Articoli

i racconti della domenica

“I Racconti della domenica” diretto da Giovanni Virgilio

Uscirà il 10 novembre ‘I Racconti della domenica’, lungometraggio diretto da Giovanni Virgilio (La bugia biancaMalarazza), con protagonisti Alessio Vassallo, Stella Egitto, Paolo Briguglia, Emmanuele Aita e per la prima volta sullo schermo il bambino, Raffaele Cordiano. Il film è interpretato anche da Rita De Donato, Francesco Foti, Irene Maiorino, Plinio Milazzo, Cosimo Coltraro, Federica de Benedittis e Francesca Della  Regione. Sceneggiato dallo stesso regista con Marco Spagnoli, Manuela Gurgone e Luca Arcidiacono, il film si avvale della direzione della fotografia di Gianni Mammolotti, dei costumi di Laura Costantini, dei VFX di Nicola Sganga.

Le riprese si sono tenute in una prima fase in Calabria, a Serra San Bruno (Vibo Valentia) e in una seconda fase a Castiglione di Sicilia (CT), e nel catanese.  ‘I Racconti della domenica’ è prodotto da Movieside Cinematografica con Rai Cinema, con il contributo del MiC – Ministero della Cultura e con il sostegno della Sicilia Film Commission.

i racconti della domenica

Il film, che uscirà in sala con Movieside Distribution, abbraccia quarant’anni di Storia Italiana e siciliana, dal 1934 alla morte di Aldo Moro, attraverso la storia di Francesco – uomo onesto, amante della vita e dei diritti e dei doveri –  che racconta la propria vita scrivendo lunghe lettere al padre, partito per l’America che lui era bambino. Ma, fra dollari che il padre stesso manda alla famiglia in Sicilia, non c’è alcuna risposta. Dalla giovinezza durante la guerra, alla candidatura a sindaco del proprio paese, la vita di Francesco è uno spaccato della Storia d’Italia e della Sicilia. La storia di un uomo che, cresciuto senza un padre, è diventato il Padre di tutti i suoi cittadini.

 Guarda il trailer: clicca qui.

giovanna taviani

Le due anime di Giovanna Taviani. La letteratura e il cinema per raccontare la realtà

di Omar Gelsomino , Foto di  Salina Doc Fest e Cris Toala Olivares

Ha un curriculum di tutto rispetto: studiosa di letteratura, saggista, critica cinematografica e regista. Già Giovanna Taviani, figlia del grande Vittorio e nipote di Paolo, ha il cinema nel sangue. Dopo aver insegnato letteratura, scritto saggi sul cinema si è cimentata con grande successo nei documentari, tanto da vincere diversi premi e di recente con Cùntami anche il Nastro d’Argento, ha ideato ed è la direttrice artistica del Salina Doc Fest.

«Sono un po’ tutte queste anime. Ho cominciato come saggista con il percorso di Letteratura Contemporanea, Letteratura e Cinema alla Sapienza di Roma e poi con Romano Luperini, grazie a lui ho realizzato il mio primo video. Sono arrivata al cinema come critica cinematografica perché collaboravo con la rivista Allegoria e poi realizzando video didattici per le scuole. Così mi sono cimentata nel linguaggio del documentario. Da quando ero piccola ho capito che mi sarebbe piaciuto scrivere per immagini. Posso dire che le mie due anime, quella della letteratura e quella del cinema, si sono fuse nei miei documentari».

 

Nonostante le sue origini romane è siciliana d’adozione, ha vissuto anche a Palermo. «A Salina vado da quando sono piccola, con i miei fratelli nell’84 fummo i protagonisti del film di mio padre e mio zio “Kaos”, tratto da Pirandello. Loro dieci anni prima acquistarono una casa a Salina, che abbiamo ancora, scegliendola come dimora della loro anima. Più che siciliana mi sento isolana. Ho sentito sempre Salina e la Sicilia come la mia isola».

salina

Dai lunghi soggiorni sulla piccola isola eoliana e crescendo con la gente del luogo è nato un amore indissolubile, tanto che ha ideato il Salina Doc Fest. «Poiché Salina è l’isola della Panaria Film fondata da Francesco Alliata, la prima casa di produzione del documentario subacqueo, attraverso cui Quintino di Napoli, Fosco Maraini, Pietro Moncada, Giovanni Mazza e Renzo Avanzo realizzarono meravigliosi documentari sull’isola e la sua gente, pensai di fare un festival sul documentario narrativo. Ho sempre considerato che si potesse documentare la realtà raccontando una storia, mettendo insieme la grande narrazione con la documentazione, così è nato il Salina Doc Fest».

