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Un viaggio gastronomico tra le prelibatezze delle feste

di Federica Gorgone, foto di Ester Ferrigno e Rachele Grillo

Quando si parla di Sicilia, le nostre menti viaggiano dalle spettacolari bellezze paesaggistiche del territorio a quelle dei sapori della tradizione. La tradizione culinaria sicula è antica ed è frutto di un mix di popoli e culture diverse che l’hanno resa famosa ovunque.

Durante le festività poi, il cibo diventa un momento magico e d’incontro tra chi vuole condividere l’aria di festa in compagnia del buon cibo tipico. Ma cosa si mangia quindi a Natale? Sappiamo bene che per noi siciliani Natale inizia più o meno con qualche settimana d’anticipo, potremmo dire praticamente non appena inizia il mese di dicembre!

Il 13 dicembre a Palermo, ad esempio, si festeggia Santa Lucia a suon di Arancine (a Palermo, sono tonde e a forma di arancia, da qui il nome al femminile), cuccia e gateaux. Ah se le arancine potessero parlare! Potete già immaginare l’odore di fritto per le strade.

Ma entriamo ancora più nel dettaglio di quelli che sono i piatti forti della cucina tradizionale siciliana durante tutto il periodo di Natale.

A Messina piatto delle occasioni, irrinunciabile a Natale, è il pesce stocco cucinato a ghiotta (com’è ghiotta la pietanza di per sé) che usanza vuole si consumi la sera della vigilia. Non è altro che lo stoccafisso che ha un sapore deciso e a tratti pungente di norma servito caldo con il suo sughetto e le olive. Da considerare nel messinese è anche il “pitone” (per chi non fosse della zona, tranquilli non è un serpente!). È un calzone tipico dello street food messinese al cui interno, se tradizionale, troverete scarola riccia, formaggio ed alici.

Spostandoci a Catania nel periodo di Natale non si può fare a meno della scaccia (che troviamo simile anche a Ragusa). A base di farina ed impastata con lo strutto viene farcita per lo più con tuma, patate, salsiccia e olive. Ma ne esistono diverse varianti come quella col broccolo affogato (lasciato stufare nel vino, una vera goduria). Ma non si parla di Natale se non si mettono a tavola le crispelle! Preparate con farina e lievito di birra per poi essere fritte, ne esistono di diverse varianti come quelle farcite con le acciughe o con la ricotta fresca. Insomma, libero sfogo alla fantasia che ben si mischia con i sapori tradizionali.

A Ragusa troverete pronta per la vigilia la liatìna, ossia la gelatina di maiale. Preparata con le parti meno nobili dell’animale, diventa simbolo, secondo la tradizione, di prosperità e abbondanza per l’anno a venire. Ed anche le immancabili scacce ed il baccalà fritto.

A Siracusa non possiamo che citare le ‘mpanati, una sorta di disco di pasta al cui interno vi è una farcitura di verdure e carne. Ci sarà sempre un po’ di spazio nello stomaco per assaggiarne almeno un pezzo, che siano appena sfornate oppure fredde. Imperdibile è anche il baccalà fritto, piatto delle grandi occasioni.

Andando verso Agrigento invece non si può che fare gli onori di casa con la pasta ‘ncasciata (che trovate anche a Messina). Già dal nome fa venire fame! È una pasta al forno fatta con ragù, uova, melanzane, prosciutto, mortadella e… ogni famiglia poi ha delle aggiunzioni che la rendono ancora più gustosa. E come alcuni di voi ricordano, questo piatto, ha conquistato anche il cuore del commissario Montalbano (in una delle puntate lo trovate intento a godersi questa bontà unica). Piatto forte della tradizione è anche l’impignolata, un impasto a base di pane molto casalingo che si può trovare di due tipi: con spinaci o con broccolo e patate.

Tra Enna e Caltanissetta si va ancora una volta di fritti. Immancabili sono i cardi in pastella. E non dimentichiamoci del “falso magro” (che potrete mangiare anche a Catania). Non lo conoscete? Si tratta di un gustosissimo secondo in cui il rotolo di carne è farcito con uova sode, carne trita, mortadella e formaggio ed immerso nel sugo di pomodoro.

A Palermo tipico della tradizione è il brociolone. Un rotolo di carne farcito con carne trita, uova, prosciutto tagliato a cubetti, piselli e formaggio (possibilmente il caciocavallo). Lasciato freddare verrà tagliato a fette non molto spesse e condito con un po’ di sughetto cui è stata cotta la carne.

A Trapani si va di cassatelle (che questa volta non sono dolci ma salate). Sono simili a dei grossi ravioli al cui interno vi è la ricotta e sono cucinati nel brodo del pesce (d’altro canto questo lato della Sicilia è famoso per il cous cous che è spesso servito con il brodo di pesce).

Speriamo di non avervi fatto venire troppa fame, o forse si!

Calendario di Natale

di Alessia Giaquinta

“U’ 4 Barbara,

u’ 6 Nicola,

u’ 8 Maria,

u’ 13 Lucia

u’ 25 lu Gran Messia”

Ecco i numeri del Natale! Questa antica filastrocca, la cui parola sottointesa è “festa” (il 4 quella di Santa Barbara, il 5 quella di San Nicola, l’8 quella dell’Immacolata e il 13 quella di Santa Lucia), veniva tradizionalmente ripetuta per ricordare le principali ricorrenze religiose che anticipano e annunciano la nascita di Gesù Bambino.

Certamente, nei tempi passati emergeva in special modo il carattere spirituale di queste feste, accompagnate sempre da affascinanti riti, celebrazioni e credenze, oltre che da piatti e dolci tipici della tradizione popolare.

Oggi l’atmosfera natalizia ha integrato all’aspetto spirituale anche quello commerciale: un sincretismo di simboli e messaggi hanno arricchito e depauperato al tempo stesso questa festa. Ecco allora una breve guida delle nostre tradizioni, che sarà utile ad accrescere le consapevolezze e a non farci vivere un apatico e meccanico Natale.

4 dicembre

SANTA BARBARA

“Santa Barbara ntu munti stava, di lampi e di trona nun si scantava, si scantava dill’ira di Diu, Santa Barbara amuri miu”.

