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Maria Grammatico. La famosa pasticciera di Sicilia

di Merelinda Staita, foto di Nino Lombardo

Maria Grammatico è ormai una celebrità e i suoi dolci conquistano il palato di ogni persona che ha la fortuna di assaporare le sue prelibatezze. La pasticceria Grammatico si trova a Erice ed è il luogo in cui si fermano i turisti che provengono da ogni parte del mondo. Recentemente, Vanity Fair, magazine di costume, cultura e moda, ha dedicato un ampio articolo alla creatività della signora Maria.

Io l’ho raggiunta telefonicamente per scoprire il segreto del suo successo e delle sue eccellenti leccornie.

Maria, lei è ormai una celebrità ci racconti la sua storia.

«Ho vissuto tante esperienze tra cui la guerra e la perdita a 11 anni di mio padre. Fui mandata al Convento San Carlo e proprio lì mi resi conto cosa vuol dire lavorare con responsabilità e tenacia».

Come è nata la sua arte?

«Rimasi al Convento San Carlo per 15 anni e imparai l’arte pasticcera conventuale e dopo ho deciso di aprire un piccolo negozio per mettere in pratica le mie conoscenze e le mie competenze. In questo piccolo negozio iniziai a creare ed inventare. Col passare del tempo la mia pasticceria è stata apprezzata e amata».

Quali sono i prodotti che prepara con amore e passione?

«I prodotti sono davvero tanti come ad esempio: i biscotti di fico, la lingua di suocera, i mustazzoli, le confetture, le diverse tipologie di dolci alla mandorla e poi le Genovesi. Piccoli dolcetti di pasta frolla, ripieni di crema pasticciera, ricoperti con zucchero a velo».

Impartisce anche lezioni a quanti vogliono imparare l’arte culinaria siciliana?

«Sì, impartisco anche lezioni. La mia scuola di cucina dà la possibilità, a quanti vogliono imparare, di immergersi nei sapori della gastronomia sicula. Nel corso di pasticceria è possibile preparare tutti i dolci della pasticceria siciliana: dai dolci di mandorla, ai cannoli e alle cassate. Il corso di gastronomia prevede la preparazione di sformati, sughi (in particolare il pesto alla trapanese), impastare la pasta (in particolare le busiate, pasta tipica trapanese) e tutto ciò che fa parte della nostra tradizione culinaria. Inoltre, c’è la possibilità di seguire contemporaneamente il corso di gastronomia e pasticceria, ricco di dolci e prelibatezze uniche».

So che nella sua pasticceria è possibile effettuare degustazioni per gruppi di persone. Come vengono organizzate?

«Sì, è vero. Offriamo tre particolari degustazioni ed possibile effettuare le prenotazioni online».

Lanci un messaggio ai giovani che desiderano diventare pasticcieri.     

«Impegnatevi e lavorate con costanza. Gli ingredienti per raggiungere un obiettivo sono: tanta pazienza, tanti sacrifici e tanto amore. Il mio sogno è sempre stato quello di tramandare la mia tradizione e insegnare ciò che ho imparato dalla mia esperienza. Spero che i ragazzi non perdano mai il desiderio di lottare per raggiungere i loro traguardi».

 

A raccontare la storia di Maria Grammatico ci ha pensato la giornalista statunitense Mary Taylor Simeti, rimasta affascinata dalla vita di Maria. Raccoglie la sua testimonianza e le sue ricette in un libro “Mandorle amare”. Una storia siciliana tra ricordi e ricette, edito da William Morrow and Company Inc. a negli USA e da Flaccovio Editore in Italia.

Insomma, la Sicilia dimostra di essere una terra ricca di personalità eccellenti e questa volta è Erice a fare da cornice al meraviglioso e dolcissimo mondo di Maria Grammatico.

