Articoli

Maria Torrente «La bellezza di Marettimo va condivisa e fatta conoscere»

di Omar Gelsomino   Foto di Pietro Lazzari   Foto Marettimo di Samuel Tasca

«Cerco di trasmettere a chi ha il piacere di visitare la nostra isola tutto l’amore che provo per la mia terra attraverso i racconti, splendide foto che condivido sui social, un piatto da far degustare. Quando parlo della mia terra ci metto amore, passione ed energia». Esordisce così Maria Torrente, giovane imprenditrice turistica e organizzatrice di eventi, quando parla di Marettimo, una delle isole che compongono l’arcipelago delle Egadi insieme a Favignana, Levanzo, l’isolotto di Formica e lo scoglio di Maraone.

«Quando studiavo a Trapani tutte le estati venivo a lavorare a Marettimo perché la mia famiglia è marettimana, all’età di 16 anni ho lavorato a Marettimo per il Consorzio delle Egadi, per cui sono nata e cresciuta qui. Qualche anno dopo insieme a due amici isolani abbiamo adottato la formula dell’albergo diffuso ed è iniziata così la mia storia imprenditoriale, sino a quando gli altri due ragazzi hanno scelto strade diverse ed io ho aperto una struttura tutta mia. Dopo il diploma ho frequentato Scienze del Turismo all’Università di Milano, ma una volta concluso il mio percorso di studi dovevo scegliere se rimanere o andare via: così sono tornata a Marettimo e oggi mi reputo una persona fortunata perché ho la possibilità di fare ciò che mi piace a casa mia e per cui ho studiato. Lavorare in ciabatte e costume credo sia un privilegio di poche persone».

Con la sua tenacia e determinazione, in controtendenza rispetto ai trend migratori cui siamo abituati, Maria Torrente ha deciso di ritornare nella sua terra e a mettersi in gioco.
«Mi piacerebbe che tutti facessero un’esperienza fuori, proprio come l’ho fatta io, per poi tornare e metterla sul campo. Capisco tutte le difficoltà che si possono incontrare, ma se non siamo noi stessi a dare un segnale forte la situazione peggiorerà. Dobbiamo essere gli artefici di un cambiamento, a volte ci sono momenti di scoramento, ma se ci si pone un obiettivo da raggiungere tutto diventa più facile. Bisogna crederci, nella nostra terra c’è spazio per tantissime cose e dobbiamo essere noi i primi a cambiarla. Il turismo a Marettimo c’è sempre stato, da prima che io nascessi, quando arrivava qualche turista i pescatori affittavano le stanze delle loro case. Dopo aver avviato l’albergo diffuso con case di un certo standard da offrire ai turisti automaticamente si è innescato un meccanismo per cui molti pescatori si sono adeguati, anche perché la pesca che era la principale attività dell’isola subiva una battuta d’arresto, e hanno compreso la necessità di apportare delle migliorie alle loro case e a ristrutturarle secondo gli standard di qualità richiesti dal turismo, convertendo così le loro attività. Da anni si organizzano gite in barca, trekking e tante altre attività che coinvolgono i turisti e a farlo sono proprio i residenti. Continuo a pensare che solo facendo rete si possono raggiungere grandi risultati. Il mio obiettivo è di far conoscere Marettimo ai turisti e portarli nella mia isola».

Prima di tornare ai suoi impegni Maria Torrente si congeda invitandoci a visitare la sua isola.
«Qui a Marettimo il turista può staccare dalla sua routine e perdere la cognizione del tempo, se vuole può isolarsi oppure farsi travolgere piacevolmente da un turbinio di emozioni. L’isola offre il turismo balneare, archeologico e subacqueo, si presta a qualsiasi attività e si trova tutto ciò che la natura incontaminata offre: la più grande riserva marina d’Europa, le grotte marine, fondali trasparenti e ricchi di specie animali e vegetali, si può fare lo snorkeling oppure esplorare la montagna. La gente ti travolge con i suoi racconti, le sue attività, momenti di convivialità, passi da una strada e ricevi un invito perché un posto a tavola c’è sempre. Marettimo è un’isola selvaggia che cercheremo di salvaguardare in ogni modo, ecco perché la sua bellezza va condivisa e fatta conoscere, questo è il mio obiettivo».

