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pellegrinaggio madonna dell'alto

Pellegrinaggio della Madonna dell’Alto. Un cammino in ascesa, oltre la fede

Di Giulia Monaco   Foto di Valerio Li Puma

Il mese di agosto è, in Sicilia come altrove, il mese più acclamato dell’anno: eventi, musica, euforia, clima vacanziero. Frotte di turisti e viaggiatori affollano le spiagge, ciarlano nei lidi, cicaleggiano nei bar delle piazze cercando riparo dalla calura estiva.

Ma esiste un altro tipo di viaggio che si nutre di raccoglimento e di silenzio. Un viaggio la cui meta è un luogo di culto, una chiesa rupestre o un vecchio santuario, ammantato di fascino e sacralità. Quasi sempre si tratta di luoghi situati su delle alture, perché il percorso per raggiungerli è un cammino in ascesa, impervio e al tempo stesso di conquista e di scoperta.

Tra le mete di pellegrinaggio più importanti in Sicilia figura il Santuario della Madonna dell’Alto, che si erge sul Monte Alto, sulle Madonie. Con i suoi 1819 metri sul livello del mare, si colloca tra le vette più alte della Sicilia e tra i santuari mariani più alti d’Europa.

pellegrinaggio madonna dell'alto

Sulla fondazione del santuario non si hanno notizie certe: le prime testimonianze scritte risalgono al 1454. Il simulacro della Vergine è invece datato 1471 e attribuito a Domenico Gagini o alla sua scuola. Leggenda narra che la statua sia stata rinvenuta a seguito di un naufragio all’interno di una cassa vicino al mare, nei pressi di Campofelice di Roccella, e dopo vari tentativi di collocazione in varie chiese dei paraggi, e il suo continuo ritrovamento sul litorale al mattino seguente, fu posta su un carro trainato da buoi, e affidata alla sorte. I buoi non si fermarono finché non giunsero sul Monte Alto, e da allora la chiesetta e la montagna vennero intitolate alla Madonna.

Le leggende che aleggiano intorno ai santuari mariani, che hanno come leitmotiv il ritrovamento miracoloso di una statua, sono più numerose di quanto si creda, ma il fascino del mito e dell’evento prodigioso non serve che a rafforzare la fede popolare e il comune sentire, parti integranti di ogni collettività.

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E, infatti, anno dopo anno, la tradizionale “Acchianata a’Madonna” che parte da Petralia Sottana nella notte tra il 14 e il 15 agosto, continua a essere un culto fortemente sentito da tutta la comunità.

Per raggiungere il santuario seguendo il percorso “canonico” occorrono tre o quattro ore; il cammino è difficile e la strada molto ripida e scoscesa, e chi ne ha fatto voto lo affronta a piedi scalzi, tra spine, acquitrini, terra mobile, pietre e sassi. Nugoli di persone si avventurano invece per la scorciatoia, ma la valenza simbolica rimane identica: il protagonista di questo viaggio è il pellegrino che si appresta a intraprendere una rotta di fede, che si tratti di fede religiosa, fede nella potenza della natura o nell’energia del proprio corpo e delle proprie gambe. Meta del pellegrinaggio è in qualche modo lo stesso cammino.

Alle prime luci dell’alba l’incantevole scenario che si dipana davanti agli occhi dei pellegrini è quello di un cielo dai colori cangianti e di vallate sterminate che si rivestono d’oro: la meraviglia è tale da lenire ogni fatica.

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Tradizione vuole che la prima volta che si va a piedi alla Madonna, giunti al valico tra il Monte Alto e il Monte San Salvatore, prima di affrontare l’ultima irta salita che conduce al santuario bisogna prendere un sassolino con il solo aiuto della bocca, e portarlo così fino in chiesa, farlo cadere nella fonte d’acqua benedetta e riprenderlo a fine messa. La pietra assume un valore apotropaico, e diviene un amuleto che serve a tenere lontani male e tempeste.

La processione ha luogo a mezzogiorno del 15 agosto: il simulacro della Vergine, facendo il giro del santuario, si ferma a benedire tutti i paesi del circondario. Il significato simbolico è molto potente: la statua è emblema di quella carica divina necessaria al cerchio del tempo per continuare a girare: con tale carica, la Madonna si fa dominatrice dell’universo circostante: dove i suoi occhi si posano, sarà diffuso il suo potere sacrale.

