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Piroscafo Loreto

Isola delle Femmine, “In ricordo delle vittime”: 80° anniversario dell’affondamento del Piroscafo Loreto

Giovedì 13 Ottobre 2022 alle ore 10,00  in Piazza Vincenzo Enea a Isola delle Femmine le Associazione di volontariato BCsicilia e Guardia Costiera Ausiliaria Onlus con  il patrocinio del Comune di Isola delle Femmine, in occasione dell’80° anniversario dell’affondamento del Piroscafo Loreto hanno promosso l’iniziativa “In ricordo delle vittime”, in memoria di tutti i caduti in mare e i pescatori di Isola delle Femmine che il 13 ottobre 1942 accorsero con le loro barche per portare in salvo i naufraghi.

Alla cerimonia erano presenti: l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Isola delle Femmine, l’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia sezione Palermo, l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Carini, l’Associazione Nazionale Carabinieri d’Italia di Carini, Il Corpo delle Infermiere Volontarie C.R.I , l’Associazione Nazionale Polizia di Stato, l’Istituto Comprensivo Francesco Riso di Isola delle Femmine. Saranno inoltre presenti lo Storico Alessandro Bellomo, il Luogotenente Benedetto Salvino, il maestro Joe Vitale, l’esperto di BCsicilia Giancarlo Equizzi.
I Familiari dei caduti hanno lanciato in mare una corona di fiori in ricordo delle vittime.

Piroscafo Loreto

Era il 13 Ottobre del 1942 quando il piroscafo Loreto navigava da Tripoli verso Palermo. All’interno dell’imbarcazione si trovavano 350 prigionieri indiani, più i membri dell’equipaggio. Mentre si trovava in prossimità di Isola delle Femmine, la nave venne silurata dal sommergibile britannico Unruffled. Erano le 17,32 quando il primo siluro mancato l’obiettivo, era andato ad impattare sugli scogli, mentre il secondo colpisce la nave a poppa che inizia subito ad inclinarsi: in meno di 12 minuti il piroscafo scivola sul fondo del mare a circa 90 metri di profondità.
Il luogo del disastro distava circa un miglio e mezzo dal porto di Isola delle Femmine e poco più del doppio da Sferracavallo. I pescatori di Isola furono i primi ad accorrere, contemporaneamente altre barche partirono da Sferracavallo con il medesimo scopo. Arrivati sul luogo del naufragio non trovarono più la nave che era già affondata: tra i cadaveri trascinati dalla corrente, c’erano sopravvissuti capaci di nuotare, molti alzavano le braccia e chiedevano aiuto.
La maggior parte  dei prigionieri  fu portata  a Isola delle Femmine, il resto a Sferracavallo. La presenza dei prigionieri destò molta curiosità tra le persone dei due borghi marinari: colpiva la loro pelle olivastra (ai tempi era difficile vedere da queste parti uno straniero), i loro capelli lunghi e neri con le treccine. Dopo essere stati assistiti dalla gente i naufraghi furono trasferiti con degli autobus a Palermo. I pescatori di Isola e Sferracavallo salvarono in totale 32 italiani e 99 prigionieri, mentre i mezzi militari italiani misero in salvo 17 soldati e 178 prigionieri. Le vittime furono 123 e un militare italiano.
Nel 2015 Agata Sandrone, Presidente di BCsicilia Isola delle Femmine, insieme ai soci Antonio Cataldo e Giancarlo Equizzi furono i promotori della collocazione di una lapide in ricordo dei pescatori che salvarono i naufraghi del piroscafo Loreto.

L’officina culturale di Palazzo Butera: un’idea feconda di rigenerazione

di Giulia Monaco   Foto di Palazzo Butera

Ci troviamo nel cuore della Kalsa di Palermo, il quartiere arabo, uno dei più antichi della città. Il suo nome deriva da Al Khalisa, “l’eletta”, perché custodiva la cittadella fortificata scelta dall’emiro come sede della sua corte. Qui alla fine del Seicento l’aristocratica famiglia dei Branciforte edificò uno dei palazzi più sfarzosi ed eleganti di Palermo, che dominava con la sua imponente bellezza il Foro Italico, affacciandosi sul mare: il Palazzo Butera.

Splendore e decadenza è quello che spesso raccontano i sontuosi edifici palermitani, retaggio di un antico sfavillio reso opaco da anni di declino o da veri e propri abusi architettonici, come il tristemente noto “Sacco di Palermo” che tra gli anni ‘50 e ‘60 spogliò la città dalle sue palazzine in stile Liberty in nome di una selvaggia speculazione edilizia.