Questa martire cristiana, patrona di Paternò e Francavilla di Sicilia, è invocata quale protettrice di chi fa un lavoro pericoloso e di chi ha a che fare con il fuoco, nonché supplicata durante i temporali e le tempeste. Anticamente si riteneva che le condizioni metereologiche di questa giornata si replicassero il giorno di Natale. Inoltre, era usanza diffusa raccogliere dei rametti che, dopo essere stati immersi nell’acqua per una notte, venivano riposti in un vaso e nebulizzati con acqua di tanto in tanto, sino alla fioritura che coinciderebbe esattamente col giorno di Natale! Nelle case si prepara il torrone, il croccante della tradizione natalizia in Sicilia.

6 dicembre

SAN NICOLA

È San Nicola il vero Babbo Natale. La tunica rossa e il volto barbuto di questo Santo vescovo hanno ispirato la penna di Clement C. Moore che, nel 1822, forgiò il canone moderno della leggenda di Babbo Natale. Le due figure hanno in comune, oltre alla bontà di spirito, anche il particolare legame coi bambini.

In Sicilia, infatti, il Santo viene invocato quando cadono i dentini da latte. La credenza vuole che recitando una filastrocca e sotterrando il dentino, il Santo porti una ricompensa al bambino. Eccone il testo: San Nicola, San Nicola, vi dugnu la zappa (=dente) vecchia, vui mi dati la zappa nuova”. Insomma, possiamo dire che San Nicola, in Sicilia, lavora tutto l’anno, e non solo a Natale! La tradizione vuole che, per la sua festa, vengano preparati i panuzzi che anticamente erano considerati un rimedio infallibile per salvare da gravi pericoli.

8 dicembre

L’IMMACOLATA

È in questa giornata che entra nelle case l’atmosfera del Natale con l’allestimento dell’albero e del tipico presepe. Questa festa fu istituita nel 1854 ma, in Sicilia, il culto della totale purezza di Maria era già stato introdotto dai Bizantini nel VI secolo. Da lunghi secoli, infatti, il popolo siciliano è legato alla all’Immacolata, proclamata anche patrona del Regno delle Due Sicilie, nel 1643. Non è un caso, infatti, se tra i nomi più diffusi in Sicilia troviamo: Concetta, Concetto, Tina e Maria che in questa giornata festeggiano il loro onomastico. Muffolette, sfincione e buccellato sono solo alcuni dei piatti tipici preparati in Sicilia questo giorno.

13 dicembre

SANTA LUCIA

È la Santa siracusana ad anticipare, in tutto il mondo cristiano, la celebrazione del Natale. Panelle, arancine e cuccia non possono mancare, nelle case siciliane, per questa festa. Questi cibi, infatti, richiamano alla memoria i miracoli del grano che fece la Santa in tempi di carestie. Prima di mangiare questi piatti è necessario rivolgere una preghiera alla Santa oltre ad un’Ave Maria e un Padre Nostro. Inoltre, gli antichi dicevano: “Di Santa Lucia finu a Natali dudici jorna pi cu i sapi cuntari (= per chi li sa interpretare)”. A partire da questa festa, infatti, vi è la tradizione dei “Cariennili”, ossia la previsione del meteo di un intero anno, osservando le condizioni metereologiche che, a partire da questa giornata portano al Natale…

finestra teatro di andromeda

Editoriale n°36

Cari lettori,

sono lieto di presentarvi questo nuovo numero di Bianca Magazine ancora più brioso, colorato ed entusiasmante: in festa, insomma.

Proprio così: le tante ricorrenze che in questo periodo caratterizzano le città e borghi di Sicilia e che finalmente – dopo il fermo dovuto alla pandemia – tornano ad essere festeggiate, hanno ispirato le nostre pagine.

 

Che siano religiose, laiche o di altro genere, le feste di Sicilia sono sempre motivo di entusiasmo, condivisione e grande partecipazione. Sono l’essenza della nostra terra, sono linfa che scorre nel sangue di ogni siciliano festoso e festante, sempre.

 

Che Sicilia sarebbe senza le sue feste?! Non osiamo pensarlo, anche se l’immagine degli anni appena trascorsi ci viene immediatamente quale esempio lampante. Se da una parte, però, il periodo della pandemia ha ridotto i riti, dall’altra ha accresciuto la voglia di tornare a fare festa, forse con più vigore e trasporto di prima. E allora festeggiamo, godiamo delle nostre tradizioni e inebriamoci di ogni sorta di bontà che ci regala la nostra terra. Quando si festeggia, infatti, cosa non può mai mancare? Il cibo, ovviamente. E non mi riferisco solo a pranzi e cene luculliane: in Sicilia abbiamo anche semplici pietanze capaci di mandare in estasi i sensi. Una vera festa di gusto. Tra le nostre pagine, allora, troverete anche piatti e dolci tipici della tradizione siciliana: vi leccherete i baffi anche solo leggendo!

 

Non mancheranno, certamente, approfondimenti sulle bellezze artistiche e paesaggistiche, terrestri e subacquee della nostra Sicilia, ma ci saranno anche personaggi che rendono onore all’isola attraverso la loro professione, la letteratura, il cinema o altre forme d’arte.

 

Sarà un viaggio – ancora una volta, come sempre – attraverso i luoghi, i cibi, le tradizioni, i personaggi, i miti e i talenti di questa terra che pullula di meraviglie da scoprire e riscoprire.

Siete pronti, allora, a fare questo gioioso viaggio in lungo e in largo per la nostra Sicilia in festa?

Allacciate l’attenzione: si parte a tutto gas!

 

L’editore

Emanuele Cocchiaro

pellegrinaggio madonna dell'alto

Pellegrinaggio della Madonna dell’Alto. Un cammino in ascesa, oltre la fede

Di Giulia Monaco   Foto di Valerio Li Puma

Il mese di agosto è, in Sicilia come altrove, il mese più acclamato dell’anno: eventi, musica, euforia, clima vacanziero. Frotte di turisti e viaggiatori affollano le spiagge, ciarlano nei lidi, cicaleggiano nei bar delle piazze cercando riparo dalla calura estiva.

