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La zipline di San Mauro Castelverde: 90 secondi di autentica emozione

di Giulia Monaco, foto di Giovanni Nicolosi

“Torno già a volare le distese azzurre e le verdi terre, le discese ardite e le risalite, su nel cielo aperto”. Mogol e Battisti parlavano di stati d’animo, ma se vi dicessi che in Sicilia esiste un posto in cui è possibile trasformare queste metafore in realtà?

Si trova a San Mauro Castelverde, tra le valli del Parco delle Madonie, un sito geopark Patrimonio Unesco. Qui due anni fa è nata la zipline più a sud d’Europa, tra le più moderne e all’avanguardia. Si tratta dell’unica zipline in Italia a quasi 1000 metri sul livello del mare. E ce lo raccontano gli scenari unici e i panorami mozzafiato di cui si può godere lanciandosi dal pianoro sito nei pressi del Convento dei Benedettini.


La discesa è lunga 1600 metri, con un dislivello di 260 metri tra il punto di partenza e quello di arrivo. È un tuffo selvaggio verso il mar Tirreno, tra i boschi delle Madonie e quelli dei Nebrodi: ci si libra tra querce, ulivi secolari e lecci; si svetta sulla vallata di Pollina, unico sito al mondo in cui si estrae la manna dal frassino; e durante il volo, scrutando il mare, si vedono le isole Eolie, e persino l’isola di Ustica quando il cielo è terso.

Con la modalità di lancio a “volo d’angelo” si vola in discesa libera sospesi a 170 metri d’altezza su una teleferica d’acciaio, a braccia spalancate, raggiungendo i 130 chilometri orari di velocità: un minuto e mezzo di pura adrenalina.
Oppure, per i più pavidi, c’ è la modalità “seggiolino”, che viaggia più lentamente (va a 90 chilometri orari e impiega due minuti). Grazie a un particolare sistema di sicurezza e una speciale imbracatura, inoltre, anche i diversamente abili possono provare l’ebbrezza del volo adrenalinico a picco sulle vallate.

 

«Si tratta di un’esperienza catartica, proprio come la intendeva Aristotele: trasformazione delle emozioni, cura, elevazione – racconta l’amministratore unico Giovanni Nicolosi – dopo la paura che si prova nella fase di lancio, quando la velocità è sostenuta e ci si misura per la prima volta con il senso di vuoto e di profondità, a un certo punto grazie a un particolare sistema di frenaggio il volo rallenta, e si ha la possibilità di rilassarsi, godersi il viaggio, ammirare il panorama. Ci si carica di coraggio. E una volta atterrati, si avrà voglia di rifarlo ancora».

Non è un caso che Giovanni citi Aristotele: a 18 anni ha deciso di allontanarsi dalla Sicilia e andare a studiare a Bologna. Lì si è laureato al Dams e in Discipline semiotiche, e può pregiarsi di aver avuto il maestro Umberto Eco tra i suoi insegnanti di comunicazione. Questo background gli ha donato sguardo visionario, senso estetico e capacità critica, doti che gli sono state indispensabili quando ha deciso di tornare nella sua terra e creare qualcosa di nuovo e unico.

«Non è stato facile, ho passato anni di tentativi vani e frustrazioni. Ci è voluta molta forza di volontà, ma anche studio e formazione».

Oggi Giovanni è presidente di “Madonie Outdoor”, che si occupa di turismo naturalistico ed ecosostenibile; organizza escursioni in gommone alle Gole di Tiberio – piccolo canyon naturale riconosciuto dall’ Unesco; è una guida ambientale escursionistica, una guida rafting e un istruttore di nordic walking.

E nel 2020 la grande svolta con la zipline più moderna d’Europa, il vero polo attrattivo del borgo, che da quando è stata inaugurata richiama migliaia di visitatori internazionali.

La zipline è fruibile da aprile a novembre, ma si prevedono anche aperture on demand nel resto dell’anno (condizioni metereologiche permettendo). Alla stazione di arrivo, inoltre, è possibile visitare un ecomuseo open air che narra le antiche pratiche contadine di San Mauro Castelverde: c’è una carbonaia, una fornace per mostrare dal vivo come si faceva il formaggio, un antico pagliaio.

Reduci da un tuffo nell’immenso, insomma, ci si concede anche un tuffo nel passato.

 

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L’incantevole Piano Battaglia: alla scoperta delle Madonie

Di Federica Gorgone

Quando si parla della Sicilia il più delle volte si fa riferimento alle bellezze costiere più rinomate e conosciute, dipingendola come una terra in cui si predilige un tipo di turismo prettamente estivo. Mare, sole e spiagge mozzafiato caratterizzano senza dubbio la nostra splendida terra.

Ma sapevate che esiste nel cuore della Sicilia una location incantevole in cui si può sciare? Ebbene sì, è possibile trovarla proprio in provincia di Palermo, nel cuore delle Madonie. Situata nelle vicinanze di Polizzi Generosa (PA), a circa 1600mt di altezza sul livello del mare ecco che ci s’imbatte nella splendida e suggestiva località di Piano Battaglia.