Ma la decadenza non sta più di casa a Palazzo Butera da quando Massimo Valsecchi decide di acquistarlo alla fine del 2015, e di finanziare un grande lavoro di restauro, dando vita a un lungimirante progetto di riqualificazione e rigenerazione.

Valsecchi, ex docente di Storia del design industriale, ex broker e collezionista d’arte, è un genovese che fino a pochi anni fa non aveva mai messo piede in Sicilia. Dopo la prima visita a Palermo rimane folgorato da questa città decadente ma caleidoscopica, da sempre crocevia di culture; la città “Tutto Porto”, dal suo nome greco Panormos, dove accoglienza e ospitalità sono linfa vitale.

«Perché Palermo è un posto unico, dove in un mercato puoi trovare dieci etnie diverse che convivono pacificamente, senza ghetti», sostiene Valsecchi, e, infatti, si trasferisce in città subito dopo aver scelto Palazzo Butera come sede per la vasta e preziosa collezione che possiede insieme alla moglie Francesca Frua De Angeli (pregiate opere di arte contemporanea, pezzi di archeologia, rarissime porcellane settecentesche, mobili del primo Novecento).

Ma Palazzo Butera diventa molto di più che una sede museale: l’idea di Valsecchi è quella di restituire il palazzo alla gente, riportando alla luce lo splendore antico integrandolo a interventi contemporanei e avanguardistici. Vuole creare un progetto vivo, in continuo divenire come la città che lo ospita.

Il palazzo si trasforma in uno spazio culturale poli-funzionale, un laboratorio sperimentale che custodisce cultura, arte, scienza e sapere sempre in evoluzione, un cantiere perennemente aperto.

Spazi espositivi dedicati all’arte contemporanea dominano il piano terra, oltre a un’installazione di Anne e Patrick Poirier realizzata appositamente per Palazzo Butera. Poi si passa ai saloni affrescati e alla terrazza del primo piano, mentre al secondo si trovano venti sale aperte al pubblico e il torrino che svetta sul golfo di Palermo. La foresteria è poi uno spazio vivo in cui artisti, studiosi, cultori e curatori d’arte lavorano a progetti di ricerca per mostre e attività che si tengono nel palazzo.

L’arte per Valsecchi è il solo elemento in grado di generare innovazione e di ridare spazio ai siciliani laddove ha fallito la politica. Il complesso lavoro di restauro del Palazzo ha coinvolto e dato lavoro a più di un centinaio di maestranze locali, tra architetti, ingegneri, geometri, restauratori e operai.

A Palazzo Butera il passato e il presente si incontrano senza scontrarsi, generando una feconda idea di futuro. Palermo, da sempre catalizzatrice di storie e culture che si mescolano, diventa il punto di partenza per ripensare l’identità europea. E il quartiere Kalsa, che nel recente passato è stato simbolo del degrado cittadino, rinasce a nuova vita, perché qui l’arte e il sapere rifioriscono in forme inedite.

«La Sicilia, con la sua storia millenaria, può costituire un rinnovato esempio di accoglienza e integrazione. In Sicilia, a Palermo, il quartiere della Kalsa porta i segni di questa stratificazione storica e culturale, che fa da sfondo alla rinascita di Palazzo Butera» conclude Massimo Valsecchi.

Avvio al primo programma di Residenze d’artista di Palazzo Sant’Elia a Palermo

Dalla collaborazione tra la Fondazione Sant’Elia e la Direzione Edilizia, Pubblica Istruzione e Beni Culturali della Città Metropolitana di Palermo, resp. Ing. Claudio Delfino, prende l’avvio il primo programma di Residenze d’artista di Palazzo Sant’Elia a Palermo curato da Giusi Diana.

cavallerizza di palazzo sant'elia

Grazie al contatto diretto del Sovrintendente Antonino Ticali con l’artista ucraino Aljoscha, (a cui la Fondazione ha dedicato una mostra da poco conclusasi), ha offerto nel mese di marzo la propria disponibilità ad ospitare in residenza per scopi culturali e umanitari due giovani artiste in fuga dalla guerra. Dopo un appello sulle pagine social di Aljoscha, sono arrivate a Palermo le prime due artiste. Si tratta di Anastasia Kolibaba, pittrice e scultrice nata nel 1994 ad Odessa e Daria Koltsova, artista visiva, performer, ricercatrice e curatrice, nata nel 1987 a Kharkiv in Ucraina. Le due artiste sono state invitate a realizzare un progetto espositivo appositamente pensato per la Cavallerizza di Palazzo Sant’Elia, e concluderanno la loro residenza con due mostre personali che verranno inaugurate, rispettivamente, il 21 luglio Anastasia Kolibaba e il 23 settembre 2022 Daria Koltsova

 

