Articoli

Il Signore delle Nevi. A Buccheri il docu-film

Mercoledì 15 Dicembre 2021 alle ore 18:00 a Buccheri si terrà la presentazione del docufilm “Il Signore delle Nevi” del regista Nello Correale.

Un evento gratuito organizzato dal Comune di Buccheri nella bellissima chiesa barocca della SS. Maddalena.

Il film esplora con una veste emozionale la storia delle neviere in Sicilia, ricostruendo la vita dei nevaroli siciliani e le attività di una fiorente impresa di produzione del ghiaccio, della quale il Principe Francesco Alliata è stato il più recente esponente. Un viaggio inedito nel “cuore freddo” di una Sicilia montana, così lontano dai più classici stereotipi mare/sole/caldo che contraddistinguono l’isola, e per questo così affascinante. Pochi sanno infatti che La Sicilia ha prodotto il ghiaccio per tutto il Mediterraneo e ne ha mantenuto il monopolio del commercio per circa due secoli. Un’occasione per ricordare tra l’altro quanto questo fiorente commercio abbia influenzato anche le tradizioni culinarie dell’isola.

Sarà presente il regista Nello Correale, che interverrà al termine della proiezione, insieme all’avv. Alessandro Caiazzo, Sindaco del Comune di Buccheri, al Prof. Luigi Lombardo (autore del libro “L’impresa della neve in Sicilia”) e a Pippo Formica (guida naturalistica ed enogastronomica locale).

Seguirà una presentazione di scatti fotografici aerei delle neviere attualmente visitabili nel territorio dei Monti Iblei, curata dal fotografo Seby Scollo.

Per le restrizioni di contrasto alla pandemia da Covid-19, il numero di posti è limitato. Per la partecipazione si consiglia di prenotare.

Info e Prenotazioni: tel. 347.7766778 – 333 6761256 | info@valdinoto.it

Massimo Troisi, “poeta del cinema” ricordato a Salina da un parterre di stelle

Comunicato stampa

SOLA DI SALINA (ME) – Il “poeta del cinema” Massimo Troisi ricordato a Salina in occasione del decennale del riconoscimento in sua memoria nell’isola in cui girò “Il Postino”, film Premio Oscar che rese celebre nel mondo il tramonto di Pollara e l’atmosfera bucolica, malinconica, romantica capace di lasciare un segno indelebile nella cinematografia. La cornice magica della terra eoliana ha accolto un parterre di stelle tra cui Pif, Paolo Ruffini, Claudia Koll, Claudio Gioè, Barbara De Rossi, Roberto Lipari, Silvia Mezzanotte, Claudio Castrogiovanni e la madrina Maria Grazia Cucinotta, interprete delle pellicola – capolavoro che le cambio la vita dandole successo internazionale.

La manifestazione, promossa dai giornalisti Massimiliano Cavaleri (direttore artistico) e Patrizia Casale insieme con Francesco Cappello, si è conclusa nei giorni scorsi nel Comune di Malfa, guidato dal sindaco Clara Rametta: una tregiorni di proiezioni, spettacolo, musica, libri, premiazioni e focus culturali presentati da Nadia La Malfa e Marika Micalizzi. A cominciare dalla conferenza d’apertura “immersi nel mare” nel suggestivo porto turistico “Marina di Salina”, al centro del rilancio turistico dell’arcipelago e della ripartenza post covid, che ha ospitato la presentazione dell’originale libro di Ivan Scinardo, direttore del Centro sperimentale di Cinematografia di Palermo – Scuola nazionale di Cinema, dal titolo “Cinema e Giornalismo”, che ripercorre centinaia di pellicole sul ruolo dei giornalisti e mondo dell’informazione.

Il Festival ha poi accolto l’anteprima di “Il diritto alla felicità” con protagonista Remo Girone, film di Claudio Rossi Massimi, che ha ricevuto il Premio Troisi e il 41esimo Paladino d’Oro dallo SportFilmFestival (storica rassegna cinematografica di Palermo gemellata con Marefestival e diretta da Roberto Oddo) alla presenza della produttrice Lucia Macale e del segretario nazionale di Federfarma Roberto Tobia, il quale ha patrocinato l’opera che parla di lotta alle diseguaglianze, integrazione sociale, importanza della letteratura e promozione della salute. E proprio la salute è stato il tema dominante della decima edizione grazie alla partnership con l’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana che in collaborazione con ASP Messina, ASP Ragusa, Arnas Garibaldi di Catania e Ordine dei medici di Palermo, ha accesso i riflettori sulla prevenzione e sulla rimodulazione del Sistema Sanitario all’indomani della pandemia, grazie ad una serie di incontri d’approfondimento al Centro congressi di Malfa e l’allestimento di un “Villaggio della Salute” voluto dal direttore generale Bernardo Alagna.

Spazio all’ambiente con una Targa d’argento del Decennale consegnata al giovane imprenditore Fabio Piccione che “trasforma” i materiali, che altrimenti sarebbero rifiuti inquinanti, in cose utili dando loro nuova vita.

