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Importante riconoscimento per il MACC (Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone): segnalato dal Ministero della Cultura tra i principali luoghi dell’arte contemporanea in Italia

Comunicato stampa

 

Importante riconoscimento per il MACC, il Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone che ha sede nel settecentesco Ospedale delle Donne, in via Luigi Sturzo 167: il Ministero della Cultura lo ha, infatti, segnalato tra i principali luoghi dell’arte contemporanea in Italia.

In particolare la Direzione generale creatività contemporanea, ufficio del Ministero della Cultura (MiC) dedicato alla contemporaneità, ha inserito il MACC tra i “Luoghi del Contemporaneo”, un progetto promosso per la mappatura e la promozione della rete dei luoghi dell’arte contemporanea in Italia. Il progetto ha portato alla creazione di una piattaforma on line, in costante aggiornamento, utile a orientarsi nella conoscenza del panorama artistico del contemporaneo in tutto il territorio nazionale e a sostenerne la valorizzazione.

Il MACC – Museo d’Arte Contemporanea Caltagirone è nato nel 1996, su ideazione e progettazione di Domenico Amoroso, direttore pro tempore dei Musei civici “Luigi Sturzo”, in seguito alla donazione delle opere dell’artista calatino Gianni Ballarò da parte della moglie Carmela Pasqualino. A questo primo nucleo di opere si sono poi aggiunte la raccolta d’arte contemporanea, acquisita dal Comune di Caltagirone in occasione delle rassegne nazionali della ceramica a partire dal 1980, la collezione Sylvia Franchi e numerose donazioni da parte di privati. Il MACC espone oggi opere di artisti del panorama nazionale degli ultimi 60 anni e un nutrito gruppo di autori del territorio, con una particolare attenzione all’Art Brut/Outsider Art, che lo rende unico nel panorama nazionale.

Soddisfazione è espressa dall’assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino che, d’intesa col sindaco Gino Ioppolo, parla di “meritato riconoscimento per un museo che ha nell’apprezzata sezione dedicata all’Art Brut/Outsider Art una precisa peculiarità, ma che annovera anche altre significative collezioni e ospita in queste settimane Primedicopertina 30/40, Passato e Futuro, con 40 opere di grandi maestri della ceramica”.

  

Approvato il finanziamento per la nascita del “Museo della Fotografia Angelino Patti” a Tusa

Comunicato stampa

Sorgerà a Tusa il Museo della Fotografia dedicato ad Angelino Patti, fotografo che ha operato tra il 1895 e il 1969 e che ha lasciato un ricco archivio d’immagini che costituiscono un’importante raccolta di documenti e informazioni preziose per la ricerca storico-antropologica e per meglio conoscere la storia della comunità tusana, l’evoluzione dei luoghi, gli usi, i costumi le antiche tradizioni del centro del Messinese.

Il Museo, che è stato finanziato dall’Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana con 693.000,00 euro del POC 2014-2020, di cui € 69.300,00 a carico del Comune di Tusa, prevede il recupero del Palazzo Costantino, di epoca barocca, che verrà restaurato ed allestito per accogliere il museo.
Con i prospetti tipicamente barocchi e le balconate caratterizzate dalle mensole in pietra intagliata, Palazzo Costantino punta ad inserirsi all’interno di un itinerario turistico-culturale di valorizzazione arricchendo quell’offerta che oggi risulta affidata al Parco Archeologico di Tindari con l’area archeologica di Halaesa Arconidea e il nuovo Antiquarium.