La zipline di San Mauro Castelverde: 90 secondi di autentica emozione

di Giulia Monaco, foto di Giovanni Nicolosi

“Torno già a volare le distese azzurre e le verdi terre, le discese ardite e le risalite, su nel cielo aperto”. Mogol e Battisti parlavano di stati d’animo, ma se vi dicessi che in Sicilia esiste un posto in cui è possibile trasformare queste metafore in realtà?

Si trova a San Mauro Castelverde, tra le valli del Parco delle Madonie, un sito geopark Patrimonio Unesco. Qui due anni fa è nata la zipline più a sud d’Europa, tra le più moderne e all’avanguardia. Si tratta dell’unica zipline in Italia a quasi 1000 metri sul livello del mare. E ce lo raccontano gli scenari unici e i panorami mozzafiato di cui si può godere lanciandosi dal pianoro sito nei pressi del Convento dei Benedettini.


La discesa è lunga 1600 metri, con un dislivello di 260 metri tra il punto di partenza e quello di arrivo. È un tuffo selvaggio verso il mar Tirreno, tra i boschi delle Madonie e quelli dei Nebrodi: ci si libra tra querce, ulivi secolari e lecci; si svetta sulla vallata di Pollina, unico sito al mondo in cui si estrae la manna dal frassino; e durante il volo, scrutando il mare, si vedono le isole Eolie, e persino l’isola di Ustica quando il cielo è terso.

Con la modalità di lancio a “volo d’angelo” si vola in discesa libera sospesi a 170 metri d’altezza su una teleferica d’acciaio, a braccia spalancate, raggiungendo i 130 chilometri orari di velocità: un minuto e mezzo di pura adrenalina.
Oppure, per i più pavidi, c’ è la modalità “seggiolino”, che viaggia più lentamente (va a 90 chilometri orari e impiega due minuti). Grazie a un particolare sistema di sicurezza e una speciale imbracatura, inoltre, anche i diversamente abili possono provare l’ebbrezza del volo adrenalinico a picco sulle vallate.

 

«Si tratta di un’esperienza catartica, proprio come la intendeva Aristotele: trasformazione delle emozioni, cura, elevazione – racconta l’amministratore unico Giovanni Nicolosi – dopo la paura che si prova nella fase di lancio, quando la velocità è sostenuta e ci si misura per la prima volta con il senso di vuoto e di profondità, a un certo punto grazie a un particolare sistema di frenaggio il volo rallenta, e si ha la possibilità di rilassarsi, godersi il viaggio, ammirare il panorama. Ci si carica di coraggio. E una volta atterrati, si avrà voglia di rifarlo ancora».

Non è un caso che Giovanni citi Aristotele: a 18 anni ha deciso di allontanarsi dalla Sicilia e andare a studiare a Bologna. Lì si è laureato al Dams e in Discipline semiotiche, e può pregiarsi di aver avuto il maestro Umberto Eco tra i suoi insegnanti di comunicazione. Questo background gli ha donato sguardo visionario, senso estetico e capacità critica, doti che gli sono state indispensabili quando ha deciso di tornare nella sua terra e creare qualcosa di nuovo e unico.

«Non è stato facile, ho passato anni di tentativi vani e frustrazioni. Ci è voluta molta forza di volontà, ma anche studio e formazione».

Oggi Giovanni è presidente di “Madonie Outdoor”, che si occupa di turismo naturalistico ed ecosostenibile; organizza escursioni in gommone alle Gole di Tiberio – piccolo canyon naturale riconosciuto dall’ Unesco; è una guida ambientale escursionistica, una guida rafting e un istruttore di nordic walking.

E nel 2020 la grande svolta con la zipline più moderna d’Europa, il vero polo attrattivo del borgo, che da quando è stata inaugurata richiama migliaia di visitatori internazionali.

La zipline è fruibile da aprile a novembre, ma si prevedono anche aperture on demand nel resto dell’anno (condizioni metereologiche permettendo). Alla stazione di arrivo, inoltre, è possibile visitare un ecomuseo open air che narra le antiche pratiche contadine di San Mauro Castelverde: c’è una carbonaia, una fornace per mostrare dal vivo come si faceva il formaggio, un antico pagliaio.

Reduci da un tuffo nell’immenso, insomma, ci si concede anche un tuffo nel passato.

