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Damiano La Terra finalista

Damiano La Terra, DJ finalista al Tour Music Fest di San Marino su oltre 20.000 candidati

di Samuel Tasca

Damiano La Terra, classe ‘92, promettente DJ della provincia di Catania, vivrà il sogno di partecipare alla finale del Tour Music Fest – The European Music Contest nella Repubblica di San Marino dal 22 al 27 Novembre, dopo aver superato le selezioni tra oltre 20.000 tra artisti e band partecipanti provenienti da tutta Europa.

«Essere un finalista su 20.000 candidati è un grande traguardo per la mia esperienza musicale – mi racconta Damiano -. Una rivincita personale che mi ha fatto tornare la voglia di continuare a produrre musica».

damiano la terra finalista Tour music fest san marino

Una storia d’amore nata negli anni dell’infanzia, quella di Damiano per la musica, nella quale suo padre ha giocato un ruolo fondamentale. «La mia passione è nata ascoltando mio padre suonare la tastiera. Mi sono innamorato di un brano in particolare dei PFM, “Impressioni di settembre”, dove era presente un suono creato da un synth analogico. Da lì in poi la mia mente è sempre stata proiettata su questo genere di musica elettronica».

Damiano, infatti, ha fatto le sue prime esperienze come DJ presso la discoteca Saratoga di Grammichele (CT) e ai Mercati Generali di Catania. Inoltre, per un periodo, ha fondato un gruppo culturale musicale dal nome BLOW con l’aiuto di altri due colleghi. L’esperienza insieme al gruppo, dedicata allo stile Underground e fondata sull’impiego di attrezzature come giradischi e lettori cd, lo ha portato a farsi apprezzare da molti personaggi della scena musicale.

damiano la terra in console

Il prossimo palcoscenico sarà proprio quello delle finali del Tour Music Fest, durante le quali andranno in scena le performance degli artisti finalisti di questa nuova edizione provenienti da tutte le regioni d’Italia. Inoltre, Damiano La Terra potrebbe esibirsi il 26 Novembre al Purple Vision Club di San Marino, in occasione della DJ Night del Tour Music Fest, nella quale i vari DJ e i DJ Producer vincitori del festival si alterneranno in console. Ma le emozioni non terminano qui. Infatti, il DJ Producer vincitore verrà premiato dai presidenti di giuria Mogol e Kara Dioguardi, dai rappresentanti Berklee – College Of Music e dai massimi esponenti della discografia italiana.

damiano la terra

«Per me è sicuramente un sogno che si avvera, ma anche una soddisfazione da donare ai miei genitori che mi hanno sostenuto nella mia carriera», confessa La Terra, che se dovesse vincere il TMF potrebbe volare a Ibiza per sette giorni a suonare in uno dei locali più ambiti dell’isola e partecipare ad un corso di formazione full immersion per DJ e DJ Producer, oltre alla possibilità di ricevere un contratto di sponsorizzazione del valore di 10.000 euro da investire nella propria musica.

Non ci resta quindi augurare a Damiano un grosso “in bocca al lupo” per questa imminente esperienza, che possa essere l’avvio di una stupenda carriera musicale.

Maria Macellaro La Franca

Maria Luisa Macellaro La Franca: «La passione per la musica è nel mio DNA»

di Omar Gelsomino , foto di Jraw Studio 

«La passione per la musica è nata quando avevo sei anni, invece della Barbie “Fior di pesco”, mi regalarono un pianoforte elettrico. Inizialmente lo detestai e lo misi in un angolo della mia stanza. Poiché sono sempre stata curiosa, iniziai ad usarlo e capii che pigiando sui tasti uscivano melodie che potevo combinare a seconda di come muovevo le dita, così cominciai a suonare ad orecchio. Un giorno mio padre mi portò a Villabate per fare una specie di test attitudinale e capii che dovevo iniziare a studiare il pianoforte. Ero un “enfant prodige”, così come mia sorella. Più tardi scoprii che un assistente di Chopin, il maestro Fontana, era un mio antenato».

Inizia così a raccontarsi Maria Luisa Macellaro La Franca, palermitana d’origine che dopo il Conservatorio si è perfezionata in Olanda, Germania e Svizzera, per stabilirsi a Bordeaux. Ad oggi è una pianista, compositrice e direttrice d’orchestra di fama internazionale. Questa sua passione per la musica l’ha portata a suonare in giro per il mondo e ad essere acclamata dalla critica internazionale.

«Nella mia vita sono stata una persona molto fragile, ho vissuto anche grossi drammi, ma sono rinata dalle mie ceneri diventando una persona molto forte e sicura. Prima di essere un’artista sono una persona sensibile, attenta all’altro, cerco di fare le cose con il massimo impegno. Ho bisogno di essere stimolata, quando una cosa mi appassiona mi butto a capofitto, sino a quando non riesco a raggiungere i miei limiti».

Nonostante la giovane età si è esibita nei più importanti teatri del mondo con un repertorio che spazia dalla musica antica a quella moderna, un vero e proprio talento riconosciuto con premi nazionali e internazionali. «Non mi sento ancora affermata nella mia carriera, penso che ci sia sempre una possibilità di migliorarla. Ho costruito la mia carriera da sola. Ho dovuto abbandonare la Sicilia perché fare la direttrice d’orchestra negli anni ‘90 non era possibile, magari oggi è diverso. Non c’è meritocrazia».

Nonostante per lavoro giri il mondo mantiene salde le radici con la sua terra. «La mancanza della Sicilia è incommensurabile, sento la mancanza della mia famiglia e degli affetti, la pandemia l’ha fatta pesare ancora di più, e poi mi manca il cibo siciliano».

Oltre alla musica c’è l’impegno sociale, a favore degli artisti, dei soggetti deboli e delle donne. «Durante il confinamento, come tanti artisti, mi sono vista annullare i miei concerti e le mie tournée, attraverso i social ho dato appuntamento nella Piazza dell’Opera di Bordeaux per manifestare pacificamente, così sono stata chiamata come consulente al Ministero della Cultura a partecipare ad un gruppo parlamentare per contribuire ad aiutare gli artisti. Un’esperienza esaltante. Attraverso queste manifestazioni sono diventata la protagonista del fumetto francese “Topo”, con cui si spiega ai giovani l’attualità, attraverso i disegni di Akeussel, un fumettista di Le Figaro e Le Monde, che mi ha definita “anticonformista”. Sono riuscita a imporre i programmi delle nuove compositrici e di altre epoche nei teatri, fra cui all’Opera di Bordeaux, faccio conferenze per sensibilizzare le persone e suono alcune loro opere».

La musica è solo una delle passioni di Maria Luisa Macellaro La Franca, coltiva, infatti, anche tanti altri interessi dal giornalismo alla scrittura, alla cucina. «Conduco una trasmissione alla radio, scrivo per il teatro ed ho appena pubblicato un libro sui diritti degli artisti insieme con un importante studio legale francese. Dopo aver condiviso sui social alcuni piatti di cucina sono stata selezionata per partecipare al reality Objectif Top Chef su M6, affiancata da un giovane chef con cui ho preparato piatti siciliani utilizzando agrumi, pistacchi, melanzane, basilico, ecc. Un’altra esperienza eccitante in cui ho mostrato la mia sicilianità ed ho raccontato anche della mia anoressia e di come l’ho superata, sperando di poter essere d’aiuto ai giovani. La mia partecipazione sarà trasmessa ad ottobre. E poi continuerò con i miei impegni professionali».