“Il recupero di Palazzo Costantino e la realizzazione del Museo della Fotografica costituiscono per il territorio di Tusa un’importante occasione. Il finanziamento per la nascita del museo – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità Alberto Samonà – consente di rinsaldare le radici di una comunità e rafforzare il senso di appartenenza. Questo museo, inoltre, celebrando una personalità che ha fatto parte significativa della storia del territorio, invita anche a ripercorrere i tempi del pionierismo della fotografia e diventa una preziosa e curiosa occasione per ritrovare la memoria dei luoghi e delle genti che li hanno abitati; una testimonianza che contribuirà a restituire parte di una memoria identitaria altrimenti destinata a perdersi”

Il museo si articolerà su tre livelli: il pianterreno, composto da quattro ambienti oggi adibiti a magazzini ospiterà la mostra fotografica su paesaggio e ambiente, il primo piano accoglierà ritratti di gruppi e folklore, il secondo piano, infine, conterrà foto di sport, culto della morte e di altra natura.

Il percorso museale destinerà gli ambienti del piano terra a hall e sale espositive, prevedendo anche una sezione didattica per far cogliere il significato e l’evoluzione della fotografia nel tempo. Negli altri due livelli, oltre alle foto, verranno esposti oggetti personali del fotografo quali la sua macchina fotografica e oggettistica legata a episodi di vita di Angelino Patti. Lungo il percorso insieme alle lastre esposte, saranno riprodotti aspetti che attengono a momenti economico-sociali, religiosi, culturali e storico artistici della cultura tusana, a partire dagli anni ’20 del XX secolo.

Ha riaperto al pubblico la Galleria d’Arte Moderna

Articolo di Omar Gelsomino

Sono tornate visitabili le sale della Galleria d’Arte Moderna di Palermo e la collezione permanente con le regole e gli orari dettati dalle regole anti Covid-19 ancora in vigore. Si potrà visitare anche la mostra La riscoperta del mito dalle collezioni della GAM, una prosecuzione ideale della sala della Collezione permanente dedicata al mito nelle produzioni degli artisti siciliani, articolata intorno a due nuclei tematici principali, miti storici e letterari e storie e personaggi del mito, con le opere, tra gli altri, di Vincenzo Riolo e Giuseppe Patania. «Riaprire, dopo un periodo forzato di chiusura, un museo civico così importante come la Galleria d’Arte Moderna di Palermo – dichiara l’Assessore alle CulturE Mario Zito – significa ritornare a connettere la città con i mondi.  La GAM in questi lunghi mesi ha continuato a tessere un fecondo dialogo con il suo pubblico mostrando i frutti di un’attività che è fatta di ricerca, tutela, conservazione e divulgazione dei linguaggi artistici. La città ritorna a essere comunità quando può condividere le proprie idee e le proprie emozioni, nelle platee, nei palcoscenici, nelle gallerie, nelle piazze».

Il Museo sarà aperto al pubblico dal giovedì alla domenica dalle 11,00 alle 17,00. La biglietteria chiude un’ora prima.

Ecco le nuove modalità di ingresso:

  • giovedì e venerdì, sempre dalle 11,00 alle 17,00, ogni ora potranno accedere su prenotazione massimo 24 visitatori con una cadenza di 6 persone ogni 15 minuti (ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura) con possibilità di accesso anche per chi non ha prenotato nei casi di non superamento dei limiti previsti.
  • sabato, domenica e festivi si accede solo con prenotazione online obbligatoria da effettuare entro il giorno antecedente la visita al museo all’indirizzo indicato qui sotto:

https://www.ticketone.it/artist/gam-palermo/gam-palermo-galleria-darte-moderna-di-palermo-681926/

Prende il via il Museo Mobile dedicato a Leonardo e Archimede

di Samuel Tasca

È stato presentato sabato 12 giugno, presso il Teatro Stabile di Catania, il nuovo progetto del Museo Mobile dedicato ai geni di Archimede e Leonardo. Dall’esperienza vincente del Museo di Siracusa prende il via questa “avventura itinerante” che porterà le invenzioni dei maestri in luoghi non necessariamente preposti alla cultura, rendendola così accessibile a tutti.

