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TAULA MATRI: La cucina nelle terre del Verga

Comunicato Stampa

Presentato a Grammichele il libro “Taula Matri: la cucina nelle terre del Verga”, curato dal Prof. Luigi  Lombardo, noto studioso delle vicende storico-antropologiche siciliane. Una pubblicazione corposa che si  concentra sulla cosiddetta “cucina della memoria”, attraverso una ricerca minuziosa di antichi ricettari delle  famiglie contadine e nobiliari dei Monti Iblei e del Calatino.

Piatti antichi, aneddoti culinari e storie di  cucina che riemergono dai secoli passati e che si intrecciano con le novelle di Giovanni Verga ambientate in  quest’area della Sicilia. Una sorta di summa di ricettari dei territori, nel quale ciascuna comunità è  rappresentata e potrà trarre dalle antiche ricette una intelligente ispirazione per nuove proposte. 

Un evento culturale organizzato dall’Associazione Triskele e che ha accolto molti presenti nell’elegante  cornice della piazza esagonale di Grammichele. Oltre ai rappresentanti dell’amministrazione comunale, che  ha patrocinato l’evento, sono intervenuti, insieme all’autore, il Prof. Giuseppe Palermo – che ha collaborato  nelle ricerche sulle vicende storiche riguardanti la città di Grammichele – e Pippo Formica – co-ideatore  insieme al prof. Luigi Lombardo e al fotografo Seby Scollo del progetto Taula Matri. 

Molto apprezzato l’intervento di Bruno Gambacorta, giornalista e ideatore della nota rubrica televisiva TG2  Eat Parade, che in collegamento video ha sottolineato l’enorme valenza di questo tipo di iniziative per la valorizzazione enogastronomica dei territori. 

Il libro è un lavoro che si inserisce nel più ampio progetto Taula Matri e ne rappresenta il primo step a cui  seguiranno altre pubblicazioni e iniziative culturali che mirano a promuovere lo stretto rapporto tra la  tradizione culinaria e le vicende storiche e culturali del Val di Noto.

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Impresa di pulizie L’Aurora: una passione senza macchia

Articolo e foto di Samuel Tasca

Avete presente il momento dell’aurora? Quella fase che precede l’alba in cui si riesce già a percepire il giorno che sta per iniziare, mentre la notte comincia lentamente a schiarire? È un momento che il signor Giovanni Laferla, fondatore dell’impresa di pulizie L’Aurora, conosceva bene perché tante volte aveva assistito alla magia di quel passaggio di testimone rientrando dai turni di notte durante i quali puliva i vagoni dei treni, quando viveva ancora in Svizzera.

A raccontarci questa storia è Sergio, figlio di Giovanni e oggi titolare dell’impresa.
«L’avventura inizia nel ’93 quando mio papà arrivò a Grammichele (CT) dalla Svizzera inventandosi questo lavoro – racconta Sergio -. Allora qui c’era solo un’impresa di pulizie e noi cercammo sin da subito di stupire i nostri clienti presentandoci con dei furgoni personalizzati, salopette e divise aziendali. Siamo stati tra i primi a voler dare un’immagine coordinata all’azienda».

Nonostante l’entusiasmo, per un ragazzo di soli diciassette anni quale era Sergio all’epoca, impiegarsi in un’impresa di pulizie non fu proprio una passeggiata. «L’idea generale a quei tempi era quella del:“Ma come? Fai le pulizie?”. Queste erano principalmente affari da donne…», ricorda lui ammettendo di aver avuto qualche reticenza iniziale nell’accompagnare il padre. Eppure, oggi, non solo Sergio è l’unico di quattro figli ad aver continuato la tradizione di famiglia, ma è a capo di una realtà che conta oltre dieci dipendenti, che è cresciuta giorno dopo giorno negli ultimi ventotto anni, raggiungendo da Grammichele tutto il Sud Est della Sicilia.

Specializzata in pulizie di tutti i generi, da quelle civili a quelle industriali, L’Aurora oggi si distingue principalmente per la passione e l’entusiasmo della sua squadra, oltre alla ricercatezza e qualità dei prodotti che vengono utilizzati. «Mi piace capire come risolvere il problema dei miei clienti», ammette Sergio. «La cosa che amo di più è proprio la soddisfazione di essere ringraziati in maniera spontanea proprio perché, oltre a svolgere il tuo lavoro, percepisci di avergli effettivamente risolto un problema. Il risultato finale è sempre una delle cose che ci gratifica di più. Chiaramente, per poterlo ottenere devi conoscere le superfici, devi conoscere lo sporco e saperne identificare la natura. Non puoi improvvisare: devi sapere ciò che stai facendo». Inoltre, per rispondere alle esigenze dettate dalla pandemia l’azienda ha avviato anche un servizio di sanificazione certificata.

