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Vernissage “Dialoghi in Galleria”

Dopo la mostra in due capitoli intitolata Dialoghi Siciliani, nata da un’idea dell’Avvocato Salvo Daniele Torrisi e fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale, tenutasi lo scorso anno nei due luoghi caratteristici e istituzionali della Città di Taormina, Palazzo Duchi di Santo Stefano e l’Ex Chiesa del Carmine. 

Catania Art Gallery sceglie, per la programmazione della sua nuova stagione espositiva, di proseguire seguendo le positive tracce di quell’esperienza riproponendo nei suoi spazi di Catania un nuovo dialogo-confronto tra due protagonisti della scena contemporanea.

diloghi in galleria

Gli artisti coinvolti nel primo appuntamento intitolato  Dialoghi  in  galleria sono Marco Grimaldi (Udine, 1967) e Gianluca Patti (Monza, 1977) che interpretano il ritmo di un’astrazione cromatica intensa e potente secondo due visioni diverse, pur accostabili e vicine.

Protagonista del loro lavoro sono, indubbiamente, il colore e la luce, elementi che vivono il proprio ritmo in una traduzione astratta mai banale, ovvia o ripetitiva.

Colore e luce rinunciano ad un’immagine acclarata e certa per diventare forma nel suo farsi in una ripetizione che è sequenza vitale e non mera ripetizione identica di un modello precostituito. Si fondono come materia in atto nel tempo e nello spazio. Le visioni che producono muovono la materia pittorica dando prova di una “levità atmosferica, trascendente” nell’opera di Grimaldi e “una solida metamorfosi cangiante” in quella di Patti.

Grimaldi asseconda un lavoro fatto di concentrazione e meditazione sul variare del colore, sulla possibilità che questo ha di “modulare infinitamente se stesso” in un “repertorio di forme che, ribadite, sentono lo scarto dell’intuizione iniziale e provano a fissarlo come frequenze”. I suoi segno- forma appaiono “come se emergessero dal buio o fossero colti prima di un loro definitivo sprofondarvici.”

Patti agisce sedimentando e miscelando materiali peculiari dove il “colore, il cui controllo sfugge la fermezza e la stabilità nonostante la fisica solidità del suo impasto, vibra in frequenze che uniscono stati cromatici differenti”. La meditazione dell’artista osserva un “gesto pittorico  che  anima  e  vitalizia, quindi, il colore e resta pronto ad accogliere quelle sue impreviste modulazioni che, assunte nel tempo, tra riflessione e casualità, rende imprevedibile la superficie di ciascuna opera”.

Durata: 8 ottobre – 7 novembre 2022

Limitrofi mostra

“Limitrofi”, presentato a Milano l’evento d’Arte contemporanea e cultura tra Greci d’oriente e Greci d’Occidente in programma a Siracusa dal 2 luglio al 10 agosto prossimi

Presentata nella Casa della Cultura di Milano, dall’associazione culturale Leucò Art gallery, sotto l’egida di Jean Blanchaert, “Limitrofi – Solo lo spazio ricorda”, la bi-personale di scultura e pittura di Stefania Pennacchio e Vassilis Vassiliades che sarà visitabile, dal 2 luglio al 10 agosto, all’Ex Convento del Ritiro di Siracusa. L’inaugurazione dell’evento, da un’idea di Vassilis Vassiliades, Stefania Pennacchio e Salvatore Nicosia, sarà anticipata, lo stesso giorno, da una giornata di studi dal titolo “Kairos: solo lo spazio ricorda – Confronto tra Greci d’Oriente e Greci d’Occidente” divisa in tre sezioni: “Studi sul Tempo” – “Studi sulla Lingua” – “Studi sullo Spazio”. A Milano è stato inoltre presentato il video dal titolo A-Kairos, che ha come tematica l’eternità che esiste, vive nella sottotraccia della materia che è linearità assoluta del tempo e il video Documentario “Limitrofi: solo lo spazio ricorda” regia di Katrina Eglite.

 

Alla presentazione della mostra (curata da Jean Blanchaert, con la direzione artistica di Stefania Pennacchio, Vassilis Vassiliades e Salvatore Nicosia) e della conferenza (con la direzione scientifica di Fulvia Toscano), erano presenti: Jean Blanchaert, curatore, gallerista e critico d’arte; Stefania Pennacchio, artista e docente di Arti Applicate all’Accademia di Belle Arti di Siracusa; Vassilis Vassiliades, artista e curatore della Biennale di Larnaca – Cipro; Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale – Milano; Giuseppe Marino, presidente della Camera di Commercio Italo-Cipriota; Joannis Tziros, console di Cipro a Milano; Federico Barbieri antropologo.

 

Concettualità evento. Il progetto prende il via dalla parola stessa che ne dà il titolo: “Limitrofi”. Quest’aggettivo è un composto della parola latina Limes «confine» e della parola greca τρέφω (tréfo) «nutrire». Come i margini di tutte le cose, il confine nutre e protegge. Si ibrida plasmando un mondo in continuo rinnovamento. L’evento articolato in più tappe e in diversi luoghi (Sicilia, Calabria, Grecia, Cipro) vuole creare un territorio ideale di confronto tra luoghi temporalmente e spazialmente differenti in cui è, però, rintracciabile la matrice greca classica comune ai popoli del bacino del Mediterraneo. La concettualità dell’intero evento prende il via dalle origini classiche del capoluogo aretuseo, muovendosi alla ricerca delle tracce identitarie sedimentate e tuttora riconoscibili nella cultura della Calabria e della Sicilia ellenofona. L’evento si muoverà, poi, verso Atene, sino a risolversi a Nicosia (Cipro) come ultima tappa. L’ideale territorio di confronto che l’evento vuole creare, vuole essere uno spazio libero, di dialogo ed approfondimento, oltre i confini nazionali. Uno spazio vicino in cui le tracce del passato si risolvono nella costruzione di un’idea nuova di contemporaneità. 

Limitrofi mostra

Mostra “Limitrofi – solo lo spazio ricorda”. La mostra parte da un confronto concettuale, estetico e culturale tra due artisti di confine, tra la forza materica delle sculture di Stefania Pennacchio e le pitture quantistiche di Vassilis Vassiliades. Il duale femminile-maschile, nutrendosi delle stratificazioni dei territori di provenienza dei due artisti (Sicilia/Calabria – Cipro) contribuisce alla creazione di un dialogo puro e atemporale alla ricerca della sacralità delle forme e dei colori traendo linfa dalle comuni radici mediterranee greche e greco-bizantine. La mostra (2 luglio – 10 agosto 2022) si terrà nell’Ex-Convento del Ritiro di Siracusa. Lo spazio espositivo, un’antica cappella barocca, è un luogo fortemente evocativo e rappresenta il palcoscenico naturale in cui lo spazio e il tempo, assi portanti della concettualità della mostra, trovano dimora. La gestione degli spazi è pensata per accentuare il dualismo tra la componete “temporale” rappresentata dalle opere materiche e verticali della Pennacchio e quella “spaziale” e lineare delle tavole di Vassiliades delle cui istanze l’artista si fa portavoce. 

