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BLOCKS | Storie di dialoghi oltre i limiti, a Palermo

Comunicato stampa

Palermo | ALBERGO DELLE POVERE

6 giugno 2021 – 31 luglio 2021

 a cura di Daniela Brignone (storica dell’arte) e Daniela Brignone (storica)

 

Comitato scientifico: Gaia Bellavista, Francesco Miceli, Elena MotisI, David Palterer, Maria Gabriella Pantalena, Davide Sarchioni 

 

La parola “block” in inglese significa “masso”, “interruzione”, “muro” ma anche “insieme” e “tassello”. Ovvero, allo stesso tempo: “limite” e “opportunità”, “separazione” ed “elemento di connessione”. Un termine duale che ben riesce a sintetizzare il tempo che viviamo, fatto di limiti e ridefinizione di insiemi, relazioni, conoscenze, strumenti.

Blocks, la collettiva curata da Daniela Brignone – storica dell’arte – e Daniela Brignone – storica – traccia un percorso che tocca storie e coscienze ovunque nel mondo attraverso 54 opere di 28 artisti contemporanei provenienti da varie parti del mondo che con le proprie creazioni denunciano “limiti” e cercano la via per superarli. Un progetto promosso dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana insieme al Museo Riso, alla Fondazione e all’Ordine degli Architetti di Palermo e al Rotary eclub Colonne d’Ercole di Palermo. 

La mostra, visitabile sino al 31 luglio, è il primo grande evento internazionale d’arte in Sicilia a segnare la #ripartenza e il ritorno in presenza nei luoghi d’arte. Ad accompagnare la collettiva anche un calendario di eventi collaterali: talk, spettacoli, laboratori e visite didattiche dal vivo e online. 

Cuore dell’evento sarà l’Albergo delle Povere di Palermo, trasformato per l’occasione in spazio espositivo multidisciplinare per ospitare: quadri, sculture, fotografie, installazioni, video e performance che affrontano da angolazioni diverse e con linguaggi creativi personali il tema dei “blocchi”, dei muri fisici, mentali e sociali. Grazie alla partnership con l’Istituto dei Ciechi di Palermo e con l’Unione Italiana Ciechi, la mostra sarà fruibile con visite guidate anche a ipovedenti e non ciechi (info: 091.540324). Sarà, inoltre, messo a disposizione uno scoiattolo, gentilmente concesso dal Rotary,  per consentire le visite alle persone con disabilità motoria. 

«Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato eminentemente geopolitico – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – il mondo, a causa dell’emergenza pandemica, ha oggi scoperto un nuovo “blocco”, che ha costretto tutti entro mura e confini domestici, spingendo ciascuno in una dimensione nella quale l’individualismo e il “distanziamento sociale” si sono sostituiti progressivamente all’uomo e alla sua naturale propensione alla socialità. “Blocks” è il manifesto di un’umanità che può tornare a vivere secondo dimensioni normali, consapevole della propria essenza e dei conflitti che hanno contrassegnato la storia, ma rinata, rigenerata dall’aver imboccato la via per superare quest’ultimo, drammatico, limite».

«L’anno che ci lasciamo alle spalle – spiegano le curatrici – dimostra che l’idea stessa di “limite” ha bisogno di essere aggiornata. Che serve accendere i riflettori su cosa oggi significhi e come questo concetto vada reinterpretato rispetto alle urgenze dell’epoca in cui viviamo e agli equilibri geopolitici del nostro tempo». 

«Riapriamo le porte dell’Albergo delle Povere con una mostra internazionale che ci spinge alla riflessione oltre che alla contemplazione delle opere. Quello di cui c’è più bisogno dopo questo periodo difficile e surreale determinato dal Covid 19», aggiunge il direttore del Museo Riso, Luigi Biondo

Lungo un percorso che comprende 4 sezioni conflitti, controllo e potere, pregiudizi, dialoghi – gli artisti selezionati esprimono il proprio punto di vista, quello di chi ha vissuto o conosciuto in modo diretto o indiretto il “muro”, lanciando così con forza un messaggio di superamento dei conflitti. 

Le quattro tappe diventano dunque una sorta di percorso catartico verso il superamento dei blocchi, verso una nuova prospettiva di libertà e condivisione. Si parte dalla storia e dai “limiti” che hanno radici nel Novecento – le “due Germanie”, il conflitto israelo-palestinese, il Kazakistan post sovietico, il nazismo, la guerra in Iraq, la guerra fredda e la corsa agli armamenti nucleari, la ribellione all’autorità in Cina – per arrivare al controllo e potere esercitato dagli Stati ma anche dal sistema capitalistico e consumistico, fino alle barriere create dai pregiudizi. Temi che oggi assumono anche un significato nuovo e ulteriore, a causa dei limiti e delle chiusure determinate dalla pandemia che ha colpito il mondo intero e dal lockdown. Tutto per giungere al livello più ambito dall’arte: il dialogo.

Sguardi sulla storia che diventano riflessioni contemporanee attraverso l’elaborazione creativa di artisti figli di conflitti atavici come il palestinese Steve Sabella e l’israeliano Eyal Ben Simon, ma anche con la fotografa e video-artist kazaka Almagul Menlibayeva che denuncia l’esecuzione di centinaia di test nucleari nei territori dell’ex cortina di ferro. Analogo valore documentale hanno le testimonianze di Mario Rizzi sull’identità femminile nel mondo arabo, sulla persecuzione delle donne yazide e sul campo profughi di Idomeni. E ancora, il lavoro degli artisti tedeschi, di nascita o adozione, Julia Krahn, Philip Topolovac, Thomas Lange e Uli Weber; le opere della pakistana Maryam Jafri con le sue creazioni-denuncia contro le guerre coloniali di tutti i tempi; o gli scatti del cinese Liu Bolin che fotografa la violenza della globalizzazione; mentre l’italiano Paolo Canevari si scaglia contro i giochi di potere generati dal progresso. Passato e presente si fondono nei racconti del fotografo israeliano Adi Nes, perché ciò che era, permane nella nostra dimensione del vivere, diventano installazioni metafisiche nei lavori di Mateusz Choróbski per raccontare la povertà della sua Polonia, creazioni ipertecnologiche nell’arte dell’italiano Donato Piccolo, o distopiche con l’americano Jon Kessler che si interroga sul futuro. Opere che diventano specchi di un presente sospeso, interrogativi sul valore dell’umanità, inchieste-denuncia contro il potere dei Signori della Rete come nel lavoro di Paolo Cirio. Ma anche un grandangolo su Paesi poco raccontati dai media come la Croazia nelle sue parti più interne e isolate dove restano segni della guerra e dell’abbandono, fotografati da Igor Grubić. Sotto altre forme, il tema del dominio è ancora evidenziato dal lavoro dell’artista americano William E. Jones che testimonia i macabri esperimenti sulla psiche dei cittadini americani autorizzati dalla Cia. 