Ad affiancare Sergio alla guida della sua impresa è la moglie Aurora che, per un fortunato caso del destino, porta proprio il nome dell’impresa. Coincidenze? Questo lo lasciamo decidere a voi e nel frattempo chiediamo a Sergio di svelarci qualche segreto.
«Avete presente quando riesci a togliere lo scotch da una superficie, ma ti rimane la colla?», ci chiede lui. «In questo caso spremi un limone o un’arancia dentro dell’acqua calda, – continua – aggiungi un cucchiaino di bicarbonato e bagna un panno in microfibra da passare sulla colla per rimuoverla. Oppure, un’altra soluzione potrebbe essere quella di prendere il Raid, o qualunque tipo di insetticida che contenga gas, e spruzzarlo sui residui di colla che si scioglieranno»

Come si può notare dai suoi consigli, Sergio e tutto il suo team sanno proprio il fatto loro. Perché per lui questo lavoro è sinonimo di passione; è l’aver ottenuto ottimi risultati nonostante la reticenza iniziale e, soprattutto, l’aver portato avanti, per quasi trent’anni ormai, il sogno di realizzare la propria impresa riuscendo a fare sempre meglio. Ed è proprio con questo entusiasmo che Sergio ci saluta rivelandoci il suo sogno nel cassetto: «Desidero avere un posto tutto nostro dove poter riporre i mezzi e i materiali, dove poter creare un centro di raccolta scorte che possa agevolare noi e i nostri clienti. Stiamo lavorando molto su questo, scriviamo quotidianamente le nostre idee e le cose che servono per poi poterle concretizzare non appena sarà possibile».

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Si punta a includere altri 5 Comune nel sito Unesco “Le città tardo barocche del Val di Noto”

di Omar Gelsomino

Con le sue otto città della Sicilia orientale il sito Unesco “Le città tardo barocche del Val di Noto” punta a includere cinque nuovi comuni che presentano caratteristiche, valori e motivazioni comuni: Acireale, Grammichele, Ispica, Mazzarino e Vizzini. Come ente appaltante del Progetto finanziato dal MiBACT a valere sulla Legge 77 del 2006 e co-finanziato dalle Regione Siciliana sui siti Unesco del Sud Est il Comune di Noto ha affidato a Civita Sicilia l’incarico di realizzare uno studio di fattibilità sui requisiti storici, culturali e monumentali per la presentazione all’Unesco di un nuovo dossier di candidatura.

L’iniziativa è stata presentata nel Palazzo comunale di Noto alla presenza dei sindaci dei comuni candidati, del sindaco di Noto, dei deputati regionali Nello Di Pasquale e Angela Foti, dell’Amministratore Delegato di Civita Sicilia Renata Sansone. Tutti hanno prima partecipato a un tavolo tecnico con Paolo Cipollini, responsabile del settore promozione e innovazione del territorio di Civita che ha illustrato gli aspetti operativi dello studio. “Oggi avviamo un percorso complesso e affascinante – afferma Cipollini – avremo una prima fase per identificare i beni che per ciascuno dei nuovi Comuni possono contribuire alla richiesta dell’allargamento del sito Unesco e una seconda per avviare il percorso di preparazione del dossier di Candidatura vero e proprio”.

Visibilmente soddisfatto il Sindaco di Noto Corrado Bonfanti che già da tempo pensa al Val di Noto come territorio unico, protagonista di un percorso inclusivo: “Dopo un lungo periodo di preparazione abbiamo raggiunto un primo importante passo che resterà nella storia moderna del Val di Noto. Collaborazione, condivisione, visione. Sono tutti ingredienti che faranno ancora più grande questa comunità di persone, arte, cultura e natura. Non certo un punto di arrivo, sicuramente una tappa intermedia di un percorso ancora tutto da scrivere e non privo di difficoltà”.

