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Il Barocco siciliano: Patrimonio Unesco per la sua unicità

Articolo e foto di Rosamaria Castrovinci

Il Barocco è stato un movimento estetico, ideologico e culturale sorto dall’affermazione delle idee legate alla Controriforma cattolica. Nell’arte questo movimento è stato caratterizzato da una forte esuberanza teatrale rappresentata attraverso i più disparati elementi espressivi e stilistici quali i giochi di luce, l’amplificazione, la torsione, l’ampio utilizzo di decorazioni floreali, ecc.

Il movimento culturale, così come lo stile artistico, si è sviluppato in Italia e in Europa, arricchendosi man mano di nuovi elementi. Dunque perché si parla poi di Barocco “siciliano”? Cosa lo caratterizza e lo rende diverso da quello del resto d’Europa?

Lo studio delle caratteristiche del Barocco Siciliano si deve a Anthony Blunt che nel suo testo “Barocco siciliano”, del 1968, ne identificò tre fasi di sviluppo:

  • la prima avvenne intorno al 1600, periodo in cui lo stile Barocco fu introdotto in Sicilia con la costruzione (iniziata nel 1609 e conclusa nel 1620) del complesso dei Quattro Canti a Palermo ad opera degli architetti Giulio Lasso e Mariano Smiriglio. La piazza all’interno dei Quattro Canti, all’incrocio delle due strade principali di Palermo (via Maqueda e corso Vittorio Emanuele), è nota anche con il nome di Piazza (o Teatro) del Sole perché l’ esposizione architettonica dei palazzi fa sì che almeno una facciata sia sempre illuminata dal sole, e questo avviene durante tutto l’anno. Anche questa caratteristica si può ricondurre allo stile Barocco, nel quale rivestiva grande importanza il gioco di luci. Anche a Messina furono realizzate delle importanti costruzioni in stile Barocco che però sono andate distrutte dal terremoto del 1908;

 

  • la seconda fase, secondo Blunt, si avrebbe a partire dal 1693, anno in cui il terremoto del Val di Noto distrusse più di 45 centri abitati nella Sicilia Orientale. Tra questi Noto fu completamente rasa al suolo, mentre Siracusa e Catania furono danneggiate in modo molto grave. La ricostruzione delle città, avvenuta in questo periodo, diede ampio spazio all’architettura barocca, che in questa seconda fase si caratterizza per una grande esuberanza decorativa. A questo periodo risalgono la realizzazione della chiesa di San Giorgio a Ragusa, ricostruita sulle rovine della chiesa di San Nicola, ad opera di Rosario Gagliardi e la basilica di Santa Maria Maggiore a Ispica, sempre ad opera del Gagliardi ma caratterizzata da uno splendido loggiato che venne costruito successivamente e fu progettato da Vincenzo Sinatra;

 

  • arriviamo infine alla terza fase, il cui inizio viene collocato intorno al 1730, periodo in cui finì la corsa alla ricostruzione e con più calma lo stile Barocco iniziò ad intonarsi alla personalità siciliana, compiendo così un’evoluzione unica. Esempi architettonici collocabili in questo periodo sono la Cattedrale di Catania, riedificata a partire dal 1711 su progetto di Girolamo Palazzotto, e la chiesa di San Domenico a Noto.

Il Val di Noto (nome che deriva da “vallo”, area estesa) e le sue città tardo barocche nel 2002 sono state inserite dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’Umanità. Le otto città che fanno parte del sito sono: Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli, tutte situate nel Sud Est della Sicilia.

Il sito è diventato Patrimonio Unesco poiché rappresenta una delle massime espressioni al mondo del Tardo Barocco europeo. I sontuosi palazzi, ricostruiti a partire dal 1693, sono caratterizzati da preziosi interni e da straordinarie facciate intarsiate, le trame urbane di tutte le città del Val di Noto sono tessute secondo un unico stile, rendendo questa zona unica ma allo stesso tempo diversificata da una città all’altra per l’utilizzo dei diversi materiali (quelli caratteristici di ciascuna zona) usati per la costruzione: ad esempio a Catania il Barocco è grigio-scuro per l’uso della pietra lavica, mentre a Noto assume il luminoso color miele della pietra locale.

AREA SYSTEM realizza la vostra attività e il sogno diventa subito realtà

di Alessia Giaquinta , foto di Area System

Avete presente l’immagine della bacchetta magica capace di trasformare un sogno in realtà? Bene: l’ eloquenza di questo paragone è applicabile alla straordinaria efficienza di Area System, l’azienda ragusana che da oltre 40 anni, progetta e costruisce attività commerciali e ristorative in tempi rapidi e utilizzando le tecnologie più innovative in ogni campo.

No, non è una magia questa. Area System è una realtà che si avvale di professionisti capaci non solo di progettare e costruire la vostra attività, di fornirvi le attrezzature migliori e gli impianti idonei, ma anche la disponibilità per seguire il processo burocratico di apertura dell’ esercizio e una costante assistenza post-vendita sui macchinari acquistati.