E poi i video, le installazioni sui fanatismi, blocchi cognitivi forti quanto i blocchi della storia. Differenze che diventano conflitti da parte dell’uomo contro l’uomo, in grado di segnare individui e intere generazioni e che in Blocks vengono declinati nei linguaggi dell’arte per diventare elemento di confronto e discussione: dal tema delle migrazioni e delle differenze tra popoli – nelle immagini struggenti dell’artista albanese Adrian Paci come nelle installazioni video del duo artistico serbo Doplgenger e dell’artista israeliana Sigalit Landau – alle questioni di genere – affrontate dal sudanese Hassan Musa con opere che raccontano la condizione femminile nel suo Paese. 

All’interno dell’Albergo delle Povere le tappe si fanno dunque percorso di osservazione, provocazione, riflessione ma anche anelito di speranza, invito al dialogo con le opere che chiudono la collettiva: installazioni di alcuni degli artisti già citati ma anche di altri nomi internazionali come la brasiliana Andrea de Carvalho, la georgiana Sophie Ko, l’italiana Valentina Palazzari, e il cubano Osvaldo Gonzáles.

La vita è fatta di momenti di incertezza e di instabilità, rileva Renato Ranaldi, di spazi mutevoli, terreni fertili dove tutto può sconfinare o prendere vita in modo indipendente. E così, i muri casalinghi di Vittorio Corsini, piccolo atomo di un più vasto sistema, diventano il simbolo di tutti i simboli di questa mostra che racchiude la memoria, la cultura, la dimensione etica e gli affetti.

 

Dichiarazioni_Note dal catalogo

 

Alberto Samonà

Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana 

(…) Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato quasi esclusivamente geopolitico, oggi, a causa dell’emergenza pandemica, abbiamo scoperto una forma più claustrofobica di “blocco” che, costringendoci spesso dentro le pareti domestiche, annullando l’incontro e il confronto, imponendo coprifuoco e copie surrogate di rapporti sociali, ha spinto ciascuno verso una dimensione individuale in cui vige una sola regola, quella del “distanziamento sociale”, espressione infelice che rende però l’idea di una umanità relegata alla sua brutta copia, sia pure per far fronte, mediante comportamenti concludenti, a una situazione emergenziale. Una sensazione di prigionia, quella provata, che potrebbe portare al convincimento che la realtà sia una muraglia,  ormai invalicabile. Per fortuna, però, a consolarci arriva la l’arte, che ci ricorda il gusto per la libertà. E per il recupero della sua dimensione universale. “Blocks”, alla luce di quanto detto, può essere inteso come il manifesto di un’umanità che può e deve tornare a vivere.

 

Luigi Biondo

Direttore Museo Riso

(…) Lo spirito di Blocks, grande mostra che arricchisce gli spazi dell’Albergo delle Povere di Palermo, credo debba essere questo. La voglia di affermare la bellezza, l’arte, la ricerca di esperienze nuove per i nostri sensi, con l’aiuto delle meraviglie che artisti cosmopoliti e consapevoli del loro tempo ci regalano.

Una sfida dura ma utile, una prova per la nostra mente, per il nostro sentire affranto, provato da uno stato di atarassia troppo lungo che deve essere respinto prima che possa travolgerci e turbarci.

Dipinti, sculture, istallazioni, video che diventano stati dell’anima preziosi per una rinascita attesa da troppo tempo e mai così utile. Ricaveremo sicuramente contattati, nuove esperienze, conoscenze inaspettate che dovranno farci crescere e permetterci di ripartire per un nuovo viaggio più ricco e consapevole alla ricerca dell’essenza di una personalità intesa come sinonimo di spirito e di io dell’età moderna e contemporanea.

Un grazie di cuore a chi ha continuato a credere in questo processo e che non ha mai voluto deporre le armi della pace, della bellezza e della cultura.   

 

Francesco Miceli, presidente Consiglio Nazionale Architetti 

Maria Gabriella Pantalena, vicepresidente Fondazione Ordine degli Architetti Palermo

 

(…) I muri esistono ed incrementano la loro presenza in ogni parte del mondo, a volte in maniera visibile a volte in maniera occulta, i muri fisici sono visibili e rendono esplicita l’immane tragedia che la loro presenza procura. Altri, i muri invisibili, li troviamo nelle leggi, negli accordi tra gli Stati, nelle politiche che regolano i rapporti tra territori, nei divieti e nelle barriere ideologiche che alimentano costantemente la vita contemporanea. 

I muri sono compatti, solidi, maestosi, spessi, pesanti, imponenti a volte solenni, comunque invalicabili. I muri, però, a volte possono essere scavalcati o oltrepassati è quello che l’uomo ha sempre cercato di fare rischiando la vita per conquistare la libertà. 

 

(…) Ogni volta che si costruiscono muri è importante chiedersi il motivo, l’effettiva utilità e le conseguenze per sé e per altri. È importante munirsi del coraggio di cercare soluzioni alternative e se ciò non è possibile cercare almeno di aprire una finestra nel muro.

La ricerca del muro come elemento positivo è lo sforzo compiuto dall’Architettura nella sua evoluzione storica. Il senso della costruzione muraria riconduce al valore della solidità (firmitas) come elemento della forma costruttiva e come carattere dell’Architettura.