Per Civita Sicilia un impegno che prosegue dopo l’incarico, appena concluso, dell’aggiornamento in contemporanea dei piani di gestione dei siti Unesco Le città tardo barocche del Val di Noto, Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica e Villa Romana del Casale, un’esperienza realizzata per la prima volta nel panorama internazionale dell’Unesco. “Il nostro recente intervento nell’aggiornamento del Piano di Gestione del sito Unesco Le città tardo barocche del Val di Noto – dichiara l’Amministratore Delegato di Civita Sicilia Renata Sansone – ha reso ancora più evidente che, quella che una volta era stata considerata un’opportunità, oggi è diventata una necessità. Una completa riuscita della crescita culturale, sociale ed economica del Val di Noto non può avvenire a scapito di porzioni di territorio che sono espressione di quella identità storica, culturale e umana che si arricchisce nella varietà delle forme, dei colori, delle architetture e dei contesti naturali che caratterizzano questa porzione di Sicilia. L’allargamento diventa quindi inclusione e co-partecipazione ai processi di sviluppo territoriale del Val di Noto”.

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Unitherm: esperienza e innovazione

Articolo e foto di Samuel Tasca

Realizzare (o ristrutturare) la propria casa è sempre un’ esperienza ricca di interrogativi e di scelte da compiere che tengano conto di fattori che possono risultare totalmente sconosciuti specialmente a chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’edilizia. È ciò che può capitare oggi nello scegliere gli infissi, decisione che potrebbe sembrarci prettamente estetica fino a quando il tecnico ci chiede:Avete tenuto conto della trasmittanza termica?”.

Eccolo qui l’interrogativo che stavamo aspettando, quello che ci manda in confusione e ci costringe a fingere di sapere ciò di cui si sta parlando per evitare di apparire totalmente impreparati. A Grammichele (CT), però, esiste una realtà che sicuramente può fare al caso nostro: stiamo parlando della Unitherm, azienda leader nella produzione di sistemi e monoblocchi. Rieccoci… un altro termine tecnico che ci rende ancora più perplessi.

Permettetemi allora di fare un po’ di chiarezza, guidato dall’esperienza dei titolari di questa realtà dinamica e vicina ai suoi clienti. Il monoblocco è quella tipologia di telaio nella quale viene inserito l’avvolgibile in alluminio comprensivo di motore o di meccanismo manuale. A questo sistema viene poi ancorato l’infisso che può essere in pvc, alluminio, legno-alluminio o legno. Bene… “E la trasmittanza termica?”, vi starete chiedendo. Ancora una volta sono loro a fornirci una spiegazione: si tratta di un valore che misura il flusso di calore che passa attraverso una struttura che delimita due ambienti con temperature diverse (dall’interno verso l’esterno e viceversa, tanto per fare un esempio pratico). Questo valore diventa, quindi, estremamente rilevante nel momento in cui vogliamo massimizzare il risparmio energetico della nostra abitazione e tagliare sui consumi.

È proprio in quest’ambito che la Unitherm rappresenta un’eccellenza a carattere regionale e non solo, grazie alla continua ricerca di sistemi innovativi che possano garantire ai loro clienti di ottenere un alto tasso di risparmio energetico, oltre a soluzioni su misura che rispondano ad ogni loro esigenza. Ricerca e accuratezza sono, dunque, elementi fondamentali del loro lavoro che si caratterizza sempre più per l’utilizzo di materiali altamente isolanti quali legno, fenolico, forex pieno ed espanso e soprattutto polistirene.

Finalmente un po’ di chiarezza, ma non solo, perché alla Unitherm si respira proprio aria di casa e di famiglia. «La squadra che ci rappresenta e che si dedica allo sviluppo dei nostri sistemi è il nostro maggior orgoglio ci raccontano i titolari -. Tutti i membri del team hanno preso a cuore il nostro prodotto, sono i primi ad esserne soddisfatti. La vera certificazione dei nostri sistemi è la cura e l’attenzione dei nostri dipendenti».
Nonostante questo, alla Unitherm non mancano di certo i riconoscimenti ufficiali dato che ogni monoblocco realizzato possiede la certificazione dell’Istituto Giordano, una vera e propria istituzione riconosciuta in tutto il mondo nell’ambito dell’edilizia certificata.

D’ora in poi, dunque, basta improvvisazione: affidatevi alla guida dei professionisti qualificati Unitherm, che sapranno seguirvi, consigliarvi e accompagnarvi affinché possiate essere per loro un nuovo ed entusiasmante motivo di orgoglio.