Insomma: contattando Area System non avrete altri pensieri, se non quello di poter essere certi di vedere il vostro sogno realizzato, oltre ogni vostra aspettativa.

A guidare l’azienda, fondata negli anni ’80 da Giorgio Vitale e Sebastiano Lattuca, oggi ci sono cinque giovani professionisti, competenti, aggiornati e disponibili, accomunati dall’ obiettivo di portare avanti questa realtà, sempre più apprezzata e richiesta nel territorio (e non solo), per far sì che ogni cliente sia soddisfatto nel migliore dei modi. La giovane gestione, da qualche anno, ha puntato sul rinnovo del sistema delle vendite mettendo a disposizione anche un’ampia sala demo, un ambiente pensato per approfondimenti tematici e dimostrativi per le attività commerciali. Qui i clienti hanno la possibilità di provare i macchinari prima dell’acquisto, andando oltre ogni catalogo e acquisto “in fiducia”.

Daniele Cannizzo è il responsabile vendite di Area System, a coadiuvarlo c’ è Federica Lattuca che si occupa dell’area commerciale e logistica dell’azienda. La parte amministrativa e di assistenza è guidata da Luca Guarnaccia mentre William Hanna e Daniele Vitale sono i responsabili tecnici per gli impianti frigoriferi e di cottura. Una squadra determinata e all’avanguardia è quella di Area System che si avvale di numerose maestranze per garantire un servizio di altissimo livello ed un’ esperienza utente senza precedenti.

Area System è anche produzione artigianale. «Disponiamo di un centro di lavoro a controllo numerico a cinque assi che, azionato da un tecnico, è in grado di progettare e realizzare in maniera completamente autonoma arredi su misura per ogni tipologia di attività commerciale, in tempi brevi», dichiarano.

Ci sono vantaggi anche dal punto di vista economico: Area System offre ai propri clienti soluzioni sostenibili e concrete, dando la possibilità di accedere a leasing operativi, noleggi e a finanziamenti. Inoltre l’azienda mette a disposizione anche un’ampia sezione di macchinari usati, revisionati e dotati di garanzia, pronti ad essere rivenduti a prezzi competitivi.

Uno dei punti di forza di Area System è senza dubbio il servizio di assistenza che si avvale di personale altamente specializzato, periodicamente formato e aggiornato, in grado di gestire al meglio qualunque tipo di intervento e riparazione in loco, sia nei giorni feriali che in quelli festivi.

Tra i progetti imminenti c’ è l’apertura del “Negozio delle minuterie” dove sarà possibile anche acquistare tutti gli accessori complementari per le varie attività (quindi bicchieri, piatti, utensili di ogni genere, ecc.) e anche l’ampliamento del magazzino, così da avere immediatamente a disposizione tutte le attrezzature prioritarie per il cliente.

Affidarsi ad Area System significa scegliere la professionalità, l’innovazione e la qualità di un servizio che è duraturo, efficace ed entusiasmante. Significa avere un sogno e vederlo diventare progetto, realtà e lavoro, in pochissimo tempo e con i migliori servizi e garanzie.

staff ristorante mizzica

Mizzica, che meraviglia!

di Alessia Giaquinta,

foto di Samuel Tasca e Mizzica Pizza e Cucina

Una passione, quella per la ristorazione, che si tramanda di padre in figlio da ben tre generazioni.

Ce la racconta Andrea Cobisi, titolare di “Mizzica Pizza e Cucina” che da oltre 30 anni è impegnato nel mestiere appreso dai genitori da cui, dice, ha imparato in modo particolare la dedizione e l’impegno. Adesso è lui a tramandare la passione per questo lavoro ai figli, Alessandro e Marco, che dal 2016 lo affiancano e possono definirsi i suoi più stretti collaboratori.

staff ristorante mizzica

“Mizzica Pizza e Cucina” nasce proprio da qui: da radici ben salde, dallo spirito di collaborazione familiare e da un’irrefrenabile passione per la ristorazione, in particolar modo per la pizza.

È lei, la pizza, la regina di quest’attività che, dal 2021 ha spostato la sua location in un antico baglio ristrutturato, all’interno della città di Ragusa. Un posto caratteristico per una pizza che non è una pizza qualunque: ad ogni morso, e ancor prima alla vista, vi accorgerete di degustare i sapori della tradizione, il gusto dei singoli ingredienti su un impasto leggero e altamente digeribile. Esclamerete, appunto: “Mizzica, che buona!”.

primo piatto ristorante mizzica e bottiglia di vino

Andrea, però, ha voluto spingersi oltre, affiancando alla pizzeria anche la possibilità di piatti unici, aperipranzo, apericena, carrellate di degustazioni e piatti raffinati a base di carne o pesce, ricette della tradizione, ma anche sapori nuovi e ricercati.

Insomma: ce n’è per tutti i gusti, per tutte le esigenze, per tutte le età.