 

Locandina Isnello Bit

Madonie in BIT. Comune di Isnello e Madonie Travel Service presenti alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano

 

Dal 10 al 12 aprile p.v. il Comune di Isnello, insieme a Madonie Travel Service e altre realtà del comprensorio madonita, sarà presente alla BIT – Borsa Internazionale del Turismo di Milano, presso il Padiglione 3 stand G 09 di Madonie Travel Service presso Fiera Milano City.

Madonie Travel Service MTS è una DMC – tour operator che opera nel territorio del Parco Regionale delle Madonie con sede a Petralia Sottana, puntando alla promozione integrata delle Madonie come motore per consentire all’intero territorio di collocarsi stabilmente nel panorama turistico internazionale.

L’idea è nata immaginando un luogo fisico in cui si potessero raccontare insieme i comuni, le realtà ricettive, il Parco, le numerose attività che il territorio offre ai viaggiatori.

Insieme esporranno i comuni di Isnello, Gangi, Petralia Soprana e Petralia Sottana. Partner dell’iniziativa sarà anche l’agenzia di organizzazione di eventi “Fam Eventi”.

Una iniziativa alla quale abbiamo voluto aderire, supportando l’impegno per il territorio di una realtà imprenditoriale giovane e dinamica che mira a fare rete con tutti i principali operatori turistici delle Madonie. – dichiara il Sindaco di Isnello, Marcello Catanzaro – Sono orgoglioso del fatto che il Comune di Isnello, per la prima volta, possa presentare la sua vasta offerta all’interno di un contesto internazionale così prestigioso. Isnello merita di farsi conoscere nel mondo per la sua Natura, la sua vocazione scientifica, il patrimonio storico-artistico presente, le tradizioni uniche, i sapori e l’artigianato di pregio che la caratterizzano e rappresentano. Occorre fare sistema perché Isnello e tutte le Madonie hanno la Sicilia intorno.

Locandina Isnello Bit

Il Progetto Madonie in Bit prevede anche un convegno promozionale del territorio dal titolo: “Le Madonie: viaggio in una Sicilia inedita” , che si svolgerà ad apertura della BIT, il giorno 10 aprile alle ore 10, presso il padiglione 4 sala CORAL 4.

Attraverso immagini e contribuiti video, verrà raccontata una Sicilia poco conosciuta in grado di sorprendere ogni visitatore con il suo patrimonio millenario di storia, cultura arte e artigianato. Un viaggio virtuale all’interno dei borghi, del Parco delle Madonie UNESCO Global Geopark e delle tradizioni centenarie legate alla cultura e alle tradizioni popolari delle comunità che vivono in questo territorio.

Interverranno: Francesco Ippolito Destination Manager, Dott. Angelo Merlino Presidente del Parco delle Madonie, Giovanna Gebbia esperta di turismo relazionale, Avv. Marcello Catanzaro Sindaco di Isnello, Dott. Francesco Migliazzo Sindaco di Gangi, Prof. Leonardo Iuri Neglia Sindaco di Petralia Sottana. Il convegno sarà moderato da Maria Pia Scancarello, una delle titolari della  Fam Eventi.

 

Le attività delle giornate in Fiera verranno documentate sui canali social di MTS e See Isnello. Durante la Fiera verranno portate avanti iniziative di promozione turistica verso i buyer presenti e tutti i visitatori che faranno sosta allo stand dedicato alle Madonie.

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Una liuteria nel cuore delle Madonie. Mirco, il giovane petralese che fa cantare il legno

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di Giulia Monaco   Foto di Mirco Inguaggiato

Passeggiando per i vicoli del centro storico di Petralia Sottana può capitarvi di imbattervi nella bottega di un mastro liutaio. Bussando al suo portone potreste aspettarvi che ad aprire sia un anziano e barbuto signore dallo stile un po’ retrò. E invece no: il nostro moderno Stradivari è Mirco Inguaggiato, un giovane trentacinquenne dagli occhi grandi e il fisico minuto, che vi accoglie con indosso jeans e una t-shirt extra-size impolverati di trucioli e segatura.

Sarete immersi nel suo piccolo scrigno dei tesori: sulle pareti campeggiano strumenti musicali tra i più svariati e di ogni provenienza: alcuni costruiti da lui, altri collezionati negli anni per studiarli e ampliare la sua vasta conoscenza di tutto ciò che è musica. È in questo piccolo universo polifonico che Mirco costruisce chitarre classiche e battenti, mandolini, violini, viole e persino piffere e zampogne dai decori raffinatissimi. Mirco è l’erede di quattro generazioni di falegnami, con il legno e gli strumenti del mestiere ci è praticamente cresciuto. Ma fin da subito prova a far sposare l’arte della falegnameria con l’arte della musica, altra sua grande passione: il nostro liutaio è anche, infatti, un appassionato chitarrista e mandolinista.

