-pizzeria “La Ruota” può considerarsi un vero e proprio punto di riferimento del territorio calatino, ragusano e catanese.

Una realtà storica, in crescita. Il locale nasce negli anni ’70, inizialmente in una vecchia rimessa per carretti. Ma è nel 1986 che viene acquisita dagli zii e dal padre di Giacomo e Roberto Russo, i due fratelli attualmente titolari. «È da dodici anni che, con dedizione e passione, curiamo la gestione de La Ruota – dichiarano soddisfatti –. Ci entusiasma l’idea di porci traguardi sempre nuovi che possano far crescere questa nostra realtà e alimentare l’attenzione verso il nostro territorio».

È per questo che, ci rivelano: «A breve daremo avvio ad un nuovo progetto. Si tratta di promuovere l’offerta turistica del territorio attraverso l’istituzione di un Ciclo-Hotel, un luogo dove pernottare, gustare i nostri piatti e avere la possibilità di avere in dotazione una bicicletta utile ad esplorare, con una guida o in piena autonomia, il territorio e le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche».

Insomma: bontà, qualità, servizi e novità a “(La) Ruota”.

gruppo mamme del borgo

Le mamme del borgo a Motta Camastra

di Merelinda Staita, foto di Mariangela Currò

 

Motta Camastra si trova in provincia di Messina, a circa 20 minuti da Taormina, ed è un borgo arroccato tra le rocce. È un piccolo comune, ma possiede innumerevoli bellezze e tanto fascino. I suoi abitanti vivono fra il centro storico e le frazioni di Fondaco Motta e San Cataldo. Proprio a San Cataldo è possibile visitare la stupenda Grotta dei Cento Cavalli. Ci troviamo nella meravigliosa Valle che ospita le famosissime Gole dell’Alcantara, preziose “perle naturali” della nostra terra. Capiamo, da questa breve presentazione, che Motta Camastra possiede attrazioni naturali imperdibili. Inoltre, questa cittadina è stata capace di far innamorare di sé Francis Ford Coppola. Il grande regista decise di girare qui, nel 1972, alcune scene del film “Il Padrino”, conquistato da questi luoghi incantevoli. C’è un’altra “chicca” di cui vogliamo parlarvi. Da qualche anno è nato il format “Le mamme del borgo”, il primo ristorante di cucina diffusa in Sicilia. Le massaie del paese accolgono i turisti che si siedono a tavola e godono di tantissime prelibatezze. Noi abbiamo conosciuto ed intervistato la responsabile, Mariangela Currò, per saperne di più…

gruppo mamme del borgo

Può spiegarci come è cominciato il vostro progetto?

«Il nostro è il primo ristorante di cucina diffusa in Sicilia. L’ idea nasce dall’ esperienza omonima avviata in Puglia a Tricase mare, in provincia di Lecce, intrapresa dall’associazione “Game”. Ho deciso di rivolgermi all’associazione così, dopo diversi contatti telefonici con i ragazzi pugliesi detentori del marchio, nel 2016 abbiamo iniziato la nostra esperienza a Motta Camastra unendoci a loro».

Chi sono e quante sono “Le mamme del borgo” ?

«Oggi a partecipare al progetto siamo sette: Mimma Pafumi, Maria Paola Zullo, Piera Pafumi, Lisiane Tissiani, Mariella Strazzeri, Carmelo Lando, l’unico uomo del gruppo, ed io».

Come avviene l’organizzazione del ristorante?

«Le mamme si dividono in tre gruppi che corrispondono alle portate da preparare. Nella prima abitazione si cucinano, e quindi poi si servono, gli antipasti. A seguire gli ospiti vengono accompagnati in un’altra casa, dove possono gustare i primi, il secondo e il dolce. L’ organizzazione è abbastanza complessa, per cui il ristorante diffuso si attiva in determinati giorni. Le persone, quando vengono pubblicate le date sul nostro sito, si prenotano, inviando un messaggio o chiamando al numero di telefono presente anche sulle nostre pagine social, e acquistano un biglietto che è diviso per portate. In questo periodo, vista l’emergenza sanitaria, abbiamo riservato le nostre giornate solo a gruppi organizzati».

gruppo mamme del borgo
gruppo mamme del borgo

Quali sono i piatti che offrite ai visitatori, o agli stessi abitanti, di Motta Camastra?

«I piatti cambiano sempre in base alle stagioni, ma sono costantemente legati al nostro territorio. Non mancano mai gli arancini al pesto di noci o al finocchietto selvatico, i maccheroni al ferretto con sugo di carne oppure alla norma durante il periodo estivo. Le verdure selvatiche ripassate con aglio, melanzane ripiene, caponata, agnello in umido, polpette in foglia di limone. Dolci tradizionali alle noci e con la ricotta».