Scopri di più sui monoblocchi Unitherm

Croce del Piano

Un tesoro tra mandorli e aranci

 

Articolo e Foto di Irene Valerio

Ogni anno, nei mesi di agosto e di settembre, i cittadini di Grammichele si recano in pellegrinaggio presso il Santuario della Madonna del Piano, una struttura innalzata in uno dei tanti anfratti nascosti della Sicilia, un luogo suggestivo dominato dall’Etna e circondato da ettari di mandorli e di aranci, dove si respira ancora il profumo dei secoli andati e attorno al quale, nelle caliginose notti senza luna in cui sembra impossibile che l’alba squarcerà di nuovo le tenebre, volteggiano come in un sabba vibranti frammenti di miti e di leggende.
L’antico eremo poi divenuto convento è un posto ricco di segreti e di fascino, ma c’è un elemento che più degli altri contribuisce a inspessire le nebbie del mistero che avvolgono quest’area, ovvero una croce in pietra collocata a circa cento metri dall’ingresso dell’edificio.
Ognuno la racconta a modo suo, ma tutti ammettono che nei pressi di tale croce sarebbe sotterrato un tesoro. Per entrarne in possesso è necessario percorrere scalzi il tragitto dal paese esagonale al crocifisso, tenendo sulla lingua una goccia d’olio che deve arrivare integra alla meta, cosicché possa essere depositata a suffragio dell’anima che lì ripose l’ambito gruzzolo. Per non fallire, inoltre, è essenziale muoversi di notte, presentarsi ai piedi della croce a mezzanotte e compiere tre giri intorno al blocco di pietra.
Gli scettici penseranno che la storia appena riportata sia solo fantasia; gli amanti dell’avventura forse riempiranno subito la borraccia e partiranno alla volta del santuario, ma alla fine nessuno scoprirà la verità, perché in Sicilia la realtà e la finzione non sono mai state nettamente distinguibili: tutto è una palpitante commistione di passato e di presente, prorompente come le onde del maestoso mare che attornia l’isola.
Forse ciò accade perché la Trinacria è regione di piccoli centri urbani e per tale motivo è scampata al destino delle zone industrializzate, dove il progresso ha dissanguato le tradizioni e le ha sostituite con la piattezza della globalizzazione, di un mondo che ovunque sta diventando sempre più uniforme per trasformarsi in un’ enorme fabbrica fumante. Forse ciò avviene perché in Sicilia il tempo scorre più lentamente. E se non ci credete, ascoltate la coda del vento e il fragore delle acque, provate a inseguire i mormorii delle “pietre un tempo case” e delle case un tempo ciottoli: vi riveleranno vicende d’altri tempi e vi condurranno in luoghi dove l’orologio sembra essersi fermato.

 

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Michele Cucuzza, da signore della tv ad esperto social

di Patrizia Rubino

Michele Cucuzza, catanese classe 1952, volto storico della Rai, giornalista, conduttore televisivo e radiofonico, ma anche scrittore prolifico – ha al suo attivo ben nove libri – vive da oltre trent’anni a Roma, ma conserva nel cuore e nello spirito le sue origini siciliane. Una brillante carriera come giornalista di cronaca e inviato in mezzo mondo, e poi come signore indiscusso della tv e dell’infotainment con la conduzione de “La vita in diretta”, di “Uno mattina” e di altri programmi di successo. Il rientro nella tv dei grandi ascolti è segnato dalla partecipazione lo scorso gennaio alla trasmissione “Grande Fratello Vip”. La sua uscita dal programma coincide con un altro lungo periodo di isolamento, questa volta non per esigenze televisive, ma per l’emergenza sanitaria del Coronavirus.

Dalla reclusione per un programma televisivo a quella necessaria per l’epidemia del Coronavirus.
«Diciamo che si è trattato di due forme d’isolamento diverso, ho sicuramente scelto di fare l’esperienza del Grande Fratello consapevole di tutto quello che poteva comportare. La reclusione, per il Coronavirus, l’ho vissuta in casa mia da solo, ma grazie ai social e alle mie dirette quotidiane sono entrato in contatto con una moltitudine di persone, di ogni età, condividendone storie e vite. La tanto vituperata rete, secondo molti colpevole di pericolose derive narcisiste e individualiste, in questo frangente ci ha salvato, ci ha consentito di non perdere il contatto con gli altri e di non essere soli».

Il Grande Fratello l’ha riportata al grande pubblico. Che tipo di esperienza è stata?
«Devo dire che mi sono divertito parecchio. Potrei definire questa esperienza come una sorta di esperimento intergenerazionale che mi ha consentito di confrontarmi, con persone di età diversa, e al di là del programma televisivo, viene fuori la vera personalità di ognuno. Però l’aspetto più positivo di questa mia partecipazione è stato quello di farmi conoscere dai giovani. Sento il loro apprezzamento costante e crescente nei miei interventi sui social».

