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Articolo di Redazione    Foto di Gaetano Cutello

Ancora una volta la splendida piazza esagonale di Grammichele ha fatto da cornice alla manifestazione “I Paladini della cultura”, nata dall’esperienza editoriale di Bianca Magazine. Sostenere la candidatura del Comune di Grammichele per iscrivere la sua Piazza e la sua pianta esagonale nella World Heritage List all’interno del sito Unesco “Le città tardo barocche del Val di Noto” era la finalità di questa edizione. “Con la nostra iniziativa – ha spiegato Angelo Barone – vogliamo contribuire a stimolare partecipazione, condivisione del progetto e realizzare un qualificato dossier di presentazione della candidatura del Comune di Grammichele”.
A supportare la realizzazione del dossier, il tour enogastronomico “Nove Città in bocca”, che ha avuto luogo sabato 5 ottobre, con il quale si sono volute unire simbolicamente le città sorelle del tardo barocco ibleo: Modica, Noto, Scicli, Ragusa, Militello Val di Catania, Caltagirone, Catania e Palazzolo Acreide. Il tour è stato caratterizzato da una grande affluenza di pubblico che ha potuto apprezzare le tante e squisite pietanze preparate con eccellenze siciliane quali: il Moscato di Noto e il Cerasuolo di Vittoria Docg oltre alle fave cottoie alla trappitara di Modica; le alici della magghia di Catania; il tartufo di Palazzolo Acreide; i fagioli cosaruciari di Scicli; due stagionature del ragusano Dop; il ficodindia e i fichi neri di Militello in Val di Catania, la salsiccia al ceppo di Grammichele. Una degustazione guidata sulle quintessenze gastronomiche di ogni città, accompagnati dai professori e dagli studenti partecipanti al progetto alternanza scuola-lavoro della sede distaccata di Chiaramonte Gulfi dell’Istituto Alberghiero Principi Grimaldi di Modica.
Il giorno seguente, sono stati assegnati i premi e le menzioni speciali della seconda edizione de “I Paladini della Cultura”: un premio che nasce per valorizzare la cultura e le bellezze della Sicilia, la sapienza e la creatività della sua gente e dare riconoscimento alle Eccellenze Siciliane in tutte le arti e professioni. Fra le cinquanta candidature pervenute sono state scelte: per il Premio Ad honorem Sebastiano Tusa, già Assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità siciliana. Anche Fabio Granata, già assessore regionale ai Beni culturali, ha voluto ricordare Tusa con parole di stima e apprezzamento per l’impegno profuso come archeologo e durante il suo incarico assessoriale. Ha ritirato il premio la moglie, dott.ssa Valeria Patrizia Li Vigni, Soprindente del Mare, consegnatole dal Presidente della Regione On. Nello Musumeci insieme all’On. Giuseppe Compagnone; il Premio Immagine della Sicilia nel Mondo a Maria Grazia Cucinotta; il Premio Tradizioni e produzioni siciliane al Birrificio Messina; il Premio Innovazioni a Mangrovia ed infine il Premio Giovani a Elisa Bonacini.
Le “Menzioni Speciali” Bianca Magazine per il Premio “Paladini della Cultura” sono state assegnate: all’Ing. Biagio Consoli, la Menzione Speciale per l’Imprenditoria; al Dott. Daniele Giannotta, la Menzione Speciale per l’Innovazione in campo medico; alla Dott.ssa Maria Gabriella Capizzi, la Menzione Speciale per la Cultura; al Prof. Luigi Gismondo, la Menzione Speciale per i Beni Culturali; al Maestro Pasticciere Nicola Fiasconaro, dell’omonima azienda dolciaria la Menzione Speciale per l’Eccellenza Siciliana nel Mondo. Un successo straordinario conseguito grazie all’impegno di tutta la redazione che ha reso possibile la riuscita dell’evento. “Siamo soddisfatti per l’ottima riuscita della manifestazione – ha commentato l’editore Emanuele Cocchiaro -. Abbiamo avuto l’onore di premiare straordinarie personalità, scelte da una giuria altamente qualificata, che contribuiscono a valorizzare in diversi settori la Sicilia nel mondo, obiettivo per il quale è stata fondata Bianca Magazine. Archiviata questa edizione, che ha avuto riscontri positivi in termini di pubblico e mediatici, ci apprestiamo a lavorare alla prossima con tante novità”.