Abbiamo letto che grazie alla vostra originalità siete state invitate al Salone del Gusto di Torino. Può raccontarci com’ è stata la vostra esperienza?

«Sì, siamo state inviate da “Slow Food” come esempio di cucina sostenibile, legata al territorio. Ho partecipato personalmente a questa esperienza ed ho cucinato: maccheroni al pesto di noci, la crostata con marmellata di arance e noci».

tavolata mamme del borgo

A Motta Camastra sono presenti numerosi siti archeologici e degna di menzione è l’area di Grotta Paglia. È possibile fare delle meravigliose escursioni, grazie alla presenza delle associazioni o delle guide autorizzate. “Le mamme del borgo” si offrono come supporto, cercando di mantenere i sentieri puliti e spesso portano la colazione lungo il percorso ai turisti.

Insomma, posti magici e ghiotti motivi per conoscere Motta Camastra e la Sicilia.

staff ristorante mizzica

Mizzica, che meraviglia!

di Alessia Giaquinta,

foto di Samuel Tasca e Mizzica Pizza e Cucina

Una passione, quella per la ristorazione, che si tramanda di padre in figlio da ben tre generazioni.

Ce la racconta Andrea Cobisi, titolare di “Mizzica Pizza e Cucina” che da oltre 30 anni è impegnato nel mestiere appreso dai genitori da cui, dice, ha imparato in modo particolare la dedizione e l’impegno. Adesso è lui a tramandare la passione per questo lavoro ai figli, Alessandro e Marco, che dal 2016 lo affiancano e possono definirsi i suoi più stretti collaboratori.

staff ristorante mizzica

“Mizzica Pizza e Cucina” nasce proprio da qui: da radici ben salde, dallo spirito di collaborazione familiare e da un’irrefrenabile passione per la ristorazione, in particolar modo per la pizza.

È lei, la pizza, la regina di quest’attività che, dal 2021 ha spostato la sua location in un antico baglio ristrutturato, all’interno della città di Ragusa. Un posto caratteristico per una pizza che non è una pizza qualunque: ad ogni morso, e ancor prima alla vista, vi accorgerete di degustare i sapori della tradizione, il gusto dei singoli ingredienti su un impasto leggero e altamente digeribile. Esclamerete, appunto: “Mizzica, che buona!”.

primo piatto ristorante mizzica e bottiglia di vino

Andrea, però, ha voluto spingersi oltre, affiancando alla pizzeria anche la possibilità di piatti unici, aperipranzo, apericena, carrellate di degustazioni e piatti raffinati a base di carne o pesce, ricette della tradizione, ma anche sapori nuovi e ricercati.

Insomma: ce n’è per tutti i gusti, per tutte le esigenze, per tutte le età.

È proprio la qualità degli ingredienti ad essere il comune denominatore di tutto, senza questa sarebbe impossibile raggiungere la soddisfazione più grande: «Il gradimento dei clienti, che tornano sempre e portano amici, è la dimostrazione che il nostro lavoro viene apprezzato», dichiara il titolare.

Piatti eccellenti, ingredienti di qualità, location caratteristica, e non solo!

sala ristorante mizzica

“Mizzica Pizza e Cucina” dà priorità anche al servizio, puntuale e professionale; alla quantità delle portate, sempre abbondante; al rapporto qualità-prezzo e alla presentazione delle pietanze che meritano, tutte, uno scatto per i social così da far venire l’acquolina in bocca a chiunque le veda.

La cantina dei vini, inoltre, permette una vasta gamma di scelta tra specialità siciliane: sarete, inoltre, guidati nella scelta del vino adatto per accompagnare il vostro pasto.

E, non per ultimo, i dolci perché, si sa, quando si va a cena fuori il dolce è d’obbligo.

pizza mizzica

“Mizzica Pizza e Cucina” saprà deliziarvi – giusto per citarne alcuni – con: tiramisù presentato nella boccia a capsula, crema catalana, tortini caldi e i richiestissimi panzerotti fritti ottenuti dall’impasto della pizza e farciti con nutella e ricotta. Mizzica, che spettacolo!

Ma non è ancora tutto. “Mizzica Pizza e Cucina” si sta preparando al meglio per la bella stagione, attrezzando l’ampio giardino con tavoli, divanetti, lucine, piante e fiori: un vero Eden dentro la città, dove poter organizzare eventi, trascorrere serate, pomeriggi, godendo di un’atmosfera paradisiaca e di una ristorazione davvero eccellente in ogni sua forma.

Cosa volere di più? Mizzica, che meraviglia!

