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Bianca Pet a cura di Maria Concetta Manticello

Le vacanze estive sono ormai un nostalgico ricordo e tra una cosa e l’altra eccoci a festeggiare un nuovo Natale. Ormai ci siamo, scatta la ricerca dei regali più curiosi, ci si prepara a organizzare pranzi e cene, per trascorrere ore felici insieme alle nostre famiglie. Anche quest’anno molti italiani hanno pensato di regalare o adottare un cagnolino, una bellissima idea, che però comporta responsabilità e consapevolezza. Prendersi cura di un animale domestico vuol dire prestare costante attenzione alle sue necessità.
Un cane deve essere amato, curato e accudito dal suo ingresso in famiglia fino all’ultimo dei suoi giorni.
Nella mia famiglia, dieci anni fa, a farci compagnia è arrivata Gea, una dolcissima barboncina, che è la nostra gioia, non potremmo più fare a meno di lei, un membro a pieno titolo del nostro nucleo familiare. Grazie a lei, posso dire: che meraviglia avere un cane.
La relazione con un cane è speciale, unica e disinteressata, favorisce il buon umore e aiuta senza sforzo a fare attività fisica, camminare insieme con lui, contribuirà a consolidare il vostro legame. Inoltre il nostro amico può essere un rimedio contro la solitudine e lo stress, perché ci aiuta a intrattenere rapporti sociali. Ci regala benessere e relax a costo zero. Quanto è bello addormentarsi vicini sul divano facendoci avvolgere dalla sua serenità. Oppure quando si gira per essere rassicurato che sei lì con lui, quando ti segue ovunque vai, quando stai per uscire e vuol venire anche lui, quando viene da te per farsi confortare o quando si mette a pancia in su, perché ha voglia di essere accarezzato. E non parliamo dell’accoglienza gioiosa che ci riserva quando ritorniamo a casa, anche se è rimasto da solo per pochissimo tempo. I cani sono creature fantastiche, che ci rallegrano la vita con il loro amore e la loro tenerezza. Se tratterai il cane come si deve, sarai inondato da amore, amicizia e lealtà. Per tutto quello che ci regalano e per il poco che chiedono, per farli vivere in buona salute il più a lungo possibile, diamo solo cibo adatto a loro. Io seguendo i consigli della veterinaria, utilizzo da sempre prodotti Royal Canin.

Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Il 2018 è quasi concluso e noi stiamo per entrare ufficialmente nel vivo di uno dei periodi più attesi dell’anno, ossia quello delle “Feste Natalizie”, che ricordano le luci scintillanti, la musica, le liturgie, il buon cibo, gli amici e le grandi riunioni familiari. A volte però proprio ciò che dovrebbe rilassarci e farci stare bene, come i momenti di condivisione con le nostre famiglie d’origine, diventa fonte di stress per la coppia e per l’intera famiglia, al punto da sentirsene travolti. Spesso ci dobbiamo confrontare con famiglie allargate, fatte da figli di precedenti matrimoni, ex coniugi, parenti che vivono lontano, situazioni familiari in cui è difficile conciliare culture, credenze e stili di vita. Può succedere che quel periodo, che nell’immaginario comune viene dipinto come una ricorrenza amata e desiderata, diventi invece per alcuni una festività da “cancellare”. La miglior soluzione è certamente evitare le situazioni di disagio che ci creano malessere, ma quando ciò non è possibile, il nostro corpo manda svariati segnali del nostro disagio emotivo: disturbi gastrici, nausea, mal di stomaco, mal di testa. Non è il cibo elaborato e abbondante che non riusciamo a “digerire”, ma le situazioni, le persone e le relazioni con esse. Festeggiare e condividere il lungo periodo delle feste può essere molto impegnativo in questi casi, ma può di certo risultare più semplice e piacevole per tutti, se si seguono alcuni piccoli accorgimenti. Bisogna sempre affermare e delineare il confine tra la coppia o la famiglia da genitori o suoceri che per la troppa affettività, rischiano di entrare nella nostra intimità, invadendola o addirittura travolgendola. Ai vostri cari probabilmente occorrerà un po’ per accettare quei confini sani che voi avete stabilito, ma, con il tempo, ne vedranno tutti i benefici e se questo non avverrà, sarete voi comunque a goderne. Definite le vostre aspettative rispetto a come volete trascorrere le feste e con chi, poiché una sana comunicazione aiuta a evitare malintesi e rancori reciproci. Infine, bisogna imparare anche a dire “No”, poiché non possiamo accontentare tutti e poi sentirci sopraffatti; la qualità del tempo trascorso è più importante della quantità. Il Natale ha la sua magia ed è bello poterlo vivere rispettando se stessi e le proprie tradizioni, ossia come un’offerta autentica per sé e per i propri affetti. Evitare a tutti costi di far felici gli altri aiuta a rimuovere molte delle barriere emotive alla risoluzione dei conflitti. E adesso, carichi di aspettative e buoni propositi, prepariamoci a goderci in pieno le “Nostre Feste”.