Ma esiste un altro tipo di viaggio che si nutre di raccoglimento e di silenzio. Un viaggio la cui meta è un luogo di culto, una chiesa rupestre o un vecchio santuario, ammantato di fascino e sacralità. Quasi sempre si tratta di luoghi situati su delle alture, perché il percorso per raggiungerli è un cammino in ascesa, impervio e al tempo stesso di conquista e di scoperta.

Tra le mete di pellegrinaggio più importanti in Sicilia figura il Santuario della Madonna dell’Alto, che si erge sul Monte Alto, sulle Madonie. Con i suoi 1819 metri sul livello del mare, si colloca tra le vette più alte della Sicilia e tra i santuari mariani più alti d’Europa.

pellegrinaggio madonna dell'alto

Sulla fondazione del santuario non si hanno notizie certe: le prime testimonianze scritte risalgono al 1454. Il simulacro della Vergine è invece datato 1471 e attribuito a Domenico Gagini o alla sua scuola. Leggenda narra che la statua sia stata rinvenuta a seguito di un naufragio all’interno di una cassa vicino al mare, nei pressi di Campofelice di Roccella, e dopo vari tentativi di collocazione in varie chiese dei paraggi, e il suo continuo ritrovamento sul litorale al mattino seguente, fu posta su un carro trainato da buoi, e affidata alla sorte. I buoi non si fermarono finché non giunsero sul Monte Alto, e da allora la chiesetta e la montagna vennero intitolate alla Madonna.

Le leggende che aleggiano intorno ai santuari mariani, che hanno come leitmotiv il ritrovamento miracoloso di una statua, sono più numerose di quanto si creda, ma il fascino del mito e dell’evento prodigioso non serve che a rafforzare la fede popolare e il comune sentire, parti integranti di ogni collettività.

pellegrinaggio madonna dell'alto

E, infatti, anno dopo anno, la tradizionale “Acchianata a’Madonna” che parte da Petralia Sottana nella notte tra il 14 e il 15 agosto, continua a essere un culto fortemente sentito da tutta la comunità.

Per raggiungere il santuario seguendo il percorso “canonico” occorrono tre o quattro ore; il cammino è difficile e la strada molto ripida e scoscesa, e chi ne ha fatto voto lo affronta a piedi scalzi, tra spine, acquitrini, terra mobile, pietre e sassi. Nugoli di persone si avventurano invece per la scorciatoia, ma la valenza simbolica rimane identica: il protagonista di questo viaggio è il pellegrino che si appresta a intraprendere una rotta di fede, che si tratti di fede religiosa, fede nella potenza della natura o nell’energia del proprio corpo e delle proprie gambe. Meta del pellegrinaggio è in qualche modo lo stesso cammino.

Alle prime luci dell’alba l’incantevole scenario che si dipana davanti agli occhi dei pellegrini è quello di un cielo dai colori cangianti e di vallate sterminate che si rivestono d’oro: la meraviglia è tale da lenire ogni fatica.

pellegrinaggio madonna dell'alto

Tradizione vuole che la prima volta che si va a piedi alla Madonna, giunti al valico tra il Monte Alto e il Monte San Salvatore, prima di affrontare l’ultima irta salita che conduce al santuario bisogna prendere un sassolino con il solo aiuto della bocca, e portarlo così fino in chiesa, farlo cadere nella fonte d’acqua benedetta e riprenderlo a fine messa. La pietra assume un valore apotropaico, e diviene un amuleto che serve a tenere lontani male e tempeste.

La processione ha luogo a mezzogiorno del 15 agosto: il simulacro della Vergine, facendo il giro del santuario, si ferma a benedire tutti i paesi del circondario. Il significato simbolico è molto potente: la statua è emblema di quella carica divina necessaria al cerchio del tempo per continuare a girare: con tale carica, la Madonna si fa dominatrice dell’universo circostante: dove i suoi occhi si posano, sarà diffuso il suo potere sacrale.

festa di san nicolo politi

Le feste patronali e le sagre estive. Momenti di unione anche per chi è emigrato

di Rosamaria Castrovinci, Foto di Giuseppe Cardillo

I mesi di luglio e agosto in Sicilia sono famosi per le numerose sagre e per le feste patronali. Non tutti sanno però che alcune feste patronali non hanno come data ufficiale quella estiva, ma quella che si celebra nei mesi più caldi dell’anno è una sorta di replica a beneficio dei cittadini che in passato sono emigrati e che sono soliti ritornare per le ferie estive.

A partire dalla fine del ‘900 e negli anni successivi alle due guerre mondiali un gran numero di persone ha lasciato la Sicilia per cercare fortuna altrove. Alcuni sono emigrati in Nord Italia, altri in Europa, altri ancora hanno attraversato l’oceano per raggiungere mete più ambite come l’America o l’Australia.

festa san biagio

Quasi tutti periodicamente tornano nell’isola per ritrovare i propri affetti e i luoghi del cuore. Da bambina ricordo che ad agosto nel mio paesino si svolgeva proprio una festa in onore degli emigrati, una giornata del cartellone estivo era dedicata a loro, con eventi culturali, musica e la sagra del pane “cunsato”.

Dovete sapere che quegli emigrati hanno portato via con loro la cultura e le tradizioni della Sicilia anche oltreoceano: nelle loro case, nei loro giardini, rivivono profumi, tradizioni e colori della terra d’origine e, in alcuni casi, hanno portato con loro anche la festa del patrono. “Come?” vi chiederete. Questa è una storia un po’ particolare che merita una piccola digressione: a Fremantle, nel Western Australia, vivono due comunità di emigrati provenienti da Capo d’Orlando (ME) e Molfetta (BA), due comunità di pescatori che per tradizione, in Sicilia come in Puglia, sono da sempre devoti alla Madonna. A essa chiedono protezione per le battute di pesca in mare aperto. Così la necessità di questa protezione si iniziò a far sentire anche lontano dalla propria terra di origine, anzi, forse ancor di più in questa condizione. Nacque così la Festa della Benedizione della Flotta (The Blessing of The Fleet), una festa che costituiva un momento di unione non soltanto per gli italo-australiani di Fremantle, ma per molti emigrati che risiedevano nelle cittadine vicine.

festa di san nicolo politi

Le feste patronali che si svolgono ad agosto in tanti paesini dei Nebrodi sono dedicate proprio a chi è andato via ma è rimasto indissolubilmente legato alle proprie origini e ogni anno ritorna per trascorrere le ferie insieme alla propria famiglia e ai propri amici.