Il Sindaco Metropolitano Leoluca Orlando ha sottolineato “L’accoglienza da parte della Città e della Città Metropolitana di Palermo di quanti stanno fuggendo dall’inferno ucraino non si ferma. Nel tempo difficile che stiamo vivendo la pace si collega, oggi più che mai, alla vita che costituisce il diritto dei diritti degli esseri umani e che s’intreccia con la mobilità internazionale che non può essere violata da insulse leggi da parte degli Stati. Palermo continua a dare, con azioni concrete, un forte segnale all’Europa accogliendo quanti scappano dalla guerra. Esprimo il mio più sentito ringraziamento alla Fondazione Sant’Elia che si è subito resa disponibile ad offrire a giovani artisti alcuni locali di Palazzo Sant’Elia dove potranno continuare ad esprimere la propria arte in totale libertà”.

La residenza estiva del Re Guglielmo II: il Castello della Zisa

di Federica Gorgone

Se siete passati da Palermo vi sarà sicuramente capitato di sentir parlare dell’imponente Castello della Zisa. Esso dal 2015 fa parte dei beni Unesco Patrimonio dell’Umanità all’interno dell’itinerario “Palermo Arabo-Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”.

Ma cosa vuol dire “Zisa”? Il termine “Zisa” deriva dall’arabo “Al-Aziza”, ossia “la splendida” e già dal nome possiamo iniziare ad immaginare quante bellezze furono associate proprio a questo palazzo.

La sua costruzione, secondo fonti storiche, risale circa al XII secolo e fu iniziata durante il regno di Guglielmo I per poi essere ultimata dal figlio Guglielmo II. È proprio quest’ultimo che la scelse come sua residenza estiva preferita. Il Castello fu costruito all’interno del “Jannat al-ar”, ossia il genoardo, uno splendido giardino immerso nel verde.

Questo delizioso palazzo è da considerarsi ad oggi come una delle maggiori testimonianze della dominazione arabo-normanna in Sicilia ed è il monumento meglio conservato della cultura islamica a Palermo.

Negli anni però, la sua struttura originaria ha subito molteplici trasformazioni come ad esempio quella fatta ad opera di Giovanni Sandoval che acquistò il palazzo subito dopo i regnanti normanni. Egli diede un tocco di barocco allo stile puramente arabo-normanno del Castello della Zisa aggiungendo i balconi ed una grande scalinata monumentale all’interno della struttura.

Nell’800 la proprietà del Castello passò nelle mani della famiglia Notarbartolo che aggiunse tramezzi e solai al palazzo per poi in fine giungere nel 1955 alla Regione Siciliana che si occupò di restaurare il palazzo e farcelo conoscere così come lo possiamo ammirare adesso.

Ma com’ è strutturato questo meraviglioso Castello? Al suo interno troviamo tre diversi piani. Nella parte centrale del palazzo ritroviamo due sale: la “Sala della Fontana” e la “Sala del Belvedere”, due imponenti sale di rappresentanza. Mentre ai lati si trovano gli appartamenti privati del Re.

La “Sala della Fontana” è sicuramente da considerarsi tra le stanze più belle del Castello. Al suo interno è possibile respirare a pieni polmoni i tratti stilistici-architettonici dell’arte islamica. Essa, infatti, ci ricorda il “Salsabil” un ambiente nobiliare al cui interno vi era un corso d’acqua che rievoca il paradiso di cui si parla nel Corano.

Se siete appassionati di storie e leggende, poi, non potete che scoprire una storia legata proprio al Castello della Zisa: la leggenda dei sette diavoli. Prima di entrare nella “Sala della Fontana” vi è un arco barocco dove vi sono degli affreschi raffiguranti delle creature della mitologia romana (probabilmente risalenti a quando il palazzo passò nelle mani dei Sandoval). Si tratta dei diavoli della Zisa che, secondo una leggenda popolare, proteggono un tesoro nascosto da due giovani innamorati all’interno del palazzo. Secondo questa storia chiunque provi a contare il numero dei diavoli raffigurati non riesce mai ad ottenerne il numero esatto perché questi sembrano muoversi fra loro generando confusione nel conteggio. Inoltre si narra anche che il 25 marzo, giorno dell’Annunziata, chi fisserà i diavoli troppo a lungo li vedrà muovere la coda o storcere la bocca con delle smorfie. Provare per credere!

 

Se vi state chiedendo cosa c’ è oggi all’interno del Castello della Zisa, possiamo dirvi che vi ha sede il Museo di Arte Islamica di Palermo che raccoglie delle opere prodotte tra il IX e il XII raccolte dai diversi paesi del Mediterraneo. Tra i più importanti reperti che possiamo trovare al suo interno vi è una lapide con delle iscrizioni in ebraico, latino, greco-bizantino e arabo simbolo della multietnicità di Palermo fin dal periodo medievale.

logo centro studi federico II

NASCE A PALERMO IL CENTRO STUDI FEDERICO II, CON UFFICI DI RAPPRESENTANZA A ROMA, NEW YORK E BORDEAUX

Il primo appuntamento internazionale il 30 maggio 2022 a Roma, con un convegno su Federico II presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, sede della Presidenza del Senato, con la consegna del Premio a personalità di grande rilievo.