 

Marcello Sanzo

Presidente Rotary eClub Colonne d’Ercole

 

(…) Il Rotary eClub Colonne d’Ercole ha fortemente voluto sponsorizzare “BLOCKS” perché ci permette di trasmettere alla collettività i valori su cui si fonda il nostro agire. Ci permette di rendere accessibile un bene fondamentale come l’Arte a chi come me ha delle difficoltà oggettive. E ci permette di fare la nostra parte per migliorare la qualità della vita di tutti perché una società che fruisce liberamente dell’Arte è una società migliore.

Teatro Ditirammu “…E venne il tempo” Stagione2021

Comunicato stampa

Dopo lunghi mesi di interruzione il Teatro Ditirammu riapre il sipario con la Stagione 2021 dal titolo “…E venne il tempo”, che si svolgerà dal 12 luglio al 25 settembre in diverse sedi palermitane, quali Villa Filippina (Piazza S. Francesco di Paola, 18), lo Stand Florio Contemporary Hub (Via Messina Marine, 40) e il Teatro Carlo Magno (Via Collegio di Maria al Borgo Vecchio, 17).

Attraverso questo cartellone il Ditirammu punta ad articolare il pensiero di una memorabilità futura, di una ricerca nuova, sul solco dello stesso spirito artistico che lo ha visto nascere – nella sua originale poetica e nel modo in cui questa si è evoluta – tenendo ben presente cosa il teatro vuole essere e cosa vuole diventare, per gettare le basi per un futuro di rinnovamento.  

«La pandemia ci ha privato per qualche tempo della prospettiva, ha provato a portarci via, insieme ai nostri anziani, la memoria – dichiara Alberto Samonà, Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana – Ben venga quindi, un programma di spettacoli che inneggia alla vita, ci restituisce le nostre tradizioni, ci rammenta la nostra identità, mettendo in scena il talento che ci riporta al presente. Un entusiasmo ritrovato – continua Samonà – con la voglia di riappropriarci del tempo perduto, facendo tesoro di tanta sofferenza vissuta. Il Teatro Ditirammu da sempre porta avanti una missione: custodire le radici della nostra cultura, portare il testimone di una tradizione che attraversa ciascuno di noi ed è l’essenza stessa della nostra sicilianità».

«Il titolo della rassegna rievoca una frase che nostro papà, Vito Parrinello, ripeteva sempre nei momenti concitati di confronto – dichiara Elisa Parrinello, direttore artistico del Teatro Ditirammu – “…E venne il tempo”, era un suo modo di dire che rassicurava tutti, invitandoci a prendere una decisione definitiva. A questa espressione ci siamo ispirati per la Stagione 2021, dopo più di un anno e mezzo di difficoltà, di chiusure, di immobilità lavorativa dovuta alla situazione pandemica. Insieme a noi artisti c’è un popolo di persone che va confortato, incoraggiato, un popolo che non vuole saperne di riavviare la vita come se nulla fosse accaduto. 

Con la speranza che quel tempo sia servito a rivalutare l’importanza delle rinunce e delle riconquiste, generando momenti rari di rinascita, dalla luce più bella, dopo tanto buio». 

Il cartellone, pensato da Elisa e Giovanni Parrinello, rispettivamente Direttore Artistico e Direttore Musicale del Ditirammu, coinvolgerà numerosi artisti che si alterneranno sui diversi palcoscenici spaziando in spettacoli di tradizione folk, teatro di prosa, musica ed Opera rivisitata in adattamenti per grandi e piccini. 

Tra gli artisti: Filippo Luna, Alessandra Ponente, Roberto Gervasi, Enzo Mancuso, Daniele Billitteri, Stefania Blandeburgo, Marco Manera, Tony Colapinto, Maurizio Bologna e le compagnie folk Arbarìa Nuova Compagnia Folk, Le Matrioske, Angelo Daddelli & I Picciotti, Compagnia KitiKuntu, oltre ad Elisa e Giovanni Parrinello.

Si comincia con l’immancabile omaggio alla Patrona di Palermo – che quest’anno, come il precedente, no potrà essere festeggiata con il tradizionale Festino, a causa della pandemia – con gli spettacoli “Aspettando Santa Rosalia” (12 e 13 luglio, Villa Filippina, ore 19.30), nel nuovo adattamento di Elisa Parrinello e “A munti Piddirinu c’è na rosa… Triunfo a Santa Rosalia (14 luglio, Villa Filippina, ore 21.00), occasioni per celebrare e ricordare, oggi più che mai, per mezzo dell’Arte, l’allontanamento della peste dalla città nel 1624. 

Dopo anni di assenza torna in scena il pluripremiato spettacolo “Le mille bolle blu” (17 luglio, Stand Florio, ore 21.00), celebre e acclamato monologo, scritto dal giornalista Salvatore Rizzo, interpretato e diretto magistralmente da Filippo Luna.

Ad agosto, venerdì 13 alle ore 21.00, si riprende sempre dal palco di Villa Filippina con “Cantu d’amuri” della Arbarìa Nuova compagnia Folk.

Il 19, 26 agosto e il 2 e 9 settembre (ore 19.00), sarà la volta della Scialata Folk, per la regia di Elisa Parrinello, tradizionale esibizione da strada ma trasferita su palco. Uno spettacolo fatto di racconti, motteggi, musiche e danze in cui la tradizione popolare ammicca al presente con una formula apprezzata e propria della programmazione del Ditirammu.

Maurizio Bologna torna, il 20 e 21 agosto a Villa Filippina (ore 21.00), con il suo “Canzoni del Sud”, un progetto che propone un excursus nelle canzoni del sud Italia e del Mediterraneo. 

Il 27 agosto, invece, ci si sposta allo Stand Florio con la prima edizione del Fasola Folk Fest che proporrà gli spettacoli selezionati a seguito di una open call, lanciata nei mesi scorsi dal Ditirammu, volta a indagare il repertorio e gli esecutori folk nel territorio siciliano.