Sono particolarmente sensibile all’argomento per varie ragioni: parte della mia famiglia è emigrata in Australia (e sull’emigrazione siciliana in Australia ho scritto la mia tesi di laurea della Magistrale), ma da qualche anno anche io mi sono trasferita al Nord per lavoro e ad agosto cerco sempre di essere in Sicilia nei giorni delle feste che hanno caratterizzato la mia infanzia. Principalmente quella di San Biagio a Militello Rosmarino e quella di San Nicolò Politi ad Alcara Li Fusi (ambedue in provincia di Messina)

Tutte e due le feste hanno la loro data ufficiale in inverno, rispettivamente il 3 febbraio quella di San Biagio vescovo e martire e il 3 maggio quella di San Nicolò Politi. Vengono replicate entrambe ad agosto, il 17 quella di San Nicolò Politi (data che tra l’altro corrisponde alla data di morte del Santo) e il 25 quella di San Biagio.

lancio cucciddati

I festeggiamenti estivi sono quasi sempre più fastosi di quelli invernali, è infatti usanza concludere la festa con il concerto di un cantante famoso e degli spettacolari fuochi pirotecnici.

A Militello Rosmarino i festeggiamenti estivi prevedono anche un passaggio in più, il 24 agosto, infatti, si svolge nella piazza il famoso “lancio di cucciddati”, queste sono delle ciambelle di pane che vengono portate in processione e benedette prima di essere lanciate dalla scalinata della Chiesa del Rosario a tutti i fedeli. Le ciambelle nei giorni successivi verranno anche distribuite porta a porta. È tradizione dire una preghiera prima di mangiarle per ingraziarsi la protezione di San Biagio, particolarmente a difesa della gola e dai mali di stagione.

 

festa di san giovanni battista a monterosso almo

La festa di San Giovanni a Monterosso Almo: un tripudio di emozioni

di Alessia Giaquinta, foto di Parrocchia di San Giovanni Battista

“Patronu”: è questa l’invocazione intrisa di devozione, supplica e ringraziamento che i portatori elevano, tra sudore e lacrime, a San Giovanni Battista; un inno d’amore che si tramanda di generazione in generazione e le cui origini si perdono in un lontano passato.

Padre Samuele di Chiaramonte, storico del XIX secolo, nei suoi scritti riportò che “Monterosso Almo alzò al grande Battista un tempio a tre navate sin dal 1265” e che “vi fondò nel 1269 una confraternita sotto il patrocinio del glorioso Santo”. Una devozione, possiamo dire, che si alimenta ormai da secoli e che appartiene ad ogni monterossano.

È commovente assistere, durante i festeggiamenti, al pellegrinaggio a piedi nudi di donne e uomini provenienti da ogni dove; alle lacrime di coloro che vivono distanti e che ritornano nel piccolo borgo in questa occasione; alle mamme che affidano i propri figli, ancora neonati, al Santo e ai numerosissimi e pii devoti in processione.

san giovanni battista monterosso almo

Ogni prima domenica di settembre, a Monterosso, in occasione di questa festa, si vive un’atmosfera difficilmente descrivibile a sole parole. È l’autentica devozione e l’attaccamento dei monterossani alle proprie radici, alle proprie tradizioni, ad emergere e a stupire chiunque, per la prima volta, partecipa all’evento.

È già la tradizionale scinnuta (discesa) del simulacro dall’altare centrale, il sabato che precede la festa, a regalare intense emozioni: in un’atmosfera solenne, accompagnato da musica e preghiere, il prezioso fercolo del Battista, coadiuvato da un apposito macchinario, discende tra la gente. C’è aria gioiosa nelle piazze, nelle viuzze, in ogni casa. Le donne si prodigano per preparare al meglio il pranzo della domenica caratterizzato da piatti tradizionali (come cavati al sugo oppure pasta al forno, gallo ripieno, salsiccia) tutto in abbondanza, come si usa fare nei banchetti siciliani. I bambini, per le strade – in una sorta di processione – portano sulle spalle una piccola “vara”, costruita in legno e dipinta color oro, in cui è custodita un’immagine del Santo. Imitano i grandi e, al contempo, portano in germe il futuro della tradizione.

La trepidazione del giorno di festa, che quest’anno (2022) cade il 4 settembre, è da vivere, più che da raccontare.

Alle prime luci del mattino, i pellegrini provenienti a piedi dalla vicina Giarratana, partecipano alla prima messa solenne in onore al Battista, alle ore 6. A seguire, le celebrazioni delle 8.30 e quella delle 10 (presieduta dal vescovo della Diocesi di Ragusa, monsignor Giuseppe La Placa) alla cui conclusione si tiene la caratteristica nisciuta (uscita) del simulacro del Battista.

Ed è così che, preannunciato dal suono delle trombe e accompagnato dal lancio di una moltitudine di nzaiareddi (striscioline di carta colorata) che il simulacro del Battista, portato a spalla dai suoi devoti, viene accolto in piazza, mentre i fuochi d’artificio esprimono in cielo la gioia dell’evento.

festa di san giovanni battista a monterosso almo

Condotto per le vie della città e accompagnato dalle marce trionfali della banda musicale, il simulacro di San Giovanni (la cui statua lignea, del 1700, è di autore ignoto) viene condotto per le vie del paese in due momenti: uno mattutino e uno serale. Ad esaltare il clima di giubilo vi sono anche le eleganti luminarie e gli stendardi sui balconi dei devoti.

Il pomeriggio è caratterizzato dalla tradizionale “cena”, un’asta di prodotti offerti, il cui ricavato serve a sostenere i festeggiamenti. Tra i prodotti si può trovare il caratteristico pane che raffigura il volto di San Giovanni, il cui martirio fu appunto la decapitazione. Assistere a questo momento è sicuramente un privilegio: sono sempre più, purtroppo, i paesi che hanno smarrito quest’usanza che, soprattutto un tempo, nasceva dalla preghiera o dal ringraziamento per una grazia ricevuta.

Lo spettacolo piromusicale, infine, rappresenta la chiusura della festa: un suggestivo scenario di musica, fuochi e colori incornicia la maestosa chiesa di San Giovanni e rende onore a quel Santo la cui devozione secolare è rimasta inalterata nel tempo.