 

Articolo di Irene Novello

“Ecco l’ira di Dio…, la terra traballa, sì fortemente ondeggiando si scuote, che tutto il Popolo alla fuga dar si voleva…; … tutto a un tempo e le Chiese e le case e qual si fosse edificio diroccar si vedea. … Perdurò sì fiero terremoto per lo spatio di un Miserere; onde que’ miseri scampati… semivivi e dolenti, tante statue sembrando, privi di spirito, in piedi trattener non si potevano. Gl’occhi alla luce aprirono, e vedendo non esserci pietra sopra pietra si abbagliò dalle lagrime la vista, e dal tremore e timore si sentiva ognun l’anima esalare”. Così Mario Centorbi giurato di Occhiolà sopravvissuto al terremoto, descrive l’evento catastrofico che l’11 gennaio 1693 alle ore 13.30 circa sconvolse la Sicilia Orientale. È passato alla storia come uno degli eventi sismici più forti degli ultimi mille anni, ma anche come momento di rinascita artistica e culturale. Le province più danneggiate furono quelle di Catania, Ragusa e Siracusa.
All’epoca del terremoto, la Sicilia era dominata dalla monarchia spagnola, con l’Isola suddivisa in tre valli (province amministrative), istituite in epoca normanna facendo riferimento agli antichi confini arabi: il Val Demone, il Val di Mazzara e il Val di Noto. Quest’ultimo comprendeva i centri economici e culturali più importanti dell’Isola Catania, Siracusa, Noto, Caltagirone; ma fu anche il territorio che subì maggiori danni: molti centri furono rasi al suolo.

Nonostante gli aspetti catastrofici, il sisma determinò degli esiti positivi soprattutto sulla ricostruzione che ne seguì. Infatti, i centri furono ricostruiti in stile barocco, una delle espressioni artistiche più belle della Sicilia. Città come Catania, Ragusa, Modica, Siracusa, Scicli, Noto possono vantare le bellezze di un patrimonio così ricco grazie alla ricostruzione. Palazzi nobiliari e edifici sacri con prospetti scenografici e teatrali spesso dalle complicate geometrie, mascheroni, putti, balconate con ricche balaustre in ferro battuto, il tutto arricchito dalla luminosità del calcare tenero e dorato della pietra locale.
Il sisma fu anche occasione di riflessione sui temi legati all’urbanistica, cambiando anche il modo di concepire il sistema viario interno delle città, si abbandonò lo schema della città medievale arroccata e con vicoli stretti e si sposò l’idea dell’impianto moderno, con ampie strade ortogonali e ricche piazze scenografiche concepite come salotti urbani, luoghi d’incontro della borghesia.

Furono progettati e sperimentati nuovi modelli di impianto urbanistico, tra cui quelli di Avola e di Grammichele, ispirati al concetto di razionalità e perfezione legati alla figura geometrica dell’esagono. Particolare è il caso di Grammichele che conserva tutt’oggi l’originale impianto esagonale. Fu fondata il 18 aprile 1693 dal Principe Carlo Maria Carafa Branciforti, per accogliere i sopravvissuti del suo feudo di Occhiolà. Il progetto urbanistico fu ideato dallo stesso Branciforti ed eseguito dall’architetto fra’ Michele da Ferla. La città esagonale costruita su una grande pianura, è circondata da cinque borghi perimetrali, il sesto era destinato alla residenza del Principe. Al centro una grande piazza, anch’essa di forma esagonale, da dove s’irradiano sei strade; quattro corone concentriche di regolare larghezza formano gli isolati suddivisi da strade che disegnano il perimetro esagonale della pianta urbana e da altre che sono ortogonali a queste. La piazza è inoltre arricchita dallo stile tardo barocco della Chiesa Madre dedicata a San Michele e a Santa Caterina d’Alessandria e dal Palazzo Municipale che nel 1896 fu riedificato seguendo il nuovo progetto dell’architetto Carlo Sada.
Il risultato di questa ricostruzione è un’ elegantissima piazza dove matematica, geometria e religione s’ intrecciano creando sensazioni uniche nello spettatore che si ritrova ad ammirarla.

A Ottobre a Grammichele saranno premiati i vincitori della 2° edizione del Premio “I Paladini della Cultura”. Il premio nasce per valorizzare la cultura e le bellezze della Sicilia, la sapienza e la creatività della sua gente e dare riconoscimento alle Eccellenze Siciliane in tutte le arti e professioni.

Si possono segnalare le candidature al Premio per il  2019  sino al 7 settembre all’indirizzo: paladinidellacultura@gmail.com. La candidatura al Premio è libera e gratuita. Il Premio è rivolto a quelle personalità siciliane che contribuiscono con la propria attività a migliorare l’immagine e l’economia della Sicilia e mantengono con la nostra terra un legame affettivo, culturale ed economico.

Il  Premio, distinto in sezioni, verrà assegnato a personalità o aziende che si siano contraddistinte per uno o più criteri sotto riportati, a insindacabile giudizio della Giuria, composta da personalità indipendenti che valuteranno le candidature che perverranno  alla segreteria del Premio.