Nelle serate il talk show con gli artisti Premi Troisi che hanno ripercorso la loro carriera: Pif ha parlato del suo ultimo libro sulla mafia; Ruffini del progetto Up&Down che coinvolge i down come attori professionisti in teatro; la Koll l’abbandono del successo per abbracciare appieno la fede cattolica; il comico palermitano Lipari impegnato nel suo secondo film; Gioè pronto per “Màkari 2” su Rai1; Claudio Castrogiovanni spesso interprete di ruoli mafiosi ha espresso il desiderio di vestire un ruolo più leggero;  la De Rossi ha ricordato Troisi conosciuto da madrina della nazionale attori di cui Troisi faceva parte “veniva a tutti gli allenamenti, pur avendo problemi di cuore che non gli consentivano di giocare”. Infine Premio categoria Musica a Silvia Mezzanotte, front woman per molti anni dei Matia Bazar. Premio Troisi sezione Emergenti: Francesco Santocono, Alessia Bottone e al corto “Il nostro meglio” di Alessandro Genitori con Sara Caridi. 

 

 

 

Decennale del Marefestival, dall’1 al 4 luglio, Claudio Gioè e Barbara De Rossi tra le stelle del Premio Troisi a Salina

Articolo di Omar Gelsomino

L’attore palermitano Claudio Gioè, reduce dal successo di “Màkari” su Rai1, boom di audience, e l’attrice romana Barbara De Rossi saranno tra gli ospiti del Decennale del Marefestival Salina per ritirare il Premio in ricordo di Massimo Troisi nella suggestiva cornice di Malfa nell’isola eoliana, dall’1 al 4 luglio. Tre serate e quattro pomeriggi tra proiezioni cinematografiche, dibattiti e focus su temi d’attualità, presentazioni di libri, premiazioni e momenti di spettacolo, musica e comicità animeranno il Comune di Malfa tra il Centro Congressi e la piazza Immacolata.

Gioè, classe ’75, si è distinto fin dagli esordi lavorando al fianco dei registi come Luca Guadagnino, Marco Tullio Giordana, Riccardo Milani. Note le sue interpretazioni in film sul tema mafia da “Paolo Borsellino” in cui vestiva i panni del giudice Ingroia al Totò Riina de “Il capo dei capi”; e ancora “La mafia uccide solo d’estate”, sia film che fiction. Tantissima televisione alternata al grande schermo lo hanno reso uno degli attori più apprezzati nel panorama italiano: sarà protagonista della seconda serata del Festival.

La De Rossi ha una lunga carriera televisiva, cinematografica e teatrale: 26 film, 40 fiction, 18 programmi televisivi, è uno dei volti più amati dal grande pubblico fin dagli anni ’80, quando ottenne molta popolarità grazie allo sceneggiato di Franco Rossi “Storia d’amore e d’amicizia”. Da lì un successo dietro l’altro, che l’ha portata a vincere numerosi premi e riconoscimenti: ritirerà il Premio Troisi 2021 nella serata d’apertura del Festival e parlerà dei suoi prossimi impegni.

Come ogni anno, la manifestazione dà spazio ai giovani talenti: Premio Troisi sezione Emergenti al regista e documentarista Alessandro Genitori per il suo ultimo suo lavoro “Il nostro meglio”, che vede per la prima volta davanti la cinepresa la modella Sara Caridi. Sarà presentato in anteprima ed è dedicato al periodo della pandemia e in particolare si tratta di un omaggio all’immenso, straordinario, indispensabile lavoro di tanti medici e operatori sanitari che si sono spesi in prima persona per combattere il virus e fronteggiare l’emergenza.

A firmare il Manifesto ufficiale del Decennale, Tina Berenato, che ha voluto omaggiare la manifestazione richiamando la celebre scena de “Il Postino” dove Massimo Troisi e Philippe Noiret parlano di amore e poesia nell’atmosfera bucolica del film – capolavoro e si trovano nel cuore del mare e del paesaggio di Pollara, il luogo divenuto celebre nel mondo grazie alla pellicola e al suo romantico tramonto mozzafiato.

Marefestival ha come media partner il TGR RAI, è organizzato da Massimiliano Cavaleri, Patrizia Casale e Francesco Cappello, e condotto da Nadia La Malfa e Marika Micalizzi. L’evento, patrocinato da Assessorato regionale alla Salute, Assessorato regionale al Turismo, ARS, Comune di Malfa, Asp Messina, Asp Ragusa, Arnas Garibaldi, Ordine dei Giornalisti di Sicilia, Federfarma Sicilia, Ordine dei Medici di Palermo, Confesercenti Messina. Per rimanere aggiornati su programma e news: @marefestival su Facebook, Instagram e YouTube e www.marefestivalsalina.it.

A Salina si parlerà di letteratura e integrazione sociale con il film “Il diritto alla felicità”

Articolo di Omar Gelsomino

Libero grazie alla cultura, felice grazie all’incontro con chi potrebbe sembrare e rappresentare un mondo opposto ma alla fine è molto più vicino di quanto si possa pensare: è la storia di un’amicizia, di uno scambio culturale, di un’integrazione sociale che ha come comune denominatore l’amore nei confronti della letteratura, l’apertura verso orizzonti diversi dal proprio e l’abbattimento delle diseguaglianze. Il film “Il diritto alla felicità”, già vincitore della sezione “De Niro” all’Under The Stars International Film Festival e finalista di vari festival, sarà proiettato nella serata di sabato 3 luglio in occasione del decennale di Marefestival Salina Premio Troisi (1-4 luglio), nella piazza di Malfa nell’isola eoliana, evento promosso dai giornalisti Massimiliano Cavaleri (direttore artistico) e Patrizia Casale.