 

san martino puppet

Al via il San Martino Puppet Fest: spettacoli, mostre, letture, visite guidate, convegni e una festa medievale

 Si rinnova l’appuntamento con il San Martino Puppet Fest, la manifestazione che, giunta alla IV edizione, da domani a domenica alternerà mostre, letture animate, visite guidate, convegni e gli immancabili spettacoli: di pupi, marionette, attori e burattini. Museo dei pupi e teatro Alfeo alla Giudecca, nel cuore di Ortigia, i luoghi dove si terrà la kermesse che, l’ultimo giorno, “traslocherà” in piazza San Giuseppe, per l’occasione trasformata in un villaggio medievale.

Saranno insomma quattro giorni di festa, quelli organizzati da La compagnia dei pupari Vaccaro-Mauceri, che anche quest’anno intende celebrare la festa di San Martino con un fitto calendario di eventi all’insegna dell’arte e della cultura. “Con l’obiettivo di donare a grandi e piccini – spiega Alfredo Mauceri, direttore artistico de La compagnia dei pupari Vaccaro-Mauceri – un momento d’incanto e magia, dopo un lungo periodo di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria. Così dopo l’edizione on line dello scorso anno, adesso, nel rispetto delle misure anti-Covid, vogliamo restituire alla città una manifestazione che, negli anni precedenti, ha riscosso un notevole successo tra residenti e turisti. Tutti rapiti dall’atmosfera d’incanto e d’altri tempi che, per alcuni giorni, si respira alla Giudecca”.

Ricco il programma di appuntamenti della prima giornata che domani, giovedì 11 novembre, avrà inizio alle 9 con l’inaugurazione, al Museo dei pupi, di “Benvenute figure”, una mostra dei nuovi pupi, marionette e burattini che, dal prossimo anno, andranno a valorizzare il museo dei pupi di Siracusa. Alle 12 sarà la volta dell’apertura della mostra virtuale “Cartoline dai pupi” sul sito pupari.com, direttamente dagli archivi un’esposizione virtuale delle cartoline prodotte e collezionate dall’associazione.

Alle 16, al Museo dei pupi, si terrà la lettura animata, “I racconti di Nonno Alfredo”, mentre alle 17, al Teatro Alfeo, andrà in scena “Sonnellina” della compagnia “La casa di Creta” di Catania. Due grandi amici del festival, Antonella Caldarella e Steve Cable de “La casa di Creta”; dal 1997 hanno sviluppato diversi percorsi artistici dal teatro d’infanzia alla prosa contemporanea oltre ad una sezione dedicata al teatro il lingua inglese. Un Re andrà fino in capo al mondo per incontrare il Mangiasogni, per aiutare la figlia Sonnellina a dormire. Lo spettacolo, ispirato dal racconto “Il Mangiasogni” di Michael Ende, è una deliziosa fiaba musicale in cui la difficoltà dei bambini piccoli ad affrontare il momento di addormentarsi, sia per la paura del buio sia per il distacco dai genitori, viene affrontata in modo teatrale. La prima giornata del San Martino Puppet Fest si concluderà con il convegno “Originali segni rosa”, in programma alle 18,30 al museo dei pupi. Per molto tempo e ancora oggi, la donna ha avuto un ruolo marginale nel mondo del teatro di figura, in particolare in Italia. Eppure, sono numerose le donne creatrici, animatrici, dirigenti, intellettuali, dirigenti di compagnie o di centri di ricerca, di formazioni, di gruppi che contribuiscono alla creatività contemporanea. Modererà l’incontro Albert Bagno, direttore artistico del Festival, interverranno: Cariad Astle, docente alla scuola reale centrale di Londra, componente del comitato esecutivo e presidente della commissione ricerca dell’Unima; Lucille Bodson, membro del comitato esecutivo Unima e presidente di Mouffetard – Teatro delle arti del Teatro di figura di Parigi e del festival teatrale del val d’Oise, coordinatrice dell’Aviama. Previsti anche gli interventi di Veronica Olmi, Elisa Puleo, Roberta Colombo, Francesca Cicconi, Valeria Bianchi, Donatella Pau, Yacouva Magasouba e Veronica Gonzalez.

san martino puppet

Di seguito il calendario del San Martino Puppet Fest:

SAN MARTINO PUPPET FEST 2021

DALL’11 AL 14 NOVEMBRE

GIOVEDì 11

ore 09.00

Apertura mostra “Benvenute figure”

Luogo: Museo dei pupi

Una mostra dei nuovi pupi, marionette e burattini che andranno a valorizzare il museo dei pupi di Siracusa dal prossimo anno.

ore 12.00

Apertura mostra virtuale Cartoline dai pupi”

sul sito pupari.com

Direttamente dagli archivi un’esposizione virtuale delle cartoline prodotte e collezionate dall’associazione.

ore 16.00

I racconti di Nonno Alfredo

Lettura animata

Luogo: Museo dei pupi

Durata: 35 minuti

ore 17.00

Spettacolo SONNELLINA

Compagnia: La Casa di Creta – Catania

Genere: Marionette e attori

Luogo: Teatro Alfeo

Durata: 45 minuti

 

ore 18:30

Convegno Originali segni rosa”

Qualcosa di rosa si muove nel teatro di figura

Per molto tempo ed ancora oggi, la donna ha avuto un ruolo marginale nel mondo del teatro di figura, in particolare in Italia. Eppure sono numerose le donne creatrici, animatrici, dirigenti, intellettuali, dirigenti di compagnie e/o di centri di ricerca, di formazioni, di gruppi che contribuiscono alla creatività contemporanea.

Moderatore:

ALBERT BAGNO – Direttore artistico del Festival

Interverranno:

CARIAD ASTLE

Docente presso la scuola reale centrale di Londra.

