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Padre Mario Alfarano Capizzi

A Maria Gabriella Capizzi, direttrice del Museo Archimede e Leonardo di Siracusa, dall’Archivio Generale dell’Ordine dei Carmelitani di Roma, una grande testimonianza per il lavoro svolto negli ultimi anni

Siracusa – Il museo Archimede e Leonardo di Siracusa riceve un grande riconoscimento e un attestato di stima, per il lavoro svolto negli ultimi anni, dall’Archivio Generale dell’Ordine dei Carmelitani di Roma. Padre Mario Alfarano, direttore del prestigioso istituto culturale, infatti, ha inviato al sindaco di Siracusa, Francesco Italia, e all’assessore comunale alla Cultura, Fabio Granata, una lettera con cui chiede, anzi, si augura che, anche in futuro, possa proseguire la sinergia tra Museo Archimede e Leonardo e Comune di Siracusa. La struttura dedicata alle invenzioni dei due geni è infatti ospitata nel settecentesco ex convento del Ritiro di via Mirabella, nel cuore di Ortigia, di proprietà del Comune. E sono proprio le origini di questo storico edificio a legare il Museo Archimede e Leonardo di Siracusa e l’Archivio Generale dell’Ordine dei Carmelitani.

Come scrive padre Mario Alfarano nella missiva al primo cittadino e all’assessore alla Cultura di Siracusa, la proficua collaborazione “è nata dal comune legame con le origini dello stabile dove ha sede il Museo: esso, infatti, agli inizi del ‘700 sorge come ritiro o monastero delle carmelitane avente, tra le fondatrici, suor Maria Carmela Gargallo Montalto, morta in odore di santità. Il monastero ha avuto una grande importanza non solo per l’Ordine Carmelitano, per i legami di Maria Carmela Gargallo Montalto con i venerabili Girolamo Terzo e Andrea Salvatore Statella, iniziatori della riforma carmelitana siciliana di S. Maria della Scala del Paradiso, ma anche per la città di Siracusa, la quale, anche grazie a suor Maria Carmela Gargallo Montalto, intrattenne profondi rapporti con il papato del tempo”.

La lettera a firma del direttore dell’Archivio Generale dell’Ordine dei Carmelitani continua: “La presenza del museo nella sede dell’ex ritiro carmelitano permette di mantenere viva la memoria di uno spaccato della vita religiosa e culturale della città anche attraverso iniziative di collaborazione con l’Institutum Carmelitanum e l’Archivio Generale. Inoltre, le varie attuali attività culturali promosse dal Museo e, in particolare, dalla direttrice Maria Gabriella Capizzi stanno rendendo sempre più questo luogo un centro di attrazione e una vetrina della città”.

Padre Mario Alfarano Capizzi

Padre Mario Alfarano fa riferimento, solo per fare un esempio, agli studi e alle ricerche per ricostruire la storia di suor Maria Carmela Gargallo Montalto, dell’ex convento del Ritiro e della comunità monastica femminile che vi dimorò per circa un secolo e mezzo, promossi e finanziati dalla direttrice del Museo siracusano ed eseguiti da un componente del comitato scientifico del Museo, Gastone Saletnich, dottore in Storia medievale e archivista. Tutto ciò grazie alla tenacia e alla passione di Maria Gabriella Capizzi, la quale spiega: “Per me è ormai una missione restituire il giusto valore e il corretto riconoscimento a una grande donna siracusana, per troppo tempo dimenticata o comunque trascurata, e ai luoghi da lei voluti“.

Un’attività molto apprezzata, evidentemente anche dall’Archivio Generale dell’Ordine dei Carmelitani che conclude la lettera così: “A nostro parere l’edificio dell’ex ritiro rappresenta un altro grande potenziale culturale per la città di Siracusa, per questo motivo vogliamo raccomandare tutte quelle iniziative a volte al recupero di esso. Gli ottimi risultati finora raggiunti e quelli che si potrebbero ancora ottenere sia per il Museo sia per la valorizzazione dell’intero edificio sono certamente merito della direttrice Maria Gabriella Capizzi. Pertanto, ci auguriamo che possa prolungarsi la sua concessione da parte delle vostre istituzioni”.

Gli fa eco Maria Gabriella Capizzi, la quale si unisce all’augurio “anche perché – conclude – oltre all’ottimo lavoro fin qui effettuato e da più parti riconosciuto, bisogna considerare che la nostra attività si è pressoché fermata, per circa due anni, a causa della pandemia e delle varie restrizioni. Ed è proprio da adesso che le tante iniziative progettate, abbozzate o appena avviate dovrebbero pienamente realizzarsi, contribuendo a valorizzare la figura di Leonardo e di due siracusani d’eccellenza come Archimede e suor Maria Carmela Gargallo Montalto, arricchendo le proposte culturali per i turisti e animando sempre più la zona dell’ex convento del ritiro“.