 

PALERMO – È nato a Palermo il Centro Studi Federico II, con la finalità di realizzare in Italia e all’estero progetti storico-culturali tematici dedicati alla figura del grande imperatore, con sedi di rappresentanza a Roma. New York e Bordeaux. L’iniziativa di costituire un Centro Studi dedicato allo Stupor mundi è partita da Giuseppe Di Franco, a seguito del successo ottenuto con la realizzazione – nel dicembre 2021 – della prima edizione del Premio Internazionale Federico II, promosso da Solunto Foundation e Maison France – Italie, due istituzioni culturali che Di Franco presiede, che operano da tre anni nella stesura di progetti culturali e socio culturali di alto livello realizzati in Italia e all’estero.

 

Il Centro sarà guidato dal presidente Giuseppe Di Franco ed avrà rappresentanze in Italia e all’estero, rette dalle seguenti Personalità: a Roma dal giornalista parlamentare Mario Nanni; a New York dalla docente e giornalista Cav. Josephine Buscaglia Maietta, presidente dell’AIAE-Association Italian American Educators, e da Stefano Vaccara, direttore della testata giornalistica “La Voce di New York” nonché docente di Giornalismo al Lehman College – CUNY; a Bordeaux, in Francia, dalla compositrice e direttrice d’orchestra Maria Luisa Macellaro La Franca.

 

Il Comitato tecnico scientifico del Centro Studi Federico II è composto, oltre che dalle suindicate personalità: dallo scrittore e giornalista internazionale Goffredo Palmerini; dal M° Diego Cannizzaro, compositore e docente; da Pietro Luigi Matta, avvocato e docente, vice presidente della Libera Università della Politica, dal Prof. Fabrizio Tigano, ordinario di Diritto Amministrativo presso l’Università degli Studi di Messina e dal prof. Alessio Arena, docente, scrittore e poeta.

Giuseppe Di Franco

Giuseppe Di Franco

 

Il Centro Studi realizzerà nel corso del 2022, in sinergia con la Solunto Foundation ed in collaborazione con Maison France – Italie alcuni importanti progetti, tra i quali in particolare si segnalano: 

 

  • Convegno dedicato a Federico II dal titolo: “Puer Apulia, Stupor Mundi” previsto a Roma per il 30 Maggio 2022 dalle ore 9,30 presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, sede della Presidenza del Senato, con la presenza di tre illustri relatori di livello internazionale e con una prima cerimonia di consegna del Premio Internazionale Federico II.

 

  • Incontro bilaterale socio culturale Italia – USA previsto a New York presso l’Istituto Italiano di Cultura e con una visita all’ONU, nel periodo Maggio/Giugno con date in corso di definizione, alla presenza di autorità Statunitensi e Italo Americane; in questa occasione il trofeo Federico II sarà conferito al dr. Fabio Finotti (Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura) e ad altre personalità.

 

  • Incontro bilaterale Italia – Francia che sarà realizzato a Bordeaux il 19 Giugno 2022, integrato dal progetto internazionale “Classique & Federico II International Award”, che si terrà presso la basilica Église Notre-Dame, con la consegna di onorificenze e del Premio Federico II a personalità Francesi e Italo- Francesi, tra le quali la Vice Presidente del Senato di Francia, Sen. Nathalie Delattre.

 

  • Incontro bilaterale socio culturale che sarà realizzato in Slovacchia, a Bratislava, nel mese di Settembre.

 

Le iniziative accennate fanno parte della piattaforma culturale “European Culture Vision 2032” della quale il Presidente Giuseppe Di Franco è il coordinatore internazionale, un programma decennale di progetti socio culturali nelle capitali europee, con un pensiero strategico, sistemico e orientato al futuro. Nel 2022 il tema dominante del programma è “Diplomazia culturale per una dimensione internazionale della cultura, per una politica di sviluppo e di cooperazione tra Paesi dell’Europa”.

 

Abbazia Santa Maria del Bosco

Tutti “INCASTRATI” da Ficarra e Picone. I luoghi della serie made in Sicily targata Netflix

di Giulia Monaco

foto di Abbazia Santa Maria del Bosco, Cre.Zi.Plus, Samuel Tasca

“Incastrati” è la prima serie scritta, diretta e interpretata da Ficarra e Picone, in onda in esclusiva su Netflix a partire dallo scorso gennaio, e ha riscosso un enorme successo, scalando la classifica dei titoli più visti.