Oltre ad essere molto attivo sui social network lei è un attento osservatore del fenomeno della rete. Ne parla nel suo ultimo libro “Fuori dalle bolle! Come sottrarsi dalle supercazzole in rete”.
«In questo libro mi rivolgo soprattutto ai giovani, che sono tra i maggiori fruitori della rete. Li esorto a migliorare la propria autonomia rispetto a tutto quello che trovano sul web, a non essere passivi e ad andare oltre alle apparenze. Occorre essere curiosi, avere spirito critico, uscire dalla bolla delle proprie convinzioni e confrontarsi».

Torniamo alla tv. Maurizio Costanzo ha recentemente dichiarato che in televisione c’è bisogno di un professionista garbato e di buon senso come lei.
«Queste parole dette dal “Baffo della tv” mi fanno particolarmente piacere e le prendo di un buon auspicio. Mi piacerebbe ricreare all’interno di un programma tv, quanto ho realizzato durante la mia quarantena attraverso le dirette sui social. Incontri incrociati interessanti, bizzarri e inaspettati, tratti da spaccati di vita assolutamente reale. Lo ripeto, la rete soprattutto in quella contingenza è stata fondamentale e devo dire che ha battuto la tv 90 a 0».

Lei ha un rapporto speciale con Grammichele, tra l’altro sede della nostra rivista. Quali sono i suoi ricordi più belli legati alla Sicilia?
«Proprio così, mia mamma era di Grammichele e qualche anno fa ne ho ricevuto la cittadinanza onoraria. Ricordo le vacanze estive che vi trascorsi da bambino e l’inebriante profumo di gelsomini. Ovunque mi trovi, i gelsomini mi riportano alla gioia di quei tempi. Come indimenticabili restano le bellissime escursioni sull’Etna con mio padre, che fu un grande vulcanologo. Ho girato il mondo apprezzando e accogliendo culture e tradizioni diverse, in questo credo di essere profondamente siciliano. Ho un desiderio: tornare presto in Sicilia per fare surf sullo Stretto di Messina».

 

 

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Non tutti gli eroi indossano l’elmo

di Irene Valerio

È il giugno del 1867: l’estate palpebra tra i verdi campi dell’ Isola, gli alberi di gelsi straripano di succosi frutti e i contadini si preparano per la raccolta, ma la dolce nenia della bella stagione viene inaspettatamente disturbata dalle voci a proposito di alcuni decessi sospetti e di una malattia che si sta diffondendo celermente di città in città, la quale ricorda in modo preoccupante il colera, il terribile morbo che ha già funestato la Sicilia nelle epoche precedenti provocando morte e desolazione. La gente, tuttavia, dubita che il ritorno del funesto nemico sia possibile, in quanto i patrioti – prima di spodestare il governo borbonico e rendere l’ Isola parte del regno d’ Italia – hanno promesso che con i Savoia al potere le epidemie di colera cesseranno. Ben presto però, man mano che l’ infezione si propaga, ogni speranza viene infranta: il male che tutti credono sia stato seppellito nei libri di storia è risorto.
Da giugno a settembre il contagio è implacabile: nella sola provincia di Catania vengono registrati oltre quindicimila casi e si contano circa dodicimila vittime, perlopiù tra le fasce più umili della popolazione, abbandonata alle precarie condizioni igieniche nelle quali vive e ai rudimentali mezzi della medicina tradizionale.

Quando scoppia l’ epidemia, Vincenzo Attanasio, medico residente a Grammichele, ha trentaquattro anni. Mentre le notizie sulla piaga che avanza corrono da una provincia all’ altra, egli spera che il suo paese sia risparmiato, ma presto compaiono i primi casi e si segnalano le prime morti: la gente si sente tradita dalle chimeriche promesse con le quali i patrioti l’ hanno ammaliata e cerca un modo per proteggersi, ma non ci riesce, perciò si lascia soggiogare dalla paura e, sopraffatta da una minaccia che non può controllare, va alla ricerca di un responsabile cui affibbiare la colpa della dilagante devastazione, giungendo alla conclusione che sia il governo, proprio come si sospettava ai tempi del dominio borbonico, ad avvelenare i pozzi e a spargere nell’ aria le “balle di colera”. In alcuni casi, addirittura, si organizzano ronde notturne per stanare gli untori e si ricorre alle maniere forti allorquando qualcuno viene sventuratamente sorpreso in giro nelle ore buie.
In un tale clima di disperazione, Vincenzo si guarda attorno e vede solo sconforto, ode i discorsi dei suoi compaesani, ascolta le loro incertezze legate al nebuloso domani, sente i sospiri che si levano per le strade al calar della sera, quando un’ altra giornata identica a quelle che l’ hanno preceduta giunge al termine e la gente si rifugia nel proprio cantuccio, addormentandosi mestamente speranzosa in una rinascita. Il giovane dottore potrebbe rintanarsi come stanno facendo gli agiati possidenti, potrebbe chiudersi in casa e aspettare che il colera vada via, ma il senso del dovere lo spinge verso una missione inderogabile e lo esorta a scendere in campo nonostante i rischi “in soccorso degli infermi, del povero e del ricco ugualmente sollecito”.