Primo spettacolo sarà quello proposto da Le Matrioske con “E a ogni passi e a ogni via… Viva Santa Rusulia!”. Sabato 28 sarà la volta di Angelo Daddelli & I Picciotti con “Vampa di Sicilia”; chiuderà, invece, il 29 agosto la Compagnia KitiKuntu con “Mediterraneo culla d’amuri”. Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.00.

Tra gli altri appuntamenti che segneranno l’estate palermitana, in prima assoluta, da un’idea di Enzo Mancuso e Elisa Parrinello, coproduzione tra Teatro Ditirammu e Associazione culturale teatrale Carlo Magno, l’“Opra Kunta” (4, 11, 18 settembre) al Teatro Carlo Magno (ore 17.30).

Partendo dall’epica cavalleresca, alla base del repertorio dell’Opera dei Pupi, il grande puparo Enzo Mancuso costruisce, con la regia di Elisa Parrinello e con l’ausilio dei suoi pupi e degli attori in scena, una sorta di cronaca da cuntastorie, con protagonisti Angelica e Orlando.

Ritorna l’Opera Lapa (5, 12, 19, 26 settembre allo Stand Florio – ore 11.00), con “Cavalleria Rusticana” e “Le Nozze di Figaro”, in coproduzione con il Teatro Massimo, formula ambulante in chiave folk di opere liriche riadattate da Daniele Billitteri, con testi ispirati ai libretti e musiche trascritte per strumenti della tradizione siciliana.

A chiudere la stagione 2021 del Teatro Ditirammu sarà Tony Colapinto con “Modugno. Una storia da raccontare” (24 e 25 settembre a Villa Filippina, ore 21.00).

 

I biglietti degli spettacoli potranno essere acquistati esclusivamente online, attraverso il sito www.teatroditirammu.it. Per venire incontro alle disponibilità dei singoli, quanto dei gruppi familiari, il costo intero del biglietto è dimezzato per gli under 12.

La Stagione 2021 “E venne il tempo” è stata realizzata grazie al sostegno del Ministero della Cultura (MiC). Direzione Generale Spettacolo dal Vivo, dell’Assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo e dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana. L’illustrazione della grafica della locandina è stata realizzata da Eleonora Treppiedi.

Ha riaperto al pubblico la Galleria d’Arte Moderna

Articolo di Omar Gelsomino

Sono tornate visitabili le sale della Galleria d’Arte Moderna di Palermo e la collezione permanente con le regole e gli orari dettati dalle regole anti Covid-19 ancora in vigore. Si potrà visitare anche la mostra La riscoperta del mito dalle collezioni della GAM, una prosecuzione ideale della sala della Collezione permanente dedicata al mito nelle produzioni degli artisti siciliani, articolata intorno a due nuclei tematici principali, miti storici e letterari e storie e personaggi del mito, con le opere, tra gli altri, di Vincenzo Riolo e Giuseppe Patania. «Riaprire, dopo un periodo forzato di chiusura, un museo civico così importante come la Galleria d’Arte Moderna di Palermo – dichiara l’Assessore alle CulturE Mario Zito – significa ritornare a connettere la città con i mondi.  La GAM in questi lunghi mesi ha continuato a tessere un fecondo dialogo con il suo pubblico mostrando i frutti di un’attività che è fatta di ricerca, tutela, conservazione e divulgazione dei linguaggi artistici. La città ritorna a essere comunità quando può condividere le proprie idee e le proprie emozioni, nelle platee, nei palcoscenici, nelle gallerie, nelle piazze».

Il Museo sarà aperto al pubblico dal giovedì alla domenica dalle 11,00 alle 17,00. La biglietteria chiude un’ora prima.

Ecco le nuove modalità di ingresso:

  • giovedì e venerdì, sempre dalle 11,00 alle 17,00, ogni ora potranno accedere su prenotazione massimo 24 visitatori con una cadenza di 6 persone ogni 15 minuti (ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura) con possibilità di accesso anche per chi non ha prenotato nei casi di non superamento dei limiti previsti.
  • sabato, domenica e festivi si accede solo con prenotazione online obbligatoria da effettuare entro il giorno antecedente la visita al museo all’indirizzo indicato qui sotto:

https://www.ticketone.it/artist/gam-palermo/gam-palermo-galleria-darte-moderna-di-palermo-681926/

Il Seltz: sorsi di tradizione nei chioschi siciliani. Le “vecchie” bevande dissetanti

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Samuel Tasca

Ormai è una tradizione che si tramanda da secoli, nonostante sia difficile pensarlo. Ebbene sì, quando la calura estiva raggiunge il suo apice, sia di mattina che di sera, la prima cosa che si fa è quella di dissetarsi e reintegrare i liquidi e i minerali persi con la sudorazione. Cosa c’è di meglio che entrare in un chiosco, apparso all’improvviso proprio come il miraggio di un’ oasi nel deserto, per bere una bevanda fresca e dissetante?

Il protagonista indiscusso per lenire la nostra arsura è il Seltz con limone e sale, il cui nome deriva da un comune tedesco, Selters, in cui si trovava una sorgente di acqua ricca di anidride carbonica, prodotto base per un ottimo Seltz, ma solo nel 1979 Joseph Priestley scoprì il processo per ottenere l’acqua gassata. Un’usanza antica per i palermitani è l’acqua e zammù (il sambuco importato dagli Arabi), risalente all’800 quando l’acquaiolo girando per le strade con il suo banchetto e un piccolo contenitore con l’acqua fredda e una bottiglietta d’anice (verde, stellato e pepato) e della menta gridava: “acqua frisca, ca’ è biedda agghiaggiata… e s’unnè frisca, v’arrifirsca” ovvero “acqua fresca che è ben gelata, e se non è fresca vi rinfresca”, così l’assetato accorreva scavalcando la fila dicendo “acqua e zammù… primma io’ e duoppu tu! ”. Bevanda che si offriva anche a casa accompagnandola con un chicco di caffè.