Dal nome attribuitogli potremmo immaginare una storica battaglia, magari avvenuta in tempi lontani tra alcuni dei popoli colonizzatori. Eppure si narra che il nome di questo sito montano, al contrario di quanto si possa pensare, non abbia davvero origine belliche. Da dove deriva allora il nome “Piano Battaglia”? Probabilmente ha origini greche e fa riferimento al “Cottabo”, un gioco che consisteva nel colpire un piatto o un vaso con il vino rimasto sul fondo della coppa, trasformato in seguito dai boscaioli madoniti in “Cattaba” per indicare una gara basata sul tempo in cui ci si sfidava sul taglio della legna alle pendici dei faggi di quello che è l’attuale Piano Battaglia. Negli anni il termine ha continuato ad evolversi fino a quando da “Piano della Vattagghia” si è giunti al nome odierno.

Frazione del Comune di Petralia Sottana situata tra due delle più importanti cime montuose siciliane, Pizzo Carbonara e Monte Mufara, Piano Battaglia è ad oggi una delle più rinomate località siciliane quando si parla di sport invernali. Basti pensare che nel periodo che va da dicembre a febbraio il sito si ricopre di soffice neve rendendo l’atmosfera davvero da favola e adatta ad attività in cui gli sci la fanno da protagonisti.

A tal proposito, è proprio in questo luogo dai tratti magici che fu costruita la prima stazione sciistica della Sicilia Occidentale durante gli anni ’60. Tra impianti di risalita che riportano su fino al Monte Mufara e piste di discesa il sito accoglie ogni anno numerosissimi appassionati di sci provenienti da ogni parte della Sicilia.

Amata da grandi e piccini, non stupisce, da quanto detto finora, dunque che questa sensazionale location sia una stazione turistica fortemente frequentata nei mesi invernali, ma non solo!

La sua cornice paesaggistica immersa nei boschi di faggio, infatti, la rende particolarmente adatta anche a percorsi di trekking e turismo per lo più naturalistico con la possibilità di effettuare magnifiche escursioni a piedi o in mountan-bike anche nei periodi più caldi. L’importante è attrezzarsi di scarpe comode e spirito di avventura per poi riempirsi gli occhi di una vista, quella dall’alto, davvero mozzafiato! Tra le meraviglie paesaggistiche del territorio sarà possibile trovare ad esempio lecci, abeti e una fauna composta da cinghiali, daini, uccellini, rettili e roditori. Un vero sogno ad occhi aperti che dal 1989 la Regione Siciliana ha deciso di proteggere istituendo l’Ente Parco Regionale per la tutela delle bellezze naturali e monumentali.

Per chi ama la montagna e stare in un’oasi di relax circondato dalla natura questa è, dunque, la meta adatta!

parco dei nebrodi

Il Parco dei Nebrodi: un patrimonio unico di biodiversità

parco dei nebrodi

di Patrizia Rubino   Foto di G. Fabio

Con i suoi quasi 86.000 ettari di superficie, il Parco dei Nebrodi rappresenta la più grande area naturale protetta della Sicilia, la quinta in Italia. La sua grande estensione offre panorami incomparabili e ricchi di suggestioni: dalle Isole Eolie sul versante tirrenico all’Etna sul versante ionico. La particolarità del suo ambiente naturale sta nella presenza di fitti boschi, con alberi maestosi e antichissimi, maestose valli, colline, pascoli d’alta quota, laghi e torrenti. Un’immagine in contrasto con quella della Sicilia più arida e secca e che presenta ancora oggi una ricca e variegata flora e la più grande biodiversità faunistica della nostra isola. In un tempo non troppo lontano questa area naturale era, infatti, considerata il regno dei cerbiatti, dei daini e dei caprioli ed è a questo che deve il suo nome il Parco, dal greco nebròs, cerbiatto appunto. Il territorio del parco è suddiviso in 4 zone, caratterizzate da divieti e limitazioni per consentire la conservazione e la valorizzazione delle sue preziose risorse naturali.

parco dei nebrodi

Alla straordinaria bellezza del suo ambiente naturale del Parco dei Nebrodi si aggiunge quella altrettanto suggestiva dei suoi 24 comuni, appartenenti a tre differenti province: 19 quelli di Messina, 3 di Catania e 2 di Enna. Sin dalla sua istituzione, avvenuta nel 1993, la gestione dell’ ente Parco è stata segnata da numerosi contraccolpi che hanno minato le enormi potenzialità di sviluppo economico del territorio. Domenico Barbuzza, presidente del Parco dal maggio del 2020, ha ereditato un periodo di commissariamento dell’ ente di oltre due anni.


Il suo approccio propositivo nella gestione dell’ente ha determinato un cambio di passo nella direzione della valorizzazione e del rilancio del Parco dei Nebrodi
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«Il nostro è un territorio ricchissimo di risorse straordinarie, ma la loro salvaguardia, valorizzazione e promozione non possono prescindere dal coinvolgimento attivo di tutti gli attori interessati. Per questo sin dal mio insediamento ho voluto ricostituire la rete dei nostri comuni e dei nostri sindaci. Mi sono rivolto anche ad operatori economici, associazioni ambientalistiche e a tutti coloro che possono dare un contributo utile alla nostra causa. Il lavoro di squadra paga sempre».

parco dei nebrodi
Quali sono i punti di forza sui quali incentrare una strategia di sviluppo economico in chiave turistica?