Il mare tra Trapani e Favignana restituisce reperti di anfore puniche e greco-italiche del III secolo a.C.

Comunicato stampa

Un’anfora punica del tipo Maña D del III sec. a.C., numerosi altri frammenti di anfore greco-italiche databili al III sec. a.C. e frammenti ceramici sono stati recuperati nel tratto di mare tra la costa trapanese e l’isola di Favignana.


Il ritrovamento da parte della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana è avvenuto a seguito di una segnalazione da parte di Giuseppe Curatolo, della Soc. Coop. Atlantis, che individuava i reperti sul fondale durante il monitoraggio della condotta idrica.

Il recupero è stato effettuato dal nucleo subacqueo della Soprintendenza del Mare che ha operato unitamente al Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e al Nucleo Subacqueo dei Carabinieri.

“Il mare di Trapani – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – continua a rivelarsi ricco di testimonianze che, di volta in volta, ci restituiscono la mappatura di quelli che dovevano essere i traffici commerciali nel Mediterraneo e accrescono la misura delle relazioni esistenti tra la Sicilia e le altre civiltà, sottolineandone indirettamente la centralità. Un patrimonio di conoscenze che diventa prezioso tesoro per rendere sempre più vivida e piena di dettagli un’immagine della nostra Terra come luogo di scambi”.


L’area è risultata ricca di emergenze archeologiche – dice la direttrice della Soprintendenza del Mare, Valeria Li Vigni – e apre a nuove possibili indagini da effettuare in modo estensivo e sistematico. A seguito di questo ritrovamento, infatti, stiamo già predisponendo una campagna di ricerca estensiva dell’area con la collaborazione del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e del Nucleo Subacqueo dei Carabinieri”.


L’attività ha visto la collaborazione dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi che ha messo a disposizione la vasca di desalinizzazione per i reperti recuperati.

La Sicilia dei Florio

Articolo di Alessia Giaquinta

Quella dei Florio è la storia di una delle famiglie “più ricche d’Italia” che, in maniera unica ed eccezionale, ha contribuito a rendere grande il nome della Sicilia, diventando protagonista indiscussa del panorama economico e culturale siciliano tra il XIX e XX secolo.

Tutto ebbe inizio nel 1783 col terribile terremoto che scosse la Calabria meridionale. La famiglia Florio, che viveva a Bagnara Calabra, come tanti altri conterranei, decise di approdare in Sicilia, a Palermo, per mettere al sicuro le proprie attività. Paolo qui aprì, in via dei Materassai, la stessa attività che gestiva a Bagnara: un negozio di spezie e prodotti coloniali e, in special modo, di chinino (rimedio usato per combattere la malaria). Fu così che, in poco tempo, l’attività divenne tra le più floride di Palermo, ponendosi alla base di un impero commerciale ed economico che la generazione dei Florio avrebbe realizzato pienamente negli anni a venire.
Nel 1820 nacque il marchio distintivo: la vecchia insegna della drogheria fu sostituita da un bassorilievo di legno ad opera dello scultore Quattrocchi. L’immagine scolpita è un leone che, d’allora innanzi, sarà il simbolo identificativo dei Florio.