L’ impegno di Vincenzo, nei giorni in cui i membri del corpo sanitario lottano in prima linea nell’ impari guerra contro il Covid-19, mentre la lista dei medici deceduti nelle trincee degli ospedali si infittisce a ogni ora, commuove ancora di più adesso che abbiamo testato sulla pelle il significato della parola “epidemia”, soprattutto perché ricorda che non tutti gli eroi indossano l’ elmo: la storia, con la sua predilezione per le gesta belliche e le grandi epopee, idolatra i grandi condottieri e gli audaci leader, conserva i loro ritratti e magnifica i loro nomi, ma l’ umanità è progredita e ha vinto inenarrabili sfide principalmente grazie all’ operato degli anonimi eroi come il medico grammichelese e i suoi odierni successori, eroi senza gloria che hanno messo a repentaglio ogni cosa e l’ hanno offerta ai bisognosi, gente comune che, pur non conoscendo il plauso delle folle, ha compiuto imprese prodi a cui vale la pena di tributare un omaggio.

Fonti: Elementi per una storia del popolo di Grammichele e di Sicilia, Autori Vari; Edizione Pro Loco Grammichele; 1986

 

 

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Un successo straordinario per la seconda edizione de I Paladini della Cultura

Articolo di Redazione    Foto di Gaetano Cutello

Ancora una volta la splendida piazza esagonale di Grammichele ha fatto da cornice alla manifestazione “I Paladini della cultura”, nata dall’esperienza editoriale di Bianca Magazine. Sostenere la candidatura del Comune di Grammichele per iscrivere la sua Piazza e la sua pianta esagonale nella World Heritage List all’interno del sito Unesco “Le città tardo barocche del Val di Noto” era la finalità di questa edizione. “Con la nostra iniziativa – ha spiegato Angelo Barone – vogliamo contribuire a stimolare partecipazione, condivisione del progetto e realizzare un qualificato dossier di presentazione della candidatura del Comune di Grammichele”.
A supportare la realizzazione del dossier, il tour enogastronomico “Nove Città in bocca”, che ha avuto luogo sabato 5 ottobre, con il quale si sono volute unire simbolicamente le città sorelle del tardo barocco ibleo: Modica, Noto, Scicli, Ragusa, Militello Val di Catania, Caltagirone, Catania e Palazzolo Acreide. Il tour è stato caratterizzato da una grande affluenza di pubblico che ha potuto apprezzare le tante e squisite pietanze preparate con eccellenze siciliane quali: il Moscato di Noto e il Cerasuolo di Vittoria Docg oltre alle fave cottoie alla trappitara di Modica; le alici della magghia di Catania; il tartufo di Palazzolo Acreide; i fagioli cosaruciari di Scicli; due stagionature del ragusano Dop; il ficodindia e i fichi neri di Militello in Val di Catania, la salsiccia al ceppo di Grammichele. Una degustazione guidata sulle quintessenze gastronomiche di ogni città, accompagnati dai professori e dagli studenti partecipanti al progetto alternanza scuola-lavoro della sede distaccata di Chiaramonte Gulfi dell’Istituto Alberghiero Principi Grimaldi di Modica.
Il giorno seguente, sono stati assegnati i premi e le menzioni speciali della seconda edizione de “I Paladini della Cultura”: un premio che nasce per valorizzare la cultura e le bellezze della Sicilia, la sapienza e la creatività della sua gente e dare riconoscimento alle Eccellenze Siciliane in tutte le arti e professioni. Fra le cinquanta candidature pervenute sono state scelte: per il Premio Ad honorem Sebastiano Tusa, già Assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità siciliana. Anche Fabio Granata, già assessore regionale ai Beni culturali, ha voluto ricordare Tusa con parole di stima e apprezzamento per l’impegno profuso come archeologo e durante il suo incarico assessoriale. Ha ritirato il premio la moglie, dott.ssa Valeria Patrizia Li Vigni, Soprindente del Mare, consegnatole dal Presidente della Regione On. Nello Musumeci insieme all’On. Giuseppe Compagnone; il Premio Immagine della Sicilia nel Mondo a Maria Grazia Cucinotta; il Premio Tradizioni e produzioni siciliane al Birrificio Messina; il Premio Innovazioni a Mangrovia ed infine il Premio Giovani a Elisa Bonacini.
Le “Menzioni Speciali” Bianca Magazine per il Premio “Paladini della Cultura” sono state assegnate: all’Ing. Biagio Consoli, la Menzione Speciale per l’Imprenditoria; al Dott. Daniele Giannotta, la Menzione Speciale per l’Innovazione in campo medico; alla Dott.ssa Maria Gabriella Capizzi, la Menzione Speciale per la Cultura; al Prof. Luigi Gismondo, la Menzione Speciale per i Beni Culturali; al Maestro Pasticciere Nicola Fiasconaro, dell’omonima azienda dolciaria la Menzione Speciale per l’Eccellenza Siciliana nel Mondo. Un successo straordinario conseguito grazie all’impegno di tutta la redazione che ha reso possibile la riuscita dell’evento. “Siamo soddisfatti per l’ottima riuscita della manifestazione – ha commentato l’editore Emanuele Cocchiaro -. Abbiamo avuto l’onore di premiare straordinarie personalità, scelte da una giuria altamente qualificata, che contribuiscono a valorizzare in diversi settori la Sicilia nel mondo, obiettivo per il quale è stata fondata Bianca Magazine. Archiviata questa edizione, che ha avuto riscontri positivi in termini di pubblico e mediatici, ci apprestiamo a lavorare alla prossima con tante novità”.