Nei secoli quella che era un’attività ambulante si è trasformata in postazione fissa, nei chioschi siciliani, soprattutto a Palermo e a Catania, collocati agli angoli delle strade o nei punti più nevralgici, dalle forme quadrangolari, esagonali o ottogonali, altri in stile liberty oppure ospitati all’interno di locali. Quando vi fermerete al chiosco il vostro sguardo sarà catturato dalla colorazione degli agrumi, della frutta e degli sciroppi naturali resa ancora più vivace dalla luce solare o da quella artificiale dei neon e poi non avrete altro che l’imbarazzo della scelta.

Il Seltz non è altro che acqua frizzante fredda, spinata da appositi rubinetti, liberando l’effervescenza delle bollicine, sarà poi il chioscaro o cioscaro ad assecondare le vostre richieste, aggiungendo il limone, altro elemento importante, tagliato a metà e spremuto nel bicchiere con lo spremiagrumi; poi è la volta degli sciroppi nella loro esplosione di colori variopinti ed ammalianti: dal verde brillante all’arancio fluorescente dei mandarini, dal marrone del tamarindo al bruno dello sciampagnino, dal vermiglio delle amarene al giallo dell’ananas e tropical, dal verde smeraldo della classica menta, al bianco del latte di mandorla e all’anice puro. Sarà poi il chioscaro o cioscaro con le sue alchimie a miscelarli, secondo quelle che sono ormai delle vere e proprie tradizioni, rendendole attuali in base alle varie preferenze, a volte aggiungendo anche il sale, e realizzando così la vostra bevanda: dal classico Seltz, limone e sale, allo Speciale con acqua, anice e limone, dal Completo a cui viene aggiunta l’orzata al Tamarindo al limone e bicarbonato; il Mandarino (classico, arancio o mandarinetto) al limone per arrivare ai vari misti (dolce, amaro o aspro) e lì sarà il chioscaro o cioscaro, dimenandosi, a mostrare tutta la sua conoscenza, maestria e fantasia creando qualcosa di stucchevole. Il chiosco rappresenta la tradizione, un rituale, quasi una poesia. La fermata ad un chiosco è carica di significati: vuol dire dissetarsi, scoprire le abitudini di una città e dei suoi abitanti, immergersi nella filosofia di vita, in storie e ricordi, socializzare e rapportarsi con gli altri.


Nulla a che vedere con gli odierni cocktail sapientemente shakerati da abili bartender, i prestigiosi vini o birre artigianali perché ogni sorso riporta alla mente i profumi e i sapori di un territorio che ogni bevanda custodisce, facendo affiorare nei meno giovani i ricordi di un tempo remoto. Anche le bevande siciliane rappresentano un piccolo tesoro da conoscere, soprattutto per i turisti durante un viaggio in Sicilia.

Istituito a Palermo l’itinerario dell’Art Nouveau

di Omar Gelsomino

Alcuni importanti gioielli dell’architettura Liberty di Palermo saranno messi a sistema, destinandoli alla pubblica fruizione attraverso la delibera approvata dalla Giunta Regionale su proposta dell’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, che ha istituito il museo del Liberty-Villa Deliella, e l’Itinerario dell’Art Nouveau. L’itinerario metterà in rete l’area di piazza Crispi, su cui un tempo sorgeva Villa Deliella, con alcuni luoghi-simbolo della Belle Époque: fra questi, Villino Ida, progettato nel 1903 dall’architetto Ernesto Basile, che diventerà museo di se stesso e sarà dedicato alla memoria dello stesso Basile, Villino Favaloro, che sarà la sede del Museo regionale della fotografia, e il Villino Florio, destinato anche ad ospitare esposizioni temporanee oltre ad altre testimonianze dell’architettura Liberty.

L’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana sta lavorando da tempo ad un progetto complessivo che vedrà importanti collaborazioni e che ha lo scopo di rileggere un periodo storico e uno stile sotto molteplici aspetti, per potenziare ulteriormente l’offerta culturale. «Si tratta di un progetto ambizioso – spiega l’assessore Alberto Samonà – che unisce una visione e una progettazione innovativa degli spazi secondo i principi della rigenerazione urbana al recupero della memoria, valorizzando alcuni importanti luoghi-simbolo del Liberty. A questo proposito, sono felice di apprendere che è in corso una petizione per chiedere di aprire proprio Villino Ida alla pubblica fruizione, praticamente sposando il progetto su cui siamo impegnati oramai da mesi. I luoghi del Liberty sono molti e l’istituzione da parte del governo regionale dell’itinerario dell’Art Nouveau pone finalmente le basi per la nascita di quel museo diffuso che ci consentirà di lasciarci alle spalle l’oblio dei decenni passati».

All’Ars è attualmente depositato un Ddl, primo firmatario il parlamentare regionale Alessandro Aricò, che prevede la trasformazione di Villino Ida in casa-museo mentre una delibera di Giunta ha stanziato 1.207.000 euro di risorse dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione per restaurare il Villino Messina Verderame.

 

“Risorgiamo Italia”: dal trauma alla rinascita in cento fotografie

di Omar Gelsomino

Presentata la mostra del fotoreporter Igor Petyx all’hub vaccinale della Fiera del Mediterraneo

I medici in trincea. Il mare off limits. Viale della Regione Siciliana ridotto a un lungo nastro d’asfalto grigio, vuoto come nessuno l’aveva mai visto. Poi la ripartenza dopo il lockdown. La prima crociera sbarcata a Palermo. Le città tornate Covid free: un ragazzo di Campofelice di Fitalia sfila la mascherina per un attimo e respira. Altrove un’anziana cala sul viso la coppa di un reggiseno: i dispositivi di protezione individuale scarseggiano, l’ingegno mai.

C’è tutto questo e molto di più negli scatti di Igor Petyx, una vita da fotoreporter, per passione e professione. Più di un anno di lavoro ininterrotto offerto alla città: da oggi, un’accurata selezione del suo sterminato bagaglio di fotografie è esposta alla Fiera del Mediterraneo di Palermo, nella mostra “Risorgiamo Italia”. Cento scatti che potrà ammirare chi sceglierà di vaccinarsi all’hub provinciale: una platea di potenziali visitatori che è già record, dato che in Fiera, ogni giorno, circa quattromila persone vengono a immunizzarsi dal Coronavirus.

