Articoli

Infiorata di Noto… Work in progress

Articolo di Alessia Giaquinta   Foto di Roberto Bufalino

È esplosione di colori, di profumi e bellezza. È arte sublime incastonata nel suggestivo barocco di Noto. È storia che si tramanda dal 1980 e che, ogni anno, si rinnova. È l’infiorata di Noto, uno degli eventi primaverili più caratteristici in Sicilia.
Abbiamo chiesto a Vittoria Montoneri (detta Oriana), presidente dell’Associazione Maestri Infioratori di Noto, di condurci dietro le quinte dell’Infiorata…

Cosa significa essere maestri infioratori?
«Vuol dire amare l’arte dell’Infiorata ovvero realizzare vere e proprie opere d’arte utilizzando, piuttosto che pennelli e tavolozza, coriandoli di petali profumati e altri materiali, tutti rigorosamente vegetali, con cui ricoprire i selciati delle piazze e delle strade. Il compito del maestro infioratore è la ricerca delle materie prime, l’ideazione e la progettazione del quadro floreale nonché il coordinamento del gruppo degli infioratori nella realizzazione del tappeto effimero».

Si tratta di un’arte tramandata da generazione in generazione…
«L’arte dell’Infiorata si tramanda grazie al progetto “Scuoleinfiore” nato nel 2006 da un’idea della nostra Associazione “Maestri Infioratori di Noto” con lo scopo di avvicinare i giovani all’ “Arte dell’Infiorata”. Pertanto si tengono delle lezioni nei vari Istituti di Noto per far capire ai giovani come si disegna e come si realizza un bozzetto. La seconda domenica di maggio, nella splendida via Rocco Pirri, una parallela di via Nicolaci, infatti, si realizza l’Infiorata dei ragazzi, una vera e propria palestra per i futuri infioratori, tassello indispensabile per garantire e assicurare il ricambio generazionale».


Quando si è approcciata per la prima volta a questa forma artistica?
«La mia prima infiorata risale al 1994, affascinata da quest’arte, aiutai l’amico Paolo Vinci, artista netino, nella realizzazione del suo tappeto e così anche l’anno successivo. Nel 1996 sono stata l’autrice-infioratrice del mio primo bozzetto, aggiudicandomi il secondo premio. Da allora ho partecipato a tutte le edizioni dell’Infiorata di Noto fino ad oggi, ricevendo tantissimi primi premi e riconoscimenti, partecipando a tante manifestazioni nazionali e internazionali, nonché agli eventi di “Google Camp” a Sciacca nel 2017 e di “Dolce e Gabbana” a Palma di Montechiaro, in Sicilia, nel 2019».

Quali tecniche vengono utilizzate per realizzare un quadro e come avviene l’allestimento?
«La tecnica che si realizza per la nostra Infiorata è quella del petalo intero. Occorrono migliaia di fiori per ricoprire le lastre di pietra lavica di via Nicolaci, un tappeto lungo 122 metri e largo 4 metri che racchiude 16 stupendi e coloratissimi bozzetti. La notte del venerdì del terzo weekend di maggio, numerosi artisti lavorano per dare vita alle opere d’arte fino alle prime luci dell’alba, sotto lo sguardo superbo ma compiaciuto delle sirene, delle chimere, dei grifoni, degli ippogrifi, dei centauri e delle sfingi, che sorreggono gli incantevoli balconi di via Nicolaci. Il sabato mattina l’Infiorata è terminata: turisti e visitatori, curiosi e increduli, potranno così ammirare i capolavori salendo lungo i lati della strada formando un’esuberante cornice umana».

Quali fiori si utilizzano? 
«I consueti fiori utilizzati sono le gerbere, i garofani e le crisantemine. Con gli anni però siamo andati alla ricerca di nuove idee al fine di rendere più ricco di colori e più splendido il tappeto floreale. Nei giorni che precedono l’Infiorata, si va alla ricerca e alla raccolta di quei fiori che riusciranno a mantenere il colore e la freschezza fino alla mattina del lunedì. Oltre ai fiori si utilizzano legumi, cereali, semi di cipolla e semi di girasole».

Si farà quest’anno l’Infiorata?
«Sì, si farà sia la16^ Edizione di “Scuoleinfiore” che la 42^ Infiorata di via Nicolaci, seppur in maniera ridotta a causa della pandemia, verranno realizzati rispettivamente la seconda e la terza domenica di maggio. Il tema di quest’anno sarà dedicato al Sommo poeta Dante Alighieri per festeggiare i 700 anni dalla morte».