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Muove il primo passo il Progetto di Sistema Museale Diffuso e di Turismo Accessibile e Inclusivo della Cooperativa Badia Lost & Found

Muove il primo passo il Progetto di Sistema Museale Diffuso e di Turismo Accessibile e Inclusivo della Cooperativa Badia Lost & Found di Lentini, impresa culturale aderente a Legacoop Sicilia.

Oggi, infatti, è stata lanciata la campagna di crowdfunding per il Museo Tattile e Percettivo Badia Lost & Found.

 

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Cos’è il Museo Tattile e Percettivo Badia Lost & Found?

 

  • Il Progetto del Museo nasce dall’esigenza di rendere accessibili le opere del PUA, il Parco Urbano d’Arte Badia Lost & Found, che a Lentini si snoda nelle vie del centro storico per arrivare al quartiere Badia.
  • Il PUA oggi conta ben 38 opere, realizzate dai più importanti artisti contemporanei italiani e internazionali, che ne fanno la più grande e qualificata galleria d’arte contemporanea a cielo aperto della Provincia di Siracusa e una tra le più grandi in Italia.
  • Il percorso artistico del PUA si ispira, secondo la filosofia del lost & found, a racconti, miti, leggende e personaggi del territorio molto spesso smarriti, dimenticati e ora riscoperti attraverso l’ausilio dell’arte contemporanea.
  • Il PUA, però, si presenta oggi come un meraviglioso percorso artistico ma non accessibile a soggetti con disabilità, quali:
    • la disabilità fisica: gran parte delle opere si presentano, infatti, su angoli dello storico quartiere Badia caratterizzati da importanti scalinate che di fatto impediscono ai soggetti in carrozzina di poter accedere autonomamente;
    • la disabilità visiva: essendo un percorso legato all’arte visiva, è al momento del tutto impossibile includere i soggetti non vedenti o ipovedenti;
    • la disabilità uditiva: il soggetto con deficit uditivo può affrontare autonomamente il percorso ma senza usufruire della parte narrativa che rende unica l’esperienza della visita.
  • Il Progetto del Museo Tattile e Percettivo intende, invece, avvicinare e coinvolgere le persone con disabilità che normalmente non frequentano le sedi museali attraverso percorsi e strumenti pensati ad hoc:
    • si intende, così, favorire una fruizione e un’esperienza culturale autonome, agevoli e sicure per tutte le persone in qualsiasi condizione: dai bisogni fisici e motori a quelli sensoriali e cognitivi, siano essi fruitori permanenti o temporanei;
    • oltre alle barriere di tipo fisico, è necessario considerare anche l’accesso conoscitivo di un sito culturale, che deve necessariamente essere comunicato ai più attraverso gli strumenti più adatti: è quello che noi chiamiamo “diritto alla fruizione” non solo del quartiere che ospita il PUA ma anche dei contenuti racchiusi all’interno di ciascuna opera.

 

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Come funzionerà il Museo Tattile e Percettivo Badia Lost & Found?

 

Per i motivi sopra esposti il Museo conterrà al suo interno 5 aree attrezzate oltre i servizi.

 

  • Area Tattile:
    1. uno spazio che ospiterà la raffigurazione di tutte le opere murali del PUA attraverso la realizzazione di tavolette in rilievo, permettendo così al pubblico non vedente e ipovedente di toccare e conoscere le opere in questione;
    2. ogni opera tattile sarà corredata di una didascalia in codice braille;
    3. al fine di permettere una visita autonoma in sicurezza, il perimetro dell’Area Tattile sarà delimitato da una barra sonora nel pavimento che, a contatto con il “bastone bianco”, avviserà il visitatore circa il suo orientamento all’interno del Museo.

 

  • Area Sociale Multimediale:
    1. uno spazio totalmente buio nel quale saranno proiettate le opere del PUA in digitale attraverso un sistema di proiettori a prisma che materializzeranno una figura in ologramma;
    2. la figura in ologramma narrerà il contenuto delle opere del PUA in linguaggio LIS e interagirà con l’utente con disabilità uditiva o anche normodotato.