 

Giunto alla sua XVI edizione, dopo Roma il Festival approderà a Salina dal 15 al 18 settembre prossimi e avrà come tema Diaspore, incontri e metamorfosi. «Osservando il tragico momento che stiamo vivendo l’immagine della guerra ci restituisce l’idea della diaspora, del viaggio verso nuovi luoghi che diventano occasioni d’incontri, di metamorfosi e di cambiamenti. Come diceva Vincenzo Consolo: “La civiltà nasce dallo spostamento dell’uomo”. Senza viaggi, spostamenti, diaspore l’essere umano non sarebbe tale».

giovanna taviani

Giovanna Taviani si è aggiudicata il premio speciale nella sezione documentari ai Nastri d’Argento con Cùntami, un road movie che racconta del viaggio di alcuni uomini alla ricerca di narratori orali con lo scopo di raccontare la Sicilia attraverso storie popolari, i cui protagonisti sono Gaspare Balsamo, Giovanni Calcagno, Mimmo Cuticchio, Mario Incudine, Youssif Jarallah e Vincenzo Pirrotta.

 

«Cùntami è nato dopo il mio trasferimento a Palermo. Incontrai Mimmo Cuticchio nel Vermont, ma collaborando con i Palumbo Editore decisi di andarlo a conoscere e rimasi affascinata dal festival “La Macchina dei Sogni”, conobbi i suoi allievi. Scoprii questa meravigliosa comunità palermitana che ancora crede nella forza del racconto, così presi la macchina e andai in giro per la Sicilia a scoprire i nuovi narratori. Da lì ho visto quello che sarebbe diventato il mio film con cui ho vinto il Nastro d’Argento. In questo momento di caos tornare al racconto e alle grandi storie aiuta ad affrontare meglio il presente».

 

Prima di tornare ai suoi impegni professionali Giovanna Taviani ci svela alcuni suoi progetti. «Sto pensando al mio primo film di finzione, sono molto affascinata dall’attualità, dalla contemporaneità del mito, cioè dalle risposte che ci possono dare ancora oggi le grandi storie».

 

Caltagirone Short FilmFest: prende il via il 16 luglio

Caltagirone Short FilmFest: prende il via il 16 luglio la kermesse che promuove il cinema e il suo legame con la Sicilia. Tra gli eventi più attesi la consegna del Premio Antonio Grasso al giornalista Michele Cucuzza

 

Si apre sabato 16 luglio la I edizione del Caltagirone Short FilmFest, una kermesse in quattro giornate ricche di eventi, proiezioni e incontri a ingresso libero per dare voce al cinema più giovane e innovativo. La manifestazione si terrà nel centro storico della cittadina siciliana, già Patrimonio Unesco dal 2002, famosa per le sue architetture barocche e per le ceramiche artigianali.

  clizia fornasier e attilio fontana

La serata di apertura, condotta da Beppe Convertini nella suggestiva cornice di Piazza del Municipio, vedrà la proiezione dei cortometraggi fuori concorso tra cui “Destinata Coniugi Lo Giglio” di Nicola Prosatore e “Mai insieme a te” di Giulia Galati; vi sarà la presentazione della manifestazione nazionale “Verga 100” – promossa dalla cittadina di Vizzini (CT) e curata dal regista Lorenzo Muscoso – per il Centenario di Giovanni Verga, autore che ha ritratto in forma autentica la Sicilia di fine ‘800. Nella serata di apertura saliranno sul palco ospiti illustri tra cui il regista Daniele Ciprì, Presidente di Giuria, gli attori Filippo Contri e Alessandro Mario, gli artisti Clizia Fornasier e Attilio Fontana che eseguiranno un medley musicale accompagnati dal M° Paolo Li Rosi.

 

Il festival, che dal 16 al 19 luglio si svolgerà anche negli spazi di Casa Verus, della Corte Capitaniale e del palazzo del Municipio, promuove e premia cortometraggi e documentari con un occhio particolare a quelle produzioni che narrano i caratteri e le emozioni della terra e della cultura siciliana. Tra gli eventi più attesi vi è anche la consegna del Premio Antonio Grasso – intitolato all’indimenticato corrispondente del giornale La Sicilia per il calatino per oltre 50 anni – al giornalista e conduttore catanese Michele Cucuzza (17 luglio) da quest’anno volto amatissimo del TG Sicilia.

michele cucuzza

Tra le sezioni competitive del Festival vi sono il Concorso Cortometraggi italiani e stranieri, il Concorso Documentari italiani e stranieri e il Concorso Cortometraggi di ambientazione o regia siciliana. I migliori corti presentati al Caltagirone Short FilmFest verranno messi in circuito sulla piattaforma streaming WeShort, nata proprio per dare spazio ad un selezionato catalogo di film brevi nazionali e internazionali.

 

Il Caltagirone Short FilmFest – ideato da Angela Failla, giornalista, scrittrice e sceneggiatrice – è organizzato dal Comune di Caltagirone ed è dal medesimo patrocinato insieme alla Regione Sicilia

 

La direzione artistica della kermesse è affidata ad Angela Failla ed Eva Basteiro-Bertolí, attrice, produttrice e cantante di origine catalana.