Componente del comitato esecutivo dell’UNIMA

Presidente della Commissione ricerca dell’UNIMA

LUCILLE BODSON –

Membro del Comitato Esecutivo UNIMA

Presidente di Mouffetard – Teatro delle arti del Teatro di figura di Parigi e del festival teatrale del val d’Oise

Coordinatrice dell’AVIAMA

Interverranno inoltre:

VERONICA OLMI – ELISA PULEO  – ROBERTA COLOMBO – FRANCESCA CICCONI – VALERIA BIANCHI – DONATELLA PAU – YACOUVA MAGASOUBA – VERONICA GONZALEZ

VENERDì 12

ore 16.00

Le sfide del mostro Indovino

Un live-game per vivere una esperienza fuori

dal comune

Luogo: Museo dei pupi

ore 17.00

Spettacolo PULCINELLA MOLTOMOSSO            

Compagnia: Enrico Francone – Brindisi

Genere: Guarattelle tradizionali

Luogo: Teatro Alfeo

Durata: 50 minuti

ore 18:30

Convegno “Scrivere di figure animate”

Cosa vuol dire scrivere sul teatro di figura

Oggi esistono diverse pubblicazioni che principalmente intendono parlare agli interessati ed appassionati. Il mondo universitario si interessa poco di questa editoria, allorché i fabbisogni sono alti. Esistono pochi scritti. Quali sono i bisogni del pubblico, degli scrittori, dei ricercatori?

Moderatore:

ALBERT BAGNO – Direttore artistico del Festival

Interverranno:

CARIAD ASTLE

Docente presso la scuola reale centrale di Londra.

Componente del comitato esecutivo dell’UNIMA

Presidente della Commissione ricerca dell’UNIMA

LUCILLE BODSON –

Tesoriere e membro del Comitato Esecutivo UNIMA

Presidente di Mouffetard – Teatro delle arti del Teatro di figura di Parigi e del festival teatrale del val d’Oise

Coordinatrice dell’AVIAMA

ALFONSO CIPOLLA –

Presidente UNIMA Italia

Direttore dell’Istituto per i Beni Marionettistici

e il Teatro Popolare.

Docente di Teoria e Tecnica dell’interpretazione

scenica presso il conservatorio Guido Cantelli

di Novara

Interverranno inoltre:

RICCARDO PAZZAGLIA

DIDIER FROISSARD

ALESSANDRA AMICARELLI

GIOVANNA MARINO

SABATO 13

ore 11.00

La bacchetta di Malagigi

Visita guidata teatralizzata

Luogo: Museo dei pupi

ore 16.00

Lets color the puppets

Coloriamo i burattini bolognesi

Laboratorio ludico-didattico

Condotto da Riccardo Pazzaglia

Durata: 1 h

Età: Dai 3 a 5 anni

(richiesta la presenza di un adulto)

ore 17.00

Spettacolo CERA DUE VOLTE UN PIEDE

Compagnia: Veronica Gongalez – Argentina

Genere: Teatro dei piedi

Luogo: Teatro Alfeo

Durata: 60 minuti

ore 18.00

Conferenza – Spettacolo “Viaggi Danteschi e burattineschi”

a cura di Riccardo Pazzaglia

Luogo: Museo dei pupi

(anche in diretta Facebook su

Teatro Alfeo- Siracusa)

Durata: 1 h

DOMENICA 14

ore 11.00

Apertura Villaggio Medievale         

Un’atmosfera tipica di un antico borgo ricreato all’interno di Piazza San Giuseppe, attraverso l’adozione di usi e costumi medievali da parte dei figuranti e l’allestimento di varie botteghe e postazioni sceniche, nelle quali si potranno osservare lavoratori, addestramenti e istallazioni interattive. All’ingresso del villaggio sarà presente una postazione degli animatori di L.A.R.P. che introdurranno i visitatori in un mondo immaginario consegnando una missione.

Immergetevi per un giorno nel mondo medievale.

ore 11.30

Spettacolo FAGIOLINO E SGANAPINO

STERMINATORI DELLLA STREGA MORGANA

Compagnia: Riccardo Pazzaglia – Bologna

Genere: Burattini tradizionali bolognesi

Luogo: Teatro Alfeo

Durata: 60 minuti

ore 16.00

Sbandieratori e tamburi

Spettacolo itinerante

ore 16.00

Im a puppeteer

Costruiamo i burattini con materiale di recupero

Laboratorio ludico-didattico

Condotto da Riccardo Pazzaglia

Durata: 1 h

Eta: Dai 5 ai 12 anni

(richiesta la presenza di un adulto)

Ore 16.15

Spettacolo LE FARSE DI MENEGHINO

Compagnia: Burattini Aldrighi – Milano

Genere: Burattini tradizionali milanesi

Luogo: Piazza San Giuseppe

Durata: 15 minuti

Ore 16.30

Spettacolo UDITE, UDITE DI

ORLANDO INNAMORATO

Compagnia: Pupari Vaccaro/Mauceri – Siracusa

Genere: Pupi e attori

Luogo: Piazza San Giuseppe

Durata: 30 minuti

ore 17.00

Spettacolo LE FARSE DI MENEGHINO

Compagnia: Burattini Aldrighi – Milano

Genere: Burattini tradizionali milanesi

Luogo: Piazza San Giuseppe

Durata: 15 minuti

ore 17.15

Un cavallo per San Martino”

Costruiamo un cavallo con carta, forbici e fantasia

Laboratorio creativo

Condotto da Albert Bagno

Durata: 45 minuti

Eta: Dai 5 ai 12 anni

(richiesta la presenza di un adulto)

ore 17.30

Sbandieratori e tamburi

Spettacolo itinerante

ore 18.00

Spettacolo LE FARSE DI MENEGHINO

Compagnia: Burattini Aldrighi – Milano

Genere: Burattini tradizionali milanesi

Luogo: Piazza San Giuseppe

Durata: 15 minuti

ore 19.00

Spettacolo di musica, giocoleria e fuoco

Compagnia Del Gufo – Ass. FareMusica – Sortino

copertina ferragosto

Il Ferragosto siciliano: tradizioni tra sacro e profano

di Alessia Giaquinta

Che facciamo a Ferragosto?
Diciamoci la verità. Si tratta della classica domanda che, di anno in anno, ripetiamo a noi stessi, al nostro partner, ai nostri amici e, perché no, anche ai nostri datori di lavoro. Perché ferragosto è tempo di ferie, di riposo, di vacanza, di sole, mare, falò e “arrustute”.