 

  • Area Immersiva Virtuale:
    1. è rivolta agli utenti in carrozzina che oggi non possono percorrere interamente il percorso del PUA; ma può essere un’esperienza interessante anche per utenti normodotati;
    2. essa si avvale dell’ausilio di visori (caschetti in cui è presente un display con sensori e videocamere) che permettono di visualizzare in 3D, mantenendo una prospettiva in prima persona, una realtà virtuale totalmente fedele a quella reale e lungo l’intero itinerario del PUA; si permetterà così a qualsivoglia utente di avere la sensazione di “percorrere”, in modo del tutto reale e immersivo, le opere del PUA;
    3. essa, inoltre, darà la possibilità di poter interagire direttamente con i personaggi delle opere i quali si racconteranno direttamente all’utente.

 

  • Sala Conferenze attrezzata.

 

  • Area Caffetteria e Store del Museo.

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Quali interventi si renderanno necessari per la realizzazione del Museo Tattile e Percettivo Badia Lost & Found?

 

  1. La Cooperativa Badia Lost & Found ha già acquisito, all’interno del Quartiere Badia di Lentini, un immobile che presenta tutte le caratteristiche rispondenti agli obiettivi del Museo Tattile e Percettivo.
  2. Adesso sarà affrontata la fase dell’abbattimento delle barriere architettoniche presenti nell’immobile per la piena fruizione e accessibilità delle varie Aree del Museo.
  3. Installazione della tecnologia e degli arredi del Museo.
  4. Inaugurazione del Museo prevista nella prima metà del 2023.

 

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Cosa finanzierà la campagna di crowdfunding?

 

  • L’obiettivo del crowdfunding è la raccolta dei fondi necessari all’abbattimento delle barriere architettoniche del Museo.
  • Esso sarà gestito attraverso la piattaforma gofundme alla quale la Cooperativa ha avuto accesso essendo stata premiata dalla prestigiosa Fondazione Italia Sociale come uno dei Civic Place
  • Il resto dei fondi saranno ricavati attraverso strumenti finanziari predisposti da Legacoop Sicilia che è il partner principale del Progetto.

 

Come partecipare alla campagna di crowdfunding?

 

Semplice. Basta collegarsi al seguente link e procedere alla donazione:

https://gofund.me/4682fc6a

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Quali sono i progetti della Cooperativa Badia Lost & Found oltre il Museo Tattile e Percettivo?

 

Nelle prossime settimane la Cooperativa presenterà alla stampa e alla Città il resto delle azioni che compongono il proprio Progetto di Sistema Museale Diffuso e di Turismo Accessibile e Inclusivo che vanno ben oltre il già ambizioso traguardo del Museo e per il quale i Soci della Cooperativa hanno già deliberato un Business Plan di oltre 320.000 euro.

Domenica 5 giugno ingresso gratis ai luoghi della cultura regionali

Domenica 5 giugno, prima domenica del mese, in Sicilia si entra gratis in tutti i parchi archeologici, i musei e i luoghi della cultura che dipendono dall’assessorato regionale dei Beni culturali della Sicilia. 
Lo ha disposto l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samoná, aderendo, già dallo scorso aprile alla nuova campagna promossa  dal Ministero della Cultura.
“Parchi archeologici e musei regionali sono veri e propri serbatoi di benessere  – sottolinea l’assessore Alberto Samonà – perché la cultura è un nutrimento dell’anima. Le giornate a ingresso gratuito invitano alla scoperta dell’arte e favoriscono le famiglie nella trasmissione di valori importanti come l’educazione alla bellezza e alla conoscenza”.
Gli argenti di Morgantina

Gli Argenti di Morgantina potranno restare in Sicilia

Gli Argenti di Morgantina potranno restare in Sicilia. Il Metropolitan Museum di New York, infatti, ha fatto sapere di non volere indietro i preziosi reperti che ogni quattro anni, in base a un accordo del 2006, venivano trasferiti da Aidone al museo newyorkese.

A sottolinearlo è il direttore del Metropolitan Museum, Max Hollein, in una nota inviata all’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Alberto Samonà, nella quale definisce “obsoleto l’accordo del 2006”, aderendo, in pratica, alla richiesta che, anche di recente, era stata avanzata dallo stesso assessore Samonà, di far restare gli argenti nel Museo archeologico di Aidone, in cui sono esposti.


“Riteniamo – scrive Max Hollein nella lettera indirizzata all’assessore dei Beni Culturali della Regione Siciliana – che sia meglio sospendere questo scambio, vista anche l’importanza degli Argenti per il Museo nel quale sono ospitati e per la fragilità degli stessi”. Aspetti, questi, che erano stati evidenziati lo scorso mese di gennaio proprio dall’Assessore Alberto Samonà, che si era rivolto al Ministero della Cultura.
Il direttore del Met inoltre, nella lettera, si è detto disponibile a una modifica dell’accordo, che passi da una rinnovata partnership che coinvolga il Metropolitan e il Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas, finalizzata a sancire una collaborazione fra le due istituzioni “attraverso prestiti che possano far conoscere ai visitatori del Museo statunitense la ricchezza del patrimonio culturale siciliano”.