 

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Al Marisco, il pesce fresco che preferisco!

di Samuel Tasca

Passeggiando per Marina di Ragusa vi capiterà di essere stuzzicati da un delizioso profumo di pesce fresco e il vostro sguardo si soffermerà su una piccola oasi bianca sospesa proprio in mezzo al grande Lungomare Andrea Doria. Tendete l’orecchio: riuscirete a sentire il suono della convivialità, del buonumore e qualcuno che esclama “…il pesce fresco che preferisco!”. Allora avrete capito: siete arrivati al Marisco!

Ristorante di pesce, il Marisco da tre anni si è affermato sul litorale balneare per l’eccellenza dei suoi piatti e per l’esuberanza e la professionalità del suo staff, a partire dal suo titolare: Luigi Consiglio, 24 anni, di mamma sicula e padre salernitano. Come dice lui: “han fatt’ nu bellu mix”.

«Sin da piccolo ho avuto la passione per il mare, per la pesca e per il pesce. In famiglia i piatti di pesce sono sempre stati la specialità di casa», ci racconta parlando della sua infanzia. «Quando papà e nonno portavano il pesce a casa, che si trattasse di cozze o vongole, andavamo sempre a riempire un bidoncino di acqua di mare. Quando chiedevo il perché di quel gesto la loro risposta era sempre la stessa: “Lavare le cozze e le vongole con l’acqua di mare è tutta n’atra storia”».


Crescendo, Luigi ha portato con sé quella tradizione casereccia, infatti, «ancora oggi, al Marisco, spurghiamo le vongole e laviamo le cozze usando l’acqua di mare distillata». Cura e attenzione per le materie prime sono proprio i capisaldi sui quali Luigi ha incentrato la sua gestione ristorativa che ha rappresentato per lui una vera e proprio sfida, avviando quest’attività a soli ventun’anni. «La mia fortuna, specialmente all’inizio, è stata quella di trovare persone oneste e di fiducia che oggi considero non solo il mio staff, ma la mia squadra!», ci rivela orgoglioso. «A partire dallo Chef Titta e continuando con gli addetti alla cucina Giovanni, Gabriele, Riccardo, Vincenzo, Giuseppe e Condé; e ancora il personale di sala, tra cui Stefania, pilastro importante della nostra realtà, seguita da Riccardo, Anastasia e Lucia. Grazie a loro, in questi tre anni siamo diventati davvero “una squadra fortissima fatta di gente fantastica”», ci dice citando un celebre brano del comico Checco Zalone.

E l’armonia di questa squadra viene certamente apprezzata dai clienti del Marisco che hanno imparato a riconoscerlo anche per via del motto, ormai diventato un tormentone. «In una serata tra amici venne fuori questa frase che è diventata il nostro motto. Si è diffusa in maniera inaspettata grazie anche ai tanti ragazzi che ci seguono sui social. È arrivata persino in Spagna e in America, infatti, proprio qualche giorno fa, ho avuto a cena degli americani che si sono presentati dicendo in italiano:“Marisco, il pesce fresco che preferisco!”. È stata davvero un’emozione».

Insomma, al Marisco, il buonumore è l’ingrediente principale. Ma non basta: «ogni piatto, prima di essere servito, viene presentato per essere assaporato prima con gli occhi e poi col palato. I nostri piatti forti sono le cruditè di mare, servite con gambero rosso, gambero viola e ostriche di tutti i tipi. Troverete scampi, astici e aragoste fresche ogni giorno. Ma ciò che vi consigliamo di provare assolutamente è la nostra cacio e pepe con tartare di gambero rosso di Mazara e mentuccia fresca: il connubio perfetto tra il sapore deciso del pecorino romano Dop, la delicatezza del gambero e la freschezza della menta. Il tutto servito con pasta fresca cotta per metà nel bollitore e poi in padella, permettendo così di avere dei primi sempre molto cremosi».

Dopo avervi presentato questo luogo, non trovo parole migliori per salutarvi se non quelle dello stesso titolare al termine della nostra intervista: «Al Marisco bisogna sentirsi a casa. Non si viene solo per mangiare, ma per passare una serata in compagnia e, soprattutto, si viene per poter ritornare perché, come dice il famoso detto: “Si torna sempre dove si è stati bene”… ed è questo il nostro obiettivo».

anteprima locicero

Andrea Lo Cicero, la delicatezza dell’ex pilone tra cucina, zafferano e filosofia