Ma dove nasce questa tradizione e perché?
Scorriamo indietro nel tempo fino ad arrivare al 18 a.C. quando l’imperatore Ottaviano Augusto, per celebrare il momento di pausa dai lavori nei campi, istituì le “Feriae Augusti”, le vacanze di Augusto. Si trattava anche di un modo per dare maggiore spazio ai festeggiamenti dedicati a Diana, dea della fertilità (celebrata il 13 agosto) e far riposare cavalli e animali da soma che, per l’occasione, venivano bardati a festa e fatti sfilare oppure sfidare in spettacolari corse. Per tutto il mese si svolgevano vari eventi di carattere religioso in onore alle divinità del tempo. La decisione di Augusto di stabilire delle ferie, che duravano dall’1 al 31 agosto, permetteva a tutti di poter partecipare attivamente alle feste, oltre a riposarsi.

Con l’avvento del cristianesimo alcune feste pagane furono “convertite”. I festeggiamenti della dea Diana e della dea Consiva (che ebbe un figlio rimanendo vergine, punto comune con la Madonna) furono sostituiti con quelli relativi all’Assunzione della Beata Maria Vergine al cielo, celebrati a partire dal V secolo d.C. il 15 agosto. Alle sfilate dei cavalli si affiancarono le processioni dei credenti (a Tusa e a Motta d’Affermo, nel messinese, si svolge ancora la Cavalcata Storica con animali bardati), al riposo romano fu aggiunto il concetto di vacanza, ai convivi davanti ai templi si sostituirono le mangiate tra amici, a mare, in campagna, ovunque.

E in Sicilia che si fa a Ferragosto?
I più vanno a mare: c’è l’imbarazzo della scelta se si considerano che le spiagge dell’isola sono tra le mete più quotate per la loro bellezza, pulizia, accessibilità e per i servizi. Da San Vito Lo Capo a Taormina, a Marzamemi, Mondello, alla Scala dei Turchi, insomma: non mancano certo località balneari! Oltre quelle citate, tra le più note, in occasione del Ferragosto tutte le spiagge dell’isola si riempiono: ombrelloni di famiglie, comitive di giovani, bambini muniti di secchielli e processioni in mare.

Eh sì. La festa dell’Assunzione della Madonna in tantissime località balneari siciliane si svolge con la tipica processione della Madonna sulla prua di un peschereccio, accompagnata da religiosi e banda musicale. A seguito tutte le barche partecipano a quello che viene inteso anche come momento di benedizione delle acque, dei naviganti e dei bagnanti. Si pensi alla Madonna di Portosalvo a Marina di Ragusa, alla regata dell’Assunta di Siracusa, alla processione sulle barche a Marettimo…
Non mancano neanche caratteristiche processioni via terra. Da Messina dove si svolge la festa tradizionale della Vara a Bisacquino dove ha luogo la festa della Madonna del Balzo che prevede un pellegrinaggio notturno verso il santuario posto su un monte, in quest’occasione è immancabile la mangiata di anguria, la cosiddetta mulunata.

Ed è proprio il cocomero rosso ad essere l’alimento protagonista nelle tavole dei siciliani durante il Ferragosto: che si mangi in spiaggia, dopo un pellegrinaggio, in una lunga tavolata in campagna o seduti in un ristorante (anche nella variante di gelo al melone), l’importante è che ci sia!

Che dire dei falò? Sin dall’antichità era tradizione realizzare, nelle campagne, dei falò con gli avanzi della pulitura dei campi. A mezzanotte si accendeva il fuoco, si invocava a Beddamatri di Menzaustu e si auspicava prosperità per i campi. Si arrostiva e si faceva festa.
Curiosa è la tradizione, portata avanti fino agli anni ’60 presso l’Isola delle Femmine, dello scambio di doni tra fidanzati: l’uomo regalava all’amata il gallo più prosperoso che trovava e la ragazza ricambiava donandogli un’anguria. Immancabile!
E voi, che fate a Ferragosto?

san giorgio ragusa ibla

La festa di San Giorgio a Ragusa: un tripudio di colori e devozione

Articolo di Alessia Giaquinta   Foto di Lorenzo Tumino

Il culto di San Giorgio, a Ragusa, si perde nella notte dei tempi. Venerato già nel periodo greco-bizantino, San Giorgio divenne figura emblematica con i Normanni che riconobbero, nella battaglia del 1063 a Cerami, la loro vittoria contro l’esercito islamico grazie al supporto di un cavaliere armato di spada, con un vessillo bianco sul quale era disegnata una grande croce rossa: San Giorgio.

Chiaramente si tratta di miracolo, di suggestione o leggenda. San Giorgio, infatti, visse in Cappadocia nel III secolo dopo Cristo. Educato cristianamente, il giovane intraprese la carriera militare ricoprendo la carica di tribuno delle milizie. Subì vari tormenti a causa della sua fede cristiana: fu fustigato, lacerato e chiuso in carcere dove, si narra, Gesù gli annunciò sette anni di atroci sofferenze, tre volte la morte e la risurrezione.
Fu martirizzato con la decapitazione, probabilmente intorno al 303 d.C. Le gesta del martire furono immediatamente celebrate e il culto si diffuse velocemente sia in Oriente sia in Occidente.

A Ragusa la festa di San Giorgio cade, in genere, l’ultimo fine settimana di maggio. Il calendario liturgico, però, stabilisce la ricorrenza del martirio il 23 aprile.
E sono tanti, tantissimi, i devoti che in occasione della festa affollano la chiesa, la piazza e le vie della città per rendere onore al Santo. Una tradizione che puntualmente si ripete, che si alimenta di devozione e fede e che manifesta, attraverso il folklore e la pietà popolare, la gioia del popolo cristiano.

Ecco allora che dietro ogni rito, simbolo e manifestazione si nasconde un significato ulteriore. La statua di San Giorgio, per esempio, presenta un giovane vittorioso su un cavallo bianco e, in basso, un drago trafitto dalla lancia. In questa immagine si intreccia sicuramente la storia di San Giorgio con la leggenda che vuole che egli riuscì a sconfiggere un drago pericoloso. Ma, oltre questo, il richiamo cristiano è quello del trionfo di Cristo sul peccato (drago), l’eterna lotta tra il bene e il male, e il cavallo bianco altro non è che il simbolo della fortezza e del ritorno di Cristo, come preannunciato nell’Apocalisse di San Giovanni.La tradizionale “ballata” – che consiste nel movimento del fercolo, per mezzo dei portatori, come in un ballo – richiama invece la gioia pasquale. E poi ancora i petali di rose che vengono lanciati dai balconi sono simbolo di martirio e vita eterna; i fuochi pirotecnici manifestano il gaudio per la gloria celeste del Santo, il lancio di carte colorate durante l’uscita è la moderna espressione di gioia dei fedeli nell’accogliere il loro Patrono per le vie della città.