 

Giornate di Studio “Kairos: Solo lo spazio ricorda – Confronto tra Greci d’Oriente e Greci d’Occidente”. Le Giornate sono suddivise in tre sezioni: “Studi sul Tempo” – “Studi sulla Lingua” – “Studi sullo Spazio”. I vari interventi divisi per tematiche, affidate per professionalità, mirano a definire un’identità culturale, antropologica e genetica attraverso la traccia che la stessa lascia sui territori e la materia intesa come arte. Il racconto del tempo verte a definire una sorta di spartito musicale entro il quale l’uomo antico e l’uomo contemporaneo tesse la propria esistenza. Le finalità, quindi, sono: proporre sul territorio una profonda ricerca culturale sull’identità della cultura greca classica e bizantina attraverso la chiave di lettura del passaggio del tempo sulla materia.

Tutto l’evento è realizzato con la collaborazione del Comune di Siracusa – assessorato alla Cultura, della Regione siciliana – assessorato alla Cultura, di Noi albergatori Siracusa col suo presidente Giuseppe Rosano e con il libero patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Istruzione di Cipro e la Scuola di Belle Arti dell’Università tecnica di Cipro.

 

Cenni Biografici degli artisti

Vassilis Vassiliades è nato a Nicosia – Cipro nel 1972. Ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Perugia “Pietro Vannucci”. La personale ricerca artistica di Vassilis Vassiliades è frutto di una grande meditazione e ricerca, partendo da un senso di equilibrio in un ambiente geometricamente strutturato. L’elemento del tempo esiste solo come memoria attraverso un movimento. Vassiliades considera lo spazio l’ingrediente principale della nostra esistenza. Un’arte “quantistica” che ha la capacità di apparire simultaneamente in tempi paralleli diversi continuando a funzionare in modo altrettanto efficace. 

 

Stefania Pennacchio

È un’artista dalla carriera ormai consolidata da mostre internazionali, è dedita all’indagine e alla sperimentazione della scultura ceramica e del bronzo. Le sue origini calabresi e la cultura ionica sono ben presenti nell’uso delle tecniche di lavorazione di questi materiali. L’artista mescola e fa dialogare le millenarie conoscenze artigianali del Mediterraneo con quella dell’altrettanto lontana e affascinante tecnica giapponese del Raku. I materiali prediletti sono la terra (la ceramica), semplice e vera, i metalli, forti ma anche duttili, le pietre, antiche e stratificate in nome della storia e delle tradizioni che le hanno levigate.

 

“POST, Rethink The Future”, la mostra d’arte in Grecia in co-organizzazione con la Comunità Ellenica Siciliana Trinacria

The Blender Gallery in co-organizzazione con la Comunità Ellenica Siciliana Trinacria di Palermo, presenta la mostra collettiva “POST, Rethink The Future”. La mostra curata da Francesco Piazza è realizzata con il prezioso supporto dell’Ambasciata d’Italia ad Atene, di Tempo Forte e dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene e di Vassilis Karampatsas.

 

Artisti partecipanti: Valentina Biasetti, Demetrio Di Grado, Alexandros Maganiotis, Konstantinos Patsios.

 

Κonstantinos Patsios, The Kiss, 38cm x 30cm, Collage e inchiostro su carta

Κonstantinos Patsios, The Kiss, 38cm x 30cm, Collage e inchiostro su carta

 

Il termine Post definisce abitualmente una collocazione temporale ma è anche un modo di dire ormai entrato nel linguaggio comune. É la “pubblicazione” della nostra esistenza un istante dopo averla vissuta. Perché ogni volta che descriviamo la realtà essa è già passata e, in definitiva, “Post” ci dice ciò che è finito, ma non che cosa ci aspetta e prefigura la possibilità dell’esistenza di un “nuovo” altro che, non siamo in grado di immaginare.

La nostra società già a partire dalla metà degli anni ‘80 si è trovata a confrontarsi con il concetto di post-qualcosa (post-industriale, post-coloniale, post-strutturalista, post-ideologico, post-umano etc.) ma, a ben vedere, in questa ossessione per il “dopo” si possono intravedere sia i segni di una debolezza linguistica -nella difficoltà a definire ideologie e movimenti culturali di nuova formazione- sia il tentativo di dominare la società: perché quel prefisso, apparentemente innocuo, consente di sollevarsi al di sopra del proprio tempo e di osservarne dall’alto il paesaggio di rovine.

Valentina Biasetti, Poiesis 6, 39cm x 39cm, Matita e collage su carta su legno

Valentina Biasetti, Poiesis 6, 39cm x 39cm, Matita e collage su carta su legno

 

Questo consente all’uomo di illudersi di poter reinventare il proprio futuro, anche manipolando la verità, costruendo una narrazione immaginaria, non veritiera del mondo che verrà, aperta al sogno e all’utopia e vincolata a certi aspetti della nostra esistenza che ormai si sono modificati per sempre. L’arte, in quanto “manipolatrice della verità”, come affermava Platone, può sicuramente contribuire alla costruzione di questa narrazione. Tutto quello che viene dopo, ovvero la rappresentazione della realtà, è essa stessa mimesi. Post è quindi, tristemente, la perdita dell’innocenza!

 

Demetrio Di Grado, 21cm x 29.7cm , Collage analogico

Demetrio Di Grado, 21cm x 29.7cm , Collage analogico

 

É la consapevolezza che il domani non sarà, probabilmente, come lo immaginiamo o come lo desideriamo. Le opere dei quattro artisti invitati esprimono una riflessione critica sulla contemporaneità: chi siamo e chi saremo. Il collage per la sua estrema duttilità compositiva unitamente alla ricerca iconografica e all’utilizzo della metafora come strumento comunicativo e di riflessione, ha consentito agli artisti di esprimere a vari livelli la loro visione del mondo; da quella più intima e familiare intrisa di sogno (Biasetti), ad una costruita attraverso architetture che fanno del paradosso il loro punto di forza (Di Grado), a quella che descrive i passaggi esistenziali, della definizione della propria identità (Maganiotis), ad una in cui viene descritta una società resa ancora più fragile da processi irreversibili di globalizzazione e dai grandi temi socio politici (Patsios).

 

Alexandros Maganiotis, dalla serie postcards, 10cm x 15cm , Collage e acrilico su carta

Alexandros Maganiotis, dalla serie postcards, 10cm x 15cm , Collage e acrilico su carta

 

Questi quattro approcci confluiscono in un’Opera Comune che rappresenta un ideale punto di congiunzione ed è composta da 4 carte che insieme danno vita ad un’unica narrazione connessa ai lavori in mostra. Ad ogni artista è stata assegnata una lettera della parola POST. Biasetti P, Di Grado O, Maganiotis S, Patsios T. Ciascun artista ha utilizzato la lettera come spunto per una riflessione sul tema della memoria, della vita presente e di quella futura. Spetterà alla sensibilità di ognuno di noi inserire l’Opera Comune dentro lo spazio mentale che più ci è congegnale: all’inizio della mostra come strumento di conoscenza o durante il percorso come momento di riflessione oppure alla fine, per riassumere il vocabolario di ciascun artista codificandone il pensiero.

 

Francesco Piazza, curatore

 

Emailinfo@theblendergallery.com

Websitewww.theblendergallery.com

India Galassie

Al Museo Riso di Palermo dal 15 dicembre in mostra le “Sfere di luce” di Emanuele India

È stata inaugurata mercoledì 15 dicembre alle 17 al Museo di Arte Contemporanea di Palermo – Palazzo Riso, “Sfere di Luce” la personale di Emanuele India attraverso cui la Regione intende valorizzare e divulgare la conoscenza dei metodi, delle tecniche e dei materiali utilizzati per creare un libro secondo le antiche regole d’arte.