Articolo di Patrizia Rubino

Una carriera straordinaria nel rugby, con ben 103 presenze in nazionale, Andrea Lo Cicero, catanese, 45 anni, detto “Il Barone” per le sue origini nobiliari, nel 2013 lascia l’attività sportiva e decide d’intraprendere un nuovo percorso, riuscendo a fare della sua passione per la cucina e per la terra, non soltanto la sua nuova dimensione professionale ma anche una vera e propria filosofia di vita. E in questo racconto vedremo che la parola “filosofia” avrà il suo perché. Carisma e simpatia gli consentono di diventare un personaggio televisivo con il reality Giardini da Incubo, Celebrity Masterchef e La Prova del Cuoco, condotto da Elisa Isoardi. Il suo rapporto con il piccolo schermo continua a rappresentare un aspetto importante della sua attività professionale, attualmente è presente su Sky con L’isola del Barone e l’Erba del Barone, ma è la sua tenuta agricola, situata nella provincia di Viterbo, in cui vive con la moglie e il loro bimbo di due anni, il luogo dal quale trae energie ed ispirazioni.

Hai viaggiato per tutto il mondo e vissuto in grandi città, come nasce la scelta di vivere nella campagna laziale?
«Da una parte si tratta di una scelta logistica, sono molto vicino a Roma e raggiungo facilmente Milano, i luoghi in cui registro i programmi televisivi, ma è principalmente il mio fortissimo amore per la terra e la riconoscenza verso i suoi straordinari prodotti, che mi ha spinto a scegliere la campagna, qui la vita è sana e rigenerante. Nella mia azienda “I Scecchi” produco principalmente zafferano, mi occupo dell’orto ed allevo per l’appunto asini. Sono animali straordinari dai quali si può imparare tantissimo. Insieme a mia sorella, che è psicoterapeuta, diamo la possibilità a bambini con disabilità lieve di instaurare un rapporto con queste meravigliose creature. Si tratta di una relazione graduale che porta il bambino a prendersi cura dell’asino e quest’ultimo a fidarsi delle sue attenzioni. I benefici sono assolutamente vicendevoli».

L’impegno nel sociale è sempre stato presente nella tua vita.
«Da giovane a Catania sono stato volontario della Croce Rossa. Erano gli anni Novanta e si registravano frequentemente omicidi ed episodi di gravissima violenza, per mano dei clan mafiosi. Spesso erano coinvolti giovani che magari conoscevo di vista, ma che purtroppo avevano fatto scelte di vita devianti. Ho sempre pensato che lo sport, specie per i ragazzi, possa svolgere un’importante azione educativa tesa al rispetto delle regole. Come ambasciatore Unicef, ruolo che ricopro da circa dieci anni, cerco di promuovere il più possibile questo importante messaggio».

A proposito di Catania, com’è il tuo rapporto con la città e che mi dici della “Candelora d’oro”, massima onorificenza catanese, promessa e non assegnata?
«Il rapporto è viscerale, nel senso che ciò che sono, le mie passioni, il mio amore per la cucina e per la terra, sono il frutto della mia “catanesità”. Per quanto riguarda il premio, premetto la mia grande devozione a Sant’Agata e questo riconoscimento avrebbe significato per me oltre che un grande onore, un apprezzamento per quello che come catanese ho rappresentato con la mia carriera. Pur essendo stato ampiamente promesso, alla fine il premio non è arrivato».

Torniamo alla cucina. Sostieni di non essere uno chef professionista, ma a guardare i tuoi programmi tv non sembrerebbe.
«Ho sempre amato cucinare per passione; il cibo, la convivialità per me sono il sale della vita. La curiosità e la voglia d’imparare mi hanno spinto poi a perfezionare le mie abilità culinarie. Con le lezioni di Igles Corelli, chef pentastellato, scopro sempre più che la cucina è creatività, tecnica ma anche evoluzione».

Concludiamo la nostra chiacchierata parlando di filosofia.
«Nel 2019 ho voluto riprendere gli studi – da ragazzo avevo tentato con Medicina – iscrivendomi a Lettere e Filosofia. All’inizio non è stato semplice, però pian piano sono entrato nel meccanismo e la mia mente ed i miei pensieri ne stanno giovando tantissimo».

 

anteprima massimo tringali

Massimo Tringali, Executive Chef all’Armani di Parigi

Articolo di Alessia Giaquinta

È figlio della Sicilia Massimo Tringali, l’executive chef – quattro volte insignito della prestigiosa Stella Michelin – del ristorante “Armani” di Parigi.

