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La sartorialità siciliana indossata dai potenti del mondo

di Omar Gelsomino,   foto di Antonio D’Anna

Eleganza ed unicità. È questo il claim di Salvatore Martorana, imprenditore di Valguarnera Caropepe – piccolo comune dell’Ennese – che veste pontefici, commissari europei e capi di Stato di tutto il mondo diventando l’emblema della sartorialità italiana e siciliana. Proprio la raffinatezza dei tessuti e la ricercatezza dei particolari ne fanno un vero must. Cravatte, camicie e abiti personalizzati su misura sono indossati dai potenti della terra che apprezzano l’artigianalità di sapienti mani di sarti che realizzano queste opere d’arte.

«Conseguita la laurea in Economia, iniziai a fare il commesso viaggiatore imparando a conoscere tutti i mercati. Nel 1989 abbiamo creato la Maison Gregory, iniziando a produrre cravatte, e grazie all’esperienza maturata sin da subito abbiamo guardato ai mercati esteri. Successivamente abbiamo prodotto camicie e in seguito abiti personalizzati, il mio primo amore, cercando di collocarci in una fascia di mercato medio-alta. Abbiamo aperto i nostri showroom a Valguarnera, Palermo, Catania, Siracusa, Milano, Bruxelles con l’intento di lasciare ai nostri clienti l’impronta della sartorialità. Abbiamo scelto di produrre i nostri capi personalizzati su misura proprio a Valguarnera Caropepe, a differenza di colleghi che hanno preferito delocalizzare all’estero, poiché questo è un territorio da sempre vocato all’industria tessile, dove vi è una grande esperienza nel settore. In questo modo abbiamo dato lavoro a circa 120 persone, tirandole fuori dal vincolo della politica, grazie alle loro capacità. Abbiamo l’obiettivo di dare una prospettiva ai giovani ed evitare che lascino la Sicilia per cercare lavoro altrove, essere d’esempio affinché si creino le condizioni per creare posti di lavoro nella nostra isola, governata da politici miopi che non comprendono quanto siano apprezzate le eccellenze siciliane all’estero».

Nonostante Salvatore Martorana viaggi in giro per il mondo ha le sue radici ben salde nella sua terra. «Ho dimostrato che si può fare impresa in Sicilia con tutte le problematiche che ci sono. Questa è la mia terra, sono nato qui e non voglio abbandonarla per nessun motivo. Con la mia famiglia ci siamo trovati d’accordo nel voler fare rimanere i miei nipoti in Sicilia. Abbiamo il dovere di sperare che questa terra cambi in meglio, che la politica comprenda il grande valore della Sicilia e delle sue eccellenze».

Dalla Maison Gregory partono capi di abbigliamento non solo raffinati ed eleganti, ma con quel quid in più dato dall’essere prodotti in Sicilia. «Su suggerimento di mia moglie è nato il marchio Salvatore Martorana poiché i mercati anglosassoni preferiscono il marchio italiano. Quando vendiamo un abito c’è la nostra italianità, il nostro modo di essere, l’espressione di un popolo, la bellezza che il Padre Eterno ci ha dato, il buon gusto. Chi acquista un nostro prodotto ritrova l’estro innato nel nostro DNA italiano che lo fa sembrare più bello, perché mettiamo un punto a traverso, una fodera o un bottone diversi. La diversità tra noi e il resto del mondo sta nel buon gusto».

In mezzo a non poche difficoltà Salvatore Martorana, insieme alla moglie Cettina e ai figli Nicola e Cecilia, oltre ad una squadra che è anche una famiglia, esporta eleganza e la raffinatezza della sartorialità Made in Sicily in tutto il mondo.

«Ognuno di noi svolge il proprio ruolo all’interno di un gioco di squadra permettendo di raggiungere i nostri obiettivi. Oltre ad essere presenti in Europa stiamo esplorando gli USA, dove abbiamo sempre esportato. La pandemia ha bloccato le nuove aperture negli Stati Uniti, di recente abbiamo riscontrato un grande interesse per i nostri prodotti perché i nostri clienti vogliono vestire italiano e stiamo aprendo all’interno di Bentley, Rolls-Royce, Lamborghini a Los Angeles, dove mi auguro di vestire i clienti di questi marchi, un altro progetto è in cantiere con la Ferrari».

I progetti di Salvatore Martorana, ambasciatore dell’artigianalità del Made in Sicily nel mondo, continuano all’insegna dell’eleganza e dell’unicità.