«A livello di risorse naturali possiamo puntare sul nostro prezioso patrimonio di biodiversità vegetali e animali. Abbiamo la più numerosa colonia di grifoni, presente in Italia, ben 170 esemplari. E proprio in questi giorni, sempre nell’ottica delle collaborazioni, ne abbiamo donati 4 al Parco delle Madonie per reintrodurre il rapace in quell’area. Tutto il nostro territorio a livello paesaggistico e naturalistico come a livello artistico e culturale è ricco di immense bellezze. Tra i progetti cui teniamo particolarmente c’è quello relativo al collegamento tra il parco dei Nebrodi e lo sbocco diretto sulle isole Eolie attraverso il porto di Capo d’Orlando o anche quello sul potenziamento delle aree attrezzate nello straordinario percorso escursionistico che si snoda lunga la Dorsale. Come non citare poi le nostre eccellenze gastronomiche: suino dei Nebrodi, provola Dop, nocciole, olio, il tartufo, per costruire dei veri propri tour del gusto. Non ci facciamo mancare neppure il turismo religioso con il “Cammino di San Giacomo”, un percorso di 173 km che tocca i comuni in cui il santo è patrono».


La Sicilia quest’anno è stata una delle mete preferite da turisti nazionali e stranieri, ma le restrizioni dovute alla pandemia hanno inevitabilmente messo un freno ad eventi e manifestazioni.

«La mancanza di eventi che caratterizzano la vita delle comunità dei nostri centri rappresenta una grossa perdita e non solo in termini economici. Guardo fiducioso ad un ritorno alla normalità e spero di ripartire con le scuole nel segno dell’educazione ambientale e della conoscenza del territorio da parte dei nostri giovani, affinché ne diventino i più strenui custodi».

 

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Tranquilli, ci pensa l’olio Iperico

Articolo di Alessia Giaquinta   Foto di Laura Vinci

Conosciuta come “scacciadiavoli” o “Erba di San Giovanni”, l’iperico è una pianta officinale potentissima, addirittura “miracolosa”, come sostengono alcuni. Il motivo dei nomi che l’accompagnano rivela in qualche modo il legame esoterico-magico-religioso che le viene attribuito. Il nome iperico deriva dal greco, ossia “sopra le immagini”, perché si riteneva che questo fiore – dal colore giallo ma capace di secernere un inteso liquido rosso – posto sopra l’immagine della Sacra Famiglia, fosse capace di allontanare i demoni e proteggere la casa.

Ma è anche nominata “Erba di San Giovanni”. Perché? I motivi sono molteplici. Si parte dal fatto che la fioritura dell’iperico avviene nel mese di giugno, in procinto del solstizio d’estate, quando si celebra anche la nascita di San Giovanni. Secondo questa visione, il 24 giugno l’iperico, in occasione della sua festa, assume i poteri curativi che lo caratterizzano. Ma un altro motivo lo lega al Santo: la sostanza rossa contenuta nel pistillo del fiore, richiama il sangue versato da San Giovanni Battista durante il suo martirio, commemorato il 29 agosto, periodo ultimo per la raccolta del fiore.

In epoca medievale, durante le feste in onore a San Giovanni, era consuetudine danzare con in capo una ghirlanda di fiori di iperico. Al termine della festa essa veniva lanciata sui tetti delle case o tra i rovi di un falò come rito propiziatorio per i raccolti, la protezione del bestiame e quella delle abitazioni.
Nell’armentario dell’esorcista non poteva mancare l’olio prodotto dall’iperico e, al tempo delle crociate, esso era usato nel trattamento delle ferite dei cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.

Oltre ogni credenza e superstizione, la ricerca scientifica ha appurato le proprietà di questa pianta che cresce nelle terre incolte. Nel territorio ibleo, ad esempio, la si può trovare dal mare alla montagna, dai campi e ai cigli delle strade.

Ma parliamo dei benefici. L’iperico, grazie alle sue proprietà antidepressive e ansiolitiche è in grado di agire sul sistema nervoso al pari degli psicofarmaci, senza presentare controindicazioni. Grazie all’ipericina ha proprietà balsamiche, è un ottimo espettorante e antivirale. Perfetto contro tosse, raffreddore e catarro ed inoltre è utile a fortificare le difese immunitarie. Per godere di questi benefici bisogna realizzare un decotto di iperico o delle tisane. È severamente sconsigliato il metodo “fai da te”, in questo caso è necessario affidarsi a naturopati o rivolgersi ad un’erboristeria.

Tra le molteplici proprietà di questa pianta ci sono quelle legate alla cura della pelle. L’oleolito che si ricava dall’infuso macerato dell’iperico è un vero toccasana per contusioni e dolori articolari, cura le ustioni ed è un perfetto cicatrizzante. Inoltre è ideale per ammorbidire ed idratare la pelle che, immediatamente, appare setosa e piacevole al tatto.
Nella stagione calda, inoltre, è spesso utilizzato per lenire le scottature (attenzione, però a non esporsi al sole dopo averlo cosparso nel corpo) e per alleviare i fastidi conseguenti alle punture d’insetto.
Insomma… una vera panacea!

CURIOSITÀ

  • Alcuni naturopati utilizzano l’oleolito di iperico per trattamenti e massaggi.
  • Anticamente le donne portavano un rametto di iperico con sé, credendo potesse proteggerle da ogni violenza.
  • Si ritiene che il potere di questa pianta venga infuso grazie alla rugiada della notte di San Giovanni. I fiori raccolti prima del 24 giugno non avrebbero, infatti, le medesime proprietà benefiche!