Libero è il nome del protagonista, proprietario di una libreria, Remo Girone, attore fuoriclasse che fa emergere il suo straordinario talento di grande attore e diventa il perno della trama, cui ruotano attorno altri interpreti tra cui Corrado Fortuna, Pino Calabrese, Federico Perrotta, Annamaria Fittipaldi, Lapo Braschi, Biagio Iacovelli, Valentina Olla e, con una partecipazione speciale, Moni Ovadia. Il ragazzino Didie Lorenz Tchumbu veste i panni di Essien, immigrato ma perfettamente integrato in Italia, che intraprende un rapporto d’amicizia col libraio: generazioni, nazionalità, esperienze di vita diverse si intrecciano attraverso emozioni, riflessioni, pensieri legate alla lettura. È proprio il prezioso e insostituibile strumento della letteratura la chiave attraverso cui il piccolo incontrerà l’Occidente e Libero darà un profondo significato al suo nome: “libero grazie alla cultura”.

Il film è stato scritto e diretto dal maestro Claudio Rossi Massimi, che ritirerà il Premio Troisi 2021 per la categoria Regia: “Onorato di ricevere il Premio in ricordo dell’immenso Massimo Troisi nell’isola del Postino – commenta Rossi Massimi – ho sempre creduto che l’amore e la cultura siano le strade più dirette per conquistare la felicità. L’amore, soprattutto quello per il prossimo, ci libera da ogni egoismo e pregiudizio mentre la cultura, coltivata e accresciuta attraverso i libri, ci rende più liberi e protetti dagli strali dell’avversa fortuna”.

A Salina arriverà anche la produttrice Lucia Macale (IMAGO), la quale ricorda le difficoltà di girare un film in piena seconda ondata covid: “È stato un atto di coraggio. Mi piacerebbe che questo film regalasse ai propri spettatori il coraggio della speranza. Il diritto alla felicità non è mai stato più attuale.”

La pellicola sarà distribuita nel mondo da RaiCom e, alla luce dei temi trattati, è stata dedicata all’UNICEF, cui andranno i proventi: “La nostra storia è quella di un impegno volto a promuovere i diritti dei bambini, come previsto dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza – sottolinea Carmela Pace, presidente UNICEF Italia – ‘Il Diritto alla felicità’ è una storia delicata di amicizia e rispetto che sottolinea l’importanza dell’istruzione, dell’integrazione, della solidarietà, tematiche oggi più che mai attuali”.

I temi trattati nel film spaziano infatti dalla cultura all’educazione, dall’amicizia all’amore fino alla salute: il progetto è stato patrocinato da Federfarma,  presente al Festival col segretario nazionale Roberto Tobia: “Condividiamo i principi ispiratori del film – spiega Tobia – in piena sintonia col ruolo svolto dalle farmacie ogni giorno sul territorio per accogliere i cittadini e superare le diseguaglianze sanitarie. Offre suggestioni e spunti di riflessione su temi molto importanti, quali la fiducia che alimenta le relazioni interpersonali o la condivisione della conoscenza come difesa contro la disinformazione proprio come avviene in farmacia, nel rapporto quotidiano con i cittadini che spesso entrano semplicemente per avere un consiglio o essere rassicurati sul corretto uso di un medicinale”.

Ester Pantano – L’attrice catanese racconta i suoi esordi e i suoi desideri

di Omar Gelsomino Foto di Lucia Iuorio

Nonostante la giovane età è dotata di un talento straordinario. Ester Pantano, catanese d’origine da anni trasferitasi a Roma, è determinata, travolgente, un fiume in piena appena comincia la nostra chiacchierata. Ha un temperamento vulcanico come la maestosa Etna. E proprio della sua terra non può farne a meno sebbene gli impegni lavorativi la chiamano nella città eterna. «Anche se per poco tempo sono ritornata a Catania, me la sto godendo compatibilmente con le restrizioni anti-Covid. Almeno sono a casa mia, con la mia famiglia, posso vedere l’Etna, vivere all’aperto».

Tanti i ruoli interpretati a teatro, al cinema e in tv con ottimi apprezzamenti, l’ anno scorso ha vinto il premio Camilleri a “Cortinametraggio”. In realtà la passione per la recitazione è emersa dopo il canto. «Dopo essermi iscritta in Letteratura Straniera all’Università di Catania mi ritrovai a partecipare ad un festival canoro, mia madre e il mio maestro di canto mi avevano iscritta a mia insaputa. Dopo la prima canzone scoppiai a piangere per l’emozione e il forte senso di liberazione che avevo provato nel potermi esprimere, di cantare di fronte mia mamma, alla persona che mi ha generata. Insieme a lei ragionammo su cosa potessi fare e iniziai un corso di teatro a Catania. Durante un festival conobbi dei giovani professionisti che mi invogliarono a seguire questa strada e mi consigliarono di partecipare al bando del Centro Sperimentale di Cinematografia. Superate le varie fasi capii che la recitazione poteva diventare la mia professione ed investire tutta me stessa. Ricordo ancora il mio debutto a teatro ai Benedettini partecipando ad un musical in cui cantavo e recitavo per la prima volta, ottenni un feedback dalle persone indimenticabile. Devo dire che è stato davvero piacevole. Altra cosa è stato il mio debutto cinematografico a Ragusa sul set del Commissario Montalbano, scoprire tutto quel mondo che ruota attorno ad una produzione e le dinamiche che l’accompagnano».