È proprio la qualità degli ingredienti ad essere il comune denominatore di tutto, senza questa sarebbe impossibile raggiungere la soddisfazione più grande: «Il gradimento dei clienti, che tornano sempre e portano amici, è la dimostrazione che il nostro lavoro viene apprezzato», dichiara il titolare.

Piatti eccellenti, ingredienti di qualità, location caratteristica, e non solo!

sala ristorante mizzica

“Mizzica Pizza e Cucina” dà priorità anche al servizio, puntuale e professionale; alla quantità delle portate, sempre abbondante; al rapporto qualità-prezzo e alla presentazione delle pietanze che meritano, tutte, uno scatto per i social così da far venire l’acquolina in bocca a chiunque le veda.

La cantina dei vini, inoltre, permette una vasta gamma di scelta tra specialità siciliane: sarete, inoltre, guidati nella scelta del vino adatto per accompagnare il vostro pasto.

E, non per ultimo, i dolci perché, si sa, quando si va a cena fuori il dolce è d’obbligo.

pizza mizzica

“Mizzica Pizza e Cucina” saprà deliziarvi – giusto per citarne alcuni – con: tiramisù presentato nella boccia a capsula, crema catalana, tortini caldi e i richiestissimi panzerotti fritti ottenuti dall’impasto della pizza e farciti con nutella e ricotta. Mizzica, che spettacolo!

Ma non è ancora tutto. “Mizzica Pizza e Cucina” si sta preparando al meglio per la bella stagione, attrezzando l’ampio giardino con tavoli, divanetti, lucine, piante e fiori: un vero Eden dentro la città, dove poter organizzare eventi, trascorrere serate, pomeriggi, godendo di un’atmosfera paradisiaca e di una ristorazione davvero eccellente in ogni sua forma.

Cosa volere di più? Mizzica, che meraviglia!

 

Presepe dei Giovani Ragusa Ibla min

Il presepe dei giovani della parrocchia San Giorgio di Ragusa

di Alessia Giaquinta

 

Nasce Gesù, nasce la Speranza”. È questo il messaggio che la comunità giovanile dell’Azione Cattolica di San Giorgio Martire di Ragusa Ibla ha voluto lanciare attraverso il “Presepe Giovanile”.

Inaugurato martedì 7 dicembre, presso l’ex chiesa di Sant’Antonino, alla presenza del vescovo di Ragusa monsignor Giuseppe La Placa e del primo cittadino Peppe Cassì, il “Presepe Giovanile” ha l’obiettivo di proporre ai visitatori non solo il presepe in quanto opera d’arte bensì il mistero della nascita di Gesù nell’ottica del messaggio di speranza che porta agli uomini di tutti i tempi.

Presepe dei giovani, Ragusa Ibla

 

Fare rinascere la speranza attraverso il messaggio cristiano della continua rinascita” commenta il giovane Stefano Avola che, insieme al gruppo giovanile dell’Azione Cattolica, ha preso parte alla costruzione del grande presepe, posto nell’altare centrale della chiesa, curato nei minimi dettagli. “Da settembre abbiamo iniziato a riunirci, dopo due anni di inattività. Siamo tutti studenti universitari, una piccola realtà che però è fiorente. Ognuno, con quel che sa fare, ha dato molto – chiosa Avola – Un particolare ringraziamento al nostro parroco Pietro Floridia e al presidente dell’Azione Cattolica Parrocchiale, Giovanni Guastella”.

La costruzione del presepe è stato motivo di aggregazione, di legami, di “agape fraterna”.

All’interno dell’ex chiesa di Sant’Antonino si trovano, altresì, opere presepiali a cura di Carmelo Scalone e di Giovanni Guastella che ripropongono la Natività in miniatura o ambientata in paesaggi locali.

 

 

Un’esperienza di arte, di fede e di vivacità giovanile. Non stupitevi allora se, all’ingresso, trovate un gruppo di ragazzi e ragazze ad accogliervi, pronti a fornirvi informazioni, a spiegarvi il loro impegno e la loro dedizione per la realizzazione di questo progetto “di speranza”.

La mostra sarà visitabile fino al 7 gennaio 2022. 

maestri figurinai

“Genti di Sicilia”. Dall’1 Giugno a Ragusa Ibla una mostra omaggia l’arte dei maestri figurinai Bongiovanni Vaccaro

Comunicato Stampa   Foto di Giuseppe Bornò 

RAGUSA – Nel cuore di Ragusa Ibla, antico quartiere barocco di Ragusa, sorge il nobiliare Palazzo Arezzo Donnafugata. Da quasi due secoli al suo interno trovano dimora particolari statuine in terracotta dipinta: raccontano quell’isola verace che ritroviamo nei libri di Verga e Capuana, attraverso scene della quotidianità del tempo. Sono state realizzate da Giacomo Vaccaro e dal nipote Giuseppe Bongiovanni Vaccaro, celebri “figurinai” della vicina Caltagirone, che hanno operato nella seconda metà dell’Ottocento.

