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Filale Restart i dodici finalisti e i giurati

Alla finale di Restart premiate le idee imprenditoriali di successo siciliane.

di Samuel Tasca

Si è tenuta mercoledì 7 dicembre presso la sede centrale della Banca Sicana a Caltanissetta l’evento finale di Restart, la business plan competition promossa dalla Federazione Siciliana BCC, grazie al supporto di Fondosviluppo e alla collaborazione di Confcooperative Sicilia ed Elabora Sicilia, dedicata a chi vuole migliorare la propria terra facendo impresa.

Filale Restart nella Sede Centrale della Banca Sicana

A competere per i premi finali in denaro dodici finalisti qualificati attraverso un intenso processo di selezione svoltosi negli scorsi mesi. A parlarcene è Mirko Viola della società di servizi di Confcooperative Sicilia: «I candidati sono stati tantissimi, ben oltre le nostre aspettative. La call aperta lo scorso luglio è andata avanti sino ad ottobre e ci ha consentito di girare la Sicilia in lungo e largo con degli incontri itineranti che ci hanno portato a stretto contatto con i luoghi in cui le persone si incontrano sia per fare innovazione che per fare impresa. Questa prima fase ha permesso ai promotori della Competition di fare una selezione per la fase finale molto ardua poiché tutti i progetti erano oggettivamente interessanti e di elevata qualità».

Dodici i progetti imprenditoriali finalisti che sono giunti a Caltanissetta per confrontarsi con la giuria e competere per i premi messi in palio. Cinque minuti di presentazione più due di domande da parte dei giurati, il tutto scandito da un timer che non ammetteva ritardi. Ad avere l’arduo compito di valutare ogni progetto una giuria composta da Graziano Cipollina, esponente dei Giovani Soci di Banca Sicana, in rappresentanza di Giuseppe Di Forti, Presidente della Banca Sicana; Cesare Arangio, Vice Presidente di Confcoperative Sicilia, e Marta Dolfini, giunta da Roma in rappresentanza di Fondosviluppo, il fondo mutualistico di Confcooperative.

Filale Restart i dodici finalisti e i giurati

È proprio dalle sue parole che possiamo farci un’idea dell’intenso lavoro svolto dai giurati durante la fase di valutazione, seguita agli interventi dei dodici candidati: «È stata sicuramente una scelta piuttosto difficile: innovatività, impatto sociale e qualità del progetto sono stati i tre criteri che ci hanno guidato nella decisione. Tutte le realtà sono state all’altezza di questa finale. La cosa bella, secondo me, è che sono stati rappresentati molti settori, anche molto distanti tra loro. Tra questi, poi, la valorizzazione del territorio si è rivelata la parte vincente perché sicuramente ha dato vita a progetti che investono sulle risorse siciliane».

A trionfare, aggiudicandosi i premi in denaro e quelli sotto forma di servizi di accompagnamento, consulenza e formazione sono stati i progetti Frida, sesto classificato; Educolab, quinto classificato; Kimia, quarto classificato; Agromini, terzo classificato, VerdeBasico, giunto secondo; e Beehive come primo sul podio.

«È una vittoria che ci gratifica molto – dichiara Sergio Nunzio Parisi, tra i fondatori di Beehive, cooperativa sociale di Trapani che ha dato vita ad uno spazio di coworking all’interno del quale possono lavorare diversi smart worker che hanno avuto la possibilità di ritornare al Sud.Mi piacerebbe che eventi come questo accadano più spesso perché permettono a giovani imprenditori siciliani di incontrarsi, confrontarsi e imparare. Le idee sono tutte valide, chi vince è solo un dettaglio alla fine, quello che realmente conta è il confronto perché una cosa che sicuramente ci manca in Sicilia è fare network».

I vincitori di Restart BeeHive

I vincitori di Restart BeeHive

E il confronto creato durante l’evento, grazie alla moderazione di Mirko Viola, è stato certamente uno dei valori aggiunti di questa manifestazione, mettendo in contatto imprenditori differenti che condividono la passione per i loro sogni imprenditoriali. Sogni che hanno scelto di portare avanti in questa terra che sempre più si sta riscoprendo come culla di talenti che scelgono di restare e di scommettersi.