La coppia di comici siciliani si è cimentata per la prima volta in una serie crime-comedy che spazia tra generi diversi, dalla commedia degli equivoci al family drama, dall’action al poliziesco: a dominare i sei episodi c’ è una leggerezza fatta di sane risate e battute brillanti senza scadere mai nel turpiloquio, né cedere alla tentazione di mettere in fila una mera concatenazione di sketch, come ci si potrebbe aspettare da due comici dal vastissimo repertorio come Salvo Ficarra e Valentino Picone.

locandina serie incastrati

La trama, che si dipana in sei episodi da 30 minuti ciascuno, narra le maldestre avventure di due cognati, Salvo e Valentino, vittime di una serie di sfortunati equivoci, di una naturale predisposizione alla cialtroneria e di uno scarsissimo tempismo, che li condurrà a rimanere “incastrati”, appunto, nelle grinfie di Cosa Nostra per via di un omicidio non commesso. Del resto, anche la stessa Cosa Nostra viene dissacrata, con i suoi boss un po’ goffi dai nomi macchiettistici (Primo Sale, Cosa Inutile), che non riescono a organizzare nemmeno una riunione di cosca vecchio stampo, visto che i membri del clan preferiscono incontrarsi su Zoom per andare incontro agli impegni di tutti.

Ma se una protagonista è la comicità brillante, l’altra è sicuramente la Sicilia, cui il duo comico ha reso omaggio ambientandovi tutte le scene.

set serie Incastrati

In primis, questo gioco di incastri malavitosi ci porta nel cuore di Palermo. Gli scorci del capoluogo siciliano non sono certo i classici highlights da itinerario turistico, quanto piuttosto delle vie di snodo attraversate da due tecnici che si spostano per la città con il loro furgone.

I più attenti avranno riconosciuto la via Sammartino, nei pressi del Giardino Inglese, e via Papa Sergio, vicino al porto.

Il rifugio di Padre Santissimo è ambientato invece ai Cantieri Culturali della Zisa, un interessante esempio di archeologia industriale, oggi importante polo culturale della città. La struttura fu costruita per ospitare le Officine Ducrot e comprende 23 capannoni al cui interno furono realizzati i mobili liberty tra i più belli d’Europa, disegnati da Ernesto Basile, come gli arredi di Montecitorio e delle grandi navi da crociera dei Florio.

La campagna siciliana coi suoi paesaggi ruvidi è un’altra grande protagonista della serie Incastrati. Si riconoscono in alcune riprese aeree l’altipiano montuoso di Piana degli Albanesi e il pittoresco borgo di San Cipirrello.

E poi c’è la chicca dei pasticcini di Castelmonte, tanto amati da Valentino perché gli ricordano l’infanzia, e che serviranno ai due cognati come pretesto per costruire un alibi.

Abbazia Santa Maria del Bosco
Abbazia Santa Maria del Bosco

Il convento in cui vengono prodotti questi salvifici dolcetti, in cui i due amici si trovano al cospetto di un monaco poco avvezzo al fisco, è in realtà l’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, a Contessa Entellina, nella Valle del Belice: un’antica abbazia benedettina del 1300 immersa nel verde della riserva naturale del monte Genuardo.

Infine, alcune riprese hanno interessato anche la cittadina di Sciacca, in provincia di Agrigento, in particolare la piazza Saverio Friscia, in centro città, e alcune panoramiche sul suo suggestivo porto colorato.

belvedere di Sciacca

Una combo di humor, talento e scenari suggestivi che per fortuna non si è ancora conclusa: Ficarra e Picone hanno, infatti, annunciato di essere già al lavoro sulla seconda stagione. E noi, dopo il finale aperto dell’ultima puntata, non vediamo l’ora di saperne di più!

spot amaro averna

Tre, due, uno… azione! La Sicilia come location di indimenticabili spot televisivi

di Federica Gorgone  Foto di Federica Gorgone e Laura Distefano

La Sicilia è un’isola che, grazie ai suoi meravigliosi paesaggi, si presta facilmente ad essere una location d’eccezione per film e pubblicità. I panorami mozzafiato di questa terra hanno così negli anni attratto molti registi che hanno reso l’isola protagonista di grandi successi. Ma quali sono gli spot televisivi che hanno avuto la nostra terra come set a “cielo aperto”? Mettetevi comodi e ricordiamoli insieme.