Articolo di Alessia Giaquinta    Foto di Salvo Gulino

Un viaggio nel tempo che abbraccia storia, cultura, tradizioni e fede: ecco cos’ è il Presepe Vivente di Giarratana, uno degli eventi più importanti e suggestivi del territorio.
Giunto ormai alla 28esima edizione, vanta un’escalation di premi e riconoscimenti fino a giungere alla menzione di Presepe Vivente d’Interesse Internazionale.
Questo traguardo, ottenuto durante la sua 26esima e 27esima edizione, è unico: nessun’altra rappresentazione ha mai conquistato tale onorificenza.
“Miglior Presepe Vivente di Sicilia” per il 2013-2014 e poi ancora per due anni di seguito, nell’edizione 2014-2015 e nella successiva 2015-2016, quello di Giarratana è stato il “Miglior Presepe Vivente d’Italia”.
Rintracciare in qualche dettaglio il segreto di tanta bellezza è veramente difficile. L’evento della nascita di Gesù Bambino è già motivo di stupore e meraviglia anche nelle umane rappresentazioni. Se a questo, però, si unisce la bellezza di un paesaggio incontaminato, più di trenta antichi mestieri che riprendono vita nel suggestivo quartiere del Cuozzu, si può già percepire l’incredibile fascino di questo evento che, ogni anno, coinvolge più di 100 figuranti e richiama migliaia di visitatori da ogni dove. C’è ‘u cirnituri che setaccia il grano, ‘u caliaru che tosta i ceci nella sabbia rovente, le ricamatrici che tessono come si faceva una volta e poi ancora ‘u scarparu, ‘u falegnami, ‘u varbieri, ‘u scalpellino, ‘a pastara…
Insomma i mestieri del passato, che costituiscono la nostra identità, tornano a rivivere nella magica cornice del Presepe Vivente di Giarratana. Ogni cosa è curata nei dettagli dall’Associazione “Gli Amici ro Cuozzu”, giovani volontari giarratanesi che lavorano con impegno e dedizione tutto l’anno per far sì che la tradizione del Presepe Vivente non svanisca ma soprattutto perché essa possa diventare l’occasione per riscoprire e mantenere vive le nostre radici.
Ambientato tra fine dell’800 e gli inizi del ‘900, le scene caratteristiche accompagnano il visitatore lungo un percorso che culmina al Campo Grotta dove si rivive l’incanto della Natività.
Spettacolare è anche il panorama che si staglia davanti agli occhi del visitatore: la Grotta, infatti, si trova in un sito sopraelevato, nei ruderi del vecchio Castello dei Settimo, dove si ha la percezione di essere avvolti dal manto stellato, allietati dai dolci flauti che intonano ninna nanne per Gesù Bambino.
Difficile da raccontare: il Presepe Vivente di Giarratana è un’esperienza da vivere e rivivere perché ogni anno si arricchisce di suggestioni sempre nuove.
Per accedere al Presepe bisogna munirsi di un biglietto che garantisce un ordine d’ingresso in base alla numerazione. La biglietteria è a disposizione dei visitatori a partire dal pomeriggio dei giorni di apertura. Il 26 e 30 Dicembre 2018, e poi ancora l’1, il 5 e il 6 Gennaio 2019 è possibile fruire delle emozioni autentiche che il Presepe Vivente di Giarratana sa dare.