Le sezioni del Premio sono:

  1. Premio ad honorem: assegnato a quelle personalità che nel corso della propria attività si sono distinte per la qualità dell’impegno profuso e per i successi ottenuti;
  2. Premio immagine delle Sicilia nel Mondo: assegnato a quanti con la propria attività contribuiscono a rafforzare l’immagine positiva della Sicilia nel Mondo;
  3. Premio Tradizioni e produzioni siciliane: assegnato a quanti si impegnano con successo al recupero delle nostre tradizioni e alla valorizzazione delle nostre produzioni .
  4. Premio Innovazioni: assegnato quanti  realizzano reti ,sistemi e processi innovativi  che valorizzano le nostre produzioni e i nostri territori e contribuiscono a rendere più efficiente il sistema Sicilia.
  5. Premio Giovani: assegnato alle nuove generazioni che si distinguono in attività legate ai valori del Premio.

Saranno accettatele candidature presentate alla Segreteria del Premio, entro i termini previsti, con un dossier di presentazione.

Tutte le testate giornalistiche, in base al proprio osservatorio privilegiato, possono inviare indicazioni sulle personalità che a loro modo si sono distinte e che possiedano i requisiti richiesti dal  regolamento che può essere visionato nel sito www.paladinidellacultura.it

Articolo di Irene Novello

La seconda edizione di AmiCaFest, il progetto ideato e diretto dal pianista Luca Cubisino, si svolgerà a Grammichele dal 13 al 26 giugno. La città esagonale è nuovamente protagonista di questa splendida iniziativa dal respiro internazionale. Si prevedono lezioni, masterclass, un concorso per pianoforte e orchestra, concerti, mostre, seminari, laboratori e visite guidate. Anche quest’anno i partecipanti saranno insegnanti di fama mondiale e studenti selezionati provenienti da diverse parti del mondo.
La Sicilia e la sua cultura saranno il leitmotiv del Festival: lezioni di cucina, workshop di ceramica, tour sull’Etna, a Taormina e Ragusa Ibla e una visita guidata di Grammichele arricchiranno l’esperienza di ogni partecipante. Quest’anno i concerti di musica classica saranno cinque, affiancati da altri di musica pop, per concludere in grande bellezza con il concerto al Teatro Massimo Bellini di Catania, dove già l’anno scorso era stato organizzato un workshop con l’orchestra nel foyer dello stesso teatro.

 

 

articolo di Omar Gelsomino, Foto di Tony Picone

Bianca Magazine ha festeggiato il suo primo anno di vita organizzando, in collaborazione con l’associazione Andrea Puglisi e il patrocinio dell’Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana e il Comune di Grammichele, lo straordinario evento “Agorà di Sicilia”, riunendo per la prima volta i mille volti dell’eccellenza siciliana nella splendida Piazza Carlo Maria Carafa a Grammichele.

Tantissimi gli eventi culturali ed enogastronomici ospitati all’interno della kermesse legati alle tradizioni del nostro territorio e della Sicilia: dalla mostra itinerante “C’era una volta … un pezzo di creta” dei fratelli Antonino e Luigi Navanzino ospitata nei locali del prestigioso Palazzo Fragapane in collaborazione con l’associazione culturale “La Casa dell’Arte” all’estemporanea di pittura “Racconta la tua Sicilia” presso la piazza Carlo Maria Carafa in collaborazione con il network “PitturiAmo” in cui hanno partecipato oltre quaranta artisti provenienti da diverse parti dell’Isola alla passeggiata con visita guidata al Parco Archeologico Comunale di Occhiolà a cura dell’associazione “Terravecchia Onlus” e la degustazione della pasta con farina di carruba della chef Fanny Consoli curata dall’associazione Triskele. Sono state allestite anche la campagna di comunicazione “People of Sicily”; una Mostra di veline storiche sugli agrumi gentilmente concessa dal Prof. Antonino Catara (Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia); la Mostra delle ceramiche De Simone ed infine la proiezione del reportage AmicaFest 2017.

Alla presenza dell’Amministrazione comunale e dei primi cittadini del Calatino e con l’accompagnamento musicale dei Bella Morea è stato inaugurato il percorso “Fra case, colori e sapori della nostra terra”, un viaggio che ha aperto le porte delle abitazioni di cittadini e istituzioni agli ospiti e alle eccellenze siciliane alla presenza dello chef Roberto Toro, della pianista e compositrice Giuseppina Torre e dell’attore teatrale Giuseppe Brancato: la Casa dell’Olio e della Patacò, del Grano dove si è svolto un incontro sulla valorizzazione dei grani antichi siciliani, “Un appello per la riscoperta e la valorizzazione di un tesoro siciliano”, curato dal dott. Gianfranco Venora, direttore della Stazione Sperimentale di Granicoltura di Caltagirone, in collaborazione con l’associazione Pro Santo Pietro e la Pro Loco Caltagirone U.W.H., del Cioccolato, del Formaggio, del Pomodorino, dell’Agricoltura in cui era ospitato il primo aratro monovomere realizzato dal grammichelese Giuseppe Viola, dell’Archeologia, del Ricamo, del Tombolo, dell’Arte, dell’Uva, della Mostarda e del Vino. Presso la Casa del Cinema Intelisano è stato proiettato il film “Il cantastorie” di Gianpaolo Cugno e la rievocazione storica di Occhiolà realizzata e curata dal Rotary Club Grammichele Sud Simeto.