Tenute finora lontane dallo sguardo estraneo, queste speciali e bellissime statuine saranno le protagoniste della mostra “Genti di Sicilia. Opere dalla Bottega Bongiovanni Vaccaro a Palazzo Arezzo Donnafugata”, allestita dall’1 giugno all’8 luglio al Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla (ingressi contingentati e solo su prenotazione nel rispetto delle norme anti-Covid). Promossa dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e organizzata dall’Associazione Donnafugata 2000, l’esposizione è curata dallo storico dell’arte e saggista Costantino D’Orazio.

“La mostra si presenta come un’occasione straordinaria per studiare la storia e la tecnica dei Bongiovanni Vaccaro e dei figurinai di Caltagirone – spiega il curatore D’Orazio – che nella seconda metà dell’Ottocento fotografano con grande acume e spirito d’osservazione scene di vita quotidiana caratterizzate da un’originale vivacità. Osservando i piccoli capolavori esposti, dai mendicanti ai calzolai, dalle mamme alle prese con i propri pargoli ai contadini impegnati con gli animali, fino ai borghesi di recente benessere, è chiaro che siano il frutto dell’osservazione diretta del popolo che frequenta le campagne, i mercati e le cerimonie religiose, ma la sagacia con cui i Bongiovanni Vaccaro sanno cogliere il momento, esaltare la stanchezza come l’euforia, soffiare sul fuoco della rabbia con un guizzo degli occhi o un aprire di braccia, non può limitarsi soltanto a uno sguardo acuto sul vero. C’è un profondo studio fisiognomico alle spalle – continua D’Orazio – che risale ai grandi maestri Da Vinci, Raffaello, Michelangelo: non sono figure improvvisate né messe in posa, sono il frutto dello studio di stampe, testi e iconografie precise, a cui i figurinai hanno aggiunto un’attenzione certosina al dettaglio antropologico”.

“Genti di Sicilia” parla di Sicilia, di quotidianità lontana che si fa rassicurante, quasi catartica in questo presente così diverso. È un omaggio all’arte dei maestri Bongiovanni Vaccaro – magnificamente raccontato nel catalogo della mostra, edito da Silvana Editoriale, che con dovizia di particolari ricostruisce la creazione dal punto di vista storico-artistico, antropologico e tecnico di queste meravigliose opere, svelandone anche aneddoti e curiosità –, ma è di più: è tributo alla Sicilia che è stata e che sarà.

Per il Teatro Donnafugata è un onore grande proporre la mostra Genti di Sicilia – commenta Vicky DiQuattro che insieme alla sorella Costanza cura la direzione artistica del teatro ibleo – soprattutto attraverso una formula di grande respiro e con il supporto di prestigiose collaborazioni. In un momento storico come quello che viviamo, si avverte la necessità di “partecipare” e “ricordare”: pertanto diventa indispensabile, oltre all’attenzione consueta verso la tutela, valorizzare e rendere fruibile il patrimonio culturale nel convincimento che la conoscenza genera appartenenza e coinvolgimento. Genti di Sicilia si propone così come autentica “rappresentazione” in grado di trasmettere una testimonianza storicamente attendibile per conoscere ciò che siamo stati e comprendere ciò che siamo e come importante spunto di riflessione per tentare di comprendere quella “moltitudine” di popoli che, venuti da ogni parte, oggi sono appunto Genti di Sicilia”.

Ma c’è di più: in progetto la creazione di un “circuito sulle tracce dei Bongiovanni-Vaccaro” che vedrà Ragusa come prima tappa per poi coinvolgere altre città della Sicilia Sud-orientale, attraverso collaborazioni virtuose tra istituzioni pubbliche e private.
Oltre al testo del curatore D’Orazio, il catalogo della mostra presenta anche i contributi dell’assessore ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana della Regione Sicilia Alberto Samonà, delle direttrici

artistiche del Teatro Donnafugata, Vicky e Costanza Di Quattro, della storica dell’arte Valentina Bruschi, del giurista Giacomo Pace Gravina, dell’architetto Nunzio Gabriele Sciveres e del ceramista e professore Antonio Navanzino. Il progetto del percorso della mostra è dell’architetti Nunzio Sciveres e Federico Guarini. Le foto in catalogo sono di Giuseppe Bornò.
Sponsor della mostra: Libero Consorzio dei Comuni Iblei, Banca Agricola Popolare di Ragusa, Comune di Ragusa, Adecco.
Solo su prenotazione dalle 10.00 alle 20.00 dal martedì alla domenica. Per info e prenotazioni: www.teatrodonnafugata.it – 334 220 8186 – info@teatrodonnafugata.it.

