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Lato Sud, un pezzo di Etna racchiuso in una bottiglia di vino

 

Articolo di Angela Failla

«Quello che cerco di trasmettere con il mio vino è non solo l’idea di un’annata, di un territorio, ma anche di una serie di emozioni che vanno dall’ansia, allo stupore, alla gioia. Non faccio cose speciali, faccio solo quello che amo». Si racconta così Mauro Cutuli, classe 1977, titolare dell’azienda agricola Grottafumata e promessa della viticoltura italiana. Occhi azzurri accesi, sguardo mobile, quasi un predatore in continuo movimento, dal 2017 è produttore del vino Lato Sud. Vino naturale, espressione perfetta di un territorio che si racconta da solo. «Sono molto legato a questo territorio, il sud dell’Etna, perché mi ricorda la mia infanzia e perché qui, una volta, la mia famiglia faceva il vino. Per questo ho iniziato a produrlo». Una laurea in Economia e Commercio, la qualifica di sommelier, la grande esperienza all’Osteria Francescana, (reputata il miglior ristorante del mondo 2018), e poi la decisione di scommettere su se stesso iniziando a gestire, insieme alla moglie, un ettaro e mezzo di terreno tra contrada Monte Ilice e Salto del Corvo a sud est dell’Etna. Il risultato è pressoché eccellente, con la nascita di due grandi vini naturali dal colore vivo e dal grande equilibrio.


«Fare vino naturale è molto rischioso perché non aggiungi né sottrai nulla, non controlli niente: è tutta opera del mosto. La vinificazione funziona così: pesti le uve, fermentano, e la parte zuccherina viene elaborata dal lievito che dà la massa secca. Il processo successivo è la fermentazione malolattica. Solo quando il vino deposita le parti grossolane, le fecce, si può imbottigliare».
Il vino bianco Lato Sud, 2017 è un vino ammaliante, perché mediterraneo. Dentro cela espressioni di miele d’acacia, ananas, ginestra, frutta tropicale e mediterranea. Riassume perfettamente le caratteristiche del sud: freschezza, equilibrio e grande bevibilità. È 70% Carricante e 30% Cataratto. Vigne di settanta, ottant’anni.


«È una vigna che ho preso in affitto. La gestisco, la lavoro. Fare la vigna è difficile. Ma io ho sempre avuto la passione del vino. La differenza è che adesso bevo con consapevolezza».
Il colore è un giallo oro, quasi paglierino, frutto della macerazione sulle bucce per quattro giorni che permette di prendere non solo tutte le espressioni aromatiche del vino, ma anche i colori.
«Lo scorso anno ho fatto un esperimento: ho fermentato il vino in una QVEVRI, un’anfora georgiana in terracotta. Ho preso l’uva e l’ho deraspata, ho tenuto i grappoli interi in mastelli di plastica. Li ho lasciati sulle bucce andando a fare delle follature naturali per quattro giorni, ho pressato e fermentato il tutto in un’anfora di terracotta per poi affinare in vasche di acciaio inox. Ho fatto un solo travaso ad aprile. Ho realizzato circa 1500 bottiglie. È un vino che mi piace perché è equilibrato, tanto al naso quanto in bocca».
Il tappo è in sughero sardo naturale, così come la carta è naturale. L’etichetta è stata realizzata da Lucia Scuderi e ricorda la fauna presente in vigna. Ci sono tutti gli elementi storici presenti sul vulcano: i falchi, il riccio, la volpe e il serpente. Tranne la volpe, che è l’unico elemento messo al centro che mangia l’uva quando è matura, tutto il resto è una catena alimentare. Scelta non casuale bensì indicativa, perché quando questi animali sono presenti all’interno di una vigna, significa che la vigna è pulita.


Il rosso, invece, è un Nerello Mascalese, con vigna tra 60 e 100 anni, 90% Mascalese e 10% Nerello Cappuccio. È un vino che racconta un territorio in maniera precisa, forse un po’ inusuale per i Mascalesi dell’Etna perché è un vino succoso, non ha quel timbro tannico dovuto a un vino giovane. Dentro cela diverse espressioni di frutta: ciliegie, marasche, fragole, prugne. In bocca il tannino c’è, ma non è invasivo.
«È un vino che ha due tempi: si apre e si esprime nella sua pienezza di mediterraneità. In vigna abbiamo fatto solo due trattamenti. Abbiamo deraspato e tenuto i grappoli interi per dieci giorni a contatto delle bucce in silos».
Il risultato è una delle migliori espressioni territoriali trasmessa in maniera netta e naturale.