È partito da Augusta nel 2001 per approdare a Parigi, passando anche per la Corsica. Le numerose esperienze davanti ai fornelli lo forgiano e danno identità ai suoi piatti dove tradizione e modernità si incontrano in un’ esplosione di sapori capaci di attivare i ricordi, di raccontare i luoghi, di innescare emozioni. Nel 2015 conosce quello che lui definisce “uno degli incontri più importanti della mia vita, un vero ambasciatore della gastronomia italiana in Francia, capace di farmi innamorare ancor di più del mio mestiere indicandomi la via da seguire”: Massimo Mori. Così intraprende l’avventura “Armani”, in uno dei ristoranti italiani più lussuosi della città francese.
Ad accompagnarlo, sin dall’inizio di questa esperienza sono altri due siciliani: Claudio Oliva, il mio Sous Chef di Solarino e Antonino Di Stefano il mio Chef Pasticcere di Avola.

Per il quarto anno consecutivo “Stella Michelin”…
«Confermare per il quarto anno consecutivo la nostra stella Michelin, in un anno delicato come quello che stiamo vivendo, assume un significato ancora più importante per noi. Il nostro in fondo è un lavoro di artigianato, un mestiere antico dove ci si sporca le mani. Ogni traguardo ha sempre un sapore speciale. Sono la stessa persona che ero nel febbraio del 2018, quando appresi la notizia che la Michelin avrebbe premiato il nostro lavoro con la prestigiosa Etoile. Siamo stati l’unica brigata italiana di Francia a ricevere la stella nel 2018, ne siamo orgogliosi. Credo che questo sia l’insegnamento che posso dare ai miei ragazzi: rimanere se stessi senza scalfire la passione che ci permette di affrontare un lavoro duro come quello della ristorazione».

Quali sono gli ingredienti base della tua cucina?
«Prediligiamo una cucina sana. Il nostro spirito gastronomico rispetta le materie prime che utilizziamo e soprattutto le eccellenze italiane che il nostro meraviglioso Paese ci offre. Riceviamo prodotti da tutta l’Italia. L’ olio extra vergine d’oliva è sicuramente uno degli ingredienti più importanti della nostra cucina. L’anima di ogni ricetta che proponiamo».

Parliamo della Francia. Come ti trovi?
«Lavoro in Francia da più di dieci anni. Ho avuto esperienze in Corsica, isola che amo particolarmente. Fare cucina a Parigi è molto stimolante. Questa città è un po’ l’ ombelico gastronomico mondiale. Far conoscere la nostra storia attraverso la cucina è una grande responsabilità. Rimaniamo fedeli alle nostre radici».

Da Augusta a Parigi. Quanto ti manca la tua terra?
«La Sicilia ha un magnetismo particolare nei miei confronti. A volte ho come l’impressione che non mi manchi davvero, ma ogni qualvolta scendo dalle scalette dell’aereo e poggio i piedi per terra ho come l’impressione che una parte di me si risvegli da uno strano letargo».

Come fai “vivere” la Sicilia attraverso i tuoi piatti?
«Proponiamo piatti di tutte le regioni d’Italia, ma com’ è normale che sia alcuni ingredienti appartengono al mio DNA più di altri. L’ origano, i capperi di Salina, il gambero rosso di Mazara, l’olio extra vergine di oliva Settembrino, il fior di sale di Trapani e così tutte le altre eccellenze che la nostra splendida isola ci regala».

Che rapporto hanno i francesi con la cucina italiana?
«I francesi amano la cucina italiana. Cerco di raccontare ai nostri clienti gli ingredienti che utilizziamo facendo nomi e cognomi delle persone che con fatica e dedizione portano avanti il Made in Italy. Un filo conduttore che passa dalle mani degli agricoltori, dei produttori di olio, di vino e di tutte le specialità italiane fino ad arrivare sui nostri fornelli. Il nostro lavoro è quello di accompagnare con rispetto queste materie prime fino ai nostri clienti».

 

Giacomo d'alessandro

Giacomo D’Alessandro, il pastry chef palermitano che vizia il palato degli americani

Giacomo d'alessandro

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di ARCHIVIO POLOSUD e Francesco Sapienza