 

COME PREPARARE L’OLEOLITO

Occorrente:
200 gr di fiori di iperico,
600 ml di olio (extravergine d’oliva / olio di mandorla),

Procedimento:
Dopo aver raccolto (possibilmente in luoghi non inquinati) e pulito i fiori di iperico, farli macerare in un barattolo insieme all’olio. Una volta al giorno agitare il contenitore, per un mese. A conclusione filtrare, spremendo il più possibile la pianta, con un colino. Conservare l’oleolito in boccettine, in luoghi asciutti e al buio.

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A Isnello il 5 e 6 giugno arrivano le Giornate FAI di Primavera.

Comunicato Stampa

Sabato 5 e domenica 6 giugno 2021 tornano in Sicilia le Giornate FAI di Primavera, la più grande festa dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano.

La 29ª edizione dell’evento di punta del Fondo Ambiente Italiano, patrocinata dal Ministero per la Cultura e a cui è stata conferita la Targa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, giunge finalmente anche nella nostra Isola, dopo il leggero ritardo rispetto al calendario nazionale dovuto alle restrizioni per il Covid-19. Una due giorni che “apre le porte dell’incredibile”, dedicata alla scoperta di luoghi incantevoli e di grande fascino, a volte insoliti e sorprendenti, molti dei quali poco conosciuti o accessibili in via eccezionale.

Anche Isnello darà il suo importante e prezioso contributo al ricco programma di iniziative che caratterizzerà le Giornate FAI di Primavera siciliane. Due passeggiate alla scoperta dei preziosi tesori artistici del barocco isnellese e per narrare il peculiare legame tra Uomo, Natura e Roccia che da sempre caratterizza il piccolo borgo che punta alle stelle.

Il tutto reso possibile dal costante impegno di promozione e valorizzazione culturale, turistica e sociale portato avanti dal Team dell’Ass.See Isnello, dall’incessante lavoro della Delegazione FAI di Palermo e dei volontari sul territorio e col patrocinio del Comune di Isnello, della Curia diocesana di Cefalù, della Parrocchia di San Nicolò di Bari di Isnello e dell’Ente Parco delle Madonie.

“Questa edizione – afferma Sabrina Milone, Capo Delegazione FAI di Palermo – è un piccolo miracolo che ci rende orgogliosi. All’inizio abbiamo dovuto rimandare l’evento a causa del perdurare della zona arancione in Sicilia ma adesso siamo finalmente pronti per fare la nostra parte. Abbiamo scelto il Parco delle Madonie, polmone verde ricco di preziosi tesori naturalistici e di interesse storico-artistico. Fondamentale anche il contributo dell’associazione ApsSee Isnello, con il coinvolgimento dei giovani che, durante le Giornate FAI, accoglieranno e guideranno i visitatori attraverso le bellezze della loro cittadina”.

“Un importante segnale di ripartenza. La nostra ripresa parte dalla Cultura e dai nostri luoghi, la cui Bellezza è esaltata da chi li conosce e li vive. – sostiene il Sindaco di Isnello, Marcello Catanzaro – Sono molto soddisfatto dell’intensa attività di promozione e valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggisticodi Isnello che stiamo portando avanti coinvolgendo tutte le energie presenti nel territorio. La nostra è una piccola ma laboriosa comunità che merita di essere conosciuta per le tradizioni, lo spirito identitario, i sapori e le bellezze che la contraddistinguono. Il barocco ligneo e gli organi che impreziosiscono le nostre chiese e la biodiversità e i panorami che connotano il nostro sentiero geologico urbano valgono una bella passeggiata.”

Nel dettaglio, sabato 5 e domenica 6 giugno, ad Isnello sarà possibile vivere due esperienze.

1)LIGNUM SACRUM. I tesori artistici di Isnello.

La Chiesa di San Michele Arcangelo e la Chiesa di Santa Maria Maggiore sono dei veri e propri tesori artistici tutti da scoprire. Entrambi di epoca barocca, si contraddistinguono per gli stucchi di scuola siciliana, le cantorie lignee di raro pregio e gli organi perfettamente conservati. Idealmente collegate da una scalinata che si inerpica tra le case, il verde e le caratteristiche rocce dolomitiche in cui è incastonato il borgo di Isnello. Partendo dalla Chiesa di San Michele Arcangelo si raggiunge il sagrato della Chiesa di Santa Maria che si apre come un palcoscenico su una delle più suggestive vedute d’insieme del borgo.

2) ITER NATURAE. Il sentiero geologico urbano di Isnello.

Il sentiero geologico di Isnello è un percorso cittadino costruito per valorizzare la Gola di Isnello che separa l’abitato dalle aree più alte del Massiccio di Pizzo di Pilo. La scelta di questo itinerario naturalistico vuole far risaltare il forte legame uomo-roccia che caratterizza le Madonie e Isnello in particolare. Durante il percorso si potranno ammirare i ruderi del Castello medievale con vista panoramica mozzafiato e la Chiesa di Santa Maria Maggiore e di San Michele (visitabili su richiesta). Attraverso il centro storico, si giunge alla Gola dove si potranno osservare i piani di faglia (fratture nelle rocce, interessate da spostamenti tra masse rocciose) e il corso naturale del torrente Hassinche si insinua all’interno della “stretta”. Lungo il sentiero è possibile ammirare i colori e profumi della macchia mediterranea che caratterizzano la ricca flora madonita e la fioritura della “inistredda”, endemismo esclusivo del territorio isnellese.