Ed è proprio per offrire maggiori opportunità a questi talenti che si propongono eventi come Restart, il quale, come ci spiegano Mirko Viola e Luciano Ventura (Segretario Generale di Confcooperative Sicilia), «nasce dalla considerazione che ci sono tantissimi finanziamenti, contributi ed opportunità per chi sceglie di fare impresa, ma ancora poche persone che riescono ad ottenerli. Questa iniziativa, infatti, rappresenta un segnale per mostrare che il sistema di Confcooperative è presente e vicino a chi vuole fare impresa creando valore qui in Sicilia. La finale di Restart, infatti, non è da considerarsi come l’evento conclusivo di un percorso, ma come una tappa. Oltre ai premiati, appunto, tutti i partecipanti potranno essere seguiti e sostenuti attraverso i servizi di formazione, consulenza e accompagnamento su misura, al fine di trasformare la loro idea in realtà imprenditoriale».

Parole, queste, che prospettano un futuro positivo per lo scenario imprenditoriale siciliano. Non è un caso, infatti, che i progetti finalisti provenissero dalla maggior parte dei territori siciliani, dimostrando una voglia diffusa di mettersi in gioco e di valorizzare, oltre al proprio talento, anche la propria terra.

L’officina culturale di Palazzo Butera: un’idea feconda di rigenerazione

di Giulia Monaco   Foto di Palazzo Butera

Ci troviamo nel cuore della Kalsa di Palermo, il quartiere arabo, uno dei più antichi della città. Il suo nome deriva da Al Khalisa, “l’eletta”, perché custodiva la cittadella fortificata scelta dall’emiro come sede della sua corte. Qui alla fine del Seicento l’aristocratica famiglia dei Branciforte edificò uno dei palazzi più sfarzosi ed eleganti di Palermo, che dominava con la sua imponente bellezza il Foro Italico, affacciandosi sul mare: il Palazzo Butera.

Splendore e decadenza è quello che spesso raccontano i sontuosi edifici palermitani, retaggio di un antico sfavillio reso opaco da anni di declino o da veri e propri abusi architettonici, come il tristemente noto “Sacco di Palermo” che tra gli anni ‘50 e ‘60 spogliò la città dalle sue palazzine in stile Liberty in nome di una selvaggia speculazione edilizia.

Ma la decadenza non sta più di casa a Palazzo Butera da quando Massimo Valsecchi decide di acquistarlo alla fine del 2015, e di finanziare un grande lavoro di restauro, dando vita a un lungimirante progetto di riqualificazione e rigenerazione.

Valsecchi, ex docente di Storia del design industriale, ex broker e collezionista d’arte, è un genovese che fino a pochi anni fa non aveva mai messo piede in Sicilia. Dopo la prima visita a Palermo rimane folgorato da questa città decadente ma caleidoscopica, da sempre crocevia di culture; la città “Tutto Porto”, dal suo nome greco Panormos, dove accoglienza e ospitalità sono linfa vitale.

«Perché Palermo è un posto unico, dove in un mercato puoi trovare dieci etnie diverse che convivono pacificamente, senza ghetti», sostiene Valsecchi, e, infatti, si trasferisce in città subito dopo aver scelto Palazzo Butera come sede per la vasta e preziosa collezione che possiede insieme alla moglie Francesca Frua De Angeli (pregiate opere di arte contemporanea, pezzi di archeologia, rarissime porcellane settecentesche, mobili del primo Novecento).

Ma Palazzo Butera diventa molto di più che una sede museale: l’idea di Valsecchi è quella di restituire il palazzo alla gente, riportando alla luce lo splendore antico integrandolo a interventi contemporanei e avanguardistici. Vuole creare un progetto vivo, in continuo divenire come la città che lo ospita.

Il palazzo si trasforma in uno spazio culturale poli-funzionale, un laboratorio sperimentale che custodisce cultura, arte, scienza e sapere sempre in evoluzione, un cantiere perennemente aperto.