Ester Pantano interpreta magistralmente i ruoli tratti da romanzi di successo, di Andrea Camilleri (“Il Commissario Montalbano” e “La mossa del cavallo – C’era una volta Vigata”), di Mariolina Venezia (“Le indagini di Imma Tataranni”) e dalle opere di Gaetano Savatteri in “Màkari”, trasposti poi in film e fiction. «Portare a teatro autori come Čechov, Shakespeare e tanti altri non ti permette di poter avere un confronto, uno scambio con loro; mentre aver conosciuto personalmente Camilleri, Venezia e Savatteri per me è stata una grande emozione e una grande responsabilità, ho avuto la possibilità di uno scambio umano e ne sono estremamente onorata, è stata un’emozione folle. Poter interpretare il ruolo del romanzo storico di Camilleri è stata un’ esperienza fuori dal comune e auguro a tutti di poterla vivere, soprattutto la vestizione di quei costumi. Io che sono un’appassionata passerei ore, giornate, settimane ad approfondire i personaggi. In quell’occasione portavo con me una boccettina di profumo nascosta addosso perché mi ricordava una gestualità di quel periodo, sono tutte quelle piccole cose che nessuno vedrà ma che fanno parte di te, ti aiutano nella realizzazione di un qualcosa che non ti è imposto, ma si sente che c’è».

Già, Ester Pantano è determinata e appassionata. «Sono indipendente, contagiosa, positiva ed entusiasta. L’ entusiasmo mi contraddistingue da quando sono piccola, a prescindere da qualsiasi situazione riesco sempre a tirarmi fuori e ricominciare. Non demordo mai, sono sempre vogliosa di ricominciare, di provare cose nuove, sperimentare, voglio sempre cambiare, viaggiare per vedere posti nuovi e conoscere piatti nuovi, studiare, mettermi sempre in discussione. Ho la continua necessità di ricominciare sempre daccapo per sentirmi libera, perché la routine mi spegne e mi fa paura».


Ha una personalità forte e poliedrica. Coltiva la passione per lo sport, ha fatto ginnastica artistica a livello agonistico, è cintura blu di kick boxing, fa anche motocross; senza dimenticare la musica, con il collega Filippo Tirabassi ha fondato un duo jazz. «La passione per la musica la devo a mio nonno, ha una grande collezione di dischi jazz e soul, tutto quel genere di musica di quel periodo, quando andava a casa dei nonni c’era sempre il giradischi acceso. Ascoltare Frank Sinatra e altri artisti è un richiamo ad un periodo straordinario, completamente diverso da oggi, un mondo che non c’è più. Preferisco assaporare la bellezza del tempo, di stare lì a scegliere e girare il piatto. Non è la stessa cosa ascoltare una Play list di Spotify. Con Filippo abbiamo creato questo duo ispirandoci ai Musica Nuda, duo jazz composto da Ferruccio Spinetti e Petra Magoni che per me è una dea in terra, poi gli impegni lavorativi ci hanno allontanato momentaneamente».

In questo nuovo anno vedremo Ester Pantano di nuovo in tv, mentre andiamo in stampa, Covid permettendo, inizieranno le riprese della seconda stagione di “Imma Tataranni” e prossimamente nella fiction “Màkari”, tratta dalle opere del giornalista e scrittore Gaetano Savatteri. «Il mio personaggio, Jessica Matarazzo, crescerà tantissimo, le sarà dato più spazio e avrò modo di lavorare ancora di più sulla preparazione del mio ruolo, mi è stato dato più margine d’azione, sarà più speziato. Prossimamente sarò la protagonista femminile di “Màkari”, prodotta dalla Palomar con la regia di Michele Soavi, insieme a Claudio Gioè e Domenico Centamore». Prima di tornare a studiare Ester Pantano ci confida i suoi desideri, e noi non possiamo che augurarle di realizzarli. «Uno dei miei sogni è di poter recitare in un film d’azione, sono appassionata di velocità e di sport estremi, mi piacerebbe avere la possibilità di esprimere la mia fisicità sportiva. Voglio mettere nero su bianco tutte le mie poesie e pubblicarle, lo stesso voglio fare anche con le mie canzoni. Superate le mie timidezze è arrivato il momento di farmi apprezzare dal pubblico anche in queste vesti. Infine vorrei vivere più a lungo a New York e scrivere un film tutto mio».

In giro per la Sicilia Francesco Lama ha documentato il silenzio del lockdown

Articolo di Omar Gelsomino

“Il silenzio perfetto” è il documentario scritto e diretto dal regista siciliano Francesco Lama che sarà realizzato da Nucciarte Produzioni, impegnata nella promozione culturale e nella produzione di opere cinematografiche. «Nel voler continuare a raccontare della mia terra e della mia gente, ho vagato per la Sicilia nel silenzio del lockdown di cui alla pandemia Covid-19 – spiega Francesco Lama -. Fuori da ogni immaginazione e contesto, mi sembrava di vivere un periodo così assurdo, a tratti sconcertante poiché fuori dal reale concetto di vita a cui tutti siamo abituati, tanto da costringermi a ricorrere, per necessità di spirito personale, alle reminiscenze di cui ai libri di storia. Ergo, ho cercato di documentare sotto forma dell’arte, e nello specifico della cinematografia, come la Sicilia, insieme alla sua gente, ha vissuto e in parte sta vivendo, fino alla speranza della ripresa, questo momento storico mondiale intravedendo un’azione ottimistica e più consapevole del vivere quotidiano».