Grande successo ha riscosso il tour enogastronomico dal tema: “Dieta mediterranea e street food” curato da SIKELE con la straordinaria partecipazione di Roberto Toro, che ha deliziato tutti i visitatori con la sua ricetta degli spaghetti al pomodoro, con le eccellenze della pasta Damigella e della salsa al pomodoro di Agromonte. Una degustazione realizzata grazie alla collaborazione dell’Associazione “Triskele”, e “Polara, bibite di Sicilia”, Pasticceria F.lli Roccella e Judeka Winery.

Una giuria di esperti ha premiato tre artisti che si sono distinti nell’estemporanea di pittura “Racconta la tua Sicilia” in collaborazione con il network “Pitturiamo”.

Ma ad attirare le migliaia di visitatori è stato lo spettacolo del Teatro dell’Opera dei Pupi a cura della Compagnia Marionettistica dei Fratelli Napoli di Catania che ha incantato grandi e piccini, e poi le straordinarie esibizioni dell’attore Giuseppe Brancato con un monologo davvero emozionante sulla Sicilia, le note della pianista Giuseppina Torre, artista siciliana pluripremiata in America ed infine le canzoni di Maurizio Chi, altro artista di talento.

Il momento clou è stato la consegna dei premi: Bianca Magazine ha assegnato una targa a Francesco Navanzino, “per la sua lunga carriera professionale ed aver contribuito a tenere viva la tradizione ceramica, tramandandola ai suoi figli”, l’agenzia Marketing e Pubblicità e Bianca Magazine hanno premiato Samuel Tasca come miglior collaboratore mentre dalla collaborazione con l’associazione dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Catania e Bianca Magazine è stato istituito il premio “I Paladini della Cultura”, un riconoscimento alle Eccellenze Siciliane che si impegnano a promuovere la nostra cultura e la nostra economia, sia nel recupero delle tradizioni che nelle creazioni innovative, oltre alla promozione di azioni di crowdfunding per finanziare progetti ed iniziative culturali.

Il Premio “I Paladini della Cultura” è stato assegnato: ai Fratelli Napoli, per aver mantenuto viva la tradizione dell’Opera dei Pupi e il lodevole impegno per la realizzazione del museo dedicato a questa tradizione dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità; a Giovanni Leonardo Damigella per l’impegno profuso a valorizzare i grani antichi, producendo farine e paste con miscele di sette varietà di grani; ad Adriana Santonocito ed Enrica Arena, per aver creato Orange Fiber e avviato con successo la realizzazione di tessuti con gli scarti di lavorazione della spremitura di agrumi; allo chef  Roberto Toro, per l’immagine positiva della Sicilia, poiché dopo avere deliziato il palato dei Leader mondiali al G7 di Taormina nei giorni scorsi è stato Ambasciatore della Cucina Italiana nel mondo e le sorelle Lorena e Giuliana Santoro per aver realizzato il progetto My Sicily – Fast Gourmet puntando tutto sulla Sicilia, dalla location alla bontà della nostra cucina.

Senza dimenticare la bellezza della nostra terra e dei suoi monumenti e a chi è meno fortunato di noi una parte del ricavato della serata è andato all’Associazione Onlus Amici di Christian e alla restaurazione di una tela del ‘700 appartenente alla chiesa dello Spirito Santo di Grammichele.

Conclusa questa prima edizione di Agorà di Sicilia che ha regalato tantissime emozioni rimane vivo l’entusiasmo per lavorare ad un nuovo avvincente ed intenso evento.

Interni Attaguile

Interni Attaguile

 

Articolo di Martino Vitaliano Di Caudo e Foto di Samuel Tasca

La tradizione della vendita e la cura dei dettagli sono i lasciti del padre Francesco, il quale 40 anni fa ha forgiato le fondamenta della sua azienda su valori specifici, come quelli per la dedizione al bello e per il rispetto del serio impegno lavorativo, pilastri divenuti il perno fondante del quotidiano impegno dei figli.  È un racconto intenso quello che ci permette di dipingere un quadro di incredibile valore dove, la competenza maturata e tramandata alla nuova generazione Attaguile, ha trovato naturale compimento nella esponenziale velocità di crescita dell’azienda. Un’incredibile storia di successo capace di emozionare e fare intendere, per chi si interroga sui segreti della realizzazione aziendale, come nulla si verifichi senza fatica o a caso. La realtà aziendale vive dell’osmosi straordinaria fra eleganti soluzioni d’arredo e innovative tecniche commerciali, per poter eccellere guardando al futuro, vincendo la sfida sempre nuova del mercato globale con le armi lasciate in eredità dal padre: serietà professionale e devozione al gusto estetico. Un successo che si realizza ogni volta che si soddisfa un cliente, assurto dai fratelli Attaguile a vero protagonista, celebrato da soluzioni di arredo senza eguali.