 

Il programma del festival è consultabile sul sito ufficiale del Caltagirone Short FilmFest

 

Caltagirone Short FilmFest: tra gli appuntamenti più attesi la consegna a Nicole Grimaudo del Premio Città di Caltagirone

È atteso dal 16 al 19 luglio 2022 il Caltagirone Short FilmFest, il festival internazionale per cortometraggi e documentari che, alla sua prima edizione, promuove e sostiene la cultura cinematografica e dell’audiovisivo con particolare attenzione a quelle opere che raccontano la terra siciliana. 

 

Il festival ospiterà l’anteprima italiana del corto “El quinto vagón” di Antonia San Juan, regista, sceneggiatrice e attrice, già protagonista del film di Pedro Almodóvar “Tutto su mia madre” e candidata ai premi Goya e CINESPAS. 

 

Tra gli appuntamenti più attesi vi è la consegna del Premio Città di Caltagirone a Nicole Grimaudo, attrice siciliana e ambasciatrice dell’isola nel panorama cinematografico internazionale. Il Premio Città di Caltagirone è un riconoscimento che viene assegnato a quegli artisti di origine siciliana che hanno saputo, nel loro percorso umano e professionale, diffondere e promuovere i valori della propria terra.

Caltagirone Short Filmfest

Il festival, con le sue direttrici Angela Failla ed Eva Basteiro-Bertolí, inaugura le sezioni competitive Cortometraggi italiani e stranieri, Documentari italiani e stranieri e Cortometraggi di ambientazione o regia siciliana, quest’ultima destinata a a sottolineare il prezioso legame tra l’isola e la settima arte. Questa prima edizione, che ruota intorno al concetto di bellezza del territorio, dei luoghi e delle tradizioni siciliane, prevede quattro giornate ricche di eventi, proiezioni e incontri che si terranno nel centro storico di Caltagirone, sito riconosciuto Patrimonio Culturale dell’UNESCO nel 2002.

 

Il Caltagirone Short FilmFest è organizzato dal Comune di Caltagirone ed è dal medesimo patrocinato insieme alla Regione Sicilia; l’evento è realizzato con il supporto di Amaro Siciliano e di Volcano Gin.

 

Le opere possono essere iscritte fino al 20 giugno al bando di concorso attraverso la piattaforma Filmfreeway: https://filmfreeway.com/CaltagironeShortFilmFestival  

 

Tutti i dettagli e gli aggiornamenti sul sito ufficiale del Caltagirone Short FilmFest.

 

Alla scoperta di Centuripe

di Patrizia Rubino, foto aerea di Pio Peri

 

È una piccola antichissima meraviglia incastonata nell’entroterra siciliano in provincia di Enna: Centuripe, cittadina tutta da scoprire, è situata su un territorio collinare attraversato da tre fiumi: Salso, Simeto e Dittaino. La suggestiva immagine della sua sagoma vista dall’alto raffigurante una stella marina o anche un uomo disteso ha fatto il giro del mondo, ma ben più rilevante è il fatto che custodisce uno dei patrimoni archeologici più importanti della Sicilia. Fu fondata dai Siculi intorno all’VIII secolo a.C., ma nel territorio ci sono segni d’insediamenti umani, risalenti al Neolitico e all’Età del bronzo. Sulle pareti di una grotta, detta Riparo Cassataro, a ridosso del Simeto, sono presenti, infatti, graffiti in ocra rossa raffiguranti uomini e animali, databili a più di 5000 anni fa.

Il periodo di maggior splendore di Centuripe fu raggiunto sotto il domino romano tra il III e il I secolo a.C., notevole la produzione di statuette in argilla e di vasi policromi, i celeberrimi “vasi centuripini”, opere preziose presenti nei maggiori musei del mondo come il Louvre, il British Museam, il Metropolitan Museum di New York. Mentre i resti archeologici più importanti risalgono all’Età imperiale, tra il I e il III secolo d.c.; i due edifici funerari Castello di Corradino e Dogana, gli edifici termali “Acqua Amara” e “Bagni”, gli Augustales, un complesso architettonico in cui veniva celebrato il culto di Augusto, per citarne alcuni.

«Centuripe è la terza città, dopo Catania e Taormina, con importanti resti dell’architettura romana in Sicilia, segno di un rapporto di grande vicinanza con Roma». A spiegarlo è il primo cittadino Salvatore La Spina, appassionato storico dell’arte, fortemente impegnato per il rilancio e la giusta valorizzazione di un territorio che ha attraversato la storia dei secoli. Si deve anche alla sua determinazione il rientro, dallo scorso anno, di un prezioso busto marmoreo di Augusto, ritrovato alla fine degli anni Trenta a Centuripe, e allocato al Museo Paolo Orsi di Siracusa, insieme ad altre due teste in marmo, Druso Minore e Germanico. «Ѐ molto importante – afferma La Spina – che queste opere siano ritornate nel luogo in cui sono state rinvenute, in quanto rappresentano una testimonianza importante della grandezza della nostra città nell’antichità, per la nostra comunità e per un’offerta culturale che possa sempre più incentivare lo sviluppo turistico».