Paolo morì nel 1807 lasciando al figlio Vincenzo, di appena 7 anni, un’affermata attività da gestire e un patrimonio economico di spicco. In soccorso di Vincenzo (vista la tenera età), lo zio Ignazio condusse gli affari e puntò sul giovane perché fosse istruito e crescesse nel migliore dei modi.
Quando lo zio Ignazio morì, nel 1827, Vincenzo non ebbe alcuna difficoltà a prendere le redini dell’attività commerciale avviata dal padre, anzi, s’impegnò ad accrescerne la fama oltre che investire su numerosi altri settori quel capitale familiare frutto di sacrifici e sagacia.
Fu così che Vincenzo s’interessò alla produzione e lavorazione del tabacco, alla coltivazione del cotone (realizzò la prima filanda a Palermo), alla produzione e commercializzazione del cognac e del vino Marsala (fino ad allora erano stati gli inglesi, ed in particolare i Woodhouse e gli Ingham ad occuparsi di questo), allo zolfo grazie allo sfruttamento delle miniere e alla fabbricazione di acido solforico, ottenendo il monopolio dal governo borbonico.

Ma è con il mare che Vincenzo stringe un’importante alleanza. Egli, infatti, comprese quanto vantaggio si potesse trarre sfruttando quello che è un collegamento naturale tra le terre e, allo stesso tempo, fonte di sostentamento attraverso la pesca.
Vincenzo allora prese in affitto le tonnare delle Isole Egadi (già lo zio Ignazio aveva avuto in affitto quella di Vergine Maria e di San Nicola, nei pressi di Palermo) dove diede impulso all’industria conserviera della pesca e al commercio del tonno. A lui si attribuisce il sistema di conservazione del tonno sott’olio e l’introduzione della pesca a reti fisse.

Famosa è la tonnara dell’Arenella, acquistata nel 1830, e conosciuta come “I Quattro Pizzi” in riferimento alle guglie neogotiche che la sovrastano. Qui i Florio erano soliti trascorrere i fine settimana e accogliere personaggi illustri provenienti da tutto il mondo. Tra questi, la zarina di Russia che rimase talmente colpita dalla bellezza del posto da farne riprodurre fedelmente uno uguale nella sua residenza estiva vicino San Pietroburgo. In memoria di Palermo, lo chiamò: “La Renella”.

Non è allora difficile capire in che modo, i Florio – da Paolo alle generazioni successive – portarono alto il nome dell’isola. Ebbene sì, perché è grazie a loro che la Sicilia vanta la prima compagnia di navi a vapore del mondo, la “Società dei battelli a vapore siciliani” che garantiva i collegamenti tra Palermo, Napoli e Marsiglia.
E non solo: la nascita della prima industria metallurgica in Italia “Orotea”; l’esposizione nazionale a Palermo nel 1891 con lo scopo di invogliare l’imprenditoria estera ad investire nel capoluogo; la costruzione del Teatro Massimo, uno dei più grandi teatri lirici del mondo; la “Targa Florio”, la corsa d’auto più antica…

Erano altri tempi, quelli dei Leoni di Sicilia, i Florio!

 

Tour delle Tonnare di Sicilia: la rotta dell’amore

Articolo di Giulia Monaco

Le tonnare sono l’emblema della pesca sostenibile di una delle specie più preziose del Mediterraneo: il tonno rosso. Introdotte durante la dominazione islamica, nel Medioevo le tonnare siciliane dominavano l’intera area mediterranea. Oggi vecchi stabilimenti costellano i litorali dell’isola e, come vecchie fotografie virate seppia, evocano un’atmosfera antica: un’atmosfera madida della fatica dei pescatori, di vite divise tra terra e mare, di gesti antichi e canti corali.

Immaginiamo di partire per un tour alla scoperta delle tonnare più belle, seguendo idealmente i tonni nella loro “rotta dell’amore”: dalle tonnare di “andata” del versante occidentale, che intercettavano i tonni prima della riproduzione, fino a quelle “di ritorno” del versante ionico, che li catturavano mentre tornavano in mare aperto dopo la stagione degli amori.