L’iniziativa nasce dalla direttrice del Museo, Maria Gabriella Capizzi, la quale, dopo aver visto chiudere il “suo” museo a causa della pandemia, ha iniziato a ragionare sulla necessità di reinventarsi e di presentarsi al pubblico in una nuova veste innovativa. «Quest’idea prende forma, da una riflessione con mia figlia Serena davanti a un caffè – racconta emozionata sul palco del Teatro Stabile – ci siamo dette: “Se le persone non possono venire al museo, vuol dire che dovremo essere noi a raggiungerle”». Detto… fatto!

A dirigere il progetto del Museo Mobile sarà, infatti, proprio la figlia Maria Serena Brischetti continuando, così, questo sodalizio tra cultura e imprenditoria femminile che da sempre caratterizza l’attività della madre. Connubio che è stato da subito sostenuto anche da un’altra donna, Laura Sicignano, direttrice del Teatro Stabile di Catania, la quale ha sposato sin da subito il progetto del Museo Mobile realizzando, grazie alla minuziosa attività delle maestranze presenti nello staff tecnico del Teatro Stabile, delle ricostruzioni in scala delle invenzioni di Archimede e Leonardo. «La partnership del nostro Teatro col Museo di Siracusa – ha dichiarato la Sicignano – porta nel presente una relazione antica, che è quella che c’è tra le professioni teatrali e la scienza. Non c’è laboratorio di scenografia che non sia costantemente al lavoro sui prototipi e che non si misuri continuamente con questioni matematiche, scientifiche, tecniche, capaci di rendere alla fine “invisibile” questo lungo processo di studio e ricerca per trasformarlo nel miracolo della scena».

A sostenere Maria Gabriella Capizzi e il suo progetto diverse personalità tra cui Fabio Granata, assessore alla Cultura del Comune di Siracusa; Paolo Corsini, vice direttore di RAI Due; Gastone Saletnich, archivista e storico del Medioevo e Giuseppe Rosano, presidente “Noi Albergatori Siracusa” che, riferendosi all’iniziativa e ricordando l’arrivo della Capizzi nella città di Siracusa, ha dichiarato: «Anche la scienza può viaggiare. A renderlo possibile ci ha pensato Maria Gabriella Capizzi, catanese di straordinario talento, venuta in sordina nella città di Siracusa a impiantare il Museo Archimede e Leonardo da Vinci. Oggi, ha riposto tutto in una valigia per intraprendere, nella continuità, un altro meraviglioso e surreale viaggio».

E ancora due donne ad affiancare e sostenere il Teatro Mobile: Monica Luca, presidente Confindustria Catania Imprenditoria Femminile, e Ambra Saottini, consulente e formatrice per l’Hospitality che ha ribadito l’importanza che può avere «la comunicazione di un progetto, nell’era digitale, attraverso una strategia e una programmazione di contenuti da divulgare sul web e sui social, creando quel processo di curiosità, interesse e unicità che muoverà il consumatore a scegliere un luogo piuttosto che un altro».

Un’iniziativa, dunque, da cui aspettarsi veramente di tutto. Una possibilità concreta di fondere in nuove forme arte, scienza e cultura. Una modalità di fruizione più partecipata, scardinata e più inclusiva, che si prepara a raggiungere sempre più persone. «Un museo nato dal caos della pandemia» – così lo ha definito Maria Gabriella Capizzi, e che pertanto porta con sé una volontà di rinascita che può coinvolgere chiunque abbia voglia di prenderne parte.

E in attesa del calendario delle attività del Museo Mobile; non possiamo non invitarvi a visitare il Museo di Archimede e Leonardo nella sua sede permanente a Siracusa in Via Mirabella, 31 che proprio ieri, 15 giugno, ha riaperto le sue porte ai visitatori e si presenta con un’immagine e un allestimento interamente rinnovati.

Siglato un accordo tra la Regione e l’ICOM per migliorare l’offerta museale siciliana

Articolo di Omar Gelsomino

Migliorare gli standard dei musei siciliani, sostenere le strutture regionali in sede nazionale, adeguare e formare il personale, valorizzare e promuovere i musei. Questi sono alcuni punti della convenzione sottoscritta tra l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, e la presidente nazionale della ICOM Italia, Adele Maresca Compagna, con l’obiettivo di migliorare la qualità complessiva dei beni culturali siciliani.