 

 

Articolo di Alessia Giaquinta    Foto di Angelo Micieli

A circa 30 km da Ragusa, alle falde del Monte Lauro, si estende Giarratana, una cittadina di circa 3000 abitanti denominata “la Perla degli Iblei”.
Anticamente essa si sviluppava presso un monte a 771 metri sopra il livello del mare ma il terremoto del 1693 distrusse l’antico abitato di Cerretanum (dal latino cerrus, quercia).
In seguito, la cittadina fu edificata in una collina più a sud chiamata “Pojo di li disi”. Il precedente sito fu, invece, denominato Terravecchia.
Giarratana offre numerose bellezze paesaggistiche, architettoniche e d’interesse storico – archeologico.
Si pensi alla Villa Romana di età imperiale (III secolo d.C.) che occupava uno spazio di circa duemila metri quadrati, di cui oggi restano visibili la struttura e i pregiati pavimenti a mosaico con motivi floreali e geometrici.
Anche l’antico abitato di Terravecchia continua a restituire testimonianze del passato: un’ equipe di studiosi francesi ha indagato il castello col suo torrione, la Chiesa di San Giovanni Battista e l’abitato dal quale sono rinvenuti numerosi arnesi da cucina, pentole e statuette, oggi conservate preziosamente a Palazzo Barone, sede della Mostra dei Reperti Archeologici oltre ad ospitare il Museo dell’Emigrazione.
Palazzo Barone fu edificato nella prima metà dell’Ottocento nel suggestivo quartiere ‘Cuozzu’, riconosciuto dalla Soprintendenza quale ‘bene demo-etno-antropologico ibleo’. Il quartiere, definito Museo a Cielo Aperto, è sempre visitabile ma si può apprezzare maggiormente nel periodo natalizio: qui, infatti, ha luogo il Presepe Vivente di Giarratana, più volte qualificatosi come “Presepe Vivente più bello d’Italia”.
Non si può passare da Giarratana senza rimanere incantati dalle sue maestose chiese. La Chiesa di San Bartolomeo, costruita dopo il terremoto, è un esempio di tardo barocco. Essa custodisce preziose tele, il corpo della martire Ilaria (donato da Papa Alessandro VII, nel 1665) e, nell’altare maggiore è posto il simulacro del titolare della chiesa: San Bartolomeo Apostolo la cui festa, il 24 Agosto, è stata inserita nel Registro delle Eredità Immateriali della nostra terra. Il 21 Agosto, invece, si svolge una delle più importanti fiere di bestiame, che richiama gente da ogni parte della Sicilia.
Poi ancora la Chiesa di Sant’Antonio Abate, in stile barocco. Qui la cappella centrale è dedicata a Maria SS. della Neve, Patrona di Giarratana, che si festeggia il 5 Agosto.
Neoclassica è, invece, la Basilica dedicata a Maria SS. Annunziata e San Giuseppe, sita davanti al Municipio della città. Qui si trova anche un monumento ai caduti giarratanesi, martiri della Grande Guerra.
Uno dei prodotti caratteristici di questa terra è la cipolla bianca, dolce e grande (può pesare fino a oltre 2 kg), ‘a cipudda di Giarratana appunto, la cui Sagra è il 14 Agosto.
A Giarratana si può ancora apprezzare l’aria fresca e pulita, l’ospitalità della gente e la gioia di vedere bambini giocare tranquillamente per le strade. Un paese da visitare, o meglio, da vivere!

 

a cura di Alessia Giaquinta

Notte straordinaria è quella di Natale. In quest’occasione nessun mito o tradizione popolare può slegarsi dall’aspetto storico-religioso della nascita del Bambinello Gesù. E così Natale significa allestimento del presepe, novene, canti natalizi, simboli e cibi tradizionali…

I racconti siciliani che caratterizzano la notte più attesa dell’anno richiamano il legame tra la cultura agricola e il fervore religioso presente nelle famiglie siciliane di un tempo.

Si narra che, durante la notte di Natale, il puleggio (o mentuccia) raccolto durante la notte di San Giovanni Battista (il 24 Giugno) improvvisamente rifiorisce in tutta Sicilia. Non solo questa pianta, però, gode del miracolo: anche la vegetazione tutta rinvigorisce nell’esatto momento in cui viene proclamato il Vangelo della Mezzanotte.

L’evento, narrato dallo storico e letterato Giuseppe Pitrè in Spettacoli e Feste Popolari Siciliane (Arnaldo Forni Editore), pare coinvolga anche il mondo animale. Allo stesso modo in cui, incredibilmente, rifiorisce – anche se per pochi attimi –  la vegetazione, infatti, “ (…)ha luogo una fiera incantata in uno dei campi che si estendono da Chiaramonte a Caltagirone. Lì pecore e buoi e capre e porci e galline (…)”.