L’espressione artistica che si potrà ammirare nelle sale della Foresteria del Riso è una sintesi, ricca e originale, di tecniche e saperi che attingono a una sapienza antica e che affondano le origini in una cultura millenaria che in Sicilia si è fusa in una forma d’arte che si esprime attraverso la potenza simbolica di contenuti filosofici e sacri.

Tesoro Umano Vivente iscritto nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana, Emanuele India è custode di un patrimonio tecnico che trascende la realizzazione dell’oggetto “libro” in sé per diventare espressione d’arte attraverso cui realizza in una dimensione quasi sacra, quel rapporto unico tra uomo e materia che diventando azione creativa rende unico e riconoscibile il tratto dell’artista. 

Attraverso questa mostra, che si inserisce nell’ambito del progetto “Identità e futuro”, – sottolinea l’assessore regionale dei beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – abbiamo voluto dare corpo e visibilità a un’arte antica fortemente compenetrata nella nostra tradizione culturale, tanto da essere stata inserita nel registro delle Eredità Immateriali della Regione perché non se ne perdesse la memoria e se ne consentisse la conoscenza. La mostra è un modo attraverso cui trasmettere la tradizione identitaria della nostra Isola nell’ambito delle arti manuali applicate al patrimonio culturale. La realizzazione di volumi bibliografici con l’uso di antiche tecniche è anche un’occasione per rinsaldare legami antichi e fecondi con le comunità Arberesche della Sicilia dove è presente una tradizione molto ricca nell’ambito delle arti applicate ai beni culturali”. 

Proprio la trasmissione delle tecniche lavorative sarà oggetto dell’esperienza laboratoriale che lo stesso Emanuele India, tesoro umano vivente del REI, ha programmato per tutta la durata della mostra e che serve a tramandare la memoria di un’esperienza di alto artigianato artistico altrimenti destinata all’oblio. Nel corso del laboratorio sarà ideato e realizzato un manufatto di legatoria artistica “Liber Amicorum” che verrà donato al Direttore del Museo Riso, Luigi Biondo, come simbolo e testimonianza della Sapienza umana. Il percorso didattico-formativo è destinato alle scuole di ogni ordine e grado che insistono nel territorio  e a tutti gli interessati che ne facciano richiesta. Il laboratorio produrrà un “Liber amicorum” che resterà nella disponibilità del Museo Riso come simbolo e testimone culturale di sapienza.

“La mostra – dice Emanuele India – è anche un’occasione per ammirare preziosi testi manoscritti di rara bellezza presenti nella Biblioteca della Regione e di rinsaldare antichi rapporti con il Centro di Conservazione e Restauro del Libro Antico di Mezzojuso, diretto dal prof. Matteo Cuttitta, autorevole punto di riferimento in materia, attraverso cui possiamo approfondire le peculiarità espressive delle tecniche e delle tradizioni artistiche custodite dalle comunità Arberesche della Sicilia”.

La Mostra, curata dalla storica dell’arte Francesca Mezzatesta e promossa dalla Città metropolitana di Marineo attraverso il sindaco Francesco Ribaudo, è frutto anche di un’importante collaborazione con l’Eparchia di Piana degli Albanesi che, per l’occasione, metterà a disposizione alcuni volumi antichi e di raro pregio che saranno esposti nelle sale del Museo, oltre a icone bizantine appartenenti alla chiesa del Monastero basiliano.

“Un’occasione – evidenzia l’assessore Samonà – per consolidare rapporti di sistema tra enti diversi che hanno un unico denominatore comune: la valorizzazione dei Beni culturali e delle sapienze antiche che esprime la Sicilia attraverso la prosecuzione nella tradizione e la declinazione al futuro di competenze che trascendono l’artigianato artistico per diventare arte pura. Una preziosa azione di recupero di un’attività di nicchia che può dar luogo a quell’impresa “creativa” che il contemporaneo ci chiede nell’ambito dei beni culturali”.

La mostra rimarrà aperta dal 15 al 30 dicembre negli orari di apertura del museo (da lunedì a sabato ore 9.00-18.20 – domenica e festivi ore 9.00-13.00. Lunedì chiuso). La visita si inserisce all’interno del percorso museale. La visita della sola mostra è a ingresso gratuito nel rispetto delle norme anti-covid (green pass, uso della mascherina, rilevazione della temperatura e distanziamento).

Love always wins locandina

Al Museo Riso di Palermo la mostra “Will you still love me tomorrow?” Attraverso l’artista Bios Vincent un omaggio all’amore di tutti i tempi

È stata inaugurata al Museo d’arte Contemporanea della Sicilia – Palazzo Riso, di Palermo la mostra “Will you still love me tomorrow?” di Bios Vincent, promossa da VerticaLinea, associazione culturale nata allo scopo di promuovere creativi che orientano la loro attività nel contesto sociale. La mostra è curata da Angelo Crespi.
La performance, presentata per la prima volta a Milano nell’ottobre del 2020, resterà in Sicilia fino al 31 dicembre 2021 dando un forte contributo al dibattito sulla violenza contro le donne, argomento che l’artista ha sempre affrontato con determinazione.

Protagonisti dell’edizione 2021 sono duemila cuori di cemento che riportano, sulle frecce che li trafiggono, i messaggi che il pubblico ha voluto affidare in questi mesi all’artista attraverso la piattaforma www.iamyou.it , esprimendo liberamente emozioni e pensieri sull’amore.

Sono tasselli di una lunga narrazione con cui Bios Vincent, disponendo ogni singolo pezzo fisicamente nello spazio, compie un atto di sensibilizzazione e coinvolgimento degli spettatori all’interno di una liturgia in grado di restituire, attraverso tutti i sensi, l’importanza del gesto. Un messaggio che è al contempo un invito alla speranza e alla rinascita contro la violenza perpetuata nei secoli nei confronti delle donne.

La performance, che fa parte del progetto espositivo più ampio e articolato “Love Always Wins” sarà allestito nelle sedi di Palermo – Museo Riso e Cappella dell’Incoronata – e di Terrasini, Museo D’Aumale.

“L’installazione di Bios Vincent che dal 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza nei confronti delle donne, coinvolge la Cappella dell’Incoronazione, il Museo Riso a Palermo e il Museo D’Aumale a Terrasini – evidenzia l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – si muove all’interno della dialettica amore/morte ricordandoci come l’amore vince sempre. L’evento performativo “Will you still love me tomorrow?” con il coinvolgimento diretto dei giovani e dei presenti, riporta l’arte contemporanea alla sua essenza di richiamare ciascuno di noi all’impegno personale, ci interroga sul senso della vita e rappresenta il punto cardine di un progetto che vuole attivare un processo di partecipazione e riflessione. In un momento in cui siamo pervasi da un amore malato che degenera in morte, l’arte richiama alla responsabilità e all’impegno attraverso una forma espressiva in cui l’artista si fa esecutore di un’opera corale realizzata insieme a quanti a lui hanno affidato pensieri e riflessioni. Ancora una volta – sottolinea l’assessore Samonà – l’arte ci invita ad essere osservatori e attori della realtà attraverso un monumento contemporaneo di bellezza che vuole esaltare la nostra capacità di trasformare il mondo”.


