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Lonely Planet sceglie il Piemonte come prima meta turistica

Articolo di Stefania Minati

“Connubio perfetto tra storia, arte, cultura e natura, dietro l’eleganza e l’apparenza austera il Piemonte nasconde un animo vitale e sorprendente, da scoprire a passo lento”. Ecco quello che si legge per descrivere una regione ricca di storia, arte, paesaggi mozzafiato e tesori enogastronomici, appena si entra sul sito www.lonelyplanetitalia.it, nella sezione Piemonte, scelto come prima meta al mondo da visitare per il 2019. Vi proponiamo in questo numero una descrizione di massima dei luoghi che hanno portato a questa nomination e che approfondiremo nei prossimi numeri.

La città di Torino innanzitutto, che racconta la sua storia con la definizione della sua architettura influenzata dalle epoche barocche, moderniste, neoclassiche, razionaliste e rococò. Gli splendidi palazzi, i musei, le chiese e i teatri dicono moltissimo sulla cultura e lo stile di cui ha goduto il popolo piemontese. Anche i magnifici parchi e giardini, le iniziative culturali, i locali storici raccontano le abitudini dei cittadini che amano bere un bicérin, ascoltare buona musica e magari godersi un aperitivo sulle sponde del Po. Il numero elevato di stazioni ferroviarie che la attraversano, il Lingotto e Mirafiori raccontano invece la vivacità industriale che da sempre caratterizza una splendida città capace di soddisfare i gusti di tutti.

Il Piemonte vanta un alto numero di etichette importanti nel mondo del vino, tra le sue Valli delle Langhe e del Roero, l’Astigiano e il Monferrato. Il mondo dei vignaioli va di pari passo con i tesori gastronomici a partire dal Tartufo d’Alba, la Robiola di Roccaverano, il Cardo Gobbo di Nizza, i bolliti misti di Moncalvo, gli amaretti di Mombaruzzo e molto altro ancora. Allo stesso tempo se queste zone vengono messe in risalto dall’enogastronomia, non dobbiamo dimenticare la loro storia, raccontata dai numerosi borghi e castelli e lo storico e irrinunciabile Palio di Asti.

Altra peculiarità del territorio, che vanta immense pianure e imponenti catene montuose, è l’elevato numero di Parchi e Aree Protette. Se ne contano novantaquattro, per un totale di 137.332 ettari e due Parchi Nazionali, il Gran Paradiso e la Val Grande per una superficie di 48.500 ettari. Nel 2003, inoltre, sono stati inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco sette “Sacri Monti” ovvero quelli di Crea, Varallo, Ghiffa, Belmonte, Domodossola, Oropa e Orta.

Con quest’ultimo risaliamo la regione per arrivare nella terra dei grandi laghi. Il Lago Maggiore e il Lago d’Orta dove troviamo dei magnifici paesaggi e un microclima che rende speciali i loro giardini profumati e fioriti in ogni stagione dell’anno. Qui le testimonianze del Medioevo e del Rinascimento hanno lasciato le loro testimonianze nell’architettura sia sulle sponde sia sulle numerose isole visitabili, facendone dei bellissimi borghi, dove poter fare imperdibili passeggiate.

Una visita la meritano anche le Terre di Riso e Gorgonzola, presenti sulle tavole di tutti gli italiani, provenienti dal Vercellese e dal Novarese. I paesaggi delle risaie, scacchiere di terra e acqua, viste tra la nebbiolina e la luce debole dell’alba o del tramonto regalano emozioni bellissime soprattutto se s’immagina il passato in cui le mondine dedicavano fatica e salute per il raccolto e la famiglia.

Non dimentichiamo per ultimo il Canavese, l’Eporediese e il Biellese, terre ricche di storia, goliardia e industrializzazione, dove tra campi coltivati e boschi si svilupparono industrie come l’Olivetti e manifatture tessili come Ermenegildo Zegna, tradizioni come la battaglia delle Arance di Ivrea e moltissimi Castelli ancora oggi visitabili. Seguiteci per gli approfondimenti!