L’esposizione permanente è realizzata dalla struttura commissariale e promossa da MSC Crociere. Gli scatti saranno visibili esclusivamente agli utenti in arrivo alla Fiera del Mediterraneo per vaccinarsi.

Immagini che raccontano storie di una realtà stravolta. È soprattutto questo che ha colpito l’occhio del fotoreporter esperto. “Bisognava ricominciare da capo – ha detto Petyx stamattina, presentando la sua mostra -. Dato che tutto era cambiato, quello che avevamo raccontato fino a quel momento non bastava più e doveva essere aggiornato. Le persone hanno dovuto imparare una nuova quotidianità fatta di distanze, mascherine, protezioni. Io, come gli altri colleghi, ci siamo sentiti investiti del dovere di raccontare questo cambiamento epocale dal lockdown alla ripartenza alla speranza dei vaccini. Era qualcosa che mi bolliva dentro e questo è un modo per restituire alla città la riserva di storie che mi ha regalato in questi mesi”.

“Risorgiamo Italia” è la memoria del trauma. Una carezza su una cicatrice. Se i mesi passati sono stati frenetici al punto da non lasciar realizzare lo stravolgimento in atto, gli scatti di Petyx propongono una pausa. Un respiro. Un’occasione per guardarsi indietro e capire che, pur ammaccati e feriti, siamo ancora interi. “Il Coronavirus è arrivato come un’onda d’urto così violenta che siamo stati travolti senza accorgercene – ha detto il commissario Covid di Palermo e provincia, Renato Costa -. È stata una rivoluzione assoluta. Ecco perché rivivere alcuni momenti di questa pandemia, che sembravano impensabili, è davvero emozionante. È la memoria collettiva, di una città e di un paese, che riaffiora piano, ci ricorda quanta strada abbiamo già percorso e che non possiamo fermarci adesso, a pochi passi dall’uscita dal tunnel”.

 

Chi è Igor Petyx?

Nato a Palermo, anno di grazia 1974, Igor è figlio del mitico fotografo del giornale L’Ora Gigi Petyx, lo ha seguito fin da piccino nei suoi reportage in giro per la Sicilia. A 19 anni comincia a collaborare con Il Giornale di Sicilia e diventa giornalista pubblicista nel 2002. Ha documentato i maggiori fatti di cronaca, con una consapevolezza: non lasciare mai nulla al caso e aiutare a ricordare con i suoi occhi e i suoi scatti tutti quei momenti che diventano storia. Ha fotografato i migranti – e gli scatti sono racchiusi in due mostre “Amare senza confini”, con la Croce Rossa e la Prefettura di Palermo nel 2015 a Villa Pajno e “Clandestinamente”, nata da un reportage all’interno del centro di accoglienza di Lampedusa nel 2008 esposta al “Teatrino delle beffe” nel 2009 – e il degrado dei sottopassaggi, ormai casa dei tossicodipendenti – un altro mostra è nata così, “Subway” esposta nel 2011 in un sottopassaggio di viale della Regione Siciliana. Collaboratore de La Repubblica, dell’agenzia Ansa, del mensile Gattopardo e delle maggiori testate nazionali ed estere, è il fotografo ufficiale del festival “Le Vie dei Tesori”.

Musumeci: «Nasce a Palermo il Museo del Liberty»

di Omar Gelsomino

«Era un impegno che avevo preso con il parlamento siciliano e con tutti i palermitani qualche giorno fa durante l’esame della manovra finanziaria all’Ars. Oggi, quell’impegno, è stato rispettato. Il governo regionale ha infatti stanziato tre milioni di euro per l’istituzione, a Palermo, del “Museo regionale del Liberty – Villa Deliella” e dell’itinerario dell’Art Nouveau». Lo annuncia il presidente della Regione Nello Musumeci, dopo il via libera della giunta alla proposta dell’assessore Alberto Samonà, che vedrà una sinergia tra gli assessorati dei Beni culturali e delle Infrastrutture.

Proprio in occasione della recente sessione finanziaria a Sala d’Ercole, dopo che una norma analoga presentata dal deputato Marianna Caronia era stata stralciata, infatti, il governatore aveva espresso l’intendimento del governo di disporre nel più breve tempo possibile un atto amministrativo per avviare le procedure relative alla nascita del Museo e di un grande itinerario culturale connesso.

«Oggi è un giorno particolarmente importante – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà perché si sana una ferita inferta oltre sessant’anni fa alla città di Palermo e alla Sicilia. La decisione di far nascere il Museo del Liberty è un atto politico forte che realizza un doppio risultato: rende la giusta visibilità a uno stile architettonico che ha contrassegnato un periodo memorabile della Sicilia e risarcisce moralmente e culturalmente l’intera comunità siciliana per la violenza subita. La decisione del governo Musumeci è, infatti, un segnale forte e non soltanto simbolico di ripristino di quella cultura della legalità, violata per troppi anni dal predominio di comitati d’affari politico-mafiosi».

Villa Deliella, situata in piazza Francesco Crispi (piazza Croci) a Palermo, era stata realizzata nel 1905 su progetto dell’architetto Ernesto Basile, fra i massimi protagonisti della stagione del Liberty siciliano. La villa fu abbattuta nel 1959, nell’ambito di quella grande operazione di speculazione edilizia, avvenuta a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, che è passata alla storia come il “sacco di Palermo”. L’area, però, a dispetto di quanti avevano demolito la Villa, è rimasta inedificabile e, per molti anni, è stata adibita a parcheggio.

Recuperate tre antiche anfore romane a Mondello

di Omar Gelsomino

L’attività di monitoraggio e vigilanza della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana nello specchio d’acqua antistante Mondello (PA) ha permesso il rinvenimento di tre anfore romane, databili tra il II sec a.C. e il II sec d.C. del tipo Dressel 2/4 con bordo arrotondato e anse bifide. Ad individuare le anfore, a circa 100 metri di distanza dall’antico stabilimento balneare della borgata marinara, durante un’immersione a dodici metri di profondità è stato coordinatore del gruppo subacqueo della SopMare, Stefano Vinciguerra.