 

vladimir randazzo

Vladimir Randazzo, da Ragusa ad “Un posto al sole”

Articolo di Alessia Giaquinta    Foto di Giuseppe D’Anna/Fremantle

Classe ’94, carismatico, talentuoso e dallo sguardo accattivante. Il giovane attore Vladimir Randazzo, dopo essersi formato presso il Liceo Classico Umberto I di Ragusa e l’Istituto Nazionale Dramma Antico “Giusto Monaco” di Siracusa ha intrapreso la carriera attoriale facendosi apprezzare per le sue qualità umane, la sua recitazione e la sua caparbietà. Ha lavorato sul set cinematografico di “A mano disarmata” (2019), diretto da Claudio Bonivento; ha preso parte ad importanti allestimenti di tragedie greche e a numerosi lavori e tournée teatrali. Da qualche anno è un volto noto anche sul piccolo schermo: da “Squadra Antimafia” a “Il giovane Montalbano”, a “Un posto al sole”.

Da Ragusa, a Siracusa, a Roma. Da studente ad attore. Come è cambiata la tua vita negli ultimi anni?
«La mia vita è cambiata molto negli ultimi anni. Sembra incredibile a pensarci, ma è successo tutto velocemente. Ricordo i giorni d’accademia come fossero giorni presenti, il rapporto coi colleghi, ancora prima gli anni del Liceo a Ragusa. Ripensandoci adesso mi pare di aver spinto sull’acceleratore e di aver proprio chiuso gli occhi. Ma ricordo anche quanto impegno ci ho messo, quanta dedizione e passione ci vuole per credere in se stessi e fare questo mestiere».

Quando ti sei accorto che recitare fosse la tua strada?
«Ho pian piano scoperto un’attitudine. Sin da bambino ho sempre provato e giocato vestendo i panni di personaggi di fantasia, a volte creati sul momento. Utilizzavo oggetti, disegni, cantavo e urlavo. Poveri i miei genitori, mi viene da pensare. Focalizzandomi su di loro direi che in parte sono stati fautori di un sogno, mi hanno sempre dato fiducia e coraggio».

Hai un motto nella vita?
«Non ho un motto preciso, ma penso di poter dire che quando abbiamo un grande desiderio, bisogna combattere per realizzarlo. E fin qui è un concetto trito e ritrito…
Ma ciò che bisogna sforzarsi di fare è di non voler usare scorciatoie, di impegnarsi e di studiare. Avere coscienza di ciò che si può imparare negli anni, perfezionandosi, ci darà poi le fondamenta per essere degli ottimi professionisti domani, in tutti i campi. Forse ho trovato un motto, tra l’altro inerente al mio lavoro: “Non ci si improvvisa, ma si studia per improvvisare”».

Cosa ti affascina di Nunzio Cammarota, il personaggio che interpreti nella fiction “Un posto al sole”?
«Nunzio è un personaggio affascinante, senza dubbio. L’ho studiato, osservato nella mia testa. È un personaggio costantemente in bilico tra ciò che andrebbe fatto e ciò che sceglie di fare. Ammiro molto la sua capacità camaleontica grazie alla quale riesce ad adattarsi anche a condizioni non proprio comode e consone. Credo sia un personaggio molto entusiasmante da interpretare per un attore».

Fuori dal set, come è Vladimir?
«Fuori dal set sono a dir poco lontano anni luce dalle caratteristiche di Nunzio. Ascolto moltissima musica, studio pianoforte. Nei momenti liberi mi occupo molto dello studio, credo fermamente sia l’unica arma a mio favore. Mi piace molto trascorrere il tempo con gli amici. Dulcis in fundo, perché di cibo si parla, mi piace molto cucinare».

Cosa ti manca della Sicilia e quanto sei legato alla tua terra?
«Cara la mia Sicilia, ti vedo e tocco poco e niente da anni ormai. Sono molto legato alla mia terra e alle mie origini, sono molto legato al mio mare. Ma un compromesso che bisogna accettare, purtroppo, è che non si può trovare tutto ovunque. Per un attore è quasi scontato il viaggio, l’allontanamento da ciò che più ci conforta o da casa nostra. Ma si deve trovare casa propria anche nel lavoro. Questo periodo ci ha penalizzati specialmente per questo motivo, ci ha tolto ciò che ci identifica e che, a suo modo, ci fa sentire a casa».

san giorgio ragusa ibla

La festa di San Giorgio a Ragusa: un tripudio di colori e devozione

Articolo di Alessia Giaquinta   Foto di Lorenzo Tumino

Il culto di San Giorgio, a Ragusa, si perde nella notte dei tempi. Venerato già nel periodo greco-bizantino, San Giorgio divenne figura emblematica con i Normanni che riconobbero, nella battaglia del 1063 a Cerami, la loro vittoria contro l’esercito islamico grazie al supporto di un cavaliere armato di spada, con un vessillo bianco sul quale era disegnata una grande croce rossa: San Giorgio.

Chiaramente si tratta di miracolo, di suggestione o leggenda. San Giorgio, infatti, visse in Cappadocia nel III secolo dopo Cristo. Educato cristianamente, il giovane intraprese la carriera militare ricoprendo la carica di tribuno delle milizie. Subì vari tormenti a causa della sua fede cristiana: fu fustigato, lacerato e chiuso in carcere dove, si narra, Gesù gli annunciò sette anni di atroci sofferenze, tre volte la morte e la risurrezione.
Fu martirizzato con la decapitazione, probabilmente intorno al 303 d.C. Le gesta del martire furono immediatamente celebrate e il culto si diffuse velocemente sia in Oriente sia in Occidente.

