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La giovanissima pupara siracusana Alessandra Mauceri incanta la Francia

Comunicato stampa

Siracusa, 23 settembre 2021 – La sedicenne Alessandra Mauceri, figlia del puparo siracusano Alfredo Mauceri, conquista la Francia. La più piccola de “La compagnia dei pupari Vaccaro-Mauceri”, seguendo le orme del padre, ha incantato il pubblico di Charleville-Mezières in occasione del Festival mondiale dei Teatri di Marionette, che si svolge nel piccolo centro francese nelle Ardenne, tra l’altro luogo dove sono ambientate parte delle avventure della principessa Angelica nei poemi di Boiardo e Ariosto.

Così questa moderna principessa dei pupi, armata di uno dei personaggi del padre, in quello che rappresenta il più importante festival di teatro di figura a livello mondiale, ha dato vita a tre monologhi su altrettante eroine dell’epopea carolingia: Bradamante, Marfisa e Doralice, esprimendo la tenacia e la forza delle tre protagoniste. Le stessa tenacia e la stessa forza di Alessandra, così giovane eppure già così determinata. Decisa a proseguire la tradizione di famiglia, quella dell’arte pupara, che sta esplorando in ogni suo aspetto, da quello organizzativo a quello performativo. Un percorso in realtà intrapreso da tempo, dato che già in tenera età ha rappresentato storie di paladini con pupi in miniatura recitando, manovrando e gestendo un intero spettacolo per gli increduli occhi degli astanti, che si meravigliarono di come una piccola bambina riuscisse a destreggiarsi con i pupi con tale grazia.

Oggi che Alessandra è cresciuta ha suscitato la stessa meraviglia negli occhi del pubblico del Festival mondiale dei Teatri di Marionette di Charleville-Mezières che, per l’occasione, ogni anno ospita oltre 250 compagnie, vestendosi a festa con vetrine addobbate di burattini, marionette e pupazzi. E grazie a questa piccola, grande siracusana i pupi del teatro di via della Giudecca, nel cuore di Ortigia, si sono ritagliati uno spazio in quel di Charleville.

“Un’esperienza, questa francese, che ha dato vita – commenta Alfredo Mauceri, direttore artistico de La compagnia dei pupari Vaccaro-Mauceri – a nuovi rapporti con le istituzioni locali, al fine di portare tutta la compagnia dei pupari, con i loro spettacoli, ospiti del Festival nelle future edizioni, rendendo così in qualche modo Siracusa protagonista”.

Un traguardo reso possibile dalla giovane Alessandra che conosce quattro lingue ed è pronta a gestire, assieme al padre e alla madre, le nuove sfide artistiche, apportando quella freschezza necessaria all’attività. Con il padre sceglie infatti tessuti e passamanerie per rendere i pupi sempre più in linea con le nuove esigenze teatrali. Attraverso la madre, Katia Di Giovanni, impara a gestire gli aspetti amministrativi e, grazie all’aiuto degli altri addetti dell’associazione come Arianna Vinci, apprende i segreti dell’arte attoriale.

L’Opera dei Pupi Siciliani sulle tavole di tutta Italia

Comunicato stampa

I colori caldi della Sicilia, la tradizione antica e leggendaria dell’Opera dei Pupi, Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità, arrivano sulle tavole degli italiani. L’artista siciliana Alice Valenti, formatasi nel prezioso laboratorio artigianale del maestro Domenico Di Mauro, dove ha appreso la tecnica delle decorazioni dei carretti siciliani, ha sviluppato un progetto artistico per valorizzare la Sicilia e il suo olio. La pittrice è stata scelta dall’azienda siciliana Bonolio sas nell’ambito dell’operazione di rebranding delle referenze di olio di tutto il portfolio. 

“Ogni olio un Paladino. Ogni Paladino un carattere. Ogni carattere un gusto” spiega l’artista che ha accoppiato i paladini in base alle peculiarità dell’olio differenziando anche i colori. 

La saggia e cortese regina Galerana è stata scelta per l’equilibrato Val di Mazara Dop; il forte e astuto re di Saragozza Marsilio per il moderato Valle del Belice Dop; la bella e valorosa  guerriera Bradamante per l’amabile Igp Sicilia; il nobile e generoso imperatore Carlo Magno per l’armonioso olio extravergine l’Italiano Filtrato e Non Filtrato; il puro e audace guerriero Ideo per il fresco olio extravergine Novello Non Filtrato; il coraggioso e sincero Orlando per il vigoroso olio extravergine Selezione Bono. 