Ad Aci Castello Fashion Worksite MGC, cantiere dell’arte e della bellezza tra moda e spettacolo

di Patrizia Rubino

Reduce dall’incantevole scenario di Montecarlo, dove nell’ambito delle iniziative legate al Gran Prix ha proposto una collezione ispirata alla Formula Uno, la “Titanium Collection”, la fashion designer catanese Maria Giovanna Costa sarà protagonista della serata evento, “Fashion Worksite MGC” nell’ambito del cartellone estivo “Ciclope Summer Fest”, del Comune di Aci Castello, presentato lo scorso aprile alla BIT di Milano. La serata che rientra nella sezione “Mediterranean Fashion Week” del programma, si terrà venerdì  15 luglio alle ore 21, nella suggestiva cornice di Piazza Castello e sarà condotta da Barbara Castellani, giornalista televisiva ed esperta di moda.

  di Mc Call

di Mc Call

Stilista e ingegnere Costa propone uno stile che unisce il gusto estetico della migliore tradizione artigiana made in Italy, all’innovazione frutto di ricerca e sperimentazione continua. Le sue linee casual e streetwear comode e confortevoli si accompagnano ad accessori sempre originali. Classe e ricercatezza nelle collezioni di haute couture, teatralità e spiccato culto per il bello nei suoi  scenografici e preziosi abiti scultura.

di Mario Aldo Castania

di Mario Aldo Castania

«In questi ultimi mesi – dichiara Maria Giovanna Costa – ho partecipato a diversi importanti eventi di moda, esperienze molto significative, perché come sempre accade quando sono in viaggio per lavoro, arricchisco il mio bagaglio di conoscenze e di confronti. Un carico di idee ed energie propositive che rielaboro e metto a frutto quando ritorno a casa nella mia amatissima Sicilia, che resta il luogo da cui traggo sempre la massima ispirazione per ogni mia creazione. La manifestazione che presenteremo venerdì 15 luglio ad Acicastello, non sarà solo una sfilata delle mie collezioni – tiene a puntualizzare – ma molto di più. Ho inteso, infatti, immaginare questo evento come una sorta di cantiere in corso d’opera, da qui il nome di Fashion Worksite, in cui ci sarà spazio anche per giovani talenti che si affacciano al mondo della moda o emergenti in altri settori artistici. Ho fortemente voluto la loro presenza in quanto con le loro idee e proposte testimoniano l’evoluzione e il cambiamento, e perché da sempre m’impegno per offrire opportunità e visibilità, a chi come me crede ed investe nei propri sogni e nella propria creatività. Saranno presenti – conclude Maria Giovanna Costa – anche stilisti già affermati e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. Ognuno contribuirà con la propria energia ad esprimere arte e bellezza per donare al pubblico presente  una serata che, ne sono certa, sarà ricca di emozioni».

di Manuela Tronconi

di Manuela Tronconi

dieli calzature caltagirone

Dieli Calzature e Abbigliamento. Il Paradiso delle donne a Caltagirone.

di Alessia Giaquinta, foto di Samuel Tasca

Eleganza, classe e femminilità. In questi tre aggettivi si riassume il concetto di moda promosso a Caltagirone da Dieli Calzature e Abbigliamento, uno store dove ogni donna può trovare capi, accessori e scarpe per un look che fa la differenza.

Ogni articolo è scelto con cura e dedizione dalla titolare, Isabella Dieli, che forte della sua esperienza trentennale in questo settore, predilige qualità, comodità e stile per accontentare e valorizzare ogni cliente.

dieli calzature caltagirone

«Completati gli studi ho cominciato a lavorare in questo settore – racconta – e quindici anni fa finalmente ho avuto la possibilità di realizzare il mio sogno: avviare un’attività per conto mio che fosse un punto di riferimento per le donne». Una missione, si potrebbe dire, che condivide con il marito Paolo Pirronello e che la gratifica quotidianamente.

«La cosa che più amo di questo mestiere, oltre al contatto con la gente, è il fatto di poter mettere la mia professionalità al servizio delle clienti», aggiunge la titolare.

Il punto vendita, sito in viale Principe Umberto 95 a Caltagirone (Ct), offre soluzioni per tutti i gusti e per tutte le esigenze: dalle ultime tendenze alla moda ai modelli più tradizionali, dagli outfit casual a quelli da cerimonia, dagli articoli versatili a quelli particolari e sofisticati.

Uno dei punti di forza dell’attività è sicuramente la vastissima gamma di calzature, per tutte le occasioni, delle migliori marche e frutto della tradizione artigianale dei grandi maestri calzaturieri italiani.