Gli argenti di Morgantina

“Accolgo con grande soddisfazione la lettera del Direttore del Metropolitan Museum di New York – sottolinea l’assessore Alberto Samonà – che viene incontro alle richieste del Governo regionale, tenendo conto delle mutate condizioni storiche e riconoscendo la legittima esigenza del Museo di Aidone a mantenere gli Argenti di Morgantina. Una disponibilità per cui ringrazio il Direttore Max Hollein e in virtù della quale si gettano le basi per una prestigiosa collaborazione scientifica e culturale fra il Met e il nostro Museo Salinas. Ritengo, infatti, che la politica degli scambi culturali, che sta già dando effetti molto positivi con la Grecia e i suoi musei, sia la grande opportunità dei prossimi anni, per valorizzare al meglio il nostro patrimonio culturale e dar vita a iniziative comuni, in grado di garantire una vetrina di vasta risonanza internazionale alla Sicilia e ai nostri musei e parchi archeologici”.

Al museo Paolo Orsi in mostra un antico idolo cicladico e un’installazione di Joana Vasconcelos

Palermo – Sabato 26 marzo alle ore 11 al Museo “Paolo Orsi” di Siracusa, alla presenza dell’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, si inaugurerà “Crowned Idols”, la mostra dedicata all’Idolo cicladico concesso dal Museo di Arte Cicladica di Atene a seguito dell’intesa Sicilia-Grecia che ha portato in esposizione ad Atene, lo scorso mese di settembre, il “Kouros ritrovato”, nella grande mostra Kallos.

 

Attraverso la mostra intitolata “Crowned Idols”, curata da Demetrio Paparoni, il Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, diretto da Carlo Staffile, ha voluto esaltare il significato e l’essenzialità dei tratti dell’idolo in marmo della varietà Spedos, datato all’Antico Cicladico (2800-2300 a.C.), mettendolo in dialogo con un’installazione dell’artista portoghese Joana Vasconcelos e con altre opere esposte nel museo di Siracusa che, pur essendo distanti cronologicamente, mostrano un comune denominatore con i valori simbolici della statua cicladica, ovvero la sua raffigurazione femminile, la bellezza e il significato simbolico e quasi ultraterreno.

Statuetta "Kouros ritrovato"

Una mostra che consolida ulteriormente i rapporti fra Sicilia e Grecia, che in questi mesi si sono sempre più rinsaldati, grazie all’impegno dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana guidato da Alberto Samonà.

 

“Lo scambio culturale tra Sicilia e Grecia, da me fortemente voluto – sottolinea l’assessore Alberto Samonà – rafforza ancora di più i nostri rapporti in un legame che si cementa nel nome della cultura e della comune visione mediterranea dei nostri popoli. I rapporti sempre più intensi con la Grecia ci restituiscono un’idea di futuro, nel quale la Sicilia sia finalmente protagonista a livello internazionale a partire dalla sua storia e dallo straordinario patrimonio culturale che la nostra Isola custodisce. La mostra, inoltre, ci ricorda la centralità della dimensione femminile nel mondo antico in molteplici aspetti cultuali, simbolici e artistici”. 

 

Le figurine di Spedos a cui appartiene la statua in mostra sono sottili forme femminili allungate con braccia piegate, dalla caratteristica testa a forma di U e una spaccatura profondamente incisa tra le gambe; le statue di questa tipologia, tutte femminili, ad eccezione di una, vanno da esempi miniaturistici, alti pochi centimetri, a sculture ben più grandi, come quella che sarà esposta a Siracusa, alta circa 80 cm.

 

La statua cicladica presenta una forma modernissima, con lineamenti armonici e un tratto assolutamente contemporaneo. Un vero e proprio gioiello dell’arte antica.

“donna-divinità-natura” Joana Vasconcelos

La mostra coniuga, infatti, la classicità dell’Idolo greco con la modernità della grande installazione ambientale Crowned Idols dell’artista portoghese Joana Vasconcelos in cui la figura femminile, il modo in cui è percepita, il suo ruolo e il suo rapportarsi alla società, viene posta al centro della riflessione artistica. L’associazione con l’Idolo proveniente dalla Grecia muove dalla considerazione che l’arte cicladica, che siamo portati a identificare con raffigurazioni essenziali e stilizzate vicine al gusto della scultura modernista, pone al centro proprio una figura femminile.