“Alla base di questo progetto c’è la volontà di sottolineare il forte legame con la Sicilia, con il territorio e con la tradizione siciliana -spiega Carmelo Zagarrì, direttore commerciale e marketing della società Bonolio sas -. Le nuove etichette non lasciano dubbi: il consumatore identificherà il nostro olio con la sua terra di origine, ossia la Sicilia”. 

“Bonolio produce il 12% dell’Igp Sicilia e il 90% della Dop Val di Mazara -spiega Salvatore Bonolio, Co Owner Bono, Head of Quality Department Bonolio-. L’olio è il frutto dell’impegno, della passione e dell’amore di chi lo produce”. 

L’esperienza olearia di Bonolio, con sede a Sciacca (Ag), ha una storia antica che risale al 1934, avviata da Michele Bono. Nel 1960 il figlio Vincenzo sviluppò la distribuzione dell’olio in Sicilia e, negli anni Settanta, diventò fornitore di olio siciliano sfuso delle principali aziende olearie italiane. L’azienda è gestita dal 1985 dai figli Michele. Damiano, Giuseppe e Salvatore. 

Lunga vita alla Primaria Compagnia dell’opera dei Pupi siciliani di Caltagirone

Articolo a cura di Omar Gelsomino Foto di Salvo Sinatra

Varcando il portone di legno di via Verdumai si entra in un mondo d’altri tempi. Per grandi e piccini è come fare un salto nel passato, tornando in un’ atmosfera suggestiva. Siamo all’interno del Teatro Museo dei Pupi Siciliani dove i protagonisti indiscussi sono le marionette di Carlo Magno e i suoi paladini, tutti personaggi tratti dai romanzi del ciclo carolingio, dei Paladini di Francia e dell’Orlando Fuorioso: Orlando, Rinaldo, Ruggero, Ferrau, Angelica, solo per citarne alcuni.

Oltre alla collezione di pupi siciliani, vi sono armature, costumi, scenari, libri e manifesti del primo spettacolo svoltosi nel 1918. La Compagnia ha compiuto un secolo di vita, nonostante abbia interrotto l’attività nel 1989 (anno della scomparsa di Gesualdo Pepe, che fino all’ultimo sarà regista, impresario, allestitore e soggettista), per poter essere ripresa nel 1992, grazie all’intervento dei proprietari della collezione di pupi e di alcuni privati, il teatrino è stato riaperto e riportato agli splendori originari.

La vivacità dei colori di acquerelli, tempere e pastelli velati da uno strato sottile di polvere ci raccontano di quest’antica cultura popolare, lì custodita, che resiste alla costante diffusione di internet e dei social. «La compagnia nacque nel 1918  e prese il nome di “Primaria compagnia dell’opera dei pupi siciliani di Caltagirone” per volontà di don Giovanni Russo – spiega Eugenio Piazza, presidente della Primaria Compagnia -. Successivamente nella Compagnia entrò Gesualdo Pepe, genero del Russo. Un giorno venne a trovarmi in laboratorio Gesualdo Pepe, sapendo che avevo un furgone, l’amplificazione e gli effetti luci, mi chiese se potevo dare una mano d’aiuto alla compagnia e da allora con loro ho girato in lungo e in largo.

Alla sua morte è rimasta ai nostri figli, a cui abbiamo trasmesso questa passione. Possediamo centocinquanta pupi, appartengono alla scuola pupara catanese: si differenziano da quelli palermitani sia per le dimensioni (più alti e pesanti quelli catanesi) sia per le tecniche di fattura e movimentazioni, di tutta l’era carolingia, realizzati dal 1918 sino al dopoguerra, agli anni ‘50 e ‘60 da Salvatore Failla mentre Francesco e Angelo Cardello si dedicarono più all’armatura. Dopo ogni spettacolo i pupi necessitano di continua manutenzione, hanno bisogno di essere saldati, cuciti, di restauri periodici e trattamenti specifici del legno, le armature devono essere lucidate, ogni paladino porta un’anima dentro e con lui si muovono i valori della patria, del sacrificio e dell’amore. Ogni pupo è un attore e noi gli diamo l’anima. Il vero spettacolo,  che avviene dietro le quinte,  è compiuto dai manovratori e dalle voci narranti». In occasione del centenario della Compagnia sono stati diversi gli eventi organizzati: l’inaugurazione della Mostra museo dei pupi siciliani, spettacoli e laboratori.