Com’è riuscito Interni Attaguile a conquistare, non solo la Sicilia, ma anche alcuni dei mercati internazionali più importanti come Malta o la Svizzera?

Abbiamo puntato tutto su due aspetti, l’esaltazione maniacale dei dettagli e della qualità dei nostri prodotti e la cura del cliente. Sono stati questi i nostri punti di forza, siamo consapevoli che per vincere la sfida del mercato globale bisogna competere con gli strumenti migliori che si posseggono, noi abbiamo dalla nostra la qualità unica del Made in Italy, di cui ci facciamo  portavoce ogni volta che un cliente italiano o straniero, si affida a noi per arredare il suo ambiente.

Qual è l’aspetto più difficile di arredare una casa o un ambiente?

Il cliente è al centro del nostro impegno, per cui siamo molto attenti alle dinamiche attinenti alla cura degli spazi come se dovessimo arredare un luogo a noi caro. Non si può pensare di arredare una casa senza conoscere nel dettaglio quale siano le aspirazioni e le inclinazioni di coloro i quali si affidano ai nostri servizi. Il cliente rappresenta il punto di inizio e d’arrivo della nostra ricerca, ogni arredamento deve essere modellato secondo le esigenze sue personali, così che gli stili di vita, le dinamiche familiari, gli aspetti riguardanti le proprie passioni e inclinazioni disegnino le soluzioni finali. Siamo in grado quindi di accontentare chiunque, garantendo risultati qualitativi di altissimo livello per ogni esigenza di spesa, senza dimenticare il carattere funzionale dei nostri risultati d’arredo.

E se giocassimo ad umanizzare alcuni dei componenti d’arredo dei vostri marchi prestigiosi, in quale di questi oggetti vi identifichereste?

L’oggetto che di sicuro potrebbe rappresentare la nostra filosofia è la poltrona, sia sotto il profilo umano che professionale. Dal primo punto di vista perché, proprio come una poltrona, riusciamo a far stare comodi gli altri, a farli stare bene ed a loro agio in qualunque occasione, mentre dal punto di vista professionale siamo consapevoli che nel momento in cui ci si approccia ad arredare un luogo bisogna renderlo innanzitutto bello, comodo e accogliente, ed è questo l’obiettivo che si è prefissata la nostra azienda.

Qual è il valore del Made in Italy nel vostro lavoro?

L’arredamento é italiano, con sporadiche eccezioni straniere, da oltre cent’anni parlare d’arredamento vuol dire celebrare l’eccellenza italiana. Noi cerchiamo di dare risalto a tutto questo, tramite prestigiose aziende italiane come Poltrona Frau, mix perfetto tra design senza tempo e tecniche di produzione ancora artigianali, insieme ad un’altra eccellenza nel panorama mondiale dell’imbottito come Minotti. Nell’ambiente cucina, trovano spazio brand come Ernestomeda e Snaidero, per poi passare a un’azienda con oltre 80 anni di storia come Molteni, o una realtà leader per i sistemi di riposo come Flou.

foto in Michele Cucuzza

Foto in: 20 anni d'ispirazione fotografica

Articolo di Martino Vitaliano Di Caudo e Foto di Michele Cucuzza

La storia professionale di Michele Cucuzza nasce da una passione supportata con affetto e lungimiranza dal padre, una vicenda che si intreccia con i volti fotografati in più di vent’anni di attività, e portati ancora nel cuore e nell’animo. L’estro creativo è sbocciato per seguire i lineamenti dell’unico amore e la volontà di raccontare i momenti indimenticabili della vita delle persone non ha avuto più fine. Oggi Michele racconta di sé con gli occhi sognanti di chi rivive i primi istanti in cui la passione per la fotografia è divenuta esigenza artistica da condividere.

Quali sono stati i primi passi di questa avventura?
“E’ stato mio padre ad investire su di me, lui a creduto con tutto se stesso nelle mie capacità ed ha deciso, una volta affinate le mie abilità professionali, di farmi vivere questo sogno mettendomi nelle condizioni di aprire il mio studio. Io ero poco più che un ragazzino, ma già da tempo mi dilettavo a fotografare la mia ragazza ed altri amici e mi resi conto ben presto di riuscire a realizzare foto che si discostavano dal panorama presente all’epoca ed allora ho deciso di proseguire su questa strada. Non nego che all’inizio è stata dura, ma i clienti mi hanno accordato subito grande fiducia, ricordo in particolare di aver realizzato con successo il mio primo book fotografico per un matrimonio il giorno prima della mia inaugurazione e da allora non mi sono più fermato.”