A Ragusa la festa di San Giorgio cade, in genere, l’ultimo fine settimana di maggio. Il calendario liturgico, però, stabilisce la ricorrenza del martirio il 23 aprile.
E sono tanti, tantissimi, i devoti che in occasione della festa affollano la chiesa, la piazza e le vie della città per rendere onore al Santo. Una tradizione che puntualmente si ripete, che si alimenta di devozione e fede e che manifesta, attraverso il folklore e la pietà popolare, la gioia del popolo cristiano.

Ecco allora che dietro ogni rito, simbolo e manifestazione si nasconde un significato ulteriore. La statua di San Giorgio, per esempio, presenta un giovane vittorioso su un cavallo bianco e, in basso, un drago trafitto dalla lancia. In questa immagine si intreccia sicuramente la storia di San Giorgio con la leggenda che vuole che egli riuscì a sconfiggere un drago pericoloso. Ma, oltre questo, il richiamo cristiano è quello del trionfo di Cristo sul peccato (drago), l’eterna lotta tra il bene e il male, e il cavallo bianco altro non è che il simbolo della fortezza e del ritorno di Cristo, come preannunciato nell’Apocalisse di San Giovanni.La tradizionale “ballata” – che consiste nel movimento del fercolo, per mezzo dei portatori, come in un ballo – richiama invece la gioia pasquale. E poi ancora i petali di rose che vengono lanciati dai balconi sono simbolo di martirio e vita eterna; i fuochi pirotecnici manifestano il gaudio per la gloria celeste del Santo, il lancio di carte colorate durante l’uscita è la moderna espressione di gioia dei fedeli nell’accogliere il loro Patrono per le vie della città.

Tutto questo, e molto altro, è sintetizzato in tre giorni di festeggiamenti che vanno dal venerdì alla domenica, giorno vero e proprio della festa.
Tradizionalmente, il venerdì il simulacro di San Giorgio e l’Arca Santa – dove sono custodite le reliquie di alcuni santi e dello stesso San Giorgio – vengono portate dal magnifico Duomo barocco, dove sostano tutto l’anno, sino alla Chiesa del Purgatorio, in piazza della Repubblica. L’Arca resta lì fino al giorno successivo mentre il Santo viene portato in processione fino alla Chiesa di San Tommaso (vicino ai Giardini Iblei). Il sabato, insieme, fanno rientro al Duomo. La domenica è caratterizzata da giri della banda musicale per la città, dalle messe solenni sin dalle prime ore del mattino e dalla maestosa processione serale del simulacro di San Giorgio, seguito dall’Arca Santa, dalle autorità religiose e civili, da varie confraternite e da numerosissimi fedeli e turisti provenienti da ogni dove. Durante questa processione, i portatori gridano “Tutti Truonu” per indicare che San Giorgio è il patrono della città.

La festa di San Giorgio a Ragusa Ibla può considerarsi certamente una delle tradizioni religiose e folkloristiche più spettacolari di Sicilia: un tripudio di colori, devozione e sentimento d’appartenenza che anche quest’anno, a causa dell’emergenza Covid, mancherà.

 

marcella giulia pace

L’astrofotografa Marcella Giulia Pace incanta il mondo

di Alessia Giaquinta   Foto di Marcella Giulia Pace

Il Piccolo Principe racconta di aver visto, in un solo giorno, quarantatré tramonti. Se Marcella Giulia Pace – astrofotografa e maestra ragusana – avesse la medesima possibilità, sarebbe in grado di cogliere, in ognuno, qualcosa di diverso e interessante perché ogni tramonto è unico e imperdibile se osservato con attenzione. La NASA, apprezzando le sue foto, le ha scelte per ben tre volte come APOD (Astronomy Pictures of the Day): una vera soddisfazione nel campo dell’astrofotografia italiana. A cadenza quasi quotidiana, la Pace carica sul proprio sito www.greenflash.photo nuovi scatti, nuove visioni di terra, di cielo, di Spazio.

Come nasce la tua passione per l’astrofotografia? Ricordi il tuo primo scatto?
«L’astrofotografia è un mio modo di osservare il mondo, non diverso dal mio modo di osservarlo anche senza strumenti fotografici. Ho da sempre avuto uno sguardo attento alle cose della Natura, alle forme con cui si presenta, viventi o inanimate. Amo osservare e pormi domande, considero la macchina fotografica come uno strumento di espansione del mio sguardo utile a cogliere aspetti della Natura insoliti. Non ricordo con esattezza il mio primo scatto, perché ebbi la mia prima macchinetta fotografica quando avevo otto anni. I miei genitori me la regalarono perché fotografassi le Dolomiti quando, in estate, mi mandavano in vacanza nelle colonie dell’ENI a Borca di Cadore. Lo scatto, invece, che identifico come l’inizio del mio riconoscermi come “astrofotografa” risale al 2009, quando notai per la prima volta l’alone solare sul cielo del bosco della Ficuzza, in provincia di Palermo. Rimasi molto affascinata, colpita, incuriosita da quel fenomeno e volli approfondire».