«Nel nostro store le clienti possono trovare familiarità e cortesia – dichiara Isabella Dieli – oltre a numerosi articoli di importanti brand dell’artigianato Made in Italy».

dieli calzature caltagirone

Il motivo del successo di questo store, divenuto punto di riferimento per le donne non solo di Caltagirone ma anche delle città limitrofe, sta proprio nel fatto di aver trovato in Dieli Calzature e Abbigliamento un punto vendita completo, capace di soddisfare ogni esigenza e di offrire articoli di qualità al giusto prezzo.

Oltre alle calzature e all’abbigliamento, è possibile trovare numerosi accessori di tendenza per completare gli outfit con stile o per idee regalo mai banali.

È possibile inoltre contattare lo store per la consegna a domicilio dell’articolo acquistato tramite ordine online, contattando l’azienda al numero Whatsapp 331 5657748, dove è anche possibile chiedere informazioni e consigli.

Insomma: linee diverse e strumenti innovativi per raggiungere e per accontentare ogni donna che, in Dieli Calzature e Abbigliamento, trova uno store total look capace di esaltare la sua bellezza e unicità, sempre.

dieli calzature caltagirone

anteprima pizzi e merletti

test articoli

di Giulia Monaco   Foto di Emanuele Carpenzano

 

Dolce e Gabbana ne hanno fatto un must-have, e ne fanno largo uso nelle loro collezioni, omaggiando un’ideale di femminilità sospeso tra passato e presente: l’ elegantissimo pizzo siciliano, che richiama le atmosfere mediterranee di una volta, è il protagonista indiscusso delle passerelle, di brand di moda Made in Italy e di abiti da sposa griffati scelti dai vip.

 

Se volgiamo un attimo lo sguardo a una Sicilia d’altri tempi, con un po’ di immaginazione riusciamo a scorgere delle giovani donne intente a confezionare con solerzia il loro corredo, creando con grande maestria degli arabeschi di pizzo destinati a impreziosire tovaglie, vesti e stoffe, rendendole eleganti e leggiadre. Le immaginiamo ingegnarsi con aghi, fili, fuselli e uncinetti, e a intessere punto dopo punto armoniose trame di pizzi, merletti e trine da applicare alla biancheria più pregiata, per custodirla poi sotto naftalina nei cassetti di un grande comò, in attesa di coronare il loro grande sogno d’amore. Ancora adesso, aprendo quei vecchi cassetti, potrebbero spalancarsi davanti ai nostri occhi tracce di quella Sicilia mai dimenticata, che oggi gode di un fascino iconico e intramontabile.

 

Ma da dove nasce la tradizione dei merletti siciliani?

La parola “merletti” deriva dal termine “merli”, gli elementi architettonici sagomati che sovrastavano torri e palazzi medievali. La Sicilia vanta una tradizione del merletto molto antica, attestata già nel 1400, quando veniva spesso eseguito con filati d’oro e d’argento che ornavano tessuti pregevoli. Questa tradizione risale al dominio dei Saraceni, che introdussero nell’isola i primi laboratori di tessitura e ricamo, e si consacra poi sotto la corte di Spagna.

Tra i manufatti in pizzo siciliano, ce n’ è uno richiestissimo dalle spose, conclamato dai grandi brand di moda, che ha fatto la sua comparsa in matrimoni celebri e in serie cult: stiamo parlando della mantilla, un capo d’abbigliamento che si diffuse in Sicilia nel ‘500, durante la dominazione spagnola. L’accessorio proviene da un’antica usanza diffusa nella penisola iberica, che vedeva donne del “pueblo”, cioè le popolane, utilizzarlo come adorno oppure come riparo.  Ma quando la regina Isabella II (che regnò tra il 1833 ed il 1868) cominciò a indossare la mantilla in tutti gli eventi ufficiali, acquisendo un’aurea elegante e sofisticata, ecco che il suo uso si estese anche nei ranghi dell’aristocrazia. Potremmo definire la regina Isabella un’influencer del suo tempo? Certamente sì, e anche di grande impatto: infatti, tutt’oggi la mantilla è considerata uno degli accessori più chic negli ambienti di alta moda, ed è richiestissima dagli atelier di abiti da sposa.

 

Nessuna terra come la Sicilia sfugge da qualsiasi cliché, piena com’ è di meraviglie e di mille contraddizioni. Anche la moda e l’ eleganza siciliane sono in qualche modo senza luogo e senza tempo, figlie di una commistione di culture e popoli così distanti tra loro, e così ricchi nella loro diversità, da rendere lo stile siculo unico al mondo.  Il merletto siciliano ne è un chiaro emblema: i decori sono spesso eseguiti liberamente, secondo la fantasia dell’ esecutore o dell’ esecutrice, che realizza un’armoniosa sequenza di pieni e vuoti senza un disegno prestabilito. Più che di artigianato potremmo parlare di una vera e propria arte figurativa, visto il grande impatto di sfilati, merletti e macramè sui canoni estetici del tempo.