I turisti che visitano la nostra Isola rimangono estasiati mangiando il dolce simbolo siciliano, cioè il cannolo. A decantarne la sua bontà per primo fu Cicerone durante la sua permanenza a Marsala ma la ricetta del cannolo si è perfezionata col susseguirsi delle dominazioni in Sicilia. Il Wall Street Journal l’ha definito lo “scienziato del cannolo” ma Giacomo D’Alessandro, cinquantaduenne pastry chef palermitano, ama definirsi «Un emigrante del ventesimo secolo, di scienziato ho molto poco. Sono stato il primo a importare, con un metodo usato dai vecchi pescatori, un prodotto “unico” come la ricotta di pecora agrigentina in America. Quando i giornalisti del WSJ hanno assaggiato i miei cannoli, durante una cena presso la Camera di Commercio Italiana a New York, abituati a un prodotto che dei nostri cannoli siciliani ha molto poco, sono rimasti molto colpiti. Il sapore della ricotta di pecora è unico, specialmente quello siciliano». Abbandonato il suo lavoro di guida turistica a Palermo per cercare fortuna all’estero, dopo una breve parentesi in Australia, sbarcò negli States. Giacomo D’Alessandro voleva portare i sapori della cucina siciliana all’estero e così iniziò la sua avventura. «Ho scelto New York poiché è la città più difficile e competitiva, dove fare business è complesso essendo piena di ristoranti e “foodies” di ogni tipo. Mi sono detto: “Se funziona a New York, posso andare ovunque nel mondo”. Ho iniziato con i cannoli e le cassate siciliane. Ogni giorno sveglia alle quattro del mattino nella “share kitchen” che avevo affittato, alle due del pomeriggio iniziava la distribuzione ai ristoranti. Da aprile a settembre le “Street Food”, fiere di strada che duravano dieci ore, giornate interminabili che finivano oltre le due del mattino con relativa dormita in cucina». Non è stato facile per Giacomo D’Alessandro vincere la sua scommessa «non esiste la “vera” pasticceria siciliana. Ci sono milioni di emigranti siciliani in America ma tutti di prima generazione (anni ‘30) che hanno tramandato l’idea del cannolo, ma nessuno ha mai assaggiato il vero cannolo siciliano perché all’epoca in nave era impossibile portare la ricotta. Le ricette erano dettate dalla nonna ma mancava l’ingrediente principale, la ricotta di pecora, sostituita da quella di mucca con vaniglia al seguito! Oggi il cannolo è il secondo dolce italiano, dopo il tiramisù, più conosciuto negli States». E dal cannolo alla cassata siciliana ha “sperimentato” anche il gelato. «Ho deciso di presentare la mia gelateria artigianale non solo siciliana, direi italiana, con le sue eccellenze: il pistacchio di Bronte, il cioccolato di Modica, le nocciole del Piemonte, ecc. Un prodotto artigianale, preparato e venduto nello stesso giorno, come da tradizione, nel mio locale POLOSUD Gelato Coffee e Pastries al 166 Mott Street di Little Italy a NYC. Spero di poterne aprire almeno altri tre nei prossimi due anni. Ho tanti sogni ma senza un team appassionato sarebbe stato impossibile realizzare quello che sto facendo, grazie a loro POLOSUD è una realtà affermatasi in pochi mesi a New York City». Anche lui ha dovuto lasciare la sua terra per inseguire il suo sogno con tanti sacrifici e rinunce «Qui si lavora diciotto ore al giorno, sette giorni su sette senza sosta. La Sicilia è nel mio cuore, i miei genitori vivono ancora a Palermo e quando posso, li raggiungo anche se per pochi giorni. I colori, i sapori e gli odori della nostra terra sono unici e non si possono riprodurre da nessuna parte! Mi manca moltissimo il nostro mare e il nostro sole. Un giorno spero di ritornare e riposarmi in Sicilia. Questo è il mio sicilian dream!». Di recente si è aggiudicato il Gelato Festival America «Vincere questa competizione è una grande soddisfazione. Il prossimo obiettivo è la finale nazionale a Miami a marzo 2019. Il segreto? Semplicità e selezione di un prodotto di qualità! Fare un sorbetto al cioccolato fondente sembra semplice ma bisogna saperne calibrare perfettamente gli ingredienti per farlo uscire cremoso e non una roccia! L’american dream continua e speriamo di poter portare la nostra tradizione culinaria siciliana in giro per tutti gli Stati Uniti».

 

Le Naumachie

Le Naumachie, nel cuore di Taormina un luogo magico dal sapore di casa

Le Naumachie

 

Articolo e Foto di Samuel Tasca

Accanto al Monte Etna, sospesa a metà tra il mare e la montagna, si trova l’incantevole Taormina, perla della Sicilia che continua a incantare migliaia di visitatori ogni anno con i suoi panorami, il suo Anfiteatro Greco e le sue stradine ricche di souvenirs. Non tutti sanno però, che nel cuore di Taormina si nasconde un’antica via costruita dai Romani quasi duemila anni fa: si tratta delle Naumachie, un antico muro di mattoni rossi nel quale s’intervallano diciotto nicchie alte più di cinque metri.