Un papavero fa primavera

 

Articolo di Alessia Giaquinta

Lo sai che i papaveri son alti, alti alti, …” così cantava Nilla Pizzi nel celebre brano che arrivò secondo a Sanremo nel 1952. Ed è proprio vero: questo fiore che cresce spontaneamente – ed è infestante nei campi coltivati – può raggiungere gli 80 – 90 cm di altezza nelle varianti delle circa 450 specie classificate.
In Sicilia, il papavero è legato al culto di Demetra, la dea dei campi. Il mito, infatti, racconta che nei pressi del monte dove sorge Enna, la bella Persefone fu rapita dal terreno fino a cadere nelle braccia di Ade, dio dell’oltretomba che, a causa di un inganno, riuscì a sposare la fanciulla e tenerla con sé sei mesi l’anno (il periodo corrispondente all’autunno e all’inverno). Quando Demetra si accorse che la figlia Persefone era stata rapita si disperò e pianse a lungo. Per lenire la sua ansia le furono somministrati infusi di papavero.

Note, infatti, sono le proprietà emolienti, espettoranti e sedative del papavero. Già gli Egizi lo usavano per preparare bevande calmanti, poeti greci e arabi lo citano per i suoi poteri analgesici, le popolazioni celtiche invece preparavano con questo fiore dei sonniferi da somministrare ai bambini.
Non è allora difficile pensare che la dea Demetra, riuscì a calmare il proprio sconforto grazie ai papaveri. Ed è per questo motivo che, secondo leggenda, la dea apre la stagione primaverile facendo sbocciare i papaveri. La figlia Persefone, grazie ad un compromesso, trascorre i restanti sei mesi con la madre, sulla terra, motivo per cui il papavero annuncia: l’inizio della primavera, il ritorno di Persefone, la tranquillità di Demetra e, dunque, l’abbondanza dei raccolti.
Come calici scarlatti si ergono maestosi nei campi, sui cigli delle strade, nei posti più impensati, eppure sono così fragili… Un papavero in un sol giorno perde tutti i propri petali!


In Sicilia l’uso del papavero (qui chiamato “paparina”) si è protratto sin dall’antichità a scopi sedativi, culinari e anche per la preparazione di tinture rosse. Un tempo veniva usato anche per creare cosmetici per colorare labbra e guance. I semi di papavero, invece, venivano usati dagli antichi romani per la preparazione di una bevanda afrodisiaca per gli sposi. Oggi invece possono essere aggiunti nei prodotti da forno.
Bisogna prestare attenzione, però, e non improvvisare nulla. È necessario, invece, rivolgersi a un’erboristeria per le creme, gli infusi, gli sciroppi e i semi di papavero. Ne esistono talmente tante varietà che… non ci si può permettere di sbagliare. C’è “a paparinicchia sarbaggia”, “a paparinicchia spinusa”, “a vialora”, “u papaviru curnutu”, “u lloppiu”…

Come preparare l’inchiostro di papavero:

Se volete, invece, preparare in casa l’inchiostro rosso con i petali di “paparina”, seguite questa ricetta:

  • Riempite un bicchiere di petali di papavero e versate, pian piano, dell’acqua bollente.
  • Evitate di mescolare il composto per circa 24 ore.
  • Successivamente aggiungete un cucchiaio di alcool e mescolate con un bastoncino.
  • Scolate e conservate in una boccettina.

Il Carnevale dei fiori di Acireale

Articolo di Eleonora Bufalino   Foto di Enrico Coco

Un’ esplosione di gioia per grandi e piccini, il Carnevale di Acireale è famoso in tutta la Sicilia ed oltre. L’arte di realizzare opere in cartapesta su carri che sfilano per le vie della città è antica e ad oggi è un’attrazione divenuta tradizione e impronta culturale di Acireale, nel periodo che precede la Quaresima. Ogni strada e piazza della città delle “cento campane” in quel periodo dell’anno si trasforma in un tripudio di colori e le giornate sono arricchite da spettacoli, giocolieri, allestimenti realizzati da artisti e privati. Come una sorta di sospensione dalla realtà che poi ci riporta puntualmente coi piedi per terra, il Carnevale rappresenta un momento di svago e divertimento per ognuno; e così, indossando una maschera ci si allontana per qualche istante verso mondi liberi e inesplorati, fatti di risa, coriandoli e pensieri leggeri.