Il silenzio perfetto” è interamente girato con uno smartphone, il regista attraversa i luoghi più importanti della Sicilia, prendendosi la responsabilità di tutti i rischi che il caso comporta. L’occhio dello smartphone si imbatte di colpo su una statua nel centro di una grande città siciliana, che da centinaia di anni è testimone della frenetica vita degli umani, testimoni di fatti, di passaggi di popoli, di vittorie e sconfitte, di sole e tempesta. Sono le statue, i monumenti e le piazze, i protagonisti del documentario, con le voci delle attrici e degli attori di Sicilia, tra i quali Maria Grazia Cucinotta, Tony Sperandeo e tanti altri. Il protagonista assoluto del documentario è quindi il silenzio! In ogni luogo di questa antica terra, un monumento, una statua, un putto barocco sotto i balconi di splendide città, ha visto ed ha vissuto storie magnifiche e storie tristi di un’isola che oggi è ancor di più “isola”, che attraverso pesti, epidemie, terremoti e invasioni, con enormi sacrifici ha sempre saputo affrontare sfide importanti fino a rialzarsi e splendere più di prima, meglio di prima.

La nuova opera di Francesco Lama vuole documentare e raccontare un periodo storico importante e particolare, un documento “necessario” che rimarrà negli anni a testimoniare questo triste periodo con tutte le immagini e le sensazioni che lo hanno accompagnato. “Il silenzio perfetto” è prodotto dalla Nucciarte Produzioni, con il sostegno di Irritec Spa e Cavagrande e la collaborazione di Sitec srl e Gelaterie Sapore di Sale. Il soggetto, la sceneggiatura, la regia e i disegni sono di Francesco Lama, la post produzione di FreeDay Production, le musiche di Joe Castellano, Tindaro Raffaele Rondo siciliano ed altri autori siciliani.

Attraverso la piattaforma online produzioni dal basso http://sostieni.link/26280 si può partecipare attivamente alla produzione del documentario.

John Real, il talentuoso regista catanese dal gusto americano

Articolo di Patrizia Rubino     Foto di Salvo Gravina

Non ama essere definito enfant prodige ma John Real, nome d’arte di Giovanni Marzagalli, classe 1988, regista, autore e produttore catanese, ha cominciato giovanissimo a lavorare dietro la macchina da presa, riscuotendo consensi e importanti riconoscimenti. Aveva soltanto ventuno anni quando vinse il Globo d’Oro come “Regista rivelazione dell’anno” con il film horror “Native”, girato sull’Etna. Alle spalle un percorso formativo all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna e due Master all’UCLA della California, la prestigiosa università americana. Dieci film, una serie tv, diversi cortometraggi e tanti altri lavori.

Sin dall’ inizio della sua carriera si è imposto come regista di genere, dal fantasy all’ horror per poi virare sul thriller psicologico e sul drammatico. Dalla fantasia pura alla cruda realtà.
«Amo raccontare storie che provocano forti emozioni, perché credo che il cinema sia un mezzo straordinario attraverso il quale si possano provare situazioni al limite della realtà. Dico questo perché nei miei film fantasy o horror, generi che mi hanno contraddistinto, c’ è sempre un fondo di verità, un legame con la vita quotidiana che per assurdo rende la storia più credibile e, quindi, più emozionante. Il colpo di scena e la suspence continuano ad essere presenti anche quando tratto il thriller psicologico o il genere drammatico».
Nei suoi film c’è una regia di evidente impronta americana; le atmosfere, il suo modo di lavorare, spesso la scelta dei cast e persino i titoli quasi sempre in lingua inglese.
«Il film che mi fece appassionare al mondo del cinema all’età di otto anni fu “L’ultimo dei Mohicani”. Una pellicola epica, travolgente ed americana appunto. Amo molto il modo di fare cinema degli americani e non soltanto in senso artistico. Negli USA si punta molto al prodotto e a quanto può dare, una vera e propria industria che nulla toglie alla professionalità e al merito dei nuovi autori. A differenza dell’Italia dove in questo settore purtroppo si scommette davvero poco sui giovani talenti e sulla professionalità».

Nulla toglie, però, allo strettissimo legame che ha con la sua terra, la Sicilia.
«Sono profondamente attaccato alle mie radici e ai miei valori. Da buon siciliano credo moltissimo nella famiglia, ne ho già una mia, una compagna e due splendidi bimbi. Da sempre, inoltre, lavoro con le mie due sorelle, Adriana che è sceneggiatrice e Maria che si occupa di scenografia. Un lavoro di squadra che grazie all’empatia data dal nostro legame affettivo, ci consente di raggiungere i risultati che ci siamo prefissi. La Sicilia, inoltre, è costantemente presente nei miei film, la scelgo per i luoghi e i paesaggi straordinari ed ineguagliabili. La nostra regione offre un grandissimo potenziale nel settore cinematografico, mancano però gli strumenti e l’organizzazione delle professionalità. Il mio sogno è quello di realizzare qui un polo cinematografico, degli studios, per accrescere sempre più l’interesse di produzioni straniere e al contempo per creare reali opportunità di lavoro per i giovani talenti che spesso si trovano costretti a lasciare la nostra terra».

Ha unito al lato artistico anche quello imprenditoriale. Qualche anno fa ha fondato la Real Dreams Entertainment, società di produzione e distribuzione cinematografica.
«In realtà sono diventato produttore per necessità, considerata la difficoltà di trovare fondi per finanziare i miei film, mi sono organizzato di conseguenza. Ad oggi, però la “Real Dreams” è una realtà in continua crescita, per i servizi che offre ma anche perché mira alla formazione delle professionalità artistiche e tecniche».