 

Per l’installazione del Museo Archeologico Paolo Orsi, l’artista ha tenuto conto della forma circolare dello spazio espositivo, presentando e incoronando, con un diverso equilibrio formale, un’altra figura femminile, questa volta rappresentata dall’Idolo Cicladico. L’opera in mostra, “Crown”, è stata esposta per la prima volta a Londra nel 2012 in occasione del sessantesimo anniversario dell’incoronazione della Regina Elisabetta II.

 

Il fil rouge tra l’opera cicladica, l’arte greca coloniale e quella cristiana è stata individuata proprio nella continuità del simbolismo “donna-divinità-natura” in cui Demetra e Kore, le Ninfe e le Sante paleocristiane costituiscono figure derivate e conseguenti all’organicità figurativa cicladica.

 

Tratto d’unione, in una visione moderna che mette in relazione preistoria e storia, l’opera di un’artista contemporanea che ha scelto come fonte di ispirazione il mondo femminile, reinterpretato in nuove narrative.

 

Alcune note sull’artista

Joana Vasconcelos è nota per le sue sculture e installazioni monumentali. La sua fama di artista è stata consolidata dalla partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005 e da quella del 2013, in cui ha rappresentato il Portogallo. Nel 2011 una sua grande installazione è stata ospitata al Palazzo Grassi, a Venezia e, nel 2012, è stata la prima donna e la più giovane artista ad esporre alla Reggia di Versailles. La mostra ha avuto un grande successo di pubblico ed è stata tra le prime cinque più visitate in Francia negli ultimi 50 anni. Nel 2018 il Museo Guggenheim di Bilbao le ha dedicato un’ampia retrospettiva intitolata I’m Your Mirror. Secondo The Art Newspaper questa mostra è stata la 13a più visitata al mondo. Nel febbraio di quest’anno è stata insignita dell’Ordine delle Arti e delle Lettere di Francia dal Ministero della Cultura francese per essersi distinta per le sue creazioni in campo artistico.

 

La venere lilibetana al momento del ritrovamento

Dopo oltre un anno di assenza la Venere Lilibetana nuovamente esposta al Museo Lilibeo di Marsala

Palermo, 11 marzo 2022 – La statua di Venere è tornata in esposizione al Museo Lilibeo di Marsala da dove mancava da oltre un anno.

Il nuovo allestimento, che si è reso necessario a causa del precario stato di conservazione del piano d’appoggio dell’opera, ne migliora l’esposizione, valorizzando il “guscio” che l’architetto Minissi aveva progettato per il Museo nel 1986 e che accolse per un breve periodo anche l’Auriga di Mozia.

“Il ritorno in mostra della Venere, che accoglie i visitatori nel percorso espositivo all’interno del Museo Lilibeo – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – rappresenta simbolicamente la rinascita della bellezza che accompagna quella “primavera dell’archeologia” che negli ultimi tempi sta facendo rifiorire i parchi archeologici e i musei della Sicilia. Dopo oltre un anno di assenza, la scultura della Venere di Lilibeo, opera di notevole valore storico-artistico e tra le più importanti custodite nel Museo, torna a far mostra di sé in tutto il suo fascino. Una statua di particolare importanza che fino ad ora non è stata valorizzata per come si dovrebbe, ma che merita di essere conosciuta e ammirata da tutti , motivo per cui il suo “ritorno” è un momento importante di rilancio dell’offerta culturale del Museo”.

Realizzata in marmo greco di Paros, l’opera raffigura Venere secondo l’iconografia dell’Afrodite pudica. Rinvenuta nel 2005 nell’area archeologica adiacente la chiesa di San Giovanni al Boeo, in occasione degli scavi diretti dell’archeologa Rossella Giglio, è una copia romana del II secolo d.C. ispirata a un originale ellenistico di scuola microasiatica molto apprezzato nell’Impero, specialmente in contesti architettonici che prevedevano la presenza dell’acqua (ninfei).

La rappresentazione della dea seminuda – precisa Anna Maria Parrinello, direttrice del Parco archeologico Lilibeo-Marsala – è caratterizzata da un finto pudore e da una sensualità che la rendono simile ad una donna più che ad una divinità, come ha evidenziato Guy De Maupassant ammirando la Landolina di Siracusa che appartiene allo stesso tipo iconografico, una variante della Venere marina (Afrodite Anadiomene). La statua, per la sua bellezza è uno dei pezzi più pregiati del nostro museo e la sua esposizione è un elemento di grande attrattiva per il museo”.

Nel settembre del 2005 la statua è stata esposta a Trapani in occasione dell’America’s Cup, nella Mostra “L’isola del mito”.