Spazi espositivi dedicati all’arte contemporanea dominano il piano terra, oltre a un’installazione di Anne e Patrick Poirier realizzata appositamente per Palazzo Butera. Poi si passa ai saloni affrescati e alla terrazza del primo piano, mentre al secondo si trovano venti sale aperte al pubblico e il torrino che svetta sul golfo di Palermo. La foresteria è poi uno spazio vivo in cui artisti, studiosi, cultori e curatori d’arte lavorano a progetti di ricerca per mostre e attività che si tengono nel palazzo.

L’arte per Valsecchi è il solo elemento in grado di generare innovazione e di ridare spazio ai siciliani laddove ha fallito la politica. Il complesso lavoro di restauro del Palazzo ha coinvolto e dato lavoro a più di un centinaio di maestranze locali, tra architetti, ingegneri, geometri, restauratori e operai.

A Palazzo Butera il passato e il presente si incontrano senza scontrarsi, generando una feconda idea di futuro. Palermo, da sempre catalizzatrice di storie e culture che si mescolano, diventa il punto di partenza per ripensare l’identità europea. E il quartiere Kalsa, che nel recente passato è stato simbolo del degrado cittadino, rinasce a nuova vita, perché qui l’arte e il sapere rifioriscono in forme inedite.

«La Sicilia, con la sua storia millenaria, può costituire un rinnovato esempio di accoglienza e integrazione. In Sicilia, a Palermo, il quartiere della Kalsa porta i segni di questa stratificazione storica e culturale, che fa da sfondo alla rinascita di Palazzo Butera» conclude Massimo Valsecchi.

Piazza Universita  min

Samsung Innovation Camp: il progetto Muddika, di sei studentesse catanesi, selezionato per la finale nazionale.

di Samuel Tasca

 

Giunge al termine la quinta edizione del Samsung Innovation Camp, progetto che mira alla formazione di giovani studenti universitari nell’ambito delle competenze digitali con l’approfondimento di skills legate al Marketing e al Management.

A trionfare, tra gli oltre 374 studenti che hanno partecipato per l’Università di Catania, è un team tutto al femminile composto da Martina Bianchi (Global Politics and Euro-Mediterranean Relations, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali), Alice Borrata (Ingegneria informatica, Dipartimento di Ingegneria elettrica elettronica ed informatica), Agata Calì e Maria Claretta Ferlito (Scienze del testo per le professioni digitali, Dipartimento di Scienze Umanistiche), Vittoria La Russa (Beni culturali, Dipartimento di Scienze Umanistiche) e Angela Schillirò (Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche).

Agata Calì

Chiacchierando con le vincitrici cerchiamo di sapere cosa le ha spinte a partecipare alle selezioni per il Samsung Innovation Camp, nonostante i numerosi impegni?

«Tutte noi miriamo ad acquisire competenze trasversali che si discostano dai percorsi formativi tradizionali che abbiamo intrapreso. Cercavamo un’occasione per poterle applicare in un progetto concreto e metterci così alla prova fuori dalla nostra comfort zone. Conoscendoci, abbiamo poi scoperto di avere in comune un animo “irrequieto”: siamo impazienti di intraprendere nuove esperienze che possano saziare la nostra curiosità. Infine, è importante sottolineare che il corso vuole trasmettere skills digitali che possano rendere i nostri profili professionali maggiormente competitivi nell’attuale mercato del lavoro».

Quella del Samsung Innovation Camp, di fatto, rappresenta un’opportunità unica di formazione trasversale e un vero e proprio trampolino di lancio per il mondo del lavoro e dell’imprenditoria. Ma rappresenta anche un’importante occasione per mettersi alla prova da un punto di vista umano e relazionale, poiché bisogna da subito dimostrare di saper lavorare in team, nonostante non si conoscano preventivamente gli altri membri.

Vittoria La Russa

 

Vi siete trovate a dover collaborare da perfette sconosciute, come descrivereste questa esperienza?

