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Il Barocco siciliano: Patrimonio Unesco per la sua unicità

Articolo e foto di Rosamaria Castrovinci

Il Barocco è stato un movimento estetico, ideologico e culturale sorto dall’affermazione delle idee legate alla Controriforma cattolica. Nell’arte questo movimento è stato caratterizzato da una forte esuberanza teatrale rappresentata attraverso i più disparati elementi espressivi e stilistici quali i giochi di luce, l’amplificazione, la torsione, l’ampio utilizzo di decorazioni floreali, ecc.

Il movimento culturale, così come lo stile artistico, si è sviluppato in Italia e in Europa, arricchendosi man mano di nuovi elementi. Dunque perché si parla poi di Barocco “siciliano”? Cosa lo caratterizza e lo rende diverso da quello del resto d’Europa?

Lo studio delle caratteristiche del Barocco Siciliano si deve a Anthony Blunt che nel suo testo “Barocco siciliano”, del 1968, ne identificò tre fasi di sviluppo:

  • la prima avvenne intorno al 1600, periodo in cui lo stile Barocco fu introdotto in Sicilia con la costruzione (iniziata nel 1609 e conclusa nel 1620) del complesso dei Quattro Canti a Palermo ad opera degli architetti Giulio Lasso e Mariano Smiriglio. La piazza all’interno dei Quattro Canti, all’incrocio delle due strade principali di Palermo (via Maqueda e corso Vittorio Emanuele), è nota anche con il nome di Piazza (o Teatro) del Sole perché l’ esposizione architettonica dei palazzi fa sì che almeno una facciata sia sempre illuminata dal sole, e questo avviene durante tutto l’anno. Anche questa caratteristica si può ricondurre allo stile Barocco, nel quale rivestiva grande importanza il gioco di luci. Anche a Messina furono realizzate delle importanti costruzioni in stile Barocco che però sono andate distrutte dal terremoto del 1908;

 

  • la seconda fase, secondo Blunt, si avrebbe a partire dal 1693, anno in cui il terremoto del Val di Noto distrusse più di 45 centri abitati nella Sicilia Orientale. Tra questi Noto fu completamente rasa al suolo, mentre Siracusa e Catania furono danneggiate in modo molto grave. La ricostruzione delle città, avvenuta in questo periodo, diede ampio spazio all’architettura barocca, che in questa seconda fase si caratterizza per una grande esuberanza decorativa. A questo periodo risalgono la realizzazione della chiesa di San Giorgio a Ragusa, ricostruita sulle rovine della chiesa di San Nicola, ad opera di Rosario Gagliardi e la basilica di Santa Maria Maggiore a Ispica, sempre ad opera del Gagliardi ma caratterizzata da uno splendido loggiato che venne costruito successivamente e fu progettato da Vincenzo Sinatra;

 

  • arriviamo infine alla terza fase, il cui inizio viene collocato intorno al 1730, periodo in cui finì la corsa alla ricostruzione e con più calma lo stile Barocco iniziò ad intonarsi alla personalità siciliana, compiendo così un’evoluzione unica. Esempi architettonici collocabili in questo periodo sono la Cattedrale di Catania, riedificata a partire dal 1711 su progetto di Girolamo Palazzotto, e la chiesa di San Domenico a Noto.

Il Val di Noto (nome che deriva da “vallo”, area estesa) e le sue città tardo barocche nel 2002 sono state inserite dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’Umanità. Le otto città che fanno parte del sito sono: Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli, tutte situate nel Sud Est della Sicilia.

Il sito è diventato Patrimonio Unesco poiché rappresenta una delle massime espressioni al mondo del Tardo Barocco europeo. I sontuosi palazzi, ricostruiti a partire dal 1693, sono caratterizzati da preziosi interni e da straordinarie facciate intarsiate, le trame urbane di tutte le città del Val di Noto sono tessute secondo un unico stile, rendendo questa zona unica ma allo stesso tempo diversificata da una città all’altra per l’utilizzo dei diversi materiali (quelli caratteristici di ciascuna zona) usati per la costruzione: ad esempio a Catania il Barocco è grigio-scuro per l’uso della pietra lavica, mentre a Noto assume il luminoso color miele della pietra locale.

Presepe dei Giovani Ragusa Ibla min

Il presepe dei giovani della parrocchia San Giorgio di Ragusa

di Alessia Giaquinta

 

Nasce Gesù, nasce la Speranza”. È questo il messaggio che la comunità giovanile dell’Azione Cattolica di San Giorgio Martire di Ragusa Ibla ha voluto lanciare attraverso il “Presepe Giovanile”.

Inaugurato martedì 7 dicembre, presso l’ex chiesa di Sant’Antonino, alla presenza del vescovo di Ragusa monsignor Giuseppe La Placa e del primo cittadino Peppe Cassì, il “Presepe Giovanile” ha l’obiettivo di proporre ai visitatori non solo il presepe in quanto opera d’arte bensì il mistero della nascita di Gesù nell’ottica del messaggio di speranza che porta agli uomini di tutti i tempi.

Presepe dei giovani, Ragusa Ibla

 

Fare rinascere la speranza attraverso il messaggio cristiano della continua rinascita” commenta il giovane Stefano Avola che, insieme al gruppo giovanile dell’Azione Cattolica, ha preso parte alla costruzione del grande presepe, posto nell’altare centrale della chiesa, curato nei minimi dettagli. “Da settembre abbiamo iniziato a riunirci, dopo due anni di inattività. Siamo tutti studenti universitari, una piccola realtà che però è fiorente. Ognuno, con quel che sa fare, ha dato molto – chiosa Avola – Un particolare ringraziamento al nostro parroco Pietro Floridia e al presidente dell’Azione Cattolica Parrocchiale, Giovanni Guastella”.

La costruzione del presepe è stato motivo di aggregazione, di legami, di “agape fraterna”.

All’interno dell’ex chiesa di Sant’Antonino si trovano, altresì, opere presepiali a cura di Carmelo Scalone e di Giovanni Guastella che ripropongono la Natività in miniatura o ambientata in paesaggi locali.

 

 

Un’esperienza di arte, di fede e di vivacità giovanile. Non stupitevi allora se, all’ingresso, trovate un gruppo di ragazzi e ragazze ad accogliervi, pronti a fornirvi informazioni, a spiegarvi il loro impegno e la loro dedizione per la realizzazione di questo progetto “di speranza”.

La mostra sarà visitabile fino al 7 gennaio 2022.