Nella sede di Palazzo Riso saranno realizzate due installazioni inedite dal titolo “A shot of the heart” (un gong a forma di cuore che il pubblico potrà far risuonare durante la performance) e la scultura in ceramica smaltata “The last supper”.


La Cappella dell’Incoronata ospiterà, invece, il lavoro che dà il titolo a tutta la rassegna: “Love Always Wins”, costituito da una figura angelica che giunge dall’altrove e che, nel suo viaggio fantastico, intercetta detriti del vissuto umano: schegge di emozioni dolorose come colpi di fucile e, allo stesso tempo, gioiose come cuori palpitanti.

 

Sempre all’interno della Cappella sarà, inoltre, realizzato un nuovo allestimento del progetto “Ma-Donne”: un esercito di 169 Vergini rappresentate come martiri trafitte da chiodi che impongono un momento di riflessione profonda; opera esposta per la prima volta a Como nel 2013 presso la Fondazione Ratti.

Nella corte di Palazzo d’Aumale di Terrasini troverà posto, infine, “Fragments of love”, ricerca archeologica che scava fino alle origini dell’Amore: sentimento che molti di noi sembrano aver perso o dimenticato.


“La forza dell’installazione/performance di Bios Vincent sta proprio nella leggera pesantezza, anzi nella pesante leggerezza espressa dai cuori trafitti in cemento che, plasticamente, rappresentano l’estatico e doloroso sentimento dell’amore”, sottolinea il curatore Angelo Crespi. “Quell’amore che si esprime talvolta in passioni sconvolgenti e che, se malato, sfocia nella più turpe violenza e nell’odio, che ne è il contrappasso. Amore che è generatore di vita (l’eros che tutto muove), di fratellanza e comunanza (l’agapè di cristiana memoria) e di ascesi quasi divina nell’adesione dell’uomo al Tutto che lo circonda”.


“L’indifferenza uccide più della violenza, sottolinea Luigi Biondo, direttore del Museo Riso; l’abitudine all’ascolto quasi quotidiano delle notizie legate a femminicidi annichilisce la nostra forza di reazione e di riscatto. Troppi atti sconsiderati sono ormai senza voce perché non ‘fanno più notizia’ e non sollevano clamore mediatico. L’arte cura, non lascia cicatrici né ha effetti collaterali, lenisce i dolori del cervello, del cuore e dell’anima. Il Museo di Arte Moderna e Contemporanea, con le sue sedi distribuite sul territorio, non poteva dunque rimanere silente, o peggio ancora estraneo, ad una battaglia per i diritti civili delle donne. Il museo ha creduto nel lavoro di Bios Vincent, alla sua sensibilità, al suo volere donare un segno di speranza, un sorriso a chi non ne possiede più uno”. 


Il progetto ha visto impegnato anche il Museo d’arte Contemporanea e Zonta International Palermo Zyz, in un progetto di promozione didattico-educativa che ha coinvolto alcuni studenti sull’uso delle parole e dei linguaggi espressivi dell’arte nella definizione di relazioni sane e simmetriche. Studenti che, il 25 mattina, collaboreranno con l’artista nella realizzazione della performance.

 

Info: 

Palazzo Belmonte Riso – spazio esterno “A shot of the heart” e “The last supper” – dal 25 novembre al 31 dicembre 2021.

Giorni di visita: da martedì a sabato ore 9.00 – 18.30, domenica ore 9.00 – 13.00. Lunedì chiuso 

Ingresso gratuito solamente per le mostre del progetto Love Always Wins” di Bios Vincent 

Palazzo d’Aumale – spazio esterno “Fragments of love” – dal 26 novembre al 31 dicembre 2021. Da martedì a domenica ore 9.00 – 20.00, festivi ore 9.00 – 13.00. Lunedì chiuso. Ingresso gratuito 


Palermo, Cappella dell’Incoronata – “Love Always Wins” e “Ma-Donne” – fino al 15 dicembre 2021 da martedì a venerdì ore 9.00 – 13.00. Chiuso lunedì, sabato, domenica e festivi.
Ingresso gratuito 

 

ad sidera

NUOVAMENTE PROROGATA LA MOSTRA-EVENTO “AD SIDERA. C’ERA UNA VOLTA CELESTE”

Comunicato stampa

A GRANDE RICHIESTA E’ STATA NUOVAMENTE PROROGATA LA MOSTRA-EVENTO “AD SIDERA. C’ERA UNA VOLTA CELESTE” CHE A MODICA FA RISCOPRIRE IL MONDO DELLE STELLE ATTRAVERSO LE OPERE FOTOGRAFICHE DELLA REGISTA ED ASTROFOTOGRAFA ALESSIA SCARSO.

 

MODICA – La mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”, all’inizio immaginata come evento dell’estate, adesso si trasforma anche nell’evento delle feste di Natale. Non ha chiuso domenica 14 novembre, perché a grande richiesta è stata ulteriormente prorogata fino al 9 gennaio 2022. Il percorso multisensoriale, che contiene le opere della regista e astrofotografa Alessia Scarso all’ex Convento del Carmine di Modica, continua ad avere straordinari consensi da parte del pubblico che la visita ed è oggetto di grande interesse, anche sotto l’aspetto didattico, da parte di numerose scolaresche che in questi ultimi mesi sono state assidue frequentatrici del percorso immersivo tra fotografie, video e installazioni. Un successo che ha spinto la Fondazione Teatro Garibaldi a prorogare nuovamente la mostra che fa conoscere, più da vicino, l’affascinante mondo delle stelle e contemporaneamente, accompagnati anche dalle musiche originali del compositore Marco Cascone, permette al visitatore di compiere un viaggio introspettivo per ritrovare la propria dimensione personale attraverso lo sguardo verso l’alto dove si specchia l’animo umano. Come più volte è stato detto, da un lato c’è lo stupore di poter ammirare la bellezza di straordinarie immagini, calati in un’atmosfera archetipica, dall’altra un’immersione che offre importanti spunti di rilettura della realtà. Probabilmente si tratta della mostra più longeva che la città abbia mai ospitato. 

“Sono felice e anche stupita. Non mi aspettavo che questo percorso divenisse così personale per chi lo visita. E’ sfuggita ad ogni mio controllo e ad ogni previsione che potevamo fare. La sintesi della mia parte contemplativa di osservatrice con quella narrativa di regista ha generato una catarsi dai tratti terapeutici. E’ piaciuta a visitatori di ogni età, dai 5 mesi in su – commenta l’autrice Alessia Scarso – In alcuni casi la mostra si è fatta tela per contributi artistici di visitatori speciali, che hanno sentito di tirar fuori le proprie emozioni tra le pareti del percorso. Chi ha scritto, chi ha fotografato, chi ha ballato in sala cinema. Chi viene a vederla insomma sente il bisogno di condividere ciò che prova, di manifestare lo stupore della riscoperta di uno sguardo verso l’alto che negli ultimi tempi è sempre più nascosto a causa dell’inquinamento luminoso, ma anche distratto dalle quotidiane faccende umane. Quello che è avvenuto, e che speravo, è che si trovasse l’occasione di tornare a osservare la volta celeste che c’era una volta e che c’è ancora oggi”. 

Profetica insomma è stata la lettura durante l’inaugurazione dell’arcivescovo di Palermo mons. Lorefice: “Il percorso inizia dalla Terra in direzione dell’Alto, per poi aprire verso l’Altro”. 