«Si è trattato di qualcosa di totalmente inaspettato. I nostri timori iniziali riguardo all’incognita di dover collaborare con persone nuove per realizzare un progetto di valore in poco tempo sono stati totalmente annientati. Abbiamo creato una relazione basata sul confronto e mai sul controllo, fidandoci l’una dell’altra».

 

“Ognuna di noi ha apportato un valore aggiunto e ha dato un tocco personale al lavoro svolto, dando vita ad un risultato originale e completo” afferma Angela. “Sì, abbiamo lavorato bene insieme, ed il fatto di avere all’interno di un gruppo più competenze molto diverse tra loro è stato un vero vantaggio” aggiunge Claretta.

Qual è stata la difficoltà maggiore?

«Di certo, le difficoltà maggiori sono state legate al tempo e alla socialità. Per quanto riguarda il primo, non è stato semplice coniugare i propri impegni personali e professionali con quelli degli altri membri del gruppo e riuscire comunque a realizzare un progetto innovativo da zero in poche settimane. Per quanto riguarda l’aspetto relazionale, invece, l’attuale situazione di emergenza sanitaria e il distanziamento sociale non hanno facilitato gli incontri di persona e ci ha precluso la possibilità di conoscerci a fondo. Tuttavia, la nostra partecipazione a questo progetto ha rappresentato anche un’alternativa alle occasioni di socialità perse negli ultimi tempi».

Alice Borrata

 

Concentrate e determinate, nonostante le difficoltà queste ragazze sono riuscite a sviluppare un’idea vincente in linea con le richieste di questa edizione. Il tema principale indicato da Samsung è stato la valorizzazione del patrimonio naturalistico, artistico e culturale attraverso l’innovazione digitale. Un tema attuale e di fondamentale importanza per rilanciare uno dei settori maggiormente colpito dalla pandemia. Partendo da questo macro tema, il Comune di Catania, partner dell’iniziativa, ha commissionato un project work ai team composti dai 26 studenti selezionati per la fase finale territoriale. Finalità di questo progetto: promuovere attraverso il digitale le attrazioni culturali della città di Catania rendendole interessanti anche per i bambini.

Con questo fine ben specifico nasce Muddika, un’app che permetterà ai bambini di fruire del patrimonio turistico della città di Catania attraverso giochi e realtà virtuale. I piccoli utenti, infatti, saranno guidati e accompagnati da un simpatico elefantino di nome Lele, mascotte del progetto, e incontreranno nel loro percorso diversi altri personaggi tra i quali persino il celebre compositore, orgoglio della città, Vincenzo Bellini.

Angela Schillirò

Quali sono i punti di forza della vostra idea che, secondo voi, vi hanno permesso di accedere alla finale?

«Senza dubbio, il fatto di aver messo al centro dell’attenzione il territorio di Catania e di aver svolto un accurato studio di un target complesso come quello dei bambini. Inoltre, crediamo che un ulteriore punto di forza dell’idea sia legato proprio al team stesso».

“Credo di parlare a nome di tutte quando dico che una delle chiavi di riuscita è stata la nostra scelta di adottare una sorta di “leadership circolare”: non abbiamo stabilito nessuna gerarchia precisa, tutte siamo state coinvolte equamente lavorando in maniera consapevole degli ambiti di competenza di ciascuna di noi” spiega Martina.

Martina Bianchi

 

Come vi sentite adesso che siete state selezionate per rappresentare l’Università di Catania nella finale nazionale?

«Siamo decisamente orgogliose e felici di questo primo traguardo».

“In tempi in cui si parla tanto di vaccini, questa è stata una vera dose di autostima” afferma Agata.

“Senza dubbio la conferma delle proprie capacità fa sempre piacere, soprattutto dopo un’esperienza di questo livello” aggiunge poi Alice.

Studentessa-Maria-Claretta-

La finale nazionale si terrà a Milano e a sfidarsi per la vittoria, oltre all’Università di Catania, ci saranno i progetti vincitori selezionati dalle Università degli Studi di Perugia, del Piemonte Orientale, di Trento e di Verona. Una sfida impegnativa per la quale le nostre brillanti studentesse hanno già iniziato a prepararsi.