Entrambe le passeggiate guidate sono a cura del Team dell’ApsSee Isnello e dei giovani apprendisti Ciceroni di Isnello.

Giorni: sabato 5 e domenica 6 giugno 2021. Orari: primo turno ore 10:00 – secondo turno ore 11:00.

Per partecipare alle Giornate FAI di Primavera è necessario prenotarsi al seguente link https://faiprenotazioni.fondoambiente.it/.

Gli ingressi saranno disponibili fino all’esaurimento dei posti di ogni turno per garantire la sicurezza di tutti. Durante le visite sarà necessario rispettare tutte le norme di sicurezza indicate nei cartelli informativi posti all’inizio dei percorsi: è obbligatorio mantenere il distanziamento sociale, evitare di creare assembramenti, indossare la mascherina durante l’intera durata della visita, disinfettare le mani con gli appositi gel situati lungo il percorso e attenersi alle indicazioni date dal personale volontario.

Si consiglia di adottare un abbigliamento comodo.

Per maggiori informazioni contattare:

https://www.facebook.com/SeeIsnello

https://www.instagram.com/seeisnello/

copertina monte krono

A Sciacca si rinnova l’Antiquarium di Monte Kronio

di Omar Gelsomino

Si rinnova e potenzia l’offerta culturale dell’Antiquarium di Monte Kronio attraverso l’uso di tecnologie che offriranno ai visitatori l’emozione di una visita interattiva. Monte Kronio, con le grotte e le “Stufe di San Calogero”, offre ai visitatori un’esperienza che coniuga aspetti legati alla geologia, speleologia, preistoria, storia, ritualità, epica, medicina. Finanziati per 120.000 euro con risorse del Parco Archeologico della Valle dei Templi, i lavori di adeguamento e rifunzionalizzazione saranno realizzati dalla Bio Wood Heater e prevedono una durata di 6 mesi.
«Scopo del progetto – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è rendere più attrattiva una realtà sotto molti aspetti straordinaria e offrire ai visitatori un’esperienza didatticamente pregnante e, al contempo, emozionante. Le caverne di Monte Kronio hanno ospitato l’uomo sin dai tempi più antichi e ne hanno custodito interessanti tracce. L’allestimento del nuovo Antiquarium si avvarrà dell’uso di tecnologia avanzata e della realtà aumentata, che consente di incorporare movimento, dinamismo e interattività, per aumentare il coinvolgimento dei visitatori e catturare segmenti di pubblico nuovi. Il nuovo allestimento rientra nella politica di ammodernamento delle realtà museali su cui il Governo regionale, anche attraverso i Parchi archeologici, sta impegnando risorse importanti».

Nella prima fase i lavori prevedono la realizzazione delle opere riguardanti la sistemazione delle aree esterne e dei prospetti nonché l’allestimento interno e la definizione del progetto di allestimento scenografico, tecnologico e didattico. Sul terrazzo panoramico sarà realizzata una copertura che renderà più attrattiva la terrazza stessa, rendendola adatta ad ospitare eventi culturali.

«Il nuovo allestimento di Monte Kronio – dice Roberto Sciarratta, direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi – rientra nel complessivo disegno di ammodernamento delle strutture museali per rendere maggiormente attrattive le strutture e adeguarle un pubblico sempre più esigente e curioso. Nella parte centrale dell’Antiquarium, infatti, saranno realizzate 4 postazioni immersive per far provare l’esperienza di visita delle grotte. Si tratta di seggiolini girevoli con visori VR da appoggiare al viso (sottoposti a sanificazione dopo ogni uso) che consentiranno di “entrare” all’interno di un video generato in computer grafica 3D attraverso cui, con una immersione a 360 gradi, il visitatore verrà accompagnato in un viaggio straordinario da una voce narrante».

L’esposizione museale occupa oggi i locali ubicati all’ultimo piano del complesso termale delle Stufe di San Calogero o grotte del Kronio, sulla sommità dell’omonimo Monte che sovrasta, da Nord, la città di Sciacca, nota per l’importanza del bacino idrotermale sfruttato sin dall’antichità a fini terapeutici.

Inaugurato negli anni ‘80 del secolo scorso l’Antiquarium raccoglie materiali archeologici di epoca preistorica e storica provenienti da scavi e da ricerche condotte, dagli anni ‘60 alla fine degli anni ’80, all’interno del complesso ipogeo di origine carsica che si sviluppa nelle viscere del Monte e la cui singolare unicità è legata alla presenza di fenomeni vaporosi che, risalendo lungo la rete di gallerie che lo attraversa, fuoriescono dalle cavità superiori, le c.d. Stufe di San Calogero, ancora oggi sfruttate.

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Il parco dell’Etna: salvaguardia e sviluppo sostenibile

Articolo di Patrizia Rubino   Foto aerea di Alessio Costanzo

Dei quattro parchi naturali siciliani il Parco dell’Etna è probabilmente il più emblematico, non fosse altro che per la maestosa presenza del vulcano attivo più alto d’Europa, dal 2013 riconosciuto come Patrimonio Universale dell’Umanità, sia per il suo eccezionale valore naturalistico, sia perché per la sua continua attività eruttiva rappresenta un osservatorio unico al mondo per lo studio di processi biologici. Il Parco, che circonda la “Muntagna”, si estende su un territorio di circa 59000 ettari ed è caratterizzato da boschi e sentieri ricchi di straordinaria biodiversità vegetale e suggestivi paesaggi segnati dal passaggio di colate laviche antiche e recenti che hanno dato vita a grotte, valloni e timpe che da sempre affascinano escursionisti provenienti da ogni parte. Nel territorio del Parco ricadono, inoltre, venti comuni che con i loro centri storici aggiungono fascino e ricchezza a tutta l’area. La gestione di questo Parco è parecchio complessa, se si considera che è stato istituito per salvaguardare un ambiente naturale unico e per promuovere uno sviluppo economico rispettoso e in sintonia con tale habitat.
Lo sa bene Carlo Caputo, presidente del Parco dell’Etna da poco meno di un anno, ma già parecchio attivo su questi fronti.