 

É doveroso ringraziare i tanti partner che hanno contribuito, con i loro prodotti e il loro impegno, all’allestimento del tour enogastronomico “Nove città in bocca”:

Az. Agricola Giovanni Parisi (fagiolo cosaruciaru)
La legumeria di Cassarino Salvatore (fave cottoie)
Sciauru (zafferano)
Panificio Grazioso (collorelle)
Cantina Tenuta Valle delle Ferle (vino)
Blu Lab Academy (alici)
Bonuè (ficodindia e mostarda)
Barone Carni (salsiccia)
Oleificio Sciabacco di Francesca Tumino (olio)
Cooperativa Progetto natura e Consorzio Dop Ragusano (formaggio ragusano)
Az. Agricola Scalzo e Belluardo (uva)
– Ristorante Piaciri
Ist. Albeghiero “Principi di Grimaldi”
Ceramiche Navanzino
Chef Alfio Visalli

 

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11 Gennaio 1693, dal terremoto alla rinascita barocca della Sicilia Orientale

Articolo di Irene Novello

“Ecco l’ira di Dio…, la terra traballa, sì fortemente ondeggiando si scuote, che tutto il Popolo alla fuga dar si voleva…; … tutto a un tempo e le Chiese e le case e qual si fosse edificio diroccar si vedea. … Perdurò sì fiero terremoto per lo spatio di un Miserere; onde que’ miseri scampati… semivivi e dolenti, tante statue sembrando, privi di spirito, in piedi trattener non si potevano. Gl’occhi alla luce aprirono, e vedendo non esserci pietra sopra pietra si abbagliò dalle lagrime la vista, e dal tremore e timore si sentiva ognun l’anima esalare”. Così Mario Centorbi giurato di Occhiolà sopravvissuto al terremoto, descrive l’evento catastrofico che l’11 gennaio 1693 alle ore 13.30 circa sconvolse la Sicilia Orientale. È passato alla storia come uno degli eventi sismici più forti degli ultimi mille anni, ma anche come momento di rinascita artistica e culturale. Le province più danneggiate furono quelle di Catania, Ragusa e Siracusa.
All’epoca del terremoto, la Sicilia era dominata dalla monarchia spagnola, con l’Isola suddivisa in tre valli (province amministrative), istituite in epoca normanna facendo riferimento agli antichi confini arabi: il Val Demone, il Val di Mazzara e il Val di Noto. Quest’ultimo comprendeva i centri economici e culturali più importanti dell’Isola Catania, Siracusa, Noto, Caltagirone; ma fu anche il territorio che subì maggiori danni: molti centri furono rasi al suolo.