Non ci resta, quindi, che augurargli un grosso in bocca al lupo, sperando di poter veder presto realizzata un’idea innovativa come Muddika, che potrebbe senz’altro rappresentare un ottimo esempio da replicare anche in altre città e regioni.

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Giorgio Zuffanti, l’ impronta italiana nell’architettura mondiale

Articolo di Angelo Barone   Foto di Maria Maretti

Durante il lockdown natalizio, grazie all’amicizia comune con Cristian Carobene, ho avuto il piacere di conoscere Giorgio Zuffanti, architetto associato dello studio Gensler di New York, uno degli studi di Architettura più prestigiosi al mondo.
È stata un’occasione di confronto sui mutamenti in atto nelle nostre società – a causa della pandemia da Covid-19 che sta modificando abitudini e stili di vita, modalità di lavoro, gestioni degli spazi – con un professionista con un background internazionale che, grazie al suo lavoro e alle esperienze fatte, ha una visione del mondo e una percezione dei suoi mutamenti avanzata. Giorgio Zuffanti, nato a Catania, dopo la laurea in Architettura presso l’Università di Catania con sede a Siracusa, si è trasferito in Cina affascinato dalle sue contraddizioni, e dalla tradizione millenaria cinese che dialoga con una contemporanea e travolgente architettura. Lavora presso lo studio Area 17 di Shangai e viaggia molto sino ad arrivare negli States.

Lavorare all’estero è stata una tua scelta?
«Sì, la mia curiosità e la voglia di fare nuove esperienze mi hanno portato in Cina, un paese affascinante che mi ha dato tanto e dove sono riuscito a crearmi il mio spazio e la mia dimensione. Gli USA sono il paese delle opportunità, qui sono riuscito a investire sul mio lavoro e a costruire una famiglia con mia moglie Edvige, a New York è nata la nostra meravigliosa figlia Rebecca. Viaggiare, confrontarsi con nuove realtà è sempre stimolante».

Come la pandemia ha influenzato il vostro lavoro, nel futuro ci sarà più smart working?
«Lo smart working negli USA si stava già attuando da tempo e le aziende qui erano pronte più che in Europa. Anche se lo smart working in molti casi migliora il livello di produttività, secondo me la gente vuole tornare in ufficio, vuole tornare a parlare con le persone. Il contatto umano è insostituibile e rafforza il senso di appartenenza ad uno studio professionale o ad un’azienda e molte volte ne determina il successo, quindi sono sicuro che nel futuro ci sarà un ritorno alle cose normali con più attenzione a migliorare la qualità della vita. La pandemia ha reso tutti più consapevoli della necessità di armonizzare le nostre città con la natura, non basta migliorare la vivibilità delle nostre case e degli uffici se non miglioriamo gli spazi e i servizi comuni».

Con la pandemia emerge la necessità di perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti dall’ONU in Agenda 2030?
«La consapevolezza di investire sullo sviluppo sostenibile cresce in tutto il mondo e in questo momento chi sta programmando maggiori investimenti è l’Arabia Saudita. Hanno capito che non possono vivere più di solo petrolio e stanno investendo sulle innovazioni tecnologiche, vogliono creare una Silicon Valley, sul modello californiano per attrarre le nuove generazioni. Hanno invitato i migliori studi di architettura del mondo per riqualificare le loro aree e costruire città nel deserto pensate per il 2030, ecosostenibili con un’attenzione incredibile verso tutti i materiali a impatto zero e trasporti avveniristici con droni taxi ultraveloci. Stanno facendo questo cambiamento con una sensibilità incredibile rispetto alle innovazioni e alla sostenibilità per attrarre la gente del futuro, giovani professionisti che possono portare qualcosa in più e contribuire a questo cambiamento».