Partiamo dall’obiettivo della salvaguardia dell’habitat del Parco.
«Occorre innanzitutto mantenere inalterato l’eccezionale patrimonio naturalistico del Parco, e da qui la lotta ai comportamenti di assoluta inciviltà come quello dell’abbandono dei rifiuti. Da un recente censimento abbiamo rilevato la presenza di ben 43 micro discariche. Purtroppo si tratta di una problematica annosa e di non semplice risoluzione, in quanto sul territorio insistono diversi enti competenti. Ciononostante abbiamo attivato associazioni, gruppi ad hoc e anche semplici cittadini per monitorare e segnalare tali comportamenti. Un’altra condotta fortemente lesiva dell’area protetta è l’attraversamento dei sentieri con mezzi motorizzati non autorizzati, tipo moto e quad. Il che è assolutamente vietato e pertanto anche in questo caso la tolleranza sarà zero».

L’Etna è Patrimonio Universale dell’Umanità ma questi comportamenti ne minano sicuramente l’immagine.
«Proprio così, da quando abbiamo ottenuto questo prestigiosissimo riconoscimento, si è registrato un aumento esponenziale del flusso turistico, il che oltre ad una visibilità mondiale si traduce in un importante sviluppo economico. Ma il mancato rispetto delle regole potrebbe seriamente mettere a rischio questo titolo».

A proposito di opportunità di sviluppo del Parco.
«Per troppo tempo si è pensato all’ente Parco quasi esclusivamente come a un ufficio tecnico, per il rilascio di questa o quell’autorizzazione. Il mio intento è quello di andare oltre quest’immagine mummificata e trovare delle sinergie per valorizzare le bellezze e le risorse dell’intero territorio. A partire dalla creazione di un marchio distintivo “Parco dell’Etna” il cui utilizzo, previo il rispetto di un rigido disciplinare, sarà consentito alle aziende che coltivano e producono nell’area protetta. Sul fronte della promozione turistica, a breve predisporremo una cartellonistica all’interno di tutti i comuni del parco che consentirà agli escursionisti, da ogni singolo centro, di raggiungere i sentieri più importanti. Abbiamo realizzato anche due applicazioni, una in lingua dei segni e un’altra che consente di esplorare una mappa per visualizzare i sentieri e scoprire i rifugi e i punti naturalistici».

Le immagini delle recenti e spettacolari attività esplosive dell’Etna hanno fatto il giro mondo.
«Il nostro vulcano si promuove da sé, in altri momenti questi eventi avrebbero portato un grande ritorno sul fronte del turismo. Purtroppo per la pandemia tutti gli operatori commerciali che operano sull’Etna sono in affanno. Sono certo però che, quando tutto questo finirà, l’Etna e il Parco diventeranno sempre più meta di chi vorrà godersi i paesaggi mozzafiato e il prezioso silenzio che li circonda».

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Un parco per valorizzare lo stile di vita Mediterraneo

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Emanuele Silva

Dalla Sicilia centrale, territorio dai suoli vergini, poco urbanizzati, con pregevole e variegata biodiversità, storicamente centro minerario mondiale zolfifero, nasce il Primo Parco mondiale, policentrico e diffuso, dello Stile di Vita Mediterraneo.
Fonti la dichiarazione UNESCO 2010, che riconosce Patrimonio Immateriale dell’Umanità lo Stile di Vita Mediterraneo/Dieta Mediterranea, l’enciclica “Laudato Si” di Papa Francesco e il Movimento Terra Madre di Carlo Petrini.
Obiettivi dichiarati: la creazione di una grande Comunità dello Stile di Vita Mediterraneo, la salvaguardia e messa in rete delle risorse territoriali e la crescita di settori sostenibili quali il turismo relazionale/esperienziale e l’export agroalimentare.
Promotore dell’iniziativa è il Comune di Caltanissetta, con l’Assessorato della Crescita Territoriale guidato da Francesco Nicoletti, che ha coinvolto 100 amministrazioni locali e 80 soggetti pubblico/privati e che a regime vedrà 150 Comuni nel nucleo centrale e vari poli tematici collegati nell’intera Sicilia.
La progettualità ha plauso e sostegno delle istituzioni regionali e nazionali con le quali si traccia un percorso d’implementazione con tutti gli strumenti economici disponibili come il Contratto Istituzionale di Sviluppo fra Area Vasta e Governo.