Da cosa trae ispirazione la sua arte?
“Il fascino della fotografia ha catturato la mia immaginazione fin dall’infanzia. Mio padre mi ha circondato di strumenti fotografici professionalmente validi, ed io ho maturato quest’arte muovendomi alla ricerca di ispirazioni sempre nuove, ma radicate nella mia terra. Ricordo l’emozione unica di uscire la mattina alla ricerca di un paesaggio o di un volto da fotografare, tutto questo continua a rappresentare il tratto imprescindibile del mio lavoro; la carica emozionale che vivo nel momento in cui realizzo una foto è il vero motore che sostiene le mie creazioni, sensazione questa che continuo a condividere con mio fratelloSamuele, operatore video e supporto straordinario per ogni mio traguardo.”

Ogni foto racconta una storia, come si intreccia la sua arte all’interno delle varie sfaccettature del singolo evento da lei fotografato?
“Riuscire ad individuare il tratto peculiare di una foto modellandola al singolo evento non è semplice, io mi occupo da anni di matrimoni e non solo e riesco a seguire passo passo le vicende umane di intere famiglie, questo comporta la necessità di cambiare registro a seconda della cerimonia o dell’evento che ho d’innanzi. Ogni evento è una racconto a sé stante ed è fondamentale riuscire a coglierne il senso unico per celebrarne gli aspetti che verranno ricordati negli anni.”

Quali sono i consigli per chi intende approcciarsi al mondo della fotografia nell’era del digitale?
“L’era del digitale ha stravolto per alcuni aspetti le basi della fotografia così come la si intendeva anni fa, adesso è molto più semplice, ma non bisogna dimenticare che l’approccio professionale è cosa ben diversa. Di sicuro la tecnologia riesce a facilitare i compiti del fotografo, ma alcuni dettagli attinenti all’impostazione possono essere appresi solo da chi dedica molto tempo e fatica al mondo della fotografia. Più in generale possiamo affermare che si tratta di due realtà simili, ma con aspetti peculiari ben differenti, in ogni caso consiglio qualunque approccio ad un mondo che è in grado di dare tanto a chi vuole goderne. Di recente anche mio si sta avvicinando a questa realtà, spero che possa coglierne la magia come è accaduto a me.”

Fabio Salafia

Un poeta della visione: fra ricerca costante e frammenti di bellezza

Articolo di Omar Gelsomino e Foto di Michele Astuto

A dimostrazione della sua vocazione artistica, il suo percorso di studi inizia all’Istituto Regionale d’Arte “R. Libertini” di Grammichele conseguendo la maturità in Design, Architettura e Arredamento, e l’Accademia di Belle Arti di Catania, dove nel 2004 si laurea in Pittura e poi consegue l’abilitazione per l’insegnamento, partecipa a dei master e corsi di formazione, sino all’insegnamento in diversi Licei Artistici come docente di Disegno, Incisione e Pittura all’Accademia di Belle Arti di Agrigento.

Fin dai suoi primi lavori, si profila l’interesse del pittore per il paesaggio, affrontato nel tempo con diverse tecniche, l’olio, il pastello, l’incisione, e indagato nella soggettività delle percezioni della natura, come essenziale traduzione d’una emozione. Le chiavi d’accesso all’universo pittorico di Salafia vanno, infatti, ricercate proprio nelle regioni stratificate dell’io, come comprova una nuova ricerca dell’artista, votata al volto umano, all’espressività infinita dello sguardo; uno studio che si sviluppa dopo l’approfondimento di maestri della tradizione quali Leonardo da Vinci, Caravaggio, Charles Le Brun, Cartesio. È un viaggio, quello di Fabio Salafia, che si propone quale meta ultima l’anima, il nucleo caldo delle cose naturali e delle cose dell’uomo, in un discorso stilistico finissimo, che percorre con sapiente equilibrismo il difficile confine tra figurazione e volontà d’astratto, con una tenace attenzione alle fascinazioni sprigionate dalla consapevole amministrazione della materia pittorica.
Pittore tra i più apprezzati tra le nuove voci dello scenario artistico italiano, Salafia intraprende il cursus espositivo nel 2002 partecipando a oltre cento mostre collettive nazionali, poi arrivano le personali, la cui prima, “Equazioni visive” fu ospitata nella Galleria degli Archi di Comiso e illustrata da un catalogo, in cui la prefazione porta la prestigiosa firma di Piero Guccione. Salafia con le sue opere regala frammenti di poesia, di un mondo che sta scomparendo.
Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti negli anni, segnaliamo: 4ª Biennale Internazionale di Pittura, Premio Felice Casorati, Pavarolo (To); “Concorso internazionale di Pittura Giuseppe Gambino 2015”, Chiostro della Chiesa di Madonna dell’Orto; Venezia. Premio Nazionale delle Arti, edizione 2005; Museo degli Strumenti Musicali, Roma, 2006; 20×20, Galleria Beukers, Rotterdam (Olanda); 2004; 8ª edizione Prima Parete in Concerto, Complesso Le Ciminiere, Catania; Cantieri Culturali Zisa, Palermo; Il Cantico dei Cantici, Palazzo della Signoria, Jesi (An) 2005; Premio Terna 01, Roma (sez. online), 2007; Dell’amore, il canto; 2ª edizione La terra ha bisogno di uomini, Reggia di Caserta, 2009; 47ª Biennale Mostra nazionale di pittura contemporanea, Santhià (Vc). Del 2010 è Aspetti di Arte astratta nella raccolta “Fiocchi”, Palazzo Forte Malatesta, Ascoli Piceno, che ospita, assieme a Salafia, artisti del calibro di Accardi, Balla, Capogrossi, Calabria, Vespignani, Gianquinto, Morlotti, Festa, Schifano, Fontana, Burri. Nel 2014 è stato invitato da Vittorio Sgarbi alla mostra itinerante “Artisti di Sicilia”. Tra le altre opere, menzioniamo il polittico “A San Sebastiano”, realizzato su committenza per l’omonima Chiesa a Palagonia (CT), esitato nel 2007. Tra le voci critiche che hanno scritto di Fabio Salafia citiamo Paolo Nifosì, Piero Guccione, Francesco Brancato, Armando Ginesi, Valentina Falcioni, Riccardo Passoni, Tiziana Rasà, Giuseppina Radice, Paolo Giansiracusa, Marco Di Capua, Sebastiano Gesù, Elisa Mandarà.
Tra le importanti mostre personali di Salafia ci piace citare: 2017, Trascendenze multiple; 2015, Geografie del cuore; 2013, Secondo Natura; 2011, Movimenti della natura; 2010, Nei luoghi dell’intimo; 2009, La natura instabile.