Il matrimonio tra le due arti è riuscitissimo: comincia da bambino, realizzando delle deliziose riproduzioni in miniatura di strumenti musicali, e negli anni prosegue con le miniature fino a quando comincia a costruire, da perfetto autodidatta, i primi veri e propri strumenti a fiato legati alla tradizione siciliana (piffere, zampogne, flauti di canna). Nel 2009 decide di trasformare la sua passione in un vero e proprio mestiere: frequenta a Gubbio la “Scuola dei Mastri Liutai e Architettai”, e torna a Petralia nel 2011 con un diploma in tasca.

La pace e la quiete di Petralia sono la cornice perfetta per una bottega che è un piccolo luogo incantato, in cui l’arte della lentezza è parte integrante del processo creativo. Da questo piccolo borgo gli strumenti di Mirco spiccano il volo arrivando in tutta Italia, giungendo persino in Sud America.

A quale progetto ti stai dedicando attualmente?

«Sono sempre stato affascinato dal mondo dei presepi della cultura partenopea, e sono lieto di aver avviato una collaborazione con i Maestri presepisti napoletani. Ho cominciato a costruire strumenti settecenteschi di circa venti centimetri per statue di pastori che ne misurano circa trentotto. Insomma, per un po’ sto di nuovo esplorando il mondo degli strumenti in miniatura, che hanno segnato il mio inizio: una sorta di ritorno alle origini. Questo progetto mi soddisfa molto, perché restituisce valore e dignità a un’arte nobile e antichissima che è quella del presepe napoletano: un tempo gli strumenti dei pastori venivano costruiti da veri liutai, gli abiti cuciti da vere sarte e così via. Col passare del tempo questa suddivisione meticolosa di ruoli e maestrie si era persa; per me è un grande onore provare nel mio piccolo a darle nuova vita».

Il legno, la musica, i presepi… come fai a star dietro a tutte queste passioni?

«E ne ho molte altre ancora. La difficoltà per me sta proprio nello sceglierne una e trascurare le altre. Mi piace avere uno sguardo curioso sul mondo e amo cimentarmi in tutto ciò che è nuovo, insolito o attrae per qualche motivo la mia attenzione, che si tratti di riprodurre uno strumento conosciuto per caso o sperimentare una nuova ricetta».

Un sogno particolare che custodisci nel cassetto?

«L’insegnamento. Insegnare e trasmettere i rudimenti di questa arte alle nuove generazioni, consentire a chi ha questa passione a svilupparla e a cavalcarla. Qualche anno fa mi sono cimentato in questa veste nel corso di un laboratorio tenuto Palermo, con risultati sorprendenti: qualcuno dei ragazzi che si approcciava per la prima volta al mondo della liuteria se n’ è innamorato e ha continuato a seguire questa strada. Sarebbe bello avere l’opportunità di seminare stimoli virtuosi come questo e dare nuovo slancio all’antica arte liutaia».

 

Birra Artigianale delle Madonie Sicily

Nasce la Birra “Cristalli di Manna e Fiori di Frassino”

Comunicato Stampa

Pollina (PA), 8 luglio 2021 – È nata la birra “Cristalli di Manna e Fiori di Frassino”, una vera e propria “birra mistica”, come amano definirla i suoi stessi ideatori, che arriva direttamente dal cuore del Parco delle Madonie. Frutto dell’intuizione imprenditoriale di Peppe Genchi, Consulente di Marketing e appassionato di birre artigianali, e di Beppe Cassataro, imprenditore e cultore della Manna, è prodotta da Birra Artigianale delle Madonie, una giovane e promettente Start Up che promette di far parlare di sé nel firmamento delle migliori “bionde” artigianali siciliane.

 “Con questa birra abbiamo voluto riscoprire e celebrare la sacralità che da sempre lega l’uomo alla natura in un rapporto di scambio, quasi mistico, ma anche di profondo rispetto”, spiegano i due fondatori. “Abbiamo voluto fare un omaggio a quei contadini che dall’800 ad oggi hanno tramandato la tradizione della coltura della Manna e dell’incisione del frassino. Per quelle famiglie la Manna è stata pane perché ha generato un importante indotto sul Territorio, sempre nel pieno rispetto del ciclo naturale”.