La misteriosa fiera durerebbe, secondo la leggenda, dall’inizio della messa sino a quando si vota u Libru, ossia nel momento della proclamazione del Vangelo di Natale. Subito dopo, come per incanto, tutto svanisce. Chi riuscirà a comprare bestiame, in quei brevi momenti prodigiosi, potrà barattare il proprio acquisto con oro fino e massiccio.

Il popolo contadino non si stancava di credere che, in quella notte, il Bambinello si manifestasse nell’abbondanza di ogni cosa presente nel creato immaginando, addirittura, che dopo la mezzanotte la Madonna e Gesù Bambino scendessero sulla terra per ammirare da vicino le loro copiose grazie e, poi, si fermassero ad assaggiare i succulenti cibi preparati dalle famiglie in quella misteriosa notte.

Ogni cosa si arricchiva della gioia del Natale, niente e nessuno escluso.

Ci si stupiva ancora e ci si lasciava stupire dal mistero, dalla natura, dalla fede…

Vecchi cunti, questi, forse dimenticati ma che faremmo bene a ricordare e riscoprire, perché non muoia mai in ciascuno di noi il senso di meraviglia e stupore per ogni cosa che ci circonda.

A tutti, Buon Natale!

Bianca Pet a cura di Maria Concetta Manticello

Saranno molte le famiglie che sotto l’albero di Natale troveranno un regalo speciale, “UN CUCCIOLO DI CANE”.

L’arrivo di un cucciolo è sempre un momento di festa per grandi e piccini, ma è anche un momento di forti apprensioni per la famiglia che lo deve accogliere.

Importante è organizzare in anticipo il suo ingresso in famiglia, sapere cosa gli potrà servire e le prime cure da prestargli. Se avete già pensato al nome da dargli usatelo da subito per rivolgervi a lui. Indispensabile è stabilire dove fare dormire il cucciolo. Loro preferiscono dormire in uno spazio raccolto da usare come rifugio dove rintanarsi quando si sentono troppo stressati. Una cesta per cani sarà il luogo ideale dove potrà andare a riposare. Ai vostri bambini insegnate che il cucciolo avrà bisogno di momenti di riposo e tutta la famiglia dovrà rispettare i momenti in cui dovrà dormire e riposare senza essere disturbato. I cuccioli hanno l’abitudine di guaire di notte, in particolare durante la prima settimana in una casa nuova, provate a riscaldare la sua cuccia con una borsa di acqua calda, io l’ho fatto con la mia cagnolina e ha funzionato.

Riservate particolare attenzione alle vaccinazioni. Portatelo dal veterinario e fatevi rilasciare il libretto sanitario internazionale di vaccinazione. Assieme al medico programmate l’alimentazione che dovrà seguire. Acquistate ciotole in acciaio per l’acqua e per il cibo. Procuratevi fogli di giornale o tappetini assorbenti per i bisogni. Organizzatevi per le uscite, non dovrebbero essere meno di 3 o 4 al giorno. Abituatelo al collare e al guinzaglio.

Dategli sin da subito delle regole. L’educazione va impartita presto. Un cucciolo di pochi mesi corrisponde a un bimbo di 4-5 anni. Bastano solo un po’ di tempo e pazienza per gioire ed essere ricompensati dall’amore incondizionato del vostro amico a quattro zampe.

Articolo di Alessia Giaquinta,   Foto di Fulvio Bellanca

Belli, bravi, simpatici, giovani e soprattutto… siciliani. Stiamo parlando di Annandrea Vitrano e Claudio Casisa, meglio conosciuti come “I Soldi Spicci”, la coppia più amata dal web e non solo!

Conquistati dal loro brio e dall’eccelso modo in cui interpretano – mai banalmente – i luoghi comuni che caratterizzano il rapporto uomo-donna, li abbiamo intervistati per voi…

Quando, come e perché è nata l’idea di formare il duo comico “I Soldi Spicci”? 

Anna: «La nostra coppia è nata in maniera del tutto casuale e naturale, ci siamo conosciuti in un laboratorio teatrale a Palermo nel 2012, abbiamo iniziato a collaborare poco dopo e … diciamo che ci siamo trovati!».

Claudio: «In realtà, non lo vuole ammettere, ma Anna si è innamorata subito di me e mi ha implorato di passare il resto della sua vita con me ed io non ho potuto rifiutare».