I suoi prossimi progetti?
«Purtroppo a causa del lockdown ho dovuto interrompere degli importanti progetti lavorativi. Presto riprenderò la lavorazione di due film; al momento posso soltanto dire che uno sarà di genere drammatico e per la prima volta mi cimenterò in un film western. Una nuova sfida che non vedo l’ora di affrontare».

Devotion, l’ode alla bellezza di Dolce e Gabbana

Articolo di Omar Gelsomino

L’estro, la creatività, il sogno e la bellezza. Questi elementi contraddistinguono il marchio D&G.

Presentato in anteprima mondiale al Teatro Antico durante l’edizione 2020 del Taormina Film Fest “Devotion”, la pellicola prodotta da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, è arrivata anche a Caltagirone, seconda tappa dopo Siracusa. La Regione Siciliana ha scelto Dolce&Gabbana per promuovere e valorizzare l’Isola, da sempre ambasciatore della Sicilia e dell’Italia nel mondo. Anche la città della ceramica è stata animata da questo evento tanto atteso. Dalla Villa comunale è partita una sfilata formata dalla banda dell’associazione musicale “Luigi Sturzo” e dalla banda Montecassino di Militello in Val di Catania, seguite da gruppi folkloristici e dai carretti siciliani per giungere in piazza Umberto. Mentre in via Vittorio Emanuele degli stand decorati con i colori e i motivi dei carretti siciliani e gli allestimenti tipici del folklore siciliano esponevano le eccellenze enogastronomiche del territorio e del settore ceramico con i Distretti e i Consorzi della Regione Siciliana sotto la supervisione del maestro pasticciere Nicola Fiasconaro; in via Roma, piazza Umberto, via Duomo, via Principe Amedeo e via Luigi Sturzo, diversi maestri ceramisti con le loro postazioni si sono esibiti in alcune estemporanee. Nel piazzale di Sant’Orsola il meraviglioso spettacolo della Primaria Compagnia dei Pupi Siciliani di Caltagirone intratteneva i passanti.

 

Dopo i saluti del sindaco di Caltagirone Gino Ioppolo e dell’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza e gli interventi del direttore del Museo Regionale della Ceramica Andrea Patanè, della dirigente scolastica del Liceo Artistico “Sturzo” Concetta Mancuso, lo storico Giacomo Pace Gravina, il presidente del Distretto Produttivo Ficodindia di Sicilia Antonio Lo Tauro, la presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, accompagnati dalle immagini della dimostrazione al tornio del maestro ceramista Mario Milazzo e del piccolo Giacomo, poi è arrivato il momento clou della serata con la proiezione di “Devotion”. Ancora una volta Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno scelto il regista premio Oscar Giuseppe Tornatore per raccontare l’amore incondizionato per la Sicilia, con le musiche del Maestro Ennio Morricone, scomparso il mese scorso.

“Devotion” racconta l’infinito amore di Domenico Dolce e Stefano Gabbana per la Sicilia, fonte inesauribile della loro creatività, e l’instancabile passione per il loro lavoro: un intimo percorso alla scoperta di una dimensione autentica e lontana dai riflettori della moda. Un’ode alla bellezza, alla cultura, alle tradizioni e ai saperi che sfociano nell’incontro tra la Sicilia e Dolce&Gabbana rendendo uniche le loro creazioni.

Domenico Dolce spiega come è nata l’idea di Devotion: «Quando abbiamo deciso di presentare a Palermo le Collezioni Alta Moda, Alta Sartoria e Alta Gioielleria, abbiamo chiesto al Maestro Giuseppe Tornatore se aveva voglia di seguirci e fare questo lavoro su di noi, ma la cosa ci imbarazzava alquanto data la sua incredibile statura di regista premio Oscar. È stata una bella sfida: noi sappiamo fare vestiti, non siamo attori».

«All’inizio ha prevalso l’imbarazzo, ma Giuseppe è stato molto bravo a farci sentire a nostro agio. Ci ha fatto ricordare le difficoltà e le gioie dei nostri primi anni: allora come oggi, condividevamo un obiettivo; l’amore e l’entusiasmo che da sempre mettiamo nel nostro lavoro e che ci hanno portati dove siamo oggi» commenta Stefano Gabbana. «Della Sicilia amiamo tutto: i colori, le espressioni artistiche, gli scorci mozzafiato, le feste di paese, la buona cucina, il folclore che rivela l’anima del territorio e delle persone che lo abitano, il suo ‘bello assoluto’. Amiamo tutto ciò che è siculo – spiegano Domenico Dolce e Stefano Gabbana -. Quello che cerchiamo di fare con il nostro lavoro è raccontare, valorizzare e tramandare questo patrimonio culturale di straordinaria bellezza. Le cose belle devono essere preservate e mai come adesso abbiamo tutti bisogno di ripartire: come sempre, continueremo a puntare sull’Italia ripartendo da questa meravigliosa isola, fonte inesauribile della nostra creatività».

Per il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci «Il genio artistico e creativo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana ha contribuito a diffondere nel mondo l’immagine solare e positiva della Sicilia. L’originalità e la qualità delle loro creazioni sono il miglior biglietto da visita per una regione in cui natura, colori, profumi, storia e cultura si fondono in un paesaggio talmente affascinante da colpire il cuore e la mente del viaggiatore e stimolare la fantasia di chi ancora non ha visitato questa splendida terra».