 

Festival città di Mascalucia: Sabato 6 Agosto la finale del concorso canoro giunto alla tredicesima edizione

di Patrizia Rubino

Dopo mesi di selezioni, realizzate in diverse località della Sicilia e a Malta, a cui hanno preso parte oltre 120 aspiranti cantanti, sabato 6 agosto si terrà la finale della manifestazione canora “Festival Città di Mascalucia”. L’evento giunto alla tredicesima edizione è patrocinato dal Comune di Mascalucia e si terrà al Parco Trinità Manenti alle ore 21,00.

Sul palcoscenico si esibiranno i 30 cantanti che si sono aggiudicati la finale, suddivisi in tre categorie: junior, senior e inediti.

Locandina festival canoro mascalucia

Diverse e accattivanti le proposte musicali dei partecipanti che canteranno dal vivo accompagnati da un’orchestra di 25 elementi, diretta dal maestro Daniel Zappa. La manifestazione organizzata dal prof. Carmelo Russo e Nunzio Russo dell’Associazione Cenacolo 2000 Produzione Spettacoli con la collaborazione tecnica di Lino Mancuso, rappresenta da oltre un decennio un appuntamento importante in Sicilia per coloro che aspirano ad iniziare una carriera nel mondo della musica.

Dalle scorse edizioni, infatti, sono emersi diversi giovani talenti che stanno proseguendo con successo il loro percorso formativo e lavorativo. «La nostra mission – spiega Maurizio Casella ideatore e direttore artistico della manifestazione, grande cultore di musica – è quella di trovare talenti, appassionati di musica, con la speranza che poi con lavoro, impegno e determinazione possano trovare la forza di emergere. Noi – aggiunge – offriamo una vetrina e un’esperienza di confronto. Le sfide se si vorrà proseguire saranno tante, ma se ci si crede si possono anche vincere».

A decretare i vincitori per ciascuna categoria sarà come da tradizione una giuria di professionisti di primissimo piano, nelle passate edizioni sono stati presenti tra gli altri il maestro Beppe Vessicchio, la cantante Mariella Nava, la vocal coach Valentina Ducros, solo per citarne alcuni.

giuria festival canoro mascalucia

Nel parterre dei giudici di quest’anno ci sarà il cantautore e musicista Luca Madonia, Rori Di Benedetto, autore e produttore musicale, e Marco Vito, cantante, direttore d’orchestra e musical performer. Sarà presente anche una giuria composta da giornalisti e addetti ai lavori del settore radio televisivo che assegnerà il premio della critica e quello per la migliore presenza scenica.

Ospite della serata che sarà condotta da Ruggero Sardo, la giovane e talentuosa Christina Magrin, già protagonista dello Junior Eurovision Song Contest.

FestiValle

Arriva FestiValle, il festival internazionale di musica e arti digitali della Valle dei Templi

 

Arriva FestiValle, il festival internazionale di musica e arti digitali della Valle dei Templi.

La sesta edizione ad Agrigento dal 4 al 7 agosto

 

Dal 4 al 7 agosto 2022, FestiValle, festival internazionale di musica e arti digitali, ritorna alla Valle dei Templi per la sua sesta edizione.
FestiValle è un boutique festival che mette al centro della sua ricerca l’incontro tra le sonorità jazz e le contaminazioni contemporanee. Quattro giorni di concerti e spettacoli immersi nella magia millenaria della Valle dei Templi, il parco archeologico più grande al mondo, inserito nella lista UNESCO dei Patrimoni Culturali dell’Umanità, dove vivere la magia delle note jazz tra la bellezza ancestrale delle rovine classiche, profumi di macchia mediterranea e tramonti indimenticabili.
Ogni concerto vive nell’incanto di luoghi senza tempo: i live al tramonto nel rigoglioso Giardino della Kolymbethra con vista sul Tempio dei Dioscuri, la prima serata sul main stage ai piedi del maestoso Tempio di Giunone, per finire il rituale di passaggio dell’alba al Tempio della Concordia, con uno speciale evento teatrale, aspettando il momento in cui i primi raggi di luce scaldano l’arenaria delle colonne doriche.
Festivalle ha tra i suoi obiettivi quello di promuovere attraverso la musica e la cultura il territorio agrigentino e favorire l’inclusione sociale, per questa ragione ha voluto mettere a punto un vero e proprio format esperienziale che negli anni si è arricchito di percorsi e spunti turistici che offrono l’occasione di vivere il patrimonio artistico, storico e naturale della Valle dei Templi in modo inedito.

 

 

Palermo Visit the Valley of the Temples in Agrigento Sicily

 

Gli artisti in line up
Si inizia giovedì 4 agosto e si celebra la reunion dei Karate, storica band post rock / slowcore jazz di Boston che torna a esibirsi insieme dopo 17 anni e per FVL animerà gli ulivi e i resti archeologici del Giardino della Kolymbethra. Definiti “indie-jazz” quando il termine “indie” indicava ancora l’underground e non la musica leggera, adesso i Karate sono pronti a riaccendere gli animi dei fan della prima ora e a fare innamorare le nuove generazioni.
Nello stesso giorno, attraversando la Via Sacra e visitando le meraviglie del Parco Archeologico e Paesaggistico, al Tempio di Giunone altri due concerti in seconda serata: Rita Payes & Elisabeth Roma: la giovane trombonista e cantante catalana si esibisce in formazione di quartetto con la madre, chitarrista classica, in un percorso sonoro sensuale e raffinato. Le due musiciste, che hanno pubblicato nel 2021 “Como la piel”, il loro secondo album insieme condivideranno il palco con Horacio Fumero al contrabbasso e Juan R. Berbin alla batteria in un repertorio magico che fonde jazz, bossa nova e chitarra classica.
In chiusura di serata, sul main stage arriva Dele Sosimi, aka The Ambassador of Afrobeat! Tastierista e direttor musicale dei leggendari Egypt 80 di Fela Kuti e poi collaboratore di Femi Kuti, Dele Sosimi è uno dei massimi portavoce della black music mondiale, capace di spaziare dal groove funk ai ritmi africani, dal jazz alla musica tradizionale nigeriana. Sul palco di FVL, presenterà il suo ultimo disco “Full Moon” in versione live con una band di 7 musicisti.

Venerdì 5 agosto segnerà l’incontro tra due mondi: il funk urbano e il sound afro-caraibico.
Dall’underground napoletano al successo internazionale, i Nu Genea tornano finalmente dal vivo in full band con un nuovo attesissimo album in uscita a maggio. Nella stessa serata, il groove psichedelico dei Mauskovic, cinque polistrumentisti olandesi che continuano a scambiarsi gli strumenti senza mai fermarsi. Si preannuncia una grande festa.