«Con l’accordo sottoscritto – sottolinea l’assessore Samonà – si è dato avvio a un’importante collaborazione dalla quale discenderanno numerosi vantaggi per il sistema museale siciliano, sia di adeguamento agli standard europei e di confronto con le migliori prassi esistenti, che di aggiornamento professionale degli operatori. L’ICOM, infatti, in quanto organizzazione internazionale non governativa dei musei e dei professionisti museali, in rapporto formale con l’UNESCO, rappresenta per noi una garanzia sulla qualità dell’offerta e sulle complessive modalità di gestione dei luoghi della cultura. Un’opportunità di crescita che ci consentirà anche di rafforzare la collaborazione con la rete museale nazionale aprendo anche a momenti di approfondimento e studio condivisi».

«Il protocollo di intesa con l’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana – evidenzia Adele Maresca, presidente di ICOM Italia – rilancia la cooperazione già in essere con la Sicilia, un territorio con una rilevante densità di patrimoni culturali, musei e professionisti museali. Con il protocollo si attiva l’opportunità di un confronto scientifico e al contempo operativo sul ruolo sociale e culturale dei musei e degli ecomusei, sulla loro inclusività, sulla necessità di una strategia digitale per la loro efficacia, sul coinvolgimento sempre più ampio e qualificato dei cittadini, e non di meno sul loro ruolo strategico nel Paese che ci accingiamo a fare ripartire. Tali terreni di confronto saranno affrontati da ICOM e dal suo coordinamento regionale guardando al sempre più definito quadro nazionale e al vivace dibattito internazionale».

Questa collaborazione offre alla Sicilia la possibilità di partecipare con propri rappresentanti ai tavoli di lavoro e alle commissioni nazionali e realizzare iniziative congiunte con gli altri istituti museali, sia per promuovere iniziative e progetti condivisi che per meglio valorizzare i profili professionali e le funzioni del personale che opera nel settore dei beni culturali. Verranno organizzati corsi e seminari su temi relativi alla museologia, al sistema museale nazionale, alle professioni museali e alla valorizzazione del patrimonio culturale; inoltre, la Regione parteciperà alla giornata internazionale dei musei. Il rapporto attivato potrà valorizzare il patrimonio culturale a partire dai beni contenuti nei depositi e contribuirà ad ampliare e rafforzare la partecipazione culturale dei cittadini e delle scuole per favorire una maggiore consapevolezza civica nella comprensione e la fruizione dei beni culturali che rappresentano la forma più incisiva di inclusione sociale e di contrasto alla povertà educativa.

Un particolare impulso, grazie all’accordo, sarà dato allo sviluppo della rete degli Ecomusei con la realizzazione di percorsi turistico-culturali ad hoc.

 

Kamarina, un museo da vivere

Articolo di Salvatore Genovese

“Ragazzi, andiamo a farci un aperitivo al Museo?”
“E vai! Lì il panorama è magnifico!”

“Cara, stasera pizza?”
“Magari; è da un po’ che non usciamo. Dove andiamo? – “Al Kamarina”.

“Sai, è da un po’ che penso ad un posto magnifico per il nostro matrimonio” “Cioè?” – “Al Museo di Kamarina” – “Ottimo. Mi piace!”.

Tre frasi al momento abbastanza fantasiose, ma che potrebbero acquistare concretezza tra non molto. Parola del direttore del “Parco Archeologico Regionale Kamarina e Cava Ispica”, architetto Domenico Buzzone impegnato, assieme a tutto lo staff, in un’opera di riqualificazione e valorizzazione funzionale che, oltre a questi due grandi Parchi, comprende le aree archeologiche di Caucana e del Bagno Arabo di Mazzagnone (Santa Croce Camerina), il Convento della Croce (Scicli), Cava Ispica (Modica), il Parco della Forza (Ispica), le Miniere di Castelluccio (Ragusa) e la Collezione Quasimodo (Modica).
Nello specifico, quest’opera prevede la “musealizzazione interna ed esterna del Museo Archeologico di Kamarina”.