Una location che occupa un buon posto sul podio, perché tra le più scelte, è senza alcun dubbio Castellammare del Golfo. La cittadina, in provincia di Trapani, è stata protagonista, infatti, di diversi spot negli ultimi anni. Tra questi ricordiamo nel 2011 quello dell’Amaro Montenegro ormai conosciuto in tutto il mondo. Qui un gruppo di amici che doveva recarsi in città con i propri strumenti musicali rimane in panne con la barca. Lo splendido Golfo di Castellammare in occasione di quella giornata risultava “vestito a festa” e fa da sfondo magico durante tutto l’intero spot.

Altre pubblicità sono legate a questa cittadina. Ricordiamo ad esempio che nel 2010 Aldo, Giovanni e Giacomo girano, in occasione dei mondiali di calcio, la pubblicità della Wind proprio a Scopello, una frazione di Castellammare del Golfo. Ed ancora nel 2013 la Findus vi gira lo spot That’s Amore. Infine nel 2017 è il noto brand Guess che sceglie i faraglioni di Scopello come incredibile set.

fotogramma spot amaro montenegro
castellamare del golfo vista aerea

Proseguendo il nostro viaggio in Sicilia tra le pubblicità ecco che arriviamo alle rovine dei templi del Parco Archeologico di Selinunte, Patrimonio Unesco, che per la campagna #GucciPreFall19 diventa la sede dello spot 2019 di Gucci.

Nel 2020 è la Sicilia intera che diventa patria pubblicitaria dell’Amaro Averna Siciliano. Il liquore prodotto a Caltanissetta si presenta con una nuova etichetta che incarna tutte le diversità dell’isola. Ed allora cosa c’è di meglio che raccontarlo attraverso uno spot che mostra le immagini di diverse location tutte made in Sicily? Ecco che tra queste riconosciamo la splendida Cefalù (Palermo), la famosa Scala di Santa Maria del Monte di Caltagirone (Catania) e il suggestivo Teatro Andromeda di Santo Stefano di Quisquina (Agrigento).

spot amaro averna
testa di moro sulla scala di caltagirone

Da non dimenticare, quando si parla di pubblicità girate in Sicilia, vi sono quelle di Dolce e Gabbana che oltre a vedere l’isola come fonte d’ispirazione per le proprie collezioni la scelgono spesso per le loro campagne pubblicitarie. Nel 2017 ad esempio scelgono Cefalù come location per lo spot del rossetto Miss Sicily, mentre per la campagna D&G Millennials decidono di accostare passanti ed ambulanti del noto mercato del Capo di Palermo alla nuova collezione.

cattedrale di palermo

A proposito di Palermo, è proprio lei a diventare nell’ultimo spot del 2021 della Red Bull la location d’eccellenza in cui si vede sfrecciare la monoposto di Verstappen, pilota olandese della Formula 1, tra le strade. Ciao Palermo: Monza is calling è il titolo della pubblicità. Come dimenticarla? Diffusa nei canali social della Red Bull diventa subito virale e fa in pochissimo tempo il giro del mondo raggiungendo milioni di visualizzazioni. In questa occasione vediamo la macchina del pilota sfrecciare tra le putìe colorate del mercato di Ballarò, di fronte la Cattedrale al rintocco delle campane, ai Quattro Canti e al Foro Italico per poi terminare la sua corsa a Mondello.

fotogramma spot redbull palermo
fotogramma spot redbull palermo

Negli ultimi mesi invece è Siracusa, ad essere stata scelta da noti brand come luogo in cui girare i loro spot. Vedremo presto, infatti, quello della Birra Peroni girato tra Ortigia e Punta del Pero (Siracusa). Infine lo scorso 21 febbraio la San Pellegrino ha scelto gli scorci della città aretusea per promuovere il suo marchio. Ma se ricordate non è la prima volta che il brand sceglie la Sicilia! Infatti nel 2019 la scelta ricadde sulla spettacolare Marzamemi in occasione dello spot in cui si celebravano i 120 anni dell’Acqua San Pellegrino.

 

Musica di Clarissa Bevilacqua e Federico Gad Cremae

Il 23 marzo al Politeama Garibaldi di Palermo la musica di Bevilacqua e Gad Crema

L’Associazione Siciliana Amici della Musica punta sui giovanissimi e presenta il concerto di due veri e propri enfant prodige: la violinista Clarissa Bevilacqua e il pianista Federico Gad Crema. Mercoledì 23 marzo alle 17.15 al Politeama Garibaldi di Palermo i due musicisti proporranno tre importanti sonate del repertorio cameristico: Mozart (Sonata in mi minore, K.304) a Debussy (Sonata in sol minore) e Franck (Sonata in la maggiore).

“L’Associazione Amici della musica – spiega il direttore artistico Donatella Sollima – da sempre pone l’attenzione sui giovani talenti valorizzando le nuove generazioni di musicisti che si stanno imponendo nel concertismo internazionale.Clarissa e Federico, nonostante l’età, hanno già ricevuto numerosi riconoscimenti affermandosi nel panorama musicale come musicisti di indiscusso valore”.