Il consiglio più volte offerto agli spettatori è quello di fruire la mostra donandosi un tempo adeguato. “Abbiamo ricevuto molte richieste sia da parte di semplici appassionati che da turisti ma anche dalle scuole – commentano Ignazio Abbate e Tonino Cannata, presidente e sovrintendente della Fondazione Teatro Garibaldi – Per questa ragione abbiamo scelto di prorogare ulteriormente la mostra mantenendola anche per il periodo delle feste, consentendo dunque di farla fruire dai turisti, da chi torna in città per Natale e da quanti ancora non hanno avuto modo di poterla visitare. Riproporremo anche la possibilità di prenotare visite guidate dedicate. Ci ha colpito, inoltre, il fatto che molti spettatori siano tornati più volte a vederla, incantati, alla ricerca di quell’atmosfera surreale che si respira”. Un percorso che ci permette di passeggiare tra le sale dell’ex convento, magnificamente ristrutturate, stupendoci, meravigliandoci, riscoprendo dimensioni di quella luminosa, luminosissima Volta Celeste, che possiamo ritrovare solo abbandonando la luce artificiale che “inquina” il nostro mondo. All’interno della mostra è possibile anche ammirare le opere a quattro mani con la pittrice Ilde Barone e il video vincitore del PNA di Parigi, il “Photo Nightscape Awards”, il prestigioso concorso internazionale dedicato alle foto e ai video di paesaggi notturni. Si tratta del timelapse con protagonista il vulcano Etna realizzato da Alessia Scarso insieme a Dario Giannobile e Marcella Giulia Pace, membri del pluripremiato gruppo di astrofotografi Pictores Caeli. 

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 9 gennaio 2022 nei giorni di venerdì, sabato, domenica dalle 16.30 alle 21.30. Sarà possibile prenotare visite in altre giornate scrivendo a info@fondazioneteatrogaribaldi.com. Ingresso € 2 – obbligatorio Green Pass. 

Main sponsor dell’evento sono Antica Dolceria Bonajuto e Mutika, sponsor tecnici Galleria LoMagno, Vetreria Baglieri, Euronics Bruno a cui si aggiungono gli sponsor istituzionali della Fondazione: Conad, Gruppo Minardo, Gruppo Zaccaria, Acqua Santa Maria, Avimecc, Banca Agricola Popolare di Ragusa. Media partner Video Regione. 

 

Info su www.fondazioneteatrogaribaldi.com 

Pagina info www.alessiascarso.it/adsidera

 

med fest

MED PHOTO FEST 2021: un nuovo grande appuntamento con la fotografia d’autore tra opening di mostre e visite guidate 

Comunicato stampa

CALTAGIRONE – Sino al 12 dicembre 2021 si svolgerà a Caltagirone e in altre località della Sicilia orientale la 13ª edizione del Med Photo Fest, festival dedicato alla Fotografia d’autore, dal tema Storie di Donne e varia Umanità. In calendario l’eccellenza della fotografia nazionale e internazionale e altre iniziative collaterali. 

Storie di Donne e varia Umanità è il tema della 13ª edizione del MED PHOTO FEST 2021. La condizione umana e gli elementi più reconditi della società raccolti nei frame degli autori presenti in calendario sino a domenica 12 dicembre 2021. Il grande evento dedicato al medium fotografico tornerà ad animare le città di Catania, Caltagirone, Siracusa e Noto. Una serie di mostre personali, affiancate da un ricco programma di workshop, seminari, concorsi e incontri con gli autori, dislocate in sedi diverse come la Galleria di Arte Moderna del Comune di Catania, le Cucine dell’ex Refettorio (Aula Magna) e il Coro di Notte dell’ex Monastero dei Benedettini – sede del dipartimento Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania – il Museo Diocesano di Caltagirone, i Bassi di Palazzo Ducezio di Noto e la Fototeca siracusana. Un percorso esplorativo per immagini celebrato dal più potente mezzo di comunicazione del nostro tempo, la fotografia. 

Confermata la presenza e le mostre personali di Vasco Ascolini (Danza e Nascita del Tanztheatre /Omaggio a Carla Fracci), Pavel Apletin / Russia (Corporeità), Lisa Bernardini e Marina Rossi (Tempus Fugit), Bruna Caniglia (Amabili Resti), Anna Maria Colace (Visioni Oceaniche), Saro Di Bartolo (Burma Life, Quadri di Vita), Corrado Di Mauro (Sonno e Sogno), Francesco Faraci (Atlante Umano Siciliano), Patrizia Galia (San Calò, fra Umanità e Misticismo), Lucas Gibson / Brasile (Sob o Nervo da Noite), Sensi Lorente / Spagna (Bellezza Quotidiana), Madame Pagu / Brasile (Motherwood), Suryene Ramaget (Kushti) e Aurora Rosselli / USA (Acherontia).

med fest

 

Il MED PHOTO FEST 2021, gemellato con l’Internacional Festival of Photography of Porto Alegre, di Porto Alegre (Brasile), è promosso dall’Associazione Culturale Mediterraneum in co-organizzazione con la Regione Siciliana, il Comune di Catania, il Comune di Caltagirone, il Museo Diocesano di Caltagirone, il Comune di Noto, l’Università degli Studi di Catania; gode del patrocinio del FAI; del Rotary Catania-Etna; della fondazione Ordine Ingegneri Provincia di Catania. 

Cappella neogotica e spazi espositivi del Museo Diocesano, Piazza San Francesco d’Assisi. Mostre personali di Madame Pagu, Aurora Rosselli, Annamaria Colace, Patrizia Galia e Bruna Caniglia sino al 7 novembre 2021. 

Domenica 14 novembre, ore 17,30: Cappella neogotica del Museo Diocesano Mostra di Vasco Ascolini. Dal 14 novembre al 15 dicembre 2021 Il catalogo delle mostre e degli eventi del MED PHOTO FEST 2021, sarà distribuito, come di consueto, negli spazi espositivi e nei circuiti inerenti gli operatori culturali del settore. 

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“Blocco 200. Anime Sospese”: la mostra fotografica che racconta il viaggio di Arianna Di Romano insieme ai detenuti del carcere di Caltagirone.

Di Samuel Tasca   Foto di Giacomo Alessandro

La fotografa Arianna Di Romano, durante la 36° Coppa degli Assi tenutasi al Centro Equestre del Mediterraneo di Ambelia dall’8 al 10 ottobre 2021, inaugura la sua mostra fotografica dal titolo “Blocco 200. Anime Sospese”.

Originaria della Sardegna, ma siciliana d’adozione dopo un vero e proprio colpo di fulmine avuto per la città di Gangi (PA), Arianna Di Romano nel suo percorso professionale ha saputo immortalare con i suoi scatti l’anima dei soggetti ritratti durante i suoi lunghi viaggi. Stavolta, però, il viaggio intrapreso dalla Di Romano assume una prospettiva inaspettatamente nuova che la porta ad assumere il ruolo di docente all’interno di un progetto sviluppato presso il Carcere di Caltagirone (CT).

 

«Ho fortemente desiderato raccontare la quotidianità all’interno di una struttura carceraria», leggiamo nella presentazione della mostra scritta dalla stessa Arianna Di Romano. «Credo abbia a che fare con lo stesso forte desiderio che mi spinge a rimanere accanto a coloro di cui si parla poco, o non si parla affatto».