Michela Starita, la mia storia d’amore si chiama Sicilia

Articolo di Titti Metrico    Foto di Claudio Tamburini e Marcello Di Mari

La “Cheffa”, cosi viene chiamata Michela Starita, madre di Glauco e Cleo, è nata a Pescia, nel pistoiese, trentasette anni fa. Diplomatasi alla Scuola Alberghiera “Martini” di Montecatini Terme, ha iniziato come barman, diventando insegnante di scuola alberghiera. Presto si rese conto che la sua strada era il mondo della cucina.
Per qualche anno Michela deve abbandonare la cucina per problemi di salute ma, ripresa la propria vita in mano, insegue il sogno di diventare chef.
Consapevole delle proprie capacità, inizia il suo percorso studiando: dalla panificazione con lievito madre e grani antichi al sushi, dalla cultura orientale alla cucina italiana, sino alle tradizioni culinarie delle terre d’origine dei genitori, per elaborarle e rivisitarle nei suoi piatti. I risultati arrivano subito: nel 2016, consegue la Medaglia di Bronzo ai Campionati Italiani della Cucina a Montichiari; Casta Professional Cooking Equipment di Forlì le fa sviluppare un nuovo macchinario per cucinare, nonché lo studio e la creazione di piatti innovativi.
Le sue esperienze lavorative continuano in diversi ristoranti fino a diventare relatore e docente in corsi di formazione per esperti del settore in Italia e all’Estero, ospite fissa in un programma televisi-vo di cucina su Italia7 e infine “Personal Chef”. Il lavoro di Brand Ambassador con Casta le permette di girare l’Europa e conoscere le cucine del mondo.
La collaborazione con Desinare, la scuola di cucina di Francesco Barthel, la porta a tenere cooking class per italiani e stranieri, eventi privati con menù e soluzioni cucite addosso ai clienti. Un anno dopo riceve le medaglie di bronzo al concorso “Riso in Rosa” per Lady Chef a Riva del Garda e ai Campionati Italiani di Cucina a Rimini.
Grazie alla collaborazione con il mastro gelatiere, Paolo Pomposi, realizza piatti abbinati a gelato gastronomico che vengono proposti in riservate cene gourmet. Tante sono le manifestazioni gastronomiche cui ha partecipato Michela Starita anche fuori dai confini italiani ed è anche Ambasciatrice Doc Italy del Gusto, membro della Federazione Italiana Cuochi, Segretario e Coordinatrice Lady Chef Associazione Cuochi Montecatini Terme – Pistoia. Da poco, la chef è anche entrata a far parte degli Chef Award, altro segnale importante della sua preparazione professionale.

Come definiresti la cucina?
«La cucina è una missione: il ritorno a una cucina fatta in casa, la qualità delle materie prime, la conoscenza dei prodotti, il mangiare sano. Il cibo è una cosa seria! Sono sempre a sperimentare nuovi piatti con materie prime italiane d’eccellenza, a studiare la cucina tradizionale italiana. Il cibo è cultura. Nelle ricette è celato un mondo, le nostre origini e la nostra infanzia raccontate da una pentola che fuma e diffonde un aroma inconfondibile che, chiudendo gli occhi, ci riporta bambini. Tratta il cibo come tratteresti un bimbo e questo ti ripagherà con un intenso scambio di emozioni».

Cos’è per te la Sicilia?
«Un colpo di fulmine del quale non sai darti un perché. Parte della mia famiglia trova qui le sue origini ma quattro anni fa è sbocciato il vero amore. Il mare, la montagna, la pianura, le persone ma soprattutto la cucina! La maggior parte dei miei amici più cari si trova in questa terra meravigliosa abbracciata dal mare. Colleghi che tanto mi hanno dato, al punto da pubblicizzare, io toscana, un “olio siculo”. Scavare nella storia tra tutte le ricette siciliane sembrava un’impresa impossibile, invece è stato tutto molto semplice. L’amore e la passione mi hanno portata qui».
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Il mio futuro è viaggiare, respirare gli odori del mondo. Essere ambasciatrice della nostra cultura culinaria. Costruire il mio futuro su prodotti unici provenienti da ogni parte, le diverse culture culinarie fuse in un piatto dalle mille emozioni. Portare il rispetto per le materie prime sulle tavole delle persone, portare a tutti la mia passione… come in una bella storia d’amore».