Musica di Clarissa Bevilacqua e Federico Gad Cremae

Clarissa Bevilacqua ha iniziato a studiare violino a soli cinque anni, vera enfant prodige, debuttando già a nove come solista al Pritzker Pavilion di Chicago. Da quel momento non si è più fermata e ha tenuto costantemente recital e concerti negli Stati Uniti e in Europa, vincendo anche numerosi premi come l’International Mozart Competition Salzburg 2020, unica italiana nella storia della competizione e il Grand Prize alla Cape Symphony International Violin Competition 2020. A 14 anni è stata la più giovane violinista scelta per esibirsi regolarmente all’Auditorium Arvedi di Cremona con la preziosa collezione Stradivari del Museo del Violino. Ma è anche stata la più giovane studentessa in Italia a conseguire un diploma di laurea in musica, ad appena 16 anni.
È stata nominata Young Artist™ dalla Si-Yo Music Society Foundation di New York, un gruppo di affermati artisti internazionali che hanno portato un contributo significativo nel mondo della musica

Classe 99, il pianista milanese Federico Gad Crema è considerato uno dei più promettenti giovani artisti della sua generazione a livello internazionale. Si è esibito in alcune delle sale più prestigiose al mondo, tra cui la Carnegie Hall e la Steinway Hall di New York, il Teatro alla Scala e la Sala Verdi di Milano e il Teatro Castro Alves di Salvador Bahia. Anche lui è vincitore di prestigiosi concorsi internazionali, come l’Olga Kern – OKIPC negli Stati Uniti, il André Dumortier – CIAD in Belgio e l’Alessandro Casagrande in Italia.

isola delle femmine

Isola delle Femmine: tra leggende e passioni.

Foto e articolo di Samuel Tasca

Tredici furono le bellissime e sfortunate peccatrici provenienti dalla Turchia che, in tempi che ormai si son persi nei racconti dei marinai, furono imbarcate su una nave senza remi e lasciate alla deriva come punizione per i peccati delle quali si erano macchiate.

Inizia così una delle leggende che ruota attorno al nome peculiare del comune siciliano di Isola delle Femmine. Esattamente: per chi non lo sapesse Isola delle Femmine, oltre a dovere il suo nome al misterioso isolotto sormontato da una torre diroccata che si staglia nel mar Tirreno, è anche un comune in provincia di Palermo, praticamente attaccato al comune di Capaci.

isola delle femmine vista dalla costa

Ma a cosa si deve questo nome così particolare? Come spesso accade, le interpretazioni sono diverse, alcune più fantasiose, alcune più tecniche, ma di nessuna si ha la certezza assoluta, lasciando così al visitatore la possibilità di scegliere quella che lo affascina di più.

Ed è proprio secondo una di queste leggende, che le tredici fanciulle che abbiamo incontrato all’inizio dell’articolo, dopo diversi giorni in mare in balìa delle onde e delle correnti, si ritrovarono ad approdare sull’isolotto. Il fato non fu così funesto e lasciò che le ragazze riuscissero a sopravvivere sull’isola per sette lunghi anni. Fu allora che i parenti delle sventurate, salpati dalle coste turche alla ricerca delle giovani, riuscirono a ritrovarle approdando sull’isola a loro volta. Allietati dal ricongiungimento, il gruppo decise di stabilirsi nella vicina costa siciliana fondando la città di Capaci (nome che proviene da Cca-paci, “qui la pace”) e rinominando l’isolotto appunto Isola delle Femmine in onore alle sette fanciulle che lo avevano abitato.

Un’altra versione, invece, si rifà ad uno scritto di Plinio Il Giovane nel quale il sito veniva descritto come parva et pulcherrima insula mulieribus (una piccola e bella isola per le donne) sulla quale si narra vivessero queste donne bellissime che si concedevano per la durata di una luna (un mese) ai guerrieri più valorosi.

statua pescatore isola delle femmine

Ma la Sicilia è terra di passioni, di gelosie e di amori non sempre corrisposti. È proprio in questo scenario che si colloca un’ulteriore leggenda sul nome dell’Isola. La protagonista è Lucia, bellissima fanciulla del borgo che per inseguire il vero amore, corrisposto verso un giovane del luogo, si ritrovò a rifiutare le avances di un ricco signorotto (immagino qualcuno di voi si sia già spostato con la mente alla più nota Lucia de I promessi Sposi, la cui storia inizia in maniera similare). A differenza del travagliato, ma pur lieto fine, che toccò ai protagonisti del Manzoni, la nostra povera innamorata fu invece imprigionata sull’Isola dal signorotto così che nessun altro uomo potesse averla. Pur di non concedersi alle prepotenze dell’uomo la fanciulla preferì lasciarsi morire. È per questo che, secondo la leggenda, ancora oggi si odono nei giorni di tempesta le urla di dolore della giovane sventurata.