 

Elegante e sofisticato, chic e ricercato, il pizzo siciliano si consacra come elemento iconico che ha segnato e continua a segnare la storia della moda e del costume, da custodire e amare per sempre.

anteprima pizzi e merletti

Pizzi e merletti siciliani. Un’antica tradizione divenuta icona di stile

di Giulia Monaco   Foto di Emanuele Carpenzano

 

Dolce e Gabbana ne hanno fatto un must-have, e ne fanno largo uso nelle loro collezioni, omaggiando un’ideale di femminilità sospeso tra passato e presente: l’ elegantissimo pizzo siciliano, che richiama le atmosfere mediterranee di una volta, è il protagonista indiscusso delle passerelle, di brand di moda Made in Italy e di abiti da sposa griffati scelti dai vip.

 

Se volgiamo un attimo lo sguardo a una Sicilia d’altri tempi, con un po’ di immaginazione riusciamo a scorgere delle giovani donne intente a confezionare con solerzia il loro corredo, creando con grande maestria degli arabeschi di pizzo destinati a impreziosire tovaglie, vesti e stoffe, rendendole eleganti e leggiadre. Le immaginiamo ingegnarsi con aghi, fili, fuselli e uncinetti, e a intessere punto dopo punto armoniose trame di pizzi, merletti e trine da applicare alla biancheria più pregiata, per custodirla poi sotto naftalina nei cassetti di un grande comò, in attesa di coronare il loro grande sogno d’amore. Ancora adesso, aprendo quei vecchi cassetti, potrebbero spalancarsi davanti ai nostri occhi tracce di quella Sicilia mai dimenticata, che oggi gode di un fascino iconico e intramontabile.

 

Ma da dove nasce la tradizione dei merletti siciliani?

La parola “merletti” deriva dal termine “merli”, gli elementi architettonici sagomati che sovrastavano torri e palazzi medievali. La Sicilia vanta una tradizione del merletto molto antica, attestata già nel 1400, quando veniva spesso eseguito con filati d’oro e d’argento che ornavano tessuti pregevoli. Questa tradizione risale al dominio dei Saraceni, che introdussero nell’isola i primi laboratori di tessitura e ricamo, e si consacra poi sotto la corte di Spagna.

Tra i manufatti in pizzo siciliano, ce n’ è uno richiestissimo dalle spose, conclamato dai grandi brand di moda, che ha fatto la sua comparsa in matrimoni celebri e in serie cult: stiamo parlando della mantilla, un capo d’abbigliamento che si diffuse in Sicilia nel ‘500, durante la dominazione spagnola. L’accessorio proviene da un’antica usanza diffusa nella penisola iberica, che vedeva donne del “pueblo”, cioè le popolane, utilizzarlo come adorno oppure come riparo.  Ma quando la regina Isabella II (che regnò tra il 1833 ed il 1868) cominciò a indossare la mantilla in tutti gli eventi ufficiali, acquisendo un’aurea elegante e sofisticata, ecco che il suo uso si estese anche nei ranghi dell’aristocrazia. Potremmo definire la regina Isabella un’influencer del suo tempo? Certamente sì, e anche di grande impatto: infatti, tutt’oggi la mantilla è considerata uno degli accessori più chic negli ambienti di alta moda, ed è richiestissima dagli atelier di abiti da sposa.

 

Nessuna terra come la Sicilia sfugge da qualsiasi cliché, piena com’ è di meraviglie e di mille contraddizioni. Anche la moda e l’ eleganza siciliane sono in qualche modo senza luogo e senza tempo, figlie di una commistione di culture e popoli così distanti tra loro, e così ricchi nella loro diversità, da rendere lo stile siculo unico al mondo.  Il merletto siciliano ne è un chiaro emblema: i decori sono spesso eseguiti liberamente, secondo la fantasia dell’ esecutore o dell’ esecutrice, che realizza un’armoniosa sequenza di pieni e vuoti senza un disegno prestabilito. Più che di artigianato potremmo parlare di una vera e propria arte figurativa, visto il grande impatto di sfilati, merletti e macramè sui canoni estetici del tempo.