Tonnara di Bonagia di Antonio Palumbo

Tonnara di Avola di Silvia Ferrara

Tonnara di Favignana

Nella seconda metà dell’Ottocento la famiglia Florio costruì a Favignana la “regina delle tonnare”, una delle più grandi del Mediterraneo, decretando così la fortuna dell’isola, che ne guadagnò un forte stimolo economico e culturale. L’ ex Stabilimento Florio, che nel 2007 fu teatro dell’ultima mattanza, oggi punta ad affermarsi come la tonnara più sostenibile d’Italia, ambendo a riqualificare la pesca tradizionale grazie al sostegno delle associazioni ambientaliste.

Tonnara di Favignana di Francesco Cancelli

Tonnara di Scopello

In una cala ai piedi del borgo di Scopello si staglia una tonnara di rara bellezza. Costruita intorno al XIII secolo, è considerata la più antica della Sicilia. Pare che proprio qui sorgesse la mitologica città di Cetaria, così chiamata per l’abbondante presenza di tonni. La tonnara venne modificata più volte nel corso dei secoli, ma è con la famiglia Florio che conobbe il suo massimo splendore.
Collocata in un paesaggio unico, a un passo dalla Riserva dello Zingaro, oggi è un’incantevole testimonianza della storia e dell’economia del territorio.

Tonnara dell’Orsa

La Tonnara dell’Orsa è una torre di difesa risalente al Trecento che si erge in una piccola baia sulla costa di Cinisi. Il toponimo deriverebbe dal termine arabo ìrsa, cioè ancoraggio, attracco. Nel Quattrocento entrò far parte del patrimonio dei padri benedettini all’Abbazia di San Martino delle Scale. Da tempo dismessa, oggi è un gioiello tornato a splendere che ospita eventi, rassegne e attività di promozione ambientale.

Tonnara Arenella

Il complesso dell’Arenella, situato nell’omonimo quartiere di Palermo, ha origini molto antiche, risalenti al Trecento. Nell’Ottocento, grazie all’iniziativa di Vincenzo Florio e alla maestria dell’architetto Carlo Giachery, nacque la palazzina dei “Quattro Pizzi”, un piccolo gioiello in stile neogotico inglese. Dismessa nei primi del Novecento, la tonnara rimase la residenza della famiglia Florio. Ospitò anche personalità illustri come la zarina di Russia, che se ne innamorò al punto dal far riprodurre i Quattro Pizzi nella sua residenza estiva, nei pressi di San Pietroburgo.

Tonnara di Vendicari

La tonnara di Vendicari, detta anche Bafutu (da Capo Bojutu) venne costruita attorno al 1700, e rimase in funzione fino alla Seconda Guerra Mondiale. Oggi è un eccellente esempio di archeologia industriale che domina l’intero litorale, attorniato da antiche case di pescatori. Poco lontano dalla tonnara si erge la Torre Sveva, un’imponente struttura di difesa costruita nel Quattrocento. Tutto intorno si dispiega la riserva protetta, una mirabile oasi di natura incontaminata.

Tonnara di Vendicari di Maria Cristina Litrico

Tonnara di Marzamemi

La Tonnara di Marzamemi è tra le più importanti della Sicilia orientale. Risalente al periodo arabo, nel Seicento fu acquisita dal Principe di Villadorata, che la riqualificò costruendovi attorno un borgo di pescatori. Il centro della tonnara è il Palazzo Villadorata, un elegante edificio barocco che si affaccia su Piazza Regina Margherita. Marzamemi, dall’arabo marsa al hamem, “rada delle tortore”, oggi è un borgo marinaro caratterizzato da scorci suggestivi e pittoreschi.