Giacomo d'alessandro

Giacomo D’Alessandro, il pastry chef palermitano che vizia il palato degli americani

Giacomo d'alessandro

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di ARCHIVIO POLOSUD e Francesco Sapienza

I turisti che visitano la nostra Isola rimangono estasiati mangiando il dolce simbolo siciliano, cioè il cannolo. A decantarne la sua bontà per primo fu Cicerone durante la sua permanenza a Marsala ma la ricetta del cannolo si è perfezionata col susseguirsi delle dominazioni in Sicilia. Il Wall Street Journal l’ha definito lo “scienziato del cannolo” ma Giacomo D’Alessandro, cinquantaduenne pastry chef palermitano, ama definirsi «Un emigrante del ventesimo secolo, di scienziato ho molto poco. Sono stato il primo a importare, con un metodo usato dai vecchi pescatori, un prodotto “unico” come la ricotta di pecora agrigentina in America. Quando i giornalisti del WSJ hanno assaggiato i miei cannoli, durante una cena presso la Camera di Commercio Italiana a New York, abituati a un prodotto che dei nostri cannoli siciliani ha molto poco, sono rimasti molto colpiti. Il sapore della ricotta di pecora è unico, specialmente quello siciliano». Abbandonato il suo lavoro di guida turistica a Palermo per cercare fortuna all’estero, dopo una breve parentesi in Australia, sbarcò negli States. Giacomo D’Alessandro voleva portare i sapori della cucina siciliana all’estero e così iniziò la sua avventura. «Ho scelto New York poiché è la città più difficile e competitiva, dove fare business è complesso essendo piena di ristoranti e “foodies” di ogni tipo. Mi sono detto: “Se funziona a New York, posso andare ovunque nel mondo”. Ho iniziato con i cannoli e le cassate siciliane. Ogni giorno sveglia alle quattro del mattino nella “share kitchen” che avevo affittato, alle due del pomeriggio iniziava la distribuzione ai ristoranti. Da aprile a settembre le “Street Food”, fiere di strada che duravano dieci ore, giornate interminabili che finivano oltre le due del mattino con relativa dormita in cucina». Non è stato facile per Giacomo D’Alessandro vincere la sua scommessa «non esiste la “vera” pasticceria siciliana. Ci sono milioni di emigranti siciliani in America ma tutti di prima generazione (anni ‘30) che hanno tramandato l’idea del cannolo, ma nessuno ha mai assaggiato il vero cannolo siciliano perché all’epoca in nave era impossibile portare la ricotta. Le ricette erano dettate dalla nonna ma mancava l’ingrediente principale, la ricotta di pecora, sostituita da quella di mucca con vaniglia al seguito! Oggi il cannolo è il secondo dolce italiano, dopo il tiramisù, più conosciuto negli States». E dal cannolo alla cassata siciliana ha “sperimentato” anche il gelato. «Ho deciso di presentare la mia gelateria artigianale non solo siciliana, direi italiana, con le sue eccellenze: il pistacchio di Bronte, il cioccolato di Modica, le nocciole del Piemonte, ecc. Un prodotto artigianale, preparato e venduto nello stesso giorno, come da tradizione, nel mio locale POLOSUD Gelato Coffee e Pastries al 166 Mott Street di Little Italy a NYC. Spero di poterne aprire almeno altri tre nei prossimi due anni. Ho tanti sogni ma senza un team appassionato sarebbe stato impossibile realizzare quello che sto facendo, grazie a loro POLOSUD è una realtà affermatasi in pochi mesi a New York City». Anche lui ha dovuto lasciare la sua terra per inseguire il suo sogno con tanti sacrifici e rinunce «Qui si lavora diciotto ore al giorno, sette giorni su sette senza sosta. La Sicilia è nel mio cuore, i miei genitori vivono ancora a Palermo e quando posso, li raggiungo anche se per pochi giorni. I colori, i sapori e gli odori della nostra terra sono unici e non si possono riprodurre da nessuna parte! Mi manca moltissimo il nostro mare e il nostro sole. Un giorno spero di ritornare e riposarmi in Sicilia. Questo è il mio sicilian dream!». Di recente si è aggiudicato il Gelato Festival America «Vincere questa competizione è una grande soddisfazione. Il prossimo obiettivo è la finale nazionale a Miami a marzo 2019. Il segreto? Semplicità e selezione di un prodotto di qualità! Fare un sorbetto al cioccolato fondente sembra semplice ma bisogna saperne calibrare perfettamente gli ingredienti per farlo uscire cremoso e non una roccia! L’american dream continua e speriamo di poter portare la nostra tradizione culinaria siciliana in giro per tutti gli Stati Uniti».