Cosa fare per valorizzare la bellezza della nostra Sicilia e renderla più attraente ai turisti?
«Ora più che mai occorre investire sull’arte e l’architettura per esaltare la bellezza, valorizzare il territorio e riadattare la vita urbana. Quando sono tornato ad Ortigia mi ha piacevolmente sorpreso constatare che l’Università e la cultura hanno avuto un ruolo determinante per un cambiamento positivo così come in alcune città barocche Noto, Scicli e Modica. Negli States c’è molta attenzione verso questi posti grazie al lavoro di Camilleri e di tanti colleghi che hanno fatto architettura di qualità, così come tanti sono interessati al giro della cantine nei paesi dell’Etna».

 

PHS

A Natale stiamo bene a “Tavola” all’insegna della tradizione

  

Articolo di Redazione in collaborazione con Roberta Romano
Foto di Blu Lab Academy

Il cibo unisce, ci fa stare bene ed è un mezzo importante per creare quell’intima condivisione che ci fa rilassare e parlare, interrompendo la quotidiana frenesia che ci tiene spesso distanti.
Si sa, Natale è profumi, luccichii, la scelta del dono per i propri cari, la giocata a carte notturna e la difficile scelta di quale menu condividere a tavola con amici e parenti, arrivati magari da molto lontano.

Blu Lab Academy, che del buono e della qualità ne ha fatto modus operandi, in tale occasione ci darà un consiglio per mantenere memoria e gusto a tavola.
Una vera “economia della qualità” alla luce della quale, si può mangiare e bere bene con piccole scelte consapevoli.
Blu Lab Academy, diretta da Alfio Visalli con la straordinaria collaborazione dello chef Massimo Mantarro, è un polo di ricerca e sviluppo enogastronomico, punto di riferimento per gli operatori del settore che desiderano formarsi o aggiornarsi.
Offre grandi opportunità per professionisti operanti nel settore dell’accoglienza, ristorativo, alberghiero e alimentare. Intorno al grande chef table si svolgono incontri amatoriali per appassionati della buona cucina, con serate a tema e uno chef a voi dedicato. Corsi, masterclass, educational e tavole rotonde su temi attuali legati al mondo della cucina e non solo. In occasione del Santo Natale l’auspicio è di donarsi al nostro ospite in modo più sano e rispettoso possibile, evitando di trascurare aspetti importanti come la scelta di un materiale biodegradabile in luogo della plastica, ridurre lo spreco alimentare o ancora scegliere prodotti territoriali.

Partendo dalla tradizione immancabili la pasta ‘ncaciata, il baccalà fritto (che mettiamo ammoddu per qualche giorno), le crispelle e poi a cubaita. Bene, non dimentichiamo tutto questo e riproponiamolo sempre, perché senza radici non esiste crescita.
E allora via con i consigli culinari che per il pranzo e la cena di Natale propongono uno squisito pesce stocco (o baccalà) alla ghiotta e una schiacciata o ‘mpanata.

Modalità di preparazione:
Per il pesce stocco:

  • stocco ammollato (800 gr),
  • patate (400 gr),
  • cipolla (1),
  • olive bianche (schiacciate e denocciolate),
  • pinoli e uvetta sultanina,
  • pomodori pelati,
  • pomodori secchi,
  • sedano (q.b.),
  • finocchietto (per guarnizione),
  • olio EVO.

Lo chef Alfio Visalli ricorda che lo si può servire anche ad insalata arricchita da agrumi e cipolla caramellata. Se volete stupire i vostri ospiti abbinate un Cerasuolo di Vittoria dell’azienda Valle delle Ferle (Caltagirone).
Per la schiacciata invece potete preparare un letto di pane in pasta, patate, broccoli, cipollotto fresco, pomodori pelati a pezzetti, olive nere, salsiccia di Grammichele, Tuma o primo sale. Ricoprire con il pane in pasta e chiuderla ai bordi, ricordando di bucare leggermente la pasta per sfiatarlo. Cucinare per circa 45 min in forno a 180 gradi. Un grande classico del nostro Natale.

E poiché non c’è festa senza dolce, lo chef pasticcere Vincenzo Cinardo propone:
Profitterol Misù con crema alle nocciole, caramello salato al caffè, salsa al mascarpone e fave tonka. Il tutto arricchito con granella di nocciole pralinate e polvere di cacao.