Si articola in un Sistema di reti, interconesse e dialoganti, che enfatizzano le eccellenze, per organizzarle e promuoverle a livello internazionale: Camminamenti lenti con percorsi a piedi, a cavallo, in treno o in bicicletta; Paesaggi, eccellenze poco valorizzate e crocevia di bellezze naturali, storiche e culturali; Cucine Mediterranee e Orti Didattici, luoghi formativi dove le sapienze locali tramanderanno alle nuove generazioni, ai ristoratori e ai turisti i piatti tradizionali locali; Ludoteche Mediterranee, spazi innovativo nella metodologia e nei contenuti, luoghi all’aperto, di fantasia, felicità, creatività e gioco, dove si coniugano attività creative, costituite sul nesso simbiotico e gioioso tra gioco, cibo e sport (mens sana in corpore sano), fondato sull’esaltazione della natura e dell’ambiente dove insegnare il senso della misura e dell’armonia; Mediateche, erogatori di cultura mediterranea che utilizzerà in maniera cross mediale, anche attraverso l’immaginario collettivo, tutte le arti; Borghi e Castelli, luoghi che diventano anche punti per la promozione e la vendita del paniere della Dieta Mediterranea; Biodiversità dove rientrano la biodiversità vegetale, RES, filiera agricola, agroalimentare ed enogastronomica e turismi di qualità che coniuga la sostenibilità ambientale con lo sviluppo sostenibile; Mobilità e Logistica per migliorare comunicazioni e trasporto di persone e merci; Formazione, Università, Ricerca e Innovazione anche per aspetti agro-bio-medici; Piramidi, simbolo del Parco declinato in differenti modi. Per ogni rete sono stati attivati tavoli permanenti regionali per programmare singole azioni da implementare.

Per il sindaco Gambino «La novità del Parco è di andare oltre le singole municipalità per raggiungere obiettivi comuni, unendo in un unico percorso tutte le risorse territoriali».

«Il Parco è già partito grazie al primo finanziamento ottenuto dal Comune per la progettazione di due interventi infrastrutturali presentati al concorso Italia City Branding di InvestItalia, che ha selezionato 30 città per attuare piani d’investimento che sviluppano un brand – spiega l’assessore Nicoletti -. Saranno realizzati un prototipo della Cucina mediterranea nella sede ex Banca d’Italia e un Polo logistico ed espositivo dell’agroalimentare mediterraneo, a completo servizio dei produttori della Sicilia centrale».

La piattaforma promozionale e logistica dell’intera filiera agricola, agroalimentare ed enogastronomica del Parco sarà realizzata in un bene sottratto alla mafia confinante con la stazione Xirbi, interessata dall’alta velocità, vicino al nuovo svincolo autostradale della Palermo-Catania.
Info su: facebook.com/parcodellostiledivitamediterraneo

giuseppe ruvolo

L’orto botanico di Palermo – Uno scrigno di specie vegetali rarissime

di Angela Fallea   Foto di Giuseppe Ruvolo

La nascita dell’Orto Botanico di Palermo risale al 1779, anno in cui, l’Accademia Regia degli Studi di Palermo con l’istituzione della cattedra di Storia naturale e Botanica, ottenne un modesto appezzamento di terreno sul Baluardo di Porta Carini per insediarvi un piccolo orto da adibire alla coltivazione delle piante medicinali utili alla didattica. Lo spazio destinatogli si rivelò insufficiente, così nel 1786 si decise di trasferirlo in quella che è ancora oggi la sede attuale, presso il Piano di Sant’Erasmo, accanto a Villa Giulia. Nel 1789 fu iniziata la costruzione del corpo principale degli edifici dell’orto, costituiti da un edificio centrale, il Gymnasium e da due corpi laterali, il Tepidarium e il Calidarium, che ospitavano piante dei climi caldi e temperati. Gli edifici furono progettati in stile neoclassico dall’architetto Dufourny. Il nuovo orto fu inaugurato nel 1795 e nel 1798 si arricchì dell’Acquarium, una grande vasca contenente piante acquatiche.

L’ orto oggi possiede circa 5000 specie. Tutte le piante sono dotate di targhetta identificativa che riporta: il binomio scientifico, il patronimo, la famiglia, la classe e l’origine geografica. Si estende per circa 10 ettari suddivisi in ordinamenti e settori. Negli anni si sono susseguiti molti direttori, ognuno ha donato il proprio contributo per arrivare ad oggi e poter dire che l’Orto Botanico di Palermo è davvero uno dei più belli e ricchi di varie specie. Da circa 4 anni il direttore dell’orto botanico è Rosario Schicchi, professore ordinario di Botanica sistematica nel corso di studi di Scienze e Tecnologie Agroalimentari presso l’Università degli Studi di Palermo, originario di Castelbuono, un paese in provincia di Palermo che fa parte del parco delle Madonie.

Ci siamo fatti raccontare da lui qualcosa in più sull’orto, siamo rimasti molto colpiti dalla passione e dall’amore che gli dedica. «Sono presenti piante provenienti da tutti i continenti – afferma Schicchi -. Molte piante vengono coltivate all’aperto, per esempio le palme, perché la posizione dell’orto e il nostro clima favorevole si prestano molto. All’interno dell’orto ci sono: la serra Carolina, tra le 10 serre più belle al mondo, delle serrette più piccole e due serrette minori, la serra tropicale, la serra delle succulente».