Le opere dallo scorso agosto sono esposte al Museo Archeologico Regionale di Centuripe, che custodisce notevoli reperti dall’Età neolitica all’epoca tardo imperiale. Ma questo piccolo borgo, oltre che per la sua ricchezza storica e artistica, incanta anche per le sue straordinarie bellezze paesaggistiche, è definito, infatti, “balcone di Sicilia” per i suoi panorami mozzafiato dai quali si può ammirare tutta la Sicilia orientale; dai Nebrodi all’Etna maestosa, ai monti Erei sino a Siracusa. Particolarmente suggestiva l’area dei Calanchi del Cannizzola, nella valle del Simeto. Una distesa di valli e di dune argillose color ocra che suscita stupore per la particolare conformazione e per la vista spettacolare che offre da ogni angolazione. Un luogo unico e misterioso che nel 1966 fu scelto per alcune scene del film kolossal “La Bibbia” e che continua ad essere una location di grande appeal per film, spot e video musicali.

Di recente su una terrazza panoramica dei Calanchi è stata installata la “Big Bench” una gigantesca panchina rosa e blu, per ammirare lo splendido paesaggio da una prospettiva diversa. Un’iniziativa no-profit avviata dall’architetto americano Chris Bangle circa dieci anni fa in Piemonte. In Italia ci sono oltre duecento grandi panchine collocate in luoghi dai paesaggi incantevoli. «Questa meravigliosa panchina panoramica, oltre ad essere una grande attrazione – conclude il sindaco – sarà anche una sorta di sentinella sul territorio, contro atti d’inciviltà e d’incuria che nonostante la preziosità di questi luoghi siamo ancora costretti a contrastare».

 

scena de Il Padrino

Le citazioni più belle dei film girati in Sicilia

di Merelinda Staita

Moltissimi film girati in Sicilia, ancora oggi, vengono ricordati attraverso le frasi più belle pronunciate dai protagonisti. Le AFI 100 Years… series sono una serie di liste composte da una selezione di titoli del cinema statunitense, stilate annualmente dall’American Film Institute, per celebrare e promuovere l’interesse nella storia del cinema.

scena de Il Padrino

Al secondo posto della classifica AFI troviamo la storica frase pronunciata da Vito Corleone protagonista del Il Padrino – Parte I (1972), nel capolavoro di Francis Ford Coppola: “Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare”, enunciata da un indimenticabile Marlon Brando. Si piazza al cinquantottesimo posto nella classifica AFI: “Tieni i tuoi amici vicini, ma i tuoi nemici più vicini”.  Anche questa citazione è tratta dal film Il Padrino – Parte II  (1974) ed è Michael Corleone, un eccezionale Al Pacino, a dare questo monito.

Pensiamo al film Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi che vede Il barone Ferdinando Cefalù, interpretato da Marcello Mastroianni, sostenere una prassi alquanto discutibile: “Ad Agromonte la lettera anonima è una forma di prezioso artigianato: si comincia da bambini con i fogli di quaderno, fino ad arrivare ad esemplari pregiati, vergati da mani maestre”.

Degna di menzione, ancora oggi attualissima, è anche: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi: mi sono spiegato?”. Dal film Il gattopardo di Luchino Visconti (1963) con Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale e a pronunciarla è Tancredi.

scena valzer Il Gattopardo

Ricordiamo anche i film diretti da Giuseppe Tornatore come l’intramontabile Nuovo Cinema Paradiso, 1988, in cui Alfredo afferma: “Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere. Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti”; “Vattinni chista è terra maligna!”.

Malèna (2000) in cui Renato Amoroso dichiara: “Pedalavo come se fuggissi e in realtà fuggivo…!”.

E Baarìa (2009) ambientato a Bagheria, in cui l’attrice Lina Sastri, nel ruolo di Tana la mendicante, dice: “Muotti si, ma sparrati mai. Riuoddatillu!

Insomma, il cinema ha voluto raccontare la Sicilia attraverso citazioni diventate un vero cult a livello nazionale e internazionale.

scena valzer Il Gattopardo

I luoghi del Gattopardo. La “vecchia e nuova Sicilia” di Luchino Visconti

di Giulia Monaco,

   Foto di Di Natale Maria e Ass. B.C. Sicilia

 

Basta pensare al “Gattopardo”, e in un attimo la mente ci trasporta in uno sfarzoso salone gremito di gente. Gli occhi di tutti sono incantati ad osservare una coppia che danza sulle note del Valzer brillante di Verdi: si tratta di Claudia Cardinale e Burt Lancaster, nei panni di Angelica e del Principe di Salina. È una scena altamente simbolica, che rappresenta l’unione tra gli ideali della vecchia aristocrazia siciliana ormai decadente, impersonati da don Fabrizio, e la nuova borghesia nascente personificata da Angelica.