Da qualche anno, inoltre, la città realizza anche il “Carnevale dei Fiori”, in onore della primavera e della rinascita che porta con sé. I consueti carri sono addobbati con fiori coloratissimi, principalmente garofani, e su di essi vengono messe in scena delle vere e proprie opere d’arte con dei significati allegorici di forte spessore, che inducono gli occhi dei visitatori alla riflessione. Per farci raccontare come avverrà la festa in un momento così particolare, abbiamo sentito Valeria Castorina, Consigliere d’Amministrazione della Fondazione “Carnevale Acireale”, l’ente preposto a programmare e realizzare entrambe le manifestazioni. Dunque abbiamo appreso che l’edizione 2021 è dedicata al mito di Dante, dal momento che quest’anno ricorrono i 700 anni dalla sua morte. I festeggiamenti si apriranno giorno 25 marzo con la lettura del “Preludio” e dei 33 canti della “Divina Commedia” sulle scalinate del Municipio, nella scenografica piazza centrale, a cura di un esperto di drammatizzazione. La festa, grazie anche al contributo del Comune e delle quattro Associazioni dei Carristi, entrerà nel vivo il 24 aprile fino al 2 maggio, con una serie di eventi dedicati al padre della lingua italiana.

«Nonostante la difficoltà del momento che stiamo vivendo, saremo sotto i riflettori – dichiara Valeria Castorina – le radio e la tv saranno presenti durante le manifestazioni e abbiamo stretto un Protocollo d’Intesa con la Società Dante Alighieri di Roma. Siamo gli unici in Sicilia a realizzare delle opere in cartapesta, e ora anche infiorate, di questa portata». L’ entusiasmo e la voglia di fare sempre meglio sono la molla trainante, così come l’aiuto di tutta la comunità, orgogliosa del Carnevale che rende nota Acireale in tutta l’isola e oltre. Ma l’aiuto più prezioso arriva indubbiamente anche dall’Associazione culturale “Coriandolata”, nata quattro anni fa. Un’associazione internazionale di Arti Effimere che ha il grande pregio di comporre opere da coriandoli e sabbia vulcanica e assemblarli con apposita tecnica. La particolarità del loro lavoro è l’utilizzo esclusivo di materiali della tradizione acese, ovvero i coriandoli monocromatici e appunto la sabbia vulcanica del territorio etneo, che insieme esaltano le sfumature dei coriandoli stessi. L’Associazione partecipa a manifestazioni nazionali e di più largo respiro internazionale e s’impegna anche nell’organizzazione di laboratori didattici allo scopo di formare nuove figure professionali che possano tramandare la loro arte in futuro.

La città di Acireale non è solo una perla che si affaccia sul cristallino Mar Mediterraneo; tra i campanili delle sue maestose chiese vi è molto di più. C’ è l’energia e il sacrificio di intere generazioni dedite a una passione che si è trasformata nella punta di diamante di uno dei luoghi siciliani di per sé già incantevoli. Vale la pena visitare Acireale e ancor di più in quei momenti dell’anno in cui si trasforma in una frenesia ricca di suoni e colori carnevaleschi. E la festa dei fiori, che questa primavera diverrà esaltazione del mito dantesco, ne rappresenta un ulteriore tassello di ricchezza culturale.

Editoriale N.28

di Emanuele Cocchiaro

Cari lettori,
attraverso questo numero ci proponiamo di accompagnarvi verso la stagione più amata, quella dove esplodono i colori e l’arte siciliana: la primavera.Non potevamo non dedicare uno spazio importante dunque ad una delle manifestazioni più rappresentative della primavera siciliana quale l’Infiorata di Noto, ove ogni terza domenica di Maggio la bellissima via Nicolaci si trasforma in un variopinto mosaico formato da tessere realizzate con migliaia di petali di fiori composti artisticamente dalle mani esperte dei Maestri Infioratori. Non solo Noto, ma anche la città di Acireale ogni anno vive il cosiddetto “Carnevale dei Fiori” durante il quale tutto il centro della città viene colorato e profumato da migliaia di fiori e carri infiorati per dar vita ad uno spettacolo unico e raffinato: sfilata di carri infiorati, artisti di strada, mostre e mercati.