«Vedere questo centro storico magnifico, per una persona sensibile all’arte, alla cultura e alla storia, di questa terra meravigliosa di Sicilia penso sia stata la scelta appropriata inserire Caltagirone in una delle tappe del progetto itinerante di Devotion – dichiara Nicola Fiasconaro -. L’accoglienza e l’entusiasmo che trasmette la gente è davvero emozionante. Folklore, bellezza, arte e cultura rappresentano un connubio magnifico. La scelta di Dolce&Gabbana di fare un accordo con la Regione Siciliana è una grande scommessa, speriamo di saper cogliere questa opportunità unica e storica che ci viene offerta, perché può risollevare questo nostro immenso patrimonio agroalimentare. Il meglio della Sicilia sarà messo in luce grazie alla visione di Domenico Dolce e Stefano Gabbana».

A far cornice sulla Scala di Santa Maria del Monte è stato realizzato un disegno artistico, formato da piante e coppi, che rappresenta la foglia d’acanto da sempre soggetto della secolare decorazione ceramica mentre i coppi illuminati rappresentano il fiore, e poi in chiusura lo spettacolo dei fuochi d’artificio in attesa che iniziasse la seconda proiezione. Questo progetto itinerante basato sulla bellezza della Sicilia racchiuso in “Devotion” continuerà a Castellammare del Golfo (8 agosto), a Palermo (12 agosto) ed infine a Polizzi Generosa (16 agosto).

 

 

La vita osservata con gli occhi di una “Picciridda”

Articolo di Eleonora Bufalino   Foto di Paolo Licata

“Picciridda, con i piedi nella sabbia”: un titolo che evoca i suoni, i colori e i profumi di una terra magnifica e complessa. Leggendo queste semplici parole immaginiamo una picciridda sulla riva di una spiaggia, con i piedi e i pensieri immersi tra i granelli dorati e l’ orizzonte del mare siciliano.
Paolo Licata, giovane sceneggiatore palermitano, compie il suo esordio come regista con un film tratto dall’omonimo romanzo di Catena Fiorello, donando al mondo del cinema un’opera emozionante, dai tratti realistici e sprezzanti.

Una storia ambientata sul finire degli anni ’ 60 in una piccola isola della Sicilia, «quasi a voler marcare ancor di più il senso d’isolamento dei personaggi dal resto del mondo», ci spiega il regista. Un’isola nell’isola, dunque, dove i fatti si succedono mostrando i ritmi faticosi del lavoro nelle campagne del Sud, i volti stanchi dei contadini, le stradine polverose del paesino in cui la protagonista vive. Lucia, interpretata da una brillante Marta Castiglia, è solo una picciridda quando assiste impotente e arrabbiata alla partenza dei genitori per la Francia, in cerca di un lavoro per loro e di un futuro più speranzoso. E continua a esserlo, una picciridda, mentre osserva il mondo degli adulti, fatto di litigi e incomprensioni, come quelli che nonna Maria, alla quale Lucia viene affidata, non le vuole spiegare. Lucia Sardo ricopre il ruolo di una nonna autoritaria e severa che tutti, con tono rispettoso, chiamano “Donna Maria”, dal carattere orgoglioso e restìo a esprimere i sentimenti. Lucia s’interroga sul perché di quegli atteggiamenti imperscrutabili e sul rifiuto categorico della nonna di avere un rapporto con la sorella Pina e il cognato Saro.

Alla giovane Lucia la nonna intima di non salutarli né guardarli, come accecata da un antico rancore di cui però non si può parlare o chiedere spiegazioni. La trama scorre sullo schermo svelando le ombre del passato familiare, fatto di segreti impronunciabili e ferite ancora aperte. E sempre picciridda è la protagonista quando ne prende consapevolezza e li vive sulla propria pelle, in una vicenda che la segnerà per sempre, scoprendo che il mondo non è solo la sabbia umida sotto i piedi, ma anche cattiveria e dolore. I paesaggi della natura siciliana fanno da contrasto alle scene più forti e vere, in un connubio intrigante, conducendo a un epilogo che ricalca anch’esso la sicilianità e in cui trova posto la vendetta personale. Le tematiche pregnanti del film sembrano uno specchio dell’attualità: l’emigrazione vista dagli occhi di una ragazzina, la violenza sulle donne vittime di situazioni spesso inestricabili, le etichette con cui si giudica superficialmente.
“Picciridda, con i piedi nella sabbia” è uscito nelle sale lo scorso 5 marzo ma, a causa della recente emergenza sanitaria, solo adesso è nuovamente possibile tornare a vederlo, abbandonandosi alle emozioni che Paolo Licata, con la sua riuscitissima opera prima, intende trasmetterci. «Attendevo da tempo la storia giusta – ci svela il regista – e dopo aver letto il libro di Catena, ho subito pensato che quella lo era e le ho proposto quest’avventura. Sebbene il periodo difficile, il film sta ottenendo dei riscontri positivi. La scelta degli interpreti è sempre la parte più bella e attraverso loro ho voluto mostrare dei temi che si ripropongono da sempre nella storia dell’umanità; il bisogno di spostarsi altrove e la cattiveria umana, tra i principali».