Tonnara di Marzamemi

Tonnara di Santa Panagia di Dario Bottaro

Tonnara di Avola di Gabriele Campisi

Favignana, la regina delle Egadi

Articolo e foto di Samuel Tasca

 

Può sembrare ironico per chi, come noi, vive già su un’isola, scegliere di andare in vacanza su un’altra isola. Eppure la Sicilia offre anche questo: una variegata proposta di isolette che rappresentano dei veri e propri paradisi naturali dove perdersi nella bellezza di un tempo che sembra essersi fermato.
Arrivati a Trapani ci lasciamo subito catturare dalla squisitezza di un buon piatto di busiate alla trapanese e così rischiamo già di perdere il traghetto. Anche se un po’ appesantiti, ma pienamente soddisfatti, riusciamo comunque a imbarcarci: la splendida Favignana ci aspetta. La traversata dura circa quaranta minuti; è un giovedì pomeriggio, ma nonostante sia già passato il Ferragosto, il traghetto è pieno di turisti che, come noi, sono pronti a godersi lo splendore delle Isole Egadi come ultimo ricordo prima della fine dell’estate.
Il traghetto rallenta. Dai finestrini si intravedono delle casette bianche che si affacciano sul porto, un piccolo centro abitato e una struttura che domina sullo sfondo: si tratta dell’ex Stabilimento Florio, l’antica Tonnara, dove alla fine del 1800 veniva prodotto e commercializzato uno dei primi tonni in scatola del panorama economico finanziario europeo di quell’epoca.
Non appena scesi dal traghetto, la prima cosa da fare è affittare uno scooter. Sì, perché a Favignana ci si muove così, in sella al motorino o, per i più volenterosi (non noi), pedalando in bicicletta. Contrattato il prezzo e studiata un momento la cartina dell’isola, si parte!

Scegliamo la costa più a sud dell’isola. Ci godiamo il percorso: la macchia mediterranea cresce in maniera incontaminata convivendo armoniosamente con le poche strutture costruite dall’uomo. Avanzando verso l’entroterra, le strade asfaltate del centro cedono a mano a mano il posto ai vicoli sterrati che conducono i turisti verso le mete più ambite. Superiamo Lido Punta Burrone e giungiamo a Cala Trono, ma restiamo un po’ perplessi: un attimo prima ammiravamo una spiaggia paradisiaca dalla sabbia bianca e adesso ci troviamo su una scogliera che si staglia sulla vista di un tramonto mozzafiato. Proprio così, perché Favignana è unica nelle sue molteplici forme, offrendo ai suoi visitatori ogni tipo di ambiente naturale tra cui scegliere. Il sole tocca già l’orizzonte, ma non possiamo non fare un primo bagno. Ed è così che viviamo uno dei primi magici momenti sull’isola: l’acqua trasparente si tinge delle calde tinte del sole che sta per scomparire in uno spettacolo naturale che ci lascia senza fiato.

Durante la sera, il centro storico di Favignana ci accoglie con un vivace alternarsi di ristoranti, pub, negozietti di souvenir e prodotti tipici. È tutto concentrato in poche strade, affinché i visitatori di ritrovarsi spesso dopo essersi incontrati in spiaggia o su una delle tante imbarcazioni che portano i turisti alla scoperta dell’isola. La serata trascorre tranquilla, ma prima di ritirarci, scegliamo di andare in avanscoperta sull’altro versante dell’isola per un ultimo giro in scooter prima di tornare all’hotel. È proprio qui che la regina delle Egadi decide di offrirci un altro dei suoi spettacoli più suggestivi: al riparo dai lampioni del centro abitato scopriamo un cielo trapuntato da migliaia di stelle che si staglia sopra le nostre teste.
Così, tra un incanto e l’altro, i giorni a Favignana sembrano volare: dall’escursione nella bellissima Marettimo, al bagno nelle acque cristalline di Cala Rossa. E ancora le bruschette con i capperi e i peperoni offerte dal capitano, il bagno a Cala Azzurra e il faro di Punta Sottile; i pescatori con le loro storie dei tempi che furono, la gita al castello col suo panorama che domina l’isola e l’irrinunciabile caffè al pistacchio del porto.
La nostra vacanza giunge al termine e un po’ a malincuore salutiamo quel luogo meraviglioso che già si allontana dalla nostra vista, mentre il traghetto ci riaccompagna a casa arricchiti dall’esperienza di quel tesoro di indescrivibile bellezza!