Dal 2014 a oggi i vostri video ricevono migliaia di consensi e condivisioni sui social. Che effetto fa sapere di essere la coppia più amata del web?

Anna: «In realtà l’effetto è lo stupore perché incarniamo la normalità delle coppie quindi … sono la realtà e la quotidianità a vincere sempre».

Claudio: «Avere la consapevolezza di essere molto seguiti, soprattutto dalle coppie, significa che tutti litigano nello stesso modo in cui io litigo con Anna e sapere che tutte le donne siano più o meno come la Vitrano fa paura, perché andando avanti così, noi uomini, ci estingueremo prestissimo».

Quando avete firmato il primo autografo?

Anna: «Lo ricordo benissimo, ho firmato il mio primo autografo a Sofia, una bimba che è venuta a vederci durante uno spettacolo a Palermo, era il 2013».

Claudio: «L’ho firmato a una ragazzina che si chiamava Margherita. Le ho scritto così: A Margherita con salamino piccante. Claudio».

Quante volte Annandrea e Claudio si confondono con i personaggi de “I Soldi Spicci”?

Anna e Claudio: «Più o meno ventiquattro ore al giorno».

Avete un rituale, un portafortuna o qualcosa che vi accompagna durante le vostre performance?

Anna: «Io mi ammutolisco».

Claudio: «Io prima di entrare in scena do un bacetto sulla guancia ad Anna. È un modo per instaurare la calma prima della tempesta».

Il 2017 sta per terminare… quanti regali vi ha fatto?

Anna e Claudio: «Continuare ad avere delle idee brillanti e che continuano a piacere al pubblico non è qualcosa che diamo per scontato e lo riteniamo un enorme regalo che ci ha fatto questo 2017».

Come trascorrerete il Natale? 

Anna: «Sta per venire fuori quel briciolo di romanticismo che mi stupisco di avere, ma il Natale quest’anno sarà speciale perché sarà il primo a casa nostra. Fine del romanticismo».

Claudio: «Il Natale lo trascorrerò con l’ansia di capire quale regalo dovrò fare alla Vitrano, perché se sbaglio, sono morto!».

Sapete bene che per alcuni giochi da tavola natalizi occorrono, materialmente, i soldi spicci. Riformulando la frase: “I Soldi Spicci” quali giochi natalizi preferiscono?

Anna e Claudio: «Noi preferiamo quei giochi in cui non si usano proprio “i soldi spicci” perché vi lasciamo immaginare la quantità di battute infelici che ci fanno, quindi preferiamo i giochi da tavola come il Taboo, Dixit o Lupus in tabula».

Quali sono i buoni propositi per il 2018?

Anna e Claudio: «Speriamo che esca il nostro film, che possa essere un successo e che vinca sei Oscar. Forse siamo troppo ambiziosi … uno va bene lo stesso!».

E noi di Bianca Magazine vi auguriamo la realizzazione di ogni sogno e progetto, con l’auspicio che il nuovo anno sia carico di salute, soddisfazioni e di “Soldi Spicci”!

Articolo di Titti Metrico,   Foto di Samuel Tasca

Voglio parlarvi di passato, di tradizione, di radici, di identità, di luoghi ma soprattutto di persone: i centenari. Custodi della memoria storica e degli antichi valori che stanno alla base delle nostre comunità ma anche e più semplicemente custodi di sapori, colori, odori, suoni, di un’epoca che non ritornerà più. Una dieta alimentare basata sul consumo di prodotti genuini oltre ad uno stile di vita sano e naturalmente ad una predisposizione genetica sono i fattori che consentono a queste persone di tagliare il traguardo dei cento anni. Anche nella nostra splendida Isola, secondo recenti statistiche, vivono 1.199 persone che hanno superato cento anni d’età e di queste ben 952 sono donne.

Ed è proprio di una di loro che voglio parlarvi.