Un progetto innovativo e articolato, i cui tempi di attuazione sono previsti da giugno 2021 a novembre 2021 – quindi abbastanza brevi – che dovrebbe dare un volto e una funzione nuovi alla struttura museale, sia interna, che esterna.
L’ obiettivo, spiega Buzzone, è duplice: «Mettere in risalto l’aspetto scientifico dei resti archeologici e allestire elementi (e momenti) di grande impatto emotivo e scenografico».

A tal fine, il progetto prevede, oltre al miglioramento dell’interpretazione dell’area archeologica e alla musealizzazione dei vari ambienti, la progettazione di un bookshop, di una caffetteria e di locali accessori.

Il tutto, ovviamente, nel continuo richiamo a quella che fu Kamarina, importante colonia greca fondata nel 598 a.C. dai Siracusani su un promontorio alla foce del fiume Ippari per creare un presidio lungo la rotta africana. Dopo varie vicende, che la videro, tra l’altro, alleata di Atene, Kamarina fu conquistata da Roma nel 258 a.C. e nel corso del tempo accolse le navi da guerra di Cesare, Ottaviano, Pompeo Magno, Scipione ed altri generali Romani. Venne distrutta nell’827 da Asad ibn al-Furat nel contesto della conquista arabo-berbera della Sicilia.

Ovviamente, qualsiasi rimodulazione museale non può prescindere da tali elementi storici ed in tale contesto si muove il progetto di musealizzazione dell’intero complesso archeologico kamarinese.

Già alcuni interventi extra progetto sono stati ultimati da mesi e sono in attesa del necessario collaudo amministrativo.
Domenico Buzzone mette anche l’accento sui continui lavori di manutenzione che la struttura richiede per la sua messa in sicurezza e per consentire da subito l’accesso alla parte esterna dell’area archeologica del museo, come la splendida Agorà, che si presume fosse l’area commerciale dell’antica Kamarina.
«La vastissima area esterna sarà, come da progetto, destinata a diverse attività, anche serali, che, se vogliamo, possiamo definire del tutto innovative, se non addirittura ‘rivoluzionarie’, come la caffetteria».
Domenico Buzzone ha le idee ben chiare e lo spirito giusto per attuarle: il museo non solo come luogo di passaggio, ma anche di aggregazione. Qualcosa, in tal senso, è stato fatto: il museo ha già ospitato eventi culturali, musicali e teatrali, ma in forma temporanea, una tantum.

Adesso l’obiettivo è quello di una diversa fruizione, che consenta stabilità agli eventi extra archeologici.
Quelli archeologici, ovviamente, costituiranno la nervatura dell’attività museale, soprattutto, partendo dall’esterno, puntando all’integrazione del sito in un percorso museale più organizzato e multifunzionale, in grado di inserire gli scavi e le rovine in una visita più ampia ed articolata, arricchita da servizi accessori quali il bookshop, la caffetteria ed altro ancora.

In ogni caso, importanza massima sarà data all’interpretazione visiva e di facile comprensione dei numerosi reperti del sito archeologico.

 

 

 

Il museo del mare di Licata

Articolo e foto di Merelinda Staita

Ho insegnato per tanti anni a Licata, in provincia di Agrigento, e ho avuto modo, in occasione di diversi progetti scolastici, di conoscere il patrimonio storico-archeologico del suo magnifico Museo del Mare.