Ma anche l’allestimento della tavola vuole la sua importanza, e il nostro Hotel e FB manager, Maurizio Micari, ci suggerisce di abbellire con decorazioni floreali o vegetali, porta candele, nastri scintillanti, pietre colorate, seguendo la propria fantasia e gusto in coerenza con lo stile dell’ambiente. Se pensate di collocare decorazioni al centro della tavola, è bene che non siano troppo alte in modo che i commensali possano vedersi e comunicare tra loro.

Si ringrazia la preziosa classe docente: Alfio Visalli, Massimo Mantarro, Seby Sorbello,
Vincenzo Cinardo, Peppe Cannistrà
e Isidoro Bonarrigo.

Vi auguriamo di trascorrere un Sereno Natale all’insegna della Tradizione.

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Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi”, formazione, tradizione e innovazione

Articolo di Titti Metrico   Foto di Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi”

L’attivista americana Wilma Mankiller sosteneva che “nessuno in nessuna parte del mondo possa parlare di futuro del proprio popolo o della propria organizzazione senza parlare di formazione. Chiunque controlli la formazione dei nostri ragazzi controlla il futuro”.
In questo numero di Bianca Magazine voglio presentarvi una bellissima realtà. Siamo a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, presso la sede distaccata dell’Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi” di Modica. Dal 2001 è il fiore all’occhiello per la formazione professionale nel campo dell’enogastronomia, dell’ospitalità alberghiera e per tutto ciò che riguarda l’ambito turistico e ristorativo. Conosciamo il Dottore Giovanni Brullo, un docente che ama la sua professione, parlando con lui e con gli altri suoi colleghi ti accorgi che questa non è una semplice scuola, ma un’istituzione in cui viene trasmesso ad ogni ragazzo l’amore e la passione per il percorso che ognuno di loro intende intraprendere. Il percorso di studi all’interno dell’Istituto Alberghiero prevede tre indirizzi specifici: Enogastronomia, Servizi di sala e di vendita, Accoglienza turistica.
Ho avuto modo di conoscere questi ragazzi, e li ho visti all’opera, si capisce che l’apprendimento non è un processo strettamente legato ai libri, ma soprattutto alle attività che la scuola intraprende per la formazione di questi ragazzi, la scuola svolge delle attività attinenti ai progetti Erasmus, dando agli alunni la possibilità di vivere e confrontarsi con realtà enogastronomiche diverse dal nostro paese.
Professore Brullo a quali manifestazioni hanno partecipato gli studenti in questi ultimi anni?
«Nel corso degli anni la scuola si è contraddistinta per le partecipazioni a concorsi enogastronomici, riportando ottimi risultati, come: miglior sommelier junior d’Italia, primo posto assoluto in sala e vendita nel concorso nazionale per gli istituti alberghieri “Caroli Hotels”, secondo classificato in cucina nel concorso nazionale per gli istituti alberghieri “Caroli Hotels” svolto a Gallipoli. Primo classificato in cucina nel concorso di cucina “Terra Matta”, e dopo la partecipazione a Expo 2015 a Milano, nel padiglione Sicilia con la partecipazione in una puntata del programma di mezzogiorno italiano su Rai1.

La scuola è attiva anche con diverse iniziative aziendali private per promuovere i propri prodotti, ed è anche coinvolta dai comuni per pubblicizzare eventi culturali gastronomici. Collabora con il “Consorzio Chiaramonte 2” per promuovere i prodotti del territorio, infatti nel 2018 è organizzato il primo concorso Nazionale con gli Chef stellati. Da quest’anno collabora con le associazioni: Slow Food Ragusa e con la Federazione Italiana Cuochi Iblei».
L’Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi” oltre ad avere ottimi docenti che trasmettono ai propri studenti, tra l’altro già entusiasti e interessati, la passione per quello che può essere il proprio futuro lavorativo insegnano loro l’utilizzo di eccellenze siciliane che raccontano le tradizioni e la cultura della nostra cucina e, di conseguenza, dei nostri territori.