Il suo nome è Grazia Palmisciano, vive nel ridente borgo agricolo di Granieri, al confine tra le province di Catania e Ragusa. In questo luogo “Nonna Razziedda” è nata 102 anni fa e vive ancora oggi. Contrariamente ai suoi coetanei non ha avuto un’infanzia di stenti e privazioni in quanto era la figlia del fattore dell’allora feudo Silvestri e questo le ha consentito di avere anche una buona educazione scolastica. Dopo il matrimonio, che le ha dato due figli maschi, si è “trasferita” in una delle prime abitazioni private al di fuori della masseria e qui ha aperto la prima “putia” (bottega di generi alimentari) di Granieri, dimostrando notevoli doti imprenditoriali per una donna di quell’epoca. Oltre ad essere una donna intraprendente “Nonna Razziedda” è sempre stata una persona sensibile e solidale verso il prossimo: non mancava occasione che rinunciasse al proprio guadagno pur di aiutare i più bisognosi. La “putia” di “Razziedda” era conosciuta anche fuori paese per la qualità del suo pane. Abile anche nella cucina tradizionale, non si è mai risparmiata nel lavoro e tutt’oggi non rinuncia a fare la pasta in casa per la delizia dei propri familiari.

Quando chiedo a “Nonna Razziedda” cosa pensa delle nuove generazioni, lei risponde con una certa ironia che la «gioventù di oggi non vuole lavorare». Ma come passa la giornata la nostra simpatica nonna? «Una colazione frugale sempre accompagnata da un caffè, poi la pulizia della casa, la preparazione, in compagnia della nuora, del pranzo, che consuma con l’immancabile mezzo bicchiere di buon vino rosso. Durante la giornata consuma una buona quantità di frutta, specialmente la prelibata uva IGP di Mazzarrone. La sera le sue preghiere e a cena un pasto frugale». Seduta sul suo divano, vestita elegante, “Nonna Razziedda” si illumina quando parla delle tradizioni natalizie e della preparazione delle pietanze tipiche di queste festività: almeno sette verdure tra cui “cauliceddi bastardi” e broccoli (lessi o “affucati”), “cardduni” in pastella, “cacoccioli chini ca’ muddica”, cicoria e “sanapu” che venivano servite come contorni insieme alla “jlatina” (gelatina) di maiale (che si ammazzava il 21 dicembre), oltre all’immancabile baccalà. Non potevano mancare i “luppini”, i “calacausi” (arachidi) e le noci. I dolci comprendevano “cuddureddi” con miele, mandorle o vino cotto, la “giuggiulena” e il torrone. L’augurio che “Razziedda” esprime per il nuovo anno è: «L’unione in famiglia, la salute, e andare avanti con il lavoro».

A la notti ri Natali, San Giuseppi nn’avìa chi ffari

Si pigghiau nu vastunieḍḍu e si misi a caminari.

Caminau quaranta migghia, chista è cosa ri maravigghia

A la fini si stancau supra n-pièzzu s’assittau

O viniti ca nascìu lu gran ṛṛe ri la natura

E nascìu puvirieḍḍu nta na povira manciatura

(Ḍḍuoppu ca portunu tutti i doni si cunciuri)

Se n-zû buoni cumpatìti

E l’affiettu riçiviti

Cumpatiti Maṭṛi mia

Picchì siemu a la campìa.

TRADUZIONE Nella notte di Natale San Giuseppe non sapeva che fare. Prese un piccolo bastone e si mise a camminare. Camminò quaranta miglia, cosa che desta meraviglia. Alla fine si stancò, sopra un masso si sedette. Oh venite, che è nato il gran Re della natura. È nato poverello in una povera mangiatoia. (Dopo che i pastori offrono tutti i doni, si conclude così). Se non sono buoni, compatiteci e ricevete l’affetto. Compatiteci, Madre mia, perché siamo in miseria.

Articolo e Foto di Samuel Tasca

Il Natale, si sa, è la festa delle luci, del panettone, dell’albero e di Babbo Natale; è la festa dei bambini, dei regali, di tutto ciò che c’è di magico, ma il Natale è soprattutto la festa della famiglia, del calore, del volersi bene e del ritrovarsi tutti uniti alla stessa tavola la notte della Vigilia. Ed è proprio partendo dai ricordi di questa magica notte del 24 dicembre che nonna Pina ci apre le porte della propria casa per raccontarci l’emozione di vivere un Natale con i propri cari e qual è il segreto per tenere unita una famiglia tanto numerosa. Ebbene sì, perché in casa Spata quando si festeggia, si è proprio in tanti: dai quattro figli, Biagio, Giovanni, Maria Concetta e Letizia, ai rispettivi consorti, e poi i nipoti, otto, fino ad arrivare alla piccola Alice, la prima a inaugurare una nuova generazione.