Sappiamo bene che viviamo un periodo storico particolare ed è proprio per questo che speriamo di restituirvi in queste pagine un po’ della grande bellezza che ci circonda attraverso racconti, immagini e storie con la speranza che presto potremo raggiungere e visitare i luoghi fantastici che vi raccontiamo attraverso i nostri articoli. A tal proposito, non perdete il nostro approfondimento sui fantastici mosaici di Piazza Armerina, sulla street art e sulle fantastiche opere dell’artista Ligama. La nostra Isola diventa sempre più un museo nel quale arte e colori si mescolano per le strade nelle loro molteplici forme restituendo bellezza agli occhi di chi sa apprezzarla.

Buona lettura, Emanuele Cocchiaro.

Your Wedding Mood, Aria di primavera

Bianca Wedding a cura di Simona Raniolo

FOTO DI:

1 danafernandezphotography.com
2 freepik.com
3 Bridal flower crown, pinterest.com
4 Grey and Blush invitations su etsy.com
5 brides.com

 

La primavera è alle porte e il suo arrivo, si sa, si traduce nel risveglio della natura e dei suoi colori, nel rinnovo del ritmo delle giornate e nell’addolcirsi delle temperature.
Forse proprio per la mitezza del clima, tra il freddo dell’inverno e il caldo dell’estate, talvolta insopportabile, il periodo compreso tra marzo e giugno risulta essere quello maggiormente gettonato per chi vuole organizzare un matrimonio.
Nella progettazione di un evento, in effetti, la primavera apre infinite possibilità!

  • Spazi all’aperto
    Posto che un piano di riserva debba esser messo in serbo ancor prima di quello ufficiale, l’aria mite della bella stagione per antonomasia offre il via libera alla scelta di pianificare all’esterno tre brevi momenti del ricevimento: l’aperitivo di benvenuto, il buffet degli antipasti e quello dei dolci che comprende anche l’atteso taglio della wedding cake. Per chi volesse festeggiare in un mood leggero, meno formale, la stagione in questione è perfetta anche per un brunch all’aperto dopo una cerimonia mattutina.
  • La palette
    È la stagione dei colori senza dubbio. Dai piccoli dettagli della wedding suite a quelli degli allestimenti, sì alle tonalità pastello di rosa, azzurro, verde ma anche fucsia e lavanda per chi vuole particolari più accesi.
    Se volete osare negli accostamenti, provate a combinare le tonalità pastello a varianti di grigio come il perla o il ghiaccio, vi stupirete di come il risultato alleggerisca la leziosità e mantenga comunque un profilo raffinato, apparendo più moderno e meno scontato.
  • I fiori
    Beh, sono o non sono la prima cosa che viene in mente pensando alla primavera? Arrivano le amatissime peonie, i ranuncoli, i tulipani, le fresie, i lillà, le camelie, i narcisi, i gelsomini, le ortensie, la lavanda. Sono davvero innumerevoli le varietà floreali tra cui poter scegliere durante questa stagione, tutte incantevoli.
    Le spose potranno divertirsi a mescolarli nel bouquet con uno stile scomposto, un po’ wild, più naturale.
  • A tavola
    La vasta scelta di fiori di stagione permette di creare dei bellissimi allestimenti, soprattutto a tavola. Il consiglio è quello di optare per delle tavole imperiali, che sapientemente allestite, riempite e decorate, garantiscono l’effetto WOW. Mai dimenticare le candele se si tratta di una cena: usatene tante, non sono mai abbastanza! Degna di nota la tendenza del tavolo nudo, che omette del tutto il tovagliato o porta tutt’al più un runner centrale. Per uno stile più estroso ed eccentrico, tasche e location permettendo, potrete prendere ispirazione dalle decorazioni floreali aeree d’oltreoceano, che quasi come se fossero lampadari di fiori, sovrastano i tavoli e regalano un’atmosfera di grande impatto.
  • La Sposa
    Per il vostro look in primavera, Less is more, care spose. Per l’abito, linee pulite, tessuti leggeri, che si muovano con voi. Ai lustrini, preferite piccole applicazioni di pizzi o fiori in tessuto. Agli chignon tiratissimi, un raccolto più naturale, una treccia oppure delle bellissime onde morbide. Sì alla scelta di un particolare: potete decidere di indossare una bella coroncina alla “Frida Kahlo”, ad esempio, anche solo nella seconda parte del ricevimento, una piccolezza che dona subito quell’aria sognante, romantica e spensierata tipica dell’allure bohèmien che tanto si usa in questi ultimi anni.

In generale, per il vostro evento in primavera, il consiglio è di optare per delle scelte che trasmettano leggerezza e freschezza nei colori, nelle atmosfere, nel mood della festa.
È la stagione dell’amore, celebratela nella sua bellezza!