 

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Taormina Gourmet 2018, uno spettacolo per il palato

 

Articolo di Angela Failla

Si è svolta, dal 26 al 29 ottobre all’Hotel Diodoro di Taormina, la settima edizione del Taormina Gourmet, l’evento che coinvolge cantine italiane ed estere insieme a prodotti alimentari di nicchia. Vini pregiati abbinati a eccellenti prelibatezze culinarie: il tutto nella splendida cornice della Perla dello Ionio dove cooking show, degustazioni, masterclass e verticali l’hanno fatta da padrone. Oltre tre sale con maxi degustazione, dove, grazie al banco d’assaggio si possono non solo conoscere le cantine e degustare i vini, ma anche assaggiare i prodotti artigianali. “Giochi senza frontiere” è il tema scelto per i cooking show di questa edizione, perché in cucina non esistono barriere, né confini culturali e geografici. Il cibo si trasforma, diventa contaminazione, fusione di culture, sapori e profumi tra le mani di chef capaci di dialogare con la tradizione e renderla contemporanea. Accanto ai vini le birre artigianali provenienti da varie parti d’Italia: Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Val D’Aosta, Veneto.
Percorsi sensoriali inediti che hanno messo a confronto territori, varietà e annate diverse per esplorare il mondo del vino e della birra artigianale.
Dalla sala dei vini a quella delle birre artigianali, passando per i prodotti agroalimentari.
Presenti il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il Consorzio del pomodoro di Pachino; il Consorzio dei limoni di Siracusa, i formaggi e le mozzarelle, le conserve, gli oleifici, dolci e dolciumi. E ancora carni e salumi, senza dimenticare le farine e sale e aromi. Uno spettacolo per gli occhi, ma soprattutto per il palato.
Presenti quest’anno le cantine di: Alto Adige (Alois Lageder; San Michele Appiano), Calabria (Spiriti Ebbri), Campania (Michele Perillo), Friuli (Le Vigne di Zamò; Lis Neris Agricola), Lombardia (Andrea Picchioni; Arpepe; Cascina Maddalena; Cavalleri); Marche (Umani Ronchi; Velenosi); Piemonte (Borgogno, Broglia; Ca’ del Baio; Cascina Ca’ Rossa; Elvio Cogno, Fontanafredda; Marchesi di Barolo; Mongioia; Socrè, Travaglini; Vigneti Massa), Puglia (Giovanni Aiello-Enologo per amore; Masseria Li Veli; Masseria Trullo di Pezza; Torrevento), Sardegna (Tenute Dettori), Sicilia (Alcantara; Aldo Viola; Alessandro di Camporeale; Alessandro Viola; Baglio Monsignore; Baglio del Cristo di Campobello, Baglio di Pianetto, Baglio Oro; Barone di Serramarocco; Barone di Villagrande; Barraco; Benanti; Bioviola; Cambria; Camporè; Caravaglio; Candido; Cantine Coppola 1971; Cantine di nessuno; Cantine Russo; Catalano Viticoltori; Cos Agricola; Cottanera; Curto; Cusumano; Destro; Edomè; Enza La Fauci; Feudi del Pisciotto; Feudo Arancio; Feudo Cavaliere, Feudo Disisa; Feudo Maccari; Feudo Montoni; Firriato; Fondo Antico; Funaro; Graci; Gulfi, Gurrieri; Judeka; Lisciandrello; Longarico; Madaudo; Magaddino; Masseria Setteporte; Milazzo; Occhipinti, Palari; Palmento Costanzo; Pietradolce; Poggio di Bortolone; Possente; Principe di Spatafora; Rallo; Rapitalà; Riofavara; Salvatore Tamburello; Sentieri Siciliani; Tenuta Le Terre Chiare, Tenuta Monte Gorna; Tenuta Valle delle Ferle; Tenute Bosco, Tenute di Giurfo; Tenute Gatto; Tenute Lombardo; Tenute Mannino di Plachi, Tenute Orestiadi; Terrazze dell’Etna; Terre di Gratia; Terre di Shemir; Tornatore; Valle dell’Acate; Vigna Nica; Xeravuli), Toscana (Antinori; Casanova di Neri; Castellare di Castellina; Castello Banfi; Collemassari; I Giusti & Zanza Vigneti; La Rasina; La Regola; Le Ragnaie; Moris Farms; Querciabella; Rocca di Frassinello; Sassotondo; Tenuta Bastonaca; Tenuta di Ghizzano; Tenuta di Valgiano; Tenute Piccini; Tenuta Sette Ponti; Terenzuola; Varramista), Trentino Alto Adige (Ferrari; Mezzacorona), Umbria (Famiglia Cotarella); Veneto (Gini: Mazzi; Serafini & Vidotto; Suavia).
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