Il Museo del Mare nasce su iniziativa del Gruppo Archeologico Finziade che, dal 2012, si è dotato di un nucleo subacqueo che è riuscito a recuperare i primi reperti già nel 2013. Si trova nel centro storico di Licata, presso i locali del chiostro Sant’Angelo, immobile del Comune dato in gestione al Gruppo Archeologico Finziade. All’interno del chiostro Sant’Angelo, oltre al Museo del Mare, c’è il Museo dello Sbarco. Infatti, la prima parte è dedicata ai reperti subacquei e la seconda parte è dedicata allo sbarco alleato del 1943. Prima è nato il Museo del Mare e in seguito il Museo dello Sbarco.
È stato valorizzato dal Gruppo Archeologico Finziade che svolge l’attività subacquea sotto la tutela e il controllo delle autorità marittime. L’attività del gruppo si svolge in collaborazione con la Soprintendenza del Mare.

I lavori di recupero, condotti sotto la supervisione della Soprintendenza del Mare, presso il sito dell’isolotto San Nicola e della Secca Poliscia, hanno riportato a galla reperti archeologici databili tra il periodo protostorico e l’età medievale fino agli inizi del 1900.

All’ingresso del Museo è presente una vetrina che desta curiosità per la presenza di: un frammento di legno perforato dalla Teredo Navalis, un orlo di brocca in bronzo, un collo d’anfora Massaliota (VI-V secolo a.C), una palla incatenata di cannone (XV-XVI secolo), un piccone in piombo, un collo d’anfora Agorà M254 con graffite due lettere in alfabeto greco (I-IV secolo d.C), un frammento di tegame, un frammento di tazza, un collo d’anfora Keay 62 (V-VII secolo d.C), un collo d’anfora Dressel 2-4 (I secolo a. C – II secolo d. C). La maggior parte di questi reperti è stata rinvenuta nell’area di Rocca San Nicola e di Marianello, proprio nel territorio di Licata.

Sempre all’ingresso troviamo esposta in vetrina, tra gli oggetti restituiti dal mare, una delicata gemma in pasta vitrea con incisa una figura umana pensante.

A seguire c’è un’area dedicata alle anfore di diversa epoca, intere o anche in piccoli frammenti. Inoltre, ci sono le donazioni dei pescatori o di chi pratica la pesca amatoriale. Non si può non ammirare la collezione di ancore antiche recuperate dal mare: due ancore a gravità a un foro, tre a gravità a tre fori, due ceppi litici, sei ceppi in piombo e una contrammarra plumbea. Tra le ancore in ferro: una di epoca romana del tipo a freccia, una bizantina, un’ancora Trotman (XIX-XX secolo) e un ammiragliato italiana (XX secolo). La disposizione delle ancore segue un percorso storico ben preciso dalle più antiche alle più moderne. Tutti questi importanti ritrovamenti sono collocati nell’atrio, sotto ai portici, del chiostro Sant’Angelo.

A giugno riprenderà il servizio civile ed è in programma l’ampliamento del Museo, con la volontà di allestire una sala dedicata ai supporti informatici e multimediali.
L’intento è quello di mostrare agli studenti delle scuole, ai turisti e ai visitatori, l’attività archeologica – subacquea.
Jacques Cousteau scienziato, oceanografo, inventore, regista ed esploratore instancabile degli abissi marini, sosteneva che: «Il mare, una volta lanciato il suo incantesimo, ti tiene per sempre nella sua rete di meraviglia». Credo che le sue parole racchiudano una profonda verità, perché il mare ci riconsegna sempre delle ricchezze preziose che dobbiamo curare e preservare.

Licata possiede tesori inestimabili: il suo mare, la sua costa e le sue stupende spiagge. Mi auguro che in futuro ci siano nuove scoperte e nuove straordinarie bellezze, recuperate dai suoi unici fondali marini. Certamente, io continuerò a custodire nel mio cuore il ricordo di questi luoghi in cui mi sono ripromessa di ritornare.