A gennaio 2008, la Venere è andata in esposizione a Bonn per la Mostra “Sicilia. Impronte del mito da Ulisse a Garibaldi” al Kunst und Ausstellungshalle der BDR dove, con ampia risonanza mediatica, è stata rimessa in piedi con piedistalli di acciaio realizzati dalle maestranze di quel museo.
Ritornata a Marsala, la statua è rimasta esposta nel Museo Lilibeo fino all’inverno dello scorso anno, quando è stata rimossa a causa di problemi al piano pavimentale della teca.
Adesso, su impulso dell’assessore Alberto Samonà, i problemi strutturali sono stati risolti e la scultura è finalmente tornata nella sua sede naturale per essere ammirata dai visitatori.

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Tradizione, storia e bellezza: a Palermo il primo Museo della Sicilianità

Articolo e foto di Federica Gorgone

Far conoscere la storia e la cultura siciliana esaltandone arte e bellezza è ciò che Giacomo Callari, sostenuto da Gisella Mandalà, ha fatto con il suo Museo della Sicilianità. Una realtà unica la cui realizzazione è frutto di un “sogno” dall’animo siciliano in cui ricercatezza e creatività si fondono per dare vita ad un progetto che nasce oltre 10 anni fa e che è ancora in continuo sviluppo.

 

Un tripudio di emozioni ed amore per la propria terra intriso di Sicilia è ciò che si respira non appena si varcano le porte del museo situato nell’ elegante Villa Adriana a Palermo.

Un percorso immersivo, quello proposto, che sfidando ogni immaginazione passa dalle sale settecentesche della spettacolare dimora storica e conduce il visitatore tra dipinti e sculture in creta dura realizzate come la tradizione insegna. Tra queste ultime è possibile trovare alcuni dei più importanti personaggi che hanno fatto la storia della Sicilia. Ed è così che da una sala all’altra del museo ci si può imbattere in Ruggero II o nella famiglia Florio e in tanti altri ancora. Ma a sorprendere è il modo in cui essi vengono rappresentati. La tradizione siciliana è, infatti, raccontata in un modo nuovo rispetto a quello a cui siamo solitamente abituati. Come? È l’ironia il filo conduttore che lega con eleganza ogni stanza tematica del museo alla successiva. Non appena si entra nella dimora ci si sente travolti e coinvolti da un incredibile mix di tradizione ed innovazione che, attraverso un sorriso, porta in un “viaggio” nuovo alla scoperta della Sicilia che emoziona davvero. Lo stesso che si può intraprendere ammirando le opere pittoriche presenti nelle diverse sale che prendono forma dalle idee creative a cui Callari ha voluto dar vita rendendo reale il suo progetto che tutti noi oggi possiamo conoscere.

Durante la visita è, infatti, possibile ammirare opere come ad esempio “Ballarò” in cui un chiaro richiamo alla rinomata “Vucciria” di Guttuso ci riporta all’interno del mercato palermitano che diventa simbolo di “festa”. Una danza in cui i pesci e la frutta prendono vita quasi per magia divenendo strumenti musicali e raccontando lo spirito tipico siciliano sempre pronto alla convivialità.

 

Quello intrapreso all’interno del museo è un viaggio alla scoperta di un’amata terra che difficilmente si dimentica e che non trascura neppure temi importanti legati all’inclusione, alla legalità e alla lotta, alle discriminazioni dal forte valore educativo anche per i più piccoli.

 

La realizzazione di questo sogno lungo una vita è però coincisa con il periodo dello scorso lockdown che ha rallentato ma non fermato i progetti del Museo. «Durante quel periodo ho fatto realizzare nuove sculture come ad esempio quella di Verga o di Camilleri. Talmente cerchiamo di approfondire la sicilianità che il Museo continua ad essere in continuo divenire» spiega Callari.

 

Durante la nostra chiacchierata ci chiediamo come questa “sicilianità” che si respira ovunque all’interno delle sale venga ricercata ed è prontamente Mandalà a risponderci: «Io sono convinta di una cosa. Gli oggetti sono destinati. E ci è capitato, nella nostra vita, che ci siano arrivate delle cose che noi cercavamo e non sapevamo da che parte sarebbero arrivate. È l’amore che ci porta sempre a curiosare, ricercare anche nei mercatini e ovunque sia possibile. Per noi è un piacere guardarci attorno ma non basta. Bisogna anche saper cogliere». Come tiene a puntualizzare Callari sì alla ricercatezza ma «non c’è una ricerca spasmodica. È la passione che ci guida».

 

Ma quali sono i progetti futuri per il museo?

«Noi vorremmo fare le cene al Museo. Portare qui i turisti e fargli assaporare la Sicilia» risponde Callari. «Cerchiamo di portare avanti la Sicilianità nelle forme più belle in cui si esprime. Anche la cucina è una forma d’arte. Esaltiamo la sicilianità a 360 gradi e cerchiamo di far conoscere anche ai turisti la bellezza della nostra essenza di essere siciliani». conclude Mandalà.