«È una stagione molto fortunata per l’archeologia subacquea. Nell’arco di pochi mesi – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – nelle acque della Sicilia sono stati individuati, e in molti casi recuperati, importanti reperti relativi a diversi periodi storici: dall’antichità alla prima metà del ‘900. Appena dieci giorni fa, infatti, nelle acque antistanti Ognina, a Siracusa, veniva individuato un aereo risalente alla seconda guerra mondiale. Un ambito, quello in cui opera la SopMare, di grande importanza per il Governo regionale che sta dedicando sempre maggiore attenzione all’attività di ricerca e di valorizzazione del patrimonio sommerso, rafforzando le collaborazioni con organismi nazionali e internazionali. Questo – aggiunge l’assessore Samonà – ci consente di arricchire il bagaglio di conoscenze storiche sul Mediterraneo ma anche di offrire, attraverso gli itinerari subacquei, un’opportunità unica di conoscere la Sicilia attraverso il mare e di trasmettere questa ricchezza culturale ai nostri giovani».

Scandagliato tra gli anni ’50 e ’80 del secolo scorso il sito ha dato modo ai primi subacquei che si cimentavano in queste immersioni, di recuperare anfore ed ancore in piombo, rivelando l’esistenza di un bacino ricco di testimonianze stratificate che vanno almeno fino al medioevo.

«Il ritrovamento delle tre anfore nel golfo di Mondello, a conferma dello studio avviato da Sebastiano Tusa, testimonia che in questo specchio di mare sono conservate innumerevoli microstorie che attendono solo di essere portate alla luce. La diacronia dei materiali provenienti dalle precedenti indagini in questo sito, conferma i continui naufragi in epoche diverse – dice la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni -. Il rinvenimento è frutto della passione di validi collaboratori della SopMare, che hanno salvato da probabili depredazioni una testimonianza fondamentale della presenza di un relitto romano nel golfo di Mondello. È nostro intendimento proseguire la ricognizione del sito e mettere in sicurezza eventuali ulteriori ritrovamenti. La nostra attività, volta alla conoscenza, tutela e valorizzazione, ci aiuta a scoprire nuovi tasselli del grande mosaico della nostra storia».

È soltanto nel 1999, con l’istituzione dapprima del Gruppo d’Indagine Archeologica Subacquea Sicilia e, successivamente, della Soprintendenza del Mare, che le indagini non si sono limitate più al mero recupero dei reperti ma hanno cominciato cominciano a ricostruire i contesti consentendo di acquisire elementi utili di giudizio sul piano cronologico, storico e archeologico.

 

La riqualificazione di San Berillo e i colori Mediterranei di Borgo Parrini

Articolo di Eleonora Bufalino   Foto di Samuel Tasca

Per conoscere al meglio la storia di una città serve dare uno sguardo ai suoi quartieri più nascosti e agli angoli che trasudano di storie. Per Catania questo è il caso di San Berillo, storico quartiere sorto dopo il terremoto del 1693, destinato a diventare il centro direzionale della città etnea. Tuttavia, lo sventramento urbano degli anni ’50 e ’60 lo tramutò in un quartiere dedito a spaccio e prostituzione nonostante la chiusura nel 1958 delle case di tolleranza. San Berillo fu dunque considerato malfamato e “a luci rosse”. Eppure sembra oggi arrivata una rinascita, fatta di piccole conquiste. Da qualche anno a questa parte la società civile si è mossa per rendere il quartiere nuovamente vivibile e visitabile dai turisti.

La riqualificazione urbana di San Berillo è un’attenzione al suo tessuto culturale, architettonico e artistico. Il merito di quest’opera di rivalorizzazione è di tutti coloro che con grande entusiasmo ed energia si sono battuti affinché San Berillo acquisisse un nuovo volto. Di questo coraggio ne sono esempi Nicoletta Castiglione e il marito Giovanni Barone, che da 5 anni gestiscono il lounge bar “First”, immerso in un quartiere adesso frequentato da giovani che lo animano fino a tarda sera. Buona musica, luci colorate, fioriere e murales realizzati dagli artisti del collettivo Res-Pubblica Temporanea che hanno dato un tocco di vitalità agli spazi grigi e alle porte murate in seguito all’abbandono degli edifici.

Altro importante contributo proviene dall’Associazione “Trame di Quartiere”, che ha svolto un lavoro di mappatura della comunità del quartiere e mira alla sua rigenerazione attraverso un approccio fondato sulla conoscenza del vivere quotidiano delle persone che lo popolano. «Uno spazio che offre accoglienza ai vecchi e nuovi abitanti e che punta sulla componente relazionale e sociale», afferma Carla Barbanti. Tra gli obiettivi dell’Associazione c’è anche la ristrutturazione del Palazzo de Gaetani, risalente ai primi anni del ’900. Che sia un nuovo inizio per San Berillo e per l’intera città del Liotro, che pulsa di vita da raccontare.

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Articolo di Samuel Tasca   Foto di Vitalba Bellante

A far eco alla realtà di San Berillo, è il Borgo Parrini, frazione di Partinico in provincia di Palermo. A molti assidui frequentatori dei social il nome non risulterà certamente nuovo, poiché a partire da maggio 2020 il borgo si è trasformato in uno dei set fotografici prediletti dai viaggiatori provenienti da tutta l’isola e dai cinque continenti.

Anche qui si tratta di un’opera di riqualificazione urbana che parte dal basso, da una prima idea di Giuseppe Gaglio, architetto, che decise di acquistare e ristrutturare alcune case dismesse. «Il borgo risale al 1600 ed è stato costruito dai monaci gesuiti che vennero dalla Casa Professa di Palermo – ci racconta Giuseppe -. Si coltivavano qui limoni, frumento e cereali. Erano questi i prodotti principali del borgo che crebbe fino a raggiungere i cinquecento abitanti. Ma negli anni ’60 e ’70 del Novecento il borgo conobbe la decadenza e iniziò a spopolarsi finché restarono solo poche famiglie. Nessuno voleva più vivere lì, le case venivano svendute ed io, invece, credetti a questo progetto».