La compagnia è composta da: Eugenio Piazza, presidente della Compagnia e voce; Gesualdo Pepe, (figlio di Salvatore Pepe) capomanovratore; Michele Piazza (capomanovratore), Giuseppe Piazza e Giuseppe Pepe, manovratori; Stefania Piazza, voce femminile; Giuseppa Mangano, vicepresidente della Compagnia; Rossella Pepe e Massimo Vicari, collaboratori e Franco Schiavone, segretario organizzativo spettacoli del centenario. «Continueremo a tramandare questa forma di spettacolo popolare, nelle scuole e non solo, così come c’è stata tramandata, auspicando che la Regione Siciliana si ricordi che rappresenta la tradizione e la storia della nostra terra, che non può essere dimenticata» conclude Eugenio Piazza. Dichiarata nel 2001 dall’Unesco capolavoro del Patrimonio orale e materiale dell’Umanità e nel 2008 tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità l’Opera dei pupi è un testamento culturale giunto fino ai giorni nostri e come tale va conservato e tramandato, perché assistere ad uno spettacolo significa tuffarsi nel passato della Sicilia e rivivere quelle atmosfere popolari che oramai scomparse.

Piacìri, l’omaggio su carta alla Sicilia Patrimonio dell’UNESCO

La Redazione

La Sicilia, luogo d’incontro di civiltà millenarie, è la destinazione scelta per inaugurare il progetto editoriale “In Viaggio con Bianca”, una collana dedicata a personaggi, itinerari e luoghi straordinari, “Piacìri”, il libro di viaggio di Emanuele Cocchiaro Editore che invita a scoprire luoghi più e meno noti della Sicilia attraverso le ricette di Roberto Toro, Executive Chef del Belmond Grand Hotel Timeo. Nato con la volontà di valorizzare la Dieta Mediterranea e l’Opera dei Pupi, dopo aver fatto bella mostra di sé lo scorso 18 novembre alla cena inaugurale della “Settimana della Cucina Italiana nel mondo” presso l’Ambasciata Italiana a Washington, il volume è stato presentato dalla giornalista Laura Pintus in una sala conferenze del Palazzo della Cultura a Catania gremita di pubblico e giornalisti enogastronomici. Piacìri, oltre a rappresentare un modo per intraprendere un viaggio tra i colori, i profumi e i sapori della nostra Isola, insieme allo chef Roberto Toro, si propone come un tramite culturale importante nel panorama siciliano poiché l’esaltazione della Dieta Mediterranea si unisce al bisogno di tramandare un altro patrimonio siciliano: parte dei proventi della vendita di Piacìri sarà destinata all’apertura a Catania del Teatro dell’Opera dei Pupi, contribuendo a salvaguardare la celebre tradizione popolare che rischia di scomparire.

A breve, dopo la tappa inaugurale etnea, Piacìri sarà presentato in altre città siciliane.

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Addio a Italia Chiesa Napoli, paladina della tradizione siciliana

Articolo di Erika Magistro

“Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritorecchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze…”.

È con le parole di Gesualdo Bufalino che vogliamo ricordare Italia Chiesa Napoli, madre di tutti i pupi catanesi e ultima esponente della seconda generazione della marionettistica dei fratelli Napoli che, dal 1921, donano voce e anima alle epiche sfide di Orlando. Parlatrice ineguagliabile, voce della “Signora Tigre” di Montalbano e amabilissima “Alda la bella”, Italia Chiesa Napoli ha sempre portato avanti, con tenacia e passione, la lotta per la realizzazione di un sogno: mantenere in vita la tradizione, senza la quale saremmo solo popoli senza un nome.

Donna forte, madre amabile e moglie devota. Aveva sposato Natale Napoli, figlio di Don Gaetano, un puparo che amava a tal punto i suoi pupi da non decretarne mai la scomparsa. Venne poi la guerra e Don Gaetano cedette il passo ai suoi figli maschi (uno di loro, Saro, scomparso in giovane età) che, con talento e costanza, esportarono l’Opera dei Pupi nel mondo fino alla conquista del premio “Erasmus” ricevuto dai reali d’Olanda e destinato a “persone e istituzioni che per la loro attività hanno arricchito la cultura europea”. Italia Chiesa Napoli, attrice dalle invidiabili virtù organizzative e dalla grande audacia, era un’eroina di altri tempi e dalla personalità magnetica, capace di tenere in piedi una famiglia numerosa. Volle che tutti i figli avessero percorsi scolastici regolari ed ebbe un ruolo decisivo nella correzione dei copioni calcando le scene dei più grandi teatri: venne scelta dalla stessa Lina Wertmüller, per recitare la parte di una nobildonna siciliana, zia di Delia Scala. Fu la sola, di tutta la compagnia, a partecipare per due volte consecutive alla commedia musicale “Rinaldo in campo” di Pietro Garinei e Sandro Giovannini. La prima nel 1961 e la seconda nel 1987.