Ingredienti antichi per un’eccellenza moderna

Nata dall’incontro di ingredienti antichi, unici per la loro appartenenza al comprensorio Madonita,  la birra “Cristalli di Manna e Fiori di Frassino” racconta la storia della Manna – prodotta dall’incisione del tronco degli alberi di frassino nelle sole zone di Pollina e Castelbuono (PA) Presidio Slow Food, nonché ingrediente di punta per i dolci della pluripremiata azienda dolciaria Fiasconaro e della cioccolata di Modica.
Un’eccellenza preservata anche grazie al Consorzio Manna Madonita, che dal 2015 ha riunito i produttori con la missione di dare continuità alla tradizione e di rafforzare la presenza del prodotto nel suo mercato di riferimento.

Un profilo sensoriale tutto da scoprire…

La Birra ai Cristalli di Manna e ai Fiori di Frassino è adatta a tutti i palati che abbiano voglia di osare con il giusto equilibrio e conquista anche gli intenditori grazie ad un profilo sensoriale tutto da scoprire. Di colore oro chiaro, dalla schiuma bianca generosa, si distingue per il suo perlage vivace, ricco di bolle fini e persistenti. Il suo aroma pulito è impreziosito da note di miele d’acacia e resine boschive, tratti distintivi della Manna e delle infiorescenze del Frassino. Al palato il corpo è medio, dal gusto rotondo, con un sentore amaro molto delicato che bilancia il retrolfatto della Manna. Il suo finale elegante sorprende per l’equilibrio fra rotondità e morbidezza.

Nell’etichetta un piccolo “Cameo” di Natura

Anche l’etichetta parla di Natura e lo fa grazie al talento creativo di Stefania Cordone, artista castelbuonese, che ha realizzato l’illustrazione dando vita ad un vero e proprio “Cameo” e a quello del designer Mariano Norata, che ne ha curato i dettagli grafici.

Produzione limitata

“La birra al momento – aggiunge Beppe Cassataro – sarà a produzione limitata. Sarà possibile acquistarla sul sito www.birradellemadonie.it, nei ristoranti, nelle birrerie e nei pub con i quali abbiamo stretto delle partnership eno-gastronomiche per valorizzarla insieme ai piatti e alla cucina madonita e siciliana, sia con una declinazione tradizionale che in una prospettiva più innovativa”.

La birra “Cristalli di Manna e Fiori di Frassino” è disponibile in bottiglie in vetro da 33 e da 75 cl.

Geraci Siculo Panorama scaled

Geraci Siculo: la sesta “zona blu” del pianeta dove si vive meglio e più a lungo.

di Samuel Tasca   Foto di Castelbuono.org

Avete mai sentito parlare delle cosiddette “zone blu”? Si tratta di cinque aree del pianeta nelle quali sembra esserci una qualità della vita tale da garantire ai loro abitanti di vivere meglio e più a lungo. Il concepimento delle zone blu ebbe inizio quando due studiosi, Gianni Pes e Michel Poulain, identificarono nella città di Nuoro, in Sardegna, la maggiore concentrazione di centenari al mondo. A Nuoro sono poi seguite altre quattro zone blu sparse per tutto il pianeta, nelle quali il tasso di longevità risulta davvero rilevante: l’isola di Okinawa in Giappone, Nicoya in Costa Rica, Icaria in Grecia e la comunità di avventisti di Loma Linda, in California.

Diverse le ipotesi che negli anni hanno cercato di definire i fattori determinanti di un tale risultato: anche se ad oggi non possediamo ancora una “formula magica” corrispondente all’elisir di lunga vita, sembrerebbe che le aree già identificate condividano alcune caratteristiche comuni quali: il ruolo centrale della famiglia e la consapevolezza dei propri abitanti di essere socialmente utili, una dieta ricca di vegetali e legumi e una moderata attività fisica costante. Inoltre, pare che le persone che abitano queste aree non siano solamente molto longeve, ma vivano la loro lunga vita in maniera assolutamente felice.