Sabato 6 agosto arriva in esclusiva (unica data italiana) Kamaal Williams! Tastierista e producer britannico, ha raggiunto la fama internazionale con il progetto Yussef Kamaal, insieme al batterista Yussef Dayes. L’album di debutto “Black Focus” ha vinto numerosi premi – tra cui il “Breaktrough Act” di Jazz FM – ed è diventato un punto di riferimento per la nuova scena jazz mondiale. Kamaal non finisce mai di stupire, con il suo sound avventuroso che attinge a jazz, funk, soul, hip-hop. Lo aspettiamo a FVL con una straordinaria live band di cinque elementi, per presentare il suo ultimo album “Wu Hen”.
Nella stessa serata arriva anche il polistrumentista eclettico, Marco Castello nelle sue canzoni racconta la contemporaneità muovendosi con disinvoltura tra i linguaggi di jazz, pop, funk e blues per un sound fresco e leggero, elegante e immediato.
Domenica 7 agosto al tempio di Giunone il celebre musicista brasiliano Toquinho festeggerà i suoi 50 anni di successi, un concerto tributo a tutti quei grandi amici con cui Toquinho ha condiviso tanta musica e tanta poesia, un omaggio al migliore jazz brasiliano di tutti i tempi. Ad aprire il concerto i Lovesick Duo, un’incursione nelle atmosfere del country, rock ‘n’ roll e swing made in USA creano armonie musicali retrò, divertenti e romantiche.

 

FestiValle

 

 

L’evento Speciale all’alba
Al passo coi Templi – Il Risveglio degli Dei – special guest Anais Drago

L’opera Teatrale “Al Passo coi Templi” è un viaggio onirico tra Mito, Musica e Teatro con oltre 40 performer. Gli Dei del mondo classico greco compaiono come statue bianche tra le colonne dei templi e prendono vita tra danze canti e scene teatrali. Una sperimentazione di successo tutta siciliana creata dagli artisti Casa del Musical per raccontare il meraviglioso Sito Unesco della Valle dei Templi. Special Guest Anais Drago, vincitrice del top jazz – categoria “nuove proposte”- della rivista Musica Jazz 2021, la giovane artista si muove tra le sonorità del jazz, del rock, della world-music, con uno sguardo sempre rivolto a nuove sonorità e generi di confine.
Domenica 7 agosto ore 04:30 • Via Sacra – Tempio della Concordia
Evento non incluso nell’abbonamento, ticket acquistabili qui:
https://bit.ly/3tyVuwo

 

Mi fai stare bene Lello Analfino

“MI FAI STARE BENE” IL NUOVO SINGOLO DI LELLO ANALFINO

FUORI SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI

MI FAI STARE BENE
IL NUOVO SINGOLO DI
LELLO ANALFINO

LA VOCE DEL GRUPPO SICILIANO TINTURIA


ONLINE ANCHE IL VIDEOCLIP DEL BRANO
https://youtu.be/lx5WneeXvwY

IL BRANO ANTICIPA L’ALBUM
PUNTO E A CAPO
IN USCITA IL 9 SETTEMBRE
 

 

È disponibile da oggi su tutte le piattaforme digitali “MI FAI STARE BENE” (distribuzione ADA Music Italy – https://ada.lnk.to/mifaistarebene), il nuovo singolo del cantautore siciliano LELLO ANALFINO, frontman del gruppo Tinturia, che anticipa la pubblicazione del nuovo album dal titolo “Punto e a capo“, in uscita il 9 settembre.

 

Sonorità moderne, elettroniche e quasi psichedeliche preannunciano un nuovo cammino musicale per Lello Analfino, sempre costantemente alla ricerca di nuovi stili e nuovi suoni. Il viaggio di Lello Analfino intrapreso con questo progetto musicale racconta la volontà dell’artista di aprirsi a nuovi orizzonti, nel segno del desiderio di cambiare e conquistare il futuro usando il presente come incipit.

«Nel rumore, nel sudore, nei colori della città che si muove c’è poesia, quella che ci fa stare bene. L’amore dà forma a questa condizione e rende tutto straordinario e semplice allo stesso tempo – racconta Lello Analfino – Con gli occhi innamorati tutto si colora di bello. Non serve ricercare uno stato ameno quando quello che abbiamo basta per stare bene. Del resto, non è questo quello che cerchiamo, la condizione a cui tutti ambiamo?»

Mi fai stare bene” è anche un video, diretto da Fabio Florio, con il montaggio a cura di Antony Saldì, il soggetto scritto da Peppe Milia e la partecipazione di Simona Trupia. Il videoclip è disponibile al seguente link: https://youtu.be/lx5WneeXvwY.

Questa la tracklist di “Punto e a capo“: “Tutto sembra normale“, “Maschere“, “Svegliati“, “Eroi diversi“, “Mi fai stare bene“, “Ogni volta“, “Io mi diverto“, “Baci definitivi“, “Regine“, “La tristezza non esiste“.

Frontman del gruppo siciliano Tinturia, nel corso della sua carriera Lello Analfino si afferma e si conferma come vero e proprio “animale da palcoscenico”. I suoi concerti sono un’esplosione di musica e intrattenimento, col pubblico Lello si trasforma in un moderno folletto che non ha paura di esprimere liberamente i suoi pensieri attraverso la musica.

Mi fai stare bene Lello Analfino

Lello Analfino, infatti, è anche un cantautore che principalmente attraverso la composizione di colonne sonore è sempre stato in prima linea relativamente a tematiche di carattere sociale e politico come la lotta contro la mafia e ha prestato il suo volto a favore di diverse campagne di sensibilizzazione su varie tematiche. Lello porta avanti la sua carriera solista parallelamente all’attività con i Tinturia, riversando nel progetto tutta la sua creatività, in grado di spaziare senza difficoltà dal pop al reggae, dal funk al rap – con un pizzico di folk innato nelle sue radici sicule ormeggiate nel mare siciliano. Con i Tinturia, Lello Analfino ha pubblicato 6 album, esibendosi in tutta Italia e all’estero. Ha collaborato, nel corso degli anni anche con Ficarra e Picone, componendo brani per i diversi progetti televisivi e cinematografici del duo comico. Il brano “Cocciu d’amuri” scritto per il film “Andiamo a quel paese” è stato candidato ai Nastri D’Argento nel 2015. Si è esibito per Papa Benedetto XVI in occasione del suo pellegrinaggio a Palermo nel 2010 e al Concerto del Primo Maggio di Roma con Paolo Belli nel 2011, tornando a calcare quel palcoscenico per diversi anni ancora, tra cui nei 2015 con i Tinturia; e infine ha suonato per il la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Partanna (TP) in occasione del 50° anniversario del Terremoto nella Valle del Belice e per Papa Francesco nel 2018. Altri suoi progetti sono stati la “Lello Analfino Lounge Orchestra“, una band formata dai maggiori esponenti del jazz in Sicilia e il “Lello Analfino Acoustic – 3io in4“, in cui ha unito la sua anima teatrale alla musica, grazie all’accompagnamento di un terzetto di musicisti, miscelando le sue radici etno con la sua anima pop. Nel 2017 Lello Analfino ha anche pubblicato un remake del celebre brano dei Righeira “L’estate sta finendo” riarrangiato e reinterpretato in una chiave più malinconia, con un suono rarefatto e psichedelico. Nel 2021 ha partecipato al Festival del Cinema di Venezia per aver composto il brano di chiusura del film “Cuntami“, diretto da Giovanna Taviani.