Articolo di Angelo Barone,   Foto di Michele Buscema e Martina Melina

A Grammichele, l’8 maggio si è rinnovata la festa dei Santi Patroni San Michele e Santa Caterina. Una festa ricca di fede, devozione, tradizioni e folclore che da diversi anni si continua a migliorare grazie all’impegno di Francesco Tornello e Gianfranco Viola che, nel 2001 hanno dato vita all’Associazione dei Devoti. La sua nascita ha stimolato la partecipazione e la devozione ai Santi Patroni di tanti giovani che ogni anno si prodigano per raccogliere donazioni e organizzare al meglio tutti gli eventi. L’impegno profuso da questi giovani si esalta e trova appagamento nel portare a spalla i Santi Patroni, una tradizione questa che si era persa nel corso degli anni.

L’uscita trionfale dei Santi Patroni e il rientro nello scenario della piazza esagonale con musiche, luci, colori e giochi pirotecnici è uno spettacolo unico. Il percorso della processione segue la tessitura urbana di Grammichele, voluta dal suo fondatore il Principe Carlo Maria Carafa, che “nasce all’insegna del sei e dei suoi multipli e sotto multipli: sei lati, sei anelli, sessanta isolati nei sestieri e sessanta nei borghi, tre assi principali. Sei numero perfetto per i matematici e sacro per i teologi” come scrive Giuseppe Palermo ne La Città Perfetta. “La geometria, tuttavia si riveste dei panni della religione perché il Principe conferì alla nuova città una toponomastica sacra” che il percorso della processione ci aiuta a leggere con l’ordine di successione dei sestieri voluti dal Principe, a partire dal primo che non poteva essere quello di San Michele e a seguire in senso orario San Carlo, Santa Caterina, SS. Annunziata, San Rocco e SS. Angelo Custode. Anche nelle novità della festa di quest’anno la regola del tre è stata rispettata con i tre finti rientri e le tre porte aperte della Chiesa Madre. Sin dalla traccia del disegno il Principe aveva individuato in San Michele il nome della città e del Santo Protettore da affiancare a Santa Caterina, già venerata in Occhiolà, nella lastra di ardesia, dove è disegnata la pianta di Grammichele, è inciso “Si vanta di mutare in buon augurio il grande nome di San Michele, affinché la terra tremi per l’ossequio, non per la rovina“. fonte: La Città Perfetta.

Tutti i cittadini e i tanti visitatori hanno apprezzato l’impegno dell’Associazione dei Devoti, guidata dall’infaticabile presidente Francesco Tornello, per la cura e la qualità della scenografia che ha esaltato la bellezza e la maestosità della piazza. Tutta la manifestazione è stata finanziata esclusivamente da donazioni private, compresi tutti i lavori di restauro della vara, delle statue e della cappella dei Santi Patroni realizzati in questi anni. Nel 2010 fu realizzata la vara in copia originale. Nel 2015 furono donati gli argenti che decorano le statue, che negli anni ’80 erano stati rubati, l’anno scorso è stata restaurata la cappella che custodisce i Santi Patroni. Di recente sono state realizzate le ali in argento per la statua di San Michele e in processione sono state portate due importanti reliquie: un frammento di roccia proveniente dalla Grotta di Monte Sant’Angelo in Puglia, dove apparve San Michele l’8 maggio 490 d.C., e una reliquia del vestito di Santa Caterina.