Istituito a Palermo l’itinerario dell’Art Nouveau

di Omar Gelsomino

Alcuni importanti gioielli dell’architettura Liberty di Palermo saranno messi a sistema, destinandoli alla pubblica fruizione attraverso la delibera approvata dalla Giunta Regionale su proposta dell’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, che ha istituito il museo del Liberty-Villa Deliella, e l’Itinerario dell’Art Nouveau. L’itinerario metterà in rete l’area di piazza Crispi, su cui un tempo sorgeva Villa Deliella, con alcuni luoghi-simbolo della Belle Époque: fra questi, Villino Ida, progettato nel 1903 dall’architetto Ernesto Basile, che diventerà museo di se stesso e sarà dedicato alla memoria dello stesso Basile, Villino Favaloro, che sarà la sede del Museo regionale della fotografia, e il Villino Florio, destinato anche ad ospitare esposizioni temporanee oltre ad altre testimonianze dell’architettura Liberty.

L’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana sta lavorando da tempo ad un progetto complessivo che vedrà importanti collaborazioni e che ha lo scopo di rileggere un periodo storico e uno stile sotto molteplici aspetti, per potenziare ulteriormente l’offerta culturale. «Si tratta di un progetto ambizioso – spiega l’assessore Alberto Samonà – che unisce una visione e una progettazione innovativa degli spazi secondo i principi della rigenerazione urbana al recupero della memoria, valorizzando alcuni importanti luoghi-simbolo del Liberty. A questo proposito, sono felice di apprendere che è in corso una petizione per chiedere di aprire proprio Villino Ida alla pubblica fruizione, praticamente sposando il progetto su cui siamo impegnati oramai da mesi. I luoghi del Liberty sono molti e l’istituzione da parte del governo regionale dell’itinerario dell’Art Nouveau pone finalmente le basi per la nascita di quel museo diffuso che ci consentirà di lasciarci alle spalle l’oblio dei decenni passati».

All’Ars è attualmente depositato un Ddl, primo firmatario il parlamentare regionale Alessandro Aricò, che prevede la trasformazione di Villino Ida in casa-museo mentre una delibera di Giunta ha stanziato 1.207.000 euro di risorse dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione per restaurare il Villino Messina Verderame.

 

A Sciacca si rinnova l’Antiquarium di Monte Kronio

di Omar Gelsomino

Si rinnova e potenzia l’offerta culturale dell’Antiquarium di Monte Kronio attraverso l’uso di tecnologie che offriranno ai visitatori l’emozione di una visita interattiva. Monte Kronio, con le grotte e le “Stufe di San Calogero”, offre ai visitatori un’esperienza che coniuga aspetti legati alla geologia, speleologia, preistoria, storia, ritualità, epica, medicina. Finanziati per 120.000 euro con risorse del Parco Archeologico della Valle dei Templi, i lavori di adeguamento e rifunzionalizzazione saranno realizzati dalla Bio Wood Heater e prevedono una durata di 6 mesi.
«Scopo del progetto – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è rendere più attrattiva una realtà sotto molti aspetti straordinaria e offrire ai visitatori un’esperienza didatticamente pregnante e, al contempo, emozionante. Le caverne di Monte Kronio hanno ospitato l’uomo sin dai tempi più antichi e ne hanno custodito interessanti tracce. L’allestimento del nuovo Antiquarium si avvarrà dell’uso di tecnologia avanzata e della realtà aumentata, che consente di incorporare movimento, dinamismo e interattività, per aumentare il coinvolgimento dei visitatori e catturare segmenti di pubblico nuovi. Il nuovo allestimento rientra nella politica di ammodernamento delle realtà museali su cui il Governo regionale, anche attraverso i Parchi archeologici, sta impegnando risorse importanti».

Nella prima fase i lavori prevedono la realizzazione delle opere riguardanti la sistemazione delle aree esterne e dei prospetti nonché l’allestimento interno e la definizione del progetto di allestimento scenografico, tecnologico e didattico. Sul terrazzo panoramico sarà realizzata una copertura che renderà più attrattiva la terrazza stessa, rendendola adatta ad ospitare eventi culturali.