È proprio all’interno di quest’antica via che incontriamo i fratelli Aversa, Francesco e Cristian titolari, assieme alla sorelle Loredana e Nadia, del ristorante Le Naumachie, gioiello della ristorazione che gode dell’incontaminato fascino di una location suggestiva e senza tempo. Ed è proprio insieme a loro, coccolati e deliziati dai piatti de Le Naumachie, che ci lasciamo trasportare nei racconti autentici della famiglia Aversa, ristoratori da ben tre generazioni.
«Siamo nati all’interno del mondo della ristorazione perché già nostro padre e i suoi fratelli possedevano dei ristoranti in provincia di Messina. Mio padre aveva l’idea di aprire un ristorante a Taormina, quindi nel lontano ‘68 aprì il primo ristorante, seguito poi dal noto “Mamma Rosa” dedicato appunto a sua madre, nostra nonna – afferma Francesco -. Accanto a lui, non è mai mancato il prezioso supporto alla gestione che diede nostra madre, Adele.

Questo è l’ambiente nel quale siamo cresciuti, seguendo un concetto di ristorazione che è quello della classica “cucina della nonna”. Un ambiente dove la famiglia non ha mai fatto mancare il suo supporto, come mia moglie sempre vicina al mio lavoro».
Proprio così, perché a Le Naumachie la cucina è fatta di «sapori semplici ma ricercati. Si cerca di trattare i nostri prodotti locali, valorizzando le nostre aziende siciliane e raccontando i loro prodotti ai nostri clienti, diventando appunto tramite tra il consumatore e il produttore – spiega Cristian-. In questo modo trasmettiamo anche la nostra storicità, la nostra cultura e la nostra passione per questo lavoro. Tutto ciò, abbinato a una cantina d’eccellenza, uno staff cordiale e professionale e un ambiente pulito e tranquillo, giovanile e rampante con la voglia di fare sempre del bello e del buono».


Al termine della cena la sensazione è proprio quella di trovarsi in un luogo che profuma di casa, dove la storia è diventata la cornice ideale in cui poter riscoprire la nostra Isola più autentica, fatta di sapori genuini ai quali forse un po’ tutti noi siamo legati, quei sapori che ci ricordano le nostre nonne, regine di ogni cucina. Se in futuro vi capiterà di passare nuovamente per Taormina, decidete appositamente di perdervi, di addentrarvi nel vivo di questa città. Lì troverete Francesco e Cristian pronti ad accogliervi, con la loro genuinità e spontaneità, con la voglia di ricercare ogni giorno l’innovazione nella quotidianità, a regalarvi un’emozione che ricorderete per sempre col nome di… Le Naumachie.

 

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Villa d’Andrea, ospitalità, tradizione e fascino siciliano

Articolo di Titti Metrico   Foto di Andrea Bonetti e Nivia Castronuovo

Percorro il sentiero fiancheggiato da fichi d’India in un tardo pomeriggio di luglio.
In mezzo a vigneti, ulivi e querce da sughero sono immersa nei profumi della campagna e accompagnata dal frinire delle cicale. Siamo in Sicilia!
Alessandro Prezzavento, suo padre Luigi e la loro famiglia mi accolgono calorosamente a bordo piscina, in mezzo ad uno scenario mozzafiato che dalla collina degrada dolcemente sulla vallata delimitata dal fiume Ficuzza, dove è ancora possibile vedere i ruderi degli antichi mulini ad acqua. Siamo nella campagna calatina, in contrada Corvacchio, a 10 km da Caltagirone, che potrete raggiungere facilmente sia dalla S.P. n°34 Caltagirone – Santo Pietro, sia dalla S.P. n°63 Caltagirone – Mazzarrone.


Il nome di questa incantevole struttura è “Villa d’Andrea”, un vecchio palmento con dispensa e foresteria. La prima cosa che mi colpisce è proprio il nome.
Luigi, perché Villa d’Andrea?
«Il cavaliere Placido D’Andrea di Vittoria coltivava in questa contrada una vigna di circa cinquanta ettari in cui produceva vino Nero d’Avola. Con l’Unità d’Italia, nelle mappe catastali e nelle mappe dell’Istituto Geografico Militare il caseggiato fu individuato come Casa o Casale d’Andrea».

Come siete subentrati voi in questa struttura e qual è la vostra filosofia aziendale?
«Nel 1952 mio padre prese in gabella la tenuta. Successivamente, nel 1959 dovette estirpare il vigneto a causa della mancanza di manodopera dovuta alla forte emigrazione. L’azienda cambiò volto trasformandosi in fattoria con ovini e bovini. Quando io subentrai, volli ristrutturare l’intero fabbricato e impiantai circa 22.000 ceppi di Nero d’Avola e Frappato. Inoltre rivalutai l’uliveto e il querceto da sughero creando dei corridoi ecologici collegati al limitrofo bosco di Santo Pietro. Nel 2007 fu avviata l’attuale attività di turismo rurale con la creazione di otto camere per il pernottamento, due sale per il soggiorno e la ristorazione, con ampie zone a prato a contorno della piscina, idealmente collegata al fiume Ficuzza che scorre in fondo alla piana. Nel 2013 la gestione passò a mio figlio Alessandro che chiamò la società Villa D’Andrea».