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Museo del Costume. La storia dell’eleganza siciliana

Articolo e foto di Rosamaria Castrovinci

A Ragusa, in contrada Donnafugata, si trova l’omonimo castello, immerso nel verde di un bellissimo parco. E se in molti conoscono sia il castello che il parco, non tutti sanno che dal 2020 all’interno del castello è stata allestita una collezione molto particolare: il MUDECO (Museo del Costume), un museo permanente della Storia del Costume siciliano tra il XVIII e il XX secolo.

 

La sua particolarità è che gli abiti che si trovano al suo interno sono dei pezzi storici, appartenuti a personaggi importanti del passato della Sicilia, come: Donna Franca Florio; Vincenzo Bellini; Michele Amari, deputato al Parlamento rivoluzionario del 1848 e Concepción Lombardo Miramon, moglie del generale Miguel Miramon, oltre che ai componenti della famiglia Arezzo di Trifiletti. E se oggi è possibile ammirare questi abiti lo si deve proprio a Gabriele Arezzo di Trifiletti che li ricevette in eredità dal padre e che ha, poi, continuato a collezionarli, acquistando a delle aste i pezzi mancanti.

 

La collezione fu acquisita nel 2014 dall’amministrazione comunale di Ragusa che, grazie al supporto della Banca Agricola Popolare di Ragusa, ha iniziato dapprima con il restauro e successivamente con la pianificazione dell’allestimento del museo all’interno dei bassi del castello.

 

Vi sono complessivamente “460 abiti completi; 695 indumenti singoli; 1555 accessori moda con scarpe e cappelli di ogni foggia; 72 elementi di oggettistica varia tra cui prodotti per la cosmesi, utensili per il ricamo e il cucito e, tra gli altri, una singolare sedia-parto e una curiosa vasca da bagno da viaggio” (fonte: https://castellodonnafugata.org/mudeco/).

 

Il percorso che conduce all’interno del museo inizia con un excursus storico sui vari stili presenti: si parte dal 1715 – 1774 con lo stile Rococò, caratterizzato dal grande utilizzo di tessuti di seta leggera, pizzi, merletti e pietre preziose, per passare poi allo stile Neoclassico (1774 – 1815), nel quale l’abbigliamento era più confortevole e pratico, si toccano gli anni della Belle Époque (fine ‘800), gli anni ’20 del Novecento caratterizzati dal Modernismo, e si arriva infine al 1950.

 

All’interno del museo non mancano gli approfondimenti su tutti quegli elementi che hanno caratterizzato la moda e l’eleganza negli anni, come ad esempio il busto (o corsetto), ampiamente utilizzato nella seconda metà del XIX secolo per rendere il punto vita sottile, ma causa di malori e danni fisici permanenti (forse è per via del busto che si è diffuso il detto “chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire”); ma anche la vestaglia era considerata un elemento femminile di imprescindibile eleganza.

 

All’interno delle teche, che racchiudono i preziosi abiti senza nascondere la bellezza dell’architettura del castello, si possono ammirare le divise storiche delle forze armate, gli abiti da viaggio e quelli da passeggio dei nobili del tempo, ma anche gli immancabili accessori che davano quel tocco di raffinatezza in più.

 

Tra gli abiti esposti c’è quello che ispirò la famosa scena del ballo di Angelica nel film “Il Gattopardo”, un meraviglioso abito bianco in organza che Luchino Visconti, regista del film, vide in casa Arezzo di Trifiletti; e quello di Donna Franca Florio, un elegante abito nero arricchito da ricami e pietre preziose che metteva in risalto la bellezza tipicamente meridionale di Donna Franca: gote accese, occhi verdi e brillanti, capelli neri e carnagione ambrata.

 

E infine, dopo aver sognato, grazie a questi abiti, quelli che erano i banchetti, i ricevimenti e i balli nelle splendide dimore nobiliari dell’epoca, vi troverete catapultati nella leggerezza degli anni ’20, quel periodo in cui la libertà si riflette nella moda, gli abiti si accorciano, i tessuti utilizzati sono colorati e leggeri e spariscono i corsetti. Accessori come cinture, collane di perle, lunghi guanti, e poi ancora decorazioni come piume e frange, oltre al famosissimo caschetto, danno un impatto visivo che stacca nettamente con la moda e l’eleganza del passato.

museo diocesano di caltagirone

Al Museo Diocesano di Caltagirone “Blocco 200 anime sospese”

La mostra fotografica di Arianna Di Romano e dei ragazzi della Casa Circondariale di Caltagirone (CT) – dopo il successo dell’esposizione avvenuta ad Ambelia lo scorso ottobre – è approdata nelle sale argenti e paramenti del Museo diocesano e si protrarrà fino al 27 febbraio 2022.