«Il segreto dell’unione – ci svela nonna Pina – è quello di essere stata sempre una mamma e poi una nonna imparziale, affrontando la vita non giorno dopo giorno, ma momento dopo momento. Sì, perché a casa mia i problemi erano di moda, e nel lontano 1970 un incidente ha reso invalido mio marito costringendolo sulla sedia per oltre un anno. Da allora mi sono rimboccata le maniche e siamo andati avanti, sempre insieme. Ci accontentavamo di quello che avevamo, a Natale si cenava con quel che si aveva, ma proprio perché non si conosceva abbondanza, a casa mia era sempre Natale, anche con qualcosa di semplice. E così siamo cresciuti – continua Nonna Pina –. Oggi che i miei figli hanno tutti realizzato la propria famiglia, io mi ritengo soddisfatta e felice perché vivo attorniata dall’affetto di tutti, accanto a loro che sono i miei gioielli, di quelli però che non si possono comprare, di quelli unici al mondo».

Da nonna di tanti nipoti, come fa a trovare il regalo perfetto per tutti?

«Il regalo perfetto per tutti è un bacio ciascuno. Non posso fare grandi regali a ognuno di loro, perché se ne faccio uno, voglio che sia uguale per tutti, e allora anche un bacio diventa un dono. I miei nipoti non hanno mai preteso, sono sempre cresciuti vivendo il Natale insieme attorno all’albero, senza preoccuparsi di nient’altro».

Perché secondo lei il Natale va trascorso in famiglia? Cos’è che rende questa festività tanto speciale?

«Il Natale è sicuramente un momento importante per tutti noi Cristiani, ma non solo. È la festa delle piccole cose, di quelle azioni semplici ma cariche di significato e ricche di senso. Il Natale è una cosa meravigliosa proprio perché si passa in famiglia. Fino ad oggi la notte di Natale siamo sempre stati tutti attorno alla mia tavola e la serata è trascorsa serena e allegra».

Da poco più di un anno è diventata bisnonna, un’altra generazione è iniziata, che effetto le fa?

«Iniziare una nuova generazione è qualcosa di grande, e se devo rivelarti un segreto – ci dice nonna Pina con aria complice – mi sento un po’ insicura su come crescere questa nipotina, quasi in difficoltà. Con i nipoti sento di aver avuto più sicurezza, adesso ho la consapevolezza di avere due generazioni di mezzo tra me e questa nuova piccola arrivata e anche l’età fa la sua parte, ma di una cosa sono certa: l’affetto che provo per lei è identico a quello degli altri nipoti».

Qual è il suo augurio per questo Natale?

«L’augurio di un Natale che possa portare a tutti serenità, salute e anche un po’ di benessere, perché anche quello ci sta. Auguro a tutti di poter trascorrere un Natale “tutto in famiglia” perché la serenità della famiglia è la ricchezza più grande».

E noi di Bianca Magazine condividiamo le parole di Nonna Pina, perché lei in fondo, è un po’ come tutte le nonne, la sua famiglia rappresenta tutte quelle famiglie che vivono il Natale con amore e condivisione.  Ed è proprio a queste famiglie e a tutti voi, cari lettori, che facciamo i nostri più sinceri auguri di un sereno e felice Natale!

Articolo di Titti Metrico,  Foto di Samuel Tasca

La Sicilia è un dono di Dio. C’è un luogo incantevole, in cui subito vieni avvolto da un mix di colori, di luci e di profumi. Dove siamo? Esattamente a Castelbuono, un borgo di circa 9000 anime sulle Madonie, rinomato per la caratteristica e rarissima manna, un prodotto pregiatissimo ottenuto dalla corteccia del frassino e per la raccolta differenziata fatta usando dei simpatici asinelli.

In questo numero, Bianca Magazine parlerà di un’altra eccellenza locale conosciuta e pluripremiata in tutto il mondo: 3 Stelle Superior Taste Award di Bruxelles e la Castagna d’Oro 2017 a Vernasca, solo per citare gli ultimi riconoscimenti.

Una storia che merita essere raccontata, “la favola Fiasconaro”, la nostra redazione ha visitato l’azienda dolciaria siciliana, la pasticceria e lo show room, oggi conosciuta in tutto il mondo, e a raccontarci la storia della famiglia è Nicola Fiasconaro.

Quando nasce la vostra azienda?