 

oriana civile

Tredici racconti in lingua siciliana: dalle leggende alla denuncia sociale di Oriana Civile

IL PRIMO ALBUM DI INEDITI DI ORIANA CIVILE

Tredici racconti in lingua siciliana: dalle leggende alla denuncia sociale

PRIMO SINGOLO ESTRATTO: UNNI SINI

Il video: https://www.youtube.com/watch?v=bRZNd3mfwYU

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Si intitola “Storii (tra il serio e il faceto)” il nuovo album di Oriana Civile, artista, studiosa delle tradizioni musicali siciliane e interprete del repertorio di tradizione orale della sua terra. Si tratta del suo primo disco di inediti: tredici brani, tredici racconti in lingua siciliana dalle sonorità minimaliste e di grande impatto. Registrato in presa diretta, come un live in studio insieme al chitarrista Nino Milia, sorprende per il carisma e la grande genuinità interpretativa della Civile. “Ho voluto un disco – dice l’artista – che fosse più vicino possibile a quello che si ascolta in un mio concerto. Per questo ho ricercato un suono reale e senza artifizi”.

A comporlo, come indica il titolo, una manciata di storie. Storie personali e storie collettive. Storie individuali e storie universali. Tredici brani che si aprono con una canzone il cui testo è una poesia dell’avvocato Pippo Mancuso, tratta dal libro “Malu Tempu – strofe strofacce aneddoti”. Tra le tracce del disco incontriamo poi paesaggi, leggende, denunce, provocazioni e strambi interrogativi ai quali dare finalmente una risposta definitiva, come il sesso dell’arancin*. Ma anche personaggi come Attilio Manca (la cui morte è uno dei misteri italiani legati a Cosa Nostra), Claudio (agente di scorta di Paolo Borsellino) e Luciano Traina e addirittura Lady Gaga, la pop-star americana originaria di Naso, il paese in provincia di Messina da cui viene anche Oriana Civile.

Questi brani – scrive la Civile nell’introduzione all’album – sono un esplicito invito ad approfondire la conoscenza di queste storie che sembrano lontane da noi ma non lo sono affatto”.

Nel booklet ogni canzone è accompagnata da una fotografia estratta dal progetto “Life (serie Faces and Hands)” di Raffaele Montepaone, fotografo calabrese, instancabile ricercatore di espressioni ed atmosfere senza tempo, “lo ringrazio sentitamente di vero cuore per aver abbracciato la mia idea; queste fotografie sono la testimonianza di un mondo pieno di dignità e bellezza che ci appartiene nel profondo, il mondo che io canto, e io le trovo semplicemente meravigliose”

Storii”, che è stato preceduto da una fortunata campagna di crowdfunding, esce per l’etichetta Suoni Indelebili ed è distribuito da Ird.

TRACCIA DOPO TRACCIA (Guida all’ascolto a cura di Oriana Civile)

01. U ME RITRATTU

testo di Pippo Mancuso – musica di Oriana Civile

U me ritrattu” mi descrive con le parole dell’Avvocato Pippo Mancuso. È l’unico brano del disco il cui testo non è scritto da me, ma mi racconta alla perfezione; io non sarei stata capace di descrivermi allo stesso modo. Il componimento è contenuto nella raccolta Malu Tempu – strofe strofacce aneddoti di Pippo Mancuso (Casa Costanza, 2018).

02. PUNTI DI VISTA – 14 LUGLIO 2017

Questo brano racconta l’arrivo dei migranti a Castell’Umberto il 14 luglio del 2017. Una piccola comunità sconvolta dall’arrivo di cinquanta ragazzini neri, accolti con le barricate dal sindaco e pochi suoi seguaci. Il paese, mai considerato prima dai media, è stato letteralmente invaso dalle telecamere; la RAI, Mediaset e persino la BBC hanno messo le tende a Castell’Umberto per settimane, intervistando passanti e abitanti pro e contro accoglienza. Un caso mediatico senza precedenti nelle nostre zone.

A Castell’Umberto c’è il seminario vescovile. In questa occasione io mi sono chiesta: ma se queste persone, invece che essere etichettate come “migranti”, fossero stati seminaristi? L’accoglienza sarebbe stata sicuramente diversa. Ecco l’importanza dei Punti di vista.

Da questa esperienza è nato il Coordinamento Senza Frontiere, la più bella realtà di accoglienza che abbia mai vissuto. Perché, come diceva “qualcuno”, se «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».

03. ‘A RISURVEMMU

Qual è il sesso dell’arancin*? Un’annosa questione, questa, per la nostra terra. Io l’ho risolta così: perché mai eliminare l’uno o l’altra? Sarebbe bene che convivessero e che magari lo facessero in pace, anzi in amore. La tradizione va mantenuta anche attraverso la lingua, certe volte, e questa è una di quelle. Dalle mie parti l’arancino è maschio; lo è sempre stato. Se a mio nonno parlavi di “arancine”, lui restava dubbioso di fronte a qualcosa che non conosceva. Lo stesso vale per Palermo e i palermitani; lì l’arancina è femmina e così deve continuare ad essere. Le motivazioni possono essere (e sono) svariate; proprio per questo è giusto mantenere e preservare ognuno le proprie tradizioni, senza cercare di eliminare quelle degli altri. D’altronde la diversità è ricchezza da sempre.

04. UNCIA E SDUNCIA

Comincia il viaggio attraverso i paesi dei Nebrodi. Nei Nebrodi esiste una “figura mitologica”, ‘a Buffa di Lonci (il rospo di Longi), alla quale è legato un modo di dire diffuso in tutto il territorio che, quando l’ho sentito per la prima volta da mia nonna, non ci ho capito nulla e ho dovuto chiedere spiegazioni. Il detto è: «Uncia e sduncia, sempri carcirata a Lonci resti» (Gonfia e sgonfia, resti sempre carcerata a Longi). Questo detto si utilizza quando proprio non si vuole fare una cosa, ma è necessario farla, anche controvoglia, oppure quando qualcuno si dà delle arie senza averne motivo. A questo detto è legata una storia che si racconta da sempre e che io ho raccolto, scritto e musicato per farne un racconto in musica, così come per tutte le altre storie contenute in questo disco.

05. LADY GAGA NUN NNI CACA

Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, la più importante pop-star contemporanea del mondo, è originaria di Naso, il mio paese, in provincia di Messina. Il suo bisnonno Antonino è partito da lì, con la valigia di cartone, alla volta delle Americhe nei primi decenni del 1900, come milioni di altri siciliani. Da allora non è più tornato, ma la famiglia che si è costruito ha sempre avuto un forte legame con la terra di origine e anche Stefania Angelina rivendica spesso e volentieri le sue origini siciliane, nei suoi concerti e nelle sue interviste. Nel suo ristorante nel cuore New York, il padre di Lady Gaga, Joseph, ha appeso ai muri vecchie foto di famiglia in cui Naso è protagonista come le polpette al sugo lo sono sulla tavola. Peccato che Lady Gaga non sia mai venuta a trovarci. Peccato che si dica da anni di volerle dare la cittadinanza onoraria, ma non si sia mai fatto. Peccato che, se Lady Gaga venisse a Naso, non avremmo le risorse per riceverla come si deve. Peccato che le risorse che abbiamo spesso le lasciamo abbandonate a loro stesse, nonostante siano davvero importanti e di notevole interesse storico-artistico-culturale. Da qui il mio invito a curarci del Bello (cose e persone) e di trattarlo come merita. Solo così saremo un paese all’altezza di una diva.

Ma questo non vale solo per Naso; questo vale per tutti i paesini dell’entroterra siciliano che fanno fatica a creare circoli virtuosi di crescita e, piuttosto che puntare sulle proprie risorse, si lasciano andare all’incuria e all’abbandono, non credendo realmente nelle proprie potenzialità e, spesso, anche mettendo i bastoni tra le ruote a chi vuole e tenta di risollevare le loro sorti con tutta la sua buona volontà. La buona volontà però prima o poi finisce, se non è sostenuta dalla comunità e dalle istituzioni. Inutile andare a cercar lontano, se non vediamo quello che abbiamo sotto gli occhi.