Essa, intitolata “BLOCCO 200 ANIME SOSPESE”, è il frutto di un progetto d’inclusione sociale che apre una finestra su una realtà del nostro territorio molto spesso oggetto di stigmatizzazione. Trattasi di 36scatti realizzati dalla fotografa Di Romano e dai ragazzi di “Contrada Noce” che immortalano momenti di vita quotidiana delle persone che vivono nella privazione della libertà, ma capaci di oltrepassare grate e cancelli attraverso l’obiettivo della macchina fotografica.

«Raccontare la quotidianità all’interno di una struttura carceraria – afferma Arianna Di Romano – credo abbia a che fare con lo stesso forte desiderio che mi spinge a scegliere di rimanere accanto a coloro di cui si parla poco, o non si parla affatto. Ci si racconta attraverso le immagini diventando ogni volta autori e attori. L’attesa e gli spazi circoscritti rendono il periodo di tempo a disposizione quasi sospeso, così come le Anime che ruotano attorno ad esso».

«La dove non è permesso osservare dall’esterno – ribadisce don Fabio Raimondi, direttore del Museo Diocesano – questa mostra ci permette invece di avere uno sguardo dal punto di vista di chi è obbligato dalla giustizia a vivere dentro le chiusure rappresentate dalle potenti strutture in cemento armato. Un modo per suscitare la riflessione su questa realtà che si pensa lontana, ma che invece è a due passi da noi e merita la nostra attenzione. In un tempo dell’anno tra i più sentiti dalle nostre comunità come il Natale, il nostro cuore dovrebbe fare spazio al Signore che viene, accogliendolo soprattutto in quelle persone che maggiormente vivono situazioni di disagio e fragilità».

L’evento culturale è organizzato dalla Diocesi di Caltagirone in collaborazione con la Casa Circondariale di Caltagirone.

È necessario l’uso della mascherina ed esibire il green pass.

casa professa palermo

Il museo di Casa Professa a Palermo presenta tre nuove opere

 

Tre nuove opere che tornano alla luce, in bella vista per i siciliani e per i turisti.

 

Il Museo di Casa Professa, all’interno della Chiesa del Gesù, in piazza Casa Professa, a pochi metri dal mercato di Ballarò a Palermo, ha svelato tre nuovi quadri che arricchiscono il già considerevole patrimonio dello spazio.

 

Dipinti creati tra il 1500 e il 1800, tenuti al chiuso per ampio tempo e che solo ora, grazie a un sofisticato sistema di sicurezza, potranno essere visibili per i visitatori.

 

Nell’ordine sono stati svelati un olio su tavola raffigurante una Madonna con Bambino dormiente, riferibile al rinomato pittore Joos van Cleve. Il secondo quadro è la Madonna leggente con Bambino, attribuibile ad una bottega siciliana di cultura fiamminga del XVI secolo. Il terzo dipinto è del palermitano Luigi Lojacono e raffigura una scena di combattimenti garibaldini.

 

All’appuntamento, guidato da Giusy Pellegrino e Connie Catalano, affiancate dal rettore della chiesa di Casa Professa Walter Bottaccio, erano presenti: l’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, Giovanna Casalicchio del Fondo Edifici di Culto e la Soprintendente dei Beni Culturali di Palermo Selima Giorgia Giuliano.

 

I tre dipinti si combinano con l’operazione culturale del Museo di Casa Professa, che recentemente ha simbolicamente “aperto i suoi armadi”, arricchendo il patrimonio storico artistico è costituito da opere di pittura, scultura e arte decorativa proveniente dalla Chiesa del Gesù e dalla Casa annessa, da vari collegi siciliani della Compagnia del Gesù, ma anche da donazioni private. Attraverso queste importanti opere d’arte è possibile ricucire la storia stessa dell’Ordine dei Gesuiti, la sua complessa cultura intrisa di profondi riferimenti simbolici, ma anche la storia stessa di Palermo e della sua identità religiosa. 

Il percorso museale rappresenta un continuum tra la chiesa nell’abside centrale e il museo vero e proprio. Dalla sacrestia comincia il percorso alla scoperta dell’arte dei Gesuiti della Sicilia.

 

Il museo di Casa professa è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 13,30. Il sabato: dalle 9,30 alle 13,30, dalle 15,30 alle 18,30 e dalle 20,30 alle 23,30.

 

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