Nonostante gli aspetti catastrofici, il sisma determinò degli esiti positivi soprattutto sulla ricostruzione che ne seguì. Infatti, i centri furono ricostruiti in stile barocco, una delle espressioni artistiche più belle della Sicilia. Città come Catania, Ragusa, Modica, Siracusa, Scicli, Noto possono vantare le bellezze di un patrimonio così ricco grazie alla ricostruzione. Palazzi nobiliari e edifici sacri con prospetti scenografici e teatrali spesso dalle complicate geometrie, mascheroni, putti, balconate con ricche balaustre in ferro battuto, il tutto arricchito dalla luminosità del calcare tenero e dorato della pietra locale.
Il sisma fu anche occasione di riflessione sui temi legati all’urbanistica, cambiando anche il modo di concepire il sistema viario interno delle città, si abbandonò lo schema della città medievale arroccata e con vicoli stretti e si sposò l’idea dell’impianto moderno, con ampie strade ortogonali e ricche piazze scenografiche concepite come salotti urbani, luoghi d’incontro della borghesia.

Furono progettati e sperimentati nuovi modelli di impianto urbanistico, tra cui quelli di Avola e di Grammichele, ispirati al concetto di razionalità e perfezione legati alla figura geometrica dell’esagono. Particolare è il caso di Grammichele che conserva tutt’oggi l’originale impianto esagonale. Fu fondata il 18 aprile 1693 dal Principe Carlo Maria Carafa Branciforti, per accogliere i sopravvissuti del suo feudo di Occhiolà. Il progetto urbanistico fu ideato dallo stesso Branciforti ed eseguito dall’architetto fra’ Michele da Ferla. La città esagonale costruita su una grande pianura, è circondata da cinque borghi perimetrali, il sesto era destinato alla residenza del Principe. Al centro una grande piazza, anch’essa di forma esagonale, da dove s’irradiano sei strade; quattro corone concentriche di regolare larghezza formano gli isolati suddivisi da strade che disegnano il perimetro esagonale della pianta urbana e da altre che sono ortogonali a queste. La piazza è inoltre arricchita dallo stile tardo barocco della Chiesa Madre dedicata a San Michele e a Santa Caterina d’Alessandria e dal Palazzo Municipale che nel 1896 fu riedificato seguendo il nuovo progetto dell’architetto Carlo Sada.
Il risultato di questa ricostruzione è un’ elegantissima piazza dove matematica, geometria e religione s’ intrecciano creando sensazioni uniche nello spettatore che si ritrova ad ammirarla.

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Aperte le candidature per il premio Paladini della Cultura

A Ottobre a Grammichele saranno premiati i vincitori della 2° edizione del Premio “I Paladini della Cultura”. Il premio nasce per valorizzare la cultura e le bellezze della Sicilia, la sapienza e la creatività della sua gente e dare riconoscimento alle Eccellenze Siciliane in tutte le arti e professioni.

Si possono segnalare le candidature al Premio per il  2019  sino al 7 settembre all’indirizzo: paladinidellacultura@gmail.com. La candidatura al Premio è libera e gratuita. Il Premio è rivolto a quelle personalità siciliane che contribuiscono con la propria attività a migliorare l’immagine e l’economia della Sicilia e mantengono con la nostra terra un legame affettivo, culturale ed economico.

Il  Premio, distinto in sezioni, verrà assegnato a personalità o aziende che si siano contraddistinte per uno o più criteri sotto riportati, a insindacabile giudizio della Giuria, composta da personalità indipendenti che valuteranno le candidature che perverranno  alla segreteria del Premio.

Le sezioni del Premio sono:

  1. Premio ad honorem: assegnato a quelle personalità che nel corso della propria attività si sono distinte per la qualità dell’impegno profuso e per i successi ottenuti;
  2. Premio immagine delle Sicilia nel Mondo: assegnato a quanti con la propria attività contribuiscono a rafforzare l’immagine positiva della Sicilia nel Mondo;
  3. Premio Tradizioni e produzioni siciliane: assegnato a quanti si impegnano con successo al recupero delle nostre tradizioni e alla valorizzazione delle nostre produzioni .
  4. Premio Innovazioni: assegnato quanti  realizzano reti ,sistemi e processi innovativi  che valorizzano le nostre produzioni e i nostri territori e contribuiscono a rendere più efficiente il sistema Sicilia.
  5. Premio Giovani: assegnato alle nuove generazioni che si distinguono in attività legate ai valori del Premio.

Saranno accettatele candidature presentate alla Segreteria del Premio, entro i termini previsti, con un dossier di presentazione.

Tutte le testate giornalistiche, in base al proprio osservatorio privilegiato, possono inviare indicazioni sulle personalità che a loro modo si sono distinte e che possiedano i requisiti richiesti dal  regolamento che può essere visionato nel sito www.paladinidellacultura.it