06. SABBATURANI ANNACA-PUCCEDDI

In Sicilia, fino a pochissimo tempo fa, esisteva l’usanza di appioppare soprannomi (le cosiddette inciurie) alle singole persone o a intere famiglie, anche per distinguerle le une dalle altre, esistendo una forte omonimia tra i componenti della comunità. Nei Nebrodi (ma girando per la Sicilia mi sono accorta che è una pratica diffusa in tutta l’isola) i soprannomi vengono affibbiati anche a tutti gli abitanti di interi paesi che vengono definiti in un determinato modo a causa di fatti (secondo la credenza popolare realmente accaduti) che ne hanno stabilito l’identità.

A San Salvatore di Fitalia gli abitanti vengono chiamati Annaca-pucceddi, cioè Culla-maiali. Il perché lo racconto nella canzone. Da questo racconto emerge forte l’acume del popolo, che fa fronte comune per risolvere problemi importanti.

07. GALATISI ZZAPULÌA-SARDEDDI

Galati Mamertino è un bel paesino di montagna, dedito all’agricoltura e alla pastorizia. Fino a qualche decennio fa, i collegamenti con la costa erano infrequenti, oltre che difficili. La dieta dei galatesi, quindi, ha conosciuto il pesce solo quando il primo pescivendolo si è avventurato fino al paese. Questa storia è simbolo dell’ingenuità del popolo che, legando la propria sopravvivenza alla terra e alla sua coltivazione, si convince che può piantare qualsiasi cosa, per evitare di spendere i soldi che non ha; anche i pesci, invece di comprarli dall’ambulante.

L’abbanniata iniziale è di Maurizio Monzù, figlio di Nicola, il pescivendolo che per quasi 40 anni mi ha svegliato col suo canto imbonitore che il figlio replica alla perfezione. Sarà un’emozione fortissima per tante persone ritrovarla qui. In tanti volevamo bene a Nicola e risentire la “sua” voce riporterà, alla memoria di tanti, tanti bei ricordi.

08. FICARRISI ‘NFURNA-CANNILI

Anche questo soprannome l’ho scoperto da un modo di dire che usava mia nonna: “Chistu sì chi è veru Diu! Pisciò ‘nto furnu e si nni ìu!” (Questo sì che è vero Dio! Ha pisciato nel forno ed è scappato!). Mia nonna lo riferiva ad una persona che si credeva tanto intelligente, ma in realtà era una mezza calzetta.

La stessa storia esiste anche nel paese di Ucria dove, invece della cera, per costruire il Bambin Gesù viene utilizzata la neve.

09. ATTILIO MANCA – LAMENTU PI LA MORTI DI ATTILIO MANCA

Il 12 febbraio del 2004 il giovane urologo siciliano venne ritrovato cadavere nel suo appartamento a Viterbo. Il corpo presentava evidenti segni di colluttazione mentre dal naso era uscita una considerevole quantità di sangue. Da quella scena straziante iniziò uno dei casi di cronaca più sconcertanti della storia della nostra Repubblica reso ancor più sinistro dalle innumerevoli menzogne raccontate dal potere.

Dipinto come un tossicomane morto suicida per un’overdose causata da un mix di droga e farmaci autoinoculati, Attilio fu oggetto di scherno e di derisione in primis da coloro che avrebbero dovuto ricercare la verità. E i due buchi nel braccio sbagliato, lui che era un mancino? Quisquilie. L’assenza delle sue impronte dalle due siringhe ritrovate con tanto di cappuccio salva-ago inserito? Dettagli insignificanti. Il suo computer? Sparito. Il suo appartamento? Quasi completamente pulito a lucido da impronte.

E poi ancora, non c’è spiegazione alla “sparizione” di una telefonata di Attilio dei mesi gennaio-febbraio 2004 giunta ai genitori qualche giorno prima della morte e poi c’è quell’inquietante “coincidenza” dell’operazione alla prostata di Bernardo Provenzano a Marsiglia negli stessi giorni in cui Attilio si spostò in Francia “per lavoro”. Altra “coincidenza” è quella del mafioso Francesco Pastoia che morì suicida in carcere il 28 gennaio 2005 dopo essere stato intercettato mentre parlava di un urologo che avrebbe visitato Provenzano nel suo rifugio da latitante in convalescenza. La morte di Attilio Manca è quindi avvolta dalla stessa coltre nera che ha permesso la latitanza di Bernardo Provenzano. E tante altre sono le ombre sulla scena del caso Manca, ma una più di tutte è la più sinistra, quella dello Stato.

Proprio di questi giorni la notizia delle sconcertanti intercettazioni che potrebbero riaprire il caso e riaccendere la speranza di avere giustizia per Attilio.

10. CLAUDIO E LUCIANO

Claudio e Luciano Traina sono due fratelli.

Nel 1992 Claudio è stato trasferito a Palermo da poco tempo ed è agente di scorta di un leader di un’associazione antiracket, Costantino Garraffa, che nei fine settimana non è quasi mai in città e perciò Claudio il sabato e la domenica viene utilizzato come jolly a disposizione di chi serve. Il 17 luglio, venerdì, chiama suo fratello Luciano col quale condivide la passione della pesca e lo invita ad andare a pescare la domenica successiva, il 19 luglio. Partono di buon ora, ma intorno alle 9 Claudio dice al fratello che alle 14 deve rientrare in servizio, deve fare una scorta. Luciano si risente un po’ perché uscire per tre ore in barca “non ne vale la pena”, ma Claudio risponde che voleva stare un po’ con lui da solo in mare. Prima di andarsene, gli dice: “Mi raccomando, stasera riunisci la famiglia, ci vediamo tutti a casa di mamma”. Claudio quel giorno sostituiva un agente della scorta del Dottore Paolo Borsellino. Muore a 26 anni in Via d’Amelio dilaniato dal tritolo.

Luciano è un agente della sezione catturandi della Squadra Mobile di Palermo. Anche lui poliziotto, anzi è il tipo di poliziotto a cui suo fratello Claudio, di tanti anni più piccolo, si è sempre ispirato, anche se fanno lavori diversi. Luciano il 20 maggio 1996 è nella squadra che ha catturato Giovanni Brusca. Entra per primo nel covo del latitante dopo due giorni di appostamento senza neanche mangiare. Il giorno dopo della cattura viene chiamato dal Questore di Palermo e mandato in Sardegna, per motivi di sicurezza; pende una taglia sulla sua testa. Col senno del poi, Luciano ricostruisce tutto e realizza che il Questore di allora, Arnaldo La Barbera (che è stato addirittura promosso per aver messo in atto depistaggi e insabbiamenti su Via d’Amelio) lo manda in Sardegna, non per proteggerlo, ma per punizione. In vacanza prima, in pensionamento anticipato dopo. Le “menti raffinatissime” di cui parlava Falcone avevano voluto mandare Luciano Traina a catturare Giovanni Brusca, pensando che il poliziotto, trovandosi davanti a uno dei responsabili della morte di suo fratello, lo avrebbe ucciso per vendetta. Brusca doveva morire per evitare che diventasse collaboratore di giustizia; avrebbe avuto troppe cose da dire, troppi insospettabili da coinvolgere. Ma Luciano è un uomo per bene, è un poliziotto, e così “si limita” a fare il suo dovere, a catturare un latitante, un uomo seminudo e disarmato che gli fa persino schifo quando lo vede in quelle condizioni. Per questo motivo, per aver fatto il suo dovere, abbiamo perso un valoroso servitore dello Stato, mentre un traditore dello stesso Stato veniva promosso fino ad ottenere persino la decorazione di commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Luciano adesso continua a portare avanti la memoria di Via d’Amelio e continua a raccontare la sua storia a tanti ragazzi che lo stanno a sentire con le lacrime agli occhi; spiega loro cosa significa stare dalla parte giusta, parla di giustizia e del valore delle Istituzioni, anche se, confessa, a volte gli sembra di prenderli in giro. “Io ci credo poco – dice – ma loro devono crederci.”