Così, mossa da questa voglia di raccontare ciò che normalmente rimane nel silenzio, lo scorso giugno Arianna Di Romano intraprende questo percorso insieme a diciassette detenuti del carcere di Caltagirone. Il laboratorio, che prevedeva proprio l’apprendimento delle tecniche fotografiche grazie alla sapiente guida della docente, ha permesso ai partecipanti di riscoprirsi al tempo stesso attori e narratori di immagini della loro realtà quotidiana.

«Ogni sguardo, ogni espressione, ogni gesto, ogni segno sulla pelle diventa una narrazione della loro più intima essenza pronta a volar via per mostrarsi al mondo», spiega Arianna Di Romano che confessa non avrebbe mai immaginato che quell’esperienza potesse restituirgli così tanto in termini di valore umano. È stata proprio lei a mettere in mano ai suoi alunni le sue macchine fotografiche, tesoro geloso di ogni fotografo, spingendoli ad andare oltre la normale inquadratura di un soggetto, ma tirando fuori ciò che realmente vivono ogni giorno. All’interno della mostra, inaugurata dalla Principessa Caterina Grimaldi di Nixima, il visitatore rimane rapito dalle immagini, rigorosamente in bianco e nero come la maggior parte degli scatti della Di Romano, che non mettono in mostra dei soggetti, ma ne raccontano una storia inserita nel suo contesto. Vediamo mani, indumenti, tatuaggi, ma non vediamo la firma di alcun autore. «Non si svelerà la paternità del singolo scatto per nostra volontà, – chiarisce Arianna Di Romano – ogni singolo fotogramma si confonderà con l’altro facendosi portavoce di quello straordinario affiatamento nato durante il percorso».

Così “Blocco 200. Anime Sospese” diventa non soltanto un percorso di formazione artistica, ma un cammino in cui riscoprire relazioni tra esseri umani, nel quale riscoprirsi parte di un gruppo e parte di un racconto che può raggiungere chiunque, oltrepassando muri e sbarre e toccando corde dell’anima che vibrano in coloro che hanno la sensibilità di percepire che dietro ogni persona c’è sempre una storia che vale la pena di essere raccontata.

 

Alessia Scarso stampa  webs min

Uno sguardo verso il cielo con le foto di Alessia Scarso

di Omar Gelsomino

Alessia Scarso, modicana di nascita è diplomata in montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ha collaborato con importanti produttori, registi e giornalisti come montatrice e coordinatrice a diversi film, documentari e inchieste giornalistiche. Da regista ha diretto spot e documentari, tra cui molti girati a Modica. Il corto “Disinstallare un amore” ha segnato il suo debutto alla regia per le fiction e ha vinto tanti premi, ma il film “Italo” è il suo lungometraggio che narrando le vicende del randagio di Scicli divenuto mascotte di una comunità regala emozioni agli spettatori. Di recente si è cimentata nell’astrofotografia e tra i suoi scatti una è stata scelta come migliore foto della terra del giorno dalla Nasa, ritraendo uno spicchio di luna crescente al 2 per cento. Nei giorni scorsi un lavoro sull’Etna realizzato insieme a Marcella Giulia Pace e Dario Giannobile è stato premiato come miglior timelapse in occasione dell’ottava edizione dei #PhotoNightscapeAwardsNell’ex Convento del Carmine di piazza Matteotti a Modica è ospitata la sua mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”, promossa dalla Fondazione Teatro Garibaldi, fruibile al pubblico fino al 17 ottobre dalle 16,30 alle 20,30 (escluso il lunedì).

Regista, documentarista, astrofotografa, cos’altro dobbiamo aspettarci da Alessia Scarso?

«Tutto quello che vorrà venire. Sono pronta a farmi mezzo e ad accogliere qualunque forma espressiva. Poco importa se le storie mutano la forma con cui si presentano. A volte è un libro, a volte una canzone, un passo di danza, a volte un film e a volte una foto. Qualcosa si fa strada. Comunque».

Hai realizzato tanti corti e documentari, ma Italo t’ha consacrata al successo mondiale. Te lo aspettavi?

«L’intento era quello di raccontare una storia universalmente condivisibile, e la storia di Italo era quella giusta. Ovunque sia andato, Italo ha conquistato il pubblico. Amo questo genere di storie perché rivelano la capacità universale del genere umano di emozionarsi. Un po’ com’è accaduto anche adesso, alzando gli occhi al cielo, in occasione della mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”. Lo sguardo verso l’alto è universale e naturale, da sempre nella storia dell’Uomo le risposte alle grandi domande si sono cercate verso
l’alto».

Come è avvenuto il passaggio dalla camera da presa alla fotocamera?

«Non credo ci sia stato un vero e proprio passaggio di mezzo, quanto piuttosto un passaggio di interpretazione del tempo. Una fotografia è un solo fotogramma, una sintesi verticale estremamente selettiva che costringe a lavorare lo spazio e la profondità».

Cosa hai provato quando la Nasa ha scelto una tua foto?

«Sono solamente pochi anni che mi dedico all’interpretazione del paesaggio attraverso l’astrofotografia, non mi aspettavo di ottenere una attenzione così prestigiosa. Sono andata a “scuola” da Marcella Giulia Pace, astrofotografa e componente come me del gruppo dei Pictores Caeli. Attraverso loro ho approfondito lo sguardo, le tecniche, il rispetto del dato scientifico ma soprattutto l’estasi dell’osservazione contemplativa».

Come hai vissuto il lockdown?

«Ho voluto vivere il lockdown come una preziosa occasione di riflessione. Il tempo sospeso che in molti ci siamo ritrovati a vivere è riuscito a dare ordine ai miei pensieri e forma a molti progetti che attendevano proprio uno spazio adeguato per potersi rivelare. Primo fra tutti questo allestimento espositivo. Durante il lockdown, a causa del coprifuoco, non abbiamo potuto uscire di notte a fotografare. Mi trovavo a Bologna. Mi sono fatta bastare il balcone di casa, una piccola porzione di cielo. Chiuse le fabbriche e ferme le auto il cielo era più pulito, ed è apparso chiaramente quanto la mano dell’Uomo sia determinante nel declino delle condizioni del nostro pianeta».

Perché questo titolo alla mostra?

«C’è una doppia lettura. “C’era una volta” è l’incipit classico delle storie e “Ad Sidera” è un percorso narrativo multisensoriale. “C’era” fa anche riferimento al fatto che questa meravigliosa Volta Celeste ci è ormai largamente preclusa dall’inquinamento luminoso. Questo tipo di inquinamento è più dannoso di quanto si possa immaginare. Non solo ha
enormi e sottovalutati effetti sulla biologia (si pensi alle conseguenze sulla fotosintesi clorofilliana o sul nostro ciclo circadiano), ma soprattutto sono convinta che la preclusione dello sguardo verso l’alto ha effetti negativi sulle potenzialità della nostra spiritualità».

Che effetto fa esporre le proprie foto nella tua città natale?

«La mia città è contemporaneamente il mio luogo di ispirazione e di sperimentazione. È la mia casa, come se mostrassi quello che faccio alla mia famiglia. Quando giungo ad esprimere qualcosa qui, poi trovo coraggio di esportarlo. E quando esporto qualcosa, porta sempre con sé il profumo di casa».

È meglio guardare il cielo e gli astri rispetto a ciò che accade sulla terra? Cosa vedi? 