Cosa consigli a chi vuole intraprendere quest’attività?
«Di muoversi in maniera anticiclica rispetto alle abitudini della gran parte del proprio prossimo, ma anche rispetto anche alle proprie abitudini. Solo andando dove non si è mai stati prima e in orari e con strumenti inusuali si può mantenere vivo il proprio interesse e la propria curiosità».

Raccontaci l’emozione di vedere i tuoi scatti pubblicati dalla NASA.
«Se scatto e pubblico le mie immagini sui social è perché è mia intenzione divulgarle a un vasto pubblico. L’approvazione della NASA verso i miei lavori è per me una sorta di patente che mi autorizza a proseguire in questo impegno. A parte la “breve notorietà” è sorprendente ricevere richieste da docenti di varie università del mondo che chiedono di utilizzare le mie foto sui loro testi universitari. Il lato meno piacevole, per altri aspetti, è che spesso il soggetto ritratto in foto passa in secondo piano, la notizia finisce con l’essere, a seconda: la fotografa, la ragusana, la maestra che fa foto, la NASA che s’interessa alle foto e le pubblica, sottacendo del raggio verde ad esempio, che è il vero protagonista della foto».

Sei riuscita a fotografare il raggio verde. Cosa ti ha spinto a farlo e quanto è stato difficoltoso?
«Osservo tanti tramonti, mi sorprende sempre vedere come la rifrazione deformi il disco solare quando è prossimo al tramonto. Conoscevo il fenomeno del raggio verde, l’ultimo lembo del Sole che si tinge di verde, come l’ultimo saluto prima di lasciare posto alla notte, uno dei fenomeni ottici atmosferici più leggendari e ricercati. Ne ho ripresi molti osservando albe e tramonti sulla costa ragusana, ma non mi era capitato mai di riprenderli sulla Luna e addirittura sui pianeti Venere e Mercurio. Dopo tanti tentativi, nel tempo, sono riuscita solo qualche mese fa a catturarli nella foto che la NASA ha scelto come APOD (Astronomy Pictures of the Day), una foto di saluto al Sole che non sta andando via, ma sta solo sorgendo da un’altra parte, un piccolo prestito al resto del mondo che ci viene restituito ogni giorno, ma sempre diverso, se solo riusciamo a porre sufficiente attenzione».

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Piacere, Ragusano Dop!

 

di Alessia Giaquinta   Foto di Consorzio di tutela Ragusano DOP

Se volessimo dare un sapore al territorio, sicuramente, sarebbe quello del Ragusano Dop ad avere la meglio. Sintesi dei profumi della terra e del lavoro artigianale dell’uomo, ecco uno dei formaggi più antichi di Sicilia e tra i più buoni al mondo.
La certificazione Dop, ottenuta nel 1996, rappresenta per il Ragusano un importante riconoscimento di qualità. Già nel 1955, però, era stato dichiarato prodotto tipico e, da sempre, è una delle prelibatezze più conosciute.
A confermarlo è un dato storico. Carmelo Trasselli scrive che, nel 1515, per il commercio di questo formaggio ci fosse “l’esenzione dai dazi” e, in un altro documento, riferisce del commercio via mare del Ragusano.
È un formaggio unico: prodotto da latte vaccino intero e crudo, coagulato a circa 34 gradi durante la stagione foraggera e, dunque, caratterizzato da essenze spontanee ed erbai dell’altopiano ibleo. Anche la lavorazione, con utensili e metodi tradizionali, costituisce un elemento essenziale per la produzione.
Il Ragusano Dop ha forma di parallelepipedo, è a pasta filata e compatta dal colore giallo dorato e dalla crosta sottile. Il peso può variare dai 12 ai 16 kg. Anche il sapore varia in base alla stagionatura: dolce e poco piccante nei primi mesi, piacevolmente piccante a stagionatura avanzata, oppure affumicato.
Durante la stagionatura le forme vengono legate in coppia e appese a cavallo di travi di legno. Forse per questo, per molto tempo, fu chiamato impropriamente “Caciocavallo”.
La riconoscibilità avviene attraverso la scritta punteggiata “Ragusano”, due marchi a fuoco e una matrice con numero identificativo.
Dal 1991 il Consorzio di Tutela del Ragusano Dop lavora per la tutela, la valorizzazione e la commercializzazione del tipico formaggio. A farne parte oltre 60 aziende operanti nel settore lattiero-caseario.
Enzo Cavallo, direttore del Consorzio, ritiene che «Il Ragusano Dop è un punto di riferimento sempre più importante per il rilancio dell’attività zootecnica iblea e per tutta la filiera lattiero casearia siciliana. La confusione esistente nei punti di vendita dei formaggi con particolare riferimento alla grande distribuzione, la mancanza di certezze sulla provenienza del latte e dei semilavorati usati per la produzione dei formaggi, sono le ragioni che inducono alla produzione del formaggio con marchio comunitario: certificato, tracciabile e garantito sotto ogni punto di vista».