11. ‘NA NUCI

Per questo brano ho preso spunto da una vicenda realmente accaduta ai miei nonni. A tutti capita di dover fare qualcosa, ma dimenticarsene per i troppi pensieri o le troppe cose da fare o per semplice sbadataggine. Così la convivenza, in qualche modo, ne risente.

12. U BOI E U SCICCAREDDU

Un classico: il bue che dice cornuto all’asino. Una storia antica come il cucco! Una prevaricazione talmente evidente che non smetterà mai di esistere perché non smetteranno mai di esistere la prepotenza del più “forte” sul più debole, l’arroganza, il pregiudizio e il silenzio complice e colpevole di chi dovrebbe far notare al bue che le corna è lui a portarle sulla testa. D’altronde chi lavora umilmente, con rispetto e dignità, commu ‘nu sceccu, da sempre è soggetto ai soprusi di chi si crede superiore, e per sempre lo sarà. L’importante è essere consapevole del proprio valore e del proprio operato. Tanto, prima o poi, al bue pruderanno; sentirà il bisogno di grattarsi e allora, raspannusi i corna, scoprirà di averle!

U boi chi cci dici curnutu ô sceccu è un paradosso destinato a ripetersi fino alla fine del mondo!!!

13. UNNI SINI

È il mio personale inno alla Solitudine, compagna inseparabile e fondamentale nella mia vita soprattutto nel momento della creazione.

Nello sviluppo del brano questa solitudine si evolve in un atto di autoerotismo, in cui lui (o lei) si identifica in una immaginaria presenza che lascia spazio alla fantasia erotica più di quanto farebbe un reale contatto.

ORIANA CIVILE

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Oriana Civile, cantante, attrice, autrice, appassionata studiosa delle tradizioni musicali della terra di Sicilia, è una interprete unica e preziosa del repertorio musicale di tradizione orale della sua terra.

È presidente della sezione ANPI Capo d’Orlando/Nebrodi Ignazio Di Lena.

È stata coordinatore artistico della rassegna Il Teatro siamo Noi del Teatro Vittorio Alfieri di Naso, importante borgo in provincia di Messina e suo paese di origine.

Nel 2018 le è stato assegnato il Premio Antimafia Salvatore Carnevale “per l’impegno culturale e civile profuso come attrice e cantautrice, sempre congiunto a meritevoli battaglie di legalità e alla valorizzazione del ruolo di coraggiose figure femminili del movimento antimafia”.

Nel 2016 ha aperto il concerto di Noa e Gil Dor in occasione della XXIII edizione del Capo d’Orlando in Blues Festival, consacrando così le sue qualità di interprete in grado di calcare importanti palcoscenici internazionali.

Ha all’attivo numerose collaborazioni con artisti italiani e internazionali, tra cui Mario Incudine, Antonio Putzu, Salvo Piparo, Marco Corrao, Roy Paci, Pierre Vaiana, Salvatore Bonafede e altri.

Ha preso parte a diverse produzioni discografiche e ha realizzato due album da solista come interprete: Arie di Sicilia (di Oriana Civile e Maurizio Curcio, OnAir Records, 2009) e Canto di una vita qualunque (di Oriana Civile, Autoproduzione, 2016), che contiene i brani dell’omonimo spettacolo di teatro-canzone da lei scritto, diretto e interpretato.

Oriana ha, inoltre, collaborato a numerose produzioni cinematografiche; una per tutte Ore diciotto in punto del regista Pippo Gigliorosso, investendo nella produzione e interpretando la colonna sonora composta da Francesco Di Fiore, della quale nel 2019 è stato pubblicato il disco dall’etichetta olandese Zefir Records.

L’11 ottobre 2019 il debutto alla Cité de la Musique di Marsiglia con il progetto A Vuci Longa della “chanteuse sicilienne” Maura Guerrera insieme a Catherine Catella, progetto che punta alla riproposta delle complesse forme polivocali di tradizione orale contadina siciliana.

Per approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Oriana_Civile

“Stereotipi”, il nuovo album dei Bellamorèa

Il Teatro Politeama di Caltagirone ospiterà i Bellamorèa, duo di musica pop world, per la presentazione live del nuovo album dal titolo “Stereotipi”. Lo spettacolo è presentato dall’Associazione E.M.A. e dall’agenzia che gestisce il duo, la Gianfaby Production, con il patrocinio del Comune di Caltagirone. Il sipario si aprirà la sera di venerdì 17 giugno, alle 20.30, con un concerto che si annuncia ricco di sorprese e ospiti.

La prenotazione e prevendita è organizzata da LiveTicket. https://www.liveticket.it/bellamorea

Si tratta di un lavoro che non si ferma a un semplice disco, ma di una raccolta di storie e sentimenti smarriti, uno scrigno di idee, un viaggio di ricerca. Così i fratelli Emanuele e Francesco Bunetto hanno deciso di toccare i temi sociali, di denuncia e di valorizzazione della persona, oltre che del territorio. Dal 2020 hanno intrattenuto il loro pubblico sui social grazie alla pubblicazione dei loro videoclip musicali con tematiche legate al sociale, alla legalità, attualità, cultura, storia e tradizione, in collaborazione con diversi artisti del panorama nazionale e internazionale come Phil Palmer, Leo Gullotta, Nino Frassica, Nancy Brilli, Tony Sperandeo, Paride Benassai, Roberto Lipari, Giovanni Cacioppo, Lucia Sardo, Francesco Benigno, Domenico Centamore, Daria Biancardi, Faisal Taher. 

Dal 2019 sono ideatori e curatori del progetto denominato “Med World Tour” e mira alla valorizzazione della cultura e della musica popolare del Mediterraneo attraverso studi e ricerche etnomusicologiche. Hanno realizzato concerti in Italia, America, Giappone, Belgio, Germania, Inghilterra, Malta, Francia, Tunisia e Svizzera. Nel 2021 hanno ricevuto riconoscimenti da parte di Papa Francesco e dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella per il loro impegno morale, civile e professionale.  

Perché Stereotipi? 