 

Elegante e sofisticato, chic e ricercato, il pizzo siciliano si consacra come elemento iconico che ha segnato e continua a segnare la storia della moda e del costume, da custodire e amare per sempre.

anteprima corallo sciacca

Il corallo di Sciacca. Un tesoro eco-sostenibile.

di Samuel Tasca   Foto di Oro di Sciacca

La Sicilia, tra i suoi innumerevoli tesori, ne nasconde uno che risplende in fondo al Mar Mediterraneo. È il corallo di Sciacca, eccellenza di enorme valore che molti ancora sconoscono. Eppure, in giro per il mondo, il corallo di Sciacca viene elogiato per la sua eleganza, il suo aspetto peculiare e soprattutto la sua eco-sostenibilità poiché si tratta di un corallo fossile che si è già staccato, per via dei vari fattori ambientali, depositandosi sul fondale marino.

 

È dalle parole di Giuseppe Conti, cofondatore del Consorzio Corallo Sciacca e titolare della ditta Oro di Sciacca, che percepiamo quanto la tutela del corallo Mediterraneo sia un punto fondamentale della loro azione. «Oggi il consorzio sostiene vivamente il blocco della pesca del corallo in tutta l’area del Mediterraneo, invitando gli organi preposti ad intervenire autorizzando solamente il recupero-estrazione dei coralli decaduti e fossilizzati – ci spiega Conti -. È importantissimo proteggere i coralli che continuano a crescere in quest’area. Abbiamo un obbligo nei confronti della natura e delle generazioni future».

 

Leggendo queste parole è facile capire con quanta abnegazione viene portata avanti questa battaglia. Ma solamente scavando nella storia della città è realmente possibile comprendere il legame tra il corallo e i saccensi (abitanti di Sciacca). Nel 1831, infatti, in seguito a dei terremoti di origine vulcanica, a ventiquattro miglia dalla costa, emerse quella che venne poi denominata Isola Ferdinandea. Essa portò con sé uno dei banchi di corallo più preziosi al mondo. «In quel momento – conferma Conti – la pesca del corallo prese il via in maniera sconsiderata, dando l’avvio a una vera e propria razzia del nostro mare».

 

Non deve sorprendere, quindi, che oggi gli artigiani di Sciacca si facciano garanti del loro corallo tutelandone la vita e la crescita. Per tenere fede, infatti, a questo impegno morale ed ecologico, prima di poter essere trasformati in gioielli, tutti i coralli fossili recuperati dai fondali vanno incontro ad un processo di decalcificazione che permette di rimuovere gli altri componenti fossilizzati insieme al corallo. Una volta ripulito e lucidato, questo è pronto per essere lavorato. È qui che un processo creativo di straordinaria precisione e minuziosità prende il via. Aver avuto la possibilità di osservarlo dal vivo, grazie alle esperienze messe a disposizione dal Museo Diffuso dei 5 Sensi, che porta avanti un importante lavoro per la valorizzazione e promozione della città, ci ha permesso di apprezzarne ancora di più il suo valore. Ogni singolo elemento del gioiello viene inciso e scolpito con estrema accuratezza, trattandosi spesso, di componenti di dimensioni molto piccole.

Così, il corallo di Sciacca, peculiare anche per la presenza di alcune bruciature conseguenti all’esplosione vulcanica dell’Isola Ferdinandea, rappresenta a tutti gli effetti un orgoglio per l’intera città e i suoi abitanti. Il legame che li unisce, infatti, si consolida da tempi immemori e viene custodito soprattutto nei ricordi delle donne, per le quali i gioielli in corallo, specialmente le guliere, collane costituite solitamente da trentatré grani, rappresentano parte della dote nuziale che viene ancora tramandata di generazione in generazione. Queste, in alcuni casi, vengono donate alla Madonna del Soccorso, patrona della città, che in occasione delle celebrazioni in suo onore viene adornata con innumerevoli gioielli in corallo.

Anche alle antiche mammane, che si prestavano ad allattare i neonati quando le madri non erano in grado di produrre latte proprio, venivano donate collane in corallo poiché si pensava potesse stimolare la produzione delle ghiandole mammarie.

 

Non sorprendetevi quindi se, passeggiando per la città, vedrete l’arancio e il rosso vivo di questo corallo esposto nelle vetrine delle gioiellerie e dei vari negozi, poiché l’intera città partecipa ad un impegno comunitario che mira a promuovere e valorizzare il suo tesoro del mare.

costume di carnevale di misterbianco

Il Carnevale di Misterbianco coi suoi “Costumi più belli di Sicilia”

di Alessia Giaquinta   foto di Francesco Sammarco

 

Doppu li tri re, tutti olè”: di cosa sto parlando?

Vi do un indizio: i tre re sono i magi e olè invece è un’ espressione di divertimento. Avete capito, adesso?