A condividere queste caratteristiche sembrerebbe ci sia anche Geraci Siculo, comune siciliano situato nella splendida area delle Madonie, oggetto di studio da qualche anno poiché potrebbe diventare a tutti gli effetti una nuova zona blu del pianeta. Il piccolo borgo (il comune registra meno di duemila abitanti), che ha attirato l’attenzione scientifica proprio per la presenza di diversi centenari tra i suoi abitanti, si distingue per la bellezza dei suoi vicoli e per la sua eredità storico-culturale, risalente alle prime colonizzazioni greco-romane e poi all’epoca medievale. Inserito all’interno del Parco delle Madonie, il territorio di Geraci Siculo si distingue anche per la ricchezza e la bellezza del patrimonio naturalistico che lo circonda. Bellezza che gli è valsa la candidatura nel 2020 al titolo di “Borgo dei Borghi”, all’interno della trasmissione Rai “Alle falde del Kilimangiaro”.

Luigi Iuppa, sindaco di Geraci Siculo, guarda al possibile inserimento della sua città tra le zone blu come un «ulteriore volano di promozione e di sviluppo del territorio madonita». Di parere analogo è Calogero Caruso, professore Ordinario di Patologia generale del Dipartimento di Biopatologia e Biotecnologie Mediche (DIBIMED) dell’Università di Palermo, il quale è stato contattato da Michel Poulain per coordinare la ricerca, non solo su Geraci Siculo, ma anche sui comuni di Isnello e Petralia Sottana.  «L’eventuale individuazione di una Zona Blu – ha dichiarato il professore Caruso in un articolo pubblicato su Parks.itè una grande opportunità per la nostra isola, sia dal punto scientifico sia da quello economico, in quanto le Zone Blu vengono sponsorizzate dalla rivista National Geographic (www.bluezones.com) e diventano meta di turisti che visitano quei luoghi per carpire i segreti della longevità».

E ci auguriamo, quindi, di poter presto brindare al riconoscimento di questo titolo per il comune madonita. Nel frattempo, in un anno come questo dove tutto è stato rimesso in discussione, tra cui anche il nostro concetto di felicità, forse sarebbe il caso di trascorrere qualche giorno (non appena sarà nuovamente possibile) a Geraci Siculo immersi nella bellezza e, perché no, per fare esperienza di uno stile di vita che, a quanto pare, potrebbe essere tra i migliori e più felici al mondo!

Buonfornello

Con l’ex Stazione di Buonfornello si amplierà l’offerta espositiva del Parco Archeologico di Himera

Articolo di Omar Gelsomino

Nei giorni l’ex Stazione ferroviaria di Buonfornello, sulla linea ferrata Palermo-Messina, da anni in stato di abbandono, è diventata di proprietà della Regione Siciliana passando al patrimonio del Dipartimento dei Beni Culturali. I nuovi locali che si trovano sulla pianura di Buonfornello, in prossimità del Tempio della Vittoria dell’antica città di Himera, andranno ad ampliare l’attuale offerta espositiva per il Parco Archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato potenziando così i servizi ricettivi e di accoglienza forniti dall’area archeologica di Himera di cui oggi fanno parte l’Antiquarium nella parte alta della collina e il Museo Pirro Marconi, sulla pianura. Grazie ad una delibera di Giunta sarà possibile eseguire gli interventi di ristrutturazione in modo da realizzare nuovi spazi espositivi, la biglietteria centralizzata, un bookshop, un locale di ristoro e più moderni alloggi per il deposito dei reperti archeologici non esposti.

Pertanto il Parco archeologico di Himera, con questa acquisizione, si dota di un corpo di fabbrica principale in cui sorgeva la vecchia stazione che è un edificio su tre elevazioni di cui una cantinata (per una superficie di oltre 1300 mq) e altri cinque immobili di pertinenza disposti lungo la vecchia linea ferrata, trasformata in pista ciclabile. I nuovi spazi museali accoglieranno i numerosi reperti rinvenuti nel corso degli scavi effettuati nel 2007 in occasione della realizzazione del raddoppio ferroviario che mise in luce parte della necropoli della “Battaglia di Himera” del 480 a.C.; reperti che non hanno trovato spazio all’interno del Museo e che attualmente sono custoditi nei magazzini dell’Albergo delle Povere di Palermo. «L’acquisizione dell’ex Stazione di Buonfornello consentirà di aumentare gli spazi espositivi dell’attuale Museo Pirro Marconi e di valorizzare la complessiva offerta turistico-culturale dell’Area archeologica di Himera che è strategica per la vicinanza a centri turistici importanti come Cefalù e le Madonie e per la prossimità a un importante snodo autostradale – sottolinea l’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà -. L’acquisto dell’ex stazione, fortemente voluta dal Governo Musumeci rientra nel progetto di ampliamento e valorizzazione delle strutture museali della Sicilia come luoghi che custodiscono l’Identità e la storia della nostra Terra. Emblematica, proprio nelle ultime settimane, l’inaugurazione del Museo di Francavilla di Sicilia e del Lapidarium di Alaesa».