«Il nuovo allestimento di Monte Kronio – dice Roberto Sciarratta, direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi – rientra nel complessivo disegno di ammodernamento delle strutture museali per rendere maggiormente attrattive le strutture e adeguarle un pubblico sempre più esigente e curioso. Nella parte centrale dell’Antiquarium, infatti, saranno realizzate 4 postazioni immersive per far provare l’esperienza di visita delle grotte. Si tratta di seggiolini girevoli con visori VR da appoggiare al viso (sottoposti a sanificazione dopo ogni uso) che consentiranno di “entrare” all’interno di un video generato in computer grafica 3D attraverso cui, con una immersione a 360 gradi, il visitatore verrà accompagnato in un viaggio straordinario da una voce narrante».

L’esposizione museale occupa oggi i locali ubicati all’ultimo piano del complesso termale delle Stufe di San Calogero o grotte del Kronio, sulla sommità dell’omonimo Monte che sovrasta, da Nord, la città di Sciacca, nota per l’importanza del bacino idrotermale sfruttato sin dall’antichità a fini terapeutici.

Inaugurato negli anni ‘80 del secolo scorso l’Antiquarium raccoglie materiali archeologici di epoca preistorica e storica provenienti da scavi e da ricerche condotte, dagli anni ‘60 alla fine degli anni ’80, all’interno del complesso ipogeo di origine carsica che si sviluppa nelle viscere del Monte e la cui singolare unicità è legata alla presenza di fenomeni vaporosi che, risalendo lungo la rete di gallerie che lo attraversa, fuoriescono dalle cavità superiori, le c.d. Stufe di San Calogero, ancora oggi sfruttate.

Musumeci: «Nasce a Palermo il Museo del Liberty»

di Omar Gelsomino

«Era un impegno che avevo preso con il parlamento siciliano e con tutti i palermitani qualche giorno fa durante l’esame della manovra finanziaria all’Ars. Oggi, quell’impegno, è stato rispettato. Il governo regionale ha infatti stanziato tre milioni di euro per l’istituzione, a Palermo, del “Museo regionale del Liberty – Villa Deliella” e dell’itinerario dell’Art Nouveau». Lo annuncia il presidente della Regione Nello Musumeci, dopo il via libera della giunta alla proposta dell’assessore Alberto Samonà, che vedrà una sinergia tra gli assessorati dei Beni culturali e delle Infrastrutture.

Proprio in occasione della recente sessione finanziaria a Sala d’Ercole, dopo che una norma analoga presentata dal deputato Marianna Caronia era stata stralciata, infatti, il governatore aveva espresso l’intendimento del governo di disporre nel più breve tempo possibile un atto amministrativo per avviare le procedure relative alla nascita del Museo e di un grande itinerario culturale connesso.

«Oggi è un giorno particolarmente importante – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà perché si sana una ferita inferta oltre sessant’anni fa alla città di Palermo e alla Sicilia. La decisione di far nascere il Museo del Liberty è un atto politico forte che realizza un doppio risultato: rende la giusta visibilità a uno stile architettonico che ha contrassegnato un periodo memorabile della Sicilia e risarcisce moralmente e culturalmente l’intera comunità siciliana per la violenza subita. La decisione del governo Musumeci è, infatti, un segnale forte e non soltanto simbolico di ripristino di quella cultura della legalità, violata per troppi anni dal predominio di comitati d’affari politico-mafiosi».

Villa Deliella, situata in piazza Francesco Crispi (piazza Croci) a Palermo, era stata realizzata nel 1905 su progetto dell’architetto Ernesto Basile, fra i massimi protagonisti della stagione del Liberty siciliano. La villa fu abbattuta nel 1959, nell’ambito di quella grande operazione di speculazione edilizia, avvenuta a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, che è passata alla storia come il “sacco di Palermo”. L’area, però, a dispetto di quanti avevano demolito la Villa, è rimasta inedificabile e, per molti anni, è stata adibita a parcheggio.