Alessandro, quali sono le peculiarità di questa splendida struttura?
«Villa D’Andrea offre la cucina tipica della migliore tradizione siciliana, in particolare quella dell’entroterra posta fra i monti Erei e i monti Iblei. Gli ingredienti utilizzati sono locali, alcuni prodotti nella “Valle degli Orti” proprio sotto il caseggiato della Villa, altri provenienti dalle masserie vicine che utilizzano sistemi di allevamento e coltivazione biologici. In proprio coltiviamo, inoltre, ulivi e vigne di specie autoctone. Dalla vicina Scoglitti, provengono i prodotti del mare per un ricco menù di pesce. La location, un vecchio palmento ottocentesco ristrutturato, è ideale per accogliere e festeggiare matrimoni e qualsiasi altro tipo di evento. Nelle due sale in stile rustico, dai bellissimi tetti lignei, attrezzate con tutti i servizi multimediali, è possibile organizzare meeting, conferenze, congressi, cene di gala. Nelle ampie camere si può godere di un soggiorno rilassante fra tradizioni, odori e sapori tipici di questo incantevole scorcio di Sicilia a pochi passi dalla splendida Caltagirone, Patrimonio dell’UNESCO e Città d’arte per la ceramica».

Al termine di questa piacevole chiacchierata siamo giunti a sera, nel momento in cui la scena si trasforma in un quadro che unisce allo splendido paesaggio, con una magica luna piena, la suggestiva illuminazione di lanterne e candele.
Non resisto alla tentazione di sdraiarmi sul prato a bordo piscina e godermi un calice di un buon Nero d’Avola prodotto in azienda.

BiancaMagazineN°

Villa Orchidea, la cornice ideale per vivere il giorno più bello

di Sofia Cocchiaro

Villa Orchidea, da sempre, è la cornice ideale, con le sue luci, le sue sale, il suo personale altamente qualificato, la raffinatezza della sua cucina, per celebrare il giorno più bello della vita: il matrimonio.

È difficile resistere alla magia unica che solo Villa Orchidea riesce a regalare, offrendo agli sposi e ai loro ospiti, un mix di atmosfere e delizie per il palato, per rendere davvero unico il giorno del matrimonio, non scadendo mai nella banalità o nel grigiore, ma sempre attenti ad offrire l’eccellenza ad ogni pietanza e in ogni momento dei festeggiamenti in sala.

Il personale è a completa disposizione per fornire un’assistenza personalizzata, valutare la migliore soluzione logistica e curare ogni minimo dettaglio, dalle attrezzature al catering, accontentando così ogni vostra richiesta.

La Cucina

Gli chef di Villa Orchidea e i loro validissimi collaboratori, sono pronti ad esaudire qualsiasi desiderio, con menu flessibili alle esigenze e ai gusti più diversi: piatti di pesce o di carne, piatti della tradizione isolana rivisitate, ma senza mai abbandonare la filosofia della leggerezza e il carattere della “mediterraneità”. La cucina si basa su prodotti tipicamente di stagione, quali ortaggi e pesce fresco locale, accuratamente selezionato dai nostri fornitori di fiducia.

Catering

Villa Orchidea effettua anche il servizio di Catering, curando con serietà e professionalità ogni minimo particolare del vostro MATRIMONIO per renderlo un “Evento Unico ed Indimenticabile”.

Le Sale

La nostra struttura dispone di tre sale: l’Orchidea Garden, completamente immersa nel verde, è l’ideale per trattenimenti estivi a bordo piscina permettendo di ospitare sino a 500 posti; la Sala Centrale, imponente ed elegante allo stesso tempo, è l’ideale per grandi ricevimenti con i suoi 1000 posti ed infine la Sala Azzurra, con il suo ambiente raffinato, suggestivi giochi di luce, e grande attenzione ai particolari per un ricevimento intimo ed elegante, attrezzata per oltre 300 posti.

Villa Orchidea rimane a disposizione per soddisfare ogni vostra esigenza attraverso il nostro staff, professionale e competente, che saprà consigliarvi le migliori soluzioni per rendere ancora più magico il giorno più bello della vostra vita.

 

Villa Orchidea,

Contrada Boscorotondo, 97019 Vittoria (Ragusa)

Tel. 0932 879108

www.villaorchidea.it