Così, mosso da questo entusiasmo, Giuseppe inizia la sua opera di riqualificazione architettonica caratterizzandola dalle sue due grandi passioni: l’arte e i viaggi. In poco tempo, infatti, Borgo Parrini inizia a colorarsi dei colori del Mediterraneo, di bianco, ocra e azolo (l’indaco) richiamando numerosi curiosi per la vivacità delle sue tonalità e per l’artisticità della ceramica utilizzata, che ricorda Park Guell a Barcellona.

All’azione di Giuseppe contribuiscono, infatti, artigiani come i ceramisti Giuliano e protagonisti della Street Art quali Peppe Vaccaro, Gianfranco Fiore e Loris Panzavecchia con la sua equipe di Accademici.

«Ho iniziato principalmente per me, ma quando ho visto che la gente iniziava a venire ho capito che stava succedendo qualcosa di straordinario», continua Gaglio, il quale a volte ama mescolarsi tra i turisti per sentire i loro commenti.

Il progetto è stato subito sposato e sostenuto da diverse realtà che collaborano insieme per la promozione del borgo come le Associazioni “La Via dei Mulini”, “Borgo Parrini”, “I Campanili di Borgo Parrini” e la Parrocchia di Maria SS. del Rosario.

Non perdete quindi l’occasione di visitare questo splendido borgo e fate attenzione ai dettagli: a Borgo Parrini esistono nove campanili, ciascuno dedicato a una provincia siciliana. Avrete, quindi, l’impressione di passeggiare tra una provincia e l’altra circondati dall’armonia dei colori del Mediterraneo.

L’orto botanico di Palermo – Uno scrigno di specie vegetali rarissime

di Angela Fallea   Foto di Giuseppe Ruvolo

La nascita dell’Orto Botanico di Palermo risale al 1779, anno in cui, l’Accademia Regia degli Studi di Palermo con l’istituzione della cattedra di Storia naturale e Botanica, ottenne un modesto appezzamento di terreno sul Baluardo di Porta Carini per insediarvi un piccolo orto da adibire alla coltivazione delle piante medicinali utili alla didattica. Lo spazio destinatogli si rivelò insufficiente, così nel 1786 si decise di trasferirlo in quella che è ancora oggi la sede attuale, presso il Piano di Sant’Erasmo, accanto a Villa Giulia. Nel 1789 fu iniziata la costruzione del corpo principale degli edifici dell’orto, costituiti da un edificio centrale, il Gymnasium e da due corpi laterali, il Tepidarium e il Calidarium, che ospitavano piante dei climi caldi e temperati. Gli edifici furono progettati in stile neoclassico dall’architetto Dufourny. Il nuovo orto fu inaugurato nel 1795 e nel 1798 si arricchì dell’Acquarium, una grande vasca contenente piante acquatiche.

L’ orto oggi possiede circa 5000 specie. Tutte le piante sono dotate di targhetta identificativa che riporta: il binomio scientifico, il patronimo, la famiglia, la classe e l’origine geografica. Si estende per circa 10 ettari suddivisi in ordinamenti e settori. Negli anni si sono susseguiti molti direttori, ognuno ha donato il proprio contributo per arrivare ad oggi e poter dire che l’Orto Botanico di Palermo è davvero uno dei più belli e ricchi di varie specie. Da circa 4 anni il direttore dell’orto botanico è Rosario Schicchi, professore ordinario di Botanica sistematica nel corso di studi di Scienze e Tecnologie Agroalimentari presso l’Università degli Studi di Palermo, originario di Castelbuono, un paese in provincia di Palermo che fa parte del parco delle Madonie.

Ci siamo fatti raccontare da lui qualcosa in più sull’orto, siamo rimasti molto colpiti dalla passione e dall’amore che gli dedica. «Sono presenti piante provenienti da tutti i continenti – afferma Schicchi -. Molte piante vengono coltivate all’aperto, per esempio le palme, perché la posizione dell’orto e il nostro clima favorevole si prestano molto. All’interno dell’orto ci sono: la serra Carolina, tra le 10 serre più belle al mondo, delle serrette più piccole e due serrette minori, la serra tropicale, la serra delle succulente».

In questi anni, di concerto con il collega Paolo Inglese, professore ordinario di Produzioni e Biodiversità delle colture arboree da frutto, hanno impiantato nuove specie e nuove collezioni. Hanno introdotto il piccolo vigneto di circa 200 metri quadri, dove custodire e curare le cultivar di Sicilia. Hanno impiantato un arboreto tropicale a leguminose, ampliato il giardino dei semplici e inserito un gruppo di verdure spontanee siciliane. Si è aggiunta una coltivazione di mango e di litchi. Hanno creato una serra che accoglie circa 180 specie di orchidee e una serra che presto ospiterà le farfalle. Sono stati effettuati dei lavori sulla cancellata storica e sulle sfingi, che si ergono all’ingresso del Gymnasium, guardiane dei segreti della sapienza arborea, realizzate nel 1795 in marmo di Billiemi dallo scultore Vitale Tuccio, rappresentano una il potere e l’altra la saggezza. A queste si aggiungono, volgendo lo sguardo verso l’alto, le sculture che rappresentano le stagioni. Simboleggiano il ciclo e il valore delle quattro stagioni. Tanti sono ancora i progetti da realizzare, uno tra tutti è la destinazione di una serra alle piante carnivore.

Prima di lasciarlo ai suoi impegni gli chiediamo cosa significa essere il direttore dell’ Orto Botanico di Palermo. «Significa realizzare gli studi di una vita e metterli al servizio di una delle realtà più belle d’Europa», risponde emozionato Schicchi. Speriamo che questo complesso periodo che stiamo attraversando termini presto, così da poter ricominciare a uscire e godere delle bellezze che la nostra terra ci offre.