Il Consorzio di Tutela come si muove per valorizzare il Ragusano Dop?
«Abbiamo lavorato per ottenere la modifica dell’originario disciplinare di produzione e ci siamo riusciti. L’obiettivo di immettere al consumo il Ragusano Dop porzionato e grattugiato, etichettato, è stato raggiunto. L’impegno del Consorzio è promuovere, nel modo quanto più efficace possibile, il prodotto che, grazie alla sua etichettatura è facilmente riconoscibile dai consumatori che vanno adeguatamente informati. Ed è in questa direzione che stiamo orientando l’attività promozionale».

Quali i futuri obiettivi?
«L’attività del Consorzio non conosce soste. Stiamo cercando di sensibilizzare i consumatori a familiarizzare con l’etichetta: strumento di assoluta garanzia circa l’origine e la qualità del Ragusano Dop».
In che modo il Ragusano Dop può rappresentare un’opportunità di sviluppo per il territorio?
«Il Ragusano Dop ha tutti i requisiti per poter conquistare i mercati che contano. Non sarà facile ma occorre riuscirci. A piccoli passi stiamo entrando nella grande distribuzione. Sappiamo che occorre fare ancora di più e per questo si sta cercando di dare il massimo. L’affermazione commerciale del Ragusano Dop potrà determinare risultati ottimali per la filiera, per l’attività zootecnica del comprensorio e per lo sviluppo economico del territorio. Ecco perché siamo impegnati a incoraggiare l’aumento della produzione, consapevoli che l’auspicato aumento della domanda impone preliminarmente la disponibilità di prodotto. Il processo non è facile ma col contributo di tutti può essere realizzato».

 

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Giannì Motors, prima concessionaria Nissan d’ Europa!

Articolo di Samuel Tasca   Foto di Giannì Motors

É sempre più radicata la convinzione che, per eccellere, bisogna uscire fuori dalla Sicilia, che in altre regioni tutto funziona meglio e che per ottenere un servizio d’eccellenza bisogna trovare risposte al di fuori del nostro paese.
Non la pensano così alla Giannì Motors, concessionaria ufficiale Nissan con sedi a Comiso e a Ragusa, dove attenzione e professionalità sono gli strumenti principali che vengono applicati ogni giorno nel loro lavoro. E quando c’è l’impegno, si sa, questo presto o tardi viene ripagato. Lo scorso luglio, infatti, la Giannì Motors è risultata essere la Miglior Concessionaria Nissan d’Europa nella gestione dei processi di garanzia.

Come ci spiega Antonio Lucisano, responsabile post vendita per la Giannì Motors, «l’azienda Nissan, periodicamente, esegue dei controlli di qualità presso tutte le concessionarie effettuando una valutazione sulla gestione delle garanzie. In altre parole, la riparazione del veicolo e la sottomissione della richiesta di rimborso alla casa madre. All’interno di questo processo ci sono delle procedure da seguire che sono di fatto verificate per capire se vengono rispettati i processi e gli standard dettati dalla casa madre. Nella verifica effettuata, la Giannì Motors è risultata essere la migliore concessionaria in tutta Europa nella gestione dei processi ottenendo un punteggio di mille su mille».
A rendere ancor più memorabile questo traguardo è il fatto che quello ottenuto dalla Giannì Motors è il massimo punteggio realizzato nella storia di queste verifiche in tutta Europa.
Un vero e proprio traguardo consacrato dalla consegna del premio da parte dell’Amministratore Delegato Bruno Mattucci, presso la sede ufficiale di Nissan Italia, alla presenza di tutti i Manager dell’azienda.
«Un punto di partenza e sicuramente non un punto di arrivo, ma senz’altro una bella soddisfazione – continua Antonio Lucisano -. Un bel risultato dove il lavoro di squadra è stato determinante e fondamentale. Il processo di gestione della garanzia implica il coordinamento di più risorse, non è qualcosa che si può gestire a livello individuale in maniera ottimale. È un processo che passa dall’accettazione alla professionalità di tutto lo staff di officina e magazzino che mette in campo tutte le loro competenze. Successivamente, viene gestito il rimborso: qui entra in gioco il settore del post vendita amministrativo. Se ognuno di noi non fa bene la propria parte, non si riesce ad ottenere un buon risultato».

La Giannì Motors, guidata dalla famiglia Giannì, ha fatto della sua realtà un punto d’eccellenza per il settore dell’automotive. Avanguardista e innovatrice, rappresenta oggi sicuramente un punto di riferimento anche nel settore delle auto elettriche, essendo l’unica concessionaria del Meridione autorizzata da Nissan alla riparazione delle batterie agli ioni di litio.
A questa impresa vanno, quindi, i nostri migliori auguri per i risultati ottenuti e per la sua squadra vincente: siamo tutti pronti a festeggiare il prossimo traguardo!