«Con il nuovo Museo – dice Stefano Zangara, direttore del Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato – riusciremo a realizzare nuovi servizi che renderanno l’area archeologica di Himera più funzionale ed attrattiva e contribuiranno a restituire dignità storica e culturale a tutto il territorio. I nuovi spazi espositivi ci consentiranno, inoltre, di realizzare una progettazione degli spazi espositivi idonea a dar adeguata visibilità al prezioso patrimonio archeologico recuperato attraverso gli scavi della Necropoli e a rafforzare e migliorare l’offerta culturale complessiva di questa parte della Sicilia».

 

i cunti gangi

La bella addormentata di Gangi

I RACCONTI DI BIANCA a cura di Alessia Giaquinta

Sembra stia dormendo, presso la chiesetta di San Giovanni di Palazzo Mocciaro, a Gangi, la giovane Maria Concetta Mocciaro Pottino. La bella ed elegante figlia di una facoltosa famiglia che, sino ai primi del secolo scorso, aspirava ad ottenere il titolo nobiliare.
Siamo nella Sicilia dei Gattopardi, quella in cui la nascente borghesia ostentava – anche nell’architettura e nei decori – quel potere e prestigio che aveva sottratto alla nobiltà, ormai in decadenza. Palazzo Mocciaro ne è l’esempio. Sontuoso ed austero domina ancora il corso Umberto a Gangi.
Si racconta che lì visse la giovane Maria Concetta, forse promessa in sposa a un giovane nobile, figlio dei baroni Sgadari. Era proprio nel palazzo della bella Mocciaro che i due, in terrazza e sorseggiando un tè caldo, spesso si incontravano sotto lo sguardo indiscreto delle famiglie ed anche degli abitanti del borgo, che ne conservarono a lungo la memoria.
Chissà quante speranze coltivavano i Mocciaro in quella loro figlia! Dare in sposa Maria Concetta al rampollo Sgadari avrebbe permesso loro, probabilmente, di ottenere l’ambito titolo nobiliare, oltre al fatto di assicurarsi una discendenza di “alto rango”. Avrebbero così affermato il loro potere, siglando con l’amore dei due giovani la loro ascesa sociale.
Così, però, non accadde.

“Aurora limpidissima fu la giornata in cui l’anima giovinetta si affacciò alla vita immortale …”. Era il 1921 quando, a causa della tubercolosi, la giovane chiuse gli occhi al mondo, all’età di diciannove anni, non coronando il sogno della sua famiglia – e probabilmente anche il suo – di sposare il nobile Sgadari.
Ancora, a Gangi, qualcuno lo racconta. Ed è proprio nel racconto che si tramanda la storia di un’epoca passata, contemplabile nel corpo imbalsamato di Maria Concetta, che dorme ancora nella chiesetta del palazzo che la vide spensierata e promessa sposa. Dorme lì, in un sarcofago di bronzo, col suo vestitino di seta a vita bassa e le scarpette eleganti di raso, con il capo leggermente reclinato da un lato, ormai da cento anni, in attesa di un risveglio della memoria, della sua storia.

 

 

foto copertina ritoccata  di

Il fascino senza tempo dei borghi delle Madonie

Articolo di Samuel Tasca Foto di Arianna Di Romano e Vincenzo Di Stefano

Quando l’estate cede il passo all’autunno, le coste iniziano a spogliarsi del loro fascino intriso di acque cristalline e spiagge memorabili. È quello che succede in molte isole, ma per fortuna la Sicilia, mamma amorevole, ha deciso tempo fa di non scontentare nessuno, mettendo a disposizione di tutti gli amanti della bellezza, una variegata offerta di luoghi incantevoli da visitare, spostandoci dal mare verso l’entroterra. È così che decidiamo di accompagnarvi in uno dei paesaggi più suggestivi della nostra isola, dove natura e opera umana si fondono insieme dando vita a uno scenario sospeso nel tempo. Si tratta delle Madonie, altopiani montuosi compresi all’interno dell’area palermitana che, partendo dalla costa tirrenica a Nord, si estendono verso i Nebrodi a Est, spingendosi fino al confine con il Libero Consorzio di Caltanissetta. Popolate da grandi boschi di ciliegi, frassini, querce e castagni, le Madonie accolgono nel loro scenario naturale i cosiddetti “borghi delle Madonie”, una serie di comuni dalla bellezza mozzafiato che si contraddistinguono per il fascino medievale e per i loro panorami.