In questi anni, di concerto con il collega Paolo Inglese, professore ordinario di Produzioni e Biodiversità delle colture arboree da frutto, hanno impiantato nuove specie e nuove collezioni. Hanno introdotto il piccolo vigneto di circa 200 metri quadri, dove custodire e curare le cultivar di Sicilia. Hanno impiantato un arboreto tropicale a leguminose, ampliato il giardino dei semplici e inserito un gruppo di verdure spontanee siciliane. Si è aggiunta una coltivazione di mango e di litchi. Hanno creato una serra che accoglie circa 180 specie di orchidee e una serra che presto ospiterà le farfalle. Sono stati effettuati dei lavori sulla cancellata storica e sulle sfingi, che si ergono all’ingresso del Gymnasium, guardiane dei segreti della sapienza arborea, realizzate nel 1795 in marmo di Billiemi dallo scultore Vitale Tuccio, rappresentano una il potere e l’altra la saggezza. A queste si aggiungono, volgendo lo sguardo verso l’alto, le sculture che rappresentano le stagioni. Simboleggiano il ciclo e il valore delle quattro stagioni. Tanti sono ancora i progetti da realizzare, uno tra tutti è la destinazione di una serra alle piante carnivore.

Prima di lasciarlo ai suoi impegni gli chiediamo cosa significa essere il direttore dell’ Orto Botanico di Palermo. «Significa realizzare gli studi di una vita e metterli al servizio di una delle realtà più belle d’Europa», risponde emozionato Schicchi. Speriamo che questo complesso periodo che stiamo attraversando termini presto, così da poter ricominciare a uscire e godere delle bellezze che la nostra terra ci offre.

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La Timpa di Acireale – Un gioiello naturalistico da esplorare e salvaguardare

di Patrizia Rubino

É una scarpata lavica che si staglia sulla costa di Acireale, in provincia di Catania, creando un abbagliante contrasto visivo tra il nero della pietra vulcanica e l’azzurro intenso del mare, “la Timpa di Acireale” paesaggisticamente rappresenta una fra le più importanti e suggestive testimonianze del territorio costiero della provincia etnea, ma sono le sue stratificazioni laviche, che raccontano i diversi periodi eruttivi del vulcano, a renderla unica e custode della storia geovulcanica della nostra isola. Al suo interno si possono ammirare caverne naturali, coste a insenatura e a strapiombo sul mare e piccole spiagge ciottolose con numerose sorgenti.

Particolarmente suggestivi gli alti colonnati basaltici, formati attraverso un processo di cristallizzazione della lava a contatto con l’acqua. Nella sua fitta vegetazione trovano rifugio rapaci, piccoli mammiferi, diversi rettili e numerose specie d’invertebrati.

Nonostante il suo alto valore geologico e faunistico, la sua preziosa vegetazione, la Timpa di Acireale è stata dichiarata Riserva naturale orientata soltanto nell’aprile del 1999. Quest’area protetta si estende su circa 8 km e ricade interamente nel territorio del comune di Acireale, tra le frazioni di Capomulini e Santa Maria Ammalati, la sua gestione è affidata al Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali, ma nei fatti la promozione, valorizzazione e tutela di questa straordinaria area protetta si deve all’opera meritoria dei volontari di Legambiente Acireale. «Il nostro impegno – spiega Sarah Leonardi, presidente di Legambiente Acireale – per restituire dignità e prestigio ad un sito tanto straordinario, ma non adeguatamente tutelato e valorizzato, parte da molto lontano nel tempo. Siamo molto orgogliosi di aver realizzato il sito internet www.riservalatimpa.it con i contenuti in cinque lingue e soprattutto di aver ridato nuova vita al Centro Visite della Riserva, con l’ampliamento e l’intensificazione delle attività e dei servizi di promozione turistica».

Ci si può addentrare all’interno della Timpa attraverso i suoi incantevoli sentieri Acquegrandi, Gazzena, Vecchio tracciato ferroviario, guidati dai volontari e dai giovani del Servizio Civile impegnati in Legambiente, che appositamente formati, ne forniscono le informazioni storiche e paesaggistiche. Particolarmente suggestivo è poi il sentiero Chiazzetta, percorrendolo ci s’imbatte nella “Fortezza del Tocco”, un bastione edificato nella prima metà del XVII, durante la dominazione spagnola, dal quale si sparavano colpi di cannone al fine di avvertire la popolazione acese delle incursioni dei pirati.

Oggi la Fortezza è la sede del Centro Visite della Timpa. «Abbiamo reso La Fortezza del Tocco il cuore pulsante della Riserva – sostiene Sarah Leonardi – oltre ad essere il punto informativo per i turisti è anche sede di eventi culturali, incontri, mostre e mercatini che hanno riscosso grande interesse e partecipazione. Stiamo lavorando, inoltre, per potenziare la nostra azione, entro la prossima estate, infatti, grazie ad un progetto finanziato dal Dipartimento delle Politiche Giovanili, realizzeremo il primo Centro di Educazione Ambientale della provincia di Catania, all’interno di un’ex scuola elementare di Acireale, aperto alle scuole e a tutta la comunità. Da qui sarà possibile realizzare tutta una serie d’iniziative didattico-formative, incontri, laboratori, seminari e tutto quanto potrà essere utile per promuovere una maggiore sensibilità verso le tematiche di sostenibilità e il rispetto e la salvaguardia del territorio. La nostra Timpa è un luogo ricchissimo di vita ma estremamente fragile – sostiene Leonardi in conclusione – un’ educazione ambientale permanente potrebbe ridurre, attraverso mirate e condivise azioni di prevenzione, le cosiddette e periodiche emergenze ambientali, come gli incendi estivi o i rischi idrogeologici che ne minano fortemente la biodiversità e di conseguenza il suo straordinario patrimonio naturalistico».