Magari sarà proprio in conseguenza di questa leggenda che molti credono che l’isola sia stata un carcere prettamente femminile e debba il suo nome a questa caratteristica. La verità è che non sono mai state trovate tracce di attività carceraria e le rovine delle torri che ancora si trovano sull’isolotto fanno parte del sistema di torri di avvistamento che si trovavano, e si trovano ancora oggi, sparse sulle coste della Sicilia.

torre isola delle femmine

Sarà dunque per il suo riferimento esplicito alle donne, affascinanti ed enigmatiche per natura, e sarà per le diverse leggende che ancora oggi viaggiano attorno alle coste di questo peculiare lembo di terra sospeso nel mare, arricchito dalla bellezza della sua riserva naturale, che l’Isola delle Femmine rimane e probabilmente lo resterà ancora per lungo tempo un luogo seducente e intriso di segreto che ogni anno continua ad attrarre turisti da tutto il mondo.

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Andrea Griminelli e Amedeo Salvato si esibiranno il 14 febbraio al Politeama Garibaldi di Palermo

Si è classificato sul podio, al terzo posto, nella classifica Plus Music Award 2021, il flautista emiliano Andrea Griminelli che, insieme al pianista Amedeo Salvato, sarà protagonista del concerto di apertura della stagione serale 2022 dell’Associazione Siciliana Amici della Musica.


Lunedì 14 febbraio, alle 20.45, al Politeama Garibaldi di Palermo, il duo eseguirà un viaggio attraverso le colonne sonore dei film più evocativi della storia del cinema che spazierà tra autori ed epoche differenti.

Nel programma Carl Reinecke (Sonata Undine, opus 167), Gabriel Fauré (Fantasia op. 79), Wilhelm Popp (Fantasia da Rigoletto di Verdi), Nino Rota (Temi originali dai film
Romeo e Giulietta, La Strada , Il Padrino), Ennio Morricone (Medley dai film Mission,
Nuovo Cinema Paradiso, American Theme, Chi mai), Nino Rota (Otto e mezzo),
François Borne (Fantasia brillante sulla Carmen di Bizet per flauto e pianoforte).

Considerato dalla critica come uno dei più grandi flautisti a livello internazionale, Andrea Griminelli si è perfezionato a Parigi e a Lucerna con Jean-Pierre Rampal e Sir James Galway.
Come solista si è esibito nei più grandi teatri del mondo con i più famosi direttori d’orchestra quali Zubin Metha, Carlo Maria Giulini, Georges Prêtre, Gustavo Dudamel. È stato ospite nei concerti di star internazionali dell’opera come Luciano Pavarotti e oggi Andrea Bocelli.
Si esibisce con le orchestre più prestigiose e numerosi sono i suoi concerti di musica da camera e concerti per flauto e pianoforte. Al suo attivo anche una grande produzione discografica di musica classica. Negli anni il suo repertorio ha spaziato dal classico al pop: importanti le sue collaborazioni con Sting, Zucchero, Ian Anderson e molti altri. Andrea Griminelli ha ricevuto le onorificenze di Ufficiale e Cavaliere della Repubblica Italiana.


Amedeo Salvato, solista, camerista, pianista accompagnatore, si è esibito in prestigiose sale e teatri italiani ed esteri. Ha inciso per “Spazi Sonori”, “Falaut Collection”, “RaiTrade”, “Urania Records”. È stato pianista accompagnatore al Concorso lirico internazionale di Clermont-Ferrand e maestro sostituto presso il Teatro dell’Opera di Rouen. Attualmente è docente presso la Scuola dell’Opera Italiana del Teatro Comunale di Bologna, per la quale ha curato le produzioni in collaborazione con il festival Verdi di Parma per le stagioni 2014, 2015 e 2016. Nel 2016 è stato maestro sostituto per le produzioni di Traviata e Trovatore per il teatro di Ferrara, di Midsummer night dream di Britten per il teatro Ponchielli di Cremona e Masnadieri di Verdi, con la Scuola dell’Opera di Bologna e Festival Verdi.

Per questo concerto, che coincide con il giorno di San Valentino, l’Associazione Siciliana Amici della Musica celebra l’amore con la promozione “due cuori e… una poltrona”
Tutte le coppie pagheranno un solo biglietto anziché due. Chiedi al botteghino

Per info su biglietti e abbonamenti www.amicidellamusicapalermo.net