Turin Eye, dal cielo di Torino si domina la città

Articolo e foto di Stefania Minati

In attesa della partenza sono al bar della struttura ai piedi del pallone aerostatico. Gustando un ottimo caffè ne approfitto per guardare gli addetti fare i preparativi per il primo volo della giornata: controllare gli ancoraggi, verificare il cavo di elevazione, misurare i venti per confermare la portata delle persone e, infine, procedere con un volo di verifica. Ecco che la mongolfiera, ancorata nel cuore del Balon, lo storico Mercato delle Pulci nel famoso quartiere di artigiani e antiquari della città, si prepara a svettare sui tetti di Torino ad un’altezza di 150 metri. La sua silenziosa ascesa, in quel tranquillo angolo di Borgo Dora, ha qualcosa di magnetico. Anche gli edifici storici che circondano il giardino Cardinale Michele Pellegrino e la vecchia stazione del Gruppo Torinese Trasporti (GTT), con la sua antica locomotiva in bella mostra, sembrano volerti catapultare direttamente alla fine del 1783 quando Roberto De Lemanon, Carlo Antonio Galeani-Napione di Cocconato e Giuseppe Amedeo Corte di Bonvicino, decollarono proprio tra le case di Borgo Dora con il loro balon, pallone nel dialetto piemontese, scrivendo un pezzo di storia dell’aviazione e di Torino. Mi distolgo dalle mie fantasticherie perché è finalmente l’ora di salire a bordo, non c’è nulla di più bello che essere accompagnati, in questa piccola avventura nel pallido sole che cerca di riscaldare la giornata, da una coppia di innamorati, una famiglia di turisti e un papà con i due figli, assolutamente eccitati all’idea di salire fin lassù! Ci si stacca con leggerezza da terra ed ecco che si cambia immediatamente prospettiva, scoprendo una vista a 360 gradi a dir poco spettacolare.
Le montagne dell’arco alpino sembrano essere a portata di mano, la distesa immensa della città con i suoi tetti e le sue bellissime piazze, la sua scacchiera di strade e la Mole Antonelliana con tutta la sua storia. Quasi mi dispiace rimettere, 20 minuti più tardi, i piedi a terra, ma sono felice di conoscere Andrea Lazzero di Soluzioni Artistiche, la società no-profit che oggi si occupa della gestione del “Turin Eye”. Con passione mi trasmette l’entusiasmo per la riqualificazione del territorio attraverso l’arte, la cultura e la storia di Torino. Le difficoltà incontrate per far partire il progetto nel 2012 sono state tante, mi racconta, data la particolarità progettuale di una mongolfiera ancorata in un centro città, che ha bisogno di spazi aerei liberi per le emergenze e la sicurezza. Eppure un lavoro ben organizzato e studiato fin nei minimi dettagli in stretto contatto con l’Aviazione Civile, il mantenimento dei più alti standard di sicurezza, hanno realizzato un sogno e portato oltre 100mila persone ad emozionarsi sull’aerostato frenato più grande del mondo, con i suoi 36 metri di altezza e 23 metri di diametro. Nulla da invidiare quindi agli aerostati fratelli posizionati a Berlino, Praga, Tel Aviv, Parigi e Hong Kong. Le possibilità di divertimento con gli organizzatori sono infinite, da un aperitivo tra amici alle feste di laurea, dagli addii al nubilato e celibato alle proposte romantiche di matrimonio e molto altro, il Turin Eye è ormai entrato nella vita dei torinesi e rappresenta cosa si può creare quando si ama la propria città!