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La storia del cinema in Sicilia

di Merelinda Staita

Abbiamo intervistato la professoressa Sarah Zappulla Muscarà, ordinaria di Letteratura Italiana, che si occupa di narrativa, teatro e cinema fra Otto e Novecento e di edizioni di testi e carteggi inediti, per conoscere le fasi e i segreti della storia del cinema in Sicilia.

Professoressa Sarah Zappulla Muscarà

Quando inizia la storia del cinema in Sicilia e qual è stata la sua evoluzione nel tempo?
«Il cinematografo giunge a Catania nel 1897, allorché un funzionario dei fratelli Lumière gira due documentari sulla Villa Bellini. Il periodo aureo della cinematografia catanese, durato poco meno di tre anni, si registra a ridosso della Prima Guerra Mondiale quando nella città etnea, più tardi proprio per questo fervore definita la “Hollywood sul Simeto”, sorgono numerose case di produzione che si collocano tra le più attive del settore: Etna Film, Katana Film, Sicula Film. Saranno le catastrofiche proporzioni del primo conflitto mondiale a mettere in forte crisi anche il settore cinematografico».

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Tantissimi i film che sono stati girati in Sicilia. Pellicole eccezionali che hanno influenzato la cultura di massa e acceso i riflettori sulle bellezze naturali di questa terra. Ci aiuti a scoprire i film e i luoghi che hanno suscitato grande interesse da parte dell’opinione pubblica.
«Scrive Gesualdo Bufalino: “Vi sono luoghi naturaliter cinematografici. I quali cioè invitano, quando non obbligano, la macchina da presa a cercarli, inseguirli, possederli… Un luogo simile è la Sicilia”. Molti sono, infatti, i film girati in Sicilia e/o ispirati a temi legati alla Sicilia e, soprattutto, alla sua grande letteratura (Capuana, Verga, Pirandello, Brancati, Patti e in tempi a noi più vicini Tomasi di Lampedusa, Sciascia). Ma se spesso il cinema ha colto della Sicilia gli stereotipi più vieti e ripetuti, non sono rare le volte in cui, come nota ancora Bufalino, “il talento, la coscienza, il solidale amore” per questa terra hanno prodotto film che sono rimasti indelebili nella memoria collettiva e nella storia della settima arte. Si pensi ai film di registi come Luchino Visconti (La terra trema, 1948; Il Gattopardo, 1963), Pietro Germi (In nome della legge, 1949; Il cammino della speranza, 1950; Divorzio all’italiana, 1962; Sedotta e abbandonata, 1964), Roberto Rossellini (Stromboli, Terra di Dio, 1949), Michelangelo Antonioni (L’avventura, 1960), Francesco Rosi (Salvatore Giuliano, 1962; Cadaveri eccellenti, 1976), Paolo e Vittorio Taviani (Un uomo da bruciare, 1962; Kaos, 1984), Damiano Damiani (Il giorno della civetta, 1968), Giuseppe Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso, 1988). Né può essere trascurata la grande lezione di Verga, tutta la storia del cinema italiano è intrecciata, sia pure con alterna fortuna, al suo nome e alla sua opera. Numerosi i film tratti da Cavalleria rusticana, Storia di una capinera, La Lupa, L’amante di Gramigna, Caccia al lupo. Capolavoro del cinema muto è inoltre Sperduti nel buio di Nino Martoglio, del 1914, trafugato durante gli eventi bellici e mai più ritrovato. Verga e Martoglio, infatti, hanno segnato la generazione di cineasti formatasi alla scuola di Umberto Barbaro (altro siciliano), direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia, destinata a dar vita alla stagione d’oro del cinema italiano, il neorealismo».

Il gattopardo ballo

Malèna

Oggi la Sicilia è un grande set a cielo aperto: tra cinema e serie tv tutti vogliono girare in Sicilia. Negli ultimi mesi quali troupe e grandi attori hanno scelto borghi e città d’arte per ambientare le loro produzioni?
«La Sicilia continua, con grande vivacità, ad essere presente nella vita del cinema italiano. Lo testimonia la schiera di cineasti, anche giovani, attivi sui set siciliani. Mi piace, infine, ricordare due film, di cui uno attualmente in lavorazione, legati alla Sicilia e all’opera di un autore universalmente noto, Luigi Pirandello. Il recente Leonora addio di Paolo Taviani, premiato dalla critica a Berlino, che racconta la singolare vicenda delle ceneri pirandelliane e del loro avventuroso viaggio da Roma a Girgenti dove, secondo le volontà testamentarie dello scrittore, vennero murate in una rozza pietra modellata dallo scultore Mazzacurati e collocata sotto il grande pino che sorgeva al Caos nei pressi della casa natale. Pirandelliano anche l’altro film dal titolo La stranezza. Una commedia da fare, ambientato negli anni Venti, alla vigilia dei Sei personaggi in cerca d’autore, che il regista palermitano Roberto Andò sta girando tra Palermo, Agrigento, Erice, del cui cast fanno parte Toni Servillo, Donatella Finocchiaro, il duo Ficarra e Picone, anch’essi registi e attori di successo (con Leo Gullotta nel loro recente Incastrati). Molto ha fatto il cinema per valorizzare i luoghi della Sicilia legati soprattutto alle opere dei suoi scrittori. Si pensi alla Aci Trezza di Terra trema o alla Catania dei film tratti da Brancati (Il Bell’Antonio, Don Giovanni in Sicilia) o ancora alla lussureggiante campagna etnea dei film tratti da Patti, alla Sicilia de Il Gattopardo o a quella interna di Sciascia. Ma certamente a valorizzare il paesaggio siciliano è stata soprattutto la serie televisiva del Commissario Montalbano dai romanzi di Andrea Camilleri. Certo allo straordinario successo internazionale della serie hanno contribuito la singolare lingua inventata dallo scrittore, l’empatia degli interpreti, la gradevolezza delle storie, la gustosa cucina di Enzo e di Adelina, ma soprattutto la bellezza del paesaggio, col suo incontaminato barocco e splendido mare. Sulla scia del Commissario Montalbano si muove Màkari, la serie recentemente tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri che mostra un’altra parte della Sicilia, finora poco nota al grande pubblico, quella occidentale. Certo il cinema e le serie Tv, se adeguatamente utilizzati, potranno contribuire a promuovere il turismo e valorizzare una terra che, se pur piena di contraddizioni e talora avvilita da forte degrado, è ricca di un patrimonio unico di tradizioni, costumi, storia, cultura, bellezza paesaggistica».

Aveva ragione il grande Leonardo Sciascia: “Il cinema si interessa della Sicilia perché la Sicilia è cinema”.

Abbazia Santa Maria del Bosco

Tutti “INCASTRATI” da Ficarra e Picone. I luoghi della serie made in Sicily targata Netflix

di Giulia Monaco

foto di Abbazia Santa Maria del Bosco, Cre.Zi.Plus, Samuel Tasca

“Incastrati” è la prima serie scritta, diretta e interpretata da Ficarra e Picone, in onda in esclusiva su Netflix a partire dallo scorso gennaio, e ha riscosso un enorme successo, scalando la classifica dei titoli più visti.

La coppia di comici siciliani si è cimentata per la prima volta in una serie crime-comedy che spazia tra generi diversi, dalla commedia degli equivoci al family drama, dall’action al poliziesco: a dominare i sei episodi c’ è una leggerezza fatta di sane risate e battute brillanti senza scadere mai nel turpiloquio, né cedere alla tentazione di mettere in fila una mera concatenazione di sketch, come ci si potrebbe aspettare da due comici dal vastissimo repertorio come Salvo Ficarra e Valentino Picone.

locandina serie incastrati

La trama, che si dipana in sei episodi da 30 minuti ciascuno, narra le maldestre avventure di due cognati, Salvo e Valentino, vittime di una serie di sfortunati equivoci, di una naturale predisposizione alla cialtroneria e di uno scarsissimo tempismo, che li condurrà a rimanere “incastrati”, appunto, nelle grinfie di Cosa Nostra per via di un omicidio non commesso. Del resto, anche la stessa Cosa Nostra viene dissacrata, con i suoi boss un po’ goffi dai nomi macchiettistici (Primo Sale, Cosa Inutile), che non riescono a organizzare nemmeno una riunione di cosca vecchio stampo, visto che i membri del clan preferiscono incontrarsi su Zoom per andare incontro agli impegni di tutti.

Ma se una protagonista è la comicità brillante, l’altra è sicuramente la Sicilia, cui il duo comico ha reso omaggio ambientandovi tutte le scene.

set serie Incastrati

In primis, questo gioco di incastri malavitosi ci porta nel cuore di Palermo. Gli scorci del capoluogo siciliano non sono certo i classici highlights da itinerario turistico, quanto piuttosto delle vie di snodo attraversate da due tecnici che si spostano per la città con il loro furgone.

I più attenti avranno riconosciuto la via Sammartino, nei pressi del Giardino Inglese, e via Papa Sergio, vicino al porto.

Il rifugio di Padre Santissimo è ambientato invece ai Cantieri Culturali della Zisa, un interessante esempio di archeologia industriale, oggi importante polo culturale della città. La struttura fu costruita per ospitare le Officine Ducrot e comprende 23 capannoni al cui interno furono realizzati i mobili liberty tra i più belli d’Europa, disegnati da Ernesto Basile, come gli arredi di Montecitorio e delle grandi navi da crociera dei Florio.

La campagna siciliana coi suoi paesaggi ruvidi è un’altra grande protagonista della serie Incastrati. Si riconoscono in alcune riprese aeree l’altipiano montuoso di Piana degli Albanesi e il pittoresco borgo di San Cipirrello.

E poi c’è la chicca dei pasticcini di Castelmonte, tanto amati da Valentino perché gli ricordano l’infanzia, e che serviranno ai due cognati come pretesto per costruire un alibi.

Abbazia Santa Maria del Bosco
Abbazia Santa Maria del Bosco

Il convento in cui vengono prodotti questi salvifici dolcetti, in cui i due amici si trovano al cospetto di un monaco poco avvezzo al fisco, è in realtà l’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, a Contessa Entellina, nella Valle del Belice: un’antica abbazia benedettina del 1300 immersa nel verde della riserva naturale del monte Genuardo.

Infine, alcune riprese hanno interessato anche la cittadina di Sciacca, in provincia di Agrigento, in particolare la piazza Saverio Friscia, in centro città, e alcune panoramiche sul suo suggestivo porto colorato.

belvedere di Sciacca

Una combo di humor, talento e scenari suggestivi che per fortuna non si è ancora conclusa: Ficarra e Picone hanno, infatti, annunciato di essere già al lavoro sulla seconda stagione. E noi, dopo il finale aperto dell’ultima puntata, non vediamo l’ora di saperne di più!

fic e pic  maggio Modifica

Il Primo Natale di Ficarra e Picone

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Dario e Oriana Palermo

Uno sanguigno e l’altro timido. Uno sfrontato, l’altro riservato. Potremmo continuare all’infinito. Una cosa è certa, gli opposti si attraggono. Non si tratta della legge fisica, stavolta è la vita artistica e professionale. Parliamo del duo comico palermitano Salvo Ficarra e Valentino Picone. Un sodalizio artistico che va avanti dal 1993 e una carriera che è stata un crescendo di consensi e successi portando in giro per l’Italia la sicilianità. Tanti gli spettacoli tra teatro e televisione. La partecipazione alla trasmissione “Zelig” accresce la loro fama stregando il pubblico. Dal 2001 a oggi tanti i film di successo, da “Nati stanchi” a “Il 7 e l’8”, da “La matassa” a “L’ora legale”. Dal 2005 li abbiamo visti condurre anche “Striscia la notizia” e protagonisti a “Zelig”. Mattatori della comicità a teatro, nel 2018 hanno debuttato al Teatro Greco di Siracusa con “Le rane” di Aristofane che è stato anche un successo su Rai Uno. Dal 12 dicembre Ficarra e Picone tornano al cinema con una commedia natalizia ambientata nell’Anno Zero nei giorni precedenti alla nascita di Gesù, “Il Primo Natale”. Salvo e Valentino interpretano rispettivamente un astuto ladro e un sacerdote molto pacato che vivranno questa incredibile avventura. Girato tra l’Italia e il Marocco è un film in costume che coinvolge un numeroso cast, tra cui spicca un inedito Erode interpretato da Massimo Popolizio. Andare al cinema a Natale è un classico, una tradizione direi, a maggior ragione se il film racconta una storia che ci emoziona e allo stesso tempo ci fa ridere, cosa di cui abbiamo bisogno, soprattutto se questa storia è “Il Primo Natale”. Andiamo a fare una chiacchierata con Salvo Ficarra e Valentino Picone così li conosciamo meglio in questa intervista che gentilmente ci hanno concesso.

Se non avreste fatto gli attori cosa vi sarebbe piaciuto fare?
FICARRA: «Se non avessi fatto l’attore, avrei fatto l’impiegato alla Regione, oppure mi sarei aperto una salumeria».
PICONE: «Io avrei fatto l’assistente di Ficarra alla Regione, oppure l’avvocato. Mi ero pure laureato in legge… ».

I vostri film raccontano sempre l’attualità, è questo il segreto del vostro successo?
«Non sappiamo ancora se abbiamo avuto o meno successo. La cosa importante è raccontare delle cose che vogliamo condividere con il pubblico. Ogni film nasce sempre con questa esigenza. Non c’è una regola. Fino a ora quello che abbiamo deciso di fare, soprattutto con le storie che abbiamo trattato nei nostri film, è stato apprezzato dal pubblico. Speriamo sia così anche questa volta, con il nostro settimo film, Il Primo Natale».

Dal 2005 conducete “Striscia la notizia”, com’è il passaggio dal cinema alla tv?
«La tv è stata molto importante per la nostra formazione, perché ci ha aiutati ad arrivare nelle case degli italiani. Striscia è stata e continua a essere la nostra finestra sul mondo. Quando siamo in onda, siamo sempre sulla notizia, ci dobbiamo documentare minuto per minuto, per restare sempre informati visto che siamo ogni sera in diretta».

Quale altra trasmissione vi piacerebbe condurre?
«Quella che ancora non c’è… o magari una cosa nuova pensata per noi. Chissà… ».

Quest’anno sono venticinque anni di carriera, quasi delle nozze d’argento, come li festeggerete?
«Quest’anno è un anno fantastico. I nostri venticinque anni insieme, sono incredibili. A volte ci chiediamo come abbiamo fatto a reggere così tanto… Sicuramente ci ha aiutati molto la disistima reciproca e il fatto che l’uno conosce segreti inconfessabili dell’altro, e quindi si spiega tutto! Per celebrare quindi questa bella data, ci stiamo regalando un film nuovo, che stiamo amando molto e che speriamo possa piacere al pubblico. E poi un altro grande appuntamento sarà un tour teatrale che toccherà tutta l’Italia, in Sicilia saremo a Palermo al Teatro di Verdura e a Taormina al Teatro Antico, che raccoglierà il meglio del nostro teatro di questi anni e tante novità… ».

Quanto siete legati alla Sicilia? Cosa rappresenta per voi?
«Noi siamo legatissimi alla Sicilia, è la nostra casa, dove abbiamo scelto di vivere, e dove vivremo per sempre. Per noi è nutrimento e continua fonte d’ispirazione per il nostro lavoro».

Nella vita reale siete davvero così? Uno più esuberante e l’altro più sornione?
«Nella vita reale, siamo esattamente così. Purtroppo».

Ci parlate del vostro nuovo film?
«Non vediamo l’ora di condividere il nostro nuovo film con il pubblico. Ci prudono le mani… Vorremmo farvelo vedere subito… Ma, invece, dovete aspettare ancora qualche giorno. È una storia molto bella, almeno per noi, che avevamo nel cassetto da diverso tempo, ma che si è plasmata e ha preso forma, solo quest’anno. E cosi abbiamo deciso di girarlo. È la storia di Salvo un ladro di arte sacra, ateo convinto e di padre Valentino, un prete affascinato dalla potenza iconica del presepe. Due mondi, i loro, molto lontani ma che per un caso fortuito s’incontreranno e vi garantiamo che ne vedrete delle belle!».

Dopo il successo de “L’ora legale” con “Il Primo Natale”, il vostro settimo film, di cui avete firmato anche stavolta la sceneggiatura, avrete grandi aspettative…
«Le aspettative sono sempre le stesse: ovvero far divertire il pubblico che andrà a vederlo. Poi se capiterà che oltre a ridere, qualcuno si troverà a riflettere, ce ne scusiamo fin da ora».

Com’è stato questo viaggio nel tempo?
«Ma non è stato un viaggio… è stata un’esperienza che c’è capitata di vivere, e ancora credeteci, non abbiamo capito se è accaduto realmente o ce la siamo solo immaginati… ».

Il vostro augurio per i lettori di Bianca Magazine
«Amici di Bianca Magazine, è la prima volta che siamo presenti su questa bella rivista e siamo felici di esserci. Vi auguriamo un sereno Natale con le vostre famiglie e vi aspettiamo tutti, grandi e piccini al cinema a vedere il nostro Primo Natale. Tanto se non venite, vi veniamo a prendere. Sappiamo dove abitate. Tutti».
Siete tutti avvisati! Pardon, siete tutti invitati ad andare al cinema a vedere “Il Primo Natale”.