“Abbiamo iniziato un lavoro – sottolineano i Bellamorèa – che non è un disco di canzoni, ma una raccolta di storie e sentimenti smarriti. L’album è diventato uno scrigno di idee, un viaggio di ricerca. Abbiamo deciso di scrivere i testi delle nostre canzoni in lingua siciliana, oltre che in italiano, cercando di fondere suoni della tradizione della musica popolare del Mediterraneo con contaminazioni World e innovazione, anche attraverso sonorità attuali e vari generi musicali quali: Pop, Rock, Soul, Ska, Reggae, Country, Blues, Pizzica, Bossa nova, Funky, Flamenco, Irish, Sirtaki, Rap. Il sigma (S greca), l’elemento che caratterizza la parte centrale della copertina dell’album, assume per noi pure il significato di S come Sicilia, nostra terra d’origine. Ruotando il disco in senso orario si leggono: la lettera “M” come “meridionali”, stereotipo che si attribuisce spesso a chi vive nel Sud Italia; il numero “3” raffigura le tre punte della Sicilia e, in conclusione la lettera “W” che rappresenta la vittoria di chi riesce a portare in alto il nome della Sicilia nel mondo. Questa rappresentazione intende spiegare il concetto di “Stereotipi” in quanto, da qualsiasi parte si gira e in qualsiasi punto di vista si guarda, riesce sempre a dare lo stesso significato. I colori all’interno del sigma rappresentano alcuni dei temi dell’album: ROSSO simbolo violenza contro le donne, BLU simbolo dell’uguaglianza; GIALLO simbolo della Luce, VERDE simbolo della speranza”.

 

Un’estate in Sicilia – Editoriale n.35

L’arrivo di questo numero coincide con quello della bella stagione: la tanto attesa estate, quest’anno sicuramente ancor più desiderata. Gli anni di restrizioni dovuti alla pandemia, infatti, non hanno fatto altro che accrescere in tutti noi il desiderio di ritorno alla libertà e la consapevolezza che la condizione di “normalità” è tutt’altro che scontata.

L’insegnamento che ne abbiamo tratto e che non dovremmo mai dimenticare è che la vita va vissuta e goduta giorno per giorno, a qualsiasi età, assaporando a 360 gradi le infinite vibrazioni che essa ci suscita attraverso le relazioni, l’arte in tutte le sue forme, i viaggi e il buon cibo.

Tutto ciò nutre ogni giorno la nostra esistenza, rendendoci la vita più bella.

È proprio questo il motivo che ci spinge, come redazione, a voler dare ai nostri lettori input e suggerimenti di viaggio entusiasmanti, racconti di personaggi di talento, descrizioni di piatti della tradizione e tanto altro, nell’intento di trasferire sensazioni ed emozioni sempre nuove.

La nostra protagonista è sempre lei: la Sicilia, terra di infinite meraviglie, capace di sorprendere sempre, coi suoi mari, le sue terre, la sua storia.

In questo numero ci siamo soffermati sulle riserve naturali dell’isola, un patrimonio da esplorare e da preservare in ogni modo. Vi porteremo anche ad Ustica, definita la capitale dei subacquei, per le incontaminate bellezze dei suoi fondali. Ma vi condurremo anche alla scoperta della cittadina la cui sagoma, dall’alto, ha la forma di uomo: Centuripe.

Faremo un passo indietro nel tempo e ci sposteremo a Pozzallo, nella Torre dei Cabrera, poi sosteremo presso il Castello della Zisa a Palermo e vi condurremo alla scoperta di un’antica pratica artigianale, quella dell’intreccio dei vimini.

In questo numero abbiamo intervistato, per voi, uno degli autori e cantautori più giovani e talentuosi d’Italia: Lorenzo Vizzini; ci siamo lasciati coinvolgere dall’energia e dalla bravura della DJ Helen Brown e dalle note calde e travolgenti di Giusy Ferreri, che ci ha condotti nelle sue “numerose vite”.

Insomma: i motivi per un viaggio ci sono, la musica pure. Se aggiungiamo pure un buon gelato alla manna e un’esperienza adrenalinica nella Zipline di San Mauro Castelverde, l’estate siciliana può dirsi iniziata nel migliore dei modi. Non credete?

E-state a leggerci… c’è ancora tanto altro da scoprire.

L’editore
Emanuele Cocchiaro

Giusy Ferreri e e le sue vite

di Omar Gelsomino, foto di Cosimo Buccolieri

La sua voce particolare le permette di spaziare su più generi musicali e la sua timbrica inconfondibile ne hanno fatto una straordinaria cantante di successo. Giusy Ferreri, all’anagrafe Giuseppa Gaetana Ferreri, si è imposta nel panorama musicale sin da subito, partecipando ai più importanti festival canori e ottenendo riconoscimenti internazionali per la sua bravura. Senza dimenticare che i suoi brani sono tra i più venduti.

Giusy Ferreri in realtà detiene anche tre record: è la cantante lanciata da un talent show ad aver venduto più copie nel mondo, oltre 2,5 milioni tra album e singoli; è rimasta al primo posto per 47 settimane nella classifica italiana dei singoli con Non ti scordar di me, Novembre, Roma-Bangkok, Amore e capoeira e Jambo; insieme a Baby K con Roma-Bangkok è l’unica artista italiana ad aver vinto il disco di diamante per un singolo digitale.

Di origini siciliane ha sempre vissuto in Lombardia, ma non ha mai abbandonato le sue radici perché la Sicilia è nel suo cuore.

«Sono andata via da Palermo in fasce, ma sento forte il legame delle mie origini. Certamente! Frequento normalmente Palermo». Come tutti anche lei ha fatto la gavetta, coltivando giorno per giorno la sua passione, conciliando il suo vero lavoro, sino al meritato successo che continua tuttora.

«La passione per la musica nasce sin da quando ero bambina. Sono cresciuta in un ambiente predisposto alla musica, poiché passione anche di mio padre con il suo pianoforte, un organo in casa e diverse chitarre e musicassette, cd e vinili di artisti italiani e internazionali di vario stile e genere. Mi sento vicina al rock e al blues. Il pop con tutte le sfumature e influenze di vario genere mi riesce bene. La musica ha unito ancor di più la mia famiglia perché è sempre stato un bellissimo motivo di condivisione. Le mie prime esperienze musicali risalgono a quando ero bambina. Mi piaceva partecipare ai concorsi canori sia da solista sia in gruppo con altri bambini. Poi a 13 anni ho iniziato con la prima formazione cover band e da lì in poi è stato un susseguirsi di varie formazioni di cover band di vari generi musicali tra rock, blues, hard rock, southern rock, new wave e nell’adolescenza ho iniziato a scrivere i miei primi brani che portavo in gara nelle varie manifestazioni per band emergenti. Non è mai stato difficile conciliare il lavoro con gli impegni artistici perché avevo scelto di lavorare part-time e avevo parecchio tempo a disposizione e soprattutto riuscivo ad esibirmi anche nei locali in tardissima serata. Come una doppia vita».

La popolarità di Giusy Ferreri inizia con la classificazione al secondo posto alla prima edizione di un famoso talent show e nonostante il successo raggiunto lei è rimasta sempre se stessa. «La partecipazione ad X Factor nel 2008 rappresenta l’esordio della mia popolarità e l’inizio di un nuovo percorso artistico e professionale. Quando penso alla mia vita penso a come se stessi attualmente vivendo la mia quarta vita, mentre nel 2008 possiamo dire che fosse appena iniziata la mia terza vita. Penso a più vite perché le ho vissute catapultandomi in ruoli e situazioni differenti. Ma più che cambiata mi sento solo cresciuta, continuo a riconoscere sempre me stessa nella mia testa e nel pensiero, solo più matura e consapevole di qualche anno fa».