«Lo sguardo verso l’alto è nato proprio perché vivo un periodo in cui non amo ciò che vedo ad altezza uomo: viviamo nell’epoca dei furbi e trovo che siamo diventati prepotenti, diffidenti e indifferenti. L’Uomo domina le altre specie come fosse padrone del pianeta. È prezioso relazionarsi con il Cielo perché aiuta a centrarsi sulla Terra. C’è un rapporto tra grandezze che lascia senza fiato. Le esperienze di ascolto, di ricerca e di contemplazione hanno la capacità di donare la consapevolezza di sentirsi infinitamente piccoli nell’infinitamente grande, ma anche di sentirsi infinitamente grandi nell’infinitamente piccolo. Il Sole è la stella del nostro sistema solare, ci sono 4 miliardi di stelle nella via Lattea e la nostra è solo una tra miliardi di galassie nell’Universo. Eppure in questo
ordine di grandezze ognuno rimane unico e irripetibile. Non c’è mai stato niente come ognuno di noi nella storia dell’Universo, né mai ci sarà».


È un richiamo del verso dantesco «e quindi uscimmo a riveder le stelle»?

«Nel percorso della vita umana si può sempre trovare un qualche riferimento all’esperienza narrata da Dante nella “Divina Commedia”. In particolare all’interno del percorso espositivo c’è un richiamo al Canto XXIV del Paradiso, là dove il poeta nel corso del cammino declina il desiderio di Sapienza. Dante era un esperto conoscitore dell’astronomia, capace di una sintesi risolta di fede e scienza, e la sua visione lucida rende poetici e allo stesso tempo coerenti tutti i passi della Divina Commedia attinenti alla cosmologia, pur nella visione tolemaica del tempo in cui è stata scritta».

Quale messaggio vuoi trasmettere ai visitatori?
«La relazione tra spettatore e opere è un momento intimo, ciò che si trova all’interno dello spazio espositivo diventa esperienza personale di ogni visitatore. Se posso esprimere un desiderio mi piacerebbe che una volta finito il percorso si uscisse fuori semplicemente con lo sguardo all’insù».

Quali sono i tuoi prossimi progetti futuri?

«La scaramanzia fa da padrone a questo genere di domande. Verrà ciò che ha da venire!».

Paolo Canevari Globo  gomma di pneumatici legno

BLOCKS | Storie di dialoghi oltre i limiti, a Palermo

Comunicato stampa

Palermo | ALBERGO DELLE POVERE

6 giugno 2021 – 31 luglio 2021

 a cura di Daniela Brignone (storica dell’arte) e Daniela Brignone (storica)

 

Comitato scientifico: Gaia Bellavista, Francesco Miceli, Elena MotisI, David Palterer, Maria Gabriella Pantalena, Davide Sarchioni 

 

La parola “block” in inglese significa “masso”, “interruzione”, “muro” ma anche “insieme” e “tassello”. Ovvero, allo stesso tempo: “limite” e “opportunità”, “separazione” ed “elemento di connessione”. Un termine duale che ben riesce a sintetizzare il tempo che viviamo, fatto di limiti e ridefinizione di insiemi, relazioni, conoscenze, strumenti.

Blocks, la collettiva curata da Daniela Brignone – storica dell’arte – e Daniela Brignone – storica – traccia un percorso che tocca storie e coscienze ovunque nel mondo attraverso 54 opere di 28 artisti contemporanei provenienti da varie parti del mondo che con le proprie creazioni denunciano “limiti” e cercano la via per superarli. Un progetto promosso dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana insieme al Museo Riso, alla Fondazione e all’Ordine degli Architetti di Palermo e al Rotary eclub Colonne d’Ercole di Palermo. 

La mostra, visitabile sino al 31 luglio, è il primo grande evento internazionale d’arte in Sicilia a segnare la #ripartenza e il ritorno in presenza nei luoghi d’arte. Ad accompagnare la collettiva anche un calendario di eventi collaterali: talk, spettacoli, laboratori e visite didattiche dal vivo e online. 

Cuore dell’evento sarà l’Albergo delle Povere di Palermo, trasformato per l’occasione in spazio espositivo multidisciplinare per ospitare: quadri, sculture, fotografie, installazioni, video e performance che affrontano da angolazioni diverse e con linguaggi creativi personali il tema dei “blocchi”, dei muri fisici, mentali e sociali. Grazie alla partnership con l’Istituto dei Ciechi di Palermo e con l’Unione Italiana Ciechi, la mostra sarà fruibile con visite guidate anche a ipovedenti e non ciechi (info: 091.540324). Sarà, inoltre, messo a disposizione uno scoiattolo, gentilmente concesso dal Rotary,  per consentire le visite alle persone con disabilità motoria. 

«Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato eminentemente geopolitico – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – il mondo, a causa dell’emergenza pandemica, ha oggi scoperto un nuovo “blocco”, che ha costretto tutti entro mura e confini domestici, spingendo ciascuno in una dimensione nella quale l’individualismo e il “distanziamento sociale” si sono sostituiti progressivamente all’uomo e alla sua naturale propensione alla socialità. “Blocks” è il manifesto di un’umanità che può tornare a vivere secondo dimensioni normali, consapevole della propria essenza e dei conflitti che hanno contrassegnato la storia, ma rinata, rigenerata dall’aver imboccato la via per superare quest’ultimo, drammatico, limite».

«L’anno che ci lasciamo alle spalle – spiegano le curatrici – dimostra che l’idea stessa di “limite” ha bisogno di essere aggiornata. Che serve accendere i riflettori su cosa oggi significhi e come questo concetto vada reinterpretato rispetto alle urgenze dell’epoca in cui viviamo e agli equilibri geopolitici del nostro tempo». 

«Riapriamo le porte dell’Albergo delle Povere con una mostra internazionale che ci spinge alla riflessione oltre che alla contemplazione delle opere. Quello di cui c’è più bisogno dopo questo periodo difficile e surreale determinato dal Covid 19», aggiunge il direttore del Museo Riso, Luigi Biondo

Lungo un percorso che comprende 4 sezioni conflitti, controllo e potere, pregiudizi, dialoghi – gli artisti selezionati esprimono il proprio punto di vista, quello di chi ha vissuto o conosciuto in modo diretto o indiretto il “muro”, lanciando così con forza un messaggio di superamento dei conflitti. 

Le quattro tappe diventano dunque una sorta di percorso catartico verso il superamento dei blocchi, verso una nuova prospettiva di libertà e condivisione. Si parte dalla storia e dai “limiti” che hanno radici nel Novecento – le “due Germanie”, il conflitto israelo-palestinese, il Kazakistan post sovietico, il nazismo, la guerra in Iraq, la guerra fredda e la corsa agli armamenti nucleari, la ribellione all’autorità in Cina – per arrivare al controllo e potere esercitato dagli Stati ma anche dal sistema capitalistico e consumistico, fino alle barriere create dai pregiudizi. Temi che oggi assumono anche un significato nuovo e ulteriore, a causa dei limiti e delle chiusure determinate dalla pandemia che ha colpito il mondo intero e dal lockdown. Tutto per giungere al livello più ambito dall’arte: il dialogo.