Il film “Il Gattopardo”, uscito nel 1963, è la trasposizione cinematografica dell’omonimo capolavoro di Tomasi di Lampedusa, e narra le vicende della società siciliana a seguito dello sbarco dei Mille, durante il delicato passaggio dal regime borbonico all’Unità d’Italia.

scena valzer Il Gattopardo

Il regista Luchino Visconti non si limitò a girare un film, ma dipinse un vero e proprio affresco, modellato alla perfezione sul progetto letterario di Tomasi. Ogni scena è un quadro votato al dettaglio e all’ eleganza estetica, e restituisce l’idea di quella Sicilia nuova e vecchia insieme raccontata dallo scrittore: una Sicilia in cui “è necessario che tutto cambi perché tutto rimanga com’ è”, per usare le parole del personaggio di Tancredi.

Per giungere a questo risultato fu determinante la scelta delle location, che impegnò il regista per diversi mesi. Ad accompagnarlo in Sicilia durante i sopralluoghi c’erano lo scenografo Mario Garbuglia, l’organizzatore generale Pietro Notarianni e Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa. Visconti non era disposto a badare a spese: quando il produttore gli raccomandò di contenere i costi che crescevano sempre di più, rispose «Io questo film lo posso fare solo così. Se lei vuole, mi può sostituire».

museo il gattopardo

Gran parte delle riprese si svolsero a Palermo: piazza San Giovanni Decollato, piazza della Vittoria allo Spasimo, piazza Sant’Euno e piazza della Marina furono i set principali, dove fu necessario fare importanti interventi al paesaggio per ricreare lo scenario ottocentesco della Sicilia post-unitaria. C’erano centinaia di saracinesche da sostituire con tende e persiane, la pavimentazione di asfalto da occultare con la terra battuta, pali e fili della luce e del telefono da eliminare.

La residenza dei Salina fu ricreata nella magnifica Villa Boscogrande, edificio tardo barocco situato sulle pendici del Monte Pellegrino, in cui fu realizzato un intervento di restauro nel tempo record di ventiquattro giorni. Infissi, pavimenti e soffitti furono rimessi a nuovo, le pareti furono affrescate e tappezzate, e la facciata venne completamente restaurata.

Per il Castello di Donnafugata, che nel romanzo sostituiva il feudo di Palma di Montechiaro, appartenuto alla famiglia dello scrittore, il regista scelse la città di Ciminna. Il viaggio verso la residenza estiva dei principi fu girato nei favolosi scenari della campagna di Piana degli Albanesi. Molte scene, inoltre, furono girate all’interno del Palazzo Manganelli a Catania.

location il gattopardo

L’ unica location già pronta e impeccabile era il Palazzo Valguarnera-Gangi, nel cuore di Palermo. Visconti ne rimase estasiato, e lo scelse per girare la scena iconica del ballo, che con i suoi 44 minuti di durata è la più importante dell’intera pellicola. Il salone giallo del palazzo venne allestito per l’occasione con estrema cura e raffinatezza. Le riprese durarono cinque settimane, durante le quali ogni sera venivano abbigliate seicento comparse e accese migliaia di candele, per ricreare al meglio l’atmosfera dell’epoca. Il risultato fu che la festa dei Ponteleone descritta da Tomasi tornò magicamente in vita tra le mura del salone, e la scena valse al film un meritatissimo Nastro d’Argento per la scenografia.

Probabilmente neppure lo stesso Visconti avrebbe mai potuto immaginare che quel valzer di Angelica e don Fabrizio era destinato a diventare la danza più celebre della storia del cinema.

Palazzo Adriano

Nuovo Cinema Paradiso vive negli abitanti di Palazzo Adriano


di Samuel Tasca,

Foto di Samuel Tasca e Nicola Vaiana

Immaginate un cielo stellato che sovrasta la piazza di un piccolo borgo della Sicilia. Intorno sono tutti incantati da un fascio di luce che, partendo dalla finestra del cinematografo, proietta un film sulla facciata delle abitazioni. Adesso aggiungete come sottofondo le note del maestro Morricone, e quella a cui state assistendo è una delle scene più conosciute al mondo, tratta dal film capolavoro di Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso.

Eppure quella piazza, con quella fontana e quelle case esistono davvero e si trovano a Palazzo Adriano, un borgo in provincia di Palermo, nascosto tra i Monti Sicani.

Palazzo Adriano

Una volta fatto il vostro ingresso in città sarà impossibile non riconoscere quella grande piazza. Basterà un attimo e vi sembrerà di essere finiti sul set del film. Questo perché, nel lontano 1988, l’intera città divenne il set scelto da Tornatore per ambientare il suo film. A portarlo nel borgo fu il padre, Peppino Tornatore, sindacalista della CGIL che conosceva bene il territorio e volle mostrare al figlio quella piazza, perché sapeva che sarebbe stata perfetta per il suo progetto. Indovinate chi fu la prima persona che incontrarono per chiedere informazioni? Nicola Granà, allora sindaco di Palazzo Adriano, pensate che fortuna! Da quel momento, Nuovo Cinema Paradiso si è intrecciato nelle vite degli abitanti di questa città, lasciando in loro un segno indelebile ricco di ricordi, emozioni e aneddoti. Tornatore e l’intera troupe si trasferirono lì per circa tre mesi e quasi tutti in città parteciparono alle riprese.

set nuovo cinema paradiso palazzo adriano

Lo ricorda bene Nicola Ribaudo, pittore e scenografo che fu allora incaricato della realizzazione di alcune delle scenografie utilizzate nel film. Nonostante siano passati oltre trent’anni, gli brillano ancora gli occhi nel descrivere la “sua” testa di leone, quella iconica scultura che tanto terrorizzava Totò ancora bambino, dalla quale usciva il fascio del proiettore.

Un ragazzino Totò, impersonato da un prodigioso piccolo Salvatore Cascio, che tutti ricordano per la sua esuberanza, proprio come nel film. Ce lo racconta, Caterina, che è la madre della bambina che interpretava la sorella di Totò, e che rammenta come dovette far piangere di proposito la figlia più volte per poter ripetere una scena nella quale Salvatore non riusciva a smettere di ridere.

È questo il vero tesoro custodito a Palazzo Adriano: sono i ricordi dei suoi abitanti, l’incredulità di aver preso parte a qualcosa che è arrivato a toccare gli animi di persone in tutto il mondo.

palazzo adriano veduta aerea

Un orgoglio che oggi viene portato avanti dall’assessore alla Cultura e al Turismo Totò Spata e da tutta l’Amministrazione comunale: «Il nostro obiettivo è quello di rigenerare il centro storico, mantenendo intatto l’impianto urbanistico. Puntiamo tantissimo alla promozione del territorio dal punto di vista turistico e culturale. Le opere importanti previste sono: la ristrutturazione dell’edificio nel quale sarà realizzato un museo del cinema, con annessa sala cinematografica per la proiezione di film d’autore. Il progetto prevede l’organizzazione di pacchetti grazie ai quali il turista, oltre a visitare i set del film, potrà assistere a seminari e proiezioni. Inoltre, verrà predisposta una scuola di formazione sulle professioni legate al cinema. Lo scorso 1° marzo è stato firmato un protocollo d’intesa con la Trapani Film Commission West Sicily, per l’attivazione di un ufficio cinema che gestirà i rapporti tra il comune e le produzioni cinematografiche. Inoltre, siamo impazienti di riprendere l’organizzazione della terza edizione del Paradiso Film Festival che si svolgerà tra luglio e agosto».

 

Una città, come potete notare, nella quale ogni abitante merita quell’Oscar che portò alla ribalta Tornatore. E se vi capiterà di passare da lì, sedetevi su una panchina o entrate in un bar e aspettate, presto arriverà qualcuno che non vede l’ora di poter condividere con voi la sua storia e i suoi ricordi, perché a Palazzo Adriano Nuovo Cinema Paradiso è un film che non è mai terminato e continua a vivere giorno dopo giorno nel cuore dei suoi cittadini.

 

Nuovo-cinema-paradiso

La storia del cinema in Sicilia

di Merelinda Staita

Abbiamo intervistato la professoressa Sarah Zappulla Muscarà, ordinaria di Letteratura Italiana, che si occupa di narrativa, teatro e cinema fra Otto e Novecento e di edizioni di testi e carteggi inediti, per conoscere le fasi e i segreti della storia del cinema in Sicilia.

Professoressa Sarah Zappulla Muscarà

Quando inizia la storia del cinema in Sicilia e qual è stata la sua evoluzione nel tempo?
«Il cinematografo giunge a Catania nel 1897, allorché un funzionario dei fratelli Lumière gira due documentari sulla Villa Bellini. Il periodo aureo della cinematografia catanese, durato poco meno di tre anni, si registra a ridosso della Prima Guerra Mondiale quando nella città etnea, più tardi proprio per questo fervore definita la “Hollywood sul Simeto”, sorgono numerose case di produzione che si collocano tra le più attive del settore: Etna Film, Katana Film, Sicula Film. Saranno le catastrofiche proporzioni del primo conflitto mondiale a mettere in forte crisi anche il settore cinematografico».

Nuovo-cinema-paradiso

Tantissimi i film che sono stati girati in Sicilia. Pellicole eccezionali che hanno influenzato la cultura di massa e acceso i riflettori sulle bellezze naturali di questa terra. Ci aiuti a scoprire i film e i luoghi che hanno suscitato grande interesse da parte dell’opinione pubblica.
«Scrive Gesualdo Bufalino: “Vi sono luoghi naturaliter cinematografici. I quali cioè invitano, quando non obbligano, la macchina da presa a cercarli, inseguirli, possederli… Un luogo simile è la Sicilia”. Molti sono, infatti, i film girati in Sicilia e/o ispirati a temi legati alla Sicilia e, soprattutto, alla sua grande letteratura (Capuana, Verga, Pirandello, Brancati, Patti e in tempi a noi più vicini Tomasi di Lampedusa, Sciascia). Ma se spesso il cinema ha colto della Sicilia gli stereotipi più vieti e ripetuti, non sono rare le volte in cui, come nota ancora Bufalino, “il talento, la coscienza, il solidale amore” per questa terra hanno prodotto film che sono rimasti indelebili nella memoria collettiva e nella storia della settima arte. Si pensi ai film di registi come Luchino Visconti (La terra trema, 1948; Il Gattopardo, 1963), Pietro Germi (In nome della legge, 1949; Il cammino della speranza, 1950; Divorzio all’italiana, 1962; Sedotta e abbandonata, 1964), Roberto Rossellini (Stromboli, Terra di Dio, 1949), Michelangelo Antonioni (L’avventura, 1960), Francesco Rosi (Salvatore Giuliano, 1962; Cadaveri eccellenti, 1976), Paolo e Vittorio Taviani (Un uomo da bruciare, 1962; Kaos, 1984), Damiano Damiani (Il giorno della civetta, 1968), Giuseppe Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso, 1988). Né può essere trascurata la grande lezione di Verga, tutta la storia del cinema italiano è intrecciata, sia pure con alterna fortuna, al suo nome e alla sua opera. Numerosi i film tratti da Cavalleria rusticana, Storia di una capinera, La Lupa, L’amante di Gramigna, Caccia al lupo. Capolavoro del cinema muto è inoltre Sperduti nel buio di Nino Martoglio, del 1914, trafugato durante gli eventi bellici e mai più ritrovato. Verga e Martoglio, infatti, hanno segnato la generazione di cineasti formatasi alla scuola di Umberto Barbaro (altro siciliano), direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia, destinata a dar vita alla stagione d’oro del cinema italiano, il neorealismo».

Il gattopardo ballo

Malèna

Oggi la Sicilia è un grande set a cielo aperto: tra cinema e serie tv tutti vogliono girare in Sicilia. Negli ultimi mesi quali troupe e grandi attori hanno scelto borghi e città d’arte per ambientare le loro produzioni?
«La Sicilia continua, con grande vivacità, ad essere presente nella vita del cinema italiano. Lo testimonia la schiera di cineasti, anche giovani, attivi sui set siciliani. Mi piace, infine, ricordare due film, di cui uno attualmente in lavorazione, legati alla Sicilia e all’opera di un autore universalmente noto, Luigi Pirandello. Il recente Leonora addio di Paolo Taviani, premiato dalla critica a Berlino, che racconta la singolare vicenda delle ceneri pirandelliane e del loro avventuroso viaggio da Roma a Girgenti dove, secondo le volontà testamentarie dello scrittore, vennero murate in una rozza pietra modellata dallo scultore Mazzacurati e collocata sotto il grande pino che sorgeva al Caos nei pressi della casa natale. Pirandelliano anche l’altro film dal titolo La stranezza. Una commedia da fare, ambientato negli anni Venti, alla vigilia dei Sei personaggi in cerca d’autore, che il regista palermitano Roberto Andò sta girando tra Palermo, Agrigento, Erice, del cui cast fanno parte Toni Servillo, Donatella Finocchiaro, il duo Ficarra e Picone, anch’essi registi e attori di successo (con Leo Gullotta nel loro recente Incastrati). Molto ha fatto il cinema per valorizzare i luoghi della Sicilia legati soprattutto alle opere dei suoi scrittori. Si pensi alla Aci Trezza di Terra trema o alla Catania dei film tratti da Brancati (Il Bell’Antonio, Don Giovanni in Sicilia) o ancora alla lussureggiante campagna etnea dei film tratti da Patti, alla Sicilia de Il Gattopardo o a quella interna di Sciascia. Ma certamente a valorizzare il paesaggio siciliano è stata soprattutto la serie televisiva del Commissario Montalbano dai romanzi di Andrea Camilleri. Certo allo straordinario successo internazionale della serie hanno contribuito la singolare lingua inventata dallo scrittore, l’empatia degli interpreti, la gradevolezza delle storie, la gustosa cucina di Enzo e di Adelina, ma soprattutto la bellezza del paesaggio, col suo incontaminato barocco e splendido mare. Sulla scia del Commissario Montalbano si muove Màkari, la serie recentemente tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri che mostra un’altra parte della Sicilia, finora poco nota al grande pubblico, quella occidentale. Certo il cinema e le serie Tv, se adeguatamente utilizzati, potranno contribuire a promuovere il turismo e valorizzare una terra che, se pur piena di contraddizioni e talora avvilita da forte degrado, è ricca di un patrimonio unico di tradizioni, costumi, storia, cultura, bellezza paesaggistica».

Aveva ragione il grande Leonardo Sciascia: “Il cinema si interessa della Sicilia perché la Sicilia è cinema”.

Abbazia Santa Maria del Bosco

Tutti “INCASTRATI” da Ficarra e Picone. I luoghi della serie made in Sicily targata Netflix

di Giulia Monaco

foto di Abbazia Santa Maria del Bosco, Cre.Zi.Plus, Samuel Tasca

“Incastrati” è la prima serie scritta, diretta e interpretata da Ficarra e Picone, in onda in esclusiva su Netflix a partire dallo scorso gennaio, e ha riscosso un enorme successo, scalando la classifica dei titoli più visti.

La coppia di comici siciliani si è cimentata per la prima volta in una serie crime-comedy che spazia tra generi diversi, dalla commedia degli equivoci al family drama, dall’action al poliziesco: a dominare i sei episodi c’ è una leggerezza fatta di sane risate e battute brillanti senza scadere mai nel turpiloquio, né cedere alla tentazione di mettere in fila una mera concatenazione di sketch, come ci si potrebbe aspettare da due comici dal vastissimo repertorio come Salvo Ficarra e Valentino Picone.

locandina serie incastrati

La trama, che si dipana in sei episodi da 30 minuti ciascuno, narra le maldestre avventure di due cognati, Salvo e Valentino, vittime di una serie di sfortunati equivoci, di una naturale predisposizione alla cialtroneria e di uno scarsissimo tempismo, che li condurrà a rimanere “incastrati”, appunto, nelle grinfie di Cosa Nostra per via di un omicidio non commesso. Del resto, anche la stessa Cosa Nostra viene dissacrata, con i suoi boss un po’ goffi dai nomi macchiettistici (Primo Sale, Cosa Inutile), che non riescono a organizzare nemmeno una riunione di cosca vecchio stampo, visto che i membri del clan preferiscono incontrarsi su Zoom per andare incontro agli impegni di tutti.

Ma se una protagonista è la comicità brillante, l’altra è sicuramente la Sicilia, cui il duo comico ha reso omaggio ambientandovi tutte le scene.

set serie Incastrati

In primis, questo gioco di incastri malavitosi ci porta nel cuore di Palermo. Gli scorci del capoluogo siciliano non sono certo i classici highlights da itinerario turistico, quanto piuttosto delle vie di snodo attraversate da due tecnici che si spostano per la città con il loro furgone.

I più attenti avranno riconosciuto la via Sammartino, nei pressi del Giardino Inglese, e via Papa Sergio, vicino al porto.

Il rifugio di Padre Santissimo è ambientato invece ai Cantieri Culturali della Zisa, un interessante esempio di archeologia industriale, oggi importante polo culturale della città. La struttura fu costruita per ospitare le Officine Ducrot e comprende 23 capannoni al cui interno furono realizzati i mobili liberty tra i più belli d’Europa, disegnati da Ernesto Basile, come gli arredi di Montecitorio e delle grandi navi da crociera dei Florio.

La campagna siciliana coi suoi paesaggi ruvidi è un’altra grande protagonista della serie Incastrati. Si riconoscono in alcune riprese aeree l’altipiano montuoso di Piana degli Albanesi e il pittoresco borgo di San Cipirrello.

E poi c’è la chicca dei pasticcini di Castelmonte, tanto amati da Valentino perché gli ricordano l’infanzia, e che serviranno ai due cognati come pretesto per costruire un alibi.

Abbazia Santa Maria del Bosco
Abbazia Santa Maria del Bosco

Il convento in cui vengono prodotti questi salvifici dolcetti, in cui i due amici si trovano al cospetto di un monaco poco avvezzo al fisco, è in realtà l’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, a Contessa Entellina, nella Valle del Belice: un’antica abbazia benedettina del 1300 immersa nel verde della riserva naturale del monte Genuardo.

Infine, alcune riprese hanno interessato anche la cittadina di Sciacca, in provincia di Agrigento, in particolare la piazza Saverio Friscia, in centro città, e alcune panoramiche sul suo suggestivo porto colorato.

belvedere di Sciacca

Una combo di humor, talento e scenari suggestivi che per fortuna non si è ancora conclusa: Ficarra e Picone hanno, infatti, annunciato di essere già al lavoro sulla seconda stagione. E noi, dopo il finale aperto dell’ultima puntata, non vediamo l’ora di saperne di più!