Accanto alla statua del Principe si discuteva di poter inserire tra gli itinerari turistici religiosi promossi della Regione Siciliana, insieme alle più note Sant’Agata e Santa Rosalia, la festa di San Michele e Santa Caterina. L’assessore regionale al Turismo, Anthony Barbagallo, dava la disponibilità per una valutazione e il Principe annuiva positivamente, ma con lo sguardo ci ha ricordato di aver fatto tanto e che ora tocca a tutti noi cittadini di Grammichele adoperarci. Noi di Bianca Magazine lo abbiamo detto, nel numero precedente abbiamo trattato di Sant’Agata, e per il prossimo andremo da Santa Rosalia convinti che Francesco Tornello e l’Associazione dei Devoti possano continuare a stupire tutti.

Articolo di Angelo Barone,  Foto di Joy Sung e Rosellina Garbo

Concluso il G7 a Taormina, caratterizzato dal debutto internazionale del presidente degli USA Donald Trump e del neoeletto presidente francese Emmanuel Macron, fervono i preparativi per una piacevole estate da vivere nella nostra terra.

Mentre continuano le analisi politiche e sociologiche sulle differenze tra questi due presidenti, uno nazionalista e moglie giovane, “America first” e Melanie per Donald Trump; l’altro Emmanuel Macron europeista, giovane e moglie matura Brigitte Trogneux, ha festeggiato la sua elezione con l’Inno alla gioia di Beethowen, Inno Europeo dal 1985, prima della Marsigliese noi di Bianca Magazine vi segnaliamo la nostra estate siciliana caratterizzata: da vini bianchi e freschi, vini rossi e maturi, tra vitigni autoctoni del territorio e vitigni internazionali, tra calici e note musicali, tra jazz e musica classica, tra mare e montagna in paesaggi straordinari e unici.

Sarà il Vittoria Jazz Festival Music & Cerasuolo Wine ad aprire la stagione estiva siciliana di buona musica e buon vino. Protagonista della manifestazione è il sassofonista Francesco Cafiso, che da direttore artistico ha fatto di Vittoria la nostra New Orleans e del vino Cerasuolo di Vittoria un sound autoctono perfetto di grande armonia e feeling tra musica e palato. Le date della decima edizione sono programmate il 10 e 11 giugno a Scoglitti e dal 16 al 25 giugno a Vittoria. Ci sarà un tributo a John Coltrane, in occasione del 50° anniversario della sua morte, da parte del gruppo americano The Black Art Jazz Collective. Un gruppo di giovani artisti afroamericani che celebrano l’identità nera del jazz oltre le sue radici di migrazioni, schiavitù e voglia di libertà. Ad aprire la manifestazione saranno la ConTurBand e la Sud Est Jazz Orchestra, oltre a mezzo tanti musicisti nazionali e internazionali. Chiuderà il sipario il nuovo progetto di Francesco Cafiso “9et: We Play For Tips”. Un originale nonetto di musicisti che eseguirà dei brani scritti e composti dallo stesso Direttore Artistico.Un esempio da seguire quello di Francesco Cafiso che mette il proprio talento per valorizzare la sua terra e il suo vino, chapeau.

Anche il pianista Luca Cubisino di Grammichele, che attualmente segue un Dottorato in Arti Musicali, con specializzazione in pianoforte, presso l’University of Miami, in Florida, dove lavora come Teaching Assistant ed è stato insignito del prestigioso Presser Music Award (una borsa che finanzierà un progetto discografico), da tempo lavora alla realizzazione di un Festival internazionale di Musica classica nella sua città. A Grammichele dal 22 giugno al 2 luglio si svolgerà AmicaFest, un progetto internazionale che prevede lezioni, masterclass, visite guidate, laboratori, una conferenza e quattro concerti che graviteranno intorno all’attività di quattro pianisti di fama mondiale: Yoonie Han, Enrico Lisi, Sofyia Gulyak e Tian Ying, impegnati nell’insegnamento dei sedici studenti selezionati provenienti da diversi continenti. Tutti questi artisti saranno ospitati a Grammichele e parteciperanno a un concorso che prevede un workshop con il direttore di orchestra Johann-Sebastian Guzman e la Camerata Belliniana di Catania, orchestra di quattordici elementi.

Si realizza il sogno di Luca Cubisino iniziato nel 2010, quando fonda AmiCa, Associazione musicale internazionale del Calatino, per diffondere la cultura musicale nel territorio siciliano. L’eccellenza che promuove Bianca Magazine è un punto fisso che AmiCa persegue in ogni sua manifestazione, per questo collabora con le migliori realtà internazionali.

Stop lo spazio è finito ed io mi sono perso tra jazz e musica classica, sassofoni e pianoforti, calici di vino e note musicali, ma non c’erano in Sicilia i Grandi della Terra? Trump e Macron? O mi sono ritrovato con Francesco e Luca insieme ai tanti genitori che abbiamo figli in giro per il mondo? Si, mi sono ritrovato, grazie di esistere ragazzi, con voi e con la vostra musica ci divertiremo ancora.