Sguardi sulla storia che diventano riflessioni contemporanee attraverso l’elaborazione creativa di artisti figli di conflitti atavici come il palestinese Steve Sabella e l’israeliano Eyal Ben Simon, ma anche con la fotografa e video-artist kazaka Almagul Menlibayeva che denuncia l’esecuzione di centinaia di test nucleari nei territori dell’ex cortina di ferro. Analogo valore documentale hanno le testimonianze di Mario Rizzi sull’identità femminile nel mondo arabo, sulla persecuzione delle donne yazide e sul campo profughi di Idomeni. E ancora, il lavoro degli artisti tedeschi, di nascita o adozione, Julia Krahn, Philip Topolovac, Thomas Lange e Uli Weber; le opere della pakistana Maryam Jafri con le sue creazioni-denuncia contro le guerre coloniali di tutti i tempi; o gli scatti del cinese Liu Bolin che fotografa la violenza della globalizzazione; mentre l’italiano Paolo Canevari si scaglia contro i giochi di potere generati dal progresso. Passato e presente si fondono nei racconti del fotografo israeliano Adi Nes, perché ciò che era, permane nella nostra dimensione del vivere, diventano installazioni metafisiche nei lavori di Mateusz Choróbski per raccontare la povertà della sua Polonia, creazioni ipertecnologiche nell’arte dell’italiano Donato Piccolo, o distopiche con l’americano Jon Kessler che si interroga sul futuro. Opere che diventano specchi di un presente sospeso, interrogativi sul valore dell’umanità, inchieste-denuncia contro il potere dei Signori della Rete come nel lavoro di Paolo Cirio. Ma anche un grandangolo su Paesi poco raccontati dai media come la Croazia nelle sue parti più interne e isolate dove restano segni della guerra e dell’abbandono, fotografati da Igor Grubić. Sotto altre forme, il tema del dominio è ancora evidenziato dal lavoro dell’artista americano William E. Jones che testimonia i macabri esperimenti sulla psiche dei cittadini americani autorizzati dalla Cia. 

E poi i video, le installazioni sui fanatismi, blocchi cognitivi forti quanto i blocchi della storia. Differenze che diventano conflitti da parte dell’uomo contro l’uomo, in grado di segnare individui e intere generazioni e che in Blocks vengono declinati nei linguaggi dell’arte per diventare elemento di confronto e discussione: dal tema delle migrazioni e delle differenze tra popoli – nelle immagini struggenti dell’artista albanese Adrian Paci come nelle installazioni video del duo artistico serbo Doplgenger e dell’artista israeliana Sigalit Landau – alle questioni di genere – affrontate dal sudanese Hassan Musa con opere che raccontano la condizione femminile nel suo Paese. 

All’interno dell’Albergo delle Povere le tappe si fanno dunque percorso di osservazione, provocazione, riflessione ma anche anelito di speranza, invito al dialogo con le opere che chiudono la collettiva: installazioni di alcuni degli artisti già citati ma anche di altri nomi internazionali come la brasiliana Andrea de Carvalho, la georgiana Sophie Ko, l’italiana Valentina Palazzari, e il cubano Osvaldo Gonzáles.

La vita è fatta di momenti di incertezza e di instabilità, rileva Renato Ranaldi, di spazi mutevoli, terreni fertili dove tutto può sconfinare o prendere vita in modo indipendente. E così, i muri casalinghi di Vittorio Corsini, piccolo atomo di un più vasto sistema, diventano il simbolo di tutti i simboli di questa mostra che racchiude la memoria, la cultura, la dimensione etica e gli affetti.

 

Dichiarazioni_Note dal catalogo

 

Alberto Samonà

Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana 

(…) Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato quasi esclusivamente geopolitico, oggi, a causa dell’emergenza pandemica, abbiamo scoperto una forma più claustrofobica di “blocco” che, costringendoci spesso dentro le pareti domestiche, annullando l’incontro e il confronto, imponendo coprifuoco e copie surrogate di rapporti sociali, ha spinto ciascuno verso una dimensione individuale in cui vige una sola regola, quella del “distanziamento sociale”, espressione infelice che rende però l’idea di una umanità relegata alla sua brutta copia, sia pure per far fronte, mediante comportamenti concludenti, a una situazione emergenziale. Una sensazione di prigionia, quella provata, che potrebbe portare al convincimento che la realtà sia una muraglia,  ormai invalicabile. Per fortuna, però, a consolarci arriva la l’arte, che ci ricorda il gusto per la libertà. E per il recupero della sua dimensione universale. “Blocks”, alla luce di quanto detto, può essere inteso come il manifesto di un’umanità che può e deve tornare a vivere.

 

Luigi Biondo

Direttore Museo Riso

(…) Lo spirito di Blocks, grande mostra che arricchisce gli spazi dell’Albergo delle Povere di Palermo, credo debba essere questo. La voglia di affermare la bellezza, l’arte, la ricerca di esperienze nuove per i nostri sensi, con l’aiuto delle meraviglie che artisti cosmopoliti e consapevoli del loro tempo ci regalano.

Una sfida dura ma utile, una prova per la nostra mente, per il nostro sentire affranto, provato da uno stato di atarassia troppo lungo che deve essere respinto prima che possa travolgerci e turbarci.

Dipinti, sculture, istallazioni, video che diventano stati dell’anima preziosi per una rinascita attesa da troppo tempo e mai così utile. Ricaveremo sicuramente contattati, nuove esperienze, conoscenze inaspettate che dovranno farci crescere e permetterci di ripartire per un nuovo viaggio più ricco e consapevole alla ricerca dell’essenza di una personalità intesa come sinonimo di spirito e di io dell’età moderna e contemporanea.

Un grazie di cuore a chi ha continuato a credere in questo processo e che non ha mai voluto deporre le armi della pace, della bellezza e della cultura.   

 

Francesco Miceli, presidente Consiglio Nazionale Architetti 

Maria Gabriella Pantalena, vicepresidente Fondazione Ordine degli Architetti Palermo

 

(…) I muri esistono ed incrementano la loro presenza in ogni parte del mondo, a volte in maniera visibile a volte in maniera occulta, i muri fisici sono visibili e rendono esplicita l’immane tragedia che la loro presenza procura. Altri, i muri invisibili, li troviamo nelle leggi, negli accordi tra gli Stati, nelle politiche che regolano i rapporti tra territori, nei divieti e nelle barriere ideologiche che alimentano costantemente la vita contemporanea. 

I muri sono compatti, solidi, maestosi, spessi, pesanti, imponenti a volte solenni, comunque invalicabili. I muri, però, a volte possono essere scavalcati o oltrepassati è quello che l’uomo ha sempre cercato di fare rischiando la vita per conquistare la libertà. 

 

(…) Ogni volta che si costruiscono muri è importante chiedersi il motivo, l’effettiva utilità e le conseguenze per sé e per altri. È importante munirsi del coraggio di cercare soluzioni alternative e se ciò non è possibile cercare almeno di aprire una finestra nel muro.

La ricerca del muro come elemento positivo è lo sforzo compiuto dall’Architettura nella sua evoluzione storica. Il senso della costruzione muraria riconduce al valore della solidità (firmitas) come elemento della forma costruttiva e come carattere dell’Architettura.

 

Marcello Sanzo

Presidente Rotary eClub Colonne d’Ercole

 

(…) Il Rotary eClub Colonne d’Ercole ha fortemente voluto sponsorizzare “BLOCKS” perché ci permette di trasmettere alla collettività i valori su cui si fonda il nostro agire. Ci permette di rendere accessibile un bene fondamentale come l’Arte a chi come me ha delle difficoltà oggettive. E ci permette di fare la nostra parte per migliorare la qualità della vita di tutti perché una società che fruisce liberamente dell’Arte è una società migliore.