«L’azienda Fiasconaro nasce nel 1953, dove papà (Mario, nda) avvia la prima officina dolciaria, a raccontarla ha un grande effetto, ma non era facile in un’epoca in cui non esisteva la tecnologia. Se volevi fare il dolciere il frigo era fondamentale e a quei tempi non esisteva, ma per fortuna, negli anni ’50, a dosso di muli si andava in montagna a prendere il ghiaccio nelle neviere per fare la granita agli agrumi o alle mandorle, cosi iniziò mio padre».

È stato naturale innamorarsi dell’arte dolciaria?

«Io e i miei fratelli Fausto e Martino eravamo pigri a scuola ma papà è riuscito a farci innamorare di questo mestiere sin da subito. Lui con pochi componenti realizzava delle prelibatezze così mi mandò a fare uno stage in giro per la Sicilia, ricca di duemila anni di storia e che vanta un primato nell’alimentazione: i popoli che hanno occupato la nostra isola hanno lasciato due tracce fondamentali, una è quella del barocco, l’architettura arabo-normanna, ecc… e l’altra l’alimentazione con gli spagnoli, i francesi e gli arabi sopratutto nel settore dolciario, quindi la mia passione e la mia curiosità divenne sempre più grande. Frequentai in Veneto la prima Accademia di Arte Culinaria e partecipai a diversi concorsi internazionali di pasticceria per confrontarmi con i miei colleghi italiani e stranieri. Quando un giorno un maestro spiegava i dolci da ricorrenza soffermandosi sull’incredibile mondo delle paste acide pensai a mio padre, ogni anno vendeva nel nostro bar 2000 panettoni provenienti dalla Lombardia, dal Piemonte e dal Veneto l’anno successivo questi panettoni li sfornavamo nell’antico laboratorio di S. Nicola, cominciammo prima nelle Madonie, poi nel palermitano e i cultori siciliani incuriositi dalle novità. Inizialmente a Milano e a Verona abbiamo sofferto un po’ ma, quando si dimostra di saper fare le cose per bene e buone non solo ci hanno accettato ma è nato anche un ottimo rapporto di grande amicizia e stima, collaboriamo insieme perché si deve fare sistema».

Come ci si sente ad essere l’ambasciatore delle eccellenze dolciarie nel mondo?

«È una bella responsabilità, ti dà soddisfazione e ti carica nello stesso tempo. Quando si è all’estero si parla della nostra bellezza, non c’è un angolo della Sicilia dove non ci sia una grande cultura legata al cibo o alle architetture. Abbiamo un patrimonio che il mondo ammira e ci invidia».

In questi anni hai ricevuto tanti inviti ad aprire fuori Sicilia Nicola Fiasconaro riuscirete a resistere?

«La mia era una provocazione, non l’avrei mai data vinta a loro. Andare via è come essere sconfitti. Un incidente burocratico mi ha radicato ancor di più al mio luogo di appartenenza. Spero che il nostro esempio possa aiutare chi non ha la nostra visibilità. Questa maledizione burocratica deve finire, è il cancro della nostra terra».

Come vedi la tua azienda nel futuro?

«È un’azienda giovane nonostante la sua lunga storia che sta lavorando sul ricambio generazionale, il fatto che i nostri figli lavorino con noi ci incoraggia. Abbiamo reinvestito i nostri utili nel progetto Fiasconaro 2020, una sede più grande e innovativa con una mensa aziendale e un asilo nido per i figli dei nostri dipendenti. Una volta realizzato questo progetto ci dedicheremo a portare il nostro patrimonio dolciario nel mondo».

Quale panettone rappresenta Nicola Fiasconaro?

«Quello alla Manna! Per me fu una vera scommessa dato che il panettone fa parte della cultura del Veneto, del Piemonte e della Lombardia. Il primo panettone che inventai fu quello alla manna perché rappresentasse la nostra identità. Un dolce della cultura nordica ma con ingredienti di casa mia. Il secondo panettone è quello madonita, perché utilizzavo le nocciole di Polizzi Generosa, dove c’è una piccola produzione nelle montagne vicino Piano battaglia, in primis l’identità, poi il cioccolato di Modica oggi sto studiando il datterino di Pachino… ».

L’azienda Fiasconaro leader nel mondo dolciario non finisce mai di stupirci!!! Un ringraziamento personale a tutta la famiglia Fiasconaro ed in particolare a Nicola, persona davvero strabiliante e meravigliosa.