Partendo quindi da Cefalù, iniziamo il nostro viaggio alla volta del Parco delle Madonie. La nostra prima tappa è Isnello, borgo di quasi millecinquecento abitanti. Qui ammiriamo subito i resti del Castello, eretto dai Bizantini nell’ottavo secolo e posto nella parte più alta della città. Da questo si sviluppò storicamente il borgo che oggi costituisce il comune di Isnello, una città nella quale alzando gli occhi è possibile ammirare la ripida parete della montagna Grotta Grande, che da sempre sorveglia attenta il suo piccolo borgo. È ancora presto, ma apprendiamo che con l’abbassamento delle temperature i tetti spioventi di Isnello si tingeranno di bianco, coperti dalla neve che è solita imbiancare la città creando un paesaggio che richiama i paesi montani del Nord.

Dopo esserci un po’ persi tra le stradine della città, decidiamo di continuare il nostro tour alla volta di Castelbuono. Buono di nome e di fatto, poiché il borgo dà i natali e ospita da generazioni l’azienda Fiasconaro, conosciuta in tutto il mondo per la bontà dei suoi panettoni. Ed è proprio risalendo verso l’ingresso della città che ammiriamo i grandi frassini dalla cui corteccia viene estratta la manna, dolcificante naturale utilizzato non solo nei panettoni, ma nell’intera gastronomia del territorio.


Entrati in città abbiamo subito la sensazione di essere piombati nel tredicesimo secolo, in pieno Medioevo, poiché ci ritroviamo nel cortile del Castello di Castelbuono, appartenuto alla famiglia dei Ventimiglia. Il castello, dalle sue torri, offre ai visitatori una stupenda veduta sulla città e su tutto il territorio circostante. Terminata la visita, varchiamo la porta ancora presente nelle antiche mura che cingevano il perimetro del castello e ci immettiamo nel corso principale della città. Qui si affacciano botteghe, ristoranti e negozi che animano il centro storico del borgo. Attirati dal buon profumo decidiamo, quindi, di concederci un pranzo caratteristico della cucina tipica locale fatta di funghi, arrosti, insaccati e dolci tipici. Sazi e soddisfatti facciamo due chiacchiere con la gente del luogo che ci informa della presenza di un grande festival dalla risonanza internazionale: l’Ypsigrock Festival, che ogni anno in estate attira migliaia di visitatori appassionati di musica indie-alternative rock.

Dopo aver soggiornato a Castelbuono partiamo alla volta di Gangi, proclamato Borgo più Bello d’Italia nel 2014. La città è degna del titolo conquistato e non delude le nostre aspettative: le sue stradine, le sue abitazioni in pietra ci ammaliano lasciandoci a bocca aperta. Si rimane incantati dalla pulizia e dalla bellezza di questa città, lo stesso incanto che qualche anno fa conquistò la fotografa sarda Arianna Di Romano, convincendola a trasferirsi qui. Tra una viuzza e l’altra veniamo rapiti dagli scorci di Sicilia che da qui s’intravedono: ampi panorami e distese, un vero e proprio balcone sulla nostra terra. Due le costruzioni che più spiccano nel centro storico: la Torre Ventimiglia e la Torre Saracena, a fianco alla quale si erge la Chiesa Matrice. Anche qui arte, architettura e natura si mescolano insieme per dar vita a un presepe a cielo aperto.

Il nostro tour volge al termine, bisogna rientrare, ma ci promettiamo di tornare poiché i tesori delle Madonie non sono finiti: restano da visitare altri borghi degni di nota quali Geraci Siculo, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Pollina e altri ancora.
Il fascino di questa terra continua a sorprenderci cambiando ancora una volta i suoi connotati, quasi volendosi adattare allo scorrere delle stagioni, affascinando il turista e anche i suoi figli di Sicilia, intrappolandoli in un vortice di scoperte sensazionali che non ha mai fine, spingendoli di volta in volta a ritornare e a stupirsi ancora.