Tra gli altri attori e attrici, Katia Greco nel ruolo di Rosa Maria (la giovane figlia di Pina e Saro, innamorata di un uomo sposato, che subisce l’abbandono dopo il “disonore”), Federica Sarno, nel ruolo di Lucia da adulta, Ileana Rigano, Tania Bambaci, Claudio Collovà, Loredana Marino, Mauro Spitaleri, Maurizio Nicolosi, Gerlando Gramaglia, Ignazio Mazzeo.
Uno spaccato dolceamaro, Picciridda, che ci ricorda come la sofferenza e le difficoltà temprano la vita che, nonostante tutto, prosegue sempre.

Alessio Vassallo «Amo raccontare storie»

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Paolo Ciriello

Si è imposto nel panorama cinematografico e televisivo come uno dei più promettenti attori italiani. Nella sua giovane e brillante carriera ha ricoperto tantissimi ruoli, anche se il pubblico lo conosce come Mimì Augello de “Il giovane Montalbano”. Alessio Vassallo, trentaseienne artista poliedrico palermitano, dopo aver conseguito il diploma alla prestigiosa Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” debutta in teatro, senza mai abbandonarlo, iniziando a recitare oltre che nella serie dedicata al commissario di Camilleri, attraverso la quale ha conquistato la notorietà a fianco di Michele Riondino, anche in tante altre serie di successo: da “Agrodolce” a “Edda Ciano e il comunista” a “Romanzo siciliano”, passando per «Squadra antimafia – Palermo oggi 2», «I Medici» e in diversi film, cortometraggi e spot televisivi. Incontriamo Alessio Vassallo, conosciuto e apprezzato per il suo straordinario talento, e ci racconta la sua vita, la sua carriera e i suoi progetti come una qualunque persona normale, soddisfatto del suo bellissimo lavoro.

Quando nasce la passione per la recitazione?
«I primi anni all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico sono stati fondamentali. Oltre a nutrire quotidianamente la mia passione, questi anni mi hanno donato una forte disciplina che per il mio lavoro è l’ingrediente più importante».

Tanti i ruoli interpretati sinora, ma quello che ti ha insegnato o colpito di più qual è stato?
«Penso il primo. Nel film “La vita rubata” interpretavo Pasquale Campagna insieme con Beppe Fiorello, che impersonava Pietro Campagna. A questi due fratelli è stata uccisa barbaramente una sorellina di soli diciassette anni dalla mafia. Raccontiamo la storia di Graziella Campagna. Ricordo ancora i fratelli che vivevano con noi sul set durante le riprese. Ricordo l’emozione e la responsabilità di quel ruolo. È stato un inizio di carriera molto forte che mi ha anche imposto di perseguire una linea professionale molto precisa».

Cosa ricordi del tuo esordio nel 2008?
«Avevo una così poca consapevolezza che mi rendeva attorialmente sotto certi aspetti più libero».

Nella serie “Il giovane Montalbano” hai interpretato il ruolo di Mimì, quanto ti assomiglia questo personaggio?
«Volete sapere se sono un femminaro? La risposta è no. Da buon siciliano amo le belle donne. Credo molto nell’amore e soprattutto spero presto, al contrario del buon Augello, di farmi una famiglia. Di certo la mia autoironia è molto simile a quella del personaggio scritto da Camilleri. E forse anche la sua genuinità».

Ti rivedremo in una nuova stagione de Il Giovane Montalbano?
«Il 23 Marzo sono tornato in tv sempre a Vigata con “La concessione del telefono”. Uno dei romanzi a mio avviso più belli del maestro Camilleri. Il giovane Montalbano a oggi non se ne parla… ma qualcosa mi fa pensare che prima o poi torneremo».

Teatro, cinema e tv, cosa preferisci?
«Amo raccontare storie. Il mezzo è l’ultimo dei miei problemi. Per me è più importante cosa racconto al pubblico. Raccontare una storia a qualcuno è una gran bella responsabilità. E ogni volta prima di mettermi sulle spalle una tale responsabilità ci penso molto bene».
Il momento più bello della tua carriera?
«Mesi fa durante le riprese de “La concessione del telefono”. Era un progetto che aspettavo da un po’ di tempo. Davvero il classico sogno che diventa realtà».

Cosa porti dentro di te della Sicilia? Quanto ti manca?
«Io sono siciliano. Proprio nel modo di pensare, di vivere… quindi, dentro non porto nulla. Semmai sono io che porto qualcosa agli altri. La Sicilia mi manca tanto… Ogni volta che vado a trovare i miei, penso… Voglio tornare a vivere qui. Restare qui. Poi, ahimè, ho sempre un aereo che mi riporta a Roma».

Sei soddisfatto del tuo successo?
«Si. Sono soddisfatto felice della mia carriera fino ad oggi. Delle scelte fatte. Il successo o la popolarità… sono soltanto delle conseguenze del nostro lavoro. E sinceramente non ci ho mai fatto tanto caso. Sono un po’ fuori moda… lo so… oggi siamo invasi dal successo, tutti hanno successo, ma spesso è un successo senza alcun contenuto».

Fuori dal set cosa ti piace fare?
«Stare con le persone alle quali voglio bene e sono davvero pochissime. Passare il tempo con i miei genitori e con la persona che amo.

Puoi anticiparci il tuo ruolo ne La concessione del telefono?
«Interpreto Pippo Genuardi. Penso possa bastare».

Quali sono i tuoi progetti futuri?
«Dopo la messa in onda importante de “La concessione del telefono” sono tra i protagonisti di un progetto molto interessante tratto dai racconti di Carofiglio “Passeggeri Notturni” in onda su Rai Play e tra poco inizio le riprese di un film per il cinema… ma non posso anticipare nulla».