Questo antico proverbio siciliano si riferisce al Carnevale, proprio così. Anticamente, infatti, il periodo più allegro dell’anno durava un mese: dal giorno successivo all’Epifania (l’arrivo dei tre re) sino all’inizio della Quaresima.

Nel 1693 però, a seguito del terremoto che si verificò l’11 gennaio – proprio nel periodo dei festeggiamenti del Carnevale – e che distrusse numerose città della Sicilia, se ne sospese la celebrazione e, negli anni a seguire, si ridusse il Carnevale a pochi giorni.

 

Questa festa, antica di oltre 4000 anni, è stata sempre caratterizzata da riti mascherati, divertimenti, trasgressioni, ma anche manifestazioni di arte ed eleganza.

Ed in Sicilia, per questi ultimi aspetti, si distingue il Carnevale di Misterbianco, noto per i costumi di pregevole fattura che vengono realizzati per l’occasione. Si tratta di vere e proprie opere d’arte che richiedono mesi e mesi di studio e lavoro, oltre all’utilizzo di materiali pregiati ed esclusivi.

 

È proprio a Misterbianco, infatti, che si trovano i “Costumi più belli di Sicilia”, unici nel loro genere, frutto di estro, fantasia e minuziosa ricerca. Non si tratta di soli tessuti e merletti ben cuciti tra loro, ma di vere e proprie storie, racconti, giochi di colori, accostamenti provocatori, temi di rilievo sociale che emergono dalle stoffe. Dei capolavori, insomma! Questi costumi, notevoli per bellezza e dimensione, arrivano a pesare anche oltre 40 kg e per tale ragione, spesso, si rende necessario l’utilizzo di impalcature dotate di ruote per alleggerirne il peso.

 

Finito il Carnevale è possibile ammirare questi meravigliosi abiti presso il “Museo dei Costumi più belli di Sicilia” che ha sede nell’antico opificio “Stabilimento Monaco” di Misterbianco. Inoltre, in occasione di diversi eventi, alcuni di questi costumi sono approdati oltreoceano, ad Hong Kong, in Costa Azzurra, Arabia Saudita e Tunisia.

 

Vederli sfilare, in occasione del Carnevale, è sicuramente motivo di stupore e meraviglia. Sono tantissimi i visitatori che accorrono, ogni anno, a Misterbianco per assistere al Carnevale che, grazie ai suoi Costumi più belli di Sicilia, dal 2007 è inscritto nel “Registro delle Eredità Immateriali di Sicilia” ed è annoverato tra i “Carnevali storici d’Italia”.

 

Purtroppo, a causa dell’emergenza pandemica, neanche quest’anno si terrà il Carnevale di Misterbianco.

«Per via dell’emergenza sanitaria in corso, la decisione più saggia è quella di rinviare la manifestazione del Carnevale 2022 – dichiara l’assessore ai Grandi Eventi e Spettacoli, Daniela Nicotra –. Stiamo, però, già pensando e programmando un Carnevale primaverile. Un importante ringraziamento va alle cinque associazioni del Carnevale di Misterbianco: la Burla, New Ange, la Follia, The Carnival Mask e Turi Campanazza per il grande senso di responsabilità che stanno dimostrando».

Incrociamo le dita, allora.

 

E riscriviamo l’antico proverbio, cambiandone i primi termini: “Quannu un pocu di tregua c’è, tutti olè”. Abbiamo bisogno di tornare a festeggiare con “allegre mascherine”, celebrare i nostri riti e tradizioni, riappropriarci di una normalità che, forse solo adesso, riusciamo a riconoscere meravigliosa.

 

abito della stilista maria giovanna costa

MGC. Un brand che celebra la Sicilia con stile al di là degli stereotipi

di Patrizia Rubino

Foto di Mario Aldo Castania, Mimmo Morizzi e Rosario Vicino

Intrigante e misteriosa con il suo inseparabile cappello con il quale spesso cela parte del suo volto, ma che sfoggia come un vero e proprio vessillo di libertà e consapevolezza, Maria Giovanna Costa, artista dalle mille sfaccettature è stilista, pittrice, interior designer ed imprenditrice ma ama definirsi semplicemente una creativa. Catanese, 42 anni, la passione ed il talento per la moda li eredita dalle nonne sarte che sono state fonte d’ispirazione e maestre – ma oltre agli studi nell’ambito della moda e del design, vanta una laurea in Ingegneria e Architettura.

Il brand MGC spazia dalla haute couture, al prêt-à-porter e streetwear ai preziosi abiti scultura, accessori e anche una linea di home design.