Con Italia Chiesa Napoli, che ci ha lasciati lo scorso sabato – 13 gennaio 2018 all’età di 93 anni – se ne va un altro pezzo della storia catanese ma la sua traccia nella tradizione culturale siciliana dell’Opera dei Pupi rimarrà viva nella memoria di chi ne ha amato, stimato e rispettato la dignità umana e artistica. Per sempre.

Opera dei pupi. F.lli Napoli

Articolo di Angelo Barone e Foto di Samuel Tasca

Da tempo desideravo scrivere e raccontare dell’Opera dei Pupi come facevano i “Cuntastorie” (da non confondere con i “Cantastorie” che trattano le storie attraverso il canto) sia per i fantastici ricordi dell’infanzia che per il contributo dato alla formazione e crescita culturale della generazione di mio padre.  Nel secolo scorso fra gli spettacoli teatrali e musicali popolari c’erano il teatro dell’Opera dei Pupi e i Cantastorie che si esibivano in tutte le piazze. Ti raccontavano storie ed epopee fantastiche… i Paladini di Carlo Magno, Orlando e Rinaldo in lotta contro i saraceni: Agramante, Ferrau, Agricane, Rodomonte, Marsilo e Mambrino. Cristiani contro pagani: si lottava per la fede, l’amore, l’onore e si disprezzava il tradimento di Gano di Magonza. I Cuntastorie contribuiscono a fare diventare le storie esempi di riscatto sociale e di giustizia e le esibizioni diventano occasioni di ritrovo sociale e veicolo di arricchimento culturale e di conoscenze. I personaggi entravano nella vita quotidiana delle persone e Pippininu nell’opera catanese fa sentire la voce del popolo, indossa la livrea settecentesca e parla il dialetto catanese. Quante volte sentivo mio padre dire “Gano di Magonza” per parlare di un traditore o “Rinaldo” per esprimere fierezza e coraggio. Ecco: questo legame con la memoria di mio padre mi ha spinto a cercare i nipoti di don Gaetano Napoli fondatore della Compagnia nel 1921. È stata bella esperienza conoscere i fratelli Napoli: Fiorenzo, Giuseppe, Salvatore e Gaetano; il cugino Alessandro; Agnese, moglie di Fiorenzo, e i loro figli Davide, Dario e Marco. Emozionante vedere all’opera tutta la compagnia con la terza generazione che recita e la quarta che apprende. Questa è una famiglia che ha vissuto e continua a vivere in simbiosi con i propri pupi: li creano, li vestono, gli danno voce, li accudiscono e li curano come figli: hanno vissuto nella stessa casa e dormito nello stesso letto.

Andarli a trovare in via Reitano, 55 a Catania è stata una esperienza unica: in quella casa ci sono pezzi importanti di cultura popolare e tracce indelebili di grandi personaggi della cultura e dello spettacolo nazionale: Domenico Modugno, Paolo Panelli, Bice Valori, Lina Wertmuller, Garinei e Giovannini, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Sui muri ci sono grandi riconoscimenti come il Praemium Erasmianum, ricevuto nel 1978 dai Reali di Olanda, attribuito a persone e istituzioni che per la loro attività hanno arricchito la cultura europea.

La marionettistica dei fratelli Napoli opera dal 1921: il capostipite è stato don Gaetano Napoli e successivamente la cura dell’impresa è passata ai suoi figli Pippo e Natale. A quest’ultimo si deve la conservazione della tradizione dei pupi a Catania. Insieme a lui sempre la bella moglie Italia Chiesa, elegante e diplomatica, gestiva con naturalezza i rapporti con i grandi dello spettacolo e nello stesso tempo realizzava i costumi alle marionette, aiutava i figli nei loro percorsi scolastici e soprattutto dava voce, passione e signorilità ai personaggi femminili del teatro. Oggi è un piacere ascoltare Fiorenzo che racconta con passione la storia dell’Opera dei Pupi sia ai visitatori in bottega che nelle tante scuole dove lo invitano. Noi, di Bianca Magazine, lo vogliamo sostenere in questa sua tenace battaglia per realizzare un Museo e aprire il Teatro dell’Opera dei Pupi nei locali delle Ciminiere in viale Africa.  Finalmente nei giorni scorsi, il sindaco Enzo Bianco, come uno degli ultimi atti di sindaco metropolitano, ha firmato la concessione del Teatro delle Ciminiere alla Marionettistica dei fratelli Napoli. L’Opera dei Pupi nel 2001 è stata inserita nel programma Unesco “Capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”; successivamente, dopo l’approvazione a Parigi nel 2003 della “Convezione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”, è stata confermata nella “Intangibile Heritage List” nel 2008. Aprire il Teatro e realizzare un Museo dell’Opera dei Pupi a Catania deve essere l’impegno di tutte le istituzioni.