In questi anni ha partecipato quattro volte al Festival di Sanremo, nell’ultima edizione con il brano Miele, e diverse le collaborazioni che hanno suggellato delle vere e proprie hit di successo. «Sanremo è sempre una bella occasione per presentare un nuovo progetto. Quest’anno ci tenevo molto ad esserci per poter parlare anche del mio nuovo album “Cortometraggi” oltre al brano presentato in gara. Sono davvero tante le collaborazioni di cui vado molto fiera e orgogliosa, e tantissime volte mi hanno portato a conoscere qualcosa di nuovo di me stessa. Quella che ho desiderato tanto personalmente e che ho cercato perché più attinente al mio percorso sin da ragazza, è stata la collaborazione con Linda Perry delle 4 non Blondes che ho voluto coinvolgere per la scrittura a quattro mani di nuovi brani che poi ho inserito nell’album “L’attesa”. Parlo di gratificazione personale artistica ovviamente».

Con l’approssimarsi dell’estate a farci compagnia ci sarà qualche tormentone a segnare le nostre giornate e come è capitato in passato alcuni di questi sono di Giusy Ferreri, tanto che l’hanno definita la regina delle hit, ma lei rimane la cantante di sempre che conosciamo ed ammiriamo. «Non mi sento regina delle hit estive, mi è stato attribuito perché più di un brano ha ottenuto un grande riscontro anche se per me è stato solo un gioco. Artisticamente sono una persona istintiva e volevo provare qualcosa di diverso. Takagi e Ketra mi hanno coinvolta in quella nuova avventura e ho apprezzato molto l’energia, la freschezza, l’originalità e la leggerezza dei loro brani, per cui mi sono divertita».

È già uscito il suo ultimo disco ricco di sonorità e brani introspettivi ma soprattutto di collaborazioni importanti che porterà in giro per l’Italia nel suo lungo tour. «“Cortometraggi” è un album versatile molto curato negli arrangiamenti e nella produzione. Suonato dai musicisti che mi accompagnano durante i tour ormai da diversi anni. Contiene 12 piccoli film, come amo definirli, che arrivano dritti al cuore, alcuni più introspettivi intervallati da altrettanti brani energici sempre ricchi di significato. In questo album sono sia interprete sia cantautrice come per i miei album precedenti. Tra le firme più importanti che hanno scritto per me ci sono Gaetano Curreri, Marco Masini, Bungaro, Diego Mancino, Casalino e Simonetta. Per l’estate vi sarà sicuramente un brano estratto da questo album a farci compagnia. In programma ho il tour estivo e tour autunnale nei teatri, con la formazione musicale accompagnata da Andrea Polidori (Batteria) Gabriele Cannarozzo (basso, moog), Mattia Boschi (violoncello, chitarra) Fabrizio Leo (chitarre) Fabiano Pagnozzi (pianoforte, sinth)».

 

In attesa di vederla tornare dal vivo questa estate nelle più belle località italiane, già annunciate le due anteprime teatrali di questo autunno, prodotte e organizzate di Friends & Partners: il 1° ottobre al Parco della Musica di Roma (Sala Sinopoli) e il 3 ottobre al Teatro dal Verme di Milano.

Lorenzo Vizzini. Il nuovo De Gregori della musica italiana

di Alessia Giaquinta, foto di Julieta Vivas

Qualcuno lo ricorderà come l’imitatore che, a soli cinque anni, conquistò il pubblico della trasmissione televisiva “Bravo Bravissimo” condotta da Mike Buongiorno. Eppure Lorenzo Vizzini, ormai ventinovenne, da allora ne ha fatta di strada… tanta e nel migliore dei modi! Il giovane ragusano, infatti, oggi è considerato uno dei migliori autori e compositori italiani. Ha scritto brani per Renato Zero, Ornella Vanoni, Arisa, Marco Mengoni, Anna Tatangelo, Laura Pausini e tanti altri noti artisti del panorama musicale. Insomma, alla sua giovane età Lorenzo vanta già un curriculum di collaborazioni importanti, di brani e dischi di successo e la vincita del Premio Siae per gli autori under 30 distinti nel panorama nazionale.

Un Francesco De Gregori più giovanelo ha definito Ornella Vanoni. E come darle torto?!

Dalle melodie alle parole, alle emozioni che evoca: la musica di Lorenzo è un’esperienza di bellezza ad alti livelli, un turbinio di poetiche immagini capaci di emozionare chiunque ascolti i suoi brani.

Artista da sempre. Dalle imitazioni alla musica, alla scrittura. Come è avvenuta la scoperta di ciascuna di queste arti?
«Quello con la musica è stato un innamoramento. Non l’ho scoperta, è accaduto. Ad esempio, quando avrò avuto al massimo 2 anni chiesi a mia madre come regalo un palcoscenico con gli strumenti musicali. È stata una scelta istintiva, come i cani che rincorrono gli odori dai quali sono attratti».

Quando hai scritto il primo brano? E l’ultimo?
«Il primo non l’ho propriamente scritto, avevo 5 anni e mi passava questa melodia in testa. Quando capii di averla inventata io, non ho smesso più. L’ultimo non è mai l’ultimo, c’è sempre una nuova canzone da scrivere».

Se potessimo osservarti nell’atto di comporre un brano, cosa vedremmo?
«Ve la vorrei rendere più bella da immaginare, ma probabilmente vedreste una persona dissociata dalla realtà che lo circonda. Nella testa è tutto chiarissimo, ma da fuori potrebbe risultare alienante».

Lorenzo autore e cantautore. Cosa segna il margine tra scrivere per sé e scrivere per altri?
«Più che un margine, c’ è un oceano in mezzo. Tutte le canzoni che scrivo per me hanno delle caratteristiche che rappresentano la mia persona. Allo stesso modo ogni canzone che scrivo per un altro interprete cerco di immaginarla il più vicino possibile alla sensibilità di chi la canterà».

Raccontaci un aneddoto della tua carriera che ti ha particolarmente emozionato.
«Quella che per me è la carriera, in senso strettamente professionale, mi emoziona raramente. Fare musica per me è un lavoro sacro, che amo e cerco di onorare al massimo ogni giorno. Per questo, più che la carriera in termini aneddotici, il momento che fino ad oggi continua ad emozionarmi di più è quando scrivo una canzone. Quello è il periodo che mi regala più entusiasmi, gioie, estasi, qualche volta felicità. È sempre una mappa del tesoro da riscrivere da zero».

Vivi a Milano, ormai. Cosa ti manca più della Sicilia e qual è la prima cosa che fai appena torni nella tua terra?
«Mi manca vederla, guardare le spiagge, i mandorli in fiore, i fichi d’India. Quando torno a casa vado a mangiare le ‘mpanatigghie e da talassodipendente quale sono torno banalmente davanti al mare».

Cosa canta (se canta) Lorenzo sotto la doccia?
«Ammetto di cantare poco sotto la doccia. È il mio momento di tregua, quindi quando riesco e sono da solo mi godo il silenzio. Quelle poche volte che canto in doccia, solitamente canto canzoni che non esistono».

Nel cassetto hai più sogni o progetti? Cosa puoi svelarci?
«I miei sogni sono i miei progetti. In ambito musicale e personale, nei prossimi anni mi piacerebbe conoscere e studiare le culture degli altri continenti. Mi piacerebbe viaggiare in America, Asia e Africa per diversi mesi e conoscere da vicino le radici di scuole musicali che mi hanno da sempre affascinato. Poi ho ancora mille altri sogni, ma mi hanno detto che se li racconti prima non si avverano. Magari ve li racconterò quando li avrò realizzati!».