Stilista ed ingegnere, ci parli di questo connubio tra estro e creatività, numeri e rigore scientifico.
«So che può sembrare strano ma in realtà è proprio grazie alla conoscenza della tecnica che riesco ad accrescere la mia creatività e a concretizzare le mie idee e i miei progetti. Nella concezione di un abito non mi limito al disegno del bozzetto, ma mi occupo anche della progettazione e realizzazione di grafiche e tessuti. L’ideazione di uno stile è un processo molto complesso che implica studio, conoscenza e sperimentazione. La creatività da sola non è sufficiente».

Il suo è decisamente un approccio concreto ed imprenditoriale verso un settore sicuramente non semplice come quello della moda, coerente con la sua volontà di voler celebrare la Sicilia al di là dei soliti stereotipi.

«Ho viaggiato tantissimo, visto luoghi e conosciuto persone chi mi hanno arricchito ed offerto spunti creativi di grande interesse. Ma la Sicilia rappresenta la mia essenza, il mio punto base. Ciò che realizzo è frutto di ciò che mi circonda quotidianamente e a cui tendo a dare un respiro alto, fuori dai soliti schemi. Non amo, infatti, vedere la rappresentazione della mia isola con i soliti cliché, anche da parte dei cosiddetti brand della moda che contano. Ciò è assolutamente riduttivo e non rende giustizia alle meraviglie della Sicilia, che è un trionfo di bellezze artistiche e paesaggistiche, ma anche di risorse umane eccellenti».

 

Un’ idea questa che sembra perfettamente riassunta e realizzata nella sua collezione di abiti ispirata alla figura di Donna Franca Florio, icona di stile ed eleganza nella Sicilia della prima metà del Novecento, ammirata dal jet set internazionale.

«Ho studiato parecchio la figura di Franca Florio, una donna di grande intelligenza, abile imprenditrice di se stessa che con la sua classe e lungimiranza, rappresentò un modello di stile che considero di grandissima attualità e può essere d’esempio per la donna contemporanea. Nella collezione ho ripreso alcuni particolari dei suoi abiti, ispirandomi alla bellezza, ai colori e agli elementi culturali della Sicilia. Il tutto riassunto in chiave funzionale e assolutamente moderna».

 

Con le sue creazioni testimonia spesso vicinanza ai temi sociali.

«La moda può essere uno strumento formidabile di comunicazione e sensibilizzazione. Ogni volta che posso cerco di dare il mio contributo ad iniziative e manifestazioni che sostengono la lotta contro la violenza di genere o il razzismo. Ma sono molto vicina anche alle tematiche ambientali; nella moda c’è molto spreco, si produce eccessivamente. Occorre pianificare, utilizzare tessuti naturali e a km zero. Sfruttare le risorse locali per ottimizzare tutto il processo produttivo».

 

Il suo lavoro è molto apprezzato a Milano e non solo. Ha mai pensato di lasciare la Sicilia?

«Non ho mai pensato di andar via dalla mia terra. Anzi è proprio qui che spero di poter consolidare il mio brand realizzando un progetto a cui tengo moltissimo e che vede il coinvolgimento di giovani talenti, spesso sfiduciati e pronti ad abbandonare i loro sogni, di donne e persone che vivono situazioni di svantaggio e difficoltà. La Sicilia offre menti e risorse, occorre superare personalismi ed avere il coraggio di creare opportunità. Io ci credo fermamente».

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Museo del Costume. La storia dell’eleganza siciliana

Articolo e foto di Rosamaria Castrovinci

A Ragusa, in contrada Donnafugata, si trova l’omonimo castello, immerso nel verde di un bellissimo parco. E se in molti conoscono sia il castello che il parco, non tutti sanno che dal 2020 all’interno del castello è stata allestita una collezione molto particolare: il MUDECO (Museo del Costume), un museo permanente della Storia del Costume siciliano tra il XVIII e il XX secolo.

 

La sua particolarità è che gli abiti che si trovano al suo interno sono dei pezzi storici, appartenuti a personaggi importanti del passato della Sicilia, come: Donna Franca Florio; Vincenzo Bellini; Michele Amari, deputato al Parlamento rivoluzionario del 1848 e Concepción Lombardo Miramon, moglie del generale Miguel Miramon, oltre che ai componenti della famiglia Arezzo di Trifiletti. E se oggi è possibile ammirare questi abiti lo si deve proprio a Gabriele Arezzo di Trifiletti che li ricevette in eredità dal padre e che ha, poi, continuato a collezionarli, acquistando a delle aste i pezzi mancanti.

 

La collezione fu acquisita nel 2014 dall’amministrazione comunale di Ragusa che, grazie al supporto della Banca Agricola Popolare di Ragusa, ha iniziato dapprima con il restauro e successivamente con la pianificazione dell’allestimento del museo all’interno dei bassi del castello.

 

Vi sono complessivamente “460 abiti completi; 695 indumenti singoli; 1555 accessori moda con scarpe e cappelli di ogni foggia; 72 elementi di oggettistica varia tra cui prodotti per la cosmesi, utensili per il ricamo e il cucito e, tra gli altri, una singolare sedia-parto e una curiosa vasca da bagno da viaggio” (fonte: https://castellodonnafugata.org/mudeco/).

 

Il percorso che conduce all’interno del museo inizia con un excursus storico sui vari stili presenti: si parte dal 1715 – 1774 con lo stile Rococò, caratterizzato dal grande utilizzo di tessuti di seta leggera, pizzi, merletti e pietre preziose, per passare poi allo stile Neoclassico (1774 – 1815), nel quale l’abbigliamento era più confortevole e pratico, si toccano gli anni della Belle Époque (fine ‘800), gli anni ’20 del Novecento caratterizzati dal Modernismo, e si arriva infine al 1950.

 

All’interno del museo non mancano gli approfondimenti su tutti quegli elementi che hanno caratterizzato la moda e l’eleganza negli anni, come ad esempio il busto (o corsetto), ampiamente utilizzato nella seconda metà del XIX secolo per rendere il punto vita sottile, ma causa di malori e danni fisici permanenti (forse è per via del busto che si è diffuso il detto “chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire”); ma anche la vestaglia era considerata un elemento femminile di imprescindibile eleganza.

 

All’interno delle teche, che racchiudono i preziosi abiti senza nascondere la bellezza dell’architettura del castello, si possono ammirare le divise storiche delle forze armate, gli abiti da viaggio e quelli da passeggio dei nobili del tempo, ma anche gli immancabili accessori che davano quel tocco di raffinatezza in più.

 

Tra gli abiti esposti c’è quello che ispirò la famosa scena del ballo di Angelica nel film “Il Gattopardo”, un meraviglioso abito bianco in organza che Luchino Visconti, regista del film, vide in casa Arezzo di Trifiletti; e quello di Donna Franca Florio, un elegante abito nero arricchito da ricami e pietre preziose che metteva in risalto la bellezza tipicamente meridionale di Donna Franca: gote accese, occhi verdi e brillanti, capelli neri e carnagione ambrata.

 

E infine, dopo aver sognato, grazie a questi abiti, quelli che erano i banchetti, i ricevimenti e i balli nelle splendide dimore nobiliari dell’epoca, vi troverete catapultati nella leggerezza degli anni ’20, quel periodo in cui la libertà si riflette nella moda, gli abiti si accorciano, i tessuti utilizzati sono colorati e leggeri e spariscono i corsetti. Accessori come cinture, collane di perle, lunghi guanti, e poi ancora decorazioni come piume e frange, oltre al famosissimo caschetto, danno un impatto visivo che stacca nettamente con la moda e l’eleganza del passato.

NUMA

La sicilianità in una giacca – Numa Selection

Selected by Numa a cura di Emanuele Cilia

IG: @numaselection     NUMASELECTION.IT

Come abbiamo sottolineato nei numeri precedenti, la caratteristica principale dei capi Numa Selection è quella di valorizzare la sicilianità, sia nella loro composizione sia nei dettagli.
Oggi parliamo della giacca Numa, un capo che, per storia, negli anni ’20 era indossato da un ceto sociale alto e che quindi poteva permetterselo, ma che negli anni 2000 è tornato prepotentemente di moda abbracciando stavolta tutto il pubblico maschile, sia i giovani che gli adulti.

Le giacche Numa, realizzate con i migliori tessuti sul mercato, presentano un rever a lancia largo da 11 centimetri, due tasche a pattina sul fronte e un doppio spacco sul retro. Vengono realizzate in due varianti: il monopetto, con la caratteristica di avere un’abbottonatura più alta rispetto allo standard per permettere la visione del pantalone con bustino da 6 centimetri, e il doppiopetto, quest’ultimo con abbottonatura 6 a 2, il grande classico del guardaroba del gentleman.

Al loro interno vengono applicate delle fodere a tema totalmente siciliano, riprendendo la storia della nostra terra: troviamo delle fantasie con il carretto siciliano, con le maioliche, con le teste di moro, con i pupi siciliani e tanti altri soggetti.

«L’obiettivo di Numa – dice il titolare del brand Emanuele Cilia – è quello di revisionare i capi classici, come appunto la giacca, adattandoli ad una clientela che è alla ricerca del capo innovativo e attento al dettaglio».