Tutto questo, e molto altro, è sintetizzato in tre giorni di festeggiamenti che vanno dal venerdì alla domenica, giorno vero e proprio della festa.
Tradizionalmente, il venerdì il simulacro di San Giorgio e l’Arca Santa – dove sono custodite le reliquie di alcuni santi e dello stesso San Giorgio – vengono portate dal magnifico Duomo barocco, dove sostano tutto l’anno, sino alla Chiesa del Purgatorio, in piazza della Repubblica. L’Arca resta lì fino al giorno successivo mentre il Santo viene portato in processione fino alla Chiesa di San Tommaso (vicino ai Giardini Iblei). Il sabato, insieme, fanno rientro al Duomo. La domenica è caratterizzata da giri della banda musicale per la città, dalle messe solenni sin dalle prime ore del mattino e dalla maestosa processione serale del simulacro di San Giorgio, seguito dall’Arca Santa, dalle autorità religiose e civili, da varie confraternite e da numerosissimi fedeli e turisti provenienti da ogni dove. Durante questa processione, i portatori gridano “Tutti Truonu” per indicare che San Giorgio è il patrono della città.

La festa di San Giorgio a Ragusa Ibla può considerarsi certamente una delle tradizioni religiose e folkloristiche più spettacolari di Sicilia: un tripudio di colori, devozione e sentimento d’appartenenza che anche quest’anno, a causa dell’emergenza Covid, mancherà.

 

Arturo Barbante progetta la sfilata

Arturo Barbante, e l’allegoria del Carnevale

Articolo di Salvatore Genovese   Foto di Arturo Barbante

Assiepata dietro le transenne predisposte dagli organizzatori lungo il percorso della sfilata, la gente aspetta il profilarsi del primo carro, in genere preceduto da un coloratissimo e rumorosissimo, gruppo in maschera, che fa da apripista, ballando un allegro ritmo sambero.
Poi, su un carrello trainato da un trattore, anch’essi “vestiti” a festa, fa la sua rumorosa comparsa il primo dei carri allegorici che compongono la “Sfilata”.
Man mano, tra gli applausi partecipati del pubblico, si susseguono gli altri carri, fino a quello che chiude la sfilata, generalmente il più bello e maestoso.
Sui carri, decine di animatori, acconciati secondo il tema, sempre di carattere satirico, della rappresentazione: costumi particolari, spesso arricchiti da splendide maschere, che sfoggiano adorni multicolori.
Ogni gruppo, su ogni carro, balla seguendo i ritmi diffusi da amplificatori appositamente predisposti ai quattro angoli del carro stesso: attimi di gioia che regalano sorrisi e che, a loro volta, sono sottolineati dagli entusiastici applausi degli astanti. Signori, eccoci nel bel mezzo di una “Sfilata”: il Carnevale è servito!

Ma cosa c’è dietro una simile iniziativa? Come si arriva alla realizzazione dei carri, alla preparazio­ne dei costumi, all’organizzazione dei gruppi, alla diffusione delle musiche, alla predisposizione dei mezzi per la mobilità dei carri stessi? Quali i materiali comunemente usati, quante persone e quanto tempo occorrono per predisporre tutto questo?
Lo abbiamo chiesto ad Arturo Barbante, vittoriese, docente, oggi in pensione, di Disegno e Storia dell’Arte in vari istituti medi superiori, apprezzato pittore e ideatore del “Corteo di Re Cucco”, che da anni, il 18 agosto, anima, con il suo Carnevale estivo, Scoglitti, frazione marittima di Vittoria. Barbante ha al suo attivo, inoltre, varie sfilate realizzate in occasione del Carnevale.

«Si parte – spiega Arturo Barbante – dal progetto generale, che si articolerà nei progetti dei singoli carri e gruppi che comporranno la sfilata. Primo passo, i disegni delle allegorie che si vuole rappresentare, sempre su temi di carattere locale o nazionale. Definito il progetto nella sua interezza, si procede alla ricerca dei materiali: un momento di vero e proprio riciclo di cartoni, giornali e riviste. Successivamente, occorre modellare le varie figure in argilla, per ricavarne un calco in gesso al cui interno la carta viene lavorata con la colla. Le figure così plasmate vengono dipinte di bianco, un colore unico e unificante; poi si sovrappongono i vari colori che li caratterizzeranno. Altri elementi del carro sono realizzati con polistirolo espanso e schiuma espansa modellata. Per sostenere i vari personaggi, spesso di notevoli dimensioni, si utilizzano supporti in ferro, reti metalliche e strutture in legno. Un impegno particolare richiede la scelta dei materiali per i costumi; stoffe di vario genere, dalle glitterate alle metallizzate, dalle laminate a quelle più comuni. Moltissima la gommapiuma utilizzata, sempre dipinta a spruzzo. Costumi e gommapiuma che richiedono ore e ore di lavoro minuzioso, sia per la loro realizzazione, che per le prove su ogni singolo figurante. Riguardo a questi ultimi, va evidenziata l’importanza della loro presenza: sono loro, infatti, che valorizzano il tema di ogni singolo carro, per cui è necessario prepararli adeguatamente. A tal fine, vengono chiamati animatori e maestri di ballo, che predispongono le coreografie. La scelta delle musiche richiede un accurato lavoro di regia e l’utilizzo di apparati tecnici alimentati da potenti gruppi elettrogeni, indispensabili anche per il funzionamento dei compressori e dei vari meccanismi interni che consentono i movimenti e l’animazione delle figure allegoriche».

Come è facile capire, il lavoro per la realizzazione dei carri è notevole; a volte dura anche dei mesi, per poi “bruciarsi” in poche ore in una o più sfilate.
Non importa: è il trionfo dell’